Non è che ai Triestini non gliene freghi un Carso

Mi sono ritagliato 6 giorni – è stato molto difficile, ci vogliono forbici grandi – zaino in spalla itinerando tra Friuli e Veneto. Non è stato molto difficile, visto che sono in vacanza fino al 1° settembre quando poi inizierò a fare altro, ma non è di questo che voglio parlare. E non voglio parlare neanche delle mie vacanze, ma di quella volta che a Trieste ho intervistato una galleria perché non avevo altro da fare.

Trieste, Galleria di Montuzza o della Fornace o Sandrinelli, olio su smartphone.

Gintoki: Buonasera.
Galleria: Buonasera a lei.
Gi: Come va?
Ga: Eh, ho un po’ di acciacchi…sa, l’età…ho la sindrome del tunnel carpale!
Gi: Come va il lavoro?
Ga: Sempre uguale…il solito tram tram. Un va’ e vieni continuo e gente che passa e non saluta neanche.
Gi: E i rapporti sociali?
Ga: Così così. Dicono che qualsiasi cosa mi riferiscano da una parte mi entri e dall’altra mi esca.
Gi: Posso chiederle come mai ha scelto questa professione?
Ga: Questioni di famiglia. Sa, mio padre e mio nonno erano del mestiere. Io invece volevo lavorare all’acquedotto, ma si sa come vanno le cose in Italia, se non conosci qualcuno nel settore non puoi far niente. Mio padre conosceva invece l’ingegnere a capo dei lavori sotto questo colle e quindi…
Gi: Scusi mi sta dicendo quindi che lei è raccomandata?
Ga: Macché raccomandazione, è stata una onesta transazione amichevole. L’ingegnere mi ha dato il lavoro e a lui io ho dato…il mio buco.
Gi: Ah. Preferisco non approfondire. Com’è la vita di voi gallerie? Vi sentite apprezzate per la vostra attività?
Ga: Insomma. A noi, scusi il termine, non ci incula nessuno. L’unico momento di notorietà l’abbiamo avuto quando Caparezza cantava Fuori dal tunnel. All’epoca stormi di imbecilli fuori le gallerie cantavano Siamo fuori dal tunnel-l-l-l-l. A quel tempo li odiavo – e non c’erano neanche i selfie e i social sennò sai che casino – ma oggi li rimpiango.
Gi: Cosa si potrebbe fare per rivalutare la vostra immagine?
Ga: Si potrebbe cominciare a non utilizzare espressioni discriminatorie. Per esempio, perché quando una persona è in un brutto periodo dice di trovarsi “in un tunnel senza via di uscita”? Non ha senso, se non c’è uscita non è un tunnel! È scorretto, qualcuno dovrebbe far qualcosa e lanciare questo messaggio!
Gi: A proposito di messaggi, ha lei qualcosa da dire ai giovani?
Ga: Sì: smettete di lanciar salami nelle gallerie per far battute sulle donne!
Gi: Lo trova sessista, non è vero?
Ga: Macché! È che sono vegana! Lanciate dei panetti di tofu, piuttosto!
Gi: Arrivederci.

L’apostata del cuore – 17/08/2017 (+ Consulti medici!)

Dopo alcune noie (si veda qui e poi qui la mia risposta), torna la rubrica più amata dagli italiani! O quella era la cucina? E chi ama una cucina? Un cuoco?

Amenità a parte, vi lascio con un aforisma estivo: 

«Il saggio è conscio che l’estate è nemica della preghiera e della meditazione, perché sa che poi gli puzza l’asceta» (proverbio buddhista)


Caro Gintoki,
Penso che si possano amare più persone contemporaneamente. Perché non siamo socialmente liberi di sostenerlo?
Ho trent’anni e sto [ufficialmente] insieme da una vita ad un uomo che mi dà delle cose e sto [segretamente] insieme ad un altro che me ne dà delle altre (quelle che il primo non mi dà e viceversa). Una cosa è certa: è sempre amore, sotto forme diverse. Se qualcuno mi ponesse davanti ad una scelta sarei in crisi. Eppure questa vita è fatta, per entrambe le parti, da pienezze e da vuoti. E i vuoti, le mancanze… sono forti. E le pienezze di uno non compensano i vuoti dell’altro.
Sento che è un’inevitabile condanna. Secondo te posso riuscire a sopravvivere così?
Labia Minora, Bocca Secca (FR)

Cara Labia,
la soluzione è semplice. Trova un terzo uomo col quale stare non ufficialmente ma non segretamente che riempia i vuoti del secondo e faccia il pieno col primo. E se poi non dovesse bastare, trovane un quarto che colmi i vuoti del terzo e sia compensato dal secondo o forse era il contrario. Insomma, vedi tu. Suggerisco un foglio Excel per registrare in partita doppia tutti i movimenti.

Caro Dottor Gintoki, vorrei un parere circa la mia esperienza. Ho sempre ottenuto che lui tornasse da me lasciando che mi lasciasse senza cercarlo, lasciandolo libero di andare. Fin’ora ha funzionato (dieci mesi di frequentazione con interruzioni di durata max 1/3 giorni) ed è tornato puntualmente da me. Ma l’ultima volta dopo 5 giorni non ho resistito e l’ho chiamato.
Risultato: dopo soli 3 giorni di riavvicinamento mi ha di nuovo mollato. Ora non so cosa aspettarmi. So che non andrò da nessuna parte con questa persona perché è totalmente instabile ma non sono pronta a rinunciare definitivamente a lui. Secondo lei che dovrei fare?
Segale Cornuta, Inciviltà Castellana (VT)

Cara, innanzitutto non mi chiami Dottore che poi qualcuno mi accusa di fregiarmi di titoli che non ho. Quindi da oggi preferisco farmi definire Esperto di relazioni umane o semplicemente Esperto.
Venendo al suo caso, consiglio l’acquisto di un collare gps. E già che c’è, anche un microchip all’orecchio in caso di smarrimento.

Gin, sono disperata. Ho conosciuto un ragazzo fantastico, per me è il compagno perfetto, stiamo bene insieme, ma…lui non piace alla mia famiglia perché porta i risvoltini. Non l’avevo detto ai miei genitori e quando l’ho portato a casa la prima volta mia madre a momenti sveniva. Mio padre ci è mancato poco che prendesse il fucile. Hanno detto che non lo rivogliono in casa e che devo smetterle di frequentarlo. Io li ho accusati di essere dei razzisti, loro si difendono dicendo che in casa loro hanno libertà di decidere chi far entrare e chi no. Per giunta ho anche perso il mio lavoro come leccatrice junior a progetto di francobolli per una posta privata perché hanno visto su facebook le mie foto con il ragazzo dove si vedevano chiaramente i risvoltini di lui. Hanno detto non possono tenere a lavorare una che sta con uno così, ne va dell’immagine aziendale.
Cosa devo fare? Possibile che le persone siano così ottuse da non andare oltre il risvolto dei pantaloni?
Pedissequa Mente, Buttapietra Nascondilamano (VR)

Cara Pedissequa, premetto che non ho nulla contro i risvoltini, anzi, ho degli amici coi risvoltini e sono persone proprio come noi. Basta che poi non diano fastidio o non ascoltino in pubblico i Thegiornalisti che poi chi lo spiega ai bambini?
Comunque, è vero che gli altri hanno libertà di decidere. Così come tu hai libertà di mandarli a fare in culo.

Buonasera Gintoki, recentemente mi sono imbattuto nel mito dell’androgino di cui Platone parla nel Simposio, in cui egli afferma che ciascuno di noi è una mezza mela alla ricerca ardua e difficile dell’altra metà che possa creare la mela perfetta. Secondo lei, una cosa del genere esiste?
Palissandro Bianco, Camerino Occupato (MC)

Non lo so, non faccio il fruttivendolo.

Salve scrivo perchè in questo ultimo periodo sn confusa ora vi spiego meglio sn una ragazza di 23anni sto insieme ad un ragazzo da 7anni in questo ultimo periodo sento molto il bisogno di avere un bambino mentre il mio ragazzo dice che è presto lui ha altri progetti nn pensa ancora ad un matrimonio o ad un figlio o forse e la paura di affrontare la cosa le premetto che lui ha 30anni e questo un pò mi preoccupa vorrei tanto sapere perche nn vuole un figlio forse perche nn mi ama abbastanza ma su questo potrei dire di no perchè io so di essere la sua vita io nn voglio un figlio perche ho paura di perderlo ma perchè voglio stare con lui sempre nn sa come ci rimango male quando mi dice che nn vuole figli per il momento ora sl lei mi puo aiutare dandomi una risposta al piu presto le premetto che anche lui vorrebbe stare con me al più presto anche per lui e un pensiero fisso che vorrebbe realizzare al più presto ma forse perche nn ci sono soldi a disposizione in questo periodo aspetto una risposta mille grazie
Asina Ragliante, Metallica in Concerto (RC)

Suggerisco di procedere per gradi. Prima di pensare a un figlio avete provato ad avere della punteggiatura?

Da 2 anni sto con un ragazzo. Ho notato, che quando dormo lui “si diverte” con me, senza il mio eventuale consenso. Ne abbiamo parlato e secondo lui, non c’è niente di grave, perché io sono la sua ragazza. Lavoro su turni vari, e spesso prendo sonniferi per dormire. Ma i sonniferi giustificano far sesso con me mentre dormo? Aiuto!
Bella Addormentata, Cippa di Stocazzo (AQ)

Cara Bella, prova a fargli l’amore nel sedere con una melanzana mentre dorme e poi chiedigli cosa ne pensa.


La prostata del cuore – La rubrica che BigPharma non vuole farti leggere!

Da quando sono bambino mi scrocchia la mandibola. Non lo so spiegare molto bene come rumore, so solo che è fastidiosissimo, diciamo tanti click piccoli! Mi sento spesso a disagio molto quando mangio e parlo. Tutti i medici che mi hanno visto dicono non ci si può far nulla. Cosa posso fare? Ho un suono continuo nella bocca e nella testa!
Delfino Curioso, Santa Maria al Bagno con Stipsi (LE)

Fallo campionare da Skrillex e magari diventi milionario.

Buongiorno, sono mamma di un bimbo di 18 mesi e scrivo perché mi preoccupano alcune cose. Vorrei solo un consiglio: se i miei timori hanno un fondamento e se sia quindi il caso di rivolgermi ad un buon neuropsichiatra. Ha camminato a 13 mesi e da un punto di vista motorio mi sembra tutto ok. Non fa ciao con la manina se qualcuno lo saluta e se poi questo insiste lo ignora. Batte le manine se qualcuno dice ” bravo!” o ” batti le manine”. Gli piace il gioco del bubu settete e ride ma dopo un quarto d’ora di gioco poi smette di ridere e si volta di lato.  I giochi però li usa correttamente. Sa esattamente cosa deve pigiare per sentire una determinata filastrocca o canzoncina. Se però interveniamo io o il padre per pigiare con lui, incrocia le braccine e non fa niente.  Se lo chiamo si gira ma non sempre. Provo a chiamarlo tante volte al giorno fin dal mattino e noto che nel primo pomeriggio già comincia a non darmi più segnali di avermi sentita. Sono sicura che senta benissimo perché se sente anche da lontano la musichina di un gioco corre a prenderlo. Non mangia ancora da solo ma a volte se gli porgo un biscotto lo rifiuta e se insisto lo prende e lo butta via. Quindi ci sono degli atteggiamenti un po’ contrastanti che non mi fanno avere ben chiara la situazione.
Vacca Boia, Apericena (FG)

Cara Vacca, il bambino mi sembra sano e sveglio. Prova è il fatto che ha già sviluppato la capacità di comprendere le rotture di cazzo e come comportarsi di conseguenza.

Salve sono un uomo di 43 anni e dopo 2 minuti di penetrazione ho già voglia di eiaculare vorrei sapere se ho bisogno di fare degli esami. Grazie Mille.
Corto Frenulo, Pioggia nel Pineto (LU)

Ben 2 minuti? A quanto ancora vuol arrivare? Comunque, la soluzione è semplice: faccia fare il grosso del lavoro a un altro e poi intervenga lei per concludere.

Il Vocaboletano – #30 – Fittiare

Test clinici dimostrano che d’estate è cosa comune far nuove conoscenze sentimentali e dedicarsi ad approcci anche invadenti quando le altre persone magari vorrebbero soltanto rilassarsi in pace.

In termini di invadenza, il napoletano, in tempi passati quando il corteggiamento si svolgeva soprattutto (o soltanto) a distanza come in un romanzo di Jane Austen, ha sviluppato una forma di approccio interessato molto particolare: il fittiare.

Fittiare vuol dire guardar da lontano, in modo continuato e con intenso desiderio. Lo scopo è quello di rendere palese il proprio interesse all’altra persona e attendere che, una volta inviato il messaggio telepatico, si riesca a combinare qualcosa (magari finire con l’ammoccarsi ->vedasi).

La fittiata in genere andava avanti finché la donna, infastidita, si alzava e se ne andava oppure quando accorreva qualche giovane a lei legato da parentela o relazione per far capire, senza tanti giri di parole (->paliatone), che si stava fitteando la donna sbagliata .


Un tipico sguardo intenso e conturbante proprio di chi sta fitteando.


In quei rari casi in cui la persona fittiata ricambia gli sguardi di chi fittea, si può dire che quelle due persone si fitteano/si stanno fitteando.

L’espressione può anche riferirsi a un oggetto inteso come obiettivo da raggiungere: si può fittiare ad esempio un telefono visto in un negozio. Vuol dire che lo si è puntato e si aspetta di poterlo prendere alla prima occasione (quando si avrà disponibilità o quando scenderanno i prezzi).

Etimologia – È opinione comune che sia ricollegabile al latino figere, “colpire da lontano”. Proprio come chi sta fitteando, che spera di far colpo a distanza.

O, al contrario, potrebbe riceverlo lui un colpo (in fronte) dalla distanza per l’attenzione troppo molesta.

Vocaboletano #29 a’ Pipita

Una nuova puntata del Vocaboletano e appuntamento al prossimo mercoledì: io vado in vacanza ma il dizionario di napoletano pratico non lo farà!

Viaggio al termine della notte

Buonasera a tutti! Mentre la maggior parte di voi in questo momento è in vacanza, io e Gintoki abbiamo deciso di non abbandonarvi, ma di continuare con il Vocaboletano e di non farlo andare in vacanza, anche perchè è proprio  durante un viaggio o mentre siete rilassati in qualche località esotica che potrete sfoggiare la vostra conoscenza del nuovo idioma. La parola di stasera è come avete letto dal titolo: a’ pipita. La pronuncia è esattamente identica a come si scrive. E cosa vuol dire? Innanzitutto toglietevi dalla testa che abbia a che fare col nomignolo dato ad Higuaìn. Questa è tutta un’altra storia.

pipita s. f. [lat. *pipīta, alteraz. pop. di pituīta «muco, catarro; ascesso» (v. pituita)]. – Malattia degli uccelli (nota spec. nei polli): consiste in una formazione abnorme, simile a una pseudomembrana, costituita da un ispessimento dell’epitelio corneo che riveste il dorso…

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Non è che il naturopata soffra di attacchi di pranico

Conoscevo questa donna che, in situazioni di reciproche nudità orizzontali, le mutande dopo essersele sfilate le teneva strette nella mano. A volte le avvicinava al petto e le teneva lì.

Io pensavo fosse una qualche forma di feticismo. Non dicevo niente: in fondo ognuno ha le proprie piccole preferenze. Ad esempio a me piacciono tutte le luci accese come se fosse un set cinematografico.

Altre volte pensavo che il suo fosse invece un qualche atto new age, una forma di recupero energetico attraverso il contatto con la soggettivizzazione del capo intimo…insomma, un giorno ero curioso e glielo chiesi:

– Ma scusa, perché tieni le mutande in mano?
– E dove devo metterle? Non c’è spazio sul divano e non le butto mica per terra, che poi le devo rimettere e mi fa schifo.

Non c’è niente da fare: come dice il proverbio, la risposta più semplice è sempre quella più semplice.

Viviamo in una società che a mio modo di vedere sta perdendo di vista la semplicità.

Ricordo la mia ex coinquilina di Budapest, non la cinese ma la studentessa dell’Ecuador, che mi diede da riflettere su ciò.

Lei ha 10 anni meno di me ma ha già visto mezzo mondo, dato che la madre lavora all’ambasciata. Dopo aver tanto viaggiato – mi diceva – ancora si stupiva del modo di vivere occidentale.

Non capiva perché noi buttiamo via tutto. Facendoci caso, è vero: ormai non ripariamo più quasi nulla, quando qualcosa si rompe lo sostituiamo perché è più conveniente.


“Obsolescenza programmata” e si dice tutto.


L’altra cosa che secondo lei non aveva senso è che per acquistare 3 cose bisogna andare in 3 negozi diversi perché il commercio al dettaglio è iperspecializzato.

In Ecuador, mi diceva, in ogni via, isolato o quartiere c’è un negozio, chiamiamolo un emporio, che vende un po’ di tutto e ripara un po’ di tutto.


Volendo anche io conosco qui gente che con un cacciavite in mano fa miracoli.


Secondo lei così è molto più semplice.

Il mio primo pensiero – anche un po’ supponente devo ammettere – è stato che, in contesti di benessere economico poco diffuso, l’attività da lei descritta sia quella più immediata e congeniale per quel tipo di contesto. È difficile che un Apple Store apra nella periferia di Ibarra. È più facile che qualcuno lì per arrotondare si metta anche a riparar telefoni anche perché forse non possono permettersi di cambiarne uno a ogni minchiata idea di Tim Cook.

Ma io alla fine che diavolo ne so? Non ci sono stato lì e, in fondo, basta che funzioni come diceva il film.

Siamo sicuri che da noi il “sistema” funzioni sempre? Che renda davvero sempre e comunque le cose più semplici?

Se è così, perché allora non esiste un reggimutande da divano?

L’apostata del cuore – Comunicazioni di servizio 2

La settimana scorsa ho ricevuto una lettera di diffida per le mie attività in questa rubrica di consigli sentimentali, da parte di una sedicente e forse anche sedicenne dirigente di un portale glamour, tal Uterina Cervice.

Ho provato a chiamare il mio avvocato, ma lui ha accelerato il passo senza voltarsi.

Ho deciso quindi di far da me e scrivere la lettera di risposta che riporto qui sotto.


Gentile Direttrice,

ho accolto con piacere la sua email la settimana scorsa. Mi è stata utile per capire che il mio filtro di posta indesiderata necessita miglioramenti.

Leggendo la sua lettera ho avuto l’impressione che il nostro rapporto sia partito col piede sbagliato. Il piede giusto andrebbe collocato in direzione del suo fondoschiena, per calciarla il più lontano possibile da me.

Mi sono però reso conto che in questo modo la lascerei senza le necessarie delucidazioni che lei di sicuro abbisogna e attende con ansia. Anche se io credo lei abbisognerebbe con più urgenza dell’asportazione del naso per liberarsi del fastidioso olezzo sottostante che sembra percepire di continuo (sulla cui provenienza indagherei tra le sue ascelle ma è solo un suggerimento).

Venendo al dunque o anche prima (mi perdonerà ma l’ansia mi causa eiaculazione precoce), mi accingo a rispondere punto per punto alle sue osservazioni.

…trovo assolutamente inappropriato l’utilizzo che lei fa delle lettere che i nostri lettori e lettrici ci inviano per chiedere un aiuto in amore e/o sesso e che noi pubblichiamo. Lei, oltre a copiare e ripubblicare tali lettere senza autorizzazione, fornisce consulenza sentimentale privo di alcuna qualifica.

Riconosco di aver commesso l’ingenuità di non chiedere l’autorizzazione, ma respingo le sue accuse. Se sono intervenuto è perché non potevo fare altrimenti: non volevo essere tacciato di omissione di soccorso. Le persone che le scrivono hanno bisogno di aiuto, di spunti di riflessione, di una scossa nelle loro vite. Non servono tante chiacchiere sulle stelle e i pianeti e le citazioni prese a caso dai libri (a proposito, voi chiedete l’autorizzazione agli autori per citare le loro frasi in maniera così barbara?) come fate voi per dare un senso a ciò che dite: sa come diceva Joseph Roux? Una citazione è un diamante al dito di un saggio, un sasso nelle mani di un idiota.

Mi chiedo, lei, per caso, se in strada nota un incidente, tira dritto? Spero di no, perché è reato. Ecco, questo è ciò che faccio, prestare soccorso a chi è in difficoltà.

Sa se fosse un mio collaboratore per quanti anni dovrebbe leccare le mie secrezioni dalla mia biancheria intima per riuscire a essere degno quel tanto che basta per mettere le mani su una tastiera?

Qui si coglie tutta la sua spocchia e arroganza e la sua incapacità nell’essere una vera Leader. Nell’ambiente lavorativo che ha creato non c’è condivisione, non c’è alcuno scambio orizzontale, il flusso fluisce solo in maniera verticale dall’alto (e finisce sulle sue mutande). Ha mai provato a relazionarsi in modo equilibrato coi suoi collaboratori? Ne ha mai annusato le mutande? Potrebbe imparare qualcosa. È per questo che allegati alla presente missiva troverà imbustati un paio dei miei boxer migliori. Per insegnarle il valore della condivisione.

Potrei anche forse accettare il desiderio di emulazione nei confronti della Testata che dirigo ma dalle risposte che fornisce si nota tutta la sua inesperienza, la sua presunzione e i suoi non risolti conflitti anali.

Qui lei si lancia in avventurose interpretazioni freudiane. Prima mi accusa di esercitare l’attività di consulente senza qualifiche, poi è lei invece ad atteggiarsi da psicologa (ho controllato nell’Albo di settore e non c’è nessuna Uterina Cervice)! Lei predica bene, ma Ruzzle male.

Ricorderà in modo vago, data la sua ignoranza, l’episodio delle Forche Caudine in cui i soldati Romani furono costretti dai Sanniti non solo a passare sotto il giogo seminudi, ma anche a subire un atto di sodomia. L’episodio fu fonte di infamia e scoramento a Roma tutta.

I Romani, negli anni successivi, riuscirono poi a prendere via via il controllo dei territori dei Sanniti in varie battaglie, lasciando una scia di sangue nemico sul terreno.

Ora passa a dar anche lezioni di storia: lei millanta competenze non dimostrabili. Ha mai visto dei Sanniti? Io no. Nessuno li ha visti. Ah, certo, ci sono i reperti. Paccottiglia Made in China piazzata lì dagli archeologici per giustificare l’esistenza delle Facoltà di Storia, creare terremoti con i loro scavi, bloccare i lavori pubblici (guarda caso ogni volta che aprono un cantiere salta fuori una nave romana: ma le navi poi non stavano in mare?!) e farci credere che la Terra avesse dei Sanniti. Sveglia!

Una archeologica che scatta una foto alla nave che ha piazzato nottetempo in un cantiere per mostrarla alla Società Archeologica dimostrando di aver fatto il proprio lavoro di depistaggio

Ebbene, lei vive la condizione di chi vorrebbe praticar la sodomia su una donna per esprimere il suo controllo e dominio e non vi riesce per un blocco mentale, perché inconsciamente vive l’atto come impuro, innaturale e lesivo della dignità e teme per questo di incombere in una tremenda punizione. L’unico modo per sbloccarsi sarebbe una sodomia, ma la sodomia è proprio ciò che le impedisce di sbloccarsi. A causa di questo Limbo in cui si trova, lei scarica la sua frustrazione sui nostri lettori sodomizzandoli con le sue parole

Lei offende la nobile arte della sodomia accostandola ad attività di controllo e dominio. Mi rendo conto che per una persona come lei, abituata solo ad angariare il prossimo e anche il remoto, questa possa essere l’unica interpretazione che può dare al coito anale.

E io in verità, in verità le dico, invece, che il vero atto di sottomissione non è della persona sodomizzata ma del sodomizzatore: è costui che si dà pena per riuscir a ottenere l’agognata penetrazione che gli vien a lungo negata dalla persona proprietaria del culo, che decide e tempi e modi e modalità. Il sodomizzatore è un penitente che con umiltà si piega alla volontà altrui e ne accetta le condizioni. Se i suoi lettori han ricevuto sodomia verbale, è perché con grande magnanimità l’hanno concessa.

Mia cara, credo di averle dimostrato che lei parla senza cognizione. Accusa gli altri di incapacità e inesperienza, ma io qui vedo una sola persona incompetente ed è lei. Lei non è una Direttrice e nemmeno una Direttora: lei è una Direttante.

Detto questo, le porgo i miei più ossequiosi saluti, certo di averle dato materiale su cui riflettere, e la diffido dal diffidarmi.

Gintoki
Gatto professionista per Bontà Felina

Ps. Con “materiale su cui riflettere” non alludevo ai miei boxer.

PPs. Se poi vuole riflettere sui miei boxer, faccia pure.

PPPs Grazie per la copertina della sua rivista, sembra interessante e forse la acquisterò: dipende se la carta è spessa abbastanza per foderare le lettiere.


Speriamo di aver messo la parola fine a questa questione!

Il Vocaboletano – #28 – Abbabbiare

Vi hanno detto che il Vocaboletano ad Agosto si sarebbe fermato e voi ci avete creduto? Beh fatevelo dire, vi siete fatti proprio abbabbiare!

Il termine sembra ricordare la parola babbeo e, in effetti, il senso del verbo è proprio quello: rendere qualcuno uno stupido, abbindolandolo con false promesse o giri di parole allettanti facendolo cascare in un tranello.

Avete presente Totò che vende la fontana di Trevi? Lui stava proprio abbabbiando il malcapitato turista!

Chi finisce col farsi prendere in giro è stato, si suol dire, abbabbiato. Riferito al maschile può anche star a indicare qualcuno che si è fatto irretire dal fascino di una donna.

Abbabbiare può anche essere inteso come ingraziare, portar dalla propria parte: esiste infatti in Irpinia un proverbio che rende molto bene l’idea:

Chi volu fa’ l’amore cu la figlia adda abbabbià prima a la mamma
(Chi vuole fidanzarsi con la figlia deve prima farsi piacere dalla madre)

Insomma, comunque vada, il mondo è questione di abbabbiamenti.