Non è che al tipo prolisso tu possa far dono della sintesi

Per la rubrica Cose originali che accadono nella vita quando ci si circonda di persone originali, racconto di quella volta che un regalo che mi fecero deluse quelli che me lo avevano fatto.

C’è un autore di fumetti molto quotato che aveva scritto un romanzo, molto atteso e sul quale si creò molta aspettativa nell’ambiente, che non saprei definire bene quale tipo di ambiente ma in questi casi basta dire “ambiente” e hai risolto.

Degli amici, pensando di farmi cosa gradita, dopo averlo visto in vetrina in una libreria comprarono il volume per farmene dono.

Quella in vetrina credo fosse l’unica copia, oppure forse al piano di sopra ce ne erano altre, fatto sta che io la scena me la immagino così – e non credo di andare molto lontano dalla realtà visto il colpo di scena finale:

– Vogliamo quello (indicando col dito)
– Ve lo prendo subito
– È un regalo
– Ok, allora tolgo il prezzo e ve lo incarto?
– Sì, grazie.

Salto temporale di un tot di ore dopo:

– Sorpresa!
– No dai ragazzi m’avete fatto il regalo? (mannaggia la miseria vorrei sotterrarmi dalla vergogna mi sento sempre a disagio e ho paura di fare espressioni deludenti)

Scarto il regalo

– Vediamo…Oh! Ma è lui!

Mentre lo sfoglio, un amico fa:

– Non ha alcun disegno…?!

Un’altra fa:

– Non è un fumetto?!

Vediamo, cos’è che ha le dimensioni di un libro, sembra un libro ed è completamente scritto?

Un romanzo!

D’un tratto quindi realizzai che a essere delusi erano coloro che avevano fatto il regalo. Un caso più unico che raro di vita vissuta. Come diceva il mio docente di Analisi della semiotica istituzionale, il Prof. Durbans dell’Università di Scarborough (North Yorkshire), È la vita vissuta a dare il senso della vita, vissuta.


Si dilettava in aforismi. E qualcuno dei suoi l’ho anche usato in questo blog.


La storia di come da Scarborough si sia umilmente prestato a insegnare in Italia dopo una messa al bando permanente dagli ambienti accademici britannici è molto interessante ma non nel contesto di questo post.


E in secondo tempo provai un incredibile senso di sollievo: sono sempre terrorizzato dal ricevere regali perché ho paura di deludere chi me li fa; anche se il regalo è la cosa più bella che possano farmi, temo che le mie espressioni non siano in grado di soddisfare abbastanza i presenti e non compensino il pensiero che hanno avuto per me.

Cosicché da alcuni anni metto in scena questa rappresentazione

Ma in quel frangente erano tutti così delusi da non essere interessati alla mia interpretazione. Che delusione!


Qualcuno si può chiedere come sia possibile, seppur è vero che non era stato sfogliato, pensare che un libro sia una graphic novel; la risposta è che non lo so. Va detto che essendo il nostro autore noto soprattutto come fumettista, una sua opera in circolazione può facilmente essere indicata come fumetto, per chi non la conosce. Esteticamente ci sono poi graphic novel che possono sembrare libri, anche se ora così su due piedi non me ne vengono esempi.


 

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Non è che al dark piacciano i fagioli con le gotiche

Ho una sorta di ipocondria cinematografico-letteraria. Tendo a ritrovarmi in personaggi non dico negativi ma alquanto disfunzionali.

Ad esempio, ieri mattina in una inutile domenica mattina – inutile come soltanto una domenica mattina può essere – ho ingannato il tempo riguardando Bianca di Nanni Moretti.

Il personaggio di Michele Apicella, il protagonista, è un individuo disturbato. Disturbato da sé stesso. Ha dei problemi relazionali. È un uomo non abituato a essere felice che, quando lo è, ne è tanto terrorizzato da doverne fuggire rovinando tutto prima che qualcosa rovini tutto.

E, soprattutto, è una persona che deve incasellare le persone sulla base di indicazioni ricavate dal modo in cui si presentano vestiti (in particolare il tipo di scarpe).

Non sono maniacale a tali livelli ma, giusto di recente, mi è capitato di cadere in errori di valutazione su basi del tutto futili.

Il contesto: mi sono tatuato.

Sono andato in uno studio un po’ lontano da dove abito, dopo aver svolto alcune ricerche. Avevo scartato ben 3 studi nel raggio di un paio di km da casa mia che, a giudicare dalle foto dei loro lavori, sembravano più adatti a sbozzare il marmo che a far disegni sulla pelle altrui.

Dopo aver individuato lo studio che mi sembrava adatto e preso contatto, sono andato a parlarci di persona esponendo in dettaglio il progetto di tatuaggio che avevo già anticipato alla titolare.

Mi è stata presentata quella che sarebbe stata la mia tatuatrice, una ragazza che avevo già visto su facebook quando ho esaminato i tatuatori che lavorano in quello studio.

Dorme semisepolta nel terreno, in abito da sposa. Almeno così si presenta online.

Di persona era ancora più netta la sua goticità. Bianca come il rumore bianco e vestita di nero dalla testa ai piedi. Collare da dobermann al collo compreso.

Qualcuno dirà: Gintoki, non ti si faceva così superficiale. Hai trovato sgradevole questa persona solo per come si presenta?

Al contrario.
Io la trovavo adorabile.
Stavo già pensando ai nostri figli vestiti da Jack e Sally ad Halloween.


Non troverei mai qualcuno sgradevole per come si veste. A meno che non indossi la maglia della Juventus, ma quel caso è giustificabile.


Il fatto è che pensavo che a una persona fortemente autocaratterizzatasi come lei un tipo tutto sommato ordinario come me avrebbe causato disprezzo. Magari pensava Guarda un po’ se devo sprecare la mia arte per un simile parvenu. Magari essendo abituata a disegnare madonne che piangono squarciandosi il petto nudo – un quadro suo – avrebbe odiato me che mi son presentato con un gatto come soggetto. Magari le stavo semplicemente antipatico perché esistevo.

Parlandoci, invece, si è rivelata una persona veramente amabile, molto timida e gentile e capace di metterti immediatamente a tuo agio. Inoltre era entusiasta di disegnare un gatto essendo una gattara. Insomma alla fine le ho dato più che rilassato la mia pelle. Per fini artistici, intendo.

Sono stato vittima dei miei schemi mentali: proprio come quella volta che fui vittima dei miei schemi mentali, ma questa è una storia che narrerò al prossimo film che mi ricorderà degli schemi mentali.

Non è che il telelavoro sia quello che fa Pippo Baudo

Non posso lamentarmi del mio lavoro per quanto riguarda la libertà organizzativa e di orari che mi concede; non essendo vincolato a una presenza fissa in sede posso anche usufruire della possibilità di lavorare a distanza.

Se mi reco in ufficio tutti i giorni è per una sorta di auto-disciplina che mi sono dato non suicidarmi.

Lavorare da casa può essere interessante per un giorno. Due, al massimo. Poi quando ti rendi conto che passi in modo immediato dal letto al lavoro e dal lavoro al letto oppure che quando hai finito di fare ciò che devi fare stacchi per aprire Netflix (o YouPorn…) senza alzarti dalla sedia, non ti senti molto bene con te stesso.

Anzi ti senti un po’ coglione, se mi è consentito.

Stare a casa poi ti porta ad assumere alcune abitudini tipicamente casalinghe. Ad esempio quella di avere telefonate importanti in ciabatte e boxer.


Quando ti sei ricordato di indossare i boxer.


Diventa problematico, una volta avvezzi a tali comodità, rinunciarvi quanto non sei più a casa tua.

Come fai a convincere gli altri che in ufficio ti deve essere concesso ogni tot di tempo di “cercare qualcosa profondamente nelle tasche” in totale libertà per scaricare la tensione?


Si dibatte molto, tra le donne, sul perché gli uomini abbiano questa triviale abitudine di cercare cose profondamente nelle tasche, quando non si tratta di rituali apotropaici – beninteso volgari in ugual maniera ma giustificabili in qualche modo. Le ragioni posson essere diverse, come la necessità di ricollocare le truppe spostatesi fuori territorio o la ricerca di sollievo da un tessuto scomodo o dermatologicamente aggressivo; in generale comunque va detto che lo sfregamento dell’anguinaia, come di altre parti del corpo, stimola la produzione di endorfine come fosse una sorta di ricompensa dell’atto. L’abitudine, per l’essere maschile, ad avere molta confidenza con le proprie zone private sembra spinga quindi a cercare ricompensa più spesso proprio lì che da altre parti.


Per questo resto a casa solo in caso di malattia o necessità tipo visite dal medico (mie o di altri) o dal veterinario.

Coincidenza o Legge di Murphy vuole che quando sono impegnato in queste situazioni e non presente in sede, mi cerchi al telefono, puntuale come la pioggia di Pasquetta, l’intero mondo – un mondo tra l’altro che non è a conoscenza che io non son presente in sede, dato che chiamano da altre parti d’Italia – e per conversazioni ovviamente non brevi.

Dato che non riesco a ignorare un telefono che squilla, a meno che io non sia alla guida, mi sono spesso dovuto esibire in equilibrismi vari: una volta con una mano mi sono trovato a reggere il telefono, con l’altra la gabbietta del gatto, mentre con il piede aprivo la porta, con il naso accendevo la luce e non so come ma nello stesso tempo mi sono anche cercato qualcosa molto profondamente nelle tasche.

Non è che se sfondi una porta aperta vieni accusato di vandalismo

Mi ritengo una persona educata, nella normalità di quella che viene considerata educazione. A volte commetto gaffes che possono essere scambiate per scarse buone maniere, perché in situazioni di imbarazzo o nel nervosismo il cervello tende a bloccarmisi e cerca la via più veloce per trarsene fuori, tralasciando i modi corretti.

La mente a volte mi va in errore di ridondanza. Un po’ come quando mi contano il resto davanti: io annuisco ma non riesco a seguire il conteggio perché la testa mi si è fermata al primo euro.

Per questo preferisco i conteggi sempre coi resti tondi. Conservo sempre degli spiccioli in tasca da aggiungere al dovuto e aiutare chi è alla cassa ad arrotondare il resto.

E pensare che il cassiere pensa che io lo faccia per gentilezza. Invece è pura necessità contabile mia: chissà quanti soldi mi hanno ciulato coi resti sbagliati nel corso della vita.

Un gesto che invece compio per assoluta e pura gentilezza è quello di tenere aperta la porta per gli altri: uomini e donne, anche se lo faccio più spesso con le donne.

È un atto che mi viene spontaneo, non mi ci sento investito in quanto uomo. Mi rendo conto comunque che in certe chiavi interpretative potrebbe essere valutato un po’ sessista. Benevolo, ma paternalista.

D’altro canto non aprire la porta o buttarsi avanti potrebbe sembrare scostumato.

Per risolvere il problema quindi frequento solo posti dotati di porte automatiche.

Come diceva quel tale, Per non trovarsi in situazioni imbarazzanti bisogna evitare le situazioni che possono creare imbarazzi.

Non è che se conduci le pecore in modo polemico sei un pastore protestante

Per la serie Una cosa non divertente che spero di non fare mai più, per lavoro ho avuto un colloquio con un prete.

Mi sono recato sul luogo dove esercita, la chiesa del “Buon Pastore”. Un nome che richiama umiltà.

La chiesa è di recente costruzione, delle umili dimensioni di una cattedrale. Il sagrato si estende quanto tre campi da pallacanestro affiancati in modo umile. Ulivi secolari piantati lì dopo l’inaugurazione fanno placida mostra della loro umiltà.

A corredo, ai lati della struttura si ergono due umili statue di bronzo 1:1 che raffigurano Kareem Abdul-Jabbar e Sandra Bullock. Quando mi sono avvicinato ho visto poi che erano Padre Pio e Madre Teresa.

Su un muro perimetrale ci sono cartelli che invitano a scegliere la vita e la famiglia. E forse anche un maxitelevisore del cazzo (cit.).

Un altro cartello invece ricorda che “Il consumismo ti consuma”. Santa Bullock annuiva compiaciuta.

La collaboratrice che era con me, del posto, mi ha raccontato che tale umile prete è una celebrità: lo invitano in giro perché dove va lui si crea pubblico e quindi lui funge da richiamo come guest star per manifestazioni politiche, sociali, religiose.

Per parlare con lui c’era una lunga fila. Quando finalmente stava per arrivare il nostro turno, due donne che eran dietro di noi hanno chiesto di passare avanti. Ho spiegato che la mia fosse una missione – non per conto di dio – di tre minuti cronometrabili, davvero.

Non sembravano convinte.

Una delle due ha poi chiesto, rivolta a entrambi:

– Ma voi siete madre e figlio?
– No…anche se potrebbe essere, lui – indicando me – ha l’età di mio figlio
– Ma siete comunque parenti?

Ero tentato, purtroppo non ero così in confidenza con la persona che era con me da farla prestare al mio gioco, di replicare con umiltà

– No, io sono il suo toy boy e ora vogliamo la benedizione per la nostra unione prima di scappare insieme a Santo Domingo.

Il prete ci ha accolti nel suo ufficio, umile quanto lo Studio Ovale della Casa Bianca.

Il nostro colloquio è durato realmente tre minuti – mantengo le mie promesse -, nei quali ho dovuto vincere la sua resistenza iniziale in quanto, a detta sua, “Non abbiamo mai ricevuto un supporto da voi”. Ci è voluta tutta la mia umiltà per convincerlo a darmi ascolto e portare a casa il risultato che mi ero posto.

Spero questa breve parabola possa illuminare la via per l’umiltà a quanti mi leggono.

Il dizionario dell’umile gentiluomo, parte I

Ivi si colmano carenze causate da una troppo lunga carenza.

Un Artista Minimalista

Una cortese prefazione visiva

Gentilissimi lettori e lettrici, ben ritrovati su questo blog. Per voi, oggi, una cospicua novità concepita e realizzata simbioticamente dalle più autorevoli personalità della rete: Un Artista Minimalista, Ysingrinus, Gintoki, Gintoki e Ysingrinus. Con questo articolo, noi, solo per voi, inauguriamo una serie di articoli per i moderni gentiluomini e gentildonne che desiderano aggiornarsi e distinguersi con vera raffinatezza in un mondo sempre più grossolano e deprivato di cultura. Per chi non ci conoscesse, siamo tre uomini bloggers provenienti da tutta Italia che convivono civilmente da anni (costituiamo una coppia a tre, a distanza). Forse racconteremo in seguito come ci conoscemmo tramite chats, a Malaga, tanti anni fa.
In questi articoli ci focalizzeremo principalmente sull’universo maschile, che per motivi biologici conosciamo meglio. Precisiamo però che sono articoli pensati anche per le nostre lettrici, come strumento di conoscenza per meglio comprendere l’altra…

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Non è che non puoi far l’idraulico anche se non capisci un tubo

In settimana per lavoro ero in una sala comunale. Un sopralluogo per una presentazione. Non mia, in quanto mi presento benissimo, soprattutto se non invitato.

Mentre gironzolavo grattandomi i pollici ho avuto necessità di risolvere un breve momento fisiologico. La sala era attrezzata di bagni, molto puliti invero, ma che emanavano un odore di cadavere putrefatto.

Ho fatto quel che dovevo in due secondi e poi stavo per scappar via, quando, sul penzolante rotolo di carta igienica, ho notato una scritta:

X Gintoki.

Chi sarebbe questo XGintoki? Una mia versione X-Men? Ho tirato giù il foglio e ho notato altre cose scritte: avevo capito. Era un’altra opera di Lira Trap, la scrittrice erotica transizionale, diretto a me.

Come faceva a sapere che mi sarei trovato lì e avrei utilizzato il bagno? Questa storia diventa sempre più inquietante.

In ogni caso, ecco a voi il nuovo sforzo rettale di Lira Trap!

Chi la fa l’aspetti

Non o mai capito gli uomini ke vanno con le donne stupide.
Ancora meno ma però comprendo le donne che si sentono troppo stupide per un uomo. Stupide per cosa?! Non ci vuole mica un test di inteliggenza per trombare! Fidatevi monellacci miei, ke mi fingo stupida per raccogliere piselli. Mi dicono che sono bravissima nel recitare la parte, non si nota la finzione. Mi rende molto orgogliona questa cosa.

Questa è la storia di quando ho provato a fare la stupida con Savierone l’idraulico col baffone.

– ‘sera Miss Trap, dov’è la perdita?
– Hihih oddio scusi non mi ricordavo la sua visita. Scusi se sono qui in vestaglia di pelle di caimano tutta nuda sotto. Perdita? Eh ne ho in mezzo una grossa…sono fradicia…hihih
– Le perde il lavabo?
– Ecco…oddio ke imbarazzo…sarebbe il water in realtà…è…bloccato. Che vergogna, mi sento come una scolaretta alla prima gang bang.
– Capisco. Darò un’occhiata allo scarico
– Eh sì avrei proprio bisogno di una guardata al mio tubo di scarico…hihihihih
– Provvedo subito.

E si è chiuso in bagno senza neanche levarmi le mutande (che non avevo ma le avrei messe x farmele sfilare!). Mi aveva ignorata, incredibile! Me, la Divina Lira! Non solo, è rimasto lì dentro due ore, a fare non so che, a parte prendersela di continuio con un suo zio cui dava del cane e del maiale. Ke brutti parenti deve avere.

– Fatto…è stato un gran lavoraccio…
– Sarà tutto sudato…dovrebbe togliersi la tuta…hihihi
– Sì appena vado a casa mi faccio una doccia. Il conto sarebbe 150 euro per l’intervento, più 50 per la chiamata, più 50 per l’urgenza, più 55 l’iva.
– Dio mio, per saldare questo conto…dovrei dar via il sedere! Hihihi
– Contanti o carta?

Mi ero proprio stufata. Come si permetteva di ignorare le mie avanzes? Allora sono passata all’azione: mi sono lanciata verso la sua patta dei pantaloni per vedere il funzionamento della pompa idraulica.

– No, Miss Trap!
– Sì, tis-trappo tutto!

Ma però quando ho aperto non e uscito un bel tubo da 15 di diametro, ma una matassa di peli di rovo da cui veniva un puzzo di baccalà.

– Ma cosa…
– E così ha scoperto il mio segreto.
Ha detto togliendosi il baffo.

– Oh no! Hai l’alopecia al baffo! Terrò il segreto, tranquillo!
– Io non sono Saverione l’idraulico col baffone. Sono Saveriana, l’idraulico con la bagiana.
– Oh! Ed è una cosa grave?
– Sa, in questo mondo tradizionale una donna idraulico non viene presa sul serio. Non mi chiamano, oppure se mi vedono arrivare mi ridono in faccia. Una volta una signora mi aprì la porta, mi vide e disse “Suo marito sta parcheggiando?”.
– Ke stronzi! Io sono per un mondo transizionale. Hai provato a usare uno strapon su di loro?
– E così sono diventato Saverione. E ora lavoro bene. Per favore, non lo riveli in giro. Mi conoscono in tanti e se sapessero la verità…beh, immagini cosa accadrebbe.
– Certo. Tutti ti kiederebbero perché nascondi il baccalà nelle mutandine. Comunque non dirò niente, stai tranquilla.
– Grazie. Del resto tra di noi ci capiamo…anche lei ha un grosso segreto che riguarda quel che ha tra le gambe, dico bene?
– …N…non capisco…
– Suvvia, ho lavorato 2 ore sul suo water intasato. Sembra che ci abbia cagato dentro una squadra di rugbisti. Dica, c’entra qualcosa la Polisportiva qui di fronte? Le piace accogliere a casa i grossi calibri, eh?
– Hihihi eh sai com’è…
– Tranquilla, non dirò niente! Mi inviti però qualche volta ai suoi festini. È da parecchio che non mi faccio stantuffare come una macchina a vapore. Altro che Punto G: mi tocca ripartire dall’A,B,C.

Non ho avuto il coragio di dirle qual’è la verità. Ke invece era stato il ristorante indo-bengalese-giamaicano che mi aveva fatto intasare il water, da sola. Mai più etnico: tanto era il bruciore ke non ho potuto farmi inculare per ben tre giorni.

Questa storia mi ha imparato che le donne che fanno le stupide vogliono scopare ma non sempre ci riescono. E inoltre ke ki la fa (grossa) la aspetti perché tanto non va giù con lo sciacquone.

Per consolarmi sono andata a far visita alla Polisportiva ke diceva Saveriana. Ma questa è un’altra storia.

Alla prossima, monellacci
La vostra Lira Trap

Grande, meravigliosa Lira Trap. Oltre a impartirci insegnamenti morali, basati non su pensieri astratti ed oziose elucubrazioni radical chic ma su vicende di vita vera e vissuta, ci pone di fronte a grandi interrogativi: potete dirvi di fidarvi del vostro idraulico? E se non fosse ciò che afferma di essere?

Meditate, gente, meditate…

Non è che se rinunci al voto allora ci fai una croce su

Come i più attenti di voi sapranno, quest’anno si vota. Ma soltanto i più attenti dei più attenti conoscono alcuni retroscena e alcune curiosità sulla democrazia e le elezioni.

Questo post è quindi per i poco attenti: prestate attenzione.

Cose che non sapevi sulla democrazia e le elezioni

– Le prime elezioni della storia si tennero nel Neolitico Superiore. Si scontravano Grumboltz lo Sventramammut, che proponeva più tagli di peluria facciale per le donne, e Gurumptsz Dentomarcio, che prometteva 80 schegge di selce al mese per tutti.

– Presso i Maya il vincitore della tornata elettorale veniva poi fatto a pezzi e mangiato. Molto frequenti quindi gli stalli politici e gli inciuci.

– Nell’Antica Atene gli Arconti (i magistrati supremi) venivano eletti per estrazione a sorte. Grande festa nelle tabaccherie che vendevano i biglietti vincenti.

– La contestazione sul sistema di voto adottato dagli Stati Generali a Versailles nel 1789 segnò l’inizio della Rivoluzione Francese: i deputati del Terzo Stato, in segno di protesta, si riunirono nella palestra dove si giocava allo sport della pallacorda e siglarono il famoso Giuramento della Pallacorda. Pochi sanno che prima di confermare la loro decisione decisero di controllarla col VAR.

Un deputato del Terzo Stato nella sala della pallacorda impegnato nelle proprie valutazioni

– Nelle prossime elezioni, per venire incontro alle esigenze dei più populisti, al seggio si potrà scegliere se prendere la classica scheda o una rosetta dove infilare la fetta di salame.

– La matita va ciucciata per non far cancellare il proprio voto. Inoltre ricordate che le piace sentirsi dire quanto è grossa e che voi non avete mai visto una matitona così.

– Prima di proclamare il vincitore delle elezioni bisognerà attendere il giudizio di Alessandro Borghese che potrebbe anche ribaltare il risultato.

– Da quest’anno, con la crocetta sulla scheda oltre a votare si esprimerà il proprio consenso all’utilizzo dei cookie.

– I bookmakers inglesi hanno diffuso le quote per la maratona di Mentana:

1.00 – Mentana che si prende gioco di un collaboratore collegato da una sede di partito
1.00 – Mentana che si prende gioco del sondaggista Fabrizio Masia
3.75 – Fabrizio Masia che in diretta perde la maschera di cerone e botulino che indossa mostrando il volto di Teschio Rosso
10.00 – Mentana provato dall’ennesima maratona si accascia al suolo, sfinito, in diretta; due giudici lo aiutano a rialzarsi e questo provocherà la squalifica del programma e l’annullamento delle elezioni.

Fabrizio Masia che ostenta una impeccabile calma nonostante il bullismo di Enrico Mentana

Non è che il capo mezzadro sia logorato dal podere

Bisogna star con i sensi all’erta quando ti propongono una riunione organizzativa di lavoro davanti a una pizza. È un niente che si finisca a pizze in faccia.

Le pizze (in faccia) stavano per volare già prima che arrivassero al tavolo. Io non vedevo l’ora che venisse servita la mia per calar la testa nel piatto e far finta di non vedere né sentire. Purtroppo come al solito sono stato l’ultimo a essere servito, il cameriere è arrivato scusandosi:

– L’abbiamo dovuta rifare, si era bucata al centro.

Vorrei capire chi è che getta chiodi nel forno che poi le pizze bucano.

E quindi, non potendo distrarmi mentre la tensione verbale saliva, fingevo di degustare la birra, una scioglivescica pseudoimitazione di weiss.

– Oh ma che delicate venature paglierine questa birra, non trovate?


La birra scioglivescica è quella che ne bevi un paio di sorsi e devi già pisciarla. Birre del genere sono quasi sempre di scarsa qualità, come la Krombacher, la birra più diffusa negli stand da concerto, responsabile di file interminabili agli orinatoi.


Con chi mi sarò mai trovato al tavolo? Sindacalisti sul piede di guerra? Maestranze e imprenditori? Pompeiani e Nocerini?


Sembra che nel 59 d.C. un placido incontro tra gladiatori nell’Anfiteatro di Pompei sia degenerato in una rissa enorme tra gli abitanti di Pompei e quelli di Nuceria, culminato nel primo DASPO della storia.


Il DASPO è il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive per i soggetti violenti.


No, semplici e attempate volontarie per beneficenza che, a quanto pare, hanno dei problemi dal punto di vista prettamente personale e relazionale.

Il loro problema personale e relazionale consiste nel fatto che sono evidentemente incapaci di relazionarsi tra di loro: probabilmente dopo una vita passata a sentirsi dire cosa dovevano fare, ora non accettano di dirsi cosa fare.

Hanno già fatto scappare una poveretta che ha battuto il record di resistenza: è entrata giovedì, venerdì sera ha assistito alla “riunione”, oggi ha detto che si tirava fuori da tutto.

E io che pensavo l’avrebbe già fatto sabato mattina.

Ho lasciato che si scannassero a vicenda, tanto ero lì come osservatore e poi ero impegnato a degustare la mia pizza di scorta mentre sulla mia testa volavano frittelle di alghe e cornicioni non identificati:

– Mmmh ottimo questo datterino giallo del Vesuvio! Si sente proprio tutto il giallo del Vesuvio!

Mi riservo di far in modo che sia mandata via a calcioni successivamente la loro leader per poter rifondare la squadra.

Perché ricordate, come diceva quel tale, che il potere non si esercita col potere, ma col potere di potere sul potere.

Non è che puoi usar l’olio di gomito per friggere

I grandi risultati a volte si ottengono per caso, in una serie di circostanze che concorrono insieme a creare una combinazione non pianificata.

Ieri sera ero parte di un amichevole convito a base di costolette suine, che si è pensato di concludere con un piatto nobile e sofisticato ma ricreativo del palato, cioè delle crespelle, cioè delle crêpes (per i più volgari).

Giacché sono una persona che non teme di sporcar le mani, soprattutto quando sono quelle altrui, mi sono offerto per dar un supporto al cuoco nella preparazione.

– Passami un piatto
– Eccolo
– Prendine anche un altro, forse mi servirà

Ne ho preso un altro che a un’occhiata attenta mi sono reso conto fosse unto, non so di cosa ma direi a occhio sostanze grassose miste – giacché c’erano striature di intensità cromatica differente.

Mi sono voltato, ho preso un foglio di rotolo da cucina appallottolato – volgarmente Scottecs – che giaceva inerte sul primo piatto che avevo messo da parte, ho sgrassato il piatto prima di passarlo sotto l’acqua poggiando distrattamente e malauguratamente lo Scottecs di nuovo sul primo piatto.

La persona ai fornelli, che non aveva assistito a tutto ciò, ha preso lo Scottecs appallottolato e l’ha usato per unger la padella.

Ahimè, quello Scottecs era stato in precedenza umettato con l’olio di semi per quello scopo! Ahimè la padella era stata unta quindi con le sostanze grassose ignote che erano sul piatto! Ahimè l’indomani ero chiamato a svegliarmi presto e io avevo solo 3 ore di sonno addosso dalla notte precedente!


L’ultimo pensiero era fuori contesto ma in quel momento mi era venuto in mente.


Era troppo tardi per intervenire, la prima crespella era già stata preparata in padella. Con forza e coraggio ho provveduto allora con l’assaggio: non è stato difficile trovare un volontario, nessuno si era accorto di ciò che avevo combinato.

– Ottima!

Un gran sollievo.

I commensali hanno gradito le crespelle con l’ingrediente segreto e debbo dire che anche io l’ho trovata molto gustosa, anche se me ne sono cibato per ultimo quando forse l’untume si era di molto dissolto: che io abbia comunque scoperto quel quid in più per insaporire un piatto tanto nobile e sofisticato che – davvero – in tanti anni nessuno ha migliorato in quanto non si può migliorare ciò che di suo è già tanto nobile e sofisticato?

Ahimè dopo una iniziale euforia accompagnata da sogni di fama e servitù della gleba al mio servizio ho realizzato che purtroppo mi era ignota la composizione della materia untuosa che ungeva, anzi, ungiueva, il piatto. Addio sogni di gloria!

Forse è destino che per noi comuni mortali certe cose debbano rimanere certe cose; solo per pochi attimi ci è concesso di tendere oltre per gettar uno sguardo, scostando timidi la tenda, verso un mondo sì nobile e sofisticato e prelibato e molto unto prima di tornare con i piedi per terra.

È avanzato un po’ di Scottecs:

Non è che il meccanico stanco chieda il cambio

Tutto ha una fine.

Soltanto che non si pensa mai che arrivi.

Ho fatto un giro molto largo per tornare a casa. Sapevo che quando mi sarei fermato non ci saremmo più rivisti.

Sei stata la prima.

Abbiamo tanti ricordi insieme. Eppur la prima cosa che mi viene in mente è il sesso. Sono banale, lo so. Sedili posteriori. Sedili anteriori. Veloce (spesso), lento (talvolta).

Mi ricordo quella volta che, sul più bello, ti macchiasti di sangue. Succede, a volte si divertono a presentarsi non annunciate né invitate.

Tornai a casa col timore d’incrociare una volante: sai che buffo farsi vedere con delle macchie di sangue sui vestiti a mezzanotte lungo una statale buia e isolata?

Mi hai visto allegro. Mi hai visto triste. Mi hai visto né allegro né triste. Mi hai sentito dire cose indicibili che varrebbero il bando da tutte le religioni passate e presenti. Mi hai sentito fare discorsi personali che non ho fatto e non farei a nessuno.

Mi hai visto quando non vedevo l’ora di tornare a casa. Mi hai visto quando a casa non ci volevo tornare. E tu mi ci hai riportato.

Mi hai sentito cantare. Male.

Non ricordo la prima canzone che t’ho fatto sentire. Ricordo però di aver messo spesso questa qui quando mi comprai un lettore con altoparlante – uno degli acquisti più inutili mai fatti perché da lì a poco tutti i telefoni avrebbero avuto capacità e qualità per riprodurre musica. La mancanza dello stereo è sempre stata una grande disdetta, sorvoliamo:

 

Ho gusti migliori, eh, lo sai.

Però questa mi divertiva. Mi dava una certa carica. E poi sai che ho orecchio per il giapponese.

Ed è su questa canzone che ho deciso di far nascere Gintoki, qui.

E adesso tutto questo, tutti i ricordi insieme, dovrei farli piccoli piccoli e metterli in un taschino per portarli a un’altra? Assurdo. Mi fa strano. Mi fa triste.

È davvero brutto rottamare la propria prima auto. Grazie per tutti questi anni:

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Non è che il dentista ti meravigli perché ti fa restare a bocca aperta

Otorinolaingoiatra.

Insieme a psittaciforme e parasaurolofo era una delle parole che mi piaceva ripetere da bambino perché suonavano difficili.

Non ho mai incontrato un parasaurolofo ma l’altro giorno ho avuto un incontro ravvicinato con un otorinolaringoiatra.

Le mie tonsille risultano comprensibili quanto un discorso di Manlio Sgalambro: sono alquanto criptiche. Negli ultimi tempi tendono inoltre ad accumulare placche asintomatiche. Secondo l’otorinolaringoiatra si tratta soltanto di un problema estetico, senza complicanze per la salute.

– È solo una questione estetica che si può risolvere benissimo con un intervento di chirurgia non invasiva, che si svolge in anestesia locale e che consiste in bla bla bla le cripte tonsillari bla bla bla

Avevo smesso di ascoltare con attenzione perché nella mia mente mi stavo chiedendo chi mai si sottoporrebbe a un intervento estetico alle tonsille.

Certo potrebbe dar finalmente un senso all’affermazione di esser belli dentro – giacché chiunque può vantarsi di ciò senza tema di smentita essendo cosa difficile da verificare – , col vantaggio di poter anche fornire una prova: a chi non non presterebbe fede alla mia bellezza interiore, mostrerei orgoglioso l’epiglottide decorata dalle mie formose tonsille 90-60-90.

Ammetto di averci pensato poiché chiunque di noi sogna di potersi abbellire in qualche modo. Non ci garba ciò che la natura c’ha dato. Siamo umani. Sciocchi umani attaccati alle cose superficiali.

Un animale non si rifarebbe mai le tonsille. Detesto dire che siano meglio delle persone, ma io penso che siano meglio delle persone che dicono che gli animali sono meglio delle persone.

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Mare basso. 2018, Smartphone rotto, diaframma anticoncezionale con ripresa in quattro tempi + 1 supplementare con tiro libero allo scadere

“Il gabbiano sa che la bassa marea sarà seguita da un’alta marea”. Aforisma di Jonathan Livingston.

Quanta saggezza in così poche ali.

Un’otorinolaringoiatra saprebbe esprimersi allo stesso modo?