Destro o sinistro?

Non so che validità scientifica abbia, comunque chi volesse spendere un minuto giocando a capire quale sia il proprio emisfero del cervello dominante (o se ci sia un perfetto equilibro), c’è questo test: http://sommer-sommer.com/braintest/

Secondo il risultato sono una persona irrazionale (secondo la convenzione classica, lo scienziato tra i due emisferi è il sinistro. Ho detto “convenzione classica” perché magari hanno scoperto che è tutta una balla).

Immagine

A proposito di irrazionalità, Il mondo di Dalì torna domani con l’ultimo episodio. Forse.

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Bakemonogatari

Hitagi Senjōgahara, ricettatrice di materiale da cancelleria

Ho da poco visto quest’anime che, in realtà, non è proprio recentissimo: Bakemonogatari (per la trama e altre info, leggere qui perché non mi ci soffermerò). Si tratta di uno dei pochi anime ad avere una caratteristica particolare: i motivi che lo fanno piacere sono gli stessi che possono spingere una persona ad odiarlo. Andiamo con ordine: che genere è? Un harem, potrebbe essere la risposta più semplice e banale. In fondo abbiamo un protagonista maschile (Koyomi Araragi) e 5 ragazze (Senjōgahara, Hachikuji, Kanbaru, Sengoku e Hanekawa): ad ognuna di esse è dedicato un arco narrativo di 2-3 episodi. Ritroviamo, inoltre, anche i classici cliché dei personaggi, c’è la tsundere, quella col complesso della sorellina (oniiichan!), il maschiaccio, l’occhialuta e così via.

Ben presto, però, lo spettatore si accorgerà quanto ci sia di parodistico in questi stereotipi e nelle situazioni che si vengono a creare, perché l’intento del creatore (Nisio Isin, che ha scritto la light novel da cui è tratto l’anime) non è creare la commediola/harem fine a sé stessa ma un’opera più articolata, seppur non originalissima.

Tanto per cominciare, smontiamo l’harem, perché fin dall’inizio avremo ben chiaro che c’è una storia sentimentale che vedremo nascere e costruirsi per tutta la serie, di pari passo con una certa crescita personale dei due protagonisti. Smontiamo anche il puro intento comico, visto che non possiamo tralasciare l’elemento soprannaturale e lo splatter che, in maniera crudele, interviene nelle vite dei nostri personaggi.

Già a questo punto potremmo fermarci, perché può attirare un’opera così così come può spingere a cercare altro; ma non è finita qui, perché non ho ancora parlato dello stile dell’animazione. Innanzitutto, al di fuori dei personaggi, il resto del mondo è scarno, opaco, appena delineato o costruito in computer graphic a far da contorno come uno sfondo teatrale (è molto rara, infatti, l’interazione col mondo circostante. Sembra di essere in uno di quei videogiochi dove il massimo che puoi fare è rompere un lampione o lanciare una lattina). Il punto più alto (o più basso) lo si raggiunge con l’episodio 3, quasi interamente ambientato in questo parco giochi:

Parco pubblico disegnato da Calatrava

È tutto qui: poche forme, in quello che sembra un immenso spazio bianco vuoto (il condominio alle spalle, appena delineato, sembra lì lì per dissolversi), quasi una dimensione/prigione a parte; in effetti, considerando quella che sarà la soluzione dell’arco, l’idea di essere in trappola non è sbagliata. Non preoccupatevi, l’anime non è tutto così, ci sono anche più colori.

Se questo non è abbastanza, introduciamo la seconda scelta stilistica: cioè quella di inserire, a mò di messaggio subliminale, nel corso delle puntate (spesso quando i personaggi parlano tra di loro) delle schermate con parole o frasi, che durano il tempo di un attimo: per leggerli bisogna mettere in pausa la riproduzione, ma considerando che sono tantissimo nei soli 20 minuti di un episodio, dopo un po’ vi scoccerete. Qua e là, al posto dei messaggi subliminali ci saranno delle immagini prese dalla vita reale, strade, mani umane e così via, in una sorta di rottura della finzione scenica: il massimo del metateatro si raggiungerà nel finale della serie, quando Senjogahara dirà che la sua doppiatrice è bravissima, tale da imitare la voce di Koyomi.

Terza nota stilistica: le inquadrature, che cambiano con frequenza tale da far venire il ma di testa, diventando sempre più improbabili e ardite.

Ecco, se tutto questo non vi fa vomitare, allora vi farà piacere seguire l’anime, facendovelo godere cogliendone tutte le sfumature. I dialoghi non sono mai banali (forse con le altre protagoniste sì, di sicuro non quelli della love story principale), a tratti diventano surreali come se fossero usciti da una scena di Beckett o dei fratelli Marx; il fatto che la fonte da cui è tratto l’anime sia una novel e non un manga chiarisce perfettamente lo spessore del livello comunicativo dei personaggi.

Torniamo al problema principale, cioè che cos’è Bakemonogatari? È azione, sovrannaturale, sentimentale, umoristico, parodistico, autoironico e compiaciuto di sé fino al limite del nauseante. Però tutto l’insieme dei singoli ingredienti lo rende un piatto interessante, da provare.

Ultima nota di colore: Koyomi è caratterizzato da un ciuffo di capelli ribelli in testa che pare godere di vita propria, basta far caso a quando assume la forma di punto interrogativo in situazioni di dubbio o sorpresa.

Qua il ciuffo si alza a mò di punto esclamativo, ma non si capisce perché

Vorrei essere un pacco

Vorrei essere un pacco nelle mani dell’SDA,

e capire, finalmente, cosa accada quando un pacco è nello stadio nebuloso de “in transito”: soprattutto quando passa ad essere in consegna, poi torna in transito, poi ritorna all’hub, poi in transito e così via. Secondo me c’è tutto un mondo di avventure, una tana del biancorriere in cui il pacco precipita e riemerge misteriosamente due giorni dopo.

Shiki

Apro qui un altro piccolo spazio che vorrei dedicare, con cadenza assolutamente sporadica, a commenti su anime che ho visto recentemente. Ho deciso di partire con Shiki, serie Horror/Mistero di 22 episodi, tratta da un’opera di Fuyumi Ono.

L’anime per me rappresenta sicuramente una novità interessante del 2010, se non altro perché vediamo dei cosiddetti vampiri impegnati a fare il loro mestiere, cioè uccidere cavando sangue dalle vittime.  Non c’è niente di affascinante, niente amori tormentati, niente figosità per bimbeminkia,  insomma twilightate che hanno reso ridicolo un genere.
Dentro quest’opera invece è tutto tragico e decadente: la storia stessa che procede lentamente è decadente, tanto che sembra si avvii verso un lento spegnersi tragico (tragico per gli umani, ovviamente). Poi a metà serie comincia la svolta e comincia il climax verso la seconda tragedia, stavolta invece portata avanti dagli umani. Nel finale c’è il capovolgimento dei ruoli, non ci sono vincitori o vinti, le vittime sono diventate carnefici, travolti dalla furia per la caccia alle streghe. I carnefici finiscono invece per rivelarci un lato umano: paura di morire, voglia di sopravvivere.

L’inizio della storia, ad essere sinceri, non è originalissimo: ci troviamo nel classico villaggio isolato e dimenticato dalla civiltà dei consumi,  dove tutti si conoscono e guardano con sospetto i forestieri, con una famiglia misteriosa che si trasferisce  proprio in quel luogo. Da lì a poco, ovviamente, ci sarà gente che inizia a morire. A questo punto rimango però colpito dalla stupidità degli abitanti, che proprio per le caratteristiche descritte dovrebbero iniziare ad annusare che ci sia qualcosa di strano, mentre invece non hanno reazioni, commentano di rado l’incremento dei morti, deridono chi  prova ad accennare a cause soprannaturali. Per metà serie di eclatante sembra succedere ben poco (e ci può essere la tentazione di mollare qui la visione), poi dal 15esimo episodio cominciano i colpi di scena,  ne avremo quasi uno ad episodio.

Il dottor Toshio Ozaki

I personaggi, dal punto di vista grafico, li classificherei in due categorie: protagonisti e semplici comparse. Questi ultimi sono disegnati con tratti più vicini alla realtà, rughe, facce tirate eccetera. Insomma, dimostrano l’età che hanno o anche più. I protagonisti invece sono del classico tipo “10 anni più giovane” (o anche più giovane). Per non parlare delle loro capigliature, il dottor Ozaki (che dovrebbe avere 32 anni ma sembra averne 15) sembra un allenatore di Digimon e tra l’altro è il più normale lì in mezzo, roba che Lady Gaga passerebbe inosservata. Questa scelta stilistica sui personaggi non l’ho ben compresa; nel senso che non sembra in linea con un’opera di questo genere (li vedrei bene in Paradise Kiss), ma probabilmente è proprio tale contrasto (che, ripeto, può piacere o non piacere) a rendere l’opera più originale.

Nel complesso è un’opera da vedere, di certo non un capolavoro e di sicuro non il meglio offerto dal 2010, ma un suo spazio di fama merita di acquisirlo.

Segnalo inoltre la prima Opening (la seconda mi ha lasciato indifferente):

EDIT: ho rilasciato un commento simile sul forum di Jigoku, son sempre io, non ho copiato 😀

Proteggetevi dalle chiamate sconosciute

C’è una mini rubrica su Focus dedicata a piccoli consigli originali, del tipo “pulire lo zerbino con una patata cruda” (che poi mi chiedo perché uno dovrebbe mettersi a pulire con una patata. Immagino dall’ortolano, mi dia un chilo di patate, oggi c’ho le pulizie di primavera!).

Nel n° 220 di febbraio 2011 ne è apparso uno che è il più originale di tutti:


No, io adesso vorrei davvero vedere qualcuno che va in giro col cellulare in un preservativo.

Immaginate poi se fosse questo qui il cellulare:

Ecco, nei momenti di noia attivate la vibrazione…

Morte con donne nude

WordPress mi ha mandato una mail con un resoconto delle mie attività sul blog e le statistiche (numero di post, di visite, ecc). Tra le varie cose mi ha colpito questa

Some visitors came searching, mostly for morte, donne nude, la morte con la falce, aida yespica nude on tv, and morte con falce

Morte batte figa 3 a 2.

Il che dovrebbe farmi preoccupare sull’andazzo di questo blog.

Per aumentare i visitatori allora scrivo: tanta morte con la falce a tutti (però non scordatevi di un po’ di nudo in tv)

Lucca Comics #2

Dov’ero rimasto? Ah, dovevo raccontare la seconda parte del mio viaggio.

Vorrei cominciare da questo tipo qui a destra. Mi ero fermato a fargli semplicemente una foto, visto che era in costume e lui poi mi aggancia mettendomi in mano dei volantini: era uno di quelli che partecipano ai GdR e cercano continuamente adepti. Fatto sta che inizia a parlarmi di cose di cui non mi interessa niente, solo che sembrava così appassionato che mi sembrava brutto interromperlo e sganciarmi. Così me ne sto ad ascoltare tutto il pistolotto, comprese le notizie su un raduno che organizzano non mi ricordo dove, con una lotteria abbinata che al vincitore riserva un buono di 100 euro per acquistare presso la loro bottega, quella che confeziona i vestiti. Vabé, premio per la passione.

La giornata purtroppo è stata funestata dalla pioggia, a tratti piovigginava, a tratti smetteva, poi d’improvviso arrivavano scrosci violenti che facevano tremare i padiglioni del LC. É proprio per cercare rifugio dalla pioggia che io e la mia ragazza ci siamo infilati in un padiglione e, cercando posto per sederci, siamo incappati in una conferenza con Seth Tobocman, di cui, confesso tutta la mia ignoranza, non conoscevo l’esistenza.

Eccolo qui (è quello al centro impegnato a disegnare):

Ad ascoltarlo, a parte noi due, altre persone che credo fossero lì anche loro per lo stesso motivo nostro: trovare riparo e sedersi a riposare.

La pioggia comunque è stato un vero peccato, comunque, che sia arrivata; ma, del resto, se una manifestazione del genere si fa ad autunno inoltrato bisogna aspettarselo. Non per continuare con le critiche all’organizzazione, ma mi chiedo se fare il LC a settembre, con un clima più mite ad esempio, sia tanto una brutta cosa.

Ed a proposito di clima un plauso a coloro che, cosplayers indomiti, nonostante il freddo sfilavano in costumi poco coprenti. Non ho foto di tali eroi ed eroine, ma vi assicuro che ho visto uomini a torso nude e donne praticamente in bikini.

E così passò domenica. Il giorno dopo invece l’abbiamo passato in giro a Pisa, dove anche lì uno scroscio violento di pioggia ci ha innaffiati per bene.

Questo sono io che reggo la Torre, ovviamente essendo arrivati sin lì è doveroso fare il turista sino in fondo e prestarsi a queste pose 😀

Comunque è stata una bella esperienza e l’anno prossimo vedrò di ripeterla, organizzandomi anche meglio (chissà, magari anche un cosplay, l’avevo detto pure dopo il Comicon). Arrivederci Lucca.

Lucca Comics 2010

Mappa Japan Palace

Ebbene sì, dopo tanti anni che desideravo andarci, quest’anno finalmente ci sono riuscito ad andare al Lucca Comics. Ho temuto sino all’ultimo che qualche imprevisto mi impedisse di andarci, a cominciare da quando, ad un mese dalla partenza, qualcuno (che sicuramente starà leggendo ) aveva per sbaglio annullato la prenotazione della camera. Poi per fortuna si è riusciti a sistemare tutto. Il giorno dopo questo fatto, la fortuna ha proseguito ad assisterci, permettendomi di trovare gli ultimi due biglietti per il viaggio di ritorno (il 2 novembre mattina) con la promozione autunnale (19 euro l’uno).

Il tempo poi è volato e subito si è fatto 30 ottobre, giorno di partenza; non è volato invece il tempo nel treno, che da Napoli è partito con 25 minuti di ritardo, che sono lievitati a 50 una volta arrivati a Pisa (sede del nostro alloggio). A Roma scendono le nostre compagne di scompartimento, due cinesi silenziose e due ragazze addormentate. Acquistiamo invece due famiglie con tre marmocchi al seguito. Non è stato un cambio vantaggioso. Il più grande dei tre (6 anni al massimo) mi ha riempito di calci per tutto il viaggio. Quando una delle mamme ha chiesto scusa per il fastidio io, con una ipocrisia da Guinness, ho esclamato ma no, sono tranquilli.

Abbandonate le piccole pesti, scendiamo a Pisa che sono quasi le 14. Tenete presente che alle 16 dovevamo essere al Japan Palace per la sfilata gothic lolita. Perciò ci si sistema in fretta e furia, si prende il regionale Pisa – Lucca delle 14.50 e si fa una corsa fare i biglietti ed arrivare in tempo al JP. Anche se per attraversare il centro di Lucca non ci vuole molto, comunque la stazione di arrivo ed il Jp si trovano a due estremi opposti della città. La cosa divertente è che pure avendo dietro la mappa con indicate le biglietterie sbaglio pure strada e mi ritrovo a camminare sopra la passeggiata delle mura, dove sarei rimasto se non avessi chiesto indicazioni.

Per il ritorno Lucca-Pisa cominciano invece le note dolenti: siamo alla stazione  prima delle 19 e riusciamo a prendere il treno solo alle 20:20 passate: ne abbiamo persi due nel frattempo, uno è troppo pieno e la polizia non fa salire più le persone, un altro arriva ma si ferma lontano dal grosso della gente (ci saranno state centinaia di persone ad aspettare il treno) e per giunta – la cosa più ridicola – è che questo treno aveva solo due vagoni. La cosa più indisponente è che poi ti passavano davanti treni per altre località praticamente vuoti, con una decina di vagoni e per giunta a due piani! Organizzazione zero da questo punto di vista.

Basta ragionarci su: ogni anno succede questo, quindi non si può dire che sia inaspettato. Inoltre, penso sia prevedibile anche il fatto che la tratta Lucca-Pisa sia la più frequentata, per il semplice motivo che chi non trova alloggio a Lucca si rivolge alla città immediatamente più vicina. É possibile che non potenzino i trasporti? Avere treni ogni mezz’ora nelle fasce di punta è troppo poco, come per giunta è ridicola la scelta di mandare dei trenini con pochi vagoni. Colpa di Trenitalia? Anche, ma Trenitalia sostanzialmente se ne sbatte, devono essere gli organizzatori, il Comune, la questura o chi per loro a sollecitare un potenziamento dei trasporti in occasione dell’evento. Per dirne una, quando ci sono partite di calcio in trasferta con molti tifosi al seguito, non vengono riservati treni speciali ai tifosi?

Comunque, morale della favola, il treno è arrivato quasi alle 22 a Pisa, dopo esser rimasto fermo per un’ora a San Giuliano Terme. Ad un certo punto pensavo di passare la notte lì e non sarebbe stato molto piacevole: in piedi, stretti come sardine e con un caldo infernale.

Il secondo punto a sfavore riguarda le biglietterie: è possibile che il 2° giorno, per chi ha l’abbonamento e deve cambiare il braccialetto c’è un’altra fila da fare? Tra l’altro arrivati nella piazza non c’era un cartello che indicasse quale fila fare, se quella per i biglietti/abbonamenti o quella per i braccialetti. C’era uno dello staff che si sgolava urlando le indicazioni appeso ad una parete : è mai possibile?

A parte questi inconvenienti, per quello che ho visto mi è piaciuto molto e mi dovevo trattenere dal cercare di comprare qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. Alla fine sono tornato con un  Maneki Neko (ecco il mio qui a sinistra), un Roy Mustang ed una katana.

Per la seconda parte del racconto lucchese (che immagino sia molto interessante ed avvincente), scriverò un altro post (che suspense, eh).

 

 

EDIT

Per ciò che concerne le critiche al sistema dei trasporti, debbo segnalare che dopo aver inoltrato un reclamo via email all’organizzazione del LC, ho ricevuto una risposta, cito un estratto della mail

Il nodo della questione è che risulta impossibile (almeno lo è stato finora) trovare un accordo concreto con Trenitalia per ottenere la predisposizione di treni speciali, almeno sulle principali direttrici da e per Lucca.  Tra l’altro, consideri che noi continuiamo a praticare lo sconto di ¤ 2,00 a chi presenta il biglietto del treno, pur senza una convenzione con l’ente ferroviario! (noi lo pratichiamo perchè preferiamo disincentivare l’arrivo a Lucca in auto per evitare disagi e  congestionamenti di traffico).

Da parte nostra, Le garantisco che torneremo immediatamente ad attivarci per risolvere questa annosa questione. Lo faremo con proposte di partnership e sponsorizzazione, in modo che Trenitalia possa trovare un tornaconto che non sia solo lo svolgimento di un buon servizio all’utenza.

Che dire, spero che anche Trenitalia si attivi in tal senso e che l’anno prossimo le cose migliorino. Da parte mia non posso che ringraziare gli organizzatori per la disponibilità.

Stronchiamo un altro telefilm

ATTENZIONE, CONTIENE SPOILERS

Dopo il finale di Lost, è il momento di stroncare un altro telefilm. Questa volta sotto osservazione è FlashForward, telefilm arrivato per ora solo sul satellite (ma reperibile con i potenti mezzi della rete). L’idea di partenza era ottima e la serie poteva promettere di essere la rivelazione della stagione 2009/2010 ed il degno successore di Lost. Poteva.
Questa la trama:

Il 6 ottobre 2009 tutte le persone in ogni angolo del mondo perdono i sensi per 2 minuti e 17 secondi. In questo periodo di tempo, ognuno vede il proprio futuro in una premonizione (un flashforward, appunto): 2 minuti e 17 secondi del 29 aprile 2010 (o del 30 aprile, a seconda del fuso orario). A Los Angeles, l’agente federale Mark Benford vede se stesso investigare proprio sul flashforward, analizzando i dati raccolti su una grande lavagna, un mosaico di foto, nomi, piste. Nel presente, questo suo ricordo lo aiuterà ad iniziare un’investigazione su cosa ha causato e cos’è stato il flashforward che ha mostrato il futuro a tutto il mondo. Mark, così come i suoi amici, i suoi colleghi e la sua famiglia, deve confrontarsi con la sua premonizione e interrogarsi sulle possibilità che il futuro si avveri o meno.

Il risultato? Un flop pazzesco. La serie è stata troncata dopo una sola stagione, interrotta una prima volta in inverno e ripresa in primavera, ridotta poi addirittura da 24 a 22 episodi, primanendo priva di un vero e proprio finale.
Le cause del flop? Molte. A cominciare dai protagonisti. L’agente Mark Benford sembra un perfetto imbecille, una persona priva di senso e logica, a momenti irrazionale, a momenti razionale, a momenti non si capisce cosa voglia fare. Assiste al lento spegnersi del suo matrimonio senza fare nulla, senza alcun apparente motivo. Si era arreso al destino profetizzato dal FlashForward (la moglie che si vede in casa con un altro uomo)? Allora perché fino all’ultimo tenta di cambiare il futuro per ciò che concerne la missione principale della storia?
L’attore stesso che lo interpreta sembra privo di grinta, di espressività, sembra una mucca che guarda passare il treno. Inebetito.
Diciamo che Joseph Fiennes (ossia Mark Benford, il primo da sinistra), sembra soffrire della stessa sindrome di Nicolas Cage e Jake Gyllenhaal

La sindrome di Christian Vieri.

Gli altri attori? Mah. C’è la Penny di Lost (Sonya Walger), anche lei priva di logica. Scappa dall’uomo visto nel futuro (il fisico Llyod Simcoe), poi decide di gettarvisi tra le braccia, poi decide di scappargli di nuovo ma alla fine poi se lo porta a casa, perché così deve andare. Mah. In tutto questo la figlia dei Benford senza fare alcuna piega trova del tutto normale la presenza in casa di un altro uomo e di suo figlio.

L’unico che tenta di tenere in piedi la baracca è un altro “loster”, Dominic Monaghan, nel ruolo del fisico Simon Campos. É il filo conduttore della storia, quello che inizialmente sembra l’artefice di tutto, poi sembra la vittima, poi il carnefice, poi quello che può sistemare le cose. Poliedrico, l’unico con un po’ di nervb. Ma non basta, anche perchè c’è un pezzo della storia che mi sfugge. Simon, nel tentativo di farla pagare alla misteriosa organizzazione che sta dietro il blackout, nella penultima puntata si rivolge a Janis. Ma lui sapeva che Janis fosse un agente del FBI doppiogiochista al soldo dell’organizzazione del blackout (che ne sapeva lui che lei lavorava per la CIA?). Stringono un accordo perché lui è impaziente di non voler passare per un mostro, facendola pagare a coloro che hanno utilizzato le sue scoperte scientifiche e salvando milioni di persone (e dire che fino ad un paio di puntate prima pareva non fregargliene nulla). Janis senza batter ciglio accetta, senza nulla da obiettare. Arriva il collega di Janis, Dimitri, e anche lui, dopo aver pensato di portare Simon all’FBI, non trova nulla da obiettare ed accetta il piano. Senza senso.

Il secondo problema, oltre al cast, sono le storie parallele. In un telefilm non c’è solo la storia principale, ma in contemporanea si snodano altre sottotrame. Pessime, in questo caso, trame da soap opera.

Abbiamo un dottore che poco prima di svenire per il FF sta per farla finita, ma essendo stato miracolato perché sviene prima di suicidarsi decide di vivere per inseguire la donna che ha visto nel FF. Va in Giappone, non la trova. Scopre di avere un tumore, gli resta poco da vivere.  Ma poi guarisce. Si innamora di una specializzanda. La specializzanda gli nasconde il fatto che la donna del FF è a Los Angeles. Lui allora corre ovviamente a cercarla.

Ma cos’è, Un posto al sole?

Andiamo avanti.

Abbiamo già parlato della moglie di Benford indecisa se trombarsi o no Simcoe, stendiamo un velo pietoso.

Abbiamo poi l’agente lesbica dell’FBI (Janis) che si vede incinta nel FF. Fa il doppiogioco lavorando come infiltrata nell’FBI per un’organizzazione misteriosa. No, anzi, fa il triplo gioco, in realtà lavora per la CIA. Dimitri la mette incinta durante una missione, per farle un piacere (sì certo, dicono tutti così. Che fatica il sacrificio). Lo stesso collega che doveva morire in base al FF, ma non muore e molla quella con cui doveva sposarsi perché aspetta un figlio dalla collega.

Ma questa sarebbe una serie di fantascienza? Mah. Penso che sia difficile con così tanti mezzi a disposizione fare più schifo, il flop di ascolti è del tutto meritato, e corrisponde in pieno ad un generale flop qualitativo.

Lost si è perso?

 
ATTENZIONE, CONTIENE SPOILERS SUL FINALE DI LOST
CHI NON HA ANCORA VISTO GLI EPISODI FINALI NON LEGGA 
 
Lunedì mattina (per l’Italia) si è conclusa la sesta ed ultima stagione di Lost. La serie tra le più enigmatiche mai prodotte, ad elevata concentrazioni di misteri, enigmi, grandi interrogativi eccetera. Il motore di tutto lo show era l’aspettativa della loro risoluzione (un motore che cominciava anche a perdere colpi, visto il calo di ascolti delle ultime stagioni). Sì, perchè alla fine tolto tutto il mistero rimaneva solo la storia di un gruppo di persone sopravvissute ad un disastro aereo e confinate su un remoto scoglio dell’oceano (tema non proprio originale). Ma sì, mettiamoci pure che in fondo era tutta una metafora interiore sull’eterno conflitto bianco/nero, scienza/fede, sinistra/destra, sopra/sotto, Baggio o Del Piero. Già sentito, grazie.
 

Era sicuramente lecito attendersi da parte degli autori delle risposte, quanto meno ai quesiti principali, all’altezza di tutte le aspettative createsi col passare degli episodi e delle stagioni. Non dico che si dovesse spiegare tutto né imboccare lo spettatore con la pappa pronta né mettere il dottor Chang alla fine dell’ultimo episodio

a spiegare per filo e per segno tutto. Va bene lasciare un’aura di mistero, va bene lasciare che sia la logica (o la fantasia) dello spettatore a rimettere insieme alcuni tasselli; ma qui si è andati oltre.

Gli autori hanno deliberatamente lasciato irrisolti, in sostanza, tutti gli interrogativi principali per far prendere alla serie una piega mistico-filosofico-esistenzialista.

 Chi ha un po’ di dimestichezza con l’inglese si guardi un po’ questa lista di domande rimaste senza risposta (a volte bastano anche solo le immagini e si capisce):

 

 

Non sto manco ad elencarli, la bomba, i numeri, i geroglifici, i templi, che fine ha fatto questo o quell’altro…D’accordo, In effetti era stato annunciato che non tutti gli enigmi avrebbero trovato risposta, ma gli autori sono andati decisamente oltre. Ed il finale sa tanto di soluzione politically correct, – o emotional correct –  alla fine si riuniscono tutti nell’anticamera del paradiso (o di quel che è) e vissero tutti felici e contenti nell’eternità dopo aver tanto travagliato. Allo spettatore scende la lacrimuccia, ed arrivederci, è stato bello stare con voi tutto questo tempo.

Ah, poi memorabile la scazzottata finale  sull’isola che sta per saltare in aria, con i buoni che devono fare in fretta per scappare via e ci riescono all’ultimo momento e l’eroe che deve impedire il disastro e pure con una coltellata nella panza riesce a salvare la baracca e ha trovato pure il tempo per una limonata finale con la bella della storia – che dopo essersi trombata prima lui, poi il rivale-amico, poi di nuovo lui alla fine si è decisa. Forse -. Fa tanto action-movie anni ’90, aridatece Bruce Willis.

Tutto questo filone mistico-filosofico credo sia stato fatto, peraltro, in modo poco approfondito, molto superficiale e piuttosto elementare. Questa filosofia spicciola con la quale hanno voluto imbastire il finale per ricucire tutti i pezzi serviva solo a coprire la verità: gli autori di Lost si sono infilati in una matassa di enigmi e misteri talmente intricata che alla fine, com’era prevedibile, non sapevano come venirne fuori. Poi magari sarà anche vero che sapessero sin dalla prima stagione dove andare a parare (come hanno dichiarato e nessuno, credo, ci avesse creduto).

Se poi anche quello che il pubblico voleva era il finale contentino strappalacrime, beh, allora esistono decine e decine di altre serie televisive fatte così e Lost non ha nulla di geniale: ma forse l’errore sta in questo, nell’aver osannato tanto la serie scoprendo che da osannare c’è la genialità del marketing televisivo.

Il finale sarebbe perfetto per Beautiful, se alla fine morissero tutti e li facessero ritrovare nell’aldilà penso sia la conclusione perfetta. E ancora, potrebbero far scoprire ai personaggi che tutto quello che hanno vissuto era finto (tipo Ridge che scopre che i suoi 7-8 matrimoni erano inutili)…. A proposito, tutta l’alt-reality coi personaggi che in realtà sono morti e ogni tanto gli vengono i deja-vù…Gli autori avranno visto "Il sesto senso" per caso"? Originaloni.

Comunque, molto probabilmente quello che aveva appassionato gli spettatori erano i misteri dell’isola. Misteri che finiranno sepolti sotto l’oceano, assieme al farlocco aereo Oceanic piazzato da Widmore.

A questo punto, viene da chiedersi se anche i misteri non fossero farlocchi come quell’aereo. Specchi per le allodole.

Altra chicca, notare i picchi di ascolto (negli USA) della sesta serie. Le punte massime sono per la prima puntata, comprensibilmente, e per l’ultima. In mezzo, alti e bassi. Segno che la gente avesse voglia semplicemente di chiarimenti circa il dove, il come, il quando ed il perché di tutto l’ambaradan.

Concluderei con una citazione:

Non scrivete una serie televisiva su un gruppo di persone che precipitano su un’isola, se non sapete dove state andando a parare. Non cercate di inventarvela a meta’ strada, perché se lo fate la storia…inizierà a far cagare abbastanza presto” Seth McFarlane – Creatore dei Griffin

 

PS Jeffrey Jacob Abrams, uno degli autori, è il creatore anche di Fringe, che per ora mi sembra in grado, dalle premesse della prima stagione, di surclassare Lost in quanto a qualità. Ma ci sono le stagioni successive per rovinare tutto.

Comicon 2010

La cosa che mi colpisce del Comicon, del Gamecon e di manifestazioni di questo tipo, è la folla, o meglio, il suo comportamento. Esistono tanti tipi di folle, ma in generale a Napoli c’è la folla scostumata, quella ad esempio che incontri mentre tenti di salire la metro: spingono, urlano, si buttano davanti, c’è il solito signore che si lamenta di Napoli, la donna di mezza età che si fa largo come un rugbista, qualche scimmia scappata dallo zoo che urla cose non comprensibili da esseri umani…
C’è la folla di adolescenti che coi primi caldi migra, come uno stormo di poiane, verso mete marine ed anche lì sembra che un branco di scimmie sia in libera uscita da uno zoo.
Invece la folla di nerd che si incontra nelle manifestazioni che citavo all’inizio, è educata. Si sta stretti, c’é tanta gente, ma nessuno spinge, nessuno urla. Non è uno stress, una lotta per la sopravvivenza.
A parte la lotta per non svenire per il caldo, purtroppo il calore è direttamente proporzionale al numero di persone presenti in una sala, con la variabile dell’ossigeno che tende progressivamente a ridursi. Però poi ti abitui, odore di ascelle compreso.
Anche i noodles istantanei che vendono sono al sapore di ascella. Questo sono io che provo a mangiarli con le bacchette (fallendo miseramente nell’usare le bacchette, quindi ad un certo punto ho preso ad arrotolarli a mò di spaghetti attorno ai bastoncini):

Niente commenti sulla mia espressione, mi è uscita così.

Ho deciso che l’anno prossimo farò anche io un cosplay. Sono ancora indeciso sul soggetto, pensavo Lupin o Jigen (però servirebbero i capelli lunghi). Ho notato non vanno molto tra i cosplay, oramai è un proliferare di personaggi di Starnuto e di vari L-tentativi.

Volevo fare i miei complimenti comunque a questo Cappellaio Matto veramente ben fatto (anche con la finezza di far gli occhi storti a comando):

 

Mistero

 
Il vero mistero è perchè in tv oramai ci sia spazzatura di ogni tipo.
 
Mi guardo bene dall’accostarmi a certi programmi, però quello andato in onda ieri sera ha suscitato la mia ilarità. Era una replica della trasmissione "mistero" di Ruggeri (si, quello che abbracciava La Russa alla festa del Pdl), e a quanto leggo in giro ha parlato anche di una donna messa incinta dagli alieni.
 
Devono aver cambiato metodi i nostri ET, in dei vecchi libri di astronomia che ho c’è una sezione dedicata a simili episodi, in cui si racconta di giovani maschi prelevati dagli alieni e costretti a fare sesso con donne aliene, il tutto allo scopo di tentare esperimenti di incrocio tra la razza umana e quella extraterrestre.
 
Poi forse gli alieni avranno capito due cose:
 
1) Le terrestri son bone,
2) É da stupidi lasciarsi ciulare le donne, anche se è per la scienza.
 
 
Fortuna che c’è il buon Paolo Attivissimo, il cacciatore di bufale. Dev’essere buono l’alieno alla cacciatora.
 
Ruggeri, sarai anche stato punk prima di me, ma la vecchiaia ti ha ridotto male.