Non è che l’erba dei pascoli vada a male perché va in vacca

Negli ultimi tempi mi dedico all’esplorazione dell’entroterra italico.

Lo scorso week end sono stato in terra abruzzese, attraverso le Gole del Sagittario. Erano un po’ arrossate, forse per l’umidità.

La prima annotazione da fare è che i paesini di montagna si assomigliano un po’ tutti per contesto e sistema di sicurezza.

Lo Stato Italiano, stante la penuria di FdO sul territorio, fornisce infatti agli abitanti di tali località degli scanner biometrici con cui analizzare i forestieri in transito.

Uscendo in strada, sono stato accolto dai commenti, non tanto discreti, di due efficienti signore-guardiane:

– E questo a chi è figlio?
– Non lo so a chi appartiene…

Buonasera, ho fatto io. Poi sono scappato prima che dessero l’allarme.

Quando ho raccontato l’episodio a un amico locale, mi ha detto che mi è andata bene che non dicessero Questo non è ‘taliano.


Nota bene: con “non italiano” non intendono di provenienza fuori dalla penisola ma “non del nostro villaggio”.

 


L’altra particolarità dei paesini di montagna, che ho già raccontato altre volte, è la presenza di un unico bar dove si radunano tutti gli abitanti.

Quello che ho visto stavolta era particolare: gestito come una cooperativa, con un sistema di tesseramento – Maroni non aveva inventato nulla con la Tessera del Tifoso: qui già prima c’era la Tessera del Beone – e aperto fino a quando il barista ne ha voglia. In inverno lui va a svernare altrove.

Biliardino con maglie dei calciatori che non si distinguono più perché sono annerite: vero esempio di calcio Balilla.

Vecchi che si infamano a vicenda giocando a carte. Vecchi che si infamano a vicenda giocando a bocce. Bambini che assistono perché è giusto che imparino quali sono i veri valori, come il rispetto dell’avversario finché non comincia a vincere. A quel punto va infamato.

Al bancone puoi chiedere di tutto. Tanto ti daranno o birra (Moretti da 66) o Campari o cicchetti di genziana o Ratafia. Il cocktail più elaborato che può servirti il barista è un Martini con la tonica, mischiati a caso. Tanto può capitarti una gassosa aromatizzata al Martini tanto invece un coma etilico.

Presenza immancabile, la persona più originale del paese: giubbotto con bandiera a stelle e strisce e cappellino girato all’indietro, stile Jovanotti anni ’80, che nelle sue battute di caccia vanta di abbattere cinghiali, cervi e draghi come fossero mosche. Quando vede un forestiero lo aggancia perché sa di trovare una persona nuova a cui raccontare le proprie mirabolanti vere false imprese. Gli altri osservano e sogghignano pensando “Oh, ha trovato una nuova vittima, questa sera non ci stresserà”.

La vittima in questo caso sono stato io. Mi ha seguito per tutta la sera. Ho dovuto fingere di morire per tornare a casa.

Alla sera mentre mi stavo dirigendo verso l’auto ho percepito una presenza inquietante dal prato alle mie spalle.

Mi sono girato ed era una mucca che ruminava osservandomi e pensando “Questo non è ‘taliano”.

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‘taliani a casa nostra

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Non è che il geologo chiami un ortopedico per studiare una frattura

Una delle cose belle che ti insegna l’Islanda è la relatività del tempo.

Te ne accorgi mentre viaggi per chilometri e chilometri in mezzo al nulla. Ogni tanto qualche fattoria isolata, qualche cavallo capellone, qualche caprone che alza la testa e ti guarda con l’espressione di chi pensa tu abbia proprio un’aria da fesso.

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Acconciature discutibili (foto non mia)

Sembra tutto immobile da millenni. Eppure lì si muovono tutti gli elementi. Acqua, aria, fuoco, terra.

Gli abitanti si aspettano un paio di eruzioni in tempi brevi. Ne parlano come se stessero aspettando uno scroscio di pioggia.

C’è una spaccatura che si allarga di 2 centimetri all’anno e che sta a significare che l’America vuol allontanarsi dall’Europa. O forse è il contrario. O forse è un complotto degli scieanziatei che nottetempo vanno a scavare per perpetuare il grande complotto quando poi ormai lo sanno tutti che la Terra era piatta e poi si è fatta una mastoplastica additiva.

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Una frattura. Ahia chissà che male!

Che poi per viaggiare in mezzo al niente e vivere l’isolamento non c’è bisogno di andar tanto lontano.

Puoi avere la stessa sensazione spostandoti in Basilicata. Una volta Google Maps, che cerca sempre di far sì che tu non ti possa mai annoiare, ha tentato di farmi smarrire in qualche punto imprecisato del Potentino.

Essendo forse programmato per cercare sempre il percorso più breve, oppure sentendosi solo un gran burlone, invece di dirigermi verso una statale mi ha fatto scalare una montagna dove l’unico segno di civiltà era un distributore di benzina abbandonato da 20 anni almeno. La strada sembrava fosse stata vittima di un bombardamento (oltre che e di fenomeni bradisismici).

Ho pensato che se in quel momento l’auto mi avesse abbandonato sarei rimasto lì. Forse mi sarei rifugiato in una grotta e mi sarei dato al brigantaggio per sopravvivere.

Ed è proprio in questi momenti che capisci quanto sia relativo e poco significativo il tempo: perché non ti importa di arrivare prima, sarebbe meglio arrivarci sano e salvo.

Non è che l’erede al trono comprenda gli ultrasuoni perché è un Delfino

Nel precedente post avevo detto che avrei raccontato qualcosa in più sulla mia esperienza islandese. Ho riflettuto su cosa potessi dire:

– Che i giovani di Reykjavík amano sgommare ai semafori provando partenze da F1 e comportandosi proprio da kjavik?
– Che la birra è acquistabile solo nei negozi che hanno la licenza del monopolio statale, quella invece venduta nei supermercati fa al massimo 2,0 gradi, praticamente conviene sballarsi di RedBull?
– Che un tizio voleva a tutti i costi andare in giro in escursione con l’ombrello e credo a quest’ora stia sorvolando il Baltico, aggrappato al suo ombrellino?

E poi ho pensato di parlar di cetacei.

Le balene vengono nei fiordi dell’Islanda a trascorrere l’estate, mi han raccontato. Passano lì alcuni mesi per riposarsi perché non ci sono rotture di maglioni.

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Turisti sporcaccioni che lanciano tanga nell’oceano

Proprio pensando alle rotture di maglioni, ho chiesto alla guida che accompagna i turisti in nave a veder cetacei se tali attività non fossero di disturbo agli animali.

– Caghiamo di sicuro loro il cazzo.

Mi ha fatto capire.

Poi ha aggiunto:

– Ma, per quel che facciamo, al livello di una mosca per noi.

Io odio le mosche, quindi la sua risposta non mi ha rassicurato.

E poi mi ha spiegato come si approccia un cetaceo in modo da non arrecargli stress o non dargli modo di pensare che vogliamo andare in culo alla balena.

Innanzitutto non si usano metodi di ricerca tecnologici per trovarne una. Niente Tinder o siti di incontri, quindi. Si procede vecchia scuola: si naviga a vista osservando il pelo. Il pelo dell’acqua, s’intende.

In genere le balene salgono in superficie per respirare e poi si immergono per un periodo che va dai 5-6 agli 8-9 minuti. Dipende da che polmoni c’ha e se è fumatrice o meno.

Una volta avvistata si procede nella sua direzione e poi ci si ferma a debita distanza aspettando che riemerga.

Ma se l’animale non ha voglia di farsi vedere, vuoi perché si scoccia, vuoi perché non si è truccata o non si è fatto la barba e quindi si vergogna a non farsi vedere in tiro, può anche riemergere molto più lontano e fregarti! Questo è un chiaro messaggio che non vuole incontri ravvicinati e che quindi va lasciata stare.

Ricordate: se la balena dice No, vuol dire no. Non è tipo da far giochetti del tipo “Scappo perché voglio che tu mi insegua”.

Se invece è tranquilla e rimane in zona, la volta successiva che riemerge ci si può avvicinare di più. L’accortezza è quella di non tagliarle la strada passandole davanti: non è bello sentire una balena che ti bestemmia gli antenati e ti urla Chi ti ha insegnato a navigare?!.

Dopo averla seguita da dietro e aver appurato che si sente tranquilla, la si può affiancare.

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A quel punto lei ti guarderà un po’ di sottecchi come quando accosti qualcuno al semaforo che pensa tu lo voglia sfidare.

Dopo averti osservato e deciso che sei senza dubbio un parvenu, con uno sbuffo e una scodata si immergerà di nuovo, sdegnata, e filerà via come fanno i giovani di Reykjavík .

A quel punto sarà chiaro che i cetacei sono dei tamarri.

L’esemplare avvistato era lungo circa 7 metri. Pensate in città che scomodità sarebbe parcheggiarlo.

Non è che per il fotografo la prima impressione sia tutto

È settembre. È lunedì. Urge riprendere.

Il lavoro? No, il blog.

In questa nuova stagione ci saranno tante novità interessanti. Ci sarò io, sempre io e solo io. Sono tornato dalle vacanze carico di voglia di pensare soltanto a me. E con 4 kg in meno. È il peso di tutti i soldi che ho speso in Islanda (tendo a convertire tutto in spiccioli).

Non è settembre e non è lunedì senza la ripresa delle rotture di maglioni. Oggi mi ha chiamato un tizio dalla sede centrale, un tizio che ha due nomi di battesimo e un cognome che è formato da altri due nomi di battesimo. Praticamente è uno e quadruplo. Non ho fatto in tempo a rispondere, mi ha lasciato un messaggio in segreteria. Era mia intenzione richiamarlo dopo pranzo. Mi ha richiamato lui prima.

Voleva sapere degli sviluppi di un progetto di cui si era parlato a inizio estate:

– Gintoki, se ricordo bene ti avevano detto a giugno che non si poteva far niente e di riprovare a settembre. Quindi?

Quindi cosa? Oggi è lunedì 3 settembre. Mi chiedo secondo lui quando avrei dovuto vedere questi tizi.

Il problema lì su nella sede centrale della Spurghi&Clisteri SpA per cui lavoro è che ognuno per cui svolgi delle mansioni pensa di essere l’unico da servire e accontentare o, quantomeno, il primo della lista dei tuoi pensieri.

Io per ora ho solo una lista di postulanti e seccatori e costui ha fatto un bel balzo in classifica quest’oggi.

Pensare che una settimana fa ero qui:

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A spaventare i turisti vestito come un rapinatore.

Per lo scatto di questa foto fornisco alcune info per gli appassionati di tecnica fotografica:

– mi sono immerso con i piedi nel fiume per ottenere un maggiore realismo;
– l’effetto della cascata schiumosa e schiumante si ottiene con un paio di fustoni di Dixan rovesciati nell’acqua;
– gli occhiali a specchio servono alla fotocamera per prepararsi allo scatto mettendosi in ordine;
– il cielo è un allegro pomeriggio d’estate di Domodossola gentilmente fornito in prestito dalla Sovrintendenza;
– se ascoltate la foto al contrario il rumore della cascata sembra una canzone di Julio Iglesias.

La location è ovviamente islandese – qui ero a Gullfoss – ma potete ottenere ottimi risultati anche con una vasca da bagno e un secchio. Se poi non vi piacciono le cascate in alternativa potete andare uscire a prendervi un gelato.

Non è che il tifoso della Lazio non degusti i cibi perché odia l’a-roma

Sono tornato dal Festival a Utrecht con alcune indicazioni e riflessioni e un alito importante.

Confermo innanzitutto che nei Paesi Bassi siano dediti ad attività alquanto libere, al limite talvolta della licenziosità.

Una statua dedicata a Satana in centro a Utrecht ne è la prova.

Nelle ore notturne la statua rallegra e rischiara l’ambiente lanciando globi di luce

Come forse inoltre è noto, da quelle parti praticano il gender, come ben dimostra questo cartello appeso all’entrata di una toilette.

Un po’ confuso sono entrato, dovendo rispondere a un impellente richiamo fisiologico.

Avevo delle vaghe idee sul funzionamento del gender, apprese in Italia assistendo a un comizio pubblico – o forse ero tra una folla scostumata al banco ortofrutta del mercato, non ricordo bene -, e cioè che ci si sveglia la mattina e si cambia sesso o addirittura si debba dimenticare di avere un sesso e comportarsi come fossimo tutti uguali (di sesso).

Potete quindi immaginare la mia difficoltà: ho creduto di dover lasciare il mio sesso all’entrata del bagno per essere gender neutral ma non avevo idea di dove poggiarlo. Ho chiesto a una ragazza dello staff del festival se potesse tenermelo per un po’ – in cambio potevo offrirmi di tenere il suo sesso se avesse avuto bisogno – ma un po’ spiazzata ha convocato un energumeno. Pensavo fosse l’addetto guardarobiere dei sessi e notando i suoi muscoli ho detto No guardi il mio non è così pesante da portare, sono onorato mi sovrastimiate ma sono molto umile e modesto. Mi ha spintonato.

Comunque alla fine sono entrato in bagno col mio sesso e forse ho fatto brutta figura col gender.

Sessi a parte, altra peculiarità di quelle zone è che è tutto composto con la cipolla. Gli unici cibi che non contengono cipolla sono quelli cui la cipolla è stata tolta prima di essere serviti, in modo da lasciarne solo l’aroma.

Anche le persone sono fatte di cipolla, visto gli effluvi che fuoriescono quando aprono bocca.

È per questo che quando ho provato a capire come si chiamassero gli abitanti di Utrecht – vero scopo del mio viaggio – mi è stato detto che le persone lì non si chiamano. Si cercano a fiuto.

Tra le abitudini alimentari particolari c’è quella di mangiare kebab di carne di Bambi

Il clima presenta due modalità: pioggia e non pioggia, che si alternano più volte nel corso di un minuto. Tale rapida alternanza agevola la vita in quanto i passaggi da uno stato climatico all’altro sono così impercettibili che alla gente non gliene frega niente di che tempo ci sia fuori e continua a vivere come se niente fosse. In questo modo liberi da pensieri possono dedicarsi ad altre attività, come l’andare in bici sfrecciando da un capo all’altro della città accelerando quando davanti a loro appare un passante.

Capitano comunque a volte quelle che loro definiscono “belle giornate” e che noi definiamo “che tempo di merda ora mi giro dall’altro lato del letto”.

Questa foto l’ho scattata ad esempio in una tipica bella giornata. Poi lì sono morto per aver fumato troppa cipolla in un Onion Shop e il mio viaggio è terminato.

Un gatto del II sec. a.C a caso

Non è che nei Paesi Bassi puoi menar il can per l’Aia

Mi assenterò per qualche giorno per il Festival di musica a Utrecht. Ovvero, la mia personale sagra della salsiccia. Avrò infatti 5 compagni di viaggio. Tutti in una sola stanza d’ostello.

La stanza ha il wc separato dal resto del bagno. Ottimizza e riduce le code. All’estero è una cosa comune anche nelle case private. Di certo è pratica. Che sia igienica, è un altro paio di maniche. Le stesse maniche con cui conviene toccare le maniglie.

Ci sono già stato 2 anni fa a Utrecht per questo festival. In quell’occasione ho appreso alcune cose sui Paesi Bassi.  Ad esempio è vero che sembra tutto un po’ Venezia. Difatti sono bei posti ma non ci vivrei. Però non ti chiedono 100 euro per sederti a bere un bicchiere d’acqua come a Venezia e questo quando lo scopri ti fa rimanere male.

È proprio vero come dicono che lì ci sono un sacco di biciclette. Talmente tante che sono i ciclisti a bullizzare gli automobilisti, che escono solo per farsi la scampagnata domenicale e vengono puntualmente insultati dalla gente a due ruote.

Molti ignorano che i Paesi Bassi si chiamano appunto Paesi Bassi e non Olanda, in quanto l’Olanda è una Provincia dei Paesi Bassi.

Molti di più ignorano che i Paesi Bassi sono a loro volta parte del Regno dei Paesi Bassi, che comprende Paesi Bassi per l’appunto, Aruba, Curaçao e Sint Maarten. Questa confusione di denominazioni causa agli stessi abitanti un gran disorientamento e mal di testa, che curano fumando l’asciscio, usanza comune tra uomini, donne, giovani, anziani. Ai turisti invece non gliene frega una mazza e si chiamassero un po’ come gli pare, basta che poi condividano l’asciscio. Questa richiesta di asciscio è tale che ha generato un modo di dire nel Regno, si dice infatti che lì la roba buona va Aruba.

Un signore dei Paesi Bassi con la tipica faccia sconvolta di un fumatore di asciscio

Il mio viaggio ha comunque finalità d’indagine: scoprire come si chiamano gli abitanti di Utrecht.

Spero di tornare con questi e altri ragguagli in merito.

Non è che al pugliese piacciano oggetti di una particolare Foggia

Tra le cose che mi sono capitate ad agosto, c’è quella di aver appreso di un tizio che è stato esiliato a Foggia.

Costui è un classico figlio di papà.


Qualunque cosa voglia significare questa definizione. Vorrei dire, siamo tutti figli dei nostri padri a meno che non ci sia qualcuno prodotto per partogenesi senza intervento maschile.


Il tale viveva a Roma, dove si godeva la grande bellezza romana dando un esame a ogni Olimpiade.

Stando così le cose, i genitori, invece di indicargli la nobile via della disciplina della zappa, l’hanno spedito a studiare a Foggia.

Ho chiesto a un Foggiologo (un esperto di Foggia), ovvero il primo pugliese di passaggio, se Foggia fosse così terribile. Mi ha detto Sì, è un incubo.

Ai Foggiani diritto di replica, la mia casella di posta è sempre aperta (sarà per questo che mi rubano sempre la posta).

A proposito di persone in località improbabili, quando sono andato in visita alla Grotta Gigante fuori Trieste mi sono trovato in compagnia di un gruppo di suore straniere di non so quale ordine.


La Grotta Gigante si chiama così in quanto grotta e gigante: si tratta di una singola cavità e in quanto tale è la più grande del mondo. Mi sono informato, non è semplice essere sia grotta che gigante.


Durante il viaggio in autobus, quando il mezzo ha raggiunto la cima del Monte Grisa, si è intravisto lo splendido Golfo triestino. Una delle suore ha esclamato È l’Atlantico!. Un’altra ha fatto eco Sì, è l’oceano.

A quel punto è intervenuta quella che era evidentemente la scienziata del gruppo, che ha detto Sì, deve essere l’oceano perché è grande.

Non ho commentato.

Uno scorcio dell’Oceano che bagna la costa friulana. Aguzzando lo sguardo si intravede in lontananza la Florida.

All’interno della grotta era tutto umido e bagnaticcio: col 95% di umidità è comprensibile.

Una delle suore invece non comprendeva e si chiedeva Ma perché è tutto così bagnato per terra?.

La scienziata del gruppo, sempre la stessa, è intervenuta dicendo Ci deve essere dell’acqua che scorre di notte che tengono controllata di giorno.

Avrei quasi desiderato intervenire, ma chi sono io per contestare le convinzioni altrui?

Proprio una grotta del Carso

Viviamo in un mondo di persone che contestano, mentre invece, delle volte, bisognerebbe solo lasciar scorrere. Come l’acqua che usano per bagnare le grotte.

L’altro giorno mi ha telefonato il coordinatore del mio lavoro mentre ero in treno. Durante l’emozionante racconto in cui mi parlava di una riunione del 13 in cui darmi un imprimatur, il treno è entrato in galleria e per una 40ina di secondi l’audio è andato via, pur restando in linea la telefonata.


Non so a cosa si riferisse con questo imprimatur, inizialmente avevo capito darmi un primate e io volevo ringraziare ma rifiutare in quanto ho troppi gatti da gestire ci manca solo una scimmia, a meno che con Primate non intendesse un Vescovo e anche in quel caso dovrei rifiutare perché non saprei proprio come accudirlo.


Usciti dalla galleria, con me pronto a scusarmi per l’interruzione, ho ritrovato il mio interlocutore che stava continuando a parlare come se niente fosse.

Perché le sue parole scorrono e formano un grande oceano. Le suore su questo mi han indicato la via (ma non quella di Foggia).

Non è che ai Triestini non gliene freghi un Carso

Mi sono ritagliato 6 giorni – è stato molto difficile, ci vogliono forbici grandi – zaino in spalla itinerando tra Friuli e Veneto. Non è stato molto difficile, visto che sono in vacanza fino al 1° settembre quando poi inizierò a fare altro, ma non è di questo che voglio parlare. E non voglio parlare neanche delle mie vacanze, ma di quella volta che a Trieste ho intervistato una galleria perché non avevo altro da fare.

Trieste, Galleria di Montuzza o della Fornace o Sandrinelli, olio su smartphone.

Gintoki: Buonasera.
Galleria: Buonasera a lei.
Gi: Come va?
Ga: Eh, ho un po’ di acciacchi…sa, l’età…ho la sindrome del tunnel carpale!
Gi: Come va il lavoro?
Ga: Sempre uguale…il solito tram tram. Un va’ e vieni continuo e gente che passa e non saluta neanche.
Gi: E i rapporti sociali?
Ga: Così così. Dicono che qualsiasi cosa mi riferiscano da una parte mi entri e dall’altra mi esca.
Gi: Posso chiederle come mai ha scelto questa professione?
Ga: Questioni di famiglia. Sa, mio padre e mio nonno erano del mestiere. Io invece volevo lavorare all’acquedotto, ma si sa come vanno le cose in Italia, se non conosci qualcuno nel settore non puoi far niente. Mio padre conosceva invece l’ingegnere a capo dei lavori sotto questo colle e quindi…
Gi: Scusi mi sta dicendo quindi che lei è raccomandata?
Ga: Macché raccomandazione, è stata una onesta transazione amichevole. L’ingegnere mi ha dato il lavoro e a lui io ho dato…il mio buco.
Gi: Ah. Preferisco non approfondire. Com’è la vita di voi gallerie? Vi sentite apprezzate per la vostra attività?
Ga: Insomma. A noi, scusi il termine, non ci incula nessuno. L’unico momento di notorietà l’abbiamo avuto quando Caparezza cantava Fuori dal tunnel. All’epoca stormi di imbecilli fuori le gallerie cantavano Siamo fuori dal tunnel-l-l-l-l. A quel tempo li odiavo – e non c’erano neanche i selfie e i social sennò sai che casino – ma oggi li rimpiango.
Gi: Cosa si potrebbe fare per rivalutare la vostra immagine?
Ga: Si potrebbe cominciare a non utilizzare espressioni discriminatorie. Per esempio, perché quando una persona è in un brutto periodo dice di trovarsi “in un tunnel senza via di uscita”? Non ha senso, se non c’è uscita non è un tunnel! È scorretto, qualcuno dovrebbe far qualcosa e lanciare questo messaggio!
Gi: A proposito di messaggi, ha lei qualcosa da dire ai giovani?
Ga: Sì: smettete di lanciar salami nelle gallerie per far battute sulle donne!
Gi: Lo trova sessista, non è vero?
Ga: Macché! È che sono vegana! Lanciate dei panetti di tofu, piuttosto!
Gi: Arrivederci.

Non è che ti serva un artigiano per avere un bagaglio “a mano”

Sono riuscito a impacchettare tutto per il mio ritorno in Italia. Un grazie lo devo anche a Hajdeby: ci abbiamo veramente dato dentro insieme.

All’inizio ho avuto qualche difficoltà: il mio tubo era troppo grosso e non riuscivo a farlo stare perfettamente in posizione. Il risucchio comunque è andato poi che un piacere.

Hajdeby è la linea di sacchetti per sottovuoto IKEA.

Ora ho un intero armadio diviso tra valigia, zaino e borsa portacomputer.

Chiudere la valigia mi ha dato qualche problema. Uno dei vecchi sacchetti che avevo ha ceduto all’aria e ho temuto esplodesse lanciando i miei vestiti per la casa. Mi sono visto al rallentatore danzante tra boxer e t-shirt volanti come fiocchi di neve.

Fortunatamente non è volato nulla, a parte qualche invocazione ad Anubi perché dovevo ricominciare da capo.

Chiudere la valigia è come una guerra di posizione. Ogni millimetro di cerniera guadagnato costa sudore e sangue (dalle dita) e fatica. E sai che non devi mollare mai la presa perché rischi di dover tornare indietro e perdere più del doppio del terreno che avevi guadagnato.

Oggi ho avuto altri segnali che fosse veramente ora di levare le tende da questa città.

1) Ho perso l’abbonamento dei mezzi.

2) A casa poi ha bussato il postino che cercava il mio padrone di casa. Ho provato a dare spiegazioni ma non riuscivamo a capirci. Poi mi ha fatto:
– Sister?
– Eh?
E se ne è andato agitando le braccia. Probabilmente mi ha detto tu’ sorella.

3) Questo pomeriggio ero a un bar di Jaszai – Maródi Cukrászda, se ci passate. Ha delle buone torte – e un tizio al tavolino di fronte per un’ora buona ha tenuto in mano un piede della propria ragazza. Un piede attaccato al corpo, s’intende.

Bevevano il proprio shakerato, giocavano a un gioco con dadi colorati, chiacchieravano. E nel frattempo lei teneva il piede sinistro sulla mano sinistra di lui.

All’inizio pensavo lei fosse vittima di un infortunio e non potesse poggiare il piede a terra. Ma quando si sono alzati e lei ha infilato le ballerine, camminava normalmente.

Questo episodio di podofilia mi ha fatto capire di aver ormai visto e vissuto abbastanza qui e che fosse ora di andarsene, soddisfatto per il pieno di esperienze fatte. Quindi sono tornato a casa a terminare la guerra di trincea con la valigia di cui accennavo sopra.

Fa sempre strano chiudere la vita in un bagaglio.

A parte che suona anche macabro dire di avere la vita in un bagaglio. Per sicurezza, sul mio ho fatto un paio di buchi per farla respirare.

Non è che i Norvegesi abbiano i nervi a fiordi pelle

Ho approfittato del weekend lungo per soddisfare un desiderio che avevo da tanto.

Vedere un po’ di Norvegia, come si può dedurre dalla foto qui sotto:

Queste qui sopra sono proprio delle bandiere norvegesi: e mi sono informato prima di andarci, solo in Norvegia ce l’hanno quindi non poteva trattarsi di un altro posto. Altri Paesi Scandinavi ne hanno di simili ma con colori diversi.

La base del mio viaggio era a Bergen. È una città divisa in una parte alta e una bassa, che gli autoctoni, i berganaschi, chiamano rispettivamente Bergen de hura e Bergen de hota.

Bergen di sopra e Bergen di sotto

Il costo della vita in Norvegia è altissimo. Anche la più banale sciocchezza costa un occhio della testa, come ben sa Odino che l’ha scoperto a proprie spese:

Odino non offendere se non vuoi che ti odino.

La Norvegia è nota per tre cose:

  • il salmone
  • il True Norwegian Black Metal
  • i fiordi.

Il salmone sa di salmone come in ogni parte del mondo ma non è stopposo una volta cotto come quello che ho trovato altrove. Forse gli danno da mangiare additivi diversi. Del TNBM avevo dei timori reverenziali.

Il terzo punto della lista era il mio obiettivo.

Fjord è una parola norvegese che vuol dire “posto dove vi entra l’acqua e non a causa del lavello che perde”, da cui deriva la parola italiana fiordo che vuol dire “parola che in norvegese indica un fiordo”.

Questo è un fiordo (la bandiera serve per ricordarsi di essere in Norvegia e di diffidare dalle imitazioni):

Si chiama Aurlandsfjorden ma potete anche evitare di chiamarlo tanto sta sempre lì e non va via.

Lungo i fiordi, nell’antichità, sorgevano insediamenti vichinghi. Un luogo comune vuole che questi popoli portassero elmi con le corna. Si tratta soltanto di una leggenda popolare.

I vichinghi avevano fama di essere sanguinari e violenti: è comprensibile, chiunque lo sarebbe se venisse definito cornuto.

La Norvegia è un Paese molto sicuro. Magari non per le balene, che qui vengono servite come hamburger.

Pensate che una sola balena sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno di carne di un McDonald’s del Midwest per una mezz’ora buona. Sorprendente.

Per le persone, dicevo, la Norvegia è un posto con un alto livello di sicurezza. Ad esempio una donna può girare tranquilla per le strade anche a tarda ora. Questo ha dato vita al celebre fenomeno delle donne “sole di mezzanotte”.

Un aneddoto storico vero – non che le altre cose qui dette non fossero vere perbacco – è che Bergen ha a guardia del proprio porto una fortezza che è stata sempre inoperosa, essendo la città neutrale. L’unica volta che ha ingaggiato un combattimento è stato nel ‘600 per bombardare una nave inglese che intendeva abbordare una nave olandese carica di merci preziose dalle Indie e che faceva scalo proprio a Bergen.

Piccolo particolare: inglesi e norvegesi si erano accordati per spartirsi il bottino ma a Bergen la notizia non era arrivata in tempo.

Da qui il detto popolare in Norvegia: quando piove, a Bergen sono gli ultimi ad accorgersene.

Curiosità antropologica: gli uomini non sono mica tutti come Ragnar Lothbrok o come il Thor dei film Marvel, anche perché entrambi gli attori sono australiani.

Anche le donne non sono mica tutte come Lagertha, anche perché l’attrice è canadese.

Credo quindi sia la stessa delusione che provano gli americani quando non trovano italiani – donne comprese – coi baffi.

Spero che queste piccole pillole di Norvegia abbiano fatto venire a voi la stessa voglia di andar giù nello Scandinavio come ho io di tornarci e scoprire altre curiosità su questo interessante Paese fatto di terra, acqua e neve candida che tutti insieme formano i famosi fiordi latte.

Zeusly Planet – Bologna

Continua il processo di emendazione del turista da parte di Tati, Zeus e il sottoscritto, con le “issime” avventure e recensioni in giro per il Mondo!

Leggete e potrete dire “Ora capisco”!

Music For Travelers

Zeusly Planet, scritto,concepito&disegnato da Zeus, Tati e Gintoki, è un progetto editoriale  di emendazione del turista. Sì, proprio tu, fessoscopico e turboelico turista che di torpedone in torpedone raggiungi le agonate mete turistiche seguendo le stesse, identiche, indicazioni che guidano altre centinaia di migliaia di turisti come te, perché scritte su una guida standardizzata. Uno sguardo asettico sul mondo, pensato e replicato dalla lobby delle guide che da quest’oggi decidiamo di combattere, perché…perché sì!
Perché noi non ti diremo quale è il punto migliore per fingere di reggere la Torre di Pisa e come andare a calpestare gli attributi del toro della Galleria di Milano, bensì come ingurgitare una bistecca alla fiorentina di un Kg (soltanto l’osso) e poterlo raccontare e come evitare di stare sulle palle ai milanesi. Non ti indicheremo la via per il balconcino di Giulietta, ma magari quella di un sexy shop dove di…

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Zeusly Planet – Vienna

Comincia qui un turboelico viaggio per il mondo a suon di recensioni alternative! Che sbrego e che svirgole!

Music For Travelers

Quel che inizia quest’oggi da parte di Zeus, Tati e Gintoki, è un progetto editoriale  di emendazione del turista. Sì, proprio tu, fessoscopico e turboelico turista che di torpedone in torpedone raggiungi le agonate mete turistiche seguendo le stesse, identiche, indicazioni che guidano altre centinaia di migliaia di turisti come te, perché scritte su una guida standardizzata. Uno sguardo asettico sul mondo, pensato e replicato dalla lobby delle guide che da quest’oggi decidiamo di combattere, perché…perché sì!
Perché noi non ti diremo quale è il punto migliore per fingere di reggere la Torre di Pisa e come andare a calpestare gli attributi del toro della Galleria di Milano, bensì come ingurgitare una bistecca alla fiorentina di un Kg (soltanto l’osso) e poterlo raccontare e come evitare di stare sulle palle ai milanesi. Non ti indicheremo la via per il balconcino di Giulietta, ma magari quella di un sexy…

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