Non è che se sei un Narciso ti fai curare da un giardiniere

gnomico
/’ɲɔmiko/ agg. [dal gr. gnomikós, der. di gnomé “opinione, sentenza”] (pl. m. -ci). – (crit.) [che contiene sentenze o è costituito da sentenze: linguaggio gnomico; poesia gnomico] ≈ aforistico, sentenzioso.

 


Gnomico.  Questa parola mi ronza da ieri in testa.

Gnomico. Ho incontrato una ex collega di lavoro e il marito, reduci dal Concorso TFA. Un delirio assurdo, dicono. Forse era un Concorso TSO.

Gnomico. Tra i quesiti dei test, c’era quello di trovare un sinonimo a questa parola.

Io ero reduce invece dal secondo turno di qualificazione per una posizione cui mi ero candidato. Qui raccontavo che sarebbero state 4 sessioni. In realtà, tra la prima e la seconda hanno anche inviato ai candidati un test di personalità online. Ieri, durante la sessione di gruppo, è stato tutto un test. Quindi scompattando tutte le analisi che ci stanno facendo credo che tutte queste procedure forse saranno utili per entrare nei servizi segreti.

Nel precedente post raccontavo anche del mio stress da esame. Ieri, essendo un colloquio di gruppo – a me avevano parlato di “sessione di gruppo” e avevo pensato a qualcosa di sessuale. Non mi ci sarei prestato ma all’occorrenza avevo comunque messo i boxer migliori che uso al primo appuntamento – ho visto vari tipi di stress.  Ho capito che alla fine siamo tutti esseri umani, con le proprie debolezze.

Ho visto lo stress che ti tormenta le mani e te le fa torcere disarticolando le falangi.
Ho visto lo stress che ti incrocia le braccia irrigidendoti il busto.
Ho visto lo stress che ti rompe la voce e te la tremare come se stessi parlando davanti a un ventilatore.
Ho visto lo stress che ti fa fare gli occhi lucidi come se volessi scoppiare in lacrime.
Ho visto lo stress che ti fa parlare come una macchinetta.

Poi c’è il mio stress che mi rende un coglione. Forse sarò narcisista, ma tendo a mettermi troppo in mostra. Non lo faccio di proposito, è una cosa istintiva. Non tendo a soverchiare gli altri né cerco di mostrarmi migliore. Solo che mi si nota, per una battuta, un’affermazione, una domanda, un’affermazione aforistica (gnomica?). Il che potrebbe essere un bene, perché lo scopo di una sessione di gruppo è emergere. Dipende però sempre da ciò che stanno cercando dall’altro lato.

In linea di massima posso dire che questo aspetto mi ha sempre portato bene. Temo però che a lungo andare, se non curato, possa peggiorare e risultare arrogante e/o supponente. Questa occasione mi ha insegnato qualcosa. Mi ha moralizzato. Probabilmente è stato un colloquio gnomico.

Voi l’avete mai avuto un momento gnomico?

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Un invito a vedere la Camera non implica per forza delle avances sessuali

Premessa: i concorsi pubblici sono ormai dei concorsi pubici: perché è col padredeibambini che spesso sembrano gestiti.


DIGRESSIONE CONCORSUALE
Mi danno sempre fastidio quelli che chiedono: “Perché non fai il concorso per aiuto-vice-spazzacamino al Ministero delle Infrabrutture?”. “Perché non lo fai tu?” è la mia domanda.
Ho massimo rispetto di chi si fa il sedere a tarallo sui libri in nome della volontà di intraprendere una professione e poi si consuma sino alle viscere in attesa delle graduatorie e poi si consuma ancora sino al midollo perché pur magari vincente deve attendere i tempi geologici del caso per avere il posto che gli spetta.
Mi disturba invece la logica di chi propone di fare il concorsista di mestiere e provare il provabile perché tanto prima o poi qualcosa la si imbrocca e si raggiunge l’agognato posto dietro la scrivania su cui incastrarsi come un omino dei Lego con i buchi nel sedere* sui mattoncini.

* Cicciobombo Cannoniere era quindi un omino dei Lego?


Oggi ho fatto compagnia a Gianni e Pinotto che venivano a Roma per assistere a un dibattito-confronto-nonhocapitobene.

Una conversazione su whatsupp due settimane fa mi aveva preannunciato la cosa:
– we Ginto
– oi
– il 7 luglio ho una conferenza a Roma al Parlamento riguardante il mio concorso. Mi hanno chiesto di portare gente, anche esterni. Volevo sapere se fossi a Roma in quel periodo e se non ti rompevi le palle di venire
– Per me va bene. Sono libero.
– ok, alle 14:30. Posso comunicare il tuo nome per l’accreditamento?
– Certo, fai pure.

Quando ho accettato ho pensato che non mi sarebbe costato nulla e che poi non ho mai visto la Camera dall’interno e sarebbe stata una buona occasione. Inoltre, seppur nulla dava adito di pensare che ci fosse annesso alla conferenza un ricco buffet, io ho accettato avendo in mente proprio la possibilità che ci venisse offerto un ricco buffet perché io immagino queste situazioni sempre con dei ricchi buffet.


La gola è uno dei 7 vizi capitali e il peccato vien sempre punito.


Obnubilato dai possibili vantaggi del caso, non ho pensato tre cose:
a) 7 luglio
b) ore 14.30
c) per entrare a Montecitorio c’è un codice di abbigliamento specifico: camicia e giacca. Senza quest’ultima non ti lasciano entrare.

Unite i punti a), b) e c) e la figura risultante sarà sudaticcia.


È chiaro, nella Camera non ci puoi entrare come se fosse la tua camera personale: del resto io in camera mia di questi periodi sto come Madre non mi vorrebbe aver fatto tanto ero brutto*, quindi probabilmente il mio non-abito sarebbe ancor meno accettato.

* Scherzo, ero bellissimo, perché tutti i bambini lo sono, si dice.


DIGRESSIONE NEI RICORDI
Ero bellissimo ma già impertinente. C’è un aneddoto sulla mia nascita che mia zia racconta sempre e che ha giurato che racconterà anche al mio matrimonio: è anche per questo che non so se mai mi sposerò. Lo racconto qui perché io non vi conosco e voi non mi conoscete e al mio poco probabile matrimonio è più che probabile che non ci sarete o se ci sarete è molto probabile che non ci riconosceremo perché avrò barba e baffi ancor più lunghi di adesso: quando accorsero in ospedale parenti e amici per ammirare il divin gattino neonato, mi scappò di far pipì in faccia a mia zia. Una voce fuori campo esclamò “Ha riconosciuto la zia!” e giù risate.
Col tempo l’aneddoto si è ingigantito, lo spruzzo divenne una fontana, oggi è Grisù con la manichetta che spegne le fiamme.


Quando ho messo il piede fuori casa ho iniziato all’istante a grondare come una grondaia: tenere la giacca sulla spalla o sul braccio ha inoltre l’effetto di rendere ancor più sudaticcia la parte dove è appoggiata.

Alle ore 13 Roma era una fornace. L’asfalto sotto i piedi scottava come un ferro da stiro: difatti l’aria era Rowenta.

L’appuntamento era nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia: hanno offerto caffè, dolcetti e acqua: ben lontani dal ricco buffet che immaginavo, ma li capisco, essendo caduti in disgrazia.

Quando ci siamo spostati a Montecitorio, la nostra meta non era la Camera ma una Cameretta al suo interno, in un ingresso laterale: che delusione! Il tutto per ascoltare Segretario di Partito Politico Caduto in Disgrazia  dir due parole annoiate e poi rientrare nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia.

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La scritta è fuorviante: trattavasi di una cameretta!

Il bagno di P.P.C.D. era traboccante di campioncini di shampoo e docciaschiuma con le etichette degli hotel: forse fan razzie nei luoghi che li ospitano?

Deluso dalla mancanza di un ricco buffet e dalla possibilità di accedere a una vera Camera, ho ritenuto opportuno trafugare un campioncino.

Rubare da chi ha rubato non è reato, è equilibrio cosmico.


DIGRESSIONE CONCORSUALE 2
Come ho detto a Gianni (anche Pinotto era lì in veste di claque senza buffet), è buona cosa riuscire a portare avanti le proprie istanze e aver un appoggio da parte di chi può dare risonanza politica. Però tengano in conto che in un P.P.C.D., come in qualsiasi altro P.P. cerchino di farsi pubblicità e non altro.


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Invece della barba ho tagliato la parte alta del viso così non mi riconoscerò al mio matrimonio

Prima di entrare negli altri lascia fuori le scarpe

Qualche anno fa ascoltai una frase che mi colpì:
Il corpo si può guardare quanto ci pare, ma bisogna pensarci due volte prima di guardare nel cuore”

È una frase fraintendibile, nel senso che si può pensare “ah, quindi vuoi guardarmi il culo o nella scollatura e basta?”.

In realtà io la intendo in modo diverso.
Il fatto è che il corpo è lì, è quello e basta. Lo si può cogliere con uno sguardo, è un atto molto semplice.

L’interiorità invece è complessa, articolata. È labirinti e stanze e scale e porte e complessità varie. E una volta entrati bisogna stare attenti a non mettere in disordine. E non è detto che ci si imbatta in cose piacevoli.

È questa la chiave di lettura che attribuisco alla frase. Bisogna riflettere prima di decidere di varcare o meno una soglia.

La cosa di fermarsi a guardare il fondoschiena mi fa tornare invece in mente un ricordo di anni fa.

Uscivo con M., eravamo agli inizi. Quando passeggiavamo, avevo a volte l’abitudine di lasciarla passare avanti. Non era per fare il galante a tutti i costi, cioè non era un gesto forzato. Veniva spontaneo. Una volta, invece, passando i tornelli di un parco divertimenti, entrai per primo. Lei esclamò: “Non mi fai passare? Non ti piace più il mio culo?”. Scoppio di risa di entrambi.

Sì, certo, il culo è bello. Ma io ho anche un interesse morboso verso l’interiorità altrui. Devo conoscere, sapere. È probabile che si tratti di una forma di pornografia, del resto mi faccio delle gran seghe mentali di fronte ai pensieri degli altri.

Si dice che l’onanismo sia un modo di scoprire sé stessi. Se stessi qui? Ci potremmo scoprire?

O forse è meglio smettere di cercare di varcare certe soglie. Una porta chiusa è una porta chiusa, inutile grattare le unghie fuori.

E adesso so che di te ho solo una scala mobile mare e sabbia che non conduce da alcuna parte.
Peccato.
Speravo che noi si potesse vederne l’uscita.
Io son rimasto lì.

Se mi vedessi
fuggiresti via

e pianto l’unghie in terra
l’argilla rossa
mi nasconde il viso

ma vorrei
per un momento
stringerti a me

qui sul mio petto
ma non posso
fuggiresti
fuggiresti
via da me

Materia oscura

Entro il 4 devo consegnare un racconto per la finale di un piccolo concorso. Il racconto c’è, devo rifinirlo, aggiustare delle cose, spostare qualche virgola. Mi sento come se stessi dipingendo un quadro, mi piazzo davanti lo schermo, arretro il busto e poi, col pollice in alto, un occhio chiuso e la lingua tra le labbra, prendo le misure per vedere dove intervenire.

Il problema è che non riesco a rimetterci mano, la materia visibile del racconto è sovrastata da una materia oscura nella mia testa di cui avverto l’esistenza ma che non riesco a vedere e non posso mettere nero su bianco. E così non ho ancora sistemato nulla.

Composizione dell’Universo

Sì, è ricominciato Big Bang Theory. È il secondo post di fila in cui cito la fisica. Dovrei parlare di più invece di quell’altra cosa che inizia per fi- e termina per -a.

La filosofia, stolti!