Vocaboletano #29 a’ Pipita

Una nuova puntata del Vocaboletano e appuntamento al prossimo mercoledì: io vado in vacanza ma il dizionario di napoletano pratico non lo farà!

Viaggio al termine della notte

Buonasera a tutti! Mentre la maggior parte di voi in questo momento è in vacanza, io e Gintoki abbiamo deciso di non abbandonarvi, ma di continuare con il Vocaboletano e di non farlo andare in vacanza, anche perchè è proprio  durante un viaggio o mentre siete rilassati in qualche località esotica che potrete sfoggiare la vostra conoscenza del nuovo idioma. La parola di stasera è come avete letto dal titolo: a’ pipita. La pronuncia è esattamente identica a come si scrive. E cosa vuol dire? Innanzitutto toglietevi dalla testa che abbia a che fare col nomignolo dato ad Higuaìn. Questa è tutta un’altra storia.

pipita s. f. [lat. *pipīta, alteraz. pop. di pituīta «muco, catarro; ascesso» (v. pituita)]. – Malattia degli uccelli (nota spec. nei polli): consiste in una formazione abnorme, simile a una pseudomembrana, costituita da un ispessimento dell’epitelio corneo che riveste il dorso…

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Il Vocaboletano – #24 – Paliatone

Viaggio al termine della notte

Il vocabolo di cui vi parlo stasera, mi è molto caro.
Anche perchè in questo periodo farei un bel paliatone a parecchie persone e son sicura che a meno che non abbiate abbracciato la dottrina di Gandhi, allora la penserete esattamente come me a tal riguardo, ci son momenti in cui le parole son davvero poca cosa, e allora rimangono bene poche alternative, e scatta quindi il paliatone.
I ricordi dell’infanzia legati a questo vocabolo, risalgono a tutte quelle volte in cui io facevo, o ero intenta a fare qualche danno e mia madre dopo avermi richiamato varie volte invano, allora urlava: “Marilù, se non la smetti ti faccio un paliatone che non ti credi e non ti pensi!” ossia, se non la smetti, dopo i vari richiami, prenderai le botte, botte di tal portata che neanche puoi immaginare.
Questa minaccia bastava a farmi bloccare immediatamente, qualsiasi cosa stessi facendo…

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Dipendenze

 
 
Ci sono ricascato.
Pensavo d’aver chiuso da anni con quella roba, non ne volevo più sentire parlare, non mi ci accostavo, non mi interessava. Ma il destino è sempre lì in agguato per giocarti qualche brutto tiro quando meno te l’aspetti, per approfittare dei tuoi momenti di debolezza.
Stamattina era lì, non so come è entrata in questa casa, non so chi ce l’ha portata. La guardo, poi mi giro e faccio finta di nulla, ostento superiorità, e faccio colazione con the e brioche. Ma lei era lì, il pensiero di quella sostanza mi era entrato nella testa e mi scavava dentro, come un tarlo.
Il tarlo ha compiuto la sua opera, mi ha reso schiavo senza toccarla, poco fa sono andato a cercarla: non era più lì!
Cerco. Niente. Sparita, volatilizzata.
Sto impazzendo. Calma. Respiriamo. Guardiamoci attorno. Ho visto qualcosa. No, niente…Eccola! In un angolo, pensava di sfuggirmi.
Tutto tace in casa, non si muove una mosca. Bene. Speriamo non arrivi qualcuno. Sarebbe imbarazzante dar spiegazioni con quella roba tra le mani.
Nessuna esitazione: apro il vasetto, ficco le dita dentro, poi le tiro fuori e le lecco una ad una; minchia che orgasmo!
 
 
 
 

Il corpo del reato

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