Non è che dopo essere stata scoperta l’America si rivestì

Ho rivisto Clerks l’altro giorno. Mantiene ancora la freschezza iconica slacker-pop dei ’90.

Nello stesso anno in cui il film usciva, si scopriva che Beck era un perdente.

Tutto questo io l’ho scoperto dopo per ovvi limiti di età.

Così come scoprii molto dopo che gli Hanson erano tutti maschi.

Durante gli anni Novanta quando frequentavo le scuole medie esplose la moda delle t-shirt con i loghi della squadre NBA. Un probabile riflesso della fama del Dream Team che il mondo scoprì nel 1992 a Barcelona e che rese pop anche il basket. Io avevo la maglietta dei Chicago Bulls che in quegli anni erano il roster più forte in circolazione.

Ricordo una volta incrociai un bambino che aveva la mia stessa identica maglia e ci guardammo male. Forse avrei dovuto picchiarlo. Ma ero in terra straniera (a Santa Maria degli Angeli) quindi penso spettasse a lui il diritto di picchiarmi. Però alla fine nessuno si picchiò.

Negli anni ’90 scoprii che le erezioni erano umide e che le mie compagne di classe si depilavano tutte le ascelle, tranne la ragazzina che mi piaceva. Le cose non erano collegate. Erezioni, ascelle e il fatto che lei non se le depilasse, intendo.

La maglietta NBA che lei aveva era quella dei Charlotte Hornets. Una squadra di merda e con un logo che all’epoca mi sembrava figo ma ora non tanto. Come tutte le cose cui sei legato e che quando riguardi non comprendi perché tu vi fossi legato. Forse era la distorsione ottica della scoperta delle tettine di lei sotto la maglia bianca trasparente.

In quegli anni emergevano anche i conflitti tra me e Padre, che io sintetizzerei nella filosofia dello specchietto destro.

Il mondo si divide in coloro che non utilizzano lo specchietto destro per guidare e lo ritengono inutile e quelli che invece lo trovano indispensabile. Padre appartiene alla prima categoria, io alla seconda. Ovviamente in quegli anni io non guidavo, ma ricordo bene le lamentele di Padre sul fatto che Madre lo lasciasse sempre aperto.

Quando ero cresciuto abbastanza per sedere sul sedile del passeggero, intorno ai 12 anni, guardavo il mondo che lasciavamo indietro dallo specchietto destro. Avrei dovuto farmi trovare pronto ad avvisare dell’arrivo di qualcuno dalla destra, cosa che di sicuro prima o poi sarebbe avvenuta perché io non mi fidavo degli altri già allora e pensavo di certo avrebbero commesso qualche cazzata.

Oggi a distanza di anni io sono un guidatore da specchietto destro mentre Padre lo odia. Non guido tranquillo se non gli butto uno sguardo. Forse sono un perdente. Oppure la verità è che non si esce vivi dagli anni ’90.

Non è che il blocco note sia il divieto di diffondere musica

Ho acquistato un piccolo taccuino con penna incorporata, investendo ben 1 € da Tiger. Carta riciclata perché ho una coscienza. Carta riciclata probabilmente impastata da un bambino bengalese.

Ho deciso di portarlo sempre con me e provare a prendere nota di tutto ciò di cui prenderò nota.

Ho deciso di portarlo con me ed evitare di tenere a mente quel che devo ricordare.


In genere prendo appunti solo mentali. La memoria mi ha sempre funzionato bene. Soltanto che, per evitare di dimenticare ciò che ho mentalmente appuntato, le cose continuano a girarmi in testa e rimescolarsi e venire su come dopo aver mangiato la peperonata. Voglio quindi verificare se, scrivendole, io riesca a scaricarle dalla testa e ad avere la mente più libera.


Ho deciso di portarlo con me e fingere che mi interessi ciò che mi stanno dicendo tanto da prenderne nota.

È vero che potrei segnar le cose con il cellulare. Purtroppo su alcuni aspetti sono conservatore. Antico. Vecchio dentro.


Seppur una cassiera di Mercato Trionfale due giorni fa porgendo una bottiglietta si è riferita a me esclamando Questa è der ragazzetto. Non so se una persona debba offendersi o inorgoglirsi, in questi casi. Ma per quel poco che ho imparato da Roma ho capito che in realtà, così come qui a Napoli, ci sono cose che non bisogna chiedersi. È così e basta, non c’è giusto, sbagliato, brutto, bello, nero, bianco: Napoli e Roma sono fenomeni quantistici, dove tutto è niente e niente è tutto.


Le cose scritte a mano sono le migliori – Dinosauri conservatori contro la modernità

Ad esempio non mi trovo bene con gli ebook e credo che continuerò ad avere libri cartacei.

Ho deciso inoltre che la prossima casa in cui traslocherò dovrà avere un giradischi perché Spotify mi ha stancato.

Le persone hanno bisogno di un’àncora di sicurezza. Io ho bisogno di un ancòra. Che qualcosa ancora ci sia. Che qualcosa ancora prosegua.

Ho ancora dei posti miei.

Ho ancora delle persone vicino.

Ho ancora degli insegnamenti da ricevere.

I Melvins ancora fanno uscire dischi.

Tutto ciò è rassicurante. E degno di nota.

Non è che per il meccanico il gioco non valga la candela

Ho una strabordante invidia per coloro in possesso di abilità tecnico-manuali.

I meccanici, ad esempio.

Avevo un meccanico con l’udito di un pipistrello. Metteva in moto l’auto, tendeva l’orecchio e poi sentenziava riguardo il problema.

Un personaggio caratteristico. Due baffoni staliniani, un mezzo sigaro spento sempre in bocca e due occhiali a mezza altezza sul naso. Capace di diagnosi meglio di Dr. House.

Ora è in pensione, ha ceduto l’attività ha un ragazzo che ha “cresciuto” lui. È bravo, anche se mi inquieta.

È enorme. Quando ti si avvicina sembra sempre che voglia menarti. Ti osserva sempre stringendo gli occhi come un alligatore prima di attaccare.

Una volta gli portai l’auto perché faceva un rumorino. Si scoprì era un cavetto ciondolante.

Gli chiesi quanto gli dovessi. Lui alzò il braccio a mezz’aria e sembrava stesse per darmi una sberla.

Invece disse Non mi devi niente e mi stava porgendo l’avambraccio per stringerlo, visto che le mani erano sporche.

Ho dei pregiudizi.

Anche Padre è molto bravo coi lavori di manutenzione e il bricolage. Anche se delle volte parte per la tangente ed esagera.

Ieri sera si è otturato il lavello della cucina. Nel cercare di sbloccarlo ha danneggiato qualcosa sotto e si è allagata la cucina.

Tempo addietro, sempre nello stesso lavello, per sanare una perdita di cui non si riusciva a identificare l’origine lui cementò tutte le giunture del sifone e dei tubi. Tutto fiero, alla fine dell’impresa, disse Voglio vedere ora da dove uscirà l’acqua!.

Stamattina l’idraulico è venuto a sostituire il tutto:

Questi invece gli amabili resti su cui si nota ancora la pietrificazione geologica del lavoro di Padre:

Ci sono cose che vanno lasciate ai tecnici.

Io ad esempio devo rinunciare all’idea di fare il caffè. Non mi riesce.

Oggi, finito il lavoro, l’ho preparato per l’idraulico.

Ne ha bevuto un sorso e poi è scappato via. Mi sa che non mi era riuscito buonissimo.

Peccato, era un bravo idraulico.

Non è che il dermatologo ti giudichi a pelle

Sono andato dal dermatologo per un controllo.

Facendo conversazione, mi ha chiesto un po’ dell’Ungheria. Tra le varie cose, ha detto

– È vero che lì sono molto libertini?
– C’è meno formalismo nelle relazioni sociali in determinate situazioni
– Sì sì io quello intendevo

E poi

– È vero che c’è tantissima prostituzione?
– Beh c’è ed è regolamentata ma credo sia presente in percentuali fisiologiche come in altri Paesi Europei
– Sì sì a quello mi riferivo

Quando è stato il momento di pagare stavo quasi pensando di mollar sulla scrivania 10 euro e, al suo “Sarebbero 50”, replicare “Sì sì, io quello intendevo!”.

Non è che il ragioniere sia famoso solo perché è uno che conta

Vicino la scuola elementare che frequentavo c’era una tabaccheria. Rammento a malapena il viso della tabaccaia. Ho un ricordo però vivido della massa di capelli che aveva in testa, simile a un nido di rondine.

Madre mi mandava lì a comprare la merendina prima di entrare a scuola.
Nulla più che un pacchetto di crackers. È probabile non fosse molto salutare come merenda ma all’epoca non si badava molto all’alimentazione scolastica.

Avevamo cose più serie cui pensare, tipo invasioni periodiche di zecche nell’istituto o i rubinetti dei bagni che vomitavano fango.


Che comunque era più pulito della pelle di noi alunni.


Madre mi metteva la Mille Lire in mano e mi attendeva fuori. Un utile esercizio per imparare il valore del danaro e come fare i conti.

Ero un po’ riottoso all’apprendimento visto che puntualmente la tabaccaia mi inseguiva fuori agitata, perché

– Avevo dimenticato di pagare
– Avevo dimenticato il resto
– Avevo dimenticato i crackers
– Avevo preso tutto. Compresa la Mille Lire che avevo in precedenza posato sul bancone.

Il problema della distrazione durante le interazioni mi è rimasto dentro anche una volta cresciuto. Forse ce l’ho da quando sono nato ed era impossibile da correggere.

Adesso non dimentico più di pagare nei negozi. Anche perché non essendo più un bambino credo che mi rincorrerebbero con una spingarda.

Però magari lascio indietro un grazie quando andrebbe dato.
Non mi prendo un complimento quando meriterei.
Fallisco uno scambio di opinioni.

Una volta ho pure lasciato un preservativo in una ragazza. La cosa si risolse in breve tempo dopo un esame speleologico.

Adesso lei lavora per la SISAL, estrae numeri – da dentro di sé – per il SuperEnalotto, mentre il condom recuperato ha un programma su DMAX: Com’è fatta.

Non è che ti serva un artigiano per avere un bagaglio “a mano”

Sono riuscito a impacchettare tutto per il mio ritorno in Italia. Un grazie lo devo anche a Hajdeby: ci abbiamo veramente dato dentro insieme.

All’inizio ho avuto qualche difficoltà: il mio tubo era troppo grosso e non riuscivo a farlo stare perfettamente in posizione. Il risucchio comunque è andato poi che un piacere.

Hajdeby è la linea di sacchetti per sottovuoto IKEA.

Ora ho un intero armadio diviso tra valigia, zaino e borsa portacomputer.

Chiudere la valigia mi ha dato qualche problema. Uno dei vecchi sacchetti che avevo ha ceduto all’aria e ho temuto esplodesse lanciando i miei vestiti per la casa. Mi sono visto al rallentatore danzante tra boxer e t-shirt volanti come fiocchi di neve.

Fortunatamente non è volato nulla, a parte qualche invocazione ad Anubi perché dovevo ricominciare da capo.

Chiudere la valigia è come una guerra di posizione. Ogni millimetro di cerniera guadagnato costa sudore e sangue (dalle dita) e fatica. E sai che non devi mollare mai la presa perché rischi di dover tornare indietro e perdere più del doppio del terreno che avevi guadagnato.

Oggi ho avuto altri segnali che fosse veramente ora di levare le tende da questa città.

1) Ho perso l’abbonamento dei mezzi.

2) A casa poi ha bussato il postino che cercava il mio padrone di casa. Ho provato a dare spiegazioni ma non riuscivamo a capirci. Poi mi ha fatto:
– Sister?
– Eh?
E se ne è andato agitando le braccia. Probabilmente mi ha detto tu’ sorella.

3) Questo pomeriggio ero a un bar di Jaszai – Maródi Cukrászda, se ci passate. Ha delle buone torte – e un tizio al tavolino di fronte per un’ora buona ha tenuto in mano un piede della propria ragazza. Un piede attaccato al corpo, s’intende.

Bevevano il proprio shakerato, giocavano a un gioco con dadi colorati, chiacchieravano. E nel frattempo lei teneva il piede sinistro sulla mano sinistra di lui.

All’inizio pensavo lei fosse vittima di un infortunio e non potesse poggiare il piede a terra. Ma quando si sono alzati e lei ha infilato le ballerine, camminava normalmente.

Questo episodio di podofilia mi ha fatto capire di aver ormai visto e vissuto abbastanza qui e che fosse ora di andarsene, soddisfatto per il pieno di esperienze fatte. Quindi sono tornato a casa a terminare la guerra di trincea con la valigia di cui accennavo sopra.

Fa sempre strano chiudere la vita in un bagaglio.

A parte che suona anche macabro dire di avere la vita in un bagaglio. Per sicurezza, sul mio ho fatto un paio di buchi per farla respirare.