Non è che l’evasore non abbia finestre perché non ama le imposte

Avrete forse sentito parlare – e se non ne avete sentito parlare ve ne parlerò io – di alcune particolarità della legge di bilancio 2019 che hanno fatto discutere, come l’aver reperito risorse per il dimezzamento dell’iva sul tartufo mentre invece per proposte che sarebbero più civili come la riduzione dell’iva sugli assorbenti non se ne siano trovate.

Con questo post vorrei fare un po’ di chiarezza e spiegare perché, invece, nel futuro conviene investire sul tartufo e non sulle mestruazioni.

1) Il tartufo è una eccellenza italiana. Il ciclo mestruale ce l’hanno invece tutte le donne del Mondo. A meno di non riuscire un giorno a produrre mestruazioni di qualità nel nostro Paese, non è un prodotto con cui fare la differenza.

2) Con il tartufo ci condisci la pasta. Col sangue, no.

3) I tartufi sono un bene che fa girare l’economia. Le mestruazioni a detta di chi le ha a volte fanno girare le scatole.

4) “Tartufo” è un modo per indicare il naso dei cani. E i cani in genere sono simpaticoni e giocosi. Il ciclo mestruale invece non è giocherellone. In alcuni casi fa il birbante e si nasconde facendo venire ansia ma non è simpatico.

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5) I tartufi li trovi nei boschi e passeggiare nei boschi è un’attività salutare. Gli assorbenti si trovano nei supermercati e per arrivarci devi trovare parcheggio, fare la coda alla cassa, insomma uno stress inaudito e lo stress fa male.

6) A corollario di quanto detto sopra, “andare a tartufi” è un’attività che praticano molte persone, anche per farsi una scampagnata. Nessuno invece “va a mestruo” per svagarsi.

7) I tartufi possono essere bianchi o neri e sono colori che vanno bene un po’ su/per tutto. Il rosso invece mica è facile abbinarlo sempre.

8) Le pubblicità degli assorbenti interrompono i bei films in televisione. Le pubblicità dei tartufi invece no anche perché non ce ne sono.

9) Il tartufo low cost è il primo passo verso la completa abolizione della povertà.

Con queste motivazioni spero di aver dissipato dei dubbi e aver fatto capire perché invece di mestruazioni e assorbenti convenga di più darsi ai tartufi!


Le motivazioni dovevano essere 10 ma sono state tagliate perché mancavano le risorse.

 


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Non è che un prete di moda sia un prete-à-porter

Ho un amico che ad Aprile 2019 si sposa e in questi giorni è affaccendato nei preparativi. È un po’ sotto stress perché dice che il tempo è poco e le cose da fare tante.

Poco tempo? Mancano ben 4 mesi! Cosa ci vorrà mai a preparare delle nozze?

Io non ho mai organizzato un matrimonio né prevedo di farlo ma, proprio per quelli come me che, non essendovisi mai cimentati, non saprebbero da dove iniziare, ho deciso di scrivere un piccolo prontuario di preparativi che vi permetteranno di evitare perdite di tempo per il vostro matrimonio.

1) Serve innanzitutto qualcuno che vi sposi. Non mi riferisco al trovare una persona insana di mente che decida di passare tutta la vita con voialtri scassaminchia: diamolo per scontato perché dare suggerimenti in merito è troppo faticoso. Mi riferisco al reperire un officiante, qualcuno che vi dichiari marito&moglie o moglie&moglie o marito&marito o fedez&ferragni. Il Comune non è disponibile? Il prete è occupato fino al 2030 a meno che non gli allunghiate sottobanco “un’offerta per i poveri” (offerta che lui recapiterà con la sua nuova Mustang)? Sappiate che la legge prevede che le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche […] a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale. Tradotto: trovate uno che abbia tempo libero e vi offici. Volendo, potete travestirlo da Sindaco, da prete, da Papa o da Cavaliere Jedi se volete dargli un tocco più ufficiale.

2) Uno degli assilli maggiori è quello del ristorante dove tenere il pranzo. Trovare il posto giusto, scegliere il menù, verificare la disponibilità…uno stress inaudito. Soluzione: il matrimonio destrutturato. Si mandano 10 invitati in un posto, 6 in un altro e così via fino a esaurimento lista invitati. Chi ha intolleranze o diversi gusti alimentari può scegliersi il ristorante che preferisce. Se qualcuno ha impegni quel giorno, può anche andare a pranzare in un’altra data potendo comunque dire di aver partecipato al matrimonio!

3) I vestiti. Una scocciatura e per gli sposi e per chi partecipa. Trova l’abito giusto, provalo, dai le indicazioni per farlo sistemare perché non è a misura, scopri qualche giorno prima che non ti va bene perché hai messo peso o ne hai perso…Che tragedie. Basta con la dittatura delle sartorie. Soluzione: un bel matrimonio nudista.

4) Le bomboniere, ovvero i raccoglipolvere da mensola, se va bene. Se va male, finiranno in qualche scomparto della credenza insieme ad altri orrori. Diciamo la verità: non piacciono a nessuno, tranne agli sposi che le ordinano. E a volte manco a loro. Soluzione: se le vogliono, le scelgano gli invitati. Aprite una linea di credito con un determinato budget presso un negozio specializzato, così chi vuole ne andrà a ritirare una personale.

5) Il fotografo. Uno che si crede un misto tra Alberto Korda e Steve McCurry e vi chiederà cifre esose per un discutibile servizio fotografico. Soluzione: lanciate un hashtag Instagram (del tipo #matrimoniocippolippo&ermengarda) chiedendo a ogni invitato di scattare almeno una foto dell’evento con quella dicitura.

Visto come è facile? Con i miei suggerimenti potrete organizzare le vostre nozze da qui a domani!

Non è che serva un parcheggiatore per una manovra di governo

Di questi tempi si sente spesso parlare di manovre. Ad alti livelli si discute se sia meglio una manovra che faccia pentire di essere nati o una manovra che faccia desiderare presto la morte.

Io, che amo sempre impicciarmi di cose di cui non ho alcuna cognizione di causa, ho provato a mettere a punto una mia manovra economica che, per non saper io né leggere né scrivere (ma del resto dove sta scritto che uno che sappia leggere e scrivere ne sappia più di me? E se sta scritto, io non lo so leggere!), credo potrebbe fornire validi spunti per far ripartire il Paese.

1) TAGLIO DI IRAP E IRPEF, che da gennaio 2019 si chiameranno IRA e IRPE.

2) FLAT EARTH TAX: un’imposta aggiuntiva per i terrapiattisti.

3) RIFORMA DELLE PENSIONI D’ORO, che verranno assegnate solo ai vincitori delle Olimpiadi dei Pensionati. Previste pensioni d’argento e di bronzo per i piazzati.

4) REDDITO DI CITAZIONANZA: sussidio speciale per chi passa il tempo a condividere improbabili citazioni e aforismi pseudomotivazionali. Si tratta evidentemente di persone bisognose di assistenza, il reddito di citazionanza dovrebbe quindi fornire loro un supporto.

5) PENSIONI QUOTA 100 slm: avranno diritto alla pensione solo i lavoratori residenti ad almeno 100 metri (o più) sul livello del mare.

6) ECOTASSA: una tassa in più ma che ci si può recare a pagare soltanto a piedi o in bici o altri mezzi non inquinanti.

7) MAXICONCORSO IMPIEGATI STATALI: 1000 posti a disposizione nell’amministrazione pubblica tramite concorso ad estrazione tra chi avrà completato la raccolta punti nei supermercati convenzionati. Prevista una maglietta di consolazione per i non vincitori.

8) GUERRA&PACE FISCALE: una rivisitazione del romanzo di Tolstoj in cui i personaggi sono alle prese con la finanza, l’economia e la dichiarazione dei redditi.

9) FONDI DI CAFFÈ PER L’ISTRUZIONE: gli studenti avranno a disposizione consulenze in caffeomanzia gratuite per poter avere indicazioni sul proprio futuro.

10) SCUDO FISCALE: sgravi nella dichiarazione dei redditi per l’acquisto di armi bianche da difesa paracolpi, volgarmente dette ‘scudi’.

11) TASSA SULLE EMISSIONI per chi ha mangiato pesante e/o etnico.

Mi sembrano proposte fattibili. YES WE CAN CAN, come avrebbero detto al Moulin Rouge se avessero parlato inglese.

Non è che acquisti ovvietà solo perché sono scontate

Mi arrivano via posta elettronica inviti per un certo black friday e io non capivo cosa fosse: pensavo fosse qualcosa come il towel day o il no pants day, insomma in questo caso quindi una giornata in cui ci si vestiva tutti di nero.

Invece cosa ho scoperto? Che si possono ottenere merci fornendo in cambio del denaro. E quale è la differenza rispetto al resto dell’anno? Che in questo black friday tu acquisti merci che non sapevi di volere e che forse non volevi neanche in cambio di denaro. Che fantastica storia la vita.

Chi meglio di me specializzato in acquisti incauti può fornire quindi qualche consiglio su cosa comprare, magari, perché no, come idea regalo originale per il Natale? Ecco quindi le migliori cose che potete portarvi a casa con questo black friday.

Un giubbotto di pellet: un pratico capo di abbigliamento che quando non serve più potete gettare nel camino per utilizzarlo come combustibile.

Un vibro valentia: simpatico sex toy con l’accento calabrese. Utile per il piacere di chi dal Sud è emigrato al Nord e vuol ritrovare un po’ di sensazioni di casa.

Enrico Mentana scala 1:1 che risponde alla gente in maniera sferzante. Un pratico castigatore urbano da portare in giro e tirar fuori nelle conversazioni tedianti.

Alessandro Borghese scala 1:1 che dà voti a caso. Da non invitare a pranzo dai suoceri.

Una manciata di polvere per rendere la vostra casa meno asettica e fredda e prendervi cura dei vostri figli: recenti studi dimostrano che gli ambienti eccessivamente puliti non fanno bene ai bambini, anzi. L’eccesso di igiene priva il sistema immunitario infantile della possibilità di rafforzarsi. Correte subito ai ripari con della polvere in offerta speciale!

Un set di asciuganani da giardino: prendetevi cura dei vostri nanetti decorativi!

Valigia troll: un bagaglio che prende per il culo la gente. E anche voi.

Un binocolo al contrario: uno scherzone da fare ai vostri amici, un binocolo invertito per burle esaltanti durante allegre escursioni.

Stampante di soldi falsi del Monopoli: compra prima che la mettano fuorilegge e il Parco della Vittoria sarà tuo!

Puzzle monopezzo per pigri, raffigurazioni varie, da appendere alla parete.

Reggisenno per non perder mai la ragione anche nelle situazioni più provanti. Pensate quanta furia si sarebbe risparmiato l’Orlando se ne avesse avuto uno! Non lasciatevi sfuggire il senso del giudizio, proteggete il vostro senno. Disponibile con e senza ferretto.

Cosa aspettate? Non lasciatevi sfuggire questi affaroni!

Non è che per un’escursione in montagna ti serva per forza l’auto perché è necessaria la guida

Salve, sono Gintoki. Forse vi ricorderete di me per post come Non è che ti serva un disegnatore per tracciare il profilo di un candidato.

Quelli della scorsa settimana lunedì mi hanno richiamato per un secondo colloquio. Fissato il giorno dopo. Con la Presidente. Ero rimasto perplesso sulla durata del primo incontro: 20 minuti scarsi. Poi ho capito che devono essere loro a vivere in un’altra dimensione temporale. Una delle tizie con cui mi sono confrontato l’altra volta, introducendomi alla Presidente, ha detto “Abbiamo fatto una lunga chiacchierata”.

Lunga?

Poi ho capito. Con la Presidente il colloquio è durato 10 minuti. Se questi sono i loro standard capisco che venti minuti allora siano stati un’eternità.

Tutto ciò però mi ha dato spunto nel pensare che non ho mai scritto una Guida per un perfetto colloquio.


Chi me l’ha chiesto? Nessuno. Ma ci rimasi molto male quando, alle scuole medie, in un tema incentrato sul leggere mi lanciai in consigli sulla lettura e la Professoressa mi riprese dicendo, davanti alla classe, Gintoki: ma chi ti ha chiesto niente?.

Quindi da allora per questo trauma devo scrivere guide.


  1. Vestitevi bene. Anzi, vestitevi, come prima cosa. A meno che non sia un colloquio per una parte in un film pornografico. Lì conviene non vestirsi.
  2. L’esordio con una stretta di mano convincente è fondamentale. Allenatevi a stringerla bene: consiglio di frequentare comizi politici e andare a salutare personalmente i candidati, è un buon training. Mi raccomando: niente scherzo della fetta di salame all’interno della mano dicendo “E ora mangiatevi pure questa!”. Poi i vegani si offendono.
  3. Ai colloqui non si va impreparati: studiate bene le attività dei vostri possibili datori di lavoro. Se vi siete candidati per un’associazione malavitosa, invece, è bene che mostriate di non saperne proprio nulla su di loro.
  4. Fate attenzione ai segnali non verbali che lanciate con le mani. Non incrociate le braccia. Non gesticolate eccessivamente. Non giocherellate con penne o altri oggetti. Non tenete le braccia troppo rigide. Non fate nulla ma non mostrate di stare  a tutti i costi cercando di non fare nulla. Per togliervi dall’impaccio, fate come me: prima di un colloquio mi faccio ingessare le braccia fino all’omero così non devo pensarci.
  5. State dritti e composti. Lasciare l’attaccapanni nella giacca che indossate può essere di aiuto.
  6. Potrebbe capitare che vi facciano domande che sembrano non avere attinenza con il lavoro o pongano quesiti che possono mettervi in difficoltà. È per testare la vostre reazioni. Non perdete la calma e rispondete in modo lucido e razionale al selezionatore. Potrete sempre bucargli le gomme dell’auto per ritorsione, in un secondo momento.
  7. Non mentite sulle vostre competenze ma non sminuitele neanche, anzi, cercate di presentarle in maniera accattivante: chi può smentire che siate Esperti nell’intrattenimento videoludico e in upgrading hardware per la migliore fruibilità dei contenuti, se a inizio anni 2000 montavate le modifiche alla PlayStation per far girare i giochi pirata?
  8. Se siete nervosi, trovate qualcosa che vi rilassi e faccia sciogliere la tensione, un po’ come fa questo brillante candidato:

Spero che questi preziosi consigli siano utili per farvi ottenere il posto tanto desiderato.

Non è che per esser più sincero ti radi in bocca per non avere peli sulla lingua

Molta gente mi ferma per strada e mi chiede consigli per avere una bella barba. Io sono sempre di fretta, saluto, ringrazio, svicolo, con la promessa reiterata però di dedicarmi a questo importante tema che appassiona tanti giovani e meno giovani.

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Una barba convincente non esita a profilarsi all’orizzonte

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Il cantante allegrone dei Baustelle volle farsi una foto con la barba. Io in cambio gli chiesi che marca di olio usasse per avere i capelli così splendidamente unti

Così adesso che ho un attimo di tempo libero dal fabbricare complotti per la Poteri&Forti Srl ho deciso di scrivere una guida per essere dei perfetti barbuti.

1) La barba: un po’ di storia. Fin dagli alberi della civiltà (quelli da cui siam scesi) la barba è stata oggetto di culto e ammirazione anche perché gli uomini primitivi erano così brutti che una peluria facciale che ne nascondesse le fattezze era più che mai auspicabile.
I Faraoni Egizi indossavano barbe finte perché soffrivano di calvizie facciale. I Babilonesi, o forse erano gli Assiri o forse nessuno, usavano portare lunghe barbe molto curate e decorate da accessori e anelli. Ancora oggi si tende a rievocare queste usanze in modo molto creativo e anche un po’ da coglioni:

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2) Come la faccio crescere? Test clinici e uno studio dell’Università della Pennsylvania dimostrano che posare forbici e rasoio stimoli la crescita della barba. Anche guardare Marzullo e altri programmi barbosi aiuta.

3) La barba va spazzolata. Le migliori spazzole sono quelle in setola di cinghiale, ma oggigiorno i valori animalisti e le proteste degli attivisti hanno reso tali prodotti stigmatizzati dall’opinione pubblica. Così sono nati prodotti sostitutivi in setola di operaio della Cinghiale. Compratene finché gli attivisti per i diritti dei pennelli non li faranno mettere al bando.

4) La barba va lavata. La barba raccoglie qualsiasi impurità venga a contatto con la nostra faccia: cibo, polveri e materiale trasportato dall’aria, residui di pelle che si staccano dal viso (un problema soprattutto se siete degli zombie), militanti di Casapovnd. Un vero concentrato di sporcizia e batteri, quasi quanto un autobus dell’Atac! Utilizzare un paio di volte la settimana uno shampoo specifico per barba: perché specifico? Guardate quanta gente usa lo shampoo per capelli e poi diventa calva! Non vorrete mica far fare la stessa fine alla vostra barba?

5) Prodotti particolari. Una volta a settimana massaggiate la barba con un olio aromatizzato. Con un rametto di rosmarino e una foglia di salvia inoltre sarete ottimi al cartoccio.

6) Alcuni vantaggi di avere la barba.

  • Alle donne piace l’uomo con la barba, finché siete single. Quando vi ci fidanzerete dal giorno dopo vi diranno di tagliarla per rendervi più presentabili.
  • Protegge la pelle dal sole d’estate e tiene caldo d’inverno. Se la fate crescere all’infinito potreste quindi risparmiare sui vestiti.

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Non è che chiami un pugile per stendere una lista

Chi mi segue da un bel po’ sa che un tempo (quando? Sono ere geologiche che scrivo qui sopra e ne ho perso cognizione) mi occupavo di liste in cui categorizzavo categorie di individui categorici. D’altronde, come diceva Walt Disney, Se puoi sognarlo puoi listarlo.

Oggi vorrei riprendere, partendo da una riflessione.

Non commento quasi mai sui social, perché ho sempre timore della gente che passa a leggere e a rispondere. Se fossimo tutti individui capaci di tenere una discussione argomentata e circostanziata…sai che noia! Invece il mondo è quanto mai vario e avariato e pertanto ho deciso di stilare una lista sui

Fantastici commentatori del Web

– CPC (Capitan Precisino del Cazzo): Il vendicatore della virgola fuori posto e il salvatore delle d eufoniche mal utilizzate. Quello che quando tu stai spiegando il Lemma di Ernest Steinitz sugli spazi vettoriali interviene non per dire la sua (probabilmente non ce l’ha neanche un parere in merito) ma per farti notare che non è Ernest ma Ernst. Tu ringrazi e preghi di levare quel dito dal sedere che la sua simpatia impone.

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– Il sumero-babilonese: Quello che risponde in un linguaggio comprensibile solo a lui e a qualche studioso di lingue morte.

– Fiumi di parole: Ammalato di logorrea da quando un Marzullo radioattivo l’ha morso, ti risponde con un trattato verboso, prolisso e soporifero degno di una tesi di dottorato in Storia del calcestruzzo armato. Per analizzare e commentare ciò che ha scritto ti ci vorrà una giornata intera, nello stesso tempo lui avrà scritto altri panegirici. Alcuni credono che in realtà dietro a quel profilo si nasconda uno staff di Bengalesi sottopagati costretti a scrivere h24 7/7 in uno scantinato.

– Il Benaltrista: Il nome dice tutto. E allora quelli che non hanno detto tutto???????.

– Lo smarrito: Quello che si è perso e interviene a caso per ordinare una 4 stagioni pensando di essere sulla pagina di una pizzeria.

– Il confuso: Parente de Lo smarrito, ma ancor più stordito, è quello che scambia la pagina della Beretta (salumi) per la Beretta (armi) e scrive indignato per protestare contro le pistole. Questo avviene nello stadio iniziale (confusione lieve). Nello stadio peggiore, è capace di scrivere un reclamo sulla pagina fb ironica Cartoni della pizza brutti per protestare sul mancato arrivo della sua 4 stagioni (uno smarrito che per indignazione diventa confuso).

– Il vincitore del Premio G.a.C.: L’interventista risolutivo che pensa di produrre chissà quale pensiero elaborato e pregnante di significato ma che in realtà sta affermando una cosa ovvia, scontata, di cui non si sentiva il bisogno e che con la quale o senza la quale tutto rimarrà tale e quale.

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Prego, fate pure: Quelli che si fanno bellamente i cazzi loro organizzando partite di calcetto e scambi di coppia sotto la tua richiesta urgente di informazioni (vedi sotto) e mentre tu corri ogni volta a controllare le notifiche sperando che qualcuno ti abbia degnato di attenzione, loro hanno fatto ormai gruppo e tutta la community si sta unendo alla partita di calcetto mega orgia.

– L’illuso: Quello che spera di ottenere informazioni chiedendo su internet (vedi sopra).

– L’ironiomane: Rinchiusosi in un ruolo (presunto) di stand up comedian dal quale non riesce a uscire, non può fare a meno di commentare facendo del sarcasmo. Daniele Luttazzi de noantri, il più delle volte per la sua orribile comicità e il pessimo tempismo vorresti tu fare delle battute su di lui. Con dei nodosi randelli. Suo nemico giurato è Lo sveglione.

– Lo sveglione: Non capisce una battuta manco a spiegargliela e prende tutto sul serio. Anzi, se gli spieghi le cose lui si offende perché lo stai insultando. Alla battuta “Un uomo entra in un caffè e fa SPLASH” lui risponde come sia possibile che un uomo sia entrato fisicamente dentro una tazzina.

– L’esperto risponde: Commenta tutto ritenendo di parlare con cognizione di causa basandosi sulla propria personale esperienza, che quindi, in contrasto con qualsiasi logica scientifica, secondo lui è da applicare a tutto il mondo. Se lui una volta si  è sentito male mangiando la frittata di cipolle di suo cugino Piercarolambo, vuol dire che la frittata di cipolle è un cibo velenoso per l’uomo poi fate come volete lui tanto vi ha avvisato 😉 (la sua faccina preferita è quella con l’occhiolino).

– Il moralizzatore: Interviene soltanto per replicare agli altri commenti invitando a non dire certe cose, a non invocare invano gli dei, a pensare che i bambini ci osservano.

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– La mamma social: Quella che qualsiasi argomento deve declinarlo riferito alla propria prole. Es. “Scoperta partita di dildo cinesi difettosi, sequestro delle FdO”, lei: “Ah io ai miei figli non metterei mai in mano un dildo, ai miei tempi abbiamo sempre fatto con gli ortaggi e ci siamo trovati bene e ho insegnato loro a fare lo stesso 🙂 ” (la faccina preferita della mamma social è il sorriso).

Il notificatore di interesse: Deve far sapere a tutti che non gliene frega niente di ciò di cui si sta parlando. Un tempo il suo commento preferito era Estiqaatsi, poi da quando è stato dichiarato passibile di pena di morte è passato al più recente rimando alla “vastità di quanto gliene importa”.  Di questo tipo di commento ne esistono diverse varianti: i più accaniti ricercatori di queste ultime possono trasformarsi ne Il meme di vivere.

Il meme di vivere: Forse non è in grado di scrivere, forse si annoia, forse deve solo rompere il cazzo. Commenta qualsiasi cosa postando meme. I più fastidiosi mettono sempre gli stessi, i più estrosi ne cercano sempre di nuovi e ne creano anche, sperando di diventare famosi e vincere l’ambito premio del creatore di meme: la Beneamata Ceppa. Motto: + me lo memo + vengo -. X non venir + – non me lo memo + o x lo – me lo memo di –.

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– Fuori dal tempo: Anacronismo perpetuo, fossile vivente, è rimasto ancorato all’epoca in cui un sms era rinchiuso in un tot di caratteri e non esistevano le tariffe per sms illimitati. Scrive commenti telegrafici, conditi da abbreviazioni incomprensibili, temendo forse che per qualche battitura in più gli azzerino il credito.

– L’apriorista: Quello che senza leggere contesta a prescindere, perché è così, per il solo fatto di esistere e con l’aggravante di aver scritto tu sei passibile di contestazione da parte sua.

– Il Maniavantista: Non ho nulla contro, però…Non sono di qua né di là…Non è per criticare ma….

– Il complot…no a questo punto non ce la faccio. Mi rifiuto di commentare un simile individuo. Li conoscete, li avete visti, non parliamone che magari fingendo che non esistano forse si estinguono.

Voialtri, allora, cosa fareste su internet senza costoro? Stareste lì a commentarvi tra di voi, a lisciarvi il pelo a vicenda sempre uguali banali tranquilli e scontati. Meno male che queste persone portano un po’ di animazione e follia nel mondo della rete!

Non è che il muratore ami scrivere note in calce

Un’associazione animalista, di cui non farò il nome, in calce alle proprie domande di lavoro scrive che seleziona i collaboratori “esclusivamente sulla base delle competenze professionali, indipendentemente da elementi relativi a provenienza culturale, genere, orientamento sessuale.”.

Nello stesso annuncio però c’è scritto: “A parità di competenze costituisce titolo preferenziale la scelta vegana”.

Beninteso, trovo del tutto logico che un ente o un’associazione a vocazione fortemente etica ricerchi una certa coerenza tra la propria mission e la visione morale della persona.

Insomma, sarebbe credibile Valentino Rossi testimonial del club “Tutti a piedi spegniamo i motori”?

Detto questo vorrei capire come si concilia la scelta alimentare con la selezione “esclusivamente professionale” e da quando il cibo rappresenta una competenza professionale.

Ma dato che l’associazione non è mia, non discuto e più che altro mi chiedo come facciano poi ad appurare questa scelta.

Così ho pensato a Metodi per identificare a tradimento un falso vegano in un colloquio di lavoro (partendo dall’assunto che magari qualcuno potrebbe a parole dirsi votato al veganesimo totale per avere il posto di lavoro):

– Durante il colloquio di gruppo viene lanciata sul tavolo una bistecca alla fiorentina: chi la afferra è fuori;
– Il candidato potrebbe tradirsi utilizzando espressioni come “Tutto fumo e niente arrosto”, “Mettere troppa carne sul fuoco”, “Gallina vecchia fa buon brodo”;
– Al candidato verrà porto un foglio facendo in modo che si tagli con la carta: se sugge il sangue dalla ferita è scartato;
– Il candidato verrà invitato a un colloquio a pranzo nell’hamburgheria di Giorgione lo scuoiapelli;
– Il candidato dovrà visionare e poi commentare, con la dovuta proprietà di analisi, Hannibal o, in alternativa a scelta, Bambola di Bigas Luna con focus sulle “scene alimentari” della grande attrice mondiale Valeria Marini;
– Controllare se il candidato fa abbastanza di frequente notare, gratuitamente e non richiesto, di essere vegano;
– Fargli la battuta “E perché allora la lattuga non soffre???”: se sbuffa è vegano, se ride è eliminato;
– Mandarlo al supermercato a fare la spesa e controllare se legge le etichette alla ricerca di un fantomatico colorante ricavato dalle coccinelle.

 

Non è che la fatica di trovar prodotti genuini ti faccia imprecare bio

Sagre e feste di paese sono diventate ormai infrequentabili. Da habitat storico di rozzi villici e ubriaconi ora sono la meta alternativa di cittadini annoiati che vogliono riscoprire i sapori della tradizione e provocarsi il diabete senza sensi di colpa perché tanto è tutto genuino e sano.


È difficile spiegare che pur essendo km0 la pancetta fritta nello strutto non giova comunque alle coronarie.


Alcuni indizi che dovrebbero farti capire che la tua sagra paesana non sarà un Eden di prodotti tipici ma un Inferno di gomitate nello sterno e di pestoni agli alluci:

1)  Ai lati di una statale di campagna immersa nel buio c’è una lunga fila di auto parcheggiate metà sull’asfalto metà in un canale di scolo e una transumanza di pedoni che camminano a centro strada mentre il paesino della sagra ancora non si vede in lontananza. Fiducioso provi a tirar dritto finché troverai la strada chiusa dal vigile part-time – è anche macellaio e cavadenti – del paese. Tornerai indietro e nel frattempo la fila di auto sarà aumentata di un chilometro.

2) Gli stand del cibo avranno sempre una coda che neanche il primo giorno del nuovo Iphone. Arrivato finalmente al bancone troverai un foglio scritto col pennarello con scrittura obliqua che tende a rimpicciolirsi perché lo spazio stava terminando: “Munirsi di scontrino alla cassa”. La cassa sarà due isolati più in là, con una fila lunga il doppio. Nel frattempo le cibarie che avevi adocchiato saranno terminate e dovrai accontentarti della solita salsiccia grigliata in mezzo a due fette di pane raffermo.

3) Tra i piatti proposti ce ne sono alcuni che andrebbero mangiati con forchetta e coltello ma tu sei in piedi con un bicchiere di vino in una mano e un piatto nell’altra quindi l’unica alternativa è mandar giù tutto per intero come Fantozzi con il tordo.

4) Ti trovi in una località di mare e la sagra è dedicata al tartufo e al porcino oppure in una località di montagna e la specialità è la zuppa di cozze.

5) Da Gaeta in giù in tutte le manifestazioni di questo tipo c’è qualcuno che suona musica popolare per tutto il tempo. Musica popolare vuol dire la tammorra. Tammorra vuol dire che qualcuno per ore suonerà la stessa, identica, ritmica che fa tutuntata tutuntata tà tà tà tutuntata tutuntata tà tà tà. Tralasciando che lo strumento si può suonare anche in modi diversi – se ovviamente qualcuno li conoscesse – si può anche dire che la musica popolare ha rotto il cazzo.

6) Ai bambini non frega niente di queste cose. I genitori li portano lì per farli sgroppare in piazza, correre tra le persone urtandole e rovesciando loro piatti e bicchieri, giocare a freccette con i cani randagi usando gli spiedini degli arrosticini. In genere poi socializzano e si mischiano con altri coetanei, cosicché a fine serata c’è sempre qualcuno che si porta a casa i figli di un altro.

7) L’uomo furbo che vuole bere sceglie di saltare le code chilometriche e infilarsi nel bar del paese per prendere un’economica Peroni a 1€. Peccato che prima di lui ci saranno stati altri uomini furbi che avranno fatto lo stesso svuotando il frigo e quindi il barista gli rifilerà – senza metterlo in guardia – una birra calda.

8) Le vie strette dei borghi comprimono la massa di persone cosicché ci si ritrova costretti – talvolta trascinati a forza – a seguir la fiumana giocoforza. Volevi fermarti ad acquistare un barattolo di miele e invece ti ritrovi allo stand di un artigiano del posto che realizza statuine con i gusci di noce e che ha intrapreso l’attività quel giorno stesso per comprarsi un po’ di fumo.

9) A gestire il gazebo dei prodotti solidali Peruviani barra dei Nativi Americani barra Tibetani c’è uno che sembra un Tibetano barra Nativo Americano barra Peruviano ma viene in realtà da Barra (Napoli).

10) A fine serata dirai Mai più ma il giorno dopo nel gruppo Whatsapp dove si organizzano le scampagnate qualcuno condividerà la foto del manifesto della sagra del turacciolo ubriaco con la didascalia Andiamo???? e tu accetterai rendendo palese che a quel punto non sono le feste di paese il problema ma sei tu stesso.

Non è che pensi che un’auto usata sia a km0 perché l’hanno prodotta dietro casa tua

A Milano apre una nota catena internazionale di caffetterie. Le persone commentano. Chi è entusiasta, chi storce il naso, chi dice che vendere caffè in Italia sia come vendere il ghiaccio agli Eschimesi.

Dissento. Dagli Eschimesi il ghiaccio cresce in casa, mentre nel mio giardino non prosperano piante di caffè.

Quando ero al liceo ero pro boicottaggio. Di qualsiasi cosa avesse un marchio. Ero così contro nomi ed etichette che ho boicottato anche il nome di famiglia sul citofono. Non scherzo: la vecchia etichetta era sbiadita da tempo. Ci penso io, dissi credo nel 1997. Non ci ho più pensato né io né i miei per 20 anni.

Adesso non me ne importa niente dell’essere contro.
Disapprovo sempre l’omologazione culturale e la brandizzazione delle città: camminare per le vie centrali di Milano, di Parigi, di Copenhagen, di Berlino o di Budapest non fa differenza. Trovi sempre gli stessi negozi e le stesse merci. Ora a mano che non mi convincano che gli straccetti venduti da H&M – lo dico da acquirente straccione di quegli stracci – siano un prodotto tipico locale, io resto delle mie idee.

Penso anche però che la gente debba poter fare quel che le pare e scegliere cosa preferisce. Difendere e cercare qualcosa di alternativo è giusto e doveroso, inseguirlo a tutti i costi può innescare meccanismi perversi.

Per dire, la ricerca del buono, della qualità, del km 0 ci ha portato ad avere le paninoteche gourmet. È civiltà, questa?

Che a me dovrebbero spiegare se sull’hamburger ci metti strati di bacon, di mostarda, di cipolla indorata e fritta, di strutto, dell’anima de li ‘tacci del cuoco, per un totale di calorie pari al fabbisogno di una settimana, come fai ancora ad avere il barbaro coraggio di definirlo gourmet.

Comunque sono sempre pronto a cavalcare l’onda e lanciarmi in nuove iniziative. Quindi dopo l’invasione di locali bio, vegan, organic, io vorrei aprire una nuova attività: il ristorante anaerobico.

Lo sapete che l’ossigeno fa male? Sapete perché il ferro si arrugginisce? È il prodotto della combinazione, spontanea, del ferro con l’ossigeno, che insieme formano l’ossido di ferro.

Se una lastra di metallo può ridursi in pessime condizioni, pensate cosa può fare al cibo che ingerite! Noi mandiamo giù veleno! Condividete prima che cancellino!

Nel mio ristorante anaerobico potrete gustare il cibo come dovrebbe essere appena prodotto, senza la fastidiosa e imbarazzante intrusione dell’ossigeno.

Tempo di permanenza: dipende dalle vostre capacità di apnea.

L’apostata del cuore – Summer Edition

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Qualcuno ricorderà che un tempo davo consigli di cuore. Dato che in questi mesi mi sono arrivate un po’ di lettere, insieme allo spam, mi accingo a intervenire nuovamente e vestire ancora una volta i panni dello Strano Dottoramore.


Caro Ghìntoki,
il mio ragazzo vorrebbe fare l’amore anche con le mie cose. Io sono un po’ titubante, perché lo trovo sporco. Che cosa mi dici?
Nuvenia Sottile – Porto Chimipare (MC)

Cara Nuvenia,
credo dovresti stabilire dei confini. Il tuo ragazzo facesse all’amore con le cose sue: un termosifone, il tubo di scappamento della sua auto, il suo dobermann…

Caro Gin,
sto uscendo con un tipo molto interessante da qualche settimana e ci troviamo molto bene insieme. L’altro giorno, però, è venuto fuori che lui è vegano e questa cosa mi ha paralizzata. Penso che potrebbe essere un problema. Non trovi? Sì, insomma, soprattutto pensando all’educazione dei figli. Forse dovrei lasciar perdere adesso che le cose non si sono ancora fatte serie…
Salamella Mantovana – Parigi-Roubaix (CN)

Cara Salamella,
A meno che tu non sia Actarus e guidi un Goldrake non farti problemi con i Vegani.

Caro Gintoki, sono innamorata persa di G., ma non ho mai avuto il coraggio di confessargli il mio amore di persona. Anzi, non riesco mai a rivolgergli la parola o a incontrarlo. Siamo però amici su Facebook. Che posso fare?
Pratica Inevasa – Scudetto Rubato (TO)

Carissima Pratica,
gli amori platonici sono sempre complicati e molto spesso irrealizzabili. Se ci tieni veramente a questa persona, dovrai avere molta pazienza. Inizia a pubblicare fake news. Ogni giorno. Se ti blocca lascia stare, non è amore. Se mette like, siamo a buon punto. Continua a fare questo lavoro e un giorno chissà potreste trovarvi insieme in Parlamento.

Gin, negli ultimi 8 mesi L. ci ha provato con me in tutti i modi. Mi ha chiesto di uscire con lui ogni giorno, da quando ci siamo conosciuti, con bigliettini, lettere, canzoni dedicate, regali, messaggi, telefonate, persino una volta una serenata sotto casa. A me non piaceva e ho continuato a dirgli di no, con convinzione. Poi, 2 mesi fa, un po’ per tedio un po’ per curiosità ho ceduto alle sue avances e l’ho baciato. È stata una sorpresa anche per me, e mi è piaciuto. E lui che fa? È sparito di colpo, come la maggior parte degli uomini incontrati in questi anni. Insomma, tutte le energie spese per corteggiarmi a cosa servivano? Alla semplice conquista? Questo mi dà conferma del fatto che l’insistenza non è un metro di valutazione sufficiente per credere che un uomo stia facendo sul serio. E allora, su chi possiamo fare almeno un po’ affidamento? Non esiste una tipologia di uomo o di comportamento che possa anche minimamente darci qualche garanzia? Sono così stufa di tanta superficialità…
Varechina Pura – Volano Madonne (VE)

Cara Varechina, forse prima di baciare qualcuno dovresti lavarti i denti.

Caro Gintoki,
dopo numerose insistenze mio marito è riuscito a convincermi ad andare in un club per scambisti. Tra gli uomini che ho incontrato, c’era un tipo che ho riconosciuto subito, perché è un paziente dello studio dentistico per cui lavoro come assistente di poltrona. Io ho fatto finta di non conoscerlo e lui non mi ha riconosciuta perché mi vede sempre con camice e mascherina; era lì da solo, non in coppia, ed è proprio con lui che mi è capitato di avere un approccio, assecondando le fantasie di mio marito. Solo che questo incontro, invece di migliorare il sesso coniugale, mi ha molto turbata e da allora non faccio che pensare a quell’uomo che prima, in studio, avevo a malapena notato. È tornato un paio di volte per curarsi i denti e io mi son nascosta ancor di più dietro la mascherina chirurgica, ma invece sto pensando seriamente di levarmela e di ricordargli il nostro incontro: la prossima settimana è il suo ultimo appuntamento!
Orchestra Sinfonica – Saluta sta Minchia (MN)

Cara Orchestra,
anche se ti togliessi la mascherina dubito che nel club ti abbia guardata in volto e che ora ti riconoscerebbe. Forse dovresti toglierti qualcos’altro per farti identificare.

Ciao Gin,
il mio fidanzato vuole che mentre facciamo l’amore io parli e dica cose. Ma non so da che parte cominciare! A parte che non so che debbo dirgli ma io poi mi sento in imbarazzo, come si fa??? Aiuto!
Ceretta Brasiliana – Valle della Patonza (AO)

Cara Ceretta,
potresti allenarti con il catalogo IKEA. È sobrio, non imbarazzante e si presta bene per approcciarsi al sesso parlato. Ad esempio puoi esordire con un “Voglio FÄRLÖV STRANDMON”. Se ti sta facendo un po’ male ma ti piace, un bel “VATTENKRASSE quanto ce l’hai GRANSKÄR! Adesso VENCHE!”. E se volete sperimentare puoi sempre dargli il KULLEN.

Caro Gintoki, ho un problema di cui non riesco a capire la gravità. Al mio ragazzo succede spessissimo di fare un lapsus, sempre lo stesso: mi chiama col nome della sua ex. Se ne accorge, si corregge. A volte ne ride, a volte chiede scusa. All’inizio ci sono passata sopra, pensando che l’abitudine continuasse a pesare. Ma ora la cosa si fa preoccupante: con questa ragazza lui è stato meno di un anno, noi navighiamo felicemente verso il secondo. Possibile che in tutto questo tempo io non sia riuscita a scalzare il fantasma dell’altra? Come scacciarlo?
Lavagna Luminosa – Gabinetto Intasato (PG)

Chiama i Ghostbusters.

Non è che devi conoscere l’ordinamento giudiziario per metter mano alla cancelleria

Sono stato un po’ assente dal blog in questi giorni. Il lavoro mi ha un po’ assorbito e non lo dico come scusa. Posto qui delle prove fotografiche delle mie recenti attività in ufficio.

Certe volte il lavoro ti divora proprio:

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O ti stringe a tenaglia:

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Ho avuto poi da fare con le banche, che mi hanno fatto delle offerte a cui non ho abboccato:

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Poi all’improvviso mi balena un’idea:

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Perché non tirarsi su con delle pillole di vitamine e integratori?

O forse è meglio evitare schifezze e trovar ristoro al fresco sotto un albero:

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Però con sto caldo si dovrebbe solo andare al Polo per rinfrescarsi:

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Un narvalo

Sono giorni di attività frenetica.