Non è che per un’escursione in montagna ti serva per forza l’auto perché è necessaria la guida

Salve, sono Gintoki. Forse vi ricorderete di me per post come Non è che ti serva un disegnatore per tracciare il profilo di un candidato.

Quelli della scorsa settimana lunedì mi hanno richiamato per un secondo colloquio. Fissato il giorno dopo. Con la Presidente. Ero rimasto perplesso sulla durata del primo incontro: 20 minuti scarsi. Poi ho capito che devono essere loro a vivere in un’altra dimensione temporale. Una delle tizie con cui mi sono confrontato l’altra volta, introducendomi alla Presidente, ha detto “Abbiamo fatto una lunga chiacchierata”.

Lunga?

Poi ho capito. Con la Presidente il colloquio è durato 10 minuti. Se questi sono i loro standard capisco che venti minuti allora siano stati un’eternità.

Tutto ciò però mi ha dato spunto nel pensare che non ho mai scritto una Guida per un perfetto colloquio.


Chi me l’ha chiesto? Nessuno. Ma ci rimasi molto male quando, alle scuole medie, in un tema incentrato sul leggere mi lanciai in consigli sulla lettura e la Professoressa mi riprese dicendo, davanti alla classe, Gintoki: ma chi ti ha chiesto niente?.

Quindi da allora per questo trauma devo scrivere guide.


  1. Vestitevi bene. Anzi, vestitevi, come prima cosa. A meno che non sia un colloquio per una parte in un film pornografico. Lì conviene non vestirsi.
  2. L’esordio con una stretta di mano convincente è fondamentale. Allenatevi a stringerla bene: consiglio di frequentare comizi politici e andare a salutare personalmente i candidati, è un buon training. Mi raccomando: niente scherzo della fetta di salame all’interno della mano dicendo “E ora mangiatevi pure questa!”. Poi i vegani si offendono.
  3. Ai colloqui non si va impreparati: studiate bene le attività dei vostri possibili datori di lavoro. Se vi siete candidati per un’associazione malavitosa, invece, è bene che mostriate di non saperne proprio nulla su di loro.
  4. Fate attenzione ai segnali non verbali che lanciate con le mani. Non incrociate le braccia. Non gesticolate eccessivamente. Non giocherellate con penne o altri oggetti. Non tenete le braccia troppo rigide. Non fate nulla ma non mostrate di stare  a tutti i costi cercando di non fare nulla. Per togliervi dall’impaccio, fate come me: prima di un colloquio mi faccio ingessare le braccia fino all’omero così non devo pensarci.
  5. State dritti e composti. Lasciare l’attaccapanni nella giacca che indossate può essere di aiuto.
  6. Potrebbe capitare che vi facciano domande che sembrano non avere attinenza con il lavoro o pongano quesiti che possono mettervi in difficoltà. È per testare la vostre reazioni. Non perdete la calma e rispondete in modo lucido e razionale al selezionatore. Potrete sempre bucargli le gomme dell’auto per ritorsione, in un secondo momento.
  7. Non mentite sulle vostre competenze ma non sminuitele neanche, anzi, cercate di presentarle in maniera accattivante: chi può smentire che siate Esperti nell’intrattenimento videoludico e in upgrading hardware per la migliore fruibilità dei contenuti, se a inizio anni 2000 montavate le modifiche alla PlayStation per far girare i giochi pirata?
  8. Se siete nervosi, trovate qualcosa che vi rilassi e faccia sciogliere la tensione, un po’ come fa questo brillante candidato:

Spero che questi preziosi consigli siano utili per farvi ottenere il posto tanto desiderato.

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Non è che per esser più sincero ti radi in bocca per non avere peli sulla lingua

Molta gente mi ferma per strada e mi chiede consigli per avere una bella barba. Io sono sempre di fretta, saluto, ringrazio, svicolo, con la promessa reiterata però di dedicarmi a questo importante tema che appassiona tanti giovani e meno giovani.

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Una barba convincente non esita a profilarsi all’orizzonte

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Il cantante allegrone dei Baustelle volle farsi una foto con la barba. Io in cambio gli chiesi che marca di olio usasse per avere i capelli così splendidamente unti

Così adesso che ho un attimo di tempo libero dal fabbricare complotti per la Poteri&Forti Srl ho deciso di scrivere una guida per essere dei perfetti barbuti.

1) La barba: un po’ di storia. Fin dagli alberi della civiltà (quelli da cui siam scesi) la barba è stata oggetto di culto e ammirazione anche perché gli uomini primitivi erano così brutti che una peluria facciale che ne nascondesse le fattezze era più che mai auspicabile.
I Faraoni Egizi indossavano barbe finte perché soffrivano di calvizie facciale. I Babilonesi, o forse erano gli Assiri o forse nessuno, usavano portare lunghe barbe molto curate e decorate da accessori e anelli. Ancora oggi si tende a rievocare queste usanze in modo molto creativo e anche un po’ da coglioni:

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2) Come la faccio crescere? Test clinici e uno studio dell’Università della Pennsylvania dimostrano che posare forbici e rasoio stimoli la crescita della barba. Anche guardare Marzullo e altri programmi barbosi aiuta.

3) La barba va spazzolata. Le migliori spazzole sono quelle in setola di cinghiale, ma oggigiorno i valori animalisti e le proteste degli attivisti hanno reso tali prodotti stigmatizzati dall’opinione pubblica. Così sono nati prodotti sostitutivi in setola di operaio della Cinghiale. Compratene finché gli attivisti per i diritti dei pennelli non li faranno mettere al bando.

4) La barba va lavata. La barba raccoglie qualsiasi impurità venga a contatto con la nostra faccia: cibo, polveri e materiale trasportato dall’aria, residui di pelle che si staccano dal viso (un problema soprattutto se siete degli zombie), militanti di Casapovnd. Un vero concentrato di sporcizia e batteri, quasi quanto un autobus dell’Atac! Utilizzare un paio di volte la settimana uno shampoo specifico per barba: perché specifico? Guardate quanta gente usa lo shampoo per capelli e poi diventa calva! Non vorrete mica far fare la stessa fine alla vostra barba?

5) Prodotti particolari. Una volta a settimana massaggiate la barba con un olio aromatizzato. Con un rametto di rosmarino e una foglia di salvia inoltre sarete ottimi al cartoccio.

6) Alcuni vantaggi di avere la barba.

  • Alle donne piace l’uomo con la barba, finché siete single. Quando vi ci fidanzerete dal giorno dopo vi diranno di tagliarla per rendervi più presentabili.
  • Protegge la pelle dal sole d’estate e tiene caldo d’inverno. Se la fate crescere all’infinito potreste quindi risparmiare sui vestiti.

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Non è che chiami un pugile per stendere una lista

Chi mi segue da un bel po’ sa che un tempo (quando? Sono ere geologiche che scrivo qui sopra e ne ho perso cognizione) mi occupavo di liste in cui categorizzavo categorie di individui categorici. D’altronde, come diceva Walt Disney, Se puoi sognarlo puoi listarlo.

Oggi vorrei riprendere, partendo da una riflessione.

Non commento quasi mai sui social, perché ho sempre timore della gente che passa a leggere e a rispondere. Se fossimo tutti individui capaci di tenere una discussione argomentata e circostanziata…sai che noia! Invece il mondo è quanto mai vario e avariato e pertanto ho deciso di stilare una lista sui

Fantastici commentatori del Web

– CPC (Capitan Precisino del Cazzo): Il vendicatore della virgola fuori posto e il salvatore delle d eufoniche mal utilizzate. Quello che quando tu stai spiegando il Lemma di Ernest Steinitz sugli spazi vettoriali interviene non per dire la sua (probabilmente non ce l’ha neanche un parere in merito) ma per farti notare che non è Ernest ma Ernst. Tu ringrazi e preghi di levare quel dito dal sedere che la sua simpatia impone.

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– Il sumero-babilonese: Quello che risponde in un linguaggio comprensibile solo a lui e a qualche studioso di lingue morte.

– Fiumi di parole: Ammalato di logorrea da quando un Marzullo radioattivo l’ha morso, ti risponde con un trattato verboso, prolisso e soporifero degno di una tesi di dottorato in Storia del calcestruzzo armato. Per analizzare e commentare ciò che ha scritto ti ci vorrà una giornata intera, nello stesso tempo lui avrà scritto altri panegirici. Alcuni credono che in realtà dietro a quel profilo si nasconda uno staff di Bengalesi sottopagati costretti a scrivere h24 7/7 in uno scantinato.

– Il Benaltrista: Il nome dice tutto. E allora quelli che non hanno detto tutto???????.

– Lo smarrito: Quello che si è perso e interviene a caso per ordinare una 4 stagioni pensando di essere sulla pagina di una pizzeria.

– Il confuso: Parente de Lo smarrito, ma ancor più stordito, è quello che scambia la pagina della Beretta (salumi) per la Beretta (armi) e scrive indignato per protestare contro le pistole. Questo avviene nello stadio iniziale (confusione lieve). Nello stadio peggiore, è capace di scrivere un reclamo sulla pagina fb ironica Cartoni della pizza brutti per protestare sul mancato arrivo della sua 4 stagioni (uno smarrito che per indignazione diventa confuso).

– Il vincitore del Premio G.a.C.: L’interventista risolutivo che pensa di produrre chissà quale pensiero elaborato e pregnante di significato ma che in realtà sta affermando una cosa ovvia, scontata, di cui non si sentiva il bisogno e che con la quale o senza la quale tutto rimarrà tale e quale.

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Prego, fate pure: Quelli che si fanno bellamente i cazzi loro organizzando partite di calcetto e scambi di coppia sotto la tua richiesta urgente di informazioni (vedi sotto) e mentre tu corri ogni volta a controllare le notifiche sperando che qualcuno ti abbia degnato di attenzione, loro hanno fatto ormai gruppo e tutta la community si sta unendo alla partita di calcetto mega orgia.

– L’illuso: Quello che spera di ottenere informazioni chiedendo su internet (vedi sopra).

– L’ironiomane: Rinchiusosi in un ruolo (presunto) di stand up comedian dal quale non riesce a uscire, non può fare a meno di commentare facendo del sarcasmo. Daniele Luttazzi de noantri, il più delle volte per la sua orribile comicità e il pessimo tempismo vorresti tu fare delle battute su di lui. Con dei nodosi randelli. Suo nemico giurato è Lo sveglione.

– Lo sveglione: Non capisce una battuta manco a spiegargliela e prende tutto sul serio. Anzi, se gli spieghi le cose lui si offende perché lo stai insultando. Alla battuta “Un uomo entra in un caffè e fa SPLASH” lui risponde come sia possibile che un uomo sia entrato fisicamente dentro una tazzina.

– L’esperto risponde: Commenta tutto ritenendo di parlare con cognizione di causa basandosi sulla propria personale esperienza, che quindi, in contrasto con qualsiasi logica scientifica, secondo lui è da applicare a tutto il mondo. Se lui una volta si  è sentito male mangiando la frittata di cipolle di suo cugino Piercarolambo, vuol dire che la frittata di cipolle è un cibo velenoso per l’uomo poi fate come volete lui tanto vi ha avvisato 😉 (la sua faccina preferita è quella con l’occhiolino).

– Il moralizzatore: Interviene soltanto per replicare agli altri commenti invitando a non dire certe cose, a non invocare invano gli dei, a pensare che i bambini ci osservano.

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– La mamma social: Quella che qualsiasi argomento deve declinarlo riferito alla propria prole. Es. “Scoperta partita di dildo cinesi difettosi, sequestro delle FdO”, lei: “Ah io ai miei figli non metterei mai in mano un dildo, ai miei tempi abbiamo sempre fatto con gli ortaggi e ci siamo trovati bene e ho insegnato loro a fare lo stesso 🙂 ” (la faccina preferita della mamma social è il sorriso).

Il notificatore di interesse: Deve far sapere a tutti che non gliene frega niente di ciò di cui si sta parlando. Un tempo il suo commento preferito era Estiqaatsi, poi da quando è stato dichiarato passibile di pena di morte è passato al più recente rimando alla “vastità di quanto gliene importa”.  Di questo tipo di commento ne esistono diverse varianti: i più accaniti ricercatori di queste ultime possono trasformarsi ne Il meme di vivere.

Il meme di vivere: Forse non è in grado di scrivere, forse si annoia, forse deve solo rompere il cazzo. Commenta qualsiasi cosa postando meme. I più fastidiosi mettono sempre gli stessi, i più estrosi ne cercano sempre di nuovi e ne creano anche, sperando di diventare famosi e vincere l’ambito premio del creatore di meme: la Beneamata Ceppa. Motto: + me lo memo + vengo -. X non venir + – non me lo memo + o x lo – me lo memo di –.

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– Fuori dal tempo: Anacronismo perpetuo, fossile vivente, è rimasto ancorato all’epoca in cui un sms era rinchiuso in un tot di caratteri e non esistevano le tariffe per sms illimitati. Scrive commenti telegrafici, conditi da abbreviazioni incomprensibili, temendo forse che per qualche battitura in più gli azzerino il credito.

– L’apriorista: Quello che senza leggere contesta a prescindere, perché è così, per il solo fatto di esistere e con l’aggravante di aver scritto tu sei passibile di contestazione da parte sua.

– Il Maniavantista: Non ho nulla contro, però…Non sono di qua né di là…Non è per criticare ma….

– Il complot…no a questo punto non ce la faccio. Mi rifiuto di commentare un simile individuo. Li conoscete, li avete visti, non parliamone che magari fingendo che non esistano forse si estinguono.

Voialtri, allora, cosa fareste su internet senza costoro? Stareste lì a commentarvi tra di voi, a lisciarvi il pelo a vicenda sempre uguali banali tranquilli e scontati. Meno male che queste persone portano un po’ di animazione e follia nel mondo della rete!

Non è che il muratore ami scrivere note in calce

Un’associazione animalista, di cui non farò il nome, in calce alle proprie domande di lavoro scrive che seleziona i collaboratori “esclusivamente sulla base delle competenze professionali, indipendentemente da elementi relativi a provenienza culturale, genere, orientamento sessuale.”.

Nello stesso annuncio però c’è scritto: “A parità di competenze costituisce titolo preferenziale la scelta vegana”.

Beninteso, trovo del tutto logico che un ente o un’associazione a vocazione fortemente etica ricerchi una certa coerenza tra la propria mission e la visione morale della persona.

Insomma, sarebbe credibile Valentino Rossi testimonial del club “Tutti a piedi spegniamo i motori”?

Detto questo vorrei capire come si concilia la scelta alimentare con la selezione “esclusivamente professionale” e da quando il cibo rappresenta una competenza professionale.

Ma dato che l’associazione non è mia, non discuto e più che altro mi chiedo come facciano poi ad appurare questa scelta.

Così ho pensato a Metodi per identificare a tradimento un falso vegano in un colloquio di lavoro (partendo dall’assunto che magari qualcuno potrebbe a parole dirsi votato al veganesimo totale per avere il posto di lavoro):

– Durante il colloquio di gruppo viene lanciata sul tavolo una bistecca alla fiorentina: chi la afferra è fuori;
– Il candidato potrebbe tradirsi utilizzando espressioni come “Tutto fumo e niente arrosto”, “Mettere troppa carne sul fuoco”, “Gallina vecchia fa buon brodo”;
– Al candidato verrà porto un foglio facendo in modo che si tagli con la carta: se sugge il sangue dalla ferita è scartato;
– Il candidato verrà invitato a un colloquio a pranzo nell’hamburgheria di Giorgione lo scuoiapelli;
– Il candidato dovrà visionare e poi commentare, con la dovuta proprietà di analisi, Hannibal o, in alternativa a scelta, Bambola di Bigas Luna con focus sulle “scene alimentari” della grande attrice mondiale Valeria Marini;
– Controllare se il candidato fa abbastanza di frequente notare, gratuitamente e non richiesto, di essere vegano;
– Fargli la battuta “E perché allora la lattuga non soffre???”: se sbuffa è vegano, se ride è eliminato;
– Mandarlo al supermercato a fare la spesa e controllare se legge le etichette alla ricerca di un fantomatico colorante ricavato dalle coccinelle.

 

Non è che la fatica di trovar prodotti genuini ti faccia imprecare bio

Sagre e feste di paese sono diventate ormai infrequentabili. Da habitat storico di rozzi villici e ubriaconi ora sono la meta alternativa di cittadini annoiati che vogliono riscoprire i sapori della tradizione e provocarsi il diabete senza sensi di colpa perché tanto è tutto genuino e sano.


È difficile spiegare che pur essendo km0 la pancetta fritta nello strutto non giova comunque alle coronarie.


Alcuni indizi che dovrebbero farti capire che la tua sagra paesana non sarà un Eden di prodotti tipici ma un Inferno di gomitate nello sterno e di pestoni agli alluci:

1)  Ai lati di una statale di campagna immersa nel buio c’è una lunga fila di auto parcheggiate metà sull’asfalto metà in un canale di scolo e una transumanza di pedoni che camminano a centro strada mentre il paesino della sagra ancora non si vede in lontananza. Fiducioso provi a tirar dritto finché troverai la strada chiusa dal vigile part-time – è anche macellaio e cavadenti – del paese. Tornerai indietro e nel frattempo la fila di auto sarà aumentata di un chilometro.

2) Gli stand del cibo avranno sempre una coda che neanche il primo giorno del nuovo Iphone. Arrivato finalmente al bancone troverai un foglio scritto col pennarello con scrittura obliqua che tende a rimpicciolirsi perché lo spazio stava terminando: “Munirsi di scontrino alla cassa”. La cassa sarà due isolati più in là, con una fila lunga il doppio. Nel frattempo le cibarie che avevi adocchiato saranno terminate e dovrai accontentarti della solita salsiccia grigliata in mezzo a due fette di pane raffermo.

3) Tra i piatti proposti ce ne sono alcuni che andrebbero mangiati con forchetta e coltello ma tu sei in piedi con un bicchiere di vino in una mano e un piatto nell’altra quindi l’unica alternativa è mandar giù tutto per intero come Fantozzi con il tordo.

4) Ti trovi in una località di mare e la sagra è dedicata al tartufo e al porcino oppure in una località di montagna e la specialità è la zuppa di cozze.

5) Da Gaeta in giù in tutte le manifestazioni di questo tipo c’è qualcuno che suona musica popolare per tutto il tempo. Musica popolare vuol dire la tammorra. Tammorra vuol dire che qualcuno per ore suonerà la stessa, identica, ritmica che fa tutuntata tutuntata tà tà tà tutuntata tutuntata tà tà tà. Tralasciando che lo strumento si può suonare anche in modi diversi – se ovviamente qualcuno li conoscesse – si può anche dire che la musica popolare ha rotto il cazzo.

6) Ai bambini non frega niente di queste cose. I genitori li portano lì per farli sgroppare in piazza, correre tra le persone urtandole e rovesciando loro piatti e bicchieri, giocare a freccette con i cani randagi usando gli spiedini degli arrosticini. In genere poi socializzano e si mischiano con altri coetanei, cosicché a fine serata c’è sempre qualcuno che si porta a casa i figli di un altro.

7) L’uomo furbo che vuole bere sceglie di saltare le code chilometriche e infilarsi nel bar del paese per prendere un’economica Peroni a 1€. Peccato che prima di lui ci saranno stati altri uomini furbi che avranno fatto lo stesso svuotando il frigo e quindi il barista gli rifilerà – senza metterlo in guardia – una birra calda.

8) Le vie strette dei borghi comprimono la massa di persone cosicché ci si ritrova costretti – talvolta trascinati a forza – a seguir la fiumana giocoforza. Volevi fermarti ad acquistare un barattolo di miele e invece ti ritrovi allo stand di un artigiano del posto che realizza statuine con i gusci di noce e che ha intrapreso l’attività quel giorno stesso per comprarsi un po’ di fumo.

9) A gestire il gazebo dei prodotti solidali Peruviani barra dei Nativi Americani barra Tibetani c’è uno che sembra un Tibetano barra Nativo Americano barra Peruviano ma viene in realtà da Barra (Napoli).

10) A fine serata dirai Mai più ma il giorno dopo nel gruppo Whatsapp dove si organizzano le scampagnate qualcuno condividerà la foto del manifesto della sagra del turacciolo ubriaco con la didascalia Andiamo???? e tu accetterai rendendo palese che a quel punto non sono le feste di paese il problema ma sei tu stesso.

Non è che pensi che un’auto usata sia a km0 perché l’hanno prodotta dietro casa tua

A Milano apre una nota catena internazionale di caffetterie. Le persone commentano. Chi è entusiasta, chi storce il naso, chi dice che vendere caffè in Italia sia come vendere il ghiaccio agli Eschimesi.

Dissento. Dagli Eschimesi il ghiaccio cresce in casa, mentre nel mio giardino non prosperano piante di caffè.

Quando ero al liceo ero pro boicottaggio. Di qualsiasi cosa avesse un marchio. Ero così contro nomi ed etichette che ho boicottato anche il nome di famiglia sul citofono. Non scherzo: la vecchia etichetta era sbiadita da tempo. Ci penso io, dissi credo nel 1997. Non ci ho più pensato né io né i miei per 20 anni.

Adesso non me ne importa niente dell’essere contro.
Disapprovo sempre l’omologazione culturale e la brandizzazione delle città: camminare per le vie centrali di Milano, di Parigi, di Copenhagen, di Berlino o di Budapest non fa differenza. Trovi sempre gli stessi negozi e le stesse merci. Ora a mano che non mi convincano che gli straccetti venduti da H&M – lo dico da acquirente straccione di quegli stracci – siano un prodotto tipico locale, io resto delle mie idee.

Penso anche però che la gente debba poter fare quel che le pare e scegliere cosa preferisce. Difendere e cercare qualcosa di alternativo è giusto e doveroso, inseguirlo a tutti i costi può innescare meccanismi perversi.

Per dire, la ricerca del buono, della qualità, del km 0 ci ha portato ad avere le paninoteche gourmet. È civiltà, questa?

Che a me dovrebbero spiegare se sull’hamburger ci metti strati di bacon, di mostarda, di cipolla indorata e fritta, di strutto, dell’anima de li ‘tacci del cuoco, per un totale di calorie pari al fabbisogno di una settimana, come fai ancora ad avere il barbaro coraggio di definirlo gourmet.

Comunque sono sempre pronto a cavalcare l’onda e lanciarmi in nuove iniziative. Quindi dopo l’invasione di locali bio, vegan, organic, io vorrei aprire una nuova attività: il ristorante anaerobico.

Lo sapete che l’ossigeno fa male? Sapete perché il ferro si arrugginisce? È il prodotto della combinazione, spontanea, del ferro con l’ossigeno, che insieme formano l’ossido di ferro.

Se una lastra di metallo può ridursi in pessime condizioni, pensate cosa può fare al cibo che ingerite! Noi mandiamo giù veleno! Condividete prima che cancellino!

Nel mio ristorante anaerobico potrete gustare il cibo come dovrebbe essere appena prodotto, senza la fastidiosa e imbarazzante intrusione dell’ossigeno.

Tempo di permanenza: dipende dalle vostre capacità di apnea.

L’apostata del cuore – Summer Edition

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Qualcuno ricorderà che un tempo davo consigli di cuore. Dato che in questi mesi mi sono arrivate un po’ di lettere, insieme allo spam, mi accingo a intervenire nuovamente e vestire ancora una volta i panni dello Strano Dottoramore.


Caro Ghìntoki,
il mio ragazzo vorrebbe fare l’amore anche con le mie cose. Io sono un po’ titubante, perché lo trovo sporco. Che cosa mi dici?
Nuvenia Sottile – Porto Chimipare (MC)

Cara Nuvenia,
credo dovresti stabilire dei confini. Il tuo ragazzo facesse all’amore con le cose sue: un termosifone, il tubo di scappamento della sua auto, il suo dobermann…

Caro Gin,
sto uscendo con un tipo molto interessante da qualche settimana e ci troviamo molto bene insieme. L’altro giorno, però, è venuto fuori che lui è vegano e questa cosa mi ha paralizzata. Penso che potrebbe essere un problema. Non trovi? Sì, insomma, soprattutto pensando all’educazione dei figli. Forse dovrei lasciar perdere adesso che le cose non si sono ancora fatte serie…
Salamella Mantovana – Parigi-Roubaix (CN)

Cara Salamella,
A meno che tu non sia Actarus e guidi un Goldrake non farti problemi con i Vegani.

Caro Gintoki, sono innamorata persa di G., ma non ho mai avuto il coraggio di confessargli il mio amore di persona. Anzi, non riesco mai a rivolgergli la parola o a incontrarlo. Siamo però amici su Facebook. Che posso fare?
Pratica Inevasa – Scudetto Rubato (TO)

Carissima Pratica,
gli amori platonici sono sempre complicati e molto spesso irrealizzabili. Se ci tieni veramente a questa persona, dovrai avere molta pazienza. Inizia a pubblicare fake news. Ogni giorno. Se ti blocca lascia stare, non è amore. Se mette like, siamo a buon punto. Continua a fare questo lavoro e un giorno chissà potreste trovarvi insieme in Parlamento.

Gin, negli ultimi 8 mesi L. ci ha provato con me in tutti i modi. Mi ha chiesto di uscire con lui ogni giorno, da quando ci siamo conosciuti, con bigliettini, lettere, canzoni dedicate, regali, messaggi, telefonate, persino una volta una serenata sotto casa. A me non piaceva e ho continuato a dirgli di no, con convinzione. Poi, 2 mesi fa, un po’ per tedio un po’ per curiosità ho ceduto alle sue avances e l’ho baciato. È stata una sorpresa anche per me, e mi è piaciuto. E lui che fa? È sparito di colpo, come la maggior parte degli uomini incontrati in questi anni. Insomma, tutte le energie spese per corteggiarmi a cosa servivano? Alla semplice conquista? Questo mi dà conferma del fatto che l’insistenza non è un metro di valutazione sufficiente per credere che un uomo stia facendo sul serio. E allora, su chi possiamo fare almeno un po’ affidamento? Non esiste una tipologia di uomo o di comportamento che possa anche minimamente darci qualche garanzia? Sono così stufa di tanta superficialità…
Varechina Pura – Volano Madonne (VE)

Cara Varechina, forse prima di baciare qualcuno dovresti lavarti i denti.

Caro Gintoki,
dopo numerose insistenze mio marito è riuscito a convincermi ad andare in un club per scambisti. Tra gli uomini che ho incontrato, c’era un tipo che ho riconosciuto subito, perché è un paziente dello studio dentistico per cui lavoro come assistente di poltrona. Io ho fatto finta di non conoscerlo e lui non mi ha riconosciuta perché mi vede sempre con camice e mascherina; era lì da solo, non in coppia, ed è proprio con lui che mi è capitato di avere un approccio, assecondando le fantasie di mio marito. Solo che questo incontro, invece di migliorare il sesso coniugale, mi ha molto turbata e da allora non faccio che pensare a quell’uomo che prima, in studio, avevo a malapena notato. È tornato un paio di volte per curarsi i denti e io mi son nascosta ancor di più dietro la mascherina chirurgica, ma invece sto pensando seriamente di levarmela e di ricordargli il nostro incontro: la prossima settimana è il suo ultimo appuntamento!
Orchestra Sinfonica – Saluta sta Minchia (MN)

Cara Orchestra,
anche se ti togliessi la mascherina dubito che nel club ti abbia guardata in volto e che ora ti riconoscerebbe. Forse dovresti toglierti qualcos’altro per farti identificare.

Ciao Gin,
il mio fidanzato vuole che mentre facciamo l’amore io parli e dica cose. Ma non so da che parte cominciare! A parte che non so che debbo dirgli ma io poi mi sento in imbarazzo, come si fa??? Aiuto!
Ceretta Brasiliana – Valle della Patonza (AO)

Cara Ceretta,
potresti allenarti con il catalogo IKEA. È sobrio, non imbarazzante e si presta bene per approcciarsi al sesso parlato. Ad esempio puoi esordire con un “Voglio FÄRLÖV STRANDMON”. Se ti sta facendo un po’ male ma ti piace, un bel “VATTENKRASSE quanto ce l’hai GRANSKÄR! Adesso VENCHE!”. E se volete sperimentare puoi sempre dargli il KULLEN.

Caro Gintoki, ho un problema di cui non riesco a capire la gravità. Al mio ragazzo succede spessissimo di fare un lapsus, sempre lo stesso: mi chiama col nome della sua ex. Se ne accorge, si corregge. A volte ne ride, a volte chiede scusa. All’inizio ci sono passata sopra, pensando che l’abitudine continuasse a pesare. Ma ora la cosa si fa preoccupante: con questa ragazza lui è stato meno di un anno, noi navighiamo felicemente verso il secondo. Possibile che in tutto questo tempo io non sia riuscita a scalzare il fantasma dell’altra? Come scacciarlo?
Lavagna Luminosa – Gabinetto Intasato (PG)

Chiama i Ghostbusters.

Non è che devi conoscere l’ordinamento giudiziario per metter mano alla cancelleria

Sono stato un po’ assente dal blog in questi giorni. Il lavoro mi ha un po’ assorbito e non lo dico come scusa. Posto qui delle prove fotografiche delle mie recenti attività in ufficio.

Certe volte il lavoro ti divora proprio:

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O ti stringe a tenaglia:

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Ho avuto poi da fare con le banche, che mi hanno fatto delle offerte a cui non ho abboccato:

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Poi all’improvviso mi balena un’idea:

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Perché non tirarsi su con delle pillole di vitamine e integratori?

O forse è meglio evitare schifezze e trovar ristoro al fresco sotto un albero:

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Però con sto caldo si dovrebbe solo andare al Polo per rinfrescarsi:

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Un narvalo

Sono giorni di attività frenetica.

Non è che se non paghi le bollette puoi fare solo appuntamenti al buio

Test clinici dimostrano che sempre più persone si rivolgono ad applicazioni e siti di incontri per trovare partner (occasionali o meno). In gergo – forse non tutti sanno che – questi siti e app si chiamano “dating” perché tu gli lasci i tuoi dati per farci fare ciò che vogliono, ricevendo in ricompensa un po’ di amore e/o sesso (se ti va bene).

E chi sono io per non interessarmi all’argomento? Chi non sono io per interessarmi all’argomento? Chi siete voi e cosa ci fate qui?

La risposta a quest’ultima domanda è semplice: per avere consigli su come creare un perfetto profilo per avere successo su questi dating.

La foto
La foto è la componente più importante. La scienza dice che chi ha una foto cucca di più rispetto a chi la foto non l’ha. E, sempre la scienza dice, una foto preparata con cura che lancia i giusti messaggi cucca più di una foto scelta a caso.

Attenzione: la foto non deve dichiarare i propri messaggi in modo aperto. Sempre quell’impicciona della scienza dice che i messaggi che l’occhio non coglie ma il cervello registra sono quelli che più fanno breccia.

Osservate la foto che ho scelto per il mio profilo (forse non tutti sanno che anche se è frontale si chiama sempre profilo).

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Innanzitutto ho affittato una location adeguata per farmi questo scatto. Chi cerca un partner che dia sicurezza questo lo nota e lo apprezza: non sto ostentando il mio potere economico, lo dimostro in modo sottile.

L’ambiente grezzo ma genuino mostra il mio carattere: non sono diverso da come mi mostro, di me ci si può fidare.

La posa. Sono operoso (la ramazza) e al tempo stesso gaudente e rilassato (il bicchiere di vino). Dimostro di essere una persona che lavora ma che sa anche godersi la vita.

Il fatto che io sappia usare la scopa serve anche da messaggio subliminale per un volgarotto gioco di parole intuibile ma che non sto qui a spiegare: in questo modo sono allusivo ma non apertamente, perché l’uomo che sa alludere senza essere volgare in modo dichiarato ha quel giusto mix di malizioso e intrigante che piace sempre.

L’outfit. La canottiera dimostra che sono una persona legata ai sani valori della nostra tradizione, che le nostre madri prima e le nonne ancora prima ci hanno tramandato. L’uomo che tiene alla famiglia riscuote sempre successo, perché è considerato serio e responsabile.

Attenzione, però: la canottiera di lana di capro effetto Vergine di Norimberga come quella dei nostri nonni darebbe segnali negativi. Sa di vecchio, di antiquato. Una donna non vuole un vecchio ma un uomo che sa mantenersi giovine. È per questo che ho scelto del cotone elasticizzato nero, mostrandomi sportivo e casual.

Il jeans strappato potrebbe significare tante cose: mi sono inginocchiato a cambiare una gomma, ho un animale esuberante in casa, prego molto. Ognuna potrà vederci quel che gli pare, perché bisogna sempre lasciare un po’ di spazio alla fantasia altrui: non si può mica servire la pappa pronta al prossimo.

La presentazione
La presentazione a corredo del profilo deve essere accattivante, un po’ misteriosa, non noiosa, divertente ma non da buffoni, umile ma presuntuosa, non lunga ma non un telegramma. Deve dire e non dire, incuriosire chi legge spingendolo a voler andare oltre e conoscere la persona che c’è dietro quelle parole. Si può anche utilizzare qualcosa di non scritto di proprio pugno ma tratto da un libro, un film, un’opera teatrale eccetera. Vale sempre la regola di essere originali: basta con Oscar Wilde e il Piccolo Principe!

Nel mio caso ho utilizzato una citazione che ben mi descrive: le avvertenze nel manuale di istruzioni di una cappa aspirante da cucina.

Il presente dispositivo non è stato progettato per essere utilizzato da persone prive di esperienza o conoscenze adeguate, a meno che non agiscano sotto la supervisione di una persona responsabile o che da essa abbiano ricevuto istruzioni relativamente all’uso del dispositivo.

Spero che questi pochi consigli che mi sono umilmente permesso di elargire vi possano essere utili con questi fatti di dating!

Non è che non ti puoi laureare in piedi perché si tratta di una seduta di laurea

Viviamo in un’epoca in cui cerchiamo sempre più certezze per la nostra salute: vogliamo sapere che i prodotti che acquistiamo sono 100% organic 100% bio 100% senza olio di glutine e per questo ci piacciono le confezioni con tante di queste scritte colorate.

Organizziamo varicella party perché anche una malattia esantematica ha diritto a divertirsi.

Sempre più italiani si curano con metodi alternativi. Sempre più alternativi si curano con metodi italiani.

È per questo che oggi vorrei parlare di una pratica di cui mi sono da tempo note le virtù terapeutiche: il facesitting.


Preciso che questo articolo non ha alcuna finalità di divulgazione scientifica, non essendo io medico: indi per cui non posso essere tacciato di essere al soldo di qualche multinazionale.

La seconda avvertenza è quella di praticare il facesitting solo in ambienti sicuri e con personale professionista e qualificato. A tal proposito, posso fornire su richiesta in via privata il contatto di qualche mistress che effettua sedute terapeutiche di facesitting. Il contatto viene da me fornito a titolo puramente personale e SENZA ALCUNO SCOPO DI LUCRO se non quello di ricevere una percentuale sul numero di clienti.


Facesitting letteralmente vuol dire facciasedendo, dalla formula di cortesia che un tempo si utilizzava per dar inizio alla pratica. La padrona, infatti, chiedeva umilmente al servo

– Potrei metterle il culo in faccia, mio buon servitore?

il quale rispondeva

– Prego mia signora, faccia sedendo.

Il facciasedendo o facesitting nasce in Inghilterra nel ‘700, come pratica ricreativa della classe gentry per svagarsi dalle ubriacature al pub e le partite di whist. Molto spesso le due attività si univano e non era raro che venissero giocate partite di whist mentre i giocatori praticavano facesitting sulla servitù.

Ben presto però ci si accorse che i servi su cui era praticato facesitting durante il weekend fossero sul lavoro più volenterosi ed energici nel corso della settimana successiva.


Per quanto si possa essere volenterosi ed energici nello svuotare pitali giorno per giorno.


Qualcuno pensò a una correlazione con la pratica ma qualsiasi discorso intorno al facesitting si arenò in modo brutale quando un uomo morì soffocato durante una seduta.

Lo scandalo fu che la vittima non fosse un semplice domestico o lacchè – non era raro infatti che qualche sguattero di cucina ci lasciasse le penne sotto le poderose natiche di qualche Madame – ma un lord gentleman molto noto e stimato nella sua comunità, mentre la donna proprietaria del culo non una contessina ma una “volgarissima cuoca”, come scrissero i giornali del tempo. Il caso finì sulla bocca di tutti – quella stessa bocca su cui, con tanta ipocrisia, fino a poco prima era poggiato un deretano – e arrivò a Corte. Re Giorgio III, l’allora Sovrano che sembrava non disdegnare usmare sederi altrui, con un editto dichiarò illegale “poggiare le proprie nude terga a contatto col viso di un altro essere umano”. Per questo intervento bacchettone e moralizzatore fu molto criticato e da Re Giorgio Terzo fu soprannominato Re Giorgio Terga perché si diceva a forza di praticare avesse assunto la faccia come il.

Caduta in disgrazia, la pratica finì quindi nel dimenticatoio e bisognerà attendere l’età vittoriana per la sua riscoperta. A dispetto della sua dichiarata austerità e sobrietà di costumi, l’epoca della Regina Vittoria fu, per usare parole degli storici*, “un’età di veri porcelloni e mandrilli”.


* Tra cui il Prof. Durbans dell’Università di Scarborough.


Sempre più professioniste del meretricio offrivano nella propria lista di servizi anche quello di una bella seduta in faccia, facendosi però definire, forse per qualche vaga eco degli antichi trascorsi in cui esisteva una rigida separazione sociale, “padrone” mentre ai propri clienti era riservato il ruolo di “schiavo”. Molti avventori di postriboli tornavano a casa corroborati dalla seduta, rilassati e bendisposti d’animo e più di uno avrebbe giurato di aver tratto beneficio da malanni vari e doloretti reumatici che lo perseguitavano.

L’editto di Giorgio III tecnicamente resta ancora valido a tutt’oggi non essendo mai stato abrogato ma sin dalla sua promulgazione era stato aggirato: dato che citava “nude terga”, alla padrona bastava tenere indosso un capo intimo qualsiasi. Ancora oggi non è raro, forse per abitudine, che le mistress non pratichino il facesitting a sedere nudo ma indossino della biancheria, se non, addirittura, jeans o pantaloni.

Oggi è riconosciuto che regolari sedute di facciasedendo, insieme a uno stile di vita salubre, una corretta alimentazione e una sana attività sportiva, migliorino la salute generale della persona.

Test clinici dimostrano che la pressione di un paio di glutei sul volto favorisca il rilassamento dei tessuti muscolari e, tramite le microtture dei capillari superficiali, una macro ossigenazione della pelle.

Io ho 33 anni e ne dimostro 26, a esser precisi 26 e un po’. Coincidenza?

La mia prima esperienza in assoluto di facesitting fu del tutto involontaria. Ero in seconda media, in classe ci si stava simpaticamente spintonando, mimando risse tra compagni maschi come si fa a quell’età per cementare il proprio spirito di gruppo e sudare pezzandosi l’ascella per spargere i propri afrori prepuberali.

d43a30c703c9b696c6c83d2fcc015eceNon so se fu una spinta di troppo o una mia scivolata avventata, fatto sta che in caduta falciai in tackle una mia compagna di classe, come neanche il buon Fabio Cannavaro di quei tempi. La poveretta volò all’indietro piombando col sedere proprio sul mio viso e facendomi dare una sonora craniata al suolo. Testimoni dicono che la mia testa sul pavimento produsse il suono di un campanaccio da vacca.

All’epoca non sapevo che una testata simile potesse uccidere né che un culo in faccia, soprattutto quello della mia compagna che indossava una tuta di acetato 100% antitraspirazione, potesse indurre il soffocamento e quindi mi salvai non riportando dannx cerebrbali a lung034f9id02304ew0e45dlsl’scl”e’4”02303ì’ììì

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Pregevole stampa illegale d’epoca (XIX sec.) che mostra una coppia durante una seduta terapeutica

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Stampa didattica giapponese che invita le mogli a praticare facesitting ai mariti e consiglia alle figlie di osservare per apprendere i segreti della tecnica

Non è che non puoi perderti nei pregiudizi solo perché sono luoghi comuni

Ci sono una serie di aneddoti o curiosità che tutti ritengono veri ma che in realtà non lo sono. Pochi sanno che nel non-vero c’è in realtà del vero ma non ve l’hanno mai raccontato bene.

Con questo post spero quindi di far luce una volta per tutto su quel che i poteri forti non vogliono sappiate.

– Usiamo soltanto il 10% del nostro cervello perché il restante 90% non serve: è design.

– In Giappone gli insegnanti non si inchinano all’Imperatore perché sono gli unici ad aver capito che lui è un gran burlone e ama fare lo scherzo della saponetta a chi si piega.

– I tori sono innervositi dal rosso perché sono automobilisti indisciplinati e vanno sempre di fretta.

– Non tutti i girasoli seguono il percorso del Sole nel cielo. Alcuni hanno scoperto le lampade abbronzanti.

– Le unghie continuano a crescere dopo morti perché ancora non ci sono estetisti che offrono servizio funebre.

– Svegliare un sonnambulo è pericoloso per la salute. Di chi lo sveglia.

– Il pesce fa bene alla memoria perché con quel che costa è difficile scordarsene.

– La memoria dei pesci rossi dura tre secondi, perciò non prestategli denaro.

– I pipistrelli sono ciechi ma solo per truffare l’INPS.

– Il camaleonte cambia colore per farsi gli autoscatti da mettere su Instagram coi filtri anticati.

– Buddha non era grasso ma un falso magro.

– Lady Godiva girò nuda a cavallo. Il cavallo non ne fu felice perché lei aveva le mestruazioni.

– Che nel Medioevo si indossassero cinture di castità e un’invenzione dei secoli successivi. In realtà si utilizzavano le bretelle di castità.

– Maria Antonietta invitò il popolo a mangiare brioche perché aveva un’industria dolciaria. Questo i politici non lo dicono???????

– D’Annunzio non si fece asportare due costole per praticare l’autofellatio ma per avere più spazio per il pranzo di Natale.

– Einstein andava male in matematica. In particolare quando doveva pagare la sua parte di conto al ristorante.

– La birra fa ingrassare. Le tasche dei birrai.

Non è che ti serva un elettricista per togliere le spine al pesce

Il bello di un lavoro dinamico è che non sai mai quel che ti può capitare.

Oggi una presa di corrente è bruciata. La cosa divertente è che su quattro persone presenti ero l’unico a sentire puzza di plastica in combustione.

G: Vi dico che da queste parti sento puzza di plastica che brucia
P1: Spostati, fammi sentire. No, io non sento niente…ma sono raffreddata
P2: Aspetta, vengo io. No, io neanche sento niente…ma ho il naso chiuso

Allora che minchia venite ad annusare?

Fatto sta che quando andando a naso ho trovato la fonte e tolto la spina, è venuto via con essa anche il filo interno, bello fumante.

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E questo mi ha dato spunto per scrivere questa breve guida sul cosa fare in caso di inconvenienti elettrici.

Logica vorrebbe in questi casi che intervenisse un elettricista. Un elettricista? Magari lo stesso che ci ha ridotto a queste condizioni coi soldi nostri? Io dico mandiamoli a casa tutti, è tempo di far da sé!

  1. La prima cosa da fare è isolare la corrente. Quindi fatela sentire emarginata, non invitatela più con voi.
  2. Prima di mettere le mani nella presa di corrente, fatele mettere a un altro. Se non muore fulminato, potete procedere.
  3. Per poter procedere alla sostituzione della presa, bisogna ovviamente rimuovere la placca che la ricopre. Si consiglia quindi un buon dentifricio e spazzolino.
  4. Sotto la placca c’è sempre un telaio che mantiene la presa vera e propria, collegata a tre fili: quello centrale serve al prete, per la messa a terra. Gli altri due sono la fase e il neutro, che in quanto tale è gender.
  5. Se ci sono più di tre fili sono cazzi vostri.
  6. Se svitate le viti poste sulla presa potrete liberare i fili: ve ne saranno grati.
  7. Gettate la vecchia presa. Per avere una nuova buona presa usate della colla.
  8. Installate la nuova presa rimettendo i fili al loro posto e stringendo forte le viti con un bell’abbraccio caloroso.
  9. Mettete la presa in sede nel telaio e rimontate il tutto nel muro.
  10. Riattivate la corrente: se non va niente in corto, avrete fatto un buon lavoro!

Spero di essere stato d’aiuto! Purtroppo in ufficio hanno una mentalità vecchia e ideologicamente orientata e quindi hanno preferito chiamare un elettricista, che verrà forse con mooolto comodo domani, a caro prezzo. Io dico mandiamolo a casa!