Non è che il pugile non si lavi solo perché ha gettato la spugna

Salve, sono Gintoki, forse vi ricorderete di me per post come Non è che il palestrato riverente si alleni facendo le genuflessioni.

Sono andato in palestra a chiedere informazioni.

Quando sono entrato ho notato che mancava il pavimento. Ho pensato stessero in ristrutturazione, eppure quando c’ero passato davanti giorni addietro la struttura sembrava operativa. Che avessero deciso di chiudere sapendo del mio arrivo?

Prego? Mi fa la ragazza alla Reception
Ehm…siete aperti vero? Dico alludendo al non-pavimento
Sì sì, non farci caso
Un po’ difficile non farci caso (ri-alludo)…Comunque, posso avere delle informazioni?
Certo! Tanto per cominciare, questa è una palestra!
Ah e vedo che vi allenate nella simpatia
Prego?
Sì, dicevo sembra un posto simpatico…riguardo gli accessi?

E mi sventola davanti un foglio, dicendo che quelle sono le tariffe più basse di tutta Budapest.

Quando mi ha invitato a fare una ricognizione della palestra, ho capito il motivo di prezzi così stracciati. Anzi, straccioni.

I macchinari risalgono più o meno all’epoca Sovietica. Qualcuno è fuori servizio. Le barre di ferro dei sostegni dei tapis roulant sono così arrugginite che anche il batterio del tetano ha paura di prendersi il tetano. Le panche hanno i bordi smangiucchiati.

Ho detto che sarei ripassato. Magari insieme a qualche ispettore dell’ufficio igiene.

C’è un’altra palestra a 7 minuti a piedi da casa.
Non vi sono manco entrato perché la porta d’ingresso aveva i vetri così sporchi che non erano più trasparenti. Un foglio di carta scritto a penna indicava gli orari. Un cartello OPEN di quelli con le lucine a led verdi-blu-rosse che vendono i bengalesi era mezzo fulminato e recava la scritta PEN.
Se tanto mi dà tanto l’interno non doveva esser tanto curato.

C’è ancora un’altra palestra nella stessa zona. Questa è invece una di quelle iper professionali, con accesso solo tramite badge e scansione ottica, parcheggio riservato con taglio delle gomme di avvertimento quando non ti impegni abbastanza nell’allenamento.

Hanno una sorta di club fedeltà cui ci si può iscrivere. La presentazione sul sito sembra quella di una setta religiosa. In corsivo degli estratti:

  • Unisciti a noi e sarai un membro della comunità Life1. Saremo molto felici di darti il benvenuto tra noi.
  • Il nostro team ti ispirerà e motiverà a raggiungere i tuoi obiettivi di fitness.
  • Potrai essere un membro di una comunità energica e orientata al movimento.
  • Gli allenamenti regolari e il nostro gioioso team ti daranno la giusta energia.
  • I nostri club sono totalmente climatizzati e ricchi di luce naturale. L’ambiente è amichevole e confortevole.

Le macchine sono di ultima generazione, con schermo e connessione internet, allenamenti super personalizzati, con personal trainer così personal che ti seguono anche a casa per controllare se in cucina tu stia calibrando bene proteine e carboidrati.

La retta costa così tanto che credo alla fine sia semplice seguire un regime alimentare ferreo: se ti iscrivi non ti restano soldi per mangiare.

Infine, sempre nei paraggi, c’è una palestra di arti pugilistiche. Ma non so se sono pronto a essere tiranneggiato da un ex pugile magiaro come trainer. Non so perché ma l’idea non mi suona simpatica.

Quindi facciamo che per ora faccio footing sul lungoDanubio dietro casa.

Non è che il palestrato riverente si alleni facendo le genuflessioni

Forse mi iscrivo in palestra.

Mi sorprendo da solo mentre me lo dico e lo scrivo.
Non sono mai stato in vita mia in un posto simile. Non so manco cosa ci sia in una palestra e cosa si faccia. Nella mia immaginazione la gente va a bersi il Gatorade.

C’è una palestra a cento metri da casa mia. Forse domani entro per chiedere informazioni.

Il percorso di avvicinamento ad essa l’ho preso molto alla larga. Allo stesso modo in cui mi approccio a una donna.

Sabato l’ho notata. In realtà sapevo della sua esistenza da quando mi sono trasferito in questa zona, ma non l’avevo mai considerata fino alla settimana scorsa. Ho iniziato a cercare informazioni su di lei sui social. Stamattina ci sono passato davanti osservandola più a lungo. Domani, come dicevo, tenterò un primo informale approccio per vedere come va e se ci sono margini per una frequentazione da parte mia.

Qui a Budapest il fitness va molto. Almeno a giudicare dalla quantità di uomini che girano in t-shirt anche a gennaio, con le braccia larghe e tese tipo Robocop. Forse fanno la ceretta alle ascelle e dopo spruzzano un deodorante troppo alcolico e hanno dei bruciori.

Inoltre hanno una forma strana, gonfi e impettiti verso la parte alta con una testolina minuscola e ristretti verso il basso con due gambe sottili.

Un tipico palestrato ungherese

Più che per la forma fisica – la mia disciplina sportiva, il lancio dei coriandoli, non tollera eccessi di muscolatura – è per occupare il tempo libero. I miei appuntamenti con lo storytelling in spagnolo sono purtroppo cessati. Il narratore, un messicano, è stato rispedito in patria per fornire un contribuente in più cui esigere il conto del muro di Trump.

(n)Euro 2016 – Polonia? Qualcuno ha detto Polonia? (#03)

Sono un po’ in ritardo nel girare gli altri gironi (o nel gironare i girati) del torneo, quindi vi beccate una tripletta: Zeus, colpoditacco e me!

(link dell’altro post: https://frawolves.wordpress.com/2016/06/09/neuro-2016-tra-hipster-riccioloni-e-braghe-del-pigiama-04/)

Do as I say, not as I do

Oggi è il turno della favorita numero uno, la Germania, e della nazionale campione in carica, la Spagna. A presentarci i loro gironi è il sommo Zeus (qui il suo blog: https://musicfortraveler.wordpress.com/)!

GIRONE C – GERMANIA, UCRAINA, POLONIA, IRLANDA DEL NORD
Autore: Zeus

Senza timore di smentita, direi che, in questo gruppo C, tutti hanno la possibilità di arrivare secondi. Anche perché, se la Grande Germania non si fuma un cannone da chilo pre-partita, farà girone a sé e poi saluterà tutti.

GERMANIA
Io sono un grande sostenitore dei film trash, ecco perché apprezzo che il CT abbia chiamato Gomez come punta. Spettacolo, scarparo come pochi. Il resto è senza ombra di dubbio un grande squadrone. Dalla porta al falso nueve in salsa di strudel, il Grande Reich Tedesco del calcio ha la potenzialità di arare porte e campi come solo nella Seconda Guerra Mondiale. E poi, lo…

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(n)Euro 2016 – Di marmotte, video hard e bomber implacabili (#02)

Le squadre sono sui blocchi di partenza…già, ma quali squadre? Voi le conoscete? Io sì, ma in parte.

Cominciamo allora coi gironi A e B!

Do as I say, not as I do

Volete abbandonarvi a facili entusiasmi per l’imminente inizio dell’Europeo ma l’unico Girone di cui siete al corrente è quello che pratica il tiro al pescatore indiano? Nessun problema: il team (n)Euro 2016 è qui per facilitarvi la vita. Nei prossimi giorni scoprirete vita, morte e miracoli delle 24 nazionali che tenteranno di conquistare l’ambito titolo continentale. Si comincia dall’inizio, ovvero da quella botta di vita franco-balcanica che è il girone A e dal mischiotto anglo-slavo del gruppo B.

GIRONE A: ALBANIA – FRANCIA – ROMANIA – SVIZZERA
Autore: Fra

ALBANIA
Se la musica balcanica è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i coglioni (cit.), la nazionale albanese è invece una fresca novità nello stantio panorama calcistico europeo. Potete definirla la squadra materasso del girone, nessuno ve lo vieta, ma tenete a mente che nelle qualificazioni ha fatto fuori le più quotate Serbia e Danimarca, e si è pure…

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Euro 2016 – Tutti in Francia! (#01)

Annunciazione, annunciazione: in occasione degli Europei di calcio, il Fra ha coinvolto me e sua Magnidivinità Zeus in questa macchinata virtuale per seguire il torneo!

Sarà una cosa molto easy (e anche un po’ minchiona – cit. romolo giacani – data la mia presenza), quindi spero apprezzabile anche da parte di chi il calcio non lo mastica: in quel caso ne faremo una vellutata, come i migliori chef megastellati.

Sintonizzatevi!

Do as I say, not as I do

Amici, ma soprattutto amiche (cit.),

Venerdì 10 giugno partono gli europei di calcio e, come già successo durante i mondiali brasiliani di due anni fa, questo blog si rianimerà con un vigore tale da fare invidia al buon vecchio Lazzaro di Betània e proverà a rispondere ad alcune delle domande che da mesi attanagliano i tifosi di tutto il continente, quali per esempio «Chi fermerà i robot tedeschi?», o ancora «Chi si sbronzerà prima, gli irlandesi o i nord-irlandesi?», ma soprattutto «Quanto farà schifo l’Italia da 1 alla birra al limone?».

Ma se nel 2014 ero un laureando cazzeggiatore con una discreta quantità di tempo libero a disposizione, in questi giorni trovare spazio per il blog è molto più difficile. Ecco perché ho chiesto a dei fini conoscitori del giuoco del pallone (e del mondo WordPress) di supportarmi in questa maxi-rubrica di durata mensile.

E allora magno cum gaudio…

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L’imprevedibile virtù dell’essere Higuain (Gintoki dice la sua)

La Numero 10 (nel senso calcistico, inteso come fantasista, leader) dei blogger di WordPress, colpoditacco, mi ha gentilmente ospitato sul suo blog nella rubrica Il vostro calcio.

Credo sia raro che io parli di calcio sul blog, ma è raro che io parli di tante altre cose e, in verità in verità vi dico, di cosa effettivamente io in genere parli non ho ben cognizione ma fa tutto parte della finzione scemica che ho messo in piedi.

In ogni caso, mi sono cimentato in un’analisi sportivo/umana (quindi che forse anche i non addetti ai calcioni potrebbero apprezzare):

Quindici anni fa lessi su un diario al liceo: “Il destino è la strada che separa la rassegnazione dall’ostinazione”. A parlare è Gintoki, che da napoletano ci racconta Higuain. La…

Sorgente: L’imprevedibile virtù dell’essere Higuain (Gintoki dice la sua)

Non è che sei nuotatore perché il sabato pomeriggio vai a fare le vasche in centro


Anni or sono venni a conoscenza che nello slang urbano giovane del Centro-Nord andare a passeggio lungo il corso principale della propria città si dice “Fare le vasche”, per analogia con l’attività natatoria che prevede per l’appunto di andare avanti e indietro lungo uno spazio limitato¹. Mi chiedo però perché girare intorno a una medesima area allora non si dica “Ehi raga, andiamo a farci un circuito?” e cambiare improvvisamente verso e tornare indietro non sia “Bella raga, facciamoci ‘sto contropiede”.


¹ Anche se forse l’espressione sta cadendo in disuso. Mi sembra tipica degli anni novanta.


Si dice sempre che si impara solo buttandosi in acqua.
È un’affermazione sbagliata, in quanto su di me non vale. L’infallibilità dell’enunciato viene quindi a cadere, un po’ come la storia di Popper, noto zoofilo, e dei cigni bianchi che molestava.

Nella mia presentazione in questo blog (Chi mi credo d’essere?) ho accennato al mio rapporto conflittuale con l’acqua.


Ogni frase di quella presentazione ha un suo retroscena o aneddoto collegato e un giorno spero di spiegarli tutti.


A scanso di equivoci, io mi lavo.
Mi riferisco alla piscina, cui da piccolo fui iscritto in modo coatto perché “Il ragazzo è gracilino, dovrebbe fare sport”.

Io non ero d’accordo e, come tutti i bambini maschi, volevo giocare a calcio. Sembra che però non fosse di giovamento alla salute.


E io che speravo di essere convincente dicendo che il calcio fa bene alle ossa¹.


¹ Ironia della sorte, il calcio anni dopo mi è costato due fratture al braccio e diversi traumi alla caviglia che ancora oggi fanno sentire i loro effetti.


Inoltre, a casa mia veniva considerato sport da giovani delinquenti.


Il che, guardando alcuni iscritti alle scuole calcio dalle mie parti, era in parte vero.


La piscina dove fui iscritto mi inquietava. C’era un bar all’ingresso dove a volte mi fermavo a prendere una pizzetta perché dopo l’attività sportiva mi veniva fame. L’impasto era vischioso e il sugo di pomodoro puzzava di vernice.

Per accedere agli spogliatoi si dovevano scendere delle scale, sbarrate da porte automatiche e dotate di allarme. Come in una casa circondariale.

Una volta provai a nascondermi nei suddetti spogliatoi per poi scappare perché non volevo entrare in acqua. Si scatenò una caccia all’uomo in tutta la struttura, culminata con me che venivo identificato e bloccato mentre mi trovavo con indosso accappatoio, asciugamano in testa a celare il volto e costume bagnato ai piedi per fingere di avere appena finito il turno. Fui additato al pubblico ludibrio.

In acqua ricordo soltanto episodi curiosi. Come quando una compagna di corsia di fianco a me, afflitta da catarrus horribilis, con uno starnuto sputò in acqua una chiazza di muco di dimensioni notevoli. Un’altra bambina, alla vista di tale isoletta gialleggiante* di leucociti morti, vomitò. Ricordo ancora il suo pranzo, che doveva constare di prosciutto a dadini.


*Gialla+galleggiante¹.


¹ Io mi scuso per la nauseante immagine ma non posso nascondere la verità e voltare la testa dall’altra parte. Salveeny eroicamente avrebbe fatto una foto a muco e vomito per sensibilizzarci tutti.


Una volta fui invece centrato in faccia da una tavoletta, lanciata da un’istruttrice che voleva rendersi simpatica con l’istruttore ma che difettava in mira. Lei per consolarmi, con una carezza dietro la testa, mi disse “Se a fine lezione vai al tavolo laggiù, vicino la mia borsa trovi una gomma da masticare”. Io andai ma non trovai nessuna gomma. In fondo non la volevo neanche ma era per quietare i sensi di colpa della mentecatta.

A parte questo, io avevo di mio una fobia dell’acqua. L’ansia si accentuò quando un giorno, mentre nuotavo a dorso convinto di avere ancora il gancio di sicurezza dietro la testa, mi voltai e vidi che l’istruttore a bordovasca l’aveva tolto a tradimento.

È come quando si impara ad andare in bici senza rotelle: ti lasciano andare senza preavviso. Ma io, da buon imbelle, mi spaventai e finii sott’acqua. La cosa si ripeté altre due volte di seguito.

Mi affidarono a un ragazzo poco più che adolescente. Non ho capito mai se fosse un istruttore o uno che si allenava lì, comunque era il mio tutor anti-fobia. Lui sembrava mi odiasse. Facevamo però attività divertenti: ad esempio mentre nuotava a delfino io mi aggrappavo a lui tenendogli le braccia intorno al collo e respirando in sincrono. Ovviamente, molte volte inalai acqua. Il tempismo non è mai stata una delle mie abilità migliori.

Visti comunque gli scarsi risultati e i primi accenni di una colite spastica che mi ero fatto venire, dopo tre mesi i miei decisero di non rinnovarmi l’iscrizione.

Ci riprovarono qualche anno dopo, quando ero in prima media.
La struttura era un’altra. Niente sbarre e allarmi stavolta. Forse non era un bene, dato che negli spogliatoi, dove potevano accedere anche i genitori, quando lasciavi la borsa in un punto la trovavi poi gettata via in un angolo da chi veniva dopo di te.


Ed erano gli adulti a farlo.


Una volta dovetti cimentarmi in una caccia al tesoro per rimettere insieme tutto il mio corredo.

In acqua fui assegnato alla corsia incapaci/traumatizzati, che era composta da me, una signora 50enne, un ragazzino 12enne alto 1.80 che pesava 40 chili, un bambino paffutello che conosceva solo il napoletano e una coppia fratello e sorella, lui due anni più giovane di me e lei di un anno più grande, invece.

L’istruttrice era simpatica. Era una nana svampita.


Ricordo sempre la mia teoria in base alla quale le nanerottole siano delle svampite ma siano anche molto simpatiche ed estrose.


La ragazzina mi piaceva, almeno sino a quando non la vidi vestita. Non saprei come spiegarlo, ma con gli abiti era completamente diversa rispetto a quando era in costume e non mi attirava più. E i suoi capelli non mi piacevano, portando la cuffia non li avevo mai visti.

Perso qualsiasi pungolo ormonale nell’andare a nuotare, non feci molti progressi. In acqua ero sinuoso e agile come una tavola di legno massello.

In compenso mi guadagnai più di una infezione da funghi lì dentro. Avevo i piedi che erano pronti per un sugo alla boscaiola.

Alla fine anche lì, dopo 6 mesi stavolta, i miei non gettarono più il denaro ma la spugna.

Non è vero che nuotare sia come l’andare in bicicletta e non si dimentica mai: io quando oggi vado in piscina non so nemmeno più stare a galla.

“Fai il morto”, dicono tutti.
Sì, grazie.

Il problema è che mi viene sempre da impersonare il morto di mafia newyorkese, con due scarpe di cemento.