Non è che l’indipendentista compri batterie per avere più autonomia

In questo periodo si parla molto di indipendenze e autonomie. Io penso che alla fine dovremmo autonomizzarci un po’ tutti.

Siamo diversi tra Nord e Sud, inutile negarlo: per dire, su chiamano brioche i cornetti mentre qui i cornetti sono cornetti e le brioche sono brioche. Come si può andare avanti con simili confusioni?

Poi ci sono quelli del Centro che fanno il pane senza sale. Cui a dire il vero io un apprezzamento lo do, perché se riempi una baguette di insaccati poi che almeno si tolga il sale da ciò che sta intorno per far contento il nutrizionista.

Non parliamo di quelli che dicono arancino e quelli che dicono arancina e guai a dire la finale sbagliata nella zona sbagliata.

E a Modena poi chiamano crescentine quelle che a Bologna sono le tigelle o forse era lo gnocco fritto o era tutto il contrario. Non lo so e non me lo ricordo più: non si può governare un Paese con una simile confusione alimentare.

E quindi allora sarebbe meglio indipendizzar…indipenzzare…indipendizzazzizzare…renderci indipendenti tra città e città, ognuna coi propri prodotti tipici da rivendicare.

A dire il vero, non datemi del pedante, anche all’interno delle città ci sono zone che sono un po’ diverse dalle altre, un po’ un mondo a parte, alcuni abitanti – dite la verità – son proprio gente da evitare, allora sarebbe meglio una secessione tra quartieri, fors’anche tra vie e vie, i numeri pari da una parte e i dispari dall’altra e quelli senza numero civico che decidessero da che parte stare una volta per tutte.

Che poi a essere sincero sincero io nella stessa nazione del mio vicino non ci voglio stare, perché è un emerito coglione e non posso stare in una nazione che ammette dei coglioni. Sarebbe ora che ogni nucleo familiare facesse Stato a sé a questo punto.

A casa mia non è che vada sempre d’accordo coi miei però soprassiedo, anche perché poi si mangia bene. Ecco che allora ogni famiglia potrebbe rivendicare un certificato DOCG per i propri prodotti tipici perché si sa che le ricette ognuno le fa a modo proprio. Certe specialità andrebbero certificate e tutelate e se proprio uno le vuol degustare venga a provarle a casa. Raccomandazione è che bussi coi gomiti perché mangiare a sbafo no. Se uno vuol mangiare sulle spalle degli altri se ne stia a casa propria. MANGIONI A CASA NOSTRA.

Allora ho deciso. Mi faccio una Repubblica indipendente, un po’ indie e molto pendente a sinistra invero perché ogni volta che mi calo i calzoni non so perché il coso me lo trovo spostato da quel lato.

A proposito di questioni intime, questa potrebbe essere un’idea, il mio territorio potrebbe essere il mio bagno, qual luogo più comodo. Ci ho pensato su: a questo punto forse è meglio una monarchia avendo lì anche il trono già predisposto.

Su queste basi – è solo un’idea buttata lì per carità – allora direi: facciamoci tutti autonomi e indipendenti e sovrani in bagno. Basta che alla fine si vada tutti a cagare.

 

Annunci

Non è che il giurista vada dal medico per esser certo di avere una sana Costituzione

Tempo addietro, a un imprenditore aeronautico locale furono assegnati i lavori di riqualificazione di una rotonda. In cambio ottenne la possibilità di piazzarvi in mezzo un modello di cacciabombardiere storico uscito dalle sue fabbriche, come elemento pubblicitario.

Un gruppo di cittadini protestò, in quanto la nostra città ripudia la guerra. Anche se metà della popolazione credo ignori il termine “ripudiare” e l’altra metà è sempre in guerra con qualcuno.

Le rimostranze non sortirono effetti perché a nessuno gliene cale né tanto né poco.

Una protesta più mirata a mio avviso sarebbe stata quella di puntare il dito contro la bruttezza dell’aereo. Perché brutto è, ma proprio tanto.

Io inserirei nella Costituzione italiana un emendamento contro la bruttezza:

L’Italia ripudia la bruttezza come mezzo di espressione delle proprie attività manifatturiere ed edili.

Ai creativi che vogliano proporre ardite soluzioni architettoniche dalla dubbia valenza estetica si potrà rinfacciarne la bruttezza agitando un saldo principio costituzionale:

– Lei non capisce, questo è design
– No, questa è merda. Si levi dai coglioni, la Costituzione lo impone!

“Il sonno della ragione genera gli ecomostri” (M2 Building – Tokyo)

Nello stesso periodo della caccia al caccia, un altro collettivo cittadino si presentò al Palazzo della Regione per delle rimostranze di matrice sociale.

Il loro intento era presentare delle firme per chiedere non ricordo cosa. Forse il ritorno del gelato gusto Puffo o l’obbligo di salviettine umidificate nei bagni dei locali per esigenze onanistiche.


Prima di ridere per quest’ultima proposta vorrei raccontare il caso di un conoscente cui, per un ecodoppler penieno, fu iniettato un vasodilatatore in sede locale.

Terminata la visita, il membro non smaltì per qualche ora successiva gli effetti del farmaco e così il conoscente, come tentativo di cura al suo priapismo, pensò di risolvere la cosa in maniera autonoma nei bagni di un pub. Quale fu la sua sorpresa nel constatare poi l’assenza di materiale per nettarsi nei suddetti bagni. E quale fu ancora la sua sorpresa nel constatare che l’atto manuale non aveva sortito effetti conservando il membro una certa tumescenza! Ma questa è un’altra storia.


Ebbi l’ardire di chieder lumi a uno degli appassionati esponenti di tale richiesta. Mi sentii dire:

– Sappiamo che non è ammissibile e la rifiuteranno, ma noi lo facciamo per far vedere.
– Ah.

È un po’ come se tu chiedessi di uscire a una ragazza che sai non uscirebbe con te neanche fossi l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Le amiche ti hanno detto che quella ti vede come il fumo negli occhi. Anzi, quando ti vede vorrebbe buttarsi del fumo negli occhi per accecarsi. E pur ammettendo che le amiche siano soltanto maligne e false, ricorda che una volta la stavi incrociando per strada e lei si è buttata in un cassonetto dell’umido per non salutarti e questo vorrà dir qualcosa. Ma tu ti presenti lo stesso a chiederle di uscire. Per far vedere.

Io comunque senza nulla toglier all’appassionato esponente non vidi nulla ma sono miope quindi sono giustificato.

In ogni caso proporrei un secondo sub-emendamento alla Costituzione, quello contro le azioni inutili:

L’Italia ripudia l’inutilità come mezzo di spreco delle energie pubbliche.

Il problema è che coordinato all’altro emendamento, quello contro la bruttezza, rimarrebbe forse ben poco di non ripudiabile.

E allora forse dovrei emendarmi io.

Non è che uno specchio sia stupido se non riflette bene

Non parlo quasi mai di politica qui, anche perché, a prescindere di come la pensano gli altri, a prescindere non mi piace sapere come la pensano gli altri.

Ci sono però delle volte alcune cose che mi offrono spunti di riflessione.

Un politico italiano, ad esempio, ha scritto questo su facebook:

La cosa mi ha fatto parecchio riflettere. E ho riflettuto su tutte le cose che mi fanno parecchio riflettere e così le ho messe in una lista perché non si sa mai se qualcun altro potrebbe parecchio riflettere sulle mie riflessioni.

10. Bruxelles/Strasburgo: nelle stesse città il Parlamento Europeo e politici italiani che ricevono lo stipendio pur non presenziando mai. La cosa fa parecchio riflettere.

9. Norvegia: nello stesso Paese il primato nella produzione di salmone d’allevamento e il killer di Oslo. La cosa fa parecchio riflettere.

8. Groenlandia: nello stesso Paese gli inuit e un alto tasso di suicidi. La cosa fa parecchio riflettere.

7. Toscana: nella stessa Regione i natali di Dante Alighieri e del Mostro di Firenze. La cosa fa parecchio riflettere.

6. Perugia: nella stessa città l’Eurochocolate e Amanda Knox&Raffaele Sollecito. La cosa fa parecchio riflettere.

5. 1985: nello stesso anno sono nato io e una clamorosa ondata di gelo ha travolto l’Italia. La cosa fa parecchio riflettere.

4. USA: nello stesso Paese Scarlett Johansson e l’incontrollata diffusione di armi. La cosa fa parecchio riflettere.

3. Estremo Oriente: nella stessa area geografica il sushi e un tizio con un taglio di capelli orribile che gioca con razzi di cartapesta. La cosa fa parecchio riflettere.

2. Uretra maschile: nello stesso condotto il passaggio dell’urina e dei cromosomi trasmessi ai figli. La cosa fa parecchio riflettere.

1. Internet: nella stessa rete la presenza di vastissime fonti di informazione e la presenza di tanti minchioni. La cosa fa parecchio riflettere.

Potrebbe andare avanti a piacimento ripartendo da capo, ma mi fermo qui. La cosa fa parecchio riflettere.

Non è che racconti di quando ti piaceva uscire a bere iniziando con “C’era una vodka…”

Uno dei grandi limiti della democrazia è che tutti si sentono legittimati a far sentire con forza la propria opinione, anche chi democratico non è ma ritiene comunque di poter usufruire dei diritti della democrazia perché, altrimenti, Che democrazia è allora? Quindi fa bene uno a non credere nella democrazia, se questa si rivela una farsa!.

C’è sempre poi chi è lesto nel citare Voltaire, il quale, se fosse tra noi, citerebbe a sua volta volentieri per danni chi lo nomina a vanvera, visto che non ha mai enunciato l’aforisma sulla libertà di opinione che gli si attribuisce.

Facevo queste considerazioni mentre leggevo la notizia del licenziamento di un’insegnante che si era espressa in termini “un po’ accesi” (il gioco di parole non è involontario) contro gli immigrati. In parole povere, secondo lei dovrebbero svolgere un utile servizio come diavolina accendifuoco. Pare che l’ex insegnante voglia ora ricorrere al TAR, non mi è chiaro se per riavere il posto o per far gettare immigrati nei caminetti.

Questo è un caso di opinioni incompatibili con l’esercizio della propria professione. Si può berciare quanto si vuole appellandosi alla libertà di opinione e al diritto di esercitarla nel proprio privato: nel privato, per l’appunto. Se una cosa viene resa nota anche solo a un’altra persona, non è più privata.

Sapendo cosa costei pensa e dice pubblicamente, le fareste educare i vostri figli?


O comprereste un’auto da lei (cit.)?


Metti che poi tornano a casa e cominciano a chiedervi benzina e accendino per un progetto scolastico.

Sul rapporto tra espressioni private e immagine pubblica mi torna in mente un aneddoto di quando, qualche anno fa, ho frequentato un corso in risorse umane. O disumane, visti i partecipanti.

Il docente, un giorno, spiegava che, nel mondo di oggi, bisogna stare attenti a cosa si pubblica online. Se si sta cercando lavoro, non è bene avere come immagine del profilo pubblica su facebook una foto in cui state tra le gambe di un/a modello/a a suggere vodka pura fatta scorrere sul suo torace. Un selezionatore HR che cercherà informazioni su di voi online potrebbe rimanere colpito in modo negativo.


O riconoscersi nel modello.


Udendo ciò, si alzò nella classe una grande mente (o gran demente) e chiese: Ma io non capisco, saranno fatti miei se il sabato sera mi voglio sfondare di vodka?!.

Sì. Ma sarebbe bene non farlo sapere in giro.

Lei non si convinse.

Voi andreste ancora dal vostro commercialista se lo vedeste mentre si accende sigari col denaro (magari quello della vostra parcella) e sniffa coca dallo sfintere di una escort?


Di 3 ore di film di Scorsese ricordo solo:
– DiCaprio e il sorriso al contrario
– DiCaprio che si carica come Braccio di Ferro ma con la coca
– DiCaprio che sniffa dall’ano della escort.
E poi ci si chiede perché quel film non abbia vinto l’Oscar!


È bene quindi che delle cose non vengano mai fuori.

Ad esempio il mio vicino di casa in Terra Stantia pensa che io sia una persona sgradevole, probabilmente. O un imbecille. Comunque, quando mi vede si volta dall’altra parte a volte con torsioni del collo che neanche nell’Esorcista.

Io a mia volta penso che il mio vicino di casa sia una persona sgradevole e un imbecille. Quando lo vedo non mi volto, mi basta tenerlo fuori dal campo visivo guardando fisso un punto lontano.

Non ci siamo mai detti quanto ci troviamo sgradevoli.

Questa è la vera democrazia!

Non è che non possa essere notte fonda a Mezzogiorno

Ho sempre avuto paura di aprire i siti d’informazione e scoprire che qualcosa di brutto fosse accaduto a Napoli (inteso come stato in luogo, non nel senso che a Napoli in prima persona, pardon, in prima città, fosse accaduto qualcosa di brutto), perché poi mi sono sempre sentito in obbligo di dovermi giustificare col resto del mondo per ciò che succede da queste parti.

Attualmente ho invece paura di aprire i siti d’informazione e scoprire che qualcosa di brutto è accaduto a Napoli (sempre inteso come stato in luogo) per ritrovarmi poi un sermone di Roberto Saviano oppure un’apologia da parte di Luigi de Magistris. O peggio, LdM che attacca i sermoni di RS a colpi di apologie su cultura e lungomare.

Va bene che si tratta di opinioni, che, si sa, sono come il culo.
Bisogna aspettarsi che ne venga fuori una cagata.

Che poi se un proiettile vagante ti becca per strada non è colpa di Saviano.

È un po’ come continuare a puntare il dito contro Cavour e i Savoia per i mali del Mezzogiorno. Anche se l’unificazione della Penisola ha storie nere alle spalle o non è stata raccontata con oggettività, se oggi qualcuno gira in scooter nella Galleria Umberto non me la sento di andare a scoperchiare la tomba di Cavour per dirgli “Hai visto che cosa hai fatto?”.

D’altro canto, ha anche ragione il Sindaco a dire che Napoli non è solo delinquenza e violenza.

Eppure a volte ho l’impressione che solo questa sia l’immagine che all’esterno si ha della città. Ed è difficile farla cambiare. All’ultimo che la pensava così ho dovuto dare una coltellata nella gamba e a stento sono riuscito a convincerlo.

Il fatto è che è tutto un enorme fake quando si parla di posti che non si conosce.

Ho scattato questa foto il 28 dicembre scorso:
15698323_10211742597665324_136567035885487717_n

Questa foto è un esempio di fake, per chi non ne conosce il contesto.

Per cominciare, ne ho saturato i colori e aggiunto un filtro blu.
Il panorama è il medesimo ma non era così vivo e brillante, per quanto quel giorno fosse una splendida giornata.

Ma non è questo ritocco a falsificarla.

Ho scattato la foto sul Monte Echia (quartiere San Ferdinando). Lì c’è Villa Ebe di Lamont Young (1851-1929), un architetto e urbanista autore di progetti futuristici, come una metropolitana e un quartiere sul mare nella zona flegrea attraversato da canali in stile veneziano, per ridurre la densità abitativa del centro e fare di quell’area un polo attrattivo turistico.

Le rampe di accesso e la zona intorno la Villa versano in stato di degrado e abbandono. I lavori di recupero sono ancora in fase progettuale.

Nel punto dove ho scattato la foto, che sarebbe un belvedere fantastico, stavo in piedi su detriti e calcinacci, decorati da bottiglie di birra e preservativi.

Tutto questo nella foto non si vede.
Ed è per questo che secondo me è un fake.

D’altro canto se avessi fotografato il degrado circostante e non il panorama, sarebbe stato anche quello un fake, perché sarebbe bastato alzare lo sguardo e vedere che non era tutto lì, non era tutto marcio.

Inutile sarebbe stato a mio avviso mettere insieme panorama e detriti, perché i secondi si sarebbero comunque resi protagonisti dell’immagine. Come disse Platone, basta un cucchiaio di merda a rovinare la cioccolata.

E allora dove è la realtà e dove è l’opinione?

Forse è tutta una cagata. Però d’artista.

Non è che il voto sia una sofferenza perché ognuno apporta la propria croce

A livello politico mi ritengo un buon gattocratico, nel senso che comunque la pensiate non mi interessa sapere come la pensiate.

Fatta questa premessa, vorrei esprimere il mio rammarico per non aver ricevuto la nota lettera di invito al voto del Presidente del Consiglio.


D’altro canto, non essendo io ufficialmente residente all’estero non vedo come avrei potuto averla!


Mi sarebbe piaciuto riceverla, però, per conservarla: è nota la questione del refuso grossolano contenuto in tale lettera.

Io allora l’avrei incorniciata e conservata. Magari un giorno potrebbe divenire di valore come un Gronchi rosa, il francobollo ritirato a causa di un errore di stampa.

E la mia fantasia è corsa a immaginare la scena del dire a una fanciulla “Vuoi salire su da me a vedere la mia lettera di Renzi?”.

Com’è ovvio, se la ragazza fosse già decisa a trascorrere più tempo insieme, non baderebbe al contenuto formale del mio invito.


In generale penso che sia un bene che talvolta le donne sorvolino su molte minchiate che noi uomini diciamo nel tentare di corteggiarle, riuscendo a discernere l’uomo dietro la maschera delle sopracitate minchiate.


Qual sarebbe poi la sua sorpresa e la mia soddisfazione, una volta entrati nell’appartamento, nel mostrarle invece un originale Renzi 2016!

E, dopo, mandarla via in quanto riterrei esaurito lo scopo della sua visita!

Sento e leggo spesso lamentele da parte delle donne su quanto gli uomini non siano più capaci di sorprenderle.


Quando ero al liceo provavo a nascondermi dietro gli angoli e poi saltare fuori gridando Buh! davanti le mie compagne, ma sembra che questo non fosse il modo giusto per sorprenderle.


Questo invece sarebbe un vero atto sorprendente!


Che poi la questione che uomini e donne non siano più quelli di una volta mi lascia sempre privo di argomenti, perché non ho mai potuto frequentare uomini o donne di una volta e quindi non saprei proprio cosa dire in merito. E non capisco perché tutti guardino al passato e nessuno si preoccupi invece del futuro, sottolineando che uomini e donne di oggi non sono quelli del futuro, purtroppo!


Non è che al contadino tu possa chiedere di donare il seme

Questo post tratta argomenti che potrebbero urtare la sensibilità. Si chiede quindi di spostare la sensibilità dove non ingombra.


Ignaro di tutto, oggi sono tornato a casa e ho scoperto che tutta Italia (più o meno) sta discutendo (più o meno) della discutibile (altrimenti non ne discuterebbe, no?!) campagna del Ministero della Salute a incentivo della fertilità, con tanto di supporto al “Fertility Day”.

Avrei preferito continuare a ignorare, ma poi mi sono chiesto quanti “Day” ci siano ormai in circolazione, al punto che vorrei proclamare un Mayday per chiedere aiuto.


Mayday è l’espressione con la quale su un aereo o su una imbarcazione si chiede assistenza via radio. È molto nota per il suo utilizzo nei film come richiesta inutile, perché tanto non risponde mai nessuno e alla fine ci deve pensare sempre un tizio che passava di lì per caso che molto spesso trattasi di Chuck Norris o Steven Seagal o qualcuno appartenente alla stessa scuola.


In secondo luogo, come si svolge un Fertility Day? Ci saranno gazebo di raccolta donazioni? Sessioni di inseminazione di gruppo? Dimostrazioni dal vivo? Bisogna renderlo noto a chi è interessato a partecipare.

Mi rendo conto sia facile mettersi a fare battute scontate e squallide.
In realtà, il mio vuol essere un incentivo per il Ministero. Dinanzi alle proteste, perché forse il messaggio che si voleva lanciare è arrivato un po’ distorto grazie a slogan che lasciano alquanto perplessi, potrebbe esser facile la tentazione di far marcia indietro o correggere il tiro.

Niente di più sbagliato. È una ammissione di colpa.
Solo gli stupidi non ammettono di aver sbagliato.
Per questo il Ministero deve andare avanti per la propria strada. Una volta che l’hai fatta fuori dal vaso, continua! Magari riesci a convincere la gente di averla sempre fatta nel modo sbagliato e che si deve farla fuori dal vaso!

E quindi avrei pensato a nuovi slogan più aggressivi per proseguire nella campagna di marketing pro fertilità.

nl_29303

Testimonial Lino Banfi: chi meglio dell’autoinsignito del titolo di Nonno d’Italia può rappresentare l’idea di famiglia?

tutti-pazzi-per-mary

Poi vi par bello mandare in giro una donna coi capelli così?

stock-photo-damaged-condom-on-white-background-relationship-metaphor-35529052

Una simpatica idea per Carnevale!

10088

Basta con la storia che “Lo Scisma è mio e me lo gestisco io”!


Vorrei comunque sapere a quale team di stagisti laureandi in Scienze della Comunicazione hanno affidato una simile campagna.


Non ho nulla contro gli stagisti di Scienze della Comunicazione, anzi ho degli amici stagisti di Scienze della Comunicazione e sono brave persone, soltanto che hanno fatto scelte di vita discutibili.


 

Non è che il medico assassino faccia visite a d’omicidio

Come avevo raccontato il 29 aprile scorso, Nonno Gintoki era atteso da una visita di accertamento dell’invalidità. La cosa non si poteva effettuare a domicilio, quindi era necessario portare Maometto alla montagna.

Le mie preoccupazioni riguardavano il clima: il 7 giugno alle 15 avrebbe potuto esserci una temperatura non idonea per far uscire un anziano con problemi cardiaci.

Fortunatamente il cielo che tutto vede e tutto provvede ci è venuto incontro e, alle 14:59 dopo una bella giornata primaverile, ha cominciato a scaricare acqua a cantilene.


Le cantilene sono le invocazioni ad Anubi che scrosciano spontanee.


Approfittando di un momento di pausa dalla pioggia ci siamo avviati, io, Madre e Nonno Gintoki. L’accordo era di aspettare fuori l’istituto in auto e poi il medico sarebbe uscito per il controllo.


Più ne scrivo e più mi sembra assurda come cosa, ma testuali parole dell’impiegata furono: purtroppo non vi possiamo accordare la visita domiciliare, ma non c’è bisogno di farlo stare qui: lo portiate qua e senza farlo scendere esce fuori il medico.


Abbiamo atteso un’ora. Avevo anche pensato a quel punto di accompagnarlo dentro, ma la rampa di accesso ha una pendenza tale che ci vorrebbe un ciclista dopato per percorrerla. E dentro non hanno sedie a rotelle. Forse una volta le avevano acquistate ma poi si son perse come tante cose che qui si perdono. Mi ricordo quando, ormai son passati quasi venti anni, inaugurarono il Palazzetto dello Sport: il giorno dopo erano sparite le retine dai canestri di basket. E io in questi frangenti mi chiedo sempre: che te ne fai di una retina da basket?

Il tempo è stato comunque piacevolmente scandito da alcune conversazioni con mio nonno, come quando mi ha informato del suo numero di minzioni giornaliere o quando mi ha chiesto lo stato della mia prostata. Io ho detto che la tengo sotto controllo: per un motivo o per l’altro quando le cose giran male mi sembra regolarmente di avere un dito nel sedere.

Alla fine il medico, insieme a Madre, è uscito fuori: si è affacciato all’interno dell’auto e ha detto

– Buongiorno, lei è Nonno Gintoki?
– Eh io sì dottò…
– Tutto a posto, arrivederci

Io, basito, esclamo

– Scusi, tutto a posto quindi?
– Sì sì, io c’ho già qua tutte le carte, a me bastano, ma devo dichiarare che l’ho visto sennò la Commissione vi boccia la domanda


Carte = dialettismo per indicare dei documenti


Rassicurato e perplesso – due stati contrastanti ma coincidenti, come un Gatto di Schrödinger – ci siamo diretti verso casa. Continuavo a pensare che la burocrazia è così contorta che alla fine si autocontorce da sola.

Mentre riflettevo su questo, due ragazzini su uno scooter mi stavano venendo addosso contromano e io mi son chiesto quale cifra fosse maggiore: la somma delle loro età o gli anni di galera che mi avrebbero dato per stenderli in nome di un miglioramento della specie. Ho concluso che la risposta giusta fosse la seconda e li ho evitati.

Per concludere, tornati a casa, la badante – qualcuno la ricorderà perché era quella interessata al mio sgnakku (che non è una cosa perversa, almeno spero) – contestando la lunga attesa, ha commentato

– Eh, Nonno Gintoki, ai tempi vostri quando c’era lui se medico non preciso di tempo subito lo cacciavano via!

E così ho appreso che una volta i medici arrivavano in orario. E che a casa c’è una badante del Ventennio.

Un invito a vedere la Camera non implica per forza delle avances sessuali

Premessa: i concorsi pubblici sono ormai dei concorsi pubici: perché è col padredeibambini che spesso sembrano gestiti.


DIGRESSIONE CONCORSUALE
Mi danno sempre fastidio quelli che chiedono: “Perché non fai il concorso per aiuto-vice-spazzacamino al Ministero delle Infrabrutture?”. “Perché non lo fai tu?” è la mia domanda.
Ho massimo rispetto di chi si fa il sedere a tarallo sui libri in nome della volontà di intraprendere una professione e poi si consuma sino alle viscere in attesa delle graduatorie e poi si consuma ancora sino al midollo perché pur magari vincente deve attendere i tempi geologici del caso per avere il posto che gli spetta.
Mi disturba invece la logica di chi propone di fare il concorsista di mestiere e provare il provabile perché tanto prima o poi qualcosa la si imbrocca e si raggiunge l’agognato posto dietro la scrivania su cui incastrarsi come un omino dei Lego con i buchi nel sedere* sui mattoncini.

* Cicciobombo Cannoniere era quindi un omino dei Lego?


Oggi ho fatto compagnia a Gianni e Pinotto che venivano a Roma per assistere a un dibattito-confronto-nonhocapitobene.

Una conversazione su whatsupp due settimane fa mi aveva preannunciato la cosa:
– we Ginto
– oi
– il 7 luglio ho una conferenza a Roma al Parlamento riguardante il mio concorso. Mi hanno chiesto di portare gente, anche esterni. Volevo sapere se fossi a Roma in quel periodo e se non ti rompevi le palle di venire
– Per me va bene. Sono libero.
– ok, alle 14:30. Posso comunicare il tuo nome per l’accreditamento?
– Certo, fai pure.

Quando ho accettato ho pensato che non mi sarebbe costato nulla e che poi non ho mai visto la Camera dall’interno e sarebbe stata una buona occasione. Inoltre, seppur nulla dava adito di pensare che ci fosse annesso alla conferenza un ricco buffet, io ho accettato avendo in mente proprio la possibilità che ci venisse offerto un ricco buffet perché io immagino queste situazioni sempre con dei ricchi buffet.


La gola è uno dei 7 vizi capitali e il peccato vien sempre punito.


Obnubilato dai possibili vantaggi del caso, non ho pensato tre cose:
a) 7 luglio
b) ore 14.30
c) per entrare a Montecitorio c’è un codice di abbigliamento specifico: camicia e giacca. Senza quest’ultima non ti lasciano entrare.

Unite i punti a), b) e c) e la figura risultante sarà sudaticcia.


È chiaro, nella Camera non ci puoi entrare come se fosse la tua camera personale: del resto io in camera mia di questi periodi sto come Madre non mi vorrebbe aver fatto tanto ero brutto*, quindi probabilmente il mio non-abito sarebbe ancor meno accettato.

* Scherzo, ero bellissimo, perché tutti i bambini lo sono, si dice.


DIGRESSIONE NEI RICORDI
Ero bellissimo ma già impertinente. C’è un aneddoto sulla mia nascita che mia zia racconta sempre e che ha giurato che racconterà anche al mio matrimonio: è anche per questo che non so se mai mi sposerò. Lo racconto qui perché io non vi conosco e voi non mi conoscete e al mio poco probabile matrimonio è più che probabile che non ci sarete o se ci sarete è molto probabile che non ci riconosceremo perché avrò barba e baffi ancor più lunghi di adesso: quando accorsero in ospedale parenti e amici per ammirare il divin gattino neonato, mi scappò di far pipì in faccia a mia zia. Una voce fuori campo esclamò “Ha riconosciuto la zia!” e giù risate.
Col tempo l’aneddoto si è ingigantito, lo spruzzo divenne una fontana, oggi è Grisù con la manichetta che spegne le fiamme.


Quando ho messo il piede fuori casa ho iniziato all’istante a grondare come una grondaia: tenere la giacca sulla spalla o sul braccio ha inoltre l’effetto di rendere ancor più sudaticcia la parte dove è appoggiata.

Alle ore 13 Roma era una fornace. L’asfalto sotto i piedi scottava come un ferro da stiro: difatti l’aria era Rowenta.

L’appuntamento era nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia: hanno offerto caffè, dolcetti e acqua: ben lontani dal ricco buffet che immaginavo, ma li capisco, essendo caduti in disgrazia.

Quando ci siamo spostati a Montecitorio, la nostra meta non era la Camera ma una Cameretta al suo interno, in un ingresso laterale: che delusione! Il tutto per ascoltare Segretario di Partito Politico Caduto in Disgrazia  dir due parole annoiate e poi rientrare nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia.

IMG-20150707-WA0006

La scritta è fuorviante: trattavasi di una cameretta!

Il bagno di P.P.C.D. era traboccante di campioncini di shampoo e docciaschiuma con le etichette degli hotel: forse fan razzie nei luoghi che li ospitano?

Deluso dalla mancanza di un ricco buffet e dalla possibilità di accedere a una vera Camera, ho ritenuto opportuno trafugare un campioncino.

Rubare da chi ha rubato non è reato, è equilibrio cosmico.


DIGRESSIONE CONCORSUALE 2
Come ho detto a Gianni (anche Pinotto era lì in veste di claque senza buffet), è buona cosa riuscire a portare avanti le proprie istanze e aver un appoggio da parte di chi può dare risonanza politica. Però tengano in conto che in un P.P.C.D., come in qualsiasi altro P.P. cerchino di farsi pubblicità e non altro.


2015-07-07 23.18.11

Invece della barba ho tagliato la parte alta del viso così non mi riconoscerò al mio matrimonio

Dalla politica cool alla politica del fun cool

A ogni giro di elezioni aumenta il numero di coloro che, per dirla con un’orribile locuzione giornalistica, sono membri del partito dell’astensionismo*.
Se si chiede il perché di un numero così elevato di persone che non si recano a votare, la risposta più comune è che è diventato molto difficile esercitare il diritto di voto e scegliere qualcuno che vada a proprio genio, perché ormai sono tutti quanti dei ladri che pensano soltanto i propri interessi.

Questa è la giustificazione diffusa e accettata dall’opinione pubblica.

Balle.

Credete che -enta o -anta anni fa i politici fossero più onesti?

Interrogato sull’argomento onestà della classe politica**, l’Uomo Della Strada risponderà che “Anche una volta rubavano, ma soltanto il necessario e poi ce ne era per tutti, ora invece quel poco che c’è vogliono prenderselo tutto”.***

Tralasciando cosa vorrebbe significare “il necessario” e quale sarebbe “la necessità” di un dirigente politico, l’enunciato lascia perplessi per la implicita giustificazione dell’arte dell’appropriazione indebita da Prima Repubblica. È come incontrare un rapinatore e dirgli “Senti, se vuoi svaligiare quella banca almeno non prendere tutto ma lascia cadere qualche banconota per gli altri”****.

A questo punto in colui che vi scrive dopo aver parlato con l’UDS sorge allora una domanda: i governati hanno forse i governanti che meritano?

Al di là di simili considerazioni, a mio avviso la crescita dell’astensionismo va ricercata in una diminuzione di personaggi cool: coloro che possono essere definiti tali, pur riuscendo a far del proprio meglio, non sono in grado di far breccia nell’intero elettorato.

Ad esempio, un personaggio con un armadio pieno di felpe che anche negli anni ’80 sarebbero state pulciose e che si fa fotografare nudo può apparir ridicolo, invece è cool.

In fondo basta sforzarsi di guardare le cose da un’altra prospettiva. Vivete in una zona che fino a qualche tempo fa poteva dirsi ricca ma che è stata investita dalla crisi, negozi che chiudono, imprese che falliscono. Pensate che la pressione fiscale sia troppo alta e il commercialista non è vostro buon amico. Tornate a casa e al telegiornale vi dicono che in una scuola di Vergate sul Membro non si farà il presepe per non offendere i bambini di altri credo religiosi. Voi in chiesa non ci andate dal giorno delle nozze, avete saltato anche il battesimo del primogenito perché c’era un derby in tv, però questa cosa vi rode e gettate un occhio dal balcone dove di fronte la vostra villetta ci sono un kebabbaro e un ristorante indiano e voi non sopportate più l’odore di curry e cipolle. Sempre il telegiornale vi riporta la notizia di una rapina in villa nelle vostre zone.
Se qualcuno vi parla di ruspe voi esclamerete, rivolto alla vostra compagna: “Ecco cosa ci vuole!”. Non avete voglia di ascoltare qualcuno che vi parli di Keynes o di Kelsen e di teorie sulla democrazia*****.

Può sembrare un discorso enfatizzato al massimo, ma ritengo che l’elettore non voglia paternalismi e sentirsi trattato con condiscendenza o anche ascoltare discorsi che non facciano altro che farlo sentire un idiota: preferisce qualcuno che gli parli come se gli stesse di fronte al tavolino del bar, che si rivolga a lui come se lo stesse considerando davvero una persona e che lo faccia sentire importante e possibile artefice di un cambiamento.

Nella città di chi vi scrive è stato riconfermato sindaco un signore over 70 che, per festeggiare la rielezione, ha pensato bene di far sfilare per strada una gigantografia con il fotomontaggio del suo volto sul corpo di Rocky Balboa. Ai comizi parla in dialetto alle persone delle zone più popolari e offre panem et circenses tutto l’anno. È un personaggio cool, e lo è ancor di più da quando qualche anno fa è stato assolto con formula piena da accuse di legami con la camorra, retaggi di storie di fine anni ’80 che andavano di moda. Fermo restando che un uomo assolto è innocente e onde evitare di cadere nel travaglismo, non racconterò di quando il noto capo del locale clan camorristico si aggirava per le sale del Municipio, sedendosi alla scrivania del Sindaco per colloqui privati. E non dirò che se è vero che avere un amico “difficile” non rende anche te un poco di buono, è anche vero che dovresti fare in modo di non riceverlo sul posto di lavoro. Perché questo non ti rende cool.

NOTA
Sull’astensionismo si sprecano le analisi politiche e di certo non si può esaurire il discorso in poche righe. Ciò che va valutato è che esiste in tutte le democrazie una quota di astensione fisiologica che aumenta all’invecchiare della popolazione; accanto a questo esiste un astensionismo dovuto alla crisi delle ideologie e dei partiti di massa, un fenomeno partito negli anni ’80 e che credo oggigiorno si sia ridimensionato e di molto. Esiste infine l’astensionismo di sfiducia verso i partiti e la politica ma non va sottovalutata anche l’astensione che definirei relativa: le persone non si recano a votare ma non vuol dire che si disinteressino di politica. Preferiscono invece altre forme di partecipazione che consentono (o lasciano credere di consentire) un legame più diretto coi processi decisionali. Da questo punto di vista, il voto diventa allora un momento irrilevante nella vita politica dell’individuo.

* A proposito di locuzioni giornalistiche, attendo con ansia il ritorno del “popolo dei vacanzieri”.
**
 Il più delle volte non c’è bisogno di interrogarlo, perché l’UDS è propenso a condividere spontaneamente le proprie opinioni con il primo che passa.
*** Ne esistono differenti versioni di tale linea di pensiero, ma tutte convergono sul punto cardine: cioè che anche una volta si rubava ma si stava meglio. Chiunque, prima o poi, avrà sentito qualcun altro esprimersi in tal guisa.
**** Ho sempre avuto un debole per le similitudini estremizzate. In effetti forse sono un apostolo dello straw men argument.
***** Ammesso e non concesso che si trovi qualcuno che parli così.

In questo periodo molta gente ha problemi di elezioni

Già da qualche settimana è cominciata la seccante questua di elemosina del voto da parte di umili candidati che, vestiti di miseri cenci e tante buone intenzioni, si presentano da te, elettore, a chiedere il favore – se nulla ti costa, ovviamente – di donar lor il tuo voto.

Le richieste di voto che ho ascoltato sono precedute da una premessa standard “lo so che sei già impegnato, ma debbo comunque chiedertelo”.

Innanzitutto, chi ti ha detto che io sia un elettore?
Magari potrei essere stato privato del diritto di voto ed il fatto che tu venga a chiedermi di votare per te senza prima sincerarti della mia possibilità di entrare in una cabina elettorale potrebbe rivelarsi un gesto insensibile!
E io dovrei votare una persona così poco attenta ai nervi scoperti altrui?!

Secondo: cosa ne sai che io sia già impegnato? La tua presunzione di conoscere il mio stato politico è offensiva!

Terzo: se in ogni caso sai che sono impegnato, perché allora chiedi? Stai sconfessando la tua presunzione di poco fa: e io dovrei votare per qualcuno che si contraddice un secondo dopo che ha fatto un’affermazione?!

Il mendicante si nasconde ovunque. Perché se una persona non è candidata, magari potrebbe averne uno in famiglia e andar a mendicare per conto suo. Ricordo quella volta, credo fosse il 2000, che mi telefonò la mia insegnante di lettere delle scuole medie. Rispose mia nonna, al che lei chiese proprio di me e poi, dopo essersi informata su come stessi e come andasse il liceo, chiese di poter parlare con Madre. Il motivo era elemosinare il voto per il marito, candidato sindaco. Un triplo giro mortale, dal candidato, alla moglie, allo studente, all’elettore!

Ma a regalarmi sempre soddisfazioni è Facebook. Invidio l’ottimismo di coloro che postano link e che te li inviano anche privatamente. Vorrei dimostrare l’inutilità a prescindere di tale attività:
– se ho già in mente di votare come suggerisci tu, è inutile che mi invii il link;
– se non ho intenzione di votare come suggerisci, credi che io possa cambiare idea semplicemente perché mi è arrivata una notifica su fb e io, cascando dal pero, esclamerò oh ciuelo, come ho fatto a non pensarci prima, meno male che sono ancora in tempo per rimediare, grazie a dio esiste facebook?

Comunque io non ho problemi di elezioni, si sappia: parlavo in generale!

Il potere logora chi non ce l’ha ma il podere logora chi lo coltiva

Questo post ha ricevuto l’approvazione di Frank Underwood (per loschi scopi personali).

Quando senti puzza di asfalto fresco nell’aria vuol dire che si avvicinano le elezioni.

Quella che dovrebbe essere un’ordinaria attività di manutenzione viene in modo sottile venduta come geniale regalìa alla città da parte dell’amministrazione. La quale, chissà perché, nel corso di 5 anni non vi aveva mai pensato sino a oggi.

Su un manifesto elettorale un candidato scrive
Pinco Pallino
30 anni.
Sì è così: sotto al nome, come presentazione e titolo di merito ha messo l’età.

Non comprendo, io dovrei votarlo per questo? E se per caso venisse fuori un candidato di 29 anni, cosa accadrebbe? Dovrei in base a tale requisito di merito farlo passare davanti nelle preferenze?

Mentre cammino carico di questi esistenziali dubbi, percepisco alla mia destra un vuoto. E non in senso figurato. Manca qualcosa. Volto lo sguardo e tra la fila di case di fronte a un distributore di benzina, chiuso e abbandonato da un anno, c’è un cumulo di macerie. Il cartello di una impresa di costruzioni presenta il progetto di un nuovo stabile, moderno e funzionale.

Dove ora si trovano macerie e calcinacci, c’era una piccola masseria, molto vecchia. Le inferriate alle finestre, verniciate color verde acqua, erano curvate verso l’esterno, per permettere di affacciarsi. Non ricordo di aver mai visto qualcuno a quelle finestre, a parte, anni fa, un gatto rannicchiato a prendere il sole.

Mi sorprende che ancora si trovi convenienza nel costruire. Se non che una volta mi han spiegato che in molti casi il costruire ha una valenza economica per l’atto stesso di farlo. Il cemento crea denaro, che poi potrà essere investito in altro cemento che genererà altre plusvalenze. Certo può essere un azzardo, ma oggigiorno molti ancora giocano a scommettere sul mattone.

È un po’ come il gioco della politica locale. Ho assistito in questi anni a graduali inserimenti di volti di persone che hanno scommesso su una propria carriera politica. Il ritorno che si ottiene è di sicuro una plusvalenza.

Come mettere sul tavolo i propri trent’anni: se vien male non perdi niente, se vien bene guadagni tanto. E magari se non a questo giro ma al prossimo potrai anche tu promettere un po’ di bitume cosicché qualcuno possa maledirti perché proprio quel giorno che hanno iniziato a rifare il manto stradale aveva indossato le scarpe nuove.