Non è che serva un controllore per una stazione radio

La scomparsa delle sale d’attesa nelle stazioni non è un qualcosa identificabile con una data precisa. Eppure poco alla volta ce le hanno tolte da sotto il naso come David Copperfield che fa sparire la Statua della Libertà. Per addolcire il cambio ci hanno dato 3-4 sediolini sparsi qua e là per riempire angoli, come quei vasi enormi che si mettono negli appartamenti e che vengono riempiti con spighe essiccate o una lancia finto-Masai per coprire degli spazi vuoti.

E ora spariscono pure i sedili.

Oggi mi sono accorto che a Napoli Centrale una fila di sediolini, quella che dà le spalle alla fontana, è sparita anch’essa.

Sedersi sembra una cosa da non fare. Oggi il viaggiatore moderno non si ferma ma in attesa del treno gira coi propri trolley a rotelle semiautonome ingannando il tempo tra le vetrine, arredate con cura da commesse semiautonome.

Perché le stazioni oggi sono centri commerciali, dove prima di partire è importante lasciare qualcosa di sé. Il denaro.

A bene vedere, a proposito di denaro, le sale d’attesa non sono sparite del tutto: sono diventate vip, lounge, exclusive. Ci si accomoda se si è viaggiatori di serie A. Tutti gli altri, restano a pascolare all’esterno.

L’architettura urbana cambia il nostro modo di agire in pubblico. Dalle sale d’attesa, luoghi d’incontro e rispettosa conversazione, ora siamo atomi che vagano investendoci con le valigie gli uni con gli altri e mandandoci rispettosamente – non sempre – a quel paese.

Chi giustifica la chiusura delle sale d’attesa e la loro riconversione in un Sephora o in un Venchi interviene adducendo la necessità di combattere il degrado, a causa di chi delle sale faceva un bivacco.

Ebbene, sì è vero, il malcostume pubblico porta come reazione a misure rigide e restrittive, ad esempio la rimozione delle panchine in strada o l’installazione di spuntoni di ferro sui muretti.

Son sempre dell’idea che se lo spazio urbano diventa meno accogliente è una sconfitta per tutti, non certo una furbata di cui gioire contro i furbi o gli scostumati, ma se la modernità va di questo passo io sto pensando allora di crear un po’ di degrado magari pisciando sui trolley altrui – quelli che ti passano sui piedi – e chissà che un domani non creino pure stazioni non-friendly per le ruote perché poi trascinano il piscio, lasciando entrare solo quelli come me che girano zaino in spalla.

Non è che il deputato possa chiedere il servizio in Camera

Ultimamente riesco a scrivere e seguire WordPress poco. Sto lavorando tanto e questo mi lascia poco tempo per altre cose.

Tenermi aggiornato sull’attualità è una di queste. Così recupero tutto nel week end facendo un ripassone delle notizie della settimana. Se di lunedì annunciassero “Allarme invasione aliena evacuare la città entro domani” sarei quindi fregato.

Ho appreso che sono successe cose interessanti in Parlamento negli scorsi 7 giorni. Prima è scoppiata una rissa e poco mancava che diventasse un incontro di pugilato, poi un deputato ha pensato di utilizzare un intervento, durante la seduta per discutere della ricostruzione post terremoto, per una proposta di matrimonio.

Polemiche nel primo e anche nel secondo caso giudicato alquanto inopportuno, date le circostanze.

E invece io la penso diversamente.

Così come si discute da anni sul ristrutturare gli stadi di calcio italiani e renderli strutture polifunzionali, attive 7 giorni su 7 – con negozi, bar, ristoranti ecc – come succede all’estero, penso che anche il Parlamento debba essere ripensato per usi alternativi, tipo quelli che abbiamo visto in settimana. Quindi ecco qui una

Lista di idee per utilizzare diversamente il tuo Parlamento

– Affittarlo per i matrimoni (le proposte già ci sono)

– Riempirlo d’acqua e organizzare delle naumachie, battaglie navali tra i diversi schieramenti politici

– Camera e Senato sono degli emicicli: uniamoli spostando Montecitorio e Palazzo Madama e abbattendo i tramezzi divisori per creare un’arena circolare in cui ospitare un rinato Festivalbar

– Far rotolare forme di formaggio per una versione alternativa della ruzzola

– Spostare tutti gli scranni lasciando i gradoni per farci sedere i punkabbestia a fumare e bere Tennent’s

– Riempirlo di gatti e instaurare una gattocrazia con gli schieramenti divisi per colore di pelo (quelli a tre colori sarebbero nel Gruppo Misto)

– Renderlo un posto dove il parlamentare presenzia le sedute come dovrebbe, senza saltarle, intervenendo attivamente, negli interessi del Paese.

Forse quest’ultima è una proposta un po’ assurda.

Non è che tu debba mettere la freccia per superare una crisi

Forse avrete sentito dire che nella politica italiana in questo momento ci sono venti di agitazione, crisi e confusione e alitosi. Non voglio mettermi a parlare di attualità, più che altro volevo riprendere una vecchia abitudine mia che era quella di fornire indicazioni, guide e spunti (non richiestimi da nessuno) per orientarsi meglio intorno uno specifico tema.

Pertanto, quella che segue è una piccola lista di

Cose da sapere sul Governo Italiano per affrontare meglio una crisi

  • Un po’ di cenni storici, innanzitutto. Il Governo fu scoperto per caso, come tutte le grandi scoperte. Un giorno del 1862 il mezzadro Aniello Pastezucchine stava incartando le uova delle proprie galline con il giornale. Su una delle pagine, c’era scritto Il Governo ha deciso che. Il resto era illeggibile perché il Pastezucchine vi aveva rovesciato sopra il vino che buttava giù in ragion di un sorso ogni due uova. Purtroppo, oltre che beone, il buon Aniello era anche analfabeta, quindi non seppe mai della propria scoperta, i cui meriti saranno presi da altri.
  • Il Governo funziona con il meccanismo della responsabilità postdatata: per ogni Governo, infatti, le responsabilità sono attribuibili al Governo che l’ha preceduto. Ne consegue, quindi, che le responsabilità di un Governo in carica verranno rese note solo all’insediamento del Governo successivo.
  • Chi è a capo del Governo è a tutti gli effetti un governante. Però si preferisce sempre utilizzare la locuzione Capo del Governo o Presidente del Consiglio, in quanto governante ha dato luogo in passato a spiacevoli equivoci come quello di chiedere, alla fine di una riunione, di dare una passata di scopa alla Camere e di sbattere i tappeti.
  • Un Governo è come un rapporto di coppia: si basa tutto sulla fiducia. Quando questa viene a mancare, si apre la crisi. A volte la si può sistemare, magari facendosi dei regali. Nei rapporti di governo, è molto gradito ricevere poltrone.
  • Nel gergo politico esistono diverse locuzioni per identificare diversi tipi di governo. Ad esempio, c’è il governo tecnico, quello di garanzia, quello di scopo e, infine, il governo balneare, termine che ultimamente è stato inteso in modo letterale.
  • Anche se legiferare è pertinenza del Parlamento, il Governo può approvare atti normativi con la formula del decreto, un potere il cui uso è cresciuto molto, anche abusandone, dagli anni ’90 a oggi soprattutto per approvare piccoli interventi, fino a parlare di emergenza decretini.

Spero ora di aver offerto un quadro più chiaro e chissà che con queste istruzioni per l’uso non possiate costruirvi voi un vostro Governo personale!

Non è che quando parcheggio mi dicano non sostare senza di te

Ho letto di una retata di parcheggiatori abusivi in una via che mi trovo spesso a percorrere. Ogni volta che passo di lì vengo preso da loro d’assalto, al grido di “Devi parcheggiare?” e io a ogni occasione faccio gesti sempre più ampi in segno di diniego. Sto pensando di girare con un cartello attaccato al lunotto con scritto “NON CERCO PARCHEGGIO NON MI ROMPETE IL CAZZO”.

Il parcheggiatore è un esemplare urbano particolare.

È dotato di grandi capacità di mimetizzazione nell’ambiente circostante. Quando pensi di aver trovato un posto libero senza nessuno nei paraggi che venga a chiederti danaro, sentirai all’improvviso una voce alle tue spalle che richiamerà la tua attenzione: “Capo!”.

Occorre spiegare: in qualità di conducente di un mezzo, tu per loro sei capo.

Conducente è il participio di condurre, composto di con- e dūcĕre, ducere->dux, colui che guida, quindi, capo. Le parole non vengono mai dette a caso e il parcheggiatore padroneggia le lingue antiche o quantomeno quelle morte: più di uno giurerebbe di averli sentiti parlare in idiomi sconosciuti. E qualcuno di loro è proprio un grandissimo idioma.

Il parcheggiatore è anche pratico di geometria e algebra. Vede tre posti auto dove l’incolto ignorante ne vedrebbe uno. Egli è maestro del calcolo frazionario. E se non lo ricompensi a dovere, ti fraziona la macchina in pezzi da portar a casa.

Il pagamento non è mai quantificato. La transazione si svolge con la richiesta, da parte del parcheggiatore, di “Qualcosa a piacere”. Se la cifra corrisposta non è di suo gradimento, ti guarda con l’espressione che dice “Dai puoi far di meglio”. E lì diventa chiaro che il qualcosa a piacere è, ovviamente, incontro al piacere suo.

Pur non essendo dotati di fisici prestanti, hanno ottime doti atletiche. Se pensi di averlo evitato perché impegnato più lontano con un’altra vettura, lui non solo sarà in grado di avvertire la tua presenza a distanza – hanno sempre vista ottima e adatta alla visione notturna – ma si esibirà in uno scatto degno di Carl Lewis per raggiungerti.

Il parcheggiatore è rispettoso della legge. Se ti fa trovar posto in zona vietata, alla tua domanda “Ma se poi passano i vigili?”, lui risponderà che è un problema tuo. Tua l’auto, tua l’infrazione, tu ne risponderai: pretendi forse che un galantuomo metta i bastoni tra le ruote alla giustizia per la bella faccia tua?

Va detto che però alcuni ti dedicano un pensiero premuroso. Se per caso i vigili realmente passano e ti lasciano la multa, lui, prima del tuo arrivo, la toglie per non farti rimanere male. Magari hai passato una bella serata, ti sei divertito: perché rovinare tutto? Quando, un paio di mesi dopo, ti arriverà il verbale a casa, neanche ti ricorderai di quell’episodio e pagherai il dovuto in modo più sereno.

Dubito che la retata di cui parlavo sopra abbia effetti duraturi nel tempo. Credo che già domani li ritroverò in quella strada. I nostri esemplari urbani non riescono a star via a lungo dal loro habitat naturale: questi benemeriti sanno che l’automobilista privo del loro aiuto sarebbe perso. Noi tutti ringraziamo e io personalmente dedicherò varie invocazioni ad Anubi e ai loro antenati defunti quando me li ritroverò davanti.

Non è che il parlamentare ami per forza la musica da Camera

Come i più informati sapranno, nel 2018 si ripeterà l’antico rito apotropaico delle urnae electorialiae, in cui i cittadini, secondo la tradizione, saranno invitati a inserire dei foglietti di carta con dei simboli esoterici dentro delle scatole. Non è ben chiaro il motivo di questo gesto ma i miti vanno rispettati.

Dato che mi sono candidato anche io e, anzi, fonti di corridoio e sgabuzzino mi dicono che ho buone probabilità di vincere, ho deciso di presentare in anteprima agli italiani quello che sarà il riassetto che voglio dare all’esecutivo quando sarò Consigliente del Presidio.

Queste sono solo alcune delle mie proposte di riorganizzazione della struttura dei Ministeri:

Ministero dei lavori pubici
L’azione di questo dicastero seguirà due direttrici: la prima sarà quella di regolamentare e assicurare il corretto funzionamento dell’industria del lavoro col pube, che dà occupazione e intrattenimento a tanti italiani. La seconda sarà sovraintendere il settore dell’estetica per pube, per un pene sempre alla moda e per una vulva all’ultimo grido. Basta con l’improvvisazione e con l’abusivismo: il vostro pube sarà in buone mani.

Ministero dei Rapporti Sessuali con il Parlamento
Non mi si dica che in un Parlamento con 945 persone non ci sia mai qualche piccolo flirt, qualche tresca, qualche scappatella. Se prima ciò non poteva avvenire alla luce del sole, causa mancanza di regolamentazione, da quest’anno il Ministro dei Rapporti Sessuali con il Parlamento se ne farà carico della gestione onde evitare che tali attività interferiscano poi con il normale lavoro delle Camere.

Ministero delle Dispari Opportunità
Il vostro vicino di casa  ha vinto un concorso da vigile urbano a Fidel Castro Jonico con 100mila candidati ma caso strano lui era l’unico ammesso agli orali perché in possesso dei requisiti richiesti, requisiti che, sempre caso strano, richiedevano che l’identikit del candidato perfetto corrispondesse proprio al suo? Il vostro collega d’ufficio ha ottenuto una immeritata promozione? Siete plurilaureata, con un master, un dottorato e a 40 anni vivete ancora di stage perché le aziende preferiscono assumere uomini? Cazzi vostri! Il Ministero delle Dispari Opportunità si occupa di mantenere canali differenziati di successo per tutti, perché, già che ci sono, tanto vale istituzionalizzarli.

Ministero delle Infrabrutture
Un hotel mai terminato da 1000 stanze in cemento armato su una scogliera patrimonio dell’Unesco, del WWF e del Sacro Romano Impero. Un viadotto autostradale abbandonato in una riserva naturale. Una statua iconoclasta a forma di dildo in un centro storico. Opere che non hanno mai avuto una seria tutela. Ebbene, con il Ministero delle Infrabrutture, tutti gli orrori edilizi e artistici d’Italia avranno finalmente la loro voce in capitolo.

La frigida bellezza ecumenica e sabbipode di questo pontile abbandonato meriterebbe di esser valorizzata a beneficio del turismo

Ministero dei favori pubblici
Serve una spintarella per quella vostra graduatoria bloccata dal 1920? Una soffiata sulle tracce per il concorso da vice-usciere comunale? Uno scatto di carriera accelerato? I funzionari del ministero dei favori pubblici favoriranno l’incontro tra domanda e offerta.

Ministero della Difesa, del Centrocampo e dell’Attacco
In un Paese con 50 milioni di allenatori non può certo mancare. Serve altro da dire?

Ministero della Giustificazione
Basta con le scuse improvvisate! È ora che l’amministrazione si occupi di certificare le scusanti e assicurare un percorso di qualità per le giustificazioni migliori per scansare fatiche e impegni.

Ministero degli Interni
L’Italia è la patria del design d’autore ed è giusto che ci siano funzionari adeguati per gestire architettura e arredamento d’interni. Per quanto riguarda i colori di tende e tappezzeria, ci saranno due uffici preposti: quello maschile si occuperà dei colori primari (gli unici che è in grado di vedere), quello femminile di tutte le infinite varianti cromatiche originate da essi.

Ministero dei Peni Culturali
Non ci vuole un pene grande, ma un grande pene! E per la tutela del patrimonio penistico italiano, questo sarà il dicastero preposto.

Ministero delle Politiche Asociali
Questo Paese necessita di persone che rivendichino il diritto a staccare la suoneria del telefono, a starsene a casa un sabato sera, a disertare eventi giusto per far presenza di circostanza.

Ministero dell’Ambient
Per assicurare al Governo di lavorare in un clima di relax il Ministro dell’Ambient si occuperà della selezione musicale.

Se siete interessati a lavorare nel mio prossimo esecutivo, inviatemi i vostri CV. Ma affrettatevi: la squadra di Governo è quasi pronta!

Non è che l’indipendentista compri batterie per avere più autonomia

In questo periodo si parla molto di indipendenze e autonomie. Io penso che alla fine dovremmo autonomizzarci un po’ tutti.

Siamo diversi tra Nord e Sud, inutile negarlo: per dire, su chiamano brioche i cornetti mentre qui i cornetti sono cornetti e le brioche sono brioche. Come si può andare avanti con simili confusioni?

Poi ci sono quelli del Centro che fanno il pane senza sale. Cui a dire il vero io un apprezzamento lo do, perché se riempi una baguette di insaccati poi che almeno si tolga il sale da ciò che sta intorno per far contento il nutrizionista.

Non parliamo di quelli che dicono arancino e quelli che dicono arancina e guai a dire la finale sbagliata nella zona sbagliata.

E a Modena poi chiamano crescentine quelle che a Bologna sono le tigelle o forse era lo gnocco fritto o era tutto il contrario. Non lo so e non me lo ricordo più: non si può governare un Paese con una simile confusione alimentare.

E quindi allora sarebbe meglio indipendizzar…indipenzzare…indipendizzazzizzare…renderci indipendenti tra città e città, ognuna coi propri prodotti tipici da rivendicare.

A dire il vero, non datemi del pedante, anche all’interno delle città ci sono zone che sono un po’ diverse dalle altre, un po’ un mondo a parte, alcuni abitanti – dite la verità – son proprio gente da evitare, allora sarebbe meglio una secessione tra quartieri, fors’anche tra vie e vie, i numeri pari da una parte e i dispari dall’altra e quelli senza numero civico che decidessero da che parte stare una volta per tutte.

Che poi a essere sincero sincero io nella stessa nazione del mio vicino non ci voglio stare, perché è un emerito coglione e non posso stare in una nazione che ammette dei coglioni. Sarebbe ora che ogni nucleo familiare facesse Stato a sé a questo punto.

A casa mia non è che vada sempre d’accordo coi miei però soprassiedo, anche perché poi si mangia bene. Ecco che allora ogni famiglia potrebbe rivendicare un certificato DOCG per i propri prodotti tipici perché si sa che le ricette ognuno le fa a modo proprio. Certe specialità andrebbero certificate e tutelate e se proprio uno le vuol degustare venga a provarle a casa. Raccomandazione è che bussi coi gomiti perché mangiare a sbafo no. Se uno vuol mangiare sulle spalle degli altri se ne stia a casa propria. MANGIONI A CASA NOSTRA.

Allora ho deciso. Mi faccio una Repubblica indipendente, un po’ indie e molto pendente a sinistra invero perché ogni volta che mi calo i calzoni non so perché il coso me lo trovo spostato da quel lato.

A proposito di questioni intime, questa potrebbe essere un’idea, il mio territorio potrebbe essere il mio bagno, qual luogo più comodo. Ci ho pensato su: a questo punto forse è meglio una monarchia avendo lì anche il trono già predisposto.

Su queste basi – è solo un’idea buttata lì per carità – allora direi: facciamoci tutti autonomi e indipendenti e sovrani in bagno. Basta che alla fine si vada tutti a cagare.

 

Non è che il giurista vada dal medico per esser certo di avere una sana Costituzione

Tempo addietro, a un imprenditore aeronautico locale furono assegnati i lavori di riqualificazione di una rotonda. In cambio ottenne la possibilità di piazzarvi in mezzo un modello di cacciabombardiere storico uscito dalle sue fabbriche, come elemento pubblicitario.

Un gruppo di cittadini protestò, in quanto la nostra città ripudia la guerra. Anche se metà della popolazione credo ignori il termine “ripudiare” e l’altra metà è sempre in guerra con qualcuno.

Le rimostranze non sortirono effetti perché a nessuno gliene cale né tanto né poco.

Una protesta più mirata a mio avviso sarebbe stata quella di puntare il dito contro la bruttezza dell’aereo. Perché brutto è, ma proprio tanto.

Io inserirei nella Costituzione italiana un emendamento contro la bruttezza:

L’Italia ripudia la bruttezza come mezzo di espressione delle proprie attività manifatturiere ed edili.

Ai creativi che vogliano proporre ardite soluzioni architettoniche dalla dubbia valenza estetica si potrà rinfacciarne la bruttezza agitando un saldo principio costituzionale:

– Lei non capisce, questo è design
– No, questa è merda. Si levi dai coglioni, la Costituzione lo impone!

“Il sonno della ragione genera gli ecomostri” (M2 Building – Tokyo)

Nello stesso periodo della caccia al caccia, un altro collettivo cittadino si presentò al Palazzo della Regione per delle rimostranze di matrice sociale.

Il loro intento era presentare delle firme per chiedere non ricordo cosa. Forse il ritorno del gelato gusto Puffo o l’obbligo di salviettine umidificate nei bagni dei locali per esigenze onanistiche.


Prima di ridere per quest’ultima proposta vorrei raccontare il caso di un conoscente cui, per un ecodoppler penieno, fu iniettato un vasodilatatore in sede locale.

Terminata la visita, il membro non smaltì per qualche ora successiva gli effetti del farmaco e così il conoscente, come tentativo di cura al suo priapismo, pensò di risolvere la cosa in maniera autonoma nei bagni di un pub. Quale fu la sua sorpresa nel constatare poi l’assenza di materiale per nettarsi nei suddetti bagni. E quale fu ancora la sua sorpresa nel constatare che l’atto manuale non aveva sortito effetti conservando il membro una certa tumescenza! Ma questa è un’altra storia.


Ebbi l’ardire di chieder lumi a uno degli appassionati esponenti di tale richiesta. Mi sentii dire:

– Sappiamo che non è ammissibile e la rifiuteranno, ma noi lo facciamo per far vedere.
– Ah.

È un po’ come se tu chiedessi di uscire a una ragazza che sai non uscirebbe con te neanche fossi l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Le amiche ti hanno detto che quella ti vede come il fumo negli occhi. Anzi, quando ti vede vorrebbe buttarsi del fumo negli occhi per accecarsi. E pur ammettendo che le amiche siano soltanto maligne e false, ricorda che una volta la stavi incrociando per strada e lei si è buttata in un cassonetto dell’umido per non salutarti e questo vorrà dir qualcosa. Ma tu ti presenti lo stesso a chiederle di uscire. Per far vedere.

Io comunque senza nulla toglier all’appassionato esponente non vidi nulla ma sono miope quindi sono giustificato.

In ogni caso proporrei un secondo sub-emendamento alla Costituzione, quello contro le azioni inutili:

L’Italia ripudia l’inutilità come mezzo di spreco delle energie pubbliche.

Il problema è che coordinato all’altro emendamento, quello contro la bruttezza, rimarrebbe forse ben poco di non ripudiabile.

E allora forse dovrei emendarmi io.

Non è che uno specchio sia stupido se non riflette bene

Non parlo quasi mai di politica qui, anche perché, a prescindere di come la pensano gli altri, a prescindere non mi piace sapere come la pensano gli altri.

Ci sono però delle volte alcune cose che mi offrono spunti di riflessione.

Un politico italiano, ad esempio, ha scritto questo su facebook:

La cosa mi ha fatto parecchio riflettere. E ho riflettuto su tutte le cose che mi fanno parecchio riflettere e così le ho messe in una lista perché non si sa mai se qualcun altro potrebbe parecchio riflettere sulle mie riflessioni.

10. Bruxelles/Strasburgo: nelle stesse città il Parlamento Europeo e politici italiani che ricevono lo stipendio pur non presenziando mai. La cosa fa parecchio riflettere.

9. Norvegia: nello stesso Paese il primato nella produzione di salmone d’allevamento e il killer di Oslo. La cosa fa parecchio riflettere.

8. Groenlandia: nello stesso Paese gli inuit e un alto tasso di suicidi. La cosa fa parecchio riflettere.

7. Toscana: nella stessa Regione i natali di Dante Alighieri e del Mostro di Firenze. La cosa fa parecchio riflettere.

6. Perugia: nella stessa città l’Eurochocolate e Amanda Knox&Raffaele Sollecito. La cosa fa parecchio riflettere.

5. 1985: nello stesso anno sono nato io e una clamorosa ondata di gelo ha travolto l’Italia. La cosa fa parecchio riflettere.

4. USA: nello stesso Paese Scarlett Johansson e l’incontrollata diffusione di armi. La cosa fa parecchio riflettere.

3. Estremo Oriente: nella stessa area geografica il sushi e un tizio con un taglio di capelli orribile che gioca con razzi di cartapesta. La cosa fa parecchio riflettere.

2. Uretra maschile: nello stesso condotto il passaggio dell’urina e dei cromosomi trasmessi ai figli. La cosa fa parecchio riflettere.

1. Internet: nella stessa rete la presenza di vastissime fonti di informazione e la presenza di tanti minchioni. La cosa fa parecchio riflettere.

Potrebbe andare avanti a piacimento ripartendo da capo, ma mi fermo qui. La cosa fa parecchio riflettere.

Non è che racconti di quando ti piaceva uscire a bere iniziando con “C’era una vodka…”

Uno dei grandi limiti della democrazia è che tutti si sentono legittimati a far sentire con forza la propria opinione, anche chi democratico non è ma ritiene comunque di poter usufruire dei diritti della democrazia perché, altrimenti, Che democrazia è allora? Quindi fa bene uno a non credere nella democrazia, se questa si rivela una farsa!.

C’è sempre poi chi è lesto nel citare Voltaire, il quale, se fosse tra noi, citerebbe a sua volta volentieri per danni chi lo nomina a vanvera, visto che non ha mai enunciato l’aforisma sulla libertà di opinione che gli si attribuisce.

Facevo queste considerazioni mentre leggevo la notizia del licenziamento di un’insegnante che si era espressa in termini “un po’ accesi” (il gioco di parole non è involontario) contro gli immigrati. In parole povere, secondo lei dovrebbero svolgere un utile servizio come diavolina accendifuoco. Pare che l’ex insegnante voglia ora ricorrere al TAR, non mi è chiaro se per riavere il posto o per far gettare immigrati nei caminetti.

Questo è un caso di opinioni incompatibili con l’esercizio della propria professione. Si può berciare quanto si vuole appellandosi alla libertà di opinione e al diritto di esercitarla nel proprio privato: nel privato, per l’appunto. Se una cosa viene resa nota anche solo a un’altra persona, non è più privata.

Sapendo cosa costei pensa e dice pubblicamente, le fareste educare i vostri figli?


O comprereste un’auto da lei (cit.)?


Metti che poi tornano a casa e cominciano a chiedervi benzina e accendino per un progetto scolastico.

Sul rapporto tra espressioni private e immagine pubblica mi torna in mente un aneddoto di quando, qualche anno fa, ho frequentato un corso in risorse umane. O disumane, visti i partecipanti.

Il docente, un giorno, spiegava che, nel mondo di oggi, bisogna stare attenti a cosa si pubblica online. Se si sta cercando lavoro, non è bene avere come immagine del profilo pubblica su facebook una foto in cui state tra le gambe di un/a modello/a a suggere vodka pura fatta scorrere sul suo torace. Un selezionatore HR che cercherà informazioni su di voi online potrebbe rimanere colpito in modo negativo.


O riconoscersi nel modello.


Udendo ciò, si alzò nella classe una grande mente (o gran demente) e chiese: Ma io non capisco, saranno fatti miei se il sabato sera mi voglio sfondare di vodka?!.

Sì. Ma sarebbe bene non farlo sapere in giro.

Lei non si convinse.

Voi andreste ancora dal vostro commercialista se lo vedeste mentre si accende sigari col denaro (magari quello della vostra parcella) e sniffa coca dallo sfintere di una escort?


Di 3 ore di film di Scorsese ricordo solo:
– DiCaprio e il sorriso al contrario
– DiCaprio che si carica come Braccio di Ferro ma con la coca
– DiCaprio che sniffa dall’ano della escort.
E poi ci si chiede perché quel film non abbia vinto l’Oscar!


È bene quindi che delle cose non vengano mai fuori.

Ad esempio il mio vicino di casa in Terra Stantia pensa che io sia una persona sgradevole, probabilmente. O un imbecille. Comunque, quando mi vede si volta dall’altra parte a volte con torsioni del collo che neanche nell’Esorcista.

Io a mia volta penso che il mio vicino di casa sia una persona sgradevole e un imbecille. Quando lo vedo non mi volto, mi basta tenerlo fuori dal campo visivo guardando fisso un punto lontano.

Non ci siamo mai detti quanto ci troviamo sgradevoli.

Questa è la vera democrazia!

Non è che non possa essere notte fonda a Mezzogiorno

Ho sempre avuto paura di aprire i siti d’informazione e scoprire che qualcosa di brutto fosse accaduto a Napoli (inteso come stato in luogo, non nel senso che a Napoli in prima persona, pardon, in prima città, fosse accaduto qualcosa di brutto), perché poi mi sono sempre sentito in obbligo di dovermi giustificare col resto del mondo per ciò che succede da queste parti.

Attualmente ho invece paura di aprire i siti d’informazione e scoprire che qualcosa di brutto è accaduto a Napoli (sempre inteso come stato in luogo) per ritrovarmi poi un sermone di Roberto Saviano oppure un’apologia da parte di Luigi de Magistris. O peggio, LdM che attacca i sermoni di RS a colpi di apologie su cultura e lungomare.

Va bene che si tratta di opinioni, che, si sa, sono come il culo.
Bisogna aspettarsi che ne venga fuori una cagata.

Che poi se un proiettile vagante ti becca per strada non è colpa di Saviano.

È un po’ come continuare a puntare il dito contro Cavour e i Savoia per i mali del Mezzogiorno. Anche se l’unificazione della Penisola ha storie nere alle spalle o non è stata raccontata con oggettività, se oggi qualcuno gira in scooter nella Galleria Umberto non me la sento di andare a scoperchiare la tomba di Cavour per dirgli “Hai visto che cosa hai fatto?”.

D’altro canto, ha anche ragione il Sindaco a dire che Napoli non è solo delinquenza e violenza.

Eppure a volte ho l’impressione che solo questa sia l’immagine che all’esterno si ha della città. Ed è difficile farla cambiare. All’ultimo che la pensava così ho dovuto dare una coltellata nella gamba e a stento sono riuscito a convincerlo.

Il fatto è che è tutto un enorme fake quando si parla di posti che non si conosce.

Ho scattato questa foto il 28 dicembre scorso:
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Questa foto è un esempio di fake, per chi non ne conosce il contesto.

Per cominciare, ne ho saturato i colori e aggiunto un filtro blu.
Il panorama è il medesimo ma non era così vivo e brillante, per quanto quel giorno fosse una splendida giornata.

Ma non è questo ritocco a falsificarla.

Ho scattato la foto sul Monte Echia (quartiere San Ferdinando). Lì c’è Villa Ebe di Lamont Young (1851-1929), un architetto e urbanista autore di progetti futuristici, come una metropolitana e un quartiere sul mare nella zona flegrea attraversato da canali in stile veneziano, per ridurre la densità abitativa del centro e fare di quell’area un polo attrattivo turistico.

Le rampe di accesso e la zona intorno la Villa versano in stato di degrado e abbandono. I lavori di recupero sono ancora in fase progettuale.

Nel punto dove ho scattato la foto, che sarebbe un belvedere fantastico, stavo in piedi su detriti e calcinacci, decorati da bottiglie di birra e preservativi.

Tutto questo nella foto non si vede.
Ed è per questo che secondo me è un fake.

D’altro canto se avessi fotografato il degrado circostante e non il panorama, sarebbe stato anche quello un fake, perché sarebbe bastato alzare lo sguardo e vedere che non era tutto lì, non era tutto marcio.

Inutile sarebbe stato a mio avviso mettere insieme panorama e detriti, perché i secondi si sarebbero comunque resi protagonisti dell’immagine. Come disse Platone, basta un cucchiaio di merda a rovinare la cioccolata.

E allora dove è la realtà e dove è l’opinione?

Forse è tutta una cagata. Però d’artista.

Non è che il voto sia una sofferenza perché ognuno apporta la propria croce

A livello politico mi ritengo un buon gattocratico, nel senso che comunque la pensiate non mi interessa sapere come la pensiate.

Fatta questa premessa, vorrei esprimere il mio rammarico per non aver ricevuto la nota lettera di invito al voto del Presidente del Consiglio.


D’altro canto, non essendo io ufficialmente residente all’estero non vedo come avrei potuto averla!


Mi sarebbe piaciuto riceverla, però, per conservarla: è nota la questione del refuso grossolano contenuto in tale lettera.

Io allora l’avrei incorniciata e conservata. Magari un giorno potrebbe divenire di valore come un Gronchi rosa, il francobollo ritirato a causa di un errore di stampa.

E la mia fantasia è corsa a immaginare la scena del dire a una fanciulla “Vuoi salire su da me a vedere la mia lettera di Renzi?”.

Com’è ovvio, se la ragazza fosse già decisa a trascorrere più tempo insieme, non baderebbe al contenuto formale del mio invito.


In generale penso che sia un bene che talvolta le donne sorvolino su molte minchiate che noi uomini diciamo nel tentare di corteggiarle, riuscendo a discernere l’uomo dietro la maschera delle sopracitate minchiate.


Qual sarebbe poi la sua sorpresa e la mia soddisfazione, una volta entrati nell’appartamento, nel mostrarle invece un originale Renzi 2016!

E, dopo, mandarla via in quanto riterrei esaurito lo scopo della sua visita!

Sento e leggo spesso lamentele da parte delle donne su quanto gli uomini non siano più capaci di sorprenderle.


Quando ero al liceo provavo a nascondermi dietro gli angoli e poi saltare fuori gridando Buh! davanti le mie compagne, ma sembra che questo non fosse il modo giusto per sorprenderle.


Questo invece sarebbe un vero atto sorprendente!


Che poi la questione che uomini e donne non siano più quelli di una volta mi lascia sempre privo di argomenti, perché non ho mai potuto frequentare uomini o donne di una volta e quindi non saprei proprio cosa dire in merito. E non capisco perché tutti guardino al passato e nessuno si preoccupi invece del futuro, sottolineando che uomini e donne di oggi non sono quelli del futuro, purtroppo!


Non è che al contadino tu possa chiedere di donare il seme

Questo post tratta argomenti che potrebbero urtare la sensibilità. Si chiede quindi di spostare la sensibilità dove non ingombra.


Ignaro di tutto, oggi sono tornato a casa e ho scoperto che tutta Italia (più o meno) sta discutendo (più o meno) della discutibile (altrimenti non ne discuterebbe, no?!) campagna del Ministero della Salute a incentivo della fertilità, con tanto di supporto al “Fertility Day”.

Avrei preferito continuare a ignorare, ma poi mi sono chiesto quanti “Day” ci siano ormai in circolazione, al punto che vorrei proclamare un Mayday per chiedere aiuto.


Mayday è l’espressione con la quale su un aereo o su una imbarcazione si chiede assistenza via radio. È molto nota per il suo utilizzo nei film come richiesta inutile, perché tanto non risponde mai nessuno e alla fine ci deve pensare sempre un tizio che passava di lì per caso che molto spesso trattasi di Chuck Norris o Steven Seagal o qualcuno appartenente alla stessa scuola.


In secondo luogo, come si svolge un Fertility Day? Ci saranno gazebo di raccolta donazioni? Sessioni di inseminazione di gruppo? Dimostrazioni dal vivo? Bisogna renderlo noto a chi è interessato a partecipare.

Mi rendo conto sia facile mettersi a fare battute scontate e squallide.
In realtà, il mio vuol essere un incentivo per il Ministero. Dinanzi alle proteste, perché forse il messaggio che si voleva lanciare è arrivato un po’ distorto grazie a slogan che lasciano alquanto perplessi, potrebbe esser facile la tentazione di far marcia indietro o correggere il tiro.

Niente di più sbagliato. È una ammissione di colpa.
Solo gli stupidi non ammettono di aver sbagliato.
Per questo il Ministero deve andare avanti per la propria strada. Una volta che l’hai fatta fuori dal vaso, continua! Magari riesci a convincere la gente di averla sempre fatta nel modo sbagliato e che si deve farla fuori dal vaso!

E quindi avrei pensato a nuovi slogan più aggressivi per proseguire nella campagna di marketing pro fertilità.

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Testimonial Lino Banfi: chi meglio dell’autoinsignito del titolo di Nonno d’Italia può rappresentare l’idea di famiglia?

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Poi vi par bello mandare in giro una donna coi capelli così?

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Una simpatica idea per Carnevale!

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Basta con la storia che “Lo Scisma è mio e me lo gestisco io”!


Vorrei comunque sapere a quale team di stagisti laureandi in Scienze della Comunicazione hanno affidato una simile campagna.


Non ho nulla contro gli stagisti di Scienze della Comunicazione, anzi ho degli amici stagisti di Scienze della Comunicazione e sono brave persone, soltanto che hanno fatto scelte di vita discutibili.