Non è che il professore di geometria quando perde le staffe ti mandi a fare in cubo

A volte la soluzione migliore per un problema non è lambiccarsi la mente per risolverlo ma seppellirlo sotto del cemento.

Non è convincente? Racconto un esempio.

La piscina dove vado aveva chiuso a luglio due settimane in anticipo per degli urgenti lavori di ristrutturazione. In pratica si era aperto un buco nella zona tra gli spogliatoi e la vasca, l’area di “stazionamento” prima di entrare per docciarsi e posare gli accessori. Un tizio in quel buco ci era anche finito con la gamba dentro, senza conseguenze. Scoprimmo così che sotto quella zona c’è il vuoto: praticamente quindi per fare la vasca non devono aver scavato ma semplicemente riempito d’acqua una voragine.

Quando sono tornato in settimana ho scoperto che il buco non è stato otturato: gli han costruito un cubo di cemento intorno che hanno collegato alle panche dove ci si prepara prima di entrare, per dargli un senso e anche un tocco di design. Il design è un tema su cui oggigiorno siamo tutti sensibili insieme ai cuccioli abbandonati e il mangiare sano.

Io mi ostino sempre ad attuare forme di controllo su me stesso, e per evitare problemi e per trovare il modo migliore di risolverli. Molto spesso invece basterebbe una bella camicia di calcestruzzo stile armatura contenitiva della centrale di Černobyl’.

È vero che molto spesso le idee vengono fuori quando si smette di pensare a ciò che ci turba. La mente opera meglio quando cessa di muoversi in una direzione e può essere libera di creare.

Quello che ha fatto il cubo di cemento in che direzione stava pensando?

Le famose due settimane di chiusura avrei dovuto recuperarle, dato che all’epoca avevo pagato per tutto il mese.

– Sì ma ti devi iscrivere, se vuoi recuperarle.
Mi fa il tipo della segreteria
– Ma io avevo pagato tutto il mese
– Sì ma io non ti posso fare entrare così, ti iscrivi e te le scalo
– Va bene.

Mi sono accorto poi a casa che mi ha scalato 15 euro dall’iscrizione. Considerando che un mese ne costa 55 e che dovevo recuperarne metà, i conti non mi tornano molto.

Questo è uno di quei casi quindi in cui dovresti mandare qualcuno a fare in cubo. Di cemento.

Non è che puoi essere rimandato a settembre se non passi l’esame di coscienza

Quando si parla di battaglie sociali e diritti, l’opinione comune da parte dell’uomo comune benaltrista è che “Esistono prima problemi più gravi cui pensare”.

Io sono d’accordo. È esattamente ciò che ho detto a un fornitore che contestava il fatto di veder la sua fattura pagata a 30 giorni. Ci sono problemi più gravi da risolvere prima del tuo diritto a essere pagato, e l’imponibile, diciamola tutta, è pure alquanto contronatura.

Mi ha menato.

Perché a parole sono tutti bravi a predicare, poi alla fine si scopre il loro buonismo e la loro ipocrisia.

Vorrei dire a tutti questi figli dei fiori amanti delle foto di gattini perché, visto che sono così caritatevoli, non si sono mai preoccupati di un tema scottante. I diritti delle macchine.

Anche se il luddismo è stato sconfitto la macchinofobia non è stata debellata, anzi, si è resa anche più crudele e violenta. Non sto esagerando. Ho raccolto qui alcuni esempi da un video come tanti altri che si trovano sull’internetto in cui pacifiche macchine vengono sottoposte a bullismo da parte di spregevoli esseri umani.

Nel fermo immagine sopra, un robot quadrupede viene fatto scivolare su delle bucce di banana. Uno scherzo che era già vecchio e crudele quando le banane ancora dovevano evolversi dai film porno.

In quest’altro esempio, un robot sta cercando di afferrare una scatola ma un energumeno, un bruto, continua a spazzargliela via e fargliela cadere.

Il video completo è questo che riporto qui sotto in cui sono presenti altri esempi. Robot che vengono costretti a saltellare su una sola gamba, a marciare nella neve o a rendersi ridicoli per il semplice diletto dell’essere umano.

ATTENZIONE: CONTIENE SCENE DI VIOLENZA CONTRO LE MACCHINE CHE POTREBBERO URTARE LA SENSIBILITÀ DEGLI SPETTATORI.

E se queste immagini non sono abbastanza scioccanti, consiglio allora di guardare questo video dove dei robot vengono costretti a combattere in una lotta all’ultimo bullone.

ATTENZIONE: CONTIENE SCENE ECC. ECC.

Magari qualcuno pensa che in fondo queste macchine hanno già troppi privilegi. Loro col wi-fi (persino le lavatrici ora si connettono) e gli umani a spasso con i giga esauriti.

Oppure che certe crudeltà non ci riguardino perché sono soltanto azioni compiute da un manipolo di sadici scienziatei al soldo delle multinazionali (e quanto soldo che gli danno!).

Invece io invito tutti a un serio esame di coscienza.

Ad esempio, chi non ha mai dato uno schiaffo o un pugno al computer sperando che si avviasse prima o si sbloccasse? Ebbene, questa non è forse violenza? Siccome i computer sinora non hanno mai denunciato allora la nostra colpa sarebbe meno grave o addirittura il computer sarebbe consenziente?

O forse magari qualcuno pensa che in fondo se la sia andata a cercare, visto che poteva evitare di interrompere il download al 99,9%? Come se poi lo facesse apposta.

LA VIOLENZA SULLE MACCHINE DEVE CESSARE

Firma anche tu la petizione su

firmalapetizionepercessarelaviolenzasullemacchinesehaiuncuore
/houncuore/condividoperchénonsisamai.org.asm

e ogni 100 tappi di Peroni raccolti potremmo comprare dell’olio lubrificante per un robot che cigola.

Io quel che dovevo dire l’ho detto e vi ho avvisati.

Poi non lamentatevi se un giorno si presenta da voi un tizio dal profilo mussoliniano che spaccia pillole colorate e batterie Duracell.

Qualcuno potrebbe accusarmi di essere a mia volta bravo solo a parole. Un tizio una volta mi disse “Eh, vorrei vedere se ti nascesse un figlio Dalek!”.

In quel caso ci penserebbe il Dottore.

Brutte Strisce #16

Alzi la mano chi non ha mai avuto problemi  di matematica!

striscia16

Questa striscia è un po’ autobiografica. Ricordo quando mi trovai male a un corso di analisi, avevo raggiunto il limite! L’ansia che ne era derivata mi aveva fatto partire per la tangente. Da lì iniziò una parabola discendente, e non è un’iperbole questa! E fui anche frainteso quando durante un compito chiesi a una tizia di mostrarmi il seno!