L’apostata del cuore

Mi sono chiesto cosa mancasse al mio blog e quali campi io potessi ancora esplorare. E sono giunto alla conclusione: ci vuole una posta del cuore! Non ho però a disposizione esperti o professori per fornire consulenze, quindi mi adopero io in prima persona. Tanto ho imparato su Google tutto il necessario.

Appena ho pensato di iniziare questa rubrica sono arrivate già le prime lettere. Alcune erano finite per sbaglio nella posta di altre poste del cuore: che distratti!


Caro Gintoki,
il mio fidanzato è diventato gay. Mi ha lasciata, svicolando sui motivi e poi sparendo. Poi un giorno riaccompagno un amico che ha un coinquilino gay a casa e lì sotto trovo lui, il mio ex, col coinquilino, in atteggiamenti piuttosto confidenziali. Era gay e io non l’avevo mai capito, mai sospettato. Siamo stati insieme due anni, mica due mesi. Facevamo sesso, ovviamente, e solo ora mi sembra di notare certe sue stranezze, come quando mi chiedeva di non far la ceretta ai baffi o di schiaffeggiarlo col mio clitoride (ho un clitoride di 10 cm e questo mi ha sempre creato qualche imbarazzo). E da conoscenze comuni mi hanno confermato che si sta vedendo con quel ragazzo. Mi chiedo che cosa ho per aver attratto questa persona bugiarda che è diventata gay e si è presa gioco di me.
Gioia Maina, Chepalle (SO)

Cara Gioia,
io eviterei di correre a conclusioni affrettate e giudizi severi. Magari il tuo ex è un amante dei baffi. Se vuoi riconquistarlo, lascia perdere la ceretta e comprati una buona cera per baffi e un pettinino per prendertene cura. Suggerisco di adottare lo stile Fu Manchu, quest’estate va molto.
Riguardo il tuo clitoride, comprendo che 10 centimetri possano creare qualche imbarazzo sotto la doccia in palestra. Però ti rammento che dicono che le dimensioni non contano ma basta saperlo usare. Un caro saluto.

Ciao Gintoki, ho 24 anni e ho un problema…credo proprio di aver trovato il ragazzo perfetto…intelligente, laureato, ottima famiglia, lavora, è affidabile è religioso, credente e praticante come me. L’unico problema è che lui crede nell’importanza del matrimonio e non vuole saperne di rapporti. Io gli ho proposto in alternativa l’anal, in modo da mantenermi illibata per la prima notte, ma lui dice che vuol conservare la purezza del suo cero (e così che chiama il suo membro, da quella volta che ci conoscemmo nel coro della chiesa e io gli dissi Hai un cero in tasca o sei solo contento di vedermi?). Che devo fare?
Devota Cappella, Piove di Sotto (PD)

Cara Devota,
credo ci sia un fraintendimento. Probabilmente col mantenere la purezza del cero il tuo ragazzo si riferisce ad altro. La prossima volta che gli proponi un anal usa prima un microclisma o un clisterino per la pulizia del retto. Fammi sapere.

Caro Gintoki: vengo al dunque. Io la amo. E lei dice di amarmi. Solo che mi accusa di essere soffocante. Dice che sono opprimente, che il mio amore è assillante, assillante, assillante. Ok, forse debbo mettermi nei suoi panni. Ma nei miei chi ci si mette? Mi domando perché se è libera la sera non ha voglia di vedermi, perché devo insistere e insistere e poi quando ci vediamo sta bene. Perché devo insistere per portarla fuori per un weekend, lei dice che non ama viaggiare, poi la volta che ci riesco, mi sembra sia felice. Ma allora, perché fa tante storie? Perché devo essere io a insistere per cenare insieme, poi viene da me, e si gode la serata… Non capisco perché tante storie, perché quando è libera non sempre ha voglia di vedermi… è così sfuggente che a volte penso abbia un altro.
Sonoro Acufene, Trebbiano nella Botte (PE)

Caro Sonoro, vengo al dunque: sei un vero cagacazzi. E ha ragione lei a dire che sei fastidioso. Ripeti le stesse cose, hai scritto tre volte di fila assillante e a me la gente che ripete quello che dice dà ai nervi. Hai capito? Hai capito? Hai capito?
Son certo che lei veda un altro uomo: lo psicoterapeuta che la ha in cura per lo stress.

Gin, ho una questione molto semplice da porti. Sono andata a letto con quasi tutti i miei migliori amici e non me ne pento per niente. Solo che ora ho un fidanzato che ha una visione del mondo un po’ meno liberale della mia. Che cosa dovrò dirgli quando dovrò presentarglieli?
Malvasia del Salento, Bucchinasco (MI)

Cara Malvasia,
credo tu abbia preso alla lettera il concetto di “farsi degli amici”. Non fatico inoltre a credere che, andandoci a letto, tu sia la loro migliore amica.
Venendo alla tua questione, io credo che una relazione debba basarsi su sincerità ed equilibrio tra le parti. Quindi per pareggiare i conti il tuo fidanzato deve fare sesso con i tuoi migliori amici.

Ebbene sì, anche questa mattina mi ritrovo a fissare il telefono in attesa di un messaggio da lui. Lui che è affascinante ma sposato. Forse per questo ai miei occhi affascinante. Lui che con classe e ironia è riuscito a trascinarmi in un vortice di passione e felicità, ma che ancora non chiama. Sono una quarantenne bella e disinibita ma sempre sola. Scappano tutti, sposati e no. Anche se confido nel grande amore… Uffa, sempre da sola non ce la faccio più. Help.
P.S. Scusa la punteggiatura inadeguata, ma sono una patita dell’Ulisse di Joyce.
Sevizia Bonazzi, Ratto delle Sabine (VT)

Cara Sevizia,
scusa se ti rispondo in blu ma sono un patito del primo Picasso. Se parli come scrivi non fatico a credere che scappino.

Caro Dottor Gintoki,
so che lei si occupa di cuore ma mi chiedo se fosse anche esperto di medicina generale. Volevo chiedere un parere su una cosa che mi vergogno un po’ a raccontare. In pratica, quando ingerisco alcuni alimenti noto che dopo un po’ la mia urina ha lo stesso odore di ciò che ho mangiato! E non mi succede solo con gli asparagi, che come saprà hanno questo effetto collaterale. Mi succede anche con i funghi, la pizza, l’ananas, il pesce e i mufloni grigliati. Cosa dovrei fare?
Candida Albicans, Sega Adduemani (VE)

Cara Candida,
è vero, mi occupo di cuore, ma solo perché, rimasto privo di connessione internet, non ho avuto modo di specializzarmi in altro. Ti consiglio di sfruttare la tua condizione per un’attività di pissing gourmet. Ti auguro di diventare mistress stellata.


Alla prossima settimana (forse) con altre lettere del (o dal o per o in con su per tra fra) cuore!

Non è che l’economista sia un maniaco perché gli piace il trucco de “la mano invisibile”

I più attenti avranno notato che ieri fosse 8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Si dice che certe tematiche andrebbero celebrate tutto l’anno e non solo in un giorno. Un po’ come dovrebbe essere sempre il giorno dell’amore o quello della salvaguardia dei diritti dei lavoratori o Natale per essere sempre buoni e così via.

È sicuramente un nobile proposito. Io vorrei però mettere in guardia da questi intenti (positivi, sulla carta) a causa delle loro possibili conseguenze nefaste.

Estendere le celebrazioni di queste giornate a tutti i 365 giorni dell’anno avrebbe all’inizio l’effetto di stimolare i consumi. Basti pensare a quanti regali in più si farebbero. L’aumento dei consumi porterebbe a una crescita dell’economia e all’innesco di un circolo virtuoso, perché le imprese assumerebbero di più, aumenterebbe l’occupazione che farebbe aumentare il reddito che stimolerebbe i consumi e così via.

Purtroppo questo è vero soltanto nel breve periodo. Nel lungo periodo, senza entrare troppo nel dettaglio di dissertazioni d’economia politica, il sistema entrerebbe in fase di stagnazione o peggio di recessione.

Il grafico sopra rappresenta il pene di un uomo costretto a comprare sempre regali. Da un certo punto in poi si scogliona e si abbatte.

Inoltre, non tutti potrebbero permettersi di fare acquisti di continuo.

Si potrebbe ovviare con dei gesti gentili. Basta il pensiero, si dice. Ma a lungo andare non ci si accontenterebbe di bei pensieri e questo creerebbe soltanto del malumore nelle persone, oltre ad aumentare l’insoddisfazione generale nella società a causa delle aspettative disilluse.

Senza contare che essere sempre buoni, bravi, gentili, affettuosi, premurosi, rispettosi, comporterebbe uno sforzo mentale ed emotivo non indifferente.

Chi potrebbe mai reggere tale pressione? Se già durante le giornate in cui si ricordano i grandi temi (Olocausto, diritti dei lavoratori, donne, eccetera) c’è chi non riesce a trattenersi dal polemizzare, figuriamoci cosa accadrebbe se tali giornate fossero estese a tutto l’anno.

Lo dico io: ci sarebbe un aumento esponenziale e indiscriminato di esplosioni di rabbia, dovuti alla lunga repressione dei propri sentimenti negativi (perché ci si deve dimostrare sempre buoni, gentili, eccetera). È vero che anche oggi ci sono casi di violenza, ma corriamo il rischio che possano diventare molti di più.

Pertanto, tornando a ieri: sì alla Giornata delle donne, ma che sia appunto una e una sola giornata in cui si compie lo sforzo di emendarsi.

Riguardo il resto dell’anno, lasciamo invece le persone libere di esprimere i propri sentimenti negativi, di continuare a discriminare e odiare, perbacco!

Non è che sei un DJ solo perché sai rallentare la cassa

Oggi, dopo il cinema, dove ho visto un film su cui sorvolerei (con un aereo spargi-napalm), mi ero fermato al supermercato per fare un “rabbocco” della dispensa.
La mia spesa consisteva in ben quattro mele, una scatola di cereali, un vasetto di marmellata e un cespo di lattuga.

Alla cassa davanti a me c’era una giovane coppia di una tacca sotto la trentina.
Lei metteva la spesa sul nastro, lui intanto le dispensava baci un po’ dovunque sul viso rallentandole i gesti. Quando lei ha terminato, con lentezza nauseante, di disporre i prodotti, lui l’ha abbracciata in modo teatrale.

Lo capivo. Anche io mi ero commosso vedendo che finalmente aveva finito.

Intanto attendevo che prendessero il divisorio che era a loro portata, poi alla fine ho deciso di usare il mio braccio estensibile – l’ho installato per prendere le cose sui ripiani alti, per aiutare vecchiette e fare il galante con le signorine però gli effetti spesso si invertono – e far da me.

Mentre la cassiera passava i prodotti, lei li metteva nella busta e lui le zampettava intorno come un passerotto, con un sorriso beato e continuando a intralciarla con baci e abbracci senza dare una mano.

Lei non aveva ancora finito di liberare il banco che la cassiera era già passata alla mia spesa.

Distratta dal suo cavaliere, la ragazza stava portandosi via la mia scatola di cereali: avevamo preso la stessa marca, soltanto che i miei erano alla frutta e i suoi allo yogurt.


Scoprire al risveglio di aver cereali diversi da quelli desiderati può anche far svoltare in peggio una giornata.


In quel momento ho deciso che lui, con la sua leggera e serafica espressione e la faccia simile a quella di una persona che visceralmente odio, fosse un idiota. Mi ha ricordato quel libro: L’insostenibile leggerezza dell’ebete.


Potrei sembrare un Ebenezer Scrooge di fronte all’amoreggiamento altrui, ma non è così: sono per l’amore pubblico libero, perfino osceno (purché in questo caso non davanti a minori e Giovanardi).

Basta non mi rallenti una fila.


Non è che puoi leggere il futuro negli agrumi solo perché son tarocchi

A volte guardo la cartella spam della mia posta elettronica perché è esilarante leggere i titoli delle email. Un tempo mi arrivavano messaggi da sedicenti ragazze dell’Est Europa che cercavano “ragazzo di vero amore”.

Oggi mi arrivano proposte di prestiti e assicurazioni, pubblicità di automobili e, addirittura, promozioni su caldaie e tosaerba automatici.

Tosaerba automatici.

Io neanche ce l’ho un prato da tosare.
E poi comunque a me piace curato ma non rasato.

Questo avviene sul mio indirizzo di posta serio. È quello che utilizzo per cose professionali, è un po’ come il vestito buono della domenica, mentre per le amenità ho quello che, tra l’altro, uso per gestire il blog.

Da quand’è che la mia vita adulta è diventata triste tanto da propormi prestiti e caldaie?

E poi, anche quando mi scrivevano, chi ha detto a queste signorine che io sia ragazzo da vero amore?
Ho alle spalle soltanto relazioni fallimentari. Forse al massimo potrei offrire amore taroccato, imitazioni che poi si rompono subito o ti esplodono in faccia.

Con le relazioni mordi & fuggi neanche mi è andata bene. Alla fine fuggivano dopo avermi preso a morsi.

E la cosa mi piaceva anche, il che mi ha fatto preoccupare su alcune mie tendenze masochistiche che ho preferito non approfondire.
Avrei dovuto accorgermene da molto tempo: mi eccitavo perfino coi morsi della fame all’ora di pranzo.

Tosaerba automatici.


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La cosa che prendano decisioni autonome è inquietante.


È il genere di prodotto inutile che recensivo anni fa per un sito.

E non era neanche il peggiore: mi capitarono penne gommate e computer 486, che, per la cronaca, erano fuori produzione da 4 anni.

Suppongo sia una vendetta del karma informatico. Dopo aver contribuito a produrre spazzatura nel web, mi ritorna indietro. Un po’ la metafora della nostra civiltà: un giorno, neanche tanto lontano nel futuro, prevedo che tutta la nostra monnezza ci ritornerà a valanga.

Anche a livello personale è così. Percepisco odor di pattume.
Poi mi annuso e scopro che sono io che vado a male.

Non è che nel Signore degli Anelli l’essenziale sia invisibile agli orchi

Oggi il Capo ci ha comunicato che a breve la società cambierà nome. Decisione della nostra consorella di Bruxelles.

Anche se più che sorella maggiore, per potere e dimensioni sembra una suocera.

Dovremmo assumere quindi il nome del gruppo di cui facciamo parte (Pinco Pallino) + Central Europe. A meno di non avere altre proposte di denominazione.

Al che mi sono alzato (metaforicamente perché sono rimasto seduto) e ho detto che, sì, suonerebbe più internazionale ma finirebbe per far smarrire identità alla società. Sarebbe forse meglio un qualcosa come Pinco Pallino Hungary oppure Pinco Pallino Budapest.

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È sempre positivo con gli ungheresi far leva su questioni come l’identità e l’orgoglio, ovviamente esaltandoli. Ad esempio, per guadagnare la loro stima puoi parlare di calcio citando la squadra storica (non è che poi il panorama calcistico nazionale offra altri esempi), l’Aranycsapat (“la Squadra d’Oro), cioè l’Ungheria degli anni ’50 che arrivò a giocarsi un Mondiale con la Germania. Acquisterai punti ai loro occhi.

Da questo punto di vista ci sarà molta attesa per i prossimi Europei di calcio, dove la squadra nazionale si è qualificata dopo anni. Vorrò essere altrove in quei giorni perché ho sempre remore a dire agli altri che non me ne importa nulla del loro entusiasmo e non me ne sento partecipe.


So fingere tante cose (tra cui anche orgasmi ma questa storia la riservo per momenti peggiori) ma l’entusiasmo non rientra tra le cose su cui riesco a recitare.


Come quella volta che arrivai a Londra il giorno della finale di Wimbledon tra Murray (idolo di casa seppur scozzese: gli inglesi storicamente si son sempre presi ciò che gli serviva) e Federer nel 2012.

La tizia che mi mostrò la stanza ci tenne a farmi presente che il televisore era funzionante e riceveva tutti i canali, in particolare quello che avrebbe trasmesso l’incontro.
– Perché, sai, oggi c’è la finale di Wimbledon, alle 16 (orario inventato perché non lo ricordo).
– Ah, sì, certo, la finale. Dissi io.

Il pomeriggio ovviamente me ne sono andato in giro perché non ero affatto interessato alla finale di Wimbledon.


NOTA 1
Non riesco a farmi piacere il tennis.
Ho un problema con uno sport dove è previsto il silenzio. Per me lo sport deve essere rumoroso, perché se non puoi fare rumore non so come ci si possa divertire.


NOTA 2
È lo stesso principio che seguivo per le feste alle scuole elementari. Non vedevo il perché andarci se non per fare casino.


NOTA 3
Poi arrivò la dannata festa delle medie (cit.) e cambiò tutto, ma su questo argomento c’è già una esauriente letteratura.


Insomma, col mio discorso sull’orgoglio identitario del nome li ho colpiti. O almeno ne sono convinto ma non ne sono certo perché non li guardavo in volto mentre parlavo.

Ho l’abitudine, quando dico qualcosa di serio, di fissare un punto a medio-bassa altezza davanti a me e tenerlo lì inquadrato, muovendo anche le mani come Alberto Angela intorno a qualcosa che vedo soltanto io.

È il discorso. È lì, prende forma mentre esce dalla mia bocca. Lo plasmo con le mani. Lo vedete?, penso mentre parlo. Poi alzo gli occhi e mi accorgo che gli altri non hanno visto un bel niente e credo non mi abbiano dato molto retta. Faccio discorsi invisibili seppur – credo – interessanti. È proprio vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, come disse Galileo Galilei prima di inventare la fotocamera digitale.

Non parlo comunque sempre in questo modo. Fissando punti inesistenti davanti a me, intendo.

Ad esempio, Ti amo l’ho sempre detto guardando negli occhi.
Non è per quella convinzione che si è sinceri solo se ci si guarda negli occhi e se distogli lo sguardo allora significa che eccetera. Trappole da mentalisti.

Semplicemente, anche in quel caso sto seguendo un discorso. Negli occhi dell’altra persona. Come se ci fosse un “gobbo” che regge il cartello con scritto “Ti amo” celato nell’iride altrui.

Perché secondo me l’amore non è un qualcosa che nasce dal di dentro. Non del tutto, almeno. L’amore è lì fuori, prende corpo nelle altre persone. Lo andiamo semplicemente a cercare per riacquisirne il contatto. Come si spiegherebbe che si possa pensare a persone lontane centinaia e centinaia di chilometri se non con il fatto che hanno un qualcosa di nostro dentro di loro e che noi rivogliamo.

A volte c’è chi poi esagera e trova amori troppo facilmente e di continuo. Secondo me costui/costei o si è spezzettato/a troppo o vede amori altrui come se fossero i propri e allora lì è un problema perché non c’è mai amore per tutti.


È un discorso molto da libro di Moccia, ne convengo. “Amore è abbassare la tavoletta del water”, da venerdì in tutti gli Autogrill in promozione con “50 sfumature di Topo Gigio”.


La questione dei nomi è comunque intrigante.

Ho scoperto che nel nostro stabile al piano interrato prolifica una società hipster.
Prima scoperta è che quindi gli hipster sono qui più diffusi di quanto pensassi e si radunano insieme, seppur nei seminterrati.

La seconda scoperta è che questi hipster sono quelli di BP Shop, linea di abbigliamento marchiato Budapest: loro cavallo di battaglia è lo slogan Buda Fucking Pest.

Geniale, non c’è che dire. Avere successo è trovare il nome giusto e diffonderlo in giro.

La prima impressione che avevo di loro si ricollegava a una battuta di Bart Simpson: Guardatemi, sono un laureato, ho guadagnato 600 dollari l’anno scorso!

Poi ho scoperto che in realtà i loro affari vanno abbastanza alla grande e allora forse Bart Simpson si addice più a me. 

E quindi il tutto sta nel farsi un nome ed essere visibili.

Non è che il pazzo d’amore finisca per forza al matrimonio

Ce ne è un altro che si sposa.

In genere di figli e gravidanze di conoscenti o vecchie conoscenze se ne viene a conoscenza (perché il conoscente resti sempre conosciuto) soltanto a fatto compiuto.

Spesso capita che parlando con qualcuno questo poi ti dica
– Oh, sai chi si è sposato?

Che è quel che penso/spero sempre credendo che vogliano fare la battuta, ma non è mai così.

Nel caso recente, c’è la fidanzata di lui che posta ogni giorno un conto alla rovescia, quindi impossibile non fare a meno di saperlo.


La cosa la trovo un po’ inquietante.
Seriamente, per chi è coinvolto dev’essere bellissimo contare i giorni mancanti a un evento atteso. Un po’ come quando io aspettavo l’uscita di Star Wars ep. VII (prima di restarne deluso), che credo come sensazioni sia la stessa cosa, di sicuro è così. Però a guardare dall’esterno sembra il preannuncio dell’Apocalisse.


Tra l’altro lui faceva parte della compagnia o io ero parte della compagnia, insomma ci si faceva compagnia a vicenda. Però non ci si frequenta da tempo, non so quanto perché per me il tempo è immutabile e granitico. Poteva essere due anni fa che mangiavamo una pizza insieme. Magari era invece 20 anni fa e la pizza faceva pure pena.

Insomma, io e il Polacco – da me definito così per il suo aspetto anche se con la barba lunga sembra più un pastore protestante irlandese – quindi non siamo stati invitati. Il che per certi versi è un sollievo, dato che considerato l’ambiente (un classico matrimonio napoletano) saremmo fuori luogo come un tweet di Gasparri.

Il dato è un altro.
La gente si sposa. Fa figli.

Cosa succede a tutti? Non si parlava di calo dei matrimoni, crollo delle nascite? Chi le fa le rilevazioni, il Comandante Schettino? Vi passo la mia lista di amici di facebok per sovvertire le statistiche.

Non solo si sposano e figliano ma stanno lì a condividere la cosa col mondo.

Io lo so il motivo: si sentono migliori di te.
Secondo me la gente non si sposa per amore, ma per ostentazione.

Io non ho nulla contro i matrimoni eterosessuali, sia chiaro (anzi ho degli amici sposati).
È il perché gridarlo al mondo che non capisco. Vuoi sposarti, va bene. Fallo. Io non giudico le scelte private altrui anche se non le condivido.
Però fallo a casa tua. Non dirlo al mondo, non sposarti in luogo pubblico e non condividere ogni giorno questa cosa su facebook. Per caso io mi sveglio una mattina e scendo a gridare per strada “Gente! Non sono sposato! Dai fatemi i regali, celebriamo il mio non-matrimonio!”?


Il Cappellaio Matto festeggiava, giustamente direi, il non compleanno. Però il Cappellaio era Matto.


E non contenti, vogliamo pure far sposare gli omosessuali. Dai, aggiungiamo altre persone che tramano per far sentire inadeguati noi scapoli impenitenti. A noi chi ci tutela?


Anche se direi che tanto col nostro Parlamento siamo in una botte di ferro! Non avverrà mai.


Sto pensando di organizzare un NFD, un non-family day per dare voce a tutti noi messi a rischio dal matrimonio etero/omo che sia.

Quindi io non so se mai mi sposerò.

A parte che servirebbe prima qualcuna che acconsentisse.

E poi ci vuole una donna che mi smuova, mi dia una mossa.

Infatti, a quella giusta io chiederei: Vuoi spostarmi?.


Tutto il post è nato per giustificare questa pessima battuta.


The Gintoki Show – 50 sfumature di micio

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Calcio, arte, musica, divinità…ormai il Gintoki Show spazia a 720 gradi (perché per sicurezza fa due volte il giro) su qualsiasi argomento!

Eppure…qualcosa manca. Un pizzico di sensualità, ecco cosa. Ed è per questo che ho coinvolto la spumeggiante, con-turbante (le sta benissimo il copricapo) m3mango!

G: Ho di recente guardato un video dell’Huffington Post: le 48 cose che le donne si sentono dire (luoghi comuni, frasi sessiste eccetera). Tra queste c’era “Ah, ti interessi di calcio?”: esempio di come ci siano settori ritenuti di appannaggio esclusivo maschile, per i quali una donna che ne parla o è un “caso strano” o deve comunque in qualche modo giustificarsi del proprio interesse o “lottare” per ritagliarsi una nicchia come se dovesse dimostrare qualcosa. Tu cosa ne pensi? Ti sei mai sentita dire “Ma come, parli di sesso?”
M: No, nessuno mi ha mai fatto direttamente questa domanda, ma magari l’hanno solo pensato, non saprei. Sicuro sono stata criticata da qualcuno sull’uso di parole forti, eccessivamente esplicite, o sul fatto che è meglio far immaginare al lettore, piuttosto che descrivere, il ti vedo non ti vedo, come quando guardi i film americani, c’è la telecamera puntata sul lettone e l’immagine sfuma. Ma non era quello che volevo io quando scrivevo.
Tutto ciò ha contribuito a mostrare un’immagine di me molto aggressiva e spregiudicata, cosa che in realtà non credo di essere.
Certo, un po’ ho calcato la mano, ammetto che dire ‘lecca il mio miele’ mi fa orrore, preferisco dire ciucciami il clitoride, non sono mica un’ape!
Volevo in qualche modo contrappormi all’immagine romantica che alcune donne hanno nei confronti del sesso, che il vero amore è quello con la A maiuscola, femmina con maschio, uno a uno, che il porno è roba da perversi, ecc. Tutti concetti che ci inculcano fin da bambini. Come ho cercato di spiegare nelle avvertenze del blog il sesso è qualcosa di meraviglioso, ma arrivi all’età in cui potresti iniziare e spesso non sai nulla. O hai un’idea romantica e aspetti il principe azzurro (tipicamente le ragazze) o hai una versione porno in cui cerchi la sborrata galattica (generalmente i ragazzi), in ogni caso rimani deluso.
Poi io non voglio fare la paladina di alcun che, non penso di essere femminista, sono antisessista e vorrei offrire uno spaccato della sessualità femminile, senza pregiudizi, senza tabù o preconcetti.

G: Da cosa dipende secondo te questo atteggiamento con dei pregiudizi? Mancanza di una sana educazione al sesso, ignoranza o anche forse del timore: pensi che questa immagine che alcuni possono vedere di donna aggressiva sia frutto di una ingiustificata “paura” che incute chi semplicemente si esprime senza nascondersi?
Ps: ho immaginato una versione dei Simpson hardcore in cui domina lo slogan “Ciucciami il clitoride”…
M: Paura non credo. Anzi, mi sono resa conto che c’è la fila degli uomini che vorrebbero essere sottomessi e spesso non hanno il coraggio di chiederlo alle loro compagne.
È pura ignoranza, anzi una semi conoscenza distorta. Da chi vengono educati gli adolescenti? I genitori spesso non ne parlano e si nascondono, la scuola se fa educazione sessuale parla dell’apparato riproduttore e degli anticoncezionali, per carità cose sacrosante, ma ti ritrovi a 15 anni a non sapere da che parte iniziare. La società meno che mai. Vidi un intervento di Erika Lust ad un Ted in cui diceva che lei faceva i porno per educare i ragazzi al sesso e che i suoi film li avrebbe mostrati tranquillamente ai suoi figli. Questo bisognerebbe insegnare: consapevolezza e rispetto, non esiste un limite alla perversione (a parte zoofilia e pedofilia e poco altro), parola che comunque ha valenza negativa, tabù, forse esprime meno un giudizio.

G: Tocchi un tasto particolare. Ad esempio, l’unico “discorso” se vogliamo definirlo tale che ho avuto da Madre è stato “Non portarci a casa nessun guaio, capito?”. Ma per spezzare una lancia o un’arancia in favore dei genitori, forse è difficile per chi proviene da un’altra epoca approcciarsi a certi argomenti. Spetterebbe forse alle generazioni successive che ora sono diventate padri e madri fare un passo avanti. Ma credi sia possibile? Oppure oggi le persone sono messe male ancor peggio di un tempo?
M: Mi auguro fortemente di sì! Anche se è difficile generalizzare. Sicuramente internet aiuta parecchio, almeno sul reperimento di conoscenza, sull’aggregare le persone, sulla condivisione di passioni, interessi, ecc. Hai accesso alle informazioni in maniera completamente diversa da un tempo, a un età che una volta era impensabile. Ma tutto ciò non deve sostituire l’educazione al rispetto e alla consensualità, compiti fondamentali da non demandare al web, ma dovere dei genitori, della scuola e della società. Chissà se qui in Italia siamo pronti? Il dibattito di questi giorni sul family day mi fa tremare, ma io sono pronta e nel mio piccolo ci credo tanto.

G: Alla luce del discorso che stiamo facendo sul mondo virtuale, torniamo sull’obiettivo che ti sei posta per il blog di non offrire un semplice intrattenimento ma di ispirare anche riflessioni e lasciare qualcosa di più profondo: ritieni di averlo raggiunto o credi si possa sempre andare avanti, avere una crescita continua? Mi riallaccio anche al discorso che faceva Zeus sull’evoluzione del blogger: c’è una dimensione a cui tendi?
M: Credo fermamente nel kaizen, il miglioramento continuo giapponese, che studiai anni e anni fa sui banchi di scuola!
A parte gli scherzi, non so proprio se sono minimamente riuscita a comunicare cosa sta sotto i post, non voglio essere troppo didascalica, preferisco che i concetti emergano in modo naturale, e poi il blog da raccolta di brevi testi erotici, si è trasformato anche in altro, per non rischiare di essere ripetitiva.
Ho provato a raccontare di me, a mixare testi scritti da altri con qualcosa di mio, a scrivere pseudo poesie, a recensire. Insomma, mi piace molto sperimentare, sempre in tono un pò scanzonato, senza mai prendermi troppo sul serio.
Trovo molto gratificante la collaborazione con altri blogger, scrivere qualcosa a quattro mani, mettersi in discussione, trovare spunti di riflessione, su cui soffermarsi. Lo chiamano il Web 2.0 alla fine si tratta di persone che condividono e partecipano a progetti comuni.

G: Ah, io mi baso molto sul kaizen, la mia vita procede proprio a kaizen di cane!
Ehm, lasciamo perdere.
L’interazione tra blogger è quindi per te importante. Ricevi anche messaggi del tipo “posta del cuore”, come ricordi nella tua presentazione? Non vogliamo sapere i dettagli, ovviamente, incuriosisce sapere che tipo di pubblico hai radunato intorno a te.
M: Devo dire che ne ho ricevuti parecchi e non solo di uomini! Questo è un grande motivo d’orgoglio: attrarre indistintamente entrambi i sessi.
In generale immagino che tutti siano accomunati dalla curiosità di sapere chi c’è dietro Mango. Una squilibrata oppure una persona pensante? Poi parlando di sesso alcuni ritengono (sbagliando!) che sia matematico che la dia via come un frisbee, ma devo ammettere che non mi dà fastidio, non ho mai trovato gente insistente.

G: Adesso però vogliamo sapere di più: sei una squilibrata o no?!
Scherzo! Ma com’è Mango nella vita reale (cose private escluse, ovviamente)? E per rispondere, ti chiedo di prender parte al gioco che ha fatto uscire di testa gli psichiatri di tutto il mondo: raccontati inserendo in frasi di senso compiuto queste parole: guepiere, cicisbeo, bacheca.
M: Ma tu, Gintoki sei curioso come un gatto cicisbeo!
Non posso fare a meno di citare un post spassoso dell’amico blogger Ali di velluto che immaginava chi potessi mai essere:
“A tutti appariva come un uomo disfatto, la pancia sformata dalle troppe bevute, la tuta sempre più lurida, la barba e i capelli incrostati”. (https://alidivelluto.wordpress.com/2015/12/18/il-post/)
Scherzava, ovviamente! Però in effetti scelsi un nick apparentemente maschile perché mi piaceva l’idea dell’ambiguità. Mi ritrovo però poi Avvocatolo, che fa sempre finta di non ricordarsi se sono uomo o donna.
Per rispondere alla tua domanda: sono una donna in guêpière (!) che non sa gestire gli imprevisti, con un lavoro gratificante, che ha voglia di giocare e divertirsi, ha una passione per i viaggi, che non sopporta le feste comandate, curiosa, senza il senso dell’orientamento, con notevoli problemi di memoria, introversa, ma che prova a mascherare bene, alla mano, che non ama essere messa in bacheca, ma strapazzata (mannaia a te, Gintoki che mi fai dire ‘ste cose zozze!).

G: Non è curiosità, lo faccio solo per il pubblico!


(applausi registrati)


Infatti, sempre a beneficio di chi ci segue: hai degli spunti che vorresti offrire loro su cui riflettere in materia di amore & sesso?
Ho detto spunti non a caso: i consigli siam bravi tutti, ma lo spunto (o lo spuntino se viene fame) è da fini divulgatori!
M: Colgo l’occasione per ringraziarti tanto, gatto Gintoki, perché è davvero una bella domanda la tua. Parlare al tuo meraviglioso pubblico è un onore. Però più che spunto, sul quale mi sento poco preparata, perché ognuno sull’amore & sul sesso deve trovare la propria strada, potrei suggerire di concentrarsi sulle spinte e sugli sputi, il resto verrà a… cascata!

G: Domanda per chiudere: se invece dovessi dare dei consigli in materia di cinema erotico, cosa suggeriresti a un pubblico “vergine” in materia (tra tanti aggettivi quale prendo!) per approcciarsi all’argomento?
M: 
L’elenco è interminabile! Quanti titoli potrei citare? Visto che mi piace fare l’originale ne citerò solo quattro: bellissimi, tutti francesi, molto raffinati, su quattro argomenti che mi stanno a cuore:
Jules e Jim, di François Truffaut (1962), sull’amore a tre
Une liaison pornographique (1999), sull’amore tra sconosciuti, su cui scrissi anche un post (link: https://m3mango.wordpress.com/2015/09/28/une-liaison-pornographique-liberamente-tratto/)
Incontri d’amore con Daniel Auteuil (2005) sullo scambismo
La vita di Adele (2013), sull’amore lesbico
Non posso però non ricordare il mitico Clercks (1994) e la citazione ormai passata alla storia su mister ‘palla di neve’. Dopo di che c’è tutta la filmografia del classico porno all’italiana dagli anni ’80 al duemila… ah, no, scusa tu hai parlato di erotico, allora mi fermo qui :).

Signore e Signori, era la divina m3mango!