Non è che chi monta le macchinette del caffè debba ricordarsi la proprietà distributiva

Al lavoro. Vado nella zona dei distributori e noto che qualcuno ha dimenticato la chiavetta ricaricabile inserita. Il display lampeggia 2.16 €.

Non passa nessuno. Ho pensato che un caffè “offerto” ci sarebbe stato bene. Poi in fondo sono in credito con quella macchinetta. Un paio di volte mi ha fregato il denaro non elargendomi niente: in una occasione mi ha dato solo il bicchiere, nell’altra è andata in tilt. Senza contare di quando mi ha rifilato dell’acqua sporca perché la stronza non avverte che la miscela è esaurita.

L’equilibrio cosmico distributivo andava un attimo chiarito e rimesso in pari.

Tutto questo l’ho pensato in una frazione di secondo, nel frattempo avevo già rimosso la chiavetta, che ho portato in reception affinché la restituissero a chi l’avesse reclamata. Ho preso il mio solito ginseng macchiato – ho scoperto la macchinetta ne fa uno buono – a spese ovviamente mie e non altrui.

Tornando verso il mio edificio l’accaduto mi ha innescato delle riflessioni. Mi sono chiesto: è davvero buona e onesta una persona che ha pensieri truffaldini/maligni seppur poi non li mette in pratica?

Ho concluso che, alla fine, la via giusta non quella di ignorare il male o vivere fingendo che non esista ma riconoscerlo, venirne anche a contatto ma scegliere ogni volta di farne a meno.

Mi sembra ci fu un tizio una volta che andò nel deserto 40 giorni a parlare con un povero diavolo che lo tentava ma lui non gli diede ascolto.

Io però al secondo giorno consecutivo di chiavetta abbandonata avverto che cedo, eh.

Non è che se ti esprimi male in matematica non sai se curare la dizione o l’addizione

Ho sempre avuto una esse un po’ sibilante, tale che a volte mi sono sentito come Sir Biss.

Ho notato, facendo formazione o lezioni, che, sarà la salivazione che tende ad azzerarsi o la lingua che si intorpidisce perché non sono abituato a parlare a lungo, tendono a verificarsi altri intoppi di dizione. In particolare, gli incontri della s con la t e le doppie z diventano dopo la prima mezz’ora di discorso micidiali. Parole come impastare e impazzire suonano nella mia bocca come pronunciate da Gatto Silvestro.

 

La cosa non mi preoccupa più. Molto tempo fa cercavo di evitare alcune parole per evitare la Gattosilvestrazione ma poi ho capito che certi difetti vanno esposti ed esaltati, con tronfia sicumera.

Le nostre imperfezioni non devono essere motivo di vergogna, ma bisogna farne un vezzo. Anzi, come direbbe Gatto Silvestro, un vezxsztho.

Non è che il deputato possa chiedere il servizio in Camera

Ultimamente riesco a scrivere e seguire WordPress poco. Sto lavorando tanto e questo mi lascia poco tempo per altre cose.

Tenermi aggiornato sull’attualità è una di queste. Così recupero tutto nel week end facendo un ripassone delle notizie della settimana. Se di lunedì annunciassero “Allarme invasione aliena evacuare la città entro domani” sarei quindi fregato.

Ho appreso che sono successe cose interessanti in Parlamento negli scorsi 7 giorni. Prima è scoppiata una rissa e poco mancava che diventasse un incontro di pugilato, poi un deputato ha pensato di utilizzare un intervento, durante la seduta per discutere della ricostruzione post terremoto, per una proposta di matrimonio.

Polemiche nel primo e anche nel secondo caso giudicato alquanto inopportuno, date le circostanze.

E invece io la penso diversamente.

Così come si discute da anni sul ristrutturare gli stadi di calcio italiani e renderli strutture polifunzionali, attive 7 giorni su 7 – con negozi, bar, ristoranti ecc – come succede all’estero, penso che anche il Parlamento debba essere ripensato per usi alternativi, tipo quelli che abbiamo visto in settimana. Quindi ecco qui una

Lista di idee per utilizzare diversamente il tuo Parlamento

– Affittarlo per i matrimoni (le proposte già ci sono)

– Riempirlo d’acqua e organizzare delle naumachie, battaglie navali tra i diversi schieramenti politici

– Camera e Senato sono degli emicicli: uniamoli spostando Montecitorio e Palazzo Madama e abbattendo i tramezzi divisori per creare un’arena circolare in cui ospitare un rinato Festivalbar

– Far rotolare forme di formaggio per una versione alternativa della ruzzola

– Spostare tutti gli scranni lasciando i gradoni per farci sedere i punkabbestia a fumare e bere Tennent’s

– Riempirlo di gatti e instaurare una gattocrazia con gli schieramenti divisi per colore di pelo (quelli a tre colori sarebbero nel Gruppo Misto)

– Renderlo un posto dove il parlamentare presenzia le sedute come dovrebbe, senza saltarle, intervenendo attivamente, negli interessi del Paese.

Forse quest’ultima è una proposta un po’ assurda.

Non è che per lo spacciatore non contino i fatti

C’è un’amica che lavora in una società che si occupa, tra l’altro, di cose di marketing&comunicazione. Prendono anche commesse da altre aziende, che affidano loro lo sviluppo di soluzioni creative per il loro business.

Capita venga anche affidato loro del servizio clienti non telefonico, quello insomma gestito tramite social e/o email.

Mi raccontava l’amica che il suo collega che gestiva queste funzioni era un tipo strano. Sembrava vivere l’ufficio in stato di isolamento dagli stimoli esterni: sprofondato per ore sulla sedia, con gli occhi sbarrati, si metteva lì a fare ticchiti ticchiti al computer come un automa rispondendo ai clienti di una grossa azienda che chiedevano informazioni o facevano reclami.

L’unico segno di un’attività cosciente era dato dal suo sbocconcellare, di tanto in tanto, un dolcetto che si portava da casa in un tupperware.

Un giorno la mia amica scoprì che quel dolcetto era fatto con l’hashish.

Il tale quindi non era una macchina da lavoro come un giapponese. Era semplicemente fatto come i Jefferson Airplane a Woodstock.

La prossima volta che vi interfacciate con un servizio clienti immaginate quindi che dall’altro lato potrebbe esserci un tipo allucinato che magari pensa di parlare con un unicorno spaziale.

Non è che un chimico faccia il passaporto per esplorare gli stati della materia

Ci sono due categorie di persone che non amo.

I primi sono quegli italiani che non hanno mai viaggiato oltre la cinta muraria del loro cranio e che pensano che all’estero siano tutti merde perché secondo loro lì odiano l’Italia e gli Italiani solo per invidia nei nostri confronti e quegli italiani che se ne vanno all’estero sono dei falliti che scappano perché hanno fallito in Italia.

I secondi sono quegli italiani che sono andati a vivere all’estero e dicono che l’Italia è una merda e quelli che ci restano sono dei poveri fessi.

Conosco un tale che ha vissuto la prima fase e ora vive la seconda.

Durante la prima fase, sosteneva che appunto all’estero ce l’avessero con noi e ci odiassero per partito perso.

Durante l’attuale seconda fase, iniziata da quando si è trasferito all’estero, sostiene che l’Italia sia un Paese finito mentre lì dove vive funziona tutto ed è tutta un’altra mentalità.

Durante la prima fase dovetti oscurarlo da fb perché avevo la home intasata di suoi reportage in diretta mentre si trovava tra il pubblico di un programma della De Filippi o mentre commentava in diretta le puntate del Grande Fratello.

In questa seconda fase racconta che nei programmi pomeridiani nel Paese dove vive parlano della Brexit, mentre nei programmi pomeridiani in Italia del rapporto tra Al Bano e Romina.

Apro una parentesi: ho smesso da anni di occuparmi di cosa la gente guardi e di giudicarla per ciò. Ognuno si sceglie le forme di intrattenimento che trova più congeniali. Inveire indignandosi per il degrado culturale del Paese perché la gente guarda la De Filippi lo trovo abbastanza ridicolo. Piuttosto, mi porrei la domanda su che contributo io stia dando al progresso culturale del Paese e quale è il mio impegno in tal senso, oltre allo spreco di energie nell’indignarmi e considerare degli imbecilli quelli che si rifugiano in certi intrattenimenti.

Però sono contento se il tale che conosco è passato dai reality alla realtà.

Sul manicheismo che porta, che ci si trovi da un lato o dall’altro, a considerare gli altri dalla parte opposta delle merde, invece, non mi trovo d’accordo.

Mi ritengo una persona giusta ed equilibrata. E quindi sono dell’idea che su questo Pianeta siamo tutti quanti delle merde.

Non è che trovi Medusa in un museo perché è una mostra

In questo week-end volevo fare tante cose, alla fine un po’ per indolenza un po’ per la pioggia non mi sono dato molto da fare. Ho ritirato il libro per preparare il concorso, dopo aver saputo di aver superato la prima prova. Sono andato a nuotare, ho fatto il bucato, la spesa, il resto del tempo l’ho trascorso leggendo e guardando serie tv.

Sono proprio il soggetto di cui parlano quegli articoli online in cui ogni tanto mi imbatto e che dicono che “La vita è troppo breve per trascorrerla a fare la spesa il sabato”, che fanno il paio con altri articoli del tipo “La mia vita è migliorata da quando mi alzo alle 5 del mattino” o “La mia vita è cambiata da quando ho lasciato casa, lavoro e amici per viaggiare zaino in spalla”.

Io ho scoperto che la mia vita è migliorata da quando ho smesso di leggere questi articoli.

A dire il vero qualcosa comunque di rilevante ho fatto. Sono andato a una mostra fotografica in una struttura riqualificata che ospita laboratori, esibizioni, workshop, bar, eccetera.

Ho quindi stilato una lista di piccole avvertenze per chi vuole addentrarsi in questi luoghi.

Appena sono entrato c’era davanti a me la zona bar con una fila di banconi di legno e tanta gente che era lì seduta davanti al proprio MacCoso. Avvertenza 1: Un MacCoso è troppo importante per tenerlo tra quattro mura, quindi è opportuno portarselo al bar in modo da fargli conoscere altri MacCosi e farli socializzare.

All’interno dello spazio della mostra c’era una temperatura gradevole per non dire calda, eppure nessuno si toglieva il cappello di lana dalla testa. Sembravano tanti Todd Chavez di Bojack Horseman:

todd-chavez

Avevo anche io un cappellino ma non l’ho indossato perché poi mi avrebbero sudato i capelli. Inoltre le tonalità che vanno di moda quest’anno sono rosso, giallo oppure arancione e il mio non rientra in nessuno di questi tre colori e quindi ho evitato per non sembrare un poser, un wannabe. Avvertenza 2: portatevi quindi sempre il cappellino giusto per non sfigurare.

In queste mostre c’è sempre roba bella, tal che la mascella potrebbe cascarvi per la meraviglia. Avvertenza 3: aggiratevi per gli ambienti tenendovi il mento tra indice e pollice come se steste cercando di ricordare se avete chiuso il gas o no.

Se volete scattare foto alle opere, anche se dovete farlo solo a un metro di distanza, usate sempre una Reflex col teleobiettivo. Avvertenza 4: c’è bisogno di dirlo? Non uscite mai senza una Reflex.

Se siete accompagnati da qualcuno che è meno esperto di voi su ciò che state ammirando, gli fornirete spiegazioni e delucidazioni purché a voce alta anche se gli state parlando all’orecchio in modo che anche gli altri possano sentire. Avvertenza 5: portatevi qualcuno che ne sappia poco per darvi adito di sfoggiare conoscenza.

Se c’è un bar è d’obbligo fermarsi per una birra. Avvertenza 6: chiedete solo birre artigianali. Oppure non chiedetele, perché potrebbero dirvi che lì hanno SOLO birre artigianali e li offendereste se pensassero che potreste pensare che lì hanno anche birre industriali.

Spero di aver dato valide indicazioni per permettervi di far ottima figura e sembrare veri animali da certi eventi!

Non è che gli infermieri si lavino con l’Anitra WC perché sono dei sanitari

Esco dal bagno che affaccia proprio sulla zona dei distributori. Un collega sta parlando con una nuova arrivata. Io non mi ero ancora presentato con lei e allora, cordiale, esordisco con un “Ah tu sei…scusami non mi ero ancora presentato…Sono Gintoki”. E le porgo la mano.

Mentre gliela sto porgendo mi rendo conto che sono appena uscito dal bagno (avevo ovviamente lavato le mani) ma ormai è troppo tardi per tirarmi indietro e, inoltre, mi chiedevo cosa sarebbe stato meglio: presentarsi senza porgere la mano, sembrando freddo, oppure farlo lo stesso nonostante stessi appena uscendo dal bagno?

Io ho un’idiosincrasia verso chi porge le mani o tocca gli altri appena uscito dal bagno, seppur le suddette sono state lavate per bene.


Sul fatto che le persone le lavino per bene ho però i miei dubbi.


Il mio dubbio però è: dopo quanto tempo cade in prescrizione il fatto che quelle mani hanno toccato sanitari e parti intime? Quando una mano può dirsi effettivamente ripulita dall’idea di aver frequentato il bagno e può passare a toccare gli altri?

Non ne sono venuto a capo.

Forse prima di venire a contatto con gli altri bisognerebbe toccare qualcos’altro, un oggetto ad esempio, per “riverginare” la mano.

Ciò però comporta un altro dubbio: che in giro ci siano oggetti che, per trasferimento (bagno->mano->oggetto), sono quindi venuti a contatto con le parti intime delle persone. E se moltiplichiamo su larga tutto questo, dobbiamo dedurre che la realtà che ci circonda è stata tutta, indirettamente, a contatto con i bagni e i genitali altrui!

Non è che chi produce grappa si trovi dall’altro lato della barriccata

In questo periodo mi trovo a fare selezione di CV e colloqui, per una piccola posizione temporanea aperta dove lavoro. Più che colloqui veri e propri, quindi, sono conversazioni conoscitive. Una volta tanto, comunque, trovarsi dall’altra parte della barricata non è male. Inoltre, l’esperienza mi offre uno spaccato di umanità davvero interessante.

Innanzitutto ho scoperto che proporre colloqui porta sfortuna: molte persone che ho contattato per fissare l’incontro, infatti, spariscono poi nel nulla e non danno più notizie di sé. Se provi a cercarli, sono irrintracciabili. Spero stiano bene. Ovunque si trovino.

Poi c’è chi semplicemente decide di darti buca senza tanti complimenti. Ad esempio, attendevo il contatto Skype di una tizia con cui avevo fissato data e ora del colloquio. La chiamo oggi non avendolo ricevuto e lei mi risponde:

– Sì…veda…poi non si è più scritto perché non sono più interessata, quindi…

Giustamente dovevo arrivarci da solo.

Stessa cosa accaduta con un altro tizio con cui avevo fissato il colloquio giusto ieri per il giorno di oggi e lui mi aveva risposto che appena tornato a casa mi avrebbe inviato il contatto. Mai ricevuto. Lo chiamo oggi 5 minuti prima del colloquio e lui:

– Ah…sì…il tempo che accendo il computer…chiamo io o chiamate voi?

Trascorsi 5 minuti sono passato ad altri candidati perché tanto sapevo non si sarebbe più rifatto vivo. Ed infatti è andata così.

La migliore resta una tizia che avevo contattato per fissare un colloquio. Lei si era registrata sul sito, candidata, con tanto di inserimento CV. Quindi aveva compiuto ben 3 step distinti e, credevo, consapevoli.

Al telefono lei mi fa:

– Ah…Ma la verità è che…non volevo candidarmi solo che non sapevo come annullare.

Immagino che un demone si sia impossessato di lei e l’abbia costretta a registrarsi e candidarsi contro la sua volontà.

A una mia collega invece un tale ha detto che “Non sapeva di essere candidato”. Credo che girerò un docu-reality per DMAX o Real Time con questo titolo.

Uno durante il colloquio mi ha detto che in un precedente lavoro il suo compito era “circonciso”. Volevo chiedergli se mi raccontava qualcosa anche del Bar Mitzvah.

Poi c’è stata una candidata che evidentemente stava scomoda sul divano e continuava a cambiare posizione muovendo il cellulare da un lato all’altro. Le ho chiesto di smetterla perché mi stava facendo provare il mal di mare tramite videochiamata.

Costoro sono quelli che hanno superato la fase di valutazione dei CV: perché infatti i curriculum che arrivano sono anche molto più intriganti.

  • Uno ha apertamente scritto che ha lavorato in nero per lo zio.
  • Uno sul cv ha fatto un elenco di tutte le cose che ha fatto in questi anni, compreso l’aver partecipato a un concorso (superato solo lo scritto), aver donato il sangue (lodevole ma non credo sia un’esperienza professionale), essersi iscritto a un partito politico (con tanto di data precisa come fosse un anniversario da ricordare). Ma la chicca è l’aver scritto che non aveva un titolo che certificava la sua qualifica professionale però aveva l’esperienza.
  • Una sotto la mansione e il nome del datore di lavoro nel campo descrizione ha scritto “Tutto ok”. Ne sono lieto, avrei voluto replicare.
  • Un tale ha scaricato da internet il template del CV Europass e l’ha compilato tutto a mano in stampatello.
  • Una candidata aveva un entusiasmo a mio avviso un po’ eccessivo. La descrizione delle sue esperienze era piena di punti esclamativi: “Il mio primo lavoro!”; “Un lavoro faticoso però guadagnavo bene!”; “Facevo tutto da sola!”.
  • La foto di una era ritagliata da un giornale ed era quella di una rappresentante di prodotti ginnico-aerobici nelle televendite.
  • La foto di un altro tizio era la foto scattata alla sua fototessera appoggiata su un tavolo.

Infine, la vincitrice: quella che nell’intestazione del curriculum, come presentazione, esordisce con “Il lavoro rende liberi”.

Sì. Giuro che ha scritto proprio così.

Poi proseguiva contestualizzando la citazione, sostenendo che questo concetto l’aveva imparato nel corso delle sue esperienze che l’hanno formata eccetera eccetera.

Suppongo che il suo datore di lavoro fosse Goebbels.

Non è che l’ecologista sia per forza contro la plastica facciale

Di questi tempi si parla tanto di coscienza ecologica. Le persone e le aziende (o forse prima le aziende e poi le persone) sono sempre più attente alle questioni ambientali.


Dal canto mio ne sono felice perché ora posso giustificare la mia pigrizia nello stirarmi i vestiti facendola passare per una scelta etica consapevole.


Sempre più spesso si vedono in giro borracce di metallo dalle forme più astruse – il design è sempre un’ottima scusa per giustificare il prezzo – per sostituire le bottiglie di plastica, ad esempio. La gente cerca di comprare prodotti con meno plastica, gli involucri di plastica vengono tassati, eccetera.

Contemporaneamente, non passa giorno senza leggere notizie su isole galleggianti di plastica che aumentano di dimensioni, plastica negli stomaci dei delfini, i vestiti che rilasciano fibre di plastica, microplastiche nella catena alimentare, addirittura ieri leggevo che la plastica sta venendo inglobata dalle rocce.

Dinanzi questo scenari tragici, ancor di più per salvare il pianeta e noi stessi è necessario darci un taglio con la plastica.

Ma sarà proprio così?

Sono dell’idea che, invece, il futuro per noi debba essere sempre più fatto di plastica. Non mi riferisco agli interventi estetici dei personaggi della tv e del cinema, ovviamente (anche se c’è qualche personaggio famoso che ha già da tempo tracciato la strada per assumere delle sembianze di plastica).

Ho preparato quindi un piccolo elenco di riflessioni a supporto del

PROGETTO PER IL PLASTICAMENTO DELL’UOMO

– La plastica mantiene giovani. Al massimo, se esposta al sole, dopo qualche tempo cambia colore in modo perenne, il che comunque renderà contenti i maniaci dell’abbronzatura.

– Non dovremo più preoccuparci delle microplastiche disperse in mare che poi vengono ingerite dai pesci che noi mangiamo, entrando a far parte del nostro organismo: un umano plasticato infatti trarrà giovamento e rinforzo dall’assunzione quotidiana di microplastica.

– Il sistema sanitario ne beneficerà. Stop alle lunghe liste d’attesa per i trapianti: basterà ordinare un modello di organo di plastica su Amazon per sostituire quello vecchio. Per gli interventi urgenti si consiglia l’abbonamento Prime.

– La plastica migliorerà le prestazioni sessuali. Niente più arrossamenti e infiammazioni nelle zone intime: gli organi genitali plasticati ne sono immuni (al massimo dopo un po’ con l’uso si consumano, ma tanto quanto sesso sperate di fare nella vita?). Per gli uomini, basta con le erezioni nulle o insoddisfacenti: un membro di plastica garantisce sempre vigore e durata. Per le donne, basta tette che scivolano giù per la gravità: la plastica non si deforma così facilmente col tempo!


A patto di stare lontani dalle fonti di calore.


– Niente più illazioni sugli interventi estetici altrui: tanto saremo tutti artificiali.

– La plastica galleggia e questo farà fallire il business dei bagnini che passano le vacanze al mare a molestare turiste con la scusa del salvamento.

– Calpestare un mattoncino Lego a piedi nudi non sarà più un’esperienza traumatica.

– Parafrasando Shakespeare, si potrà dire “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i Sony”.


Questa era così brutta che ho fatto testa o croce per decidere se scriverla.

 


– Quelli che stanno sempre a denunciare episodi di razzismo soltanto per qualche piccolo episodio di libera espressione di pensiero e di folklore (chi per costume e folklore infatti non ha mai insultato un ebreo o una persona di pelle nera?) non avranno più di che polemizzare: i nostri materiali corporei verranno tutti da qualche grande fabbrica delocalizzata dello stesso Paese e nessuno avrà più a disposizione materiale folkloristico, quindi. Contenti?

– Concettualmente sperimenteremo la vita eterna: l’umano di plastica non morirà ma verrà riciclato per assemblare altri umani.


Spero con queste pillole (in comodi blister monouso di plastica) di avervi convinto a pensare di intraprendere la strada del plasticamento!

Non è che pensi di vivere inchiodato a un muro perché ti senti un fissato

Posso ritenermi contento di vivere una vita tutto sommato senza preoccupazioni e, in effetti, esternamente sembro tale.

Eppure ci sono momenti, quando mi trovo da solo, che sono assalito da inquietudini varie. Vorrei delineare la classica immagine dei pensieri che arrivano quando sei a letto e spegni la luce, in realtà molto spesso dopo aver spento la luce prendo sonno e basta.

Ultimamente va detto che invece i pensieri vengono a trovarmi tra le 2 e le 3 di notte durante un risveglio notturno. Probabilmente rincasano in quel momento da chissà quale bisboccia, festino o evento e hanno ancora la scimmia addosso che svegliano me e mi tengono 1-2 ore con gli occhi spalancati.

A parte questo, le inquietudini mi prendono durante il giorno in momenti di attività ad attenzione delocalizzata.


Chiamo attività ad attenzione delocalizzata quelle in cui non c’è bisogno di profondere chissà quale concentrazione, in quanto il cervello le ha delocalizzate ad aree non a nostro diretto controllo, permettendoci di svolgerle in modalità automatica. Esempi possono essere lavarsi i denti, guidare un mezzo, lavare i piatti, ecc.


Ci sono cose che mi spaventano. Come il fatto che il tempo scorra sempre e solo in una direzione. Ammesso che il tempo esista. Chiamiamo tempo solo il fatto che vediamo le cose crescere, invecchiare, morire. In pratica identifichiamo il tempo con lo strumento che lo misura: la vita.

Penso che ogni giorno i miei genitori invecchiano e io non posso farci nulla. Penso che sono figlio unico e un giorno avranno bisogno di me e non potrò trovarmi lontano. Penso che cosa potrebbe succedere se io mi ritrovassi invece in quel momento ad aver bisogno di loro perché non ho un lavoro fisso, non ho una casa fissa, non ho un telefono fisso e sarò ancora pieno di fisse. E anche se nessuno me lo dirà io penserò che sarà colpa mia.

Penso che questi sono i problemi che si pongono tante altre persone e penso allora come si possa sopravvivere tenendosi tutto dentro di sé perché “Eh sì, mò è arrivato lui, il signorino dice di avere dei problemi!” e io non voglio sembrare Signorino anche perché non sono più Young e non ho intenzione di riempirmi di scritte in faccia.

Penso che ancora non ho capito chi sono, se sono una brutta persona o meno. Non credo di esserlo, eppure delle volte mi sembra di recitare soltanto il ruolo dell’educato e gentile e mi sento insofferente, come un attore di una serie tv prorogata all’ennesima stagione che accetta di interpretare la parte solo in cambio di un aumento del cachet.

Io mi accontenterei di un cachet, ogni tanto. In blister monouso.

Non è che ti serva il battipanni per sbattere le palpebre

I bambini molto piccoli richiedono una sorveglianza costante, tal che nella frazione di secondo in cui sbatti le palpebre possono combinare qualche guaio o farsi del male.

Mi fanno venire in mente uno dei nemici del Doctor Who, gli Angeli Piangenti. Sono esseri dalle sembianze di statue di angeli, finché sono osservati da qualcuno. Basta distrarsi, spegnere la luce o anche solo *blink* sbattere le palpebre che loro prendono vita e ti assalgono.

Ne sa qualcosa Madre che, quando avevo tre anni, nel tempo in cui si girò verso la cucina per spegnere il fornello io ebbi l’idea brillante di salire sul divano e poi tuffarmici da sopra come Tania Cagnotto, atterrando di faccia sul pavimento di marmo e spaccandomi tutti i denti frontali. Coefficiente di difficoltà del tuffo: doloroso.

Madre lavora in un asilo nido e ogni giorno per lei e le sue colleghe è una lotta per evitare che guai simili accadano. Lavorare in un contesto simile richiede monitoraggio costante ma è molto difficile e a volte qualche spiacevole episodio purtroppo si verifica. Un giorno un bimbo è tornato a casa con un graffio su un braccio e i genitori se ne sono lamentati. La Coordinatrice, non so se col dovuto tatto o meno, ha fatto notare che il pargolo è parecchio irrequieto e pur sotto stretta sorveglianza è capace di arrecarsi delle escoriazioni. Loro non volevano crederci. Poi, un giorno, si è presentato all’asilo col braccio ingessato perché a casa, in un momento di distrazione del padre, lui è salito sul tavolo e si è tuffato da lì (la propensione per i tuffi verso il pavimento da parte dei piccoli è evidente). Il padre ha poi detto alla coordinatrice che, in effetti, il pargolo è una peste.

L’altro giorno invece è successo un fatto increscioso: una bambina ha ricevuto un morso sulla guancia da un altro bambino.

Il padre ha pubblicato sul gruppo Whatsapp dei “genitori informati” la foto della bambina con il segno del morso.

Le reazioni sono state del tipo (è tutto vero):

È uno scandalo
Chissà cosa fanno invece di lavorare, io ne ho vista una fuori col telefono in mano (sì, era nella sua pausa)
Ci vorrebbe Striscia la Notizia (ma anche Le Iene e Cruciani, sennò a loro chi ci pensa?)
Il Sindaco cosa fa? (non la tata, evidentemente)
Divulghiamo su fb (ottima idea mettere la foto di un minore su fb)

Va bene tutta l’irritazione dei genitori e le rimostranze verso un luogo che dovrebbe essere sicuro per i propri figli. Sollevare indignazione online e far agitare forconi a caso, direi un po’ meno. Però visto che ormai si gira col telefono in tasca come fosse una pistola nella fondina e siccome non voglio rimanere indietro, ho ripensato a tutte quelle situazioni in cui avrei potuto agire diversamente e ho deciso di allinearmi ai tempi. Ho quindi buttato giù una lista di indicazioni che possono essere utili per

SFRUTTARE A DOVERE GLI STRUMENTI SOCIAL PER FARE DENUNCIA SOCIALE

Situazione 1: Quella volta che al supermercato vidi un pacco di tortellini scaduto il giorno prima sepolto in mezzo agli altri (che invece erano freschi). Io richiamai l’attenzione di un addetto per farlo rimuovere. Cosa avrei dovuto fare: Pubblicare una foto su fb titolandola GUARDATE COSA CI DANNO DA MANGIARE e ce lo fanno pure pagare, aggiungendo che invece ai migranti nei centri di accoglienza danno cibo non scaduto gratis (Il migrante va forte e piace al pubblico).

Situazione 2: Quella volta che un signore mi ha invitato a non parcheggiare l’auto del car sharing lungo delle strisce per residenti e io non ricordavo bene che invece al car sharing è permesso sostare anche lì e allora me ne sono andato. Cosa avrei dovuto fare: Diffondere su Whatsapp la foto di questo signore (magari con nome e cognome se fossi riuscito a farmelo rilasciare), nel gruppo “Segnalazioni amici dei poteri forti”, evidenziando che invece ai politici che girano nelle auto blu costui non dice niente, anzi, magari li vota pure! (Il politico pure se è un vecchio tema ci sta sempre bene).

Situazione 3: Il salumiere che quando gli chiedi un etto di salumi lui ti fa magari 110 grammi e gli dici di lasciare. Cosa avrei dovuto fare: Una bella segnalazione a Le Iene, contro la lobby dei salumieri che in un anno, a forza di grammi aggiunti, chissà quanto denaro ci sottrae dalle nostre tasche. Li vadano a stanare bloccandoli per strada e inseguendoli perché non rispondono a domande del tipo “Ma quando la sciura vi chiede del prosciutto ma Quello buono voi gli date veramente Quello buono? (Bisogna pur dare lavoro a Le Iene).

Situazione 4: Giusto ieri sera ero in un locale e una tizia, in stato vagamente allucinatorio, inizia a danzarmi di fianco o forse a mimarmi un affresco Egizio (le sue movenze mi lasciavano perplesso). Prima mi urta col gomito, poi mi sfiora con la mano, io la ignoro e lei se ne va. Dopo un po’ ritorna, si avvicina Egizieggiando e mi fa “Ti vedo molto concentrato”. La mia faccia è stata Eh? e lei ha fatto “Scusa, non volevo disturbarti”. E se ne è andata. Cosa avrei dovuto fare: A questo punto avrete capito, ovviamente un video da diffondere online commentando “Guardate questa generazione di tossici poi si lamentano che non c’è lavoro ma quale lavoro se pensano solo a divertirsi e poi fanno le femministe e vanno nei locali a insidiare i maschi, povera Italia!” (Un povera Italia innanzitutto non si deve negare mai, inoltre la combo-polemica giovani che pensano a divertirsi+donne che escono per approcciare uomini è una miscela esplosiva, da usare con cautela).

Spero quindi con questi esempi di aver dato valide indicazioni per permettervi, da oggi, di poter diventare dei veri denunciatori da social.

E se non denunciate, vi denuncio io perché è uno scandalo!

Non è che puoi mettere in freezer i tuoi impegni per rispettare le scadenze

La spesa è un’attività a gestione complicata. Almeno per me. Non sono mai riuscito ad arrivare al livello pro di quelli che riescono, costantemente, a fare uno spesone grande per rifornirsi del necessario. A volte mi riesce, altre no e mi sono trovato certe volte ad andare tutti i giorni al supermercato perché mi mancava sempre qualcosa.

I motivi sono diversi. Il primo è legato alle capacità di stoccaggio delle case in cui ho abitato, compreso questa attuale. O avevo frigoriferi e dispense poco capiente, o comunque spazi di condivisione ridotti.

La seconda questione è legata alle dimensioni della sporta che mi porto dietro, quindi la spesa va misurata su quelle dimensioni (un cesto da supermercato per intenderci). Il carrellino da signora l’ho sempre guardato a una certa distanza, anche se, debbo dire, ne ho visti alcuni di recente che hanno un design alquanto moderno e giovanile e non più quella fantasia tartan da giacchetta del nonno di quelle che se ti strusciava addosso diventavi carico di energia elettrostatica e davi la scossa al gatto.

Le liste non le seguo, anche se ho sempre una serie di cose che non devono mancare mai (es., materiale per colazione, contorni), il resto varia in base alla fantasia e al periodo del mese (es., primo del mese = sushi e pesce in generale, fine mese = gallette di riso).

L’altro problema legato alla spesa è quello della conservazione: se compri una cosa fresca poi per due giorni devi mangiare solo quella per finirla perché ovviamente sei da solo. Basta una sera in cui esco, invitato all’ultimo momento, e il calendario alimenti deperibili salta così come il mio regime alimentare. Io infatti seguo la dieta delle scadenze. Non garantisco che si perda peso ma la sfida del cercare di non arrivare a quel momento di brivido nell’aprire il frigo e scoprire che ci si era dimenticati di far fuori qualcosa è un buon allenamento psicoattitudinale.


La questione sulla conservazione cibi ha delle soluzioni, tipo il congelamento o il cucinare le cose e poi farne porzioni da congelare. L’ho fatto per un periodo, il limite è costituito sempre dalle capacità di stoccaggio e dalla disponibilità dei tupperware che anche stasera mi sono dimenticato di comprare, ecco cosa ero uscito a fare.