Non è che l’ecologista cerchi sinonimi di “no” per differenziare un rifiuto

Scrivo molto di meno qui sopra. Leggo anche con meno frequenza, sia altri blog che libri. Ho terminato due giorni fa un Urania che avevo iniziato partendo per le vacanze il 5 di agosto. A me che in un mese leggevo 3-4 libri. Almeno.

Il tempo. Dove se ne va il tempo? Esce, fa due passi, torna fischiettando mentre tu sei sul divano preoccupato fino a prima che apra la porta. Poi lui entra e tu cambi volto e lo guardi male perché se ne è andato via.

In realtà sento il mio corpo che rallenta o chiede di rallentare. E se non sei tu a fermarti sono gli altri che te lo fanno fare, imponendoti di non andar sempre di fretta.

L’altra sera stavo rientrando a casa dopo 12 ore che ero fuori, di cui 10 passate attaccato a uno schermo a riempire celle Excel. Parcheggio e vedo fuori al cancello del palazzo le due inquiline del primo piano che litigano.

Non mi hanno visto. Potrei girare al largo e camminare intorno l’isolato, entrare nel supermercato per uscirne mezz’ora dopo con un pacchetto di caramelle, andare a farmi un bicchiere di vino all’angolo, qualunque cosa pur di evitarle. Ma io sono stanco, voglio solo togliermi i vestiti e girare nudo per casa.

Allora opto per la tattica ariete: testa bassa mi dirigerò verso l’ingresso, saluterò con un cordiale ma volante “buonasera”, infilerò la chiave nel portone e schizzerò sopra.

Nella mia testa è tutto giusto. Nella pratica loro, vedendomi arrivare, si sono girate e piantate davanti al cancello stile picchetto del liceo al grido di Oggi non si entra.

I fatti, in breve: una fa presente che i sacchi dei rifiuti, quando vengono portati fuori di sera, non debbano essere messi in corrispondenza – in linea d’aria – del suo balcone, perché sale cattivo odore fin al primo piano, dove abita. Una volta infatti la trovai che prendeva a calci i sacchi per spostarli più in là, verso un muretto perpendicolare al cancello. E accusava l’altra – che negava, difendendosi – di non rispettare l’indicazione di mettere i summenzionati sacchi più in là.


Qui nel palazzo funziona così: per secco e umido ci sono dei bidoni all’interno, che vengono svuotati dai netturbini. Invece plastica, cartone, vetro, devono esser posti fuori la sera prima.


Bisogna trovare una soluzione, dicono in coro. Parlare con l’amministratrice, affermano sempre in coro. Nessuno però fa niente, cantano ancora in coro. Io guardo in basso a destra seguendo con gli occhi un piccione che prova a rimorchiare una picciona, fingendo di non cogliere la velata richiesta di ergermi a loro capopopolo.

Una delle due, l’accusata, poi getta in campo un altro argomento: afferma che le dicono di non essere pulita, che dal suo appartamento arriva cattivo odore. Ma lei sotto il balcone (che dà sull’interno, non sulla strada) si ritrova i bidoni dove viene messo indifferenziato e umido. E mi invita ad andare a osservare (come se non li avessi mai visti). Poi trascina uno dei bidoni e fa per mettermelo sotto il naso: «Sentite come puzza, io non dico bugie!».

Mi scosto, dicendo di non dubitare certo che un secchio del pattume esali cattivi odori.

Lei, proseguendo, lamenta che nessuno provveda alla loro pulizia. E fa di nuovo per mettermelo sotto il naso per mostrarmi il lerciume all’interno.

Mi scosto di nuovo, dicendo di non dubitare che non sia certo pulito come la palandrana del Papa.

L’accusatrice dà ragione all’accusata. I bidoni sono gestiti e posizionati male, il sistema stesso della differenziata in questo palazzo non è eseguito bene.

«Tutti si lamentano e però nessuno dice niente», fa la prima accusatrice.

Io cerco con gli occhi il piccione che vedo è rimasto solo. Avrà ricevuto un due di penne. Approfitto di un momento di pausa – la capacità invidiabile di queste persone è quella di sparare raffiche di parole senza respiro – per congedarmi con un «Eh va così qui le cose vanno sempre peggio» e salire verso la mia dimora.

Che dire, in questo mondo in cui si corre, esci da una scatola (la tua casa), per entrare in una scatolina (l’auto) che ti porterà verso un’altra scatola (l’ufficio) dal quale, ore dopo, farai il percorso inverso, senza pause, ben venga chi ti blocchi, ti dica, portandoti anche in situazioni surreali, che tu ti devi fermare un attimo.

Il giorno dopo, sempre tornando dal lavoro, ho trovato di nuovo le due signore a parlare fuori il cancello. Questa volta, però, amabilmente come due comari.

Io ho girato al largo rientrando solo quando se ne erano andate via.

Non è che il contadino si candidi in politica perché scende in campo

Lo scriverò senza giri di parole e senza preamboli (già ciò che ho detto è troppo lunga come introduzione): il momento è serio, il Paese ha bisogno di una guida.

Così mi trovo costretto a intervenire in prima persona e rilanciare, in vista delle prossime elezioni, il mio progetto politico MIAO (Movimento Interfelino Autonomamente Organizzato), dallo slogan Gattocrazia unica via.

 

Questi alcuni punti del programma che intendo portare avanti se il popolo mi darà fiducia:

CURA DELL’AMBIENT
Più Brian Eno per tutti.

ECONOMIA
PRRR!
È questo il nome del programma di rilancio.
Volete saperne di più?
PRRR!
Per ora sappiate questo.

FLAT EARTH TAX
Sei Terrapiattista? Complottista? Fanculoalmondoista? Pagherai una tassa extra a ogni sciocchezza pubblicata.

INCENTIVI ALLE IMPRESE
Vuoi smettere di fumare ma se il tipo che ti rolleresti pure un altro tabagista per avere dosi di nicotina?
Vorresti correre la maratona ma non sai se riesci ad allenarti perché lavori 20 ore al giorno?
Ti piace quella persona ma pensi sia impossibile da conquistare perché ti hanno fatto body scemo?
Non buttarti giù! La nostra politica di incentivi alle imprese da compiere ti darà la giusta motivazione!

QUESTIONE GAS
Mangiare meglio.

RISPARMIO ENERGETICO
Lavorare meno e dormire di più. Non dico 18 ore come un gatto ma quasi: vedete i felini come sono rilassati?

SALUTE
Grazie!

SANITÀ MIGLIORATA
Ipogei, catacombe, una basilica, il Cimitero delle Fontanelle, palazzi storici: il Rione Sanità di Napoli è denso di storia e merita una riqualificazione.
Come? A che importerebbe mai al cittadino di Fistando sul Naviglio o di Bagasce dell’Arno di restaurare Napoli? Che ne so, ma da quando in qua la gente vota cosciente che quel voto non porterò loro concreto beneficio (se non addirittura andrà contro i propri interessi)?

SICUREZZA DELLE STRADE
Nel 2022 non è possibile che Google ti porti a scavallare le montagne su sterrati pietrosi perché è convinto che sia la via migliore. Dobbiamo essere sicuri dei percorsi che ci consigliano i navigatori!

TASSI AGEVOLATI
Per tutte le famiglia che lo vorranno, la possibilità di adottare dei simpatici mustelidi, altresì noti come tassi, a prezzo calmierato. In alternativa, al posto dell’animale si può avere un albero del’ordine delle conifere altresì noto sempre come tasso. Però ricordate: non le due cose insieme, per evitare che l’animale faccia casa all’interno dell’albero rischiando di confondere poi il tasso del tasso del tasso dal tasso del tasso del tasso. Chiaro no?

TRATTAMENTO PENSIONE
Completa o mezza pensione ma vacanze per tutti.

Penso che questo sia sufficiente per convincere le persone a sposare la causa MIAO.

E ricordate: Gattocrazia unica via!

Non è che ti serva il Vesuvio per vulcanizzare una gomma

Mi hanno bucato uno pnemautico dell’auto. Un lavoro pulito, devo dire. 7 forellini allineati nella parte laterale. Così piccoli che dev’essersi sgonfiato lentamente. Magari ci avrò anche viaggiato sopra un po’.

Da bravo cittadino, ho cercato di denunciare il fatto.

Non perché io creda che il malfattore venga preso o io possa ricevere un risarcimento. Parto semplicemente dal presupposto che, se in giro in città stanno accadendo cose simili, con un buon numero di denunce qualcuno dovrebbe porsi un problema.

Vado alla Municipale. L’agente all’accoglienza ascolta l’accaduto e mi fa «Le consiglio di fare una denuncia contro ignoti».

Poi mi chiede in che strada ho rinvenuto l’auto con la gomma a terra. Glielo dico e lui replica «Sta accadendo spesso da quelle parti, vero?»
Ah beh se non lo sapete voi che ci lavorate…

Gli mostro anche il video fatto dal gommista in cui si vede lo pneumatico immerso in acqua e l’aria che esce dai forellini.

Scuote la testa «…capisco rubare le gomme, uno se le vende, ma questa cosa, bah».

Giusto, che le rubassero, diamine!

E poi rimarca: «No no lei deve assolutamente fare denuncia!».

Ok facciamola, dico io.

«Ah no no ora qui non si può. Serve un ufficiale col grado che gli permetta di raccogliere la denuncia, ma al momento non è in sede e io non posso».

Ah. Poteva dirlo subito prima di fomentarmi.

Mi consiglia di andare dai Carabinieri. Con loro però ho già avuto un’esperienza: quando trovai un pacchetto a me destinato aperto sopra la cassetta delle lettere e privo del contenuto, provai a fare denuncia ma alla fine ho subìto un interrogatorio in cui per tre volte mi hanno chiesto «Sì ma il pacco dov’era?».

Mi faccio dire quando avrei trovato ufficialmente l’ufficiale e ritorno quindi il pomeriggio dopo.
Non lo trovo, comunque.

Mi decido ad andare dai Carabinieri, ma l’agente mi dice che non può prendere la denuncia se non è certa la fascia oraria in cui è avvenuto il fatto. Mi consiglia di parlare con l’assicurazione.

Io già immaginavo che l’assicurazione non coprisse queste casistiche, perché in Campania nessuno si sognerebbe di assicurare contro gli atti vandalici.

E, difatti, l’agenzia mi conferma che è proprio così.

Quindi, consiglio:

– se avete un’auto da vandalizzare, meglio farlo qui
– però invece di forare le gomme, rubatele, almeno ci si guadagna qualcosa!

Non è che il cannibale al ristorante chieda che gli mandino un cameriere. Ben cotto.

Credo che io e M. siamo i clienti migliori per i posti dove si mangia e/o dove si beve. Non perché facciamo qualcosa di particolare. Semplicemente applichiamo le buone regole del vivere civile. Salutiamo, ringraziamo, trattiamo con rispetto e cortesia il personale. Se ci chiedono se vogliamo far servire portate diverse tutte insieme, rispondiamo sempre che preferiamo ciò che causa meno disagio in cucina. Per me è un atteggiamento normale. Soltanto che poi noto diventiamo per i camerieri delle perle rare. Li vediamo raggianti quando parlano con noi, scambiamo qualche battutina, insomma sembra che quando ce ne andiamo li lasciamo col piacere di far il mestiere che svolgono. Delle volte ce l’hanno proprio detto che siamo brave e belle persone.

Beninteso, non capita sempre di trovare personale affabile: mi ricordo una volta un cameriere che ci lanciò, tipo frisbee, il piatto sul tavolo, così, mentre era di passaggio. O quello che provò a far finta di nulla nel portare una bottiglia di prosecco calda, lasciandola sul tavolo e scappando via. Ci saranno di sicuro poi camerieri che cercano di essere molto gentili semplicemente per ingraziarsi una mancia, magari. Ma la maggior parte mi accorgo che è sinceramente molto contenta di aver a che fare con noi due; me ne rendo conto vedendo come invece deve essere difficoltoso gestire, ai tavoli di fianco, clienti che sono tutto fuorché che cortesi o quantomeno memori del fatto che di fronte hanno pur sempre un essere umano.

Cosicché, per ciò che ho avuto modo di vedere, ho messo insieme una piccola lista di clienti a mio avviso insopportabili per i quali io finirei licenziato se fossi un cameriere, aggiungendo per qual motivo anche:

IL/LA VIP
Che sia da sola o in compagnia questa persona mantiene lo stesso copione: atteggiamento scocciato, infastidito, forse è l’atto proprio di dover mangiare a essere noioso, forse è il ritrovarsi insieme a dei plebei, non so. Mocassino e caviglia in vista, capello appena uscito dal parrucchiere che ogni due per tre scioglie al vento – anche se vento non ce ne è – passandosi la mano dietro l’orecchio, barbetta rada e occhiale da sole, borsetta da millemila euro, zainetto di pelle col porta tablet, questi i connotati per lui e per lei. Controlla in modo compulsivo il telefono, si fa degli autoscatti, siede magari di sbieco a gambe accavallate. Guarda dall’alto in basso il personale, a volte trattandolo proprio come un servitore, a cui rivolge dei veri e propri ordini del tipo “Sì però sbrigati”, oppure “Non mi piace, me lo rifai?”, e via così.
Motivo di licenziamento: un secchio di letame rovesciato in testa, arrivando alle spalle.

LEI NON SA CHI SONO IO
Arriva, magari con una comitiva degna di una squadra di calcio (più panchinari), senza avere prenotato e pretende di accomodarsi. Il cameriere magari si prodiga nel trovargli una soluzione: magari aspettare, oppure accomodarsi a un tavolo più defilato. Com’è ovvio, non solo non apprezzerà l’intenzione, ma se ne andrà via con visibile scocciatura perché è inaudito che un posto non faccia largo alla sua nobile persona.
Motivo di licenziamento: porgere una ciotola di avanzi dicendo di accomodarsi fuori e farsi bastare quelli. E prenotare, la prossima volta.

IL PADRONE DI TUTTO
Sovente sempre un uomo, spesso dalla classe di un cinghiale, sempre molesto e fastidioso. Entra e si siede senza chiedere se e dove può accomodarsi, tratta il personale con confidenza eccessiva, se è una cameriera a servirlo ci scappa anche qualche battuta molesta, ride e urla come se ci fosse soltanto lui nel locale e stesse a casa propria.
Motivo di licenziamento: una chiamata alla Guardia di Finanza per farlo perquisire perché sicuramente uno così sovraeccitato è in possesso di una dose di bamba. E se non ce l’ha troverei il modo di fargliela trovare addosso.

LA DISCOTECA
Guarda video YouTube e storie Instagram col volume dello smartphone al massimo, perché tanto di sicuro i vicini apprezzano.
Motivo di licenziamento: una tromba da stadio suonata all’improvviso alle sue spalle.

LA FAMIGLIA CON PROLE
La famiglia con prole vede il ristorante come un momento di pace personale: dato che i gentili pargoli, evidentemente, a casa rompono e tediano, portarli fuori vuol dire lasciarli razzolare liberamente in uno spazio delimitato mentre i genitori possono mangiare tranquilli. Certo, fa niente se corrono tra i tavoli, disturbano, tirano fuori un Super Santos che fanno volare sopra le teste altrui: son ragazzi, dai.
Motivo di licenziamento: monterei una recinzione elettrificata intorno al loro tavolo.

GUSTI DIFFICILI
A tutti può capitare di chiedere una variazione: metti che un ingrediente non sia gradito o non si possa mangiare ma che a quel piatto non si voglia proprio rinunciare, si chiede la cortesia di non inserirlo. La mia filosofia è: se è qualcosa che si aggiunge ma non entra nella preparazione, allora chiedo la variazione. Se invece è un ingrediente che entra a far parte del processo produttivo, desisto. Esempio: un tuorlo su una tartare si può non mettere. Ma dalla crema pasticcera di certo non puoi toglierlo né chiedere una torta alla crema senza crema! Però ci sono quelli che invece chiedono rivisitazioni così puntuali e complete che, a un certo punto, diventa un altro piatto. Come chiedere una carbonara senza uovo e senza guanciale. Praticamente la cacio e pepe, chiedi quella, no?!
Motivo di licenziamento: se si tratta solo di gusti e non di allergie/intolleranze, servirei tutto ciò che ha chiesto di non mettere e obbligherei a mangiarlo.

E ci sarebbero tanti altri begli esemplari da descrivere ancora!

Non è che avremo problemi di gas perché mangiamo male

Come abbiamo saputo tutti e come era preventivato da mesi, sembra che da questo autunno potremmo avere problemi con le forniture di gas naturale.

Visto che ci verranno tagliati i rifornimenti, sono allo studio soluzioni e piani di intervento: io ho intercettato qualche proposta che è al vaglio delle istituzioni.

– Bonus presepe: via a incentivi al riscaldamento a motore animale, sistema combinato bue&asinello. Ecologico e di compagnia! Alternativa possibile: gregge di pecorelle (con pastore) che rifornisce anche di latte e lana.

– Tanta attività sportiva e anche sessuale per scaldarsi nelle gelide giornate invernali. Saremo tutti più in forma e felici.

– Per i pigri c’è invece la possibilità di cominciare a mangiare tanto prima dell’arrivo del freddo, accumulare grasso e andare in letargo aspettando di nuovo il caldo l’anno venturo.

– Passare dagli incendi estivi di boschi e campagne agli incendi invernali così almeno scaldiamo il Paese.

– Ordinare dal Comune di Roma una partita di autobus che prendono fuoco da utilizzare per il riscaldamento domestico.

– Metterci tutti ad alitare, contemporaneamente, così scaldiamo l’aria.

– Risparmiare acqua calda evitando di lavarsi. Qualcuno, che si vede la sapeva lunga, già lo fa da anni!

– Costruire delle centrali a mucche, che, si sa, producono metano nella digestione (qualcuno sul serio ci ha pensato…)

– Trasferirci tutti nei centri termali: staremo strettini ma caldi e con una pelle invidiabile.

– Non cuocere la pasta. Un’idea croccantina per stuzzicanti cene con amici.

– Sfregare penne sui maglioni per produrre elettricità per alimentare stufe elettriche.

Queste e altre proposte per restare al caldo!

Non è che i piccoli delle pulci siano i pulcini

Ricordo una volta attirò la mia attenzione un annuncio in cui una ragazza cercava lavoro come baby sitter. Alla voce Esperienza aveva scritto «Ci so fare con i bambini, ho due figli».

Indubbiamente è un’esperienza non discutibile.
Mi chiedevo: può bastare? Mi rendo conto che mettere in dubbio le capacità di gestione dei bambini di un genitore sia un campo minatissimo (e l’unico posto che non è minato in questo campo è dove fabbricano le mine, cit), soprattutto se chi commenta genitore non è.

Ma ripropongo la domanda: avere figli vuol dire essere in grado di gestirli, educarli?

Mi sono fatto la stessa domanda qualche giorno fa mentre attraversavo il parco pubblico cittadino. Lo stagno al centro è abitato da un folto gruppo di oche e anatre. Un’oca avrà figliato, c’erano 3 pulcini.

Mentre mi allontano dallo stagno sento un gran starnazzare. Qualcuno sta dirigendo un’automobilina radiocomandata verso i pulcini a riposo. La madre di questi sbatte le ali e gonfia il petto verso il mezzo radiocomandato come a volerlo impressionare, ma la macchinina ovviamente continua la propria corsa. Gli animali quindi scappano via terrorizzati. I pulcini inciampano e rotolano.

Mi volto a vedere chi sia il cagacazzo che rompe le scatole agli anatidi. Un bambino. Con accanto i genitori che assistono divertiti alla scena, esaltati anche magari dalle prodezze del loro campione.

Ora, magari costoro sono degli ottimi genitori in tutto e per tutto, non posso saperlo. Di sicuro son meno ottimi quando il figlio decide che deve disturbare gli animali. Ecco, quindi, il fatto di avere un figlio e di portarlo al parco non li rende edotti in materia di gestione bambini all’interno dei parchi pubblici, posso legittimamente dedurre.

E, in linea di massima, se in giro vediamo che ci sono bambini/ragazzini coglioncelli, non credo di andar lontano nell’identificare la causa in adulti coglioncelli.

Eppure, come dicevo in apertura, credo che uno dei più grossi tabù della società sia il mettere in dubbio le capacità genitoriali. Mai che insegnante, allenatore o un altro adulto a caso discutano del metodo educativo utilizzato da un genitore verso un figlio. È un reato morale che scatena l’indignazione e la rabbia. Una reazione di difesa, come l’oca che sbatte le ali a cercare di difendere la prole. Ci sta, per carità anche se sarebbero da discuterne gli eccessi.

Ad esempio se ti dicono che a scuola tuo figlio rompe, non puoi lamentarti che ti hanno detto questa cosa: o sei tonto da non accorgerti che è uno che rompe, o sei conscio che rompe e non te ne frega niente. E alla fine quel che fai in entrambi i casi è negare la realtà e offenderti perché si sta sfidando il tabù della messa in discussione.

Certo però che pesantezza gestire questi adulti.

Non è che ti servano le istruzioni per montare una polemica

Il corpo umano sarà pure una macchina fantastica come si dice ma è una macchina che se la tieni ferma un po’ si rammollisce.

Mi sono fatto l’ultimo concerto in piedi penso nel 2019. Poi non ci sono più stati eventi, come sappiamo, in seguito sono tornati ma solo da seduti. E io mi ero abituato molto bene ai concerti seduto: sì, è vero, non è una cosa che fa molto rrruoocck ma è una cosa che fa molto comodo alle tue chiappe.


Ad esempio andare a vedere Iosonouncane nel Teatro Bellini dal balconcino dove ti puoi anche appoggiare è stata un’esperienza che si situa molto in alto nel mio comodometro.


Sono stato al Sonar – festival di musica elettronica – a Barcelona lo scorso fine settimana. E passare da qualche concerto seduto a un festival in piedi per ore devo dire mi ha fatto rendere conto che la mia macchina fosse proprio fuori allenamento per questo tipo di attività.

Dei festival avevo dimenticato anche un’altra cosa: sono un’economia chiusa in regime monopolistico. I prezzi di cibo e bevande sono degni di un locale di *nuovo imprenditore delle pizze*


Difatti, tra le varie proposte alimentari, ho visto un chiosco dove c’erano pizze a 12€.


Sì, proprio quello lì che si sta facendo un sacco di pubblicità in questi giorni con una polemica montata ad arte.

Uno dei problemi che affrontiamo nella realtà di oggi è ritenere rilevante qualsiasi opinione pubblica e degna di essere riproposta affinché se ne discuta a forza.

«Dei vaccini non mi fido, ci sono dentro cormorani sbeffeggiati e frullati»
Ce lo dice Valchirio Fannulloni, partecipante Isola dei Famosi

«La teoria del gender nuoce allo sviluppo»
La polemica su TikTok lanciata da Asfodelia Crudelini, suonatrice di rutti

«Sulla guerra so io la verità, ci stanno mentendo»
Afferma Misogino Andropatico, ex componente del Bagaglino

Beninteso, Valchirio e Asfodelia e Misogino possono avere delle opinioni personali, ma in quanto personali sono soggettive e fallibili e, comunque, non degne – quantomeno non dovrebbero esserlo – di competenza.

Invece bisogna replicare per giorni e giorni a quelle che sono delle stronzate, e a volte mi viene il dubbio che, così come nel sistema di un festival sei in un regime economico monopolistico e ti magni e ti bevi quello che dicono gli organizzatori ai prezzi che dicono gli organizzatori (sto pensando per le prossime volte, prima che agli ingressi introducano le perquisizioni come in carcere, di infilarmi una bottiglia nel sedere prima di accedere, sarà meno doloroso di pagare poi un bicchiere d’acqua a 3€), siamo anche nella realtà di tutti i giorni in un monopolio. Quello della stronzata.

Non è che il negoziante erotomane metta un cartello con scritto “Porno subito”

L’estate ormai si va approssimando ed è tempo di temi più futili (non che nel resto dell’anno ci sia tutta questa serietà…).

Ho pensato a quale argomento dedicarmi.

– Imprenditore si lamenta che non trova personale da pagare a un calcio nel sedere all’ora?
– A 30 anni molla tutto e sceglie di girare il mondo in monopattino e non lavorare più?
– I benefici del sesso in terza età?


Sono tutti plausibili argomenti di articoli di rilevanti testate giornalistiche italiane (che potrebbero anche averli già pubblicati mentre scrivo).


No, devo distinguermi. Quale materia oggi è un po’ in declino perché se ne parla sempre di meno?

Ma certo: il porno!

Diciamo la verità: sono lontani gli anni d’oro dell’industria della pornografia. Ormai la realtà è più pornografica di qualsiasi finzione, poi con tutto questo food porn, cronaca nera porn, instagrammi, ormai non si capisce più nulla signora mia. Che ne è del buon vecchio sano porno di una volta, quello fatto secondo ricetta originale? Vecchiume, ecco cosa! Bisogna rinnovarsi, reinventarsi.

Ho deciso quindi di fornire una serie di suggerimenti per rivitalizzare il settore, introducendo nuove categorie che potrebbero piacere ai giovani e anche a lei, signora mia che tempi.

Categoria Gasoline cuckolding
Automobilista succube si presenta al distributore e vede con sconcerto che il prezzo al litro supera i 2 euro e 20. Mentre mette 5 euro giusto per riuscire a tornare sino a casa con quelle poche gocce arriva un BMW X6 grosso quanto un carro armato che invece chiede il pieno. L’automobilista cuckold osserva la pompa che va forte e gode nel sentirsi umiliato al confronto.

Categoria Depp fake
Porno dove tutti i personaggi hanno la faccia di Johnny Depp.

Categoria Sex with tampons
Video di gente che si infila tamponi per Covid nel naso.

Categoria Vintage Vaccination Voyeurism
Porno d’epoca di gente che si faceva fotografare mentre facevano il vaccino Covid. Spoiler: nel finale fanno anche il gesto di “tutto bene” col pollice guardando verso la camera.

Categoria Famous Solo Masturbation
Personaggio famoso in un video social si racconta parlando di quanto sia difficile la propria vita e gode internamente a ogni like ricevuto. A richiesta anche private show (accesso a pagamento) con finte lacrime a un tot a goccia.

Categoria Vero Musk etero bianco
Elon Musk che annuncia di voler fare cose e il pubblico gode nel sentirle, anche se si tratta di una cagata (sottocategoria shitting?).

Categoria Dirty Talking Commenting Online Pensando che a Qualcun Freghi Something
Utenti furiosi scrivono online cose aggressive e cariche d’odio sopravvalutando la propria importanza nel mondo e la rilevanza di quel che pensano e si provocano una grande eccitazione facendo ciò; grande orgasmo finale mentre premono il tasto invio.

Categoria Powerful Crazy Man
Capi di Stato privi di inibizioni con grande senso dell’esibizionismo mostrano i propri bei big missiloni al Mondo. Sottocategorie: Russian, Asian, American.

Categoria Paranoia Gender LGBTI
Persona che si trova accerchiata da una lobby LGBTI che vuole imporgli la dittatura della teoria del gender ma in realtà se lo sta immaginando tutto nella propria testa solo che non se ne rende conto e nella propria immaginazione sta vivendo una gigantesca orgia.

Categoria Faxe taxi goes to Terni (con partecipazione di Santi, Madonne e Gesù)
Come da categoria:

Non è che se vuoi contrarre matrimonio lo scrivi mtrm.nio

Il tipo dell’atelier mi fa scegliere le scarpe da abbinare. Le prendo, poi chiedo, con sospetto, se potessero far male dietro la caviglia, altezza tendine.

Lui mi rassicura: Con queste non sentirai nulla.

Aveva ragione. Allego foto di me che, in effetti, non sentivo più i piedi:

Il tipo dell’atelier mi aveva anche spiegato una mossa per mostrare i gemelli della camicia: bisogna piegare il braccio non ad angolo retto ma stenderlo con un movimento fluido, accompagnato leggermente dalla spalla.

Non mi è chiaro perché io dovessi sentire l’esigenza di mostrarli, seppur io li avessi scelti per il loro stile:

Ovviamente nell’atto di indossarli poco prima di apparire in pubblico uno mi è caduto e non l’ho più ritrovato. Inghiottito dal pavimento o fuggito sulle proprie zampe. Me ne sono fatto prestare uno (non li ho sostituiti entrambi: mi piaceva portare il gatto) e così avevo i Gemelli Diversi alla festa.

Dicono che i festeggiati non riescano a mangiare come si deve, perché tirati di qua e di là, fotografie, complimenti, invitati ubriachi: insomma, mai 10 minuti di tregua.

Non abbiamo voluto un fotografo ufficiale e i convitati erano tutti molto rispettosi e non invadenti.

L’adrenalina in circolo però ha chiuso lo stomaco. Ho dovuto dir no a una Sacher, per dire. Una Sacher che avevamo rigorosamente preteso come conclusione finale!

Di solito inizio giugno è caldo ma non ci si aspetta certo 35 gradi. Ci sono stati, invece. Strizzavo il fazzoletto che utilizzavo per tamponarmi per ricavarne acqua da bere e non morire disidratato.

I musicisti della banda jazz quando facevano delle pause andavano sul retro a fumarsi un cannone. Beh, in fondo, gli avevamo detto come unica richiesta “Divertitevi e improvvisate”.

Quando avevo ritirato i fiori il fioraio me li aveva sbattuti sotto il naso al grido di: Sient che odore sient!.

Vorrei descrivere quanto sia stato tutto bellissimo ma non riesco a trovare le parole. Per rendere l’idea, è stato tutto così bello che mi dispiace sia passato quel giorno: vorrei tornare indietro e rifarlo, uguale uguale. E poi rifarlo ancora. E ancora e ancora. Sempre con lei.

Non è che non condividi il segreto del successo perché poi non è più un segreto

Siccome sto utilizzando poco questo spazio, ho deciso di cominciare ad affittarlo a chi ne può avere bisogno.

Il primo ospite che ha deciso di utilizzare questa finestra per parlar di sé si presenta da solo. Anche perché non ho idea di chi sia questo tizio.

Ciao amici di WordPress, com’è??

Sono Augusto Fatturoni-Brembilla di Vado Ligure, il primo imprenditore di imprenditorialità con uno spataflione di K di folluoerz sui socials. Se volete scoprire come faccio il grano, il Grana e pure il Parmigiano, comprate il mio libro

L’UNICA IVA CHE CONOSCO È LA ZANICCHI
E ALTRE 1001 STORIE PER ESSERE AUGUSTO FATTURONI-BREMBILLA (CHE SAREI IO)

dove vi svelo i successi del mio segreto.

Oggi voglio raccontarvi una cosa assuuurda, tipo hashtag #mindblowing della settimana.

Allora, ieri sera a cena in questo ristorante di uno chef skillato, che è tipo come quelli con le stelle ma con l’upgrade, trovate la storia nel mio account Instagram @SonoVentitreMaNonÈl’Età.

Quando avevo finito di mangiare ed ero già al quinto rutto, pazzesco quello che sto per raccontarvi, sono venuti a chiedermi di pagare. Cioè mi hanno chiesto dei soldi, capite l’incredible situation?

Io gli ho fatto un discorso come quelli che faccio nella mia azienda, la Vado di Corporation, dove insegno a essere i manager di sé stessi per licenziarsi da soli.

Gli ho fatto: «Ragazzi, io vi dico mettetevi in gioco. Voi siete qui per fare un’esperienza, quella di cucinare per me e servirmi. Non pensate a essere pagati. Siate umili. Nella mia azienda io assumo soltanto cinquantenni. E sapete perché? Sono così ridotti male che per riuscire a trovare un lavoro si abbasserebbero a tutto per un tozzo di pane. Mica prendo i giovani: stanno ancora a sognare cose che non avranno. I sogni, capite? Cioè siamo ancora a questo? La gente crede di potersi permettere sogni? Allora noi influenzers che le facciamo a fare le stories sui socials se non per farvi immaginare di vivere le nostre vite? Non vi servono sogni e nemmeno i soldi. Vi diamo noi quello a cui dovete pensare. I giovani oggi vogliono soltanto stare sul divano a farsi le canne. Io invece all’età loro già mi facevo venire il mal di schiena a piegarmi sul tavolino a pippare. Siate diversi, siate umili, siate affamati: così poi venite a lavorare per me per due spicci».

Questo è pure il discorso che ho fatto alla Polizia che è venuta a prendermi.

Conoscete un buon avvocato? Il mio pure dice di voler esser pagato, che old school mentalità raga come si vuol far successo così, non lo so.

Se anche voi volete affittare questo spazio come ha fatto Augusto Fatturoni Brembilla, scrivetemi!

Non è che nell’antichità se la Macedonia avanzava la mettessero da parte

Le trasferte di lavoro sono sempre un momento interessante.

In genere ti trovi sempre a venir preso in ostaggio, dentro e fuori l’orario lavorativo, in nome di uno spirito di fratellanza aziendale.

Quantomeno sul dormire, cercano di trattarti bene mandandoti in un buon hotel. E qualcuno, di un altro dipartimento, ironizza anche: «Ah ecco che fine fanno i soldi della Spurghi&Clisteri, e bravi!» con quel classico tono di sarcasmo che sa un po’ di Sto scherzando ma un po’ lo dico sul serio.

Poi tu pensi che quando hai chiesto informazioni a chi è lì da più di tempo di te riguardo l’ultimo adeguamento salariale hanno risposto che siamo ormai quasi al decennale dell’evento, compatisci il sarcastico perché, poverino, lui non sa niente.

E dire basterebbe pure dare uno sguardo alla mensa per capire che certi investimenti sono bloccati.

Dove lavoro io, a Napoli, non c’è una mensa. A Genova, credo potrebbe anche non esserci e cambierebbe poco. Il giorno che ero lì ho chiesto quel che mi sembrava meno peggio, uno spezzatino di carne con verdure.

Le verdure consistevano in: qualche fetta di carota bollita, due fette di zucchine (fritte), un paio di fagiolini, qualche cecio, due fagioli rossi (crudi), piselli sparsi, qualche fetta di patata, un paio di pomodori, qualcos’altro non identificato, tutto mischiato nel brodo della carne.

Praticamente era il cestone dell’Autogrill con i cd musicali avanzati perché invenduti.

Ho portato un sacco di avanzi con me. Avanzi di racconti della mia collega, con cui ho viaggiato. Ha sempre racconti di lavoro, di pettegolezzi di lavoro, di inciuci di lavoro. Del resto, è da 10 anni che lavora lì. Ci sono 10 anni di avvenimenti che le avanzano nel frigo.

Sono un utile riempitivo del tempo, per evitare silenzi, mi rendo conto.

Delle volte, però, gradirei proprio il silenzio: che Tizio dell’Ufficio Alfa fu trasferito nella città Beta al posto di Sempronio che ha preso il posto nell’ufficio Gamma eccetera nell’anno domini 2017 può importarmene relativamente, soprattutto se non ho idea di chi siano Tizio e Sempronio.

Forse accumulerò anche io aneddoti o forse no. Tendenzialmente ho un difetto di base che mi rende inadatto a essere animale sociale lavorativo, inserito nei meccanismi che creano socialità: non me ne frega niente. Parliamo di cibo, di attualità, di quali sono i nostri gusti in materia di scampagnate, dei cormorani orfani, qualsiasi cosa, ma non del pettegolezzo da ufficio, ve ne prego.

Incontrare altre persone una volta giunti su a Genova è stato proprio invece un ripetersi di queste dinamiche. Un giorno e mezzo sempre ascoltando fatti e cose di altre persone, passate e presenti, della Spurghi&Clisteri.

A cena, ritrovandomi in un lato del tavolo con persone che avevo identificato come meno sociali, ho gettato la carta del parliamo di fatti nostri per variare un po’ sul tema pettegolezzi&cose di lavoro.

E se poi diventerò, per questo, argomento di pettegolezzo, per lo meno stavolta potrò dire: «Gintoki? Ah, sì, lo conosco!».

Non è che se metti qualcuno da parte è perché ne hai imparato l’arte

Non ci si aspetta mai che certe cose capitino a sé stessi. Eppure, poi, quando accadono, ci si rende conto che, veramente, nessuno ne è immune.

Sono qui oggi a denunciare un caso di sessismo subìto.

Diciamo che io e M. stiamo mettendo in essere un’organizzazione di una cosa da organizzare. Un paio di mesi fa, abbiamo parlato con una persona che si occupa di organizzare per chi appunto vuole organizzare.


Sì, tutto ciò è successo due mesi fa. So già che qualcuno polemizzerà dicendo Ah e perché denunci solo ora?.


A quanto pare quella di costei è una presenza necessaria: a noi bastavano un tavolo e delle sedie, ma sembra esistano annessi e connessi vari e c’è una persona che si occupa di ciò.

La cosa non mi crea problemi, se non nella misura in cui la suddetta organizzatrice ho notato parlava rivolgendosi solo a M:
«Tu cosa avevi pensato? Tu cosa volevi? A te come piacerebbe?».

In pratica, alla sua presenza, io ero un semplice cartonato.

Un po’ deluso dal primo incontro, ho sperato che, magari, il secondo sarebbe andato meglio.

Invece si è ripetuto lo stesso copione. Al che, a un certo punto, non ne ho potuto più e ho chiesto:
– Mi scusi, ma perché parla rivolgendosi solo a lei?
L’organizzatrice, un po’ in imbarazzo, si è schermita:
– Ah no mi scusi, è che non sono molti gli uomini che si interessano…

Gli uomini. Quindi io vengo messo in disparte per il mio sesso. Io non esisto, non sono una vera persona. Sono una coppia di cromosomi XY col pene e null’altro.

A parte poi vorrei sapere chi gliel’ha detto a costei che io sia uomo? E se fossi io una donna e M. l’uomo? E se fossimo entrambe donne? E se fossimo entrambi uomini? È incredibile la superficialità con la quale si affrontano le cose.

Rimettete sempre al suo posto chi vi giudica solo per il vostro pene!