Non è che dei pareri sulla sessualità siano l’opinione pubica

Un caro amico mi scrive e mi chiede: “Io non capisco questa necessità dei gay di fare outing o anche le giornate dell’orgoglio gay. Come se io mi svegliassi una mattina col bisogno di gridare ‘Mi piace la figa!’. Sarebbe normale? No!”.


In realtà non è vero, non è un caro amico e non mi ha scritto, è una figura mitologica che racchiude tutti coloro, vicini e lontani, dai quali ho sentito questa obiezione da che io ne ho memoria sino a stasera.


Ma, caro amico, se tu mi avessi scritto mi troverei a risponderti che convengo con te. Non mi sono mai svegliato al mattino col grosso bisogno di dichiarare il mio amor per “L’origine del mondo”. Tutt’al più mi son svegliato col bisogno grosso, ma è un altro discorso.

Anche volendo poi non potrei rilasciar dichiarazioni. Perché al mattino ci metto un po’ a carburare e tutto ciò che riuscirei a esprimere sarebbero suoni sconnessi che all’orecchio umano sembrerebbero un misto tra grugniti suini, brontolii da orso e un Klingon che ordina un caffè macchiato.

Però, caro amico, mi son trovato nella vita a fare confessioni dopo che era un bel pezzo che tentavo di seppellirle e che tornavano sempre su. Come quando mangi dei peperoni.

A 18 anni mi iscrissi a una fuckoltà che non faceva per me. Ma questo non lo sapevo, me ne resi conto dopo. E nonostante i miei tentativi, non riuscivo ad andare avanti. Per lo sconforto cominciai a non uscire di casa e non vedere gente. Ero stanco di sentirmi chiedere come andasse e dover mentire perché non volevo ammettere di fronte agli altri di aver sbagliato. Mi cercai un lavoretto perché mi pesava anche dipendere dai genitori. Ma è una cosa difficile da tener nascosta. Insomma, alla fine vuotai il sacco con parenti e amici perché non ne potevo più.

Caro amico, non è la stessa cosa, me ne rendo conto, ma vorrei ti soffermassi sul principio.

La faccio più facile e fornisco un altro esempio.

Io e la religione sono diversi anni che non abbiamo rapporti. Almeno non consenzienti, poi ogni tanto la religione ci prova sempre con me, in maniera un po’ brutale. La religione non ti bacia nemmeno, vuole soltanto la tua anima!

Sia come sia, son fatti miei e non sento l’esigenza di parlarne.

O forse è solo per evitare noiosi battibecchi e astruse reazioni?

Molte persone reagiscono guardandoti come se davanti a loro ti stessi mettendo un dito nel naso dopo averlo in precedenza infilato nel sedere.

Una donna invece una volta mi disse che io avevo il diavolo dentro. No, è solo il burrito messicano che sta facendo effetto, replicai.

A volte poi ti chiedono “Ma è Pasqua, non sei andato in chiesa nemmeno oggi?”.
Cavolo era oggi Pasqua? Mannaggia, pensavo che fosse di lunedì, debbo cambiare calendario.

C’è chi prova a convincerti/convincersi che in realtà tu non sia veramente così, allora ti invita a qualche incontro galante:

– Allora domani ti passo a prendere, andiamo alla missione a fare volontariato, poi magari resti lì ascolti Don Xyz cosa dice…

Ed è lì che risiede il problema. È come incontrare un assicuratore, vorrà per forza farti una polizza furto incendio sulla moto. Che non possiedi.

Va bene, neanche questa è la stessa cosa ma un pochino ci stiamo avvicinando, credo.

Certo, se esco con una ragazza o sono in un gruppo posso celare le mie idee senza problemi. Non è che tutti i giorni mi sia richiesta una attestazione di fede, che sia politica, religiosa, sportiva o alimentare.

Credo ci siano invece cose che tener nascoste sia più difficile e logorante.

Caro amico, allora penso che se non ci alziamo al mattino con la voglia di affacciarci alla finestra per dichiarare il nostro amor alle labia majora e minora è perché nessuno ci rompe le palle per questo. Forse ce le rompe quando pensano che ci piaccia troppo poco. In ogni caso, nessuno ci considera poco normali e profonde immensi sforzi  per convincer gli altri che sia anormale. Che se si potesse convertire tale impegno negativo in energia elettrica penso potremmo tagliare i costi della bolletta.

Caro amico, dici che non è vero, che in tv ci sono tanti omosessuali che fan le macchiette ben inseriti come se fosse normale?

Caro amico, se basi i tuoi parametri della società su quel che vedi in televisione, allora forse sei tu a non essere normale. Tranquillo però, ti accettiamo così come sei.

Non è che il volatile ficcanaso sia un im-piccione

Quando tornerò in Italia so più o meno quale sarà il tenore, e anche il baritono con tutta l’orchestra, delle domande che mi saranno rivolte:

– Ora che farai?
Che è una delle domande che mi dà più fastidio ma che ho imparato a svicolare con delle supercazzole, del tipo “Vado a fare volontariato per una associazione che raccoglie fondi di caffè per comprare scarpe agli ordini monastici scalzi”. Tanto chi ti pone la domanda in genere smette di ascoltare nel momento stesso in cui te la sta ponendo, un po’ lo stesso principio del “Come stai?” di circostanza.

e

– Quindi son bone le ungheresi?
Per dare l’idea del livello intellettuale che, in taluni casi, può raggiungere una conversazione.

Delle volte io vorrei parlare di altro.
Della mia infelicità.

Vorrei ma non lo farei.
Ovunque mi giri vedo il male. Vedo difficoltà, problemi. Chiunque conosca ha un fardello pesante da portare. Non mi sembra il caso di presentargli il mio.

Inoltre, uno dei problemi della società odierna è che tutti parlano e nessuno ascolta più. Siamo invasi da chiacchiericcio e blablabla, siamo portatori virulenti di egocentrismi.

Una delle prove è secondo me il fatto che quest’epoca è inflazionata da artisti. L’arte è comunicazione e oggi tutti sentono la necessità di comunicare. Molti però comunicano di merda.

Io preferisco ascoltare.

Va anche detto che non saprei da dove iniziare, se volessi parlare: sono infelice per il lavoro? Confesso che, di tanto in tanto, mi sale lo sconforto più che altro a pensare che probabilmente morirò prima di andare in pensione e quindi poter vedere i cantieri con le mani dietro la schiena commentando caustico e cercando l’assenso di altri anziani miei pari.

Ma non è questo.

Sono infelice perché le mie relazioni durano meno di una promessa elettorale? Guardiamo il lato positivo: posso mangiare tutto l’aglio e la cipolla che voglio senza preoccuparmene.

Non c’è un motivo concreto per cui io debba sentirmi giù di toner, come direbbe una fotocopiatrice.

Essendo io incline al leopardismo – tra felini ci si intende – delle volte rifletto su questa frase che da anni mi dà da pensare:

Quando l’uomo non ha sentimento di alcun bene o male particolare, sente in generale l’infelicità nativa dell’uomo, e questo è quel sentimento che si chiama noia [Zibaldone di pensieri]

Tendo a diventar inquieto dopo poco appena mi fermo.

Non è che io sia sempre così, beninteso.

Mi rallegro e godo di tante cose. Mi affascinano soprattutto i piccoli momenti che regalano un sorriso.

Un messaggio inaspettato in cui ti chiedono Come stai?, che, a differenza dell’incontro casuale e del Come stai? di circostanza, implica che in quel momento alla persona tu sia venuto in mente.

Aprire il frigo pur sapendo di non avere nulla dentro ma poi ricordarsi che nel congelatore avevi messo da parte una porzione di qualcosa di buono per ogni evenienza.

Leggere un libro sotto un albero.

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La minzione liberatoria quando stai scoppiando, dopo un litro di birra.

Un complimento ricevuto.

Un complimento fatto e vedere il piacevole apprezzamento negli occhi altrui, di chi comprende che non è una affermazione buttata lì per riempire un vuoto.

I momenti strani quotidiani, come quando l’altroieri ho alzato la testa perché mi sentivo osservato e mi son trovato un piccione che mi scrutava dal fondo del corridoio.

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Ho aperto la porta e l’ho seguito finché non è uscito. Tanto è noto che i piccioni, se inseguiti, camminano invece di svolazzare.

Quando è arrivato sullo zerbino, si è girato a guardarmi. Allora mi è venuto spontaneo, mentre chiudevo la porta, dirgli per educazione: “Ciao, eh! Stia attento, mi raccomando”

Dopo ho riso di me pensando al fatto che parlo agli uccelli.

E poi mi son chiesto: e se un giorno non traessi più piacere da nulla? Se non ridessi più?

E un po’ mi son incupito.

Non è che l’età avanza e tu puoi conservarla in frigo

Ci riflettevo questa sera dopo l’allenamento. Al corso ci sono dei ragazzi del ’96. 1996, non so se ci si rende conto della cosa. Da quand’è che sono maggiorenni quelli del 1996? Quando io facevo l’esame di maturità, presentandomi alla commissione con dei pantaloni hip hop enormi, un bracciale borchiato al polso e una catena al collo, costoro erano alle scuole elementari. Me li immagino, col grembiule, tutti un po’ impacciati coi loro zainetti colorati seduti in banchi minuscoli.

E ora pensare che in teoria io con una del 1996 potrei legalmente uscirci a cena.

Sì ma poi di cosa parleremmo? Degli 11 anni che si è persa perché non c’era? Io i primi miei 5 anni di vita non li ricordo mica bene.

Ricordo i festeggiamenti per il secondo scudetto del Napoli, che tra l’altro neanche avevo capito cosa fossero, pensavo si trattasse di una festa popolare o una sagra paesana o una festa paesana o una sagra popolare, insomma c’era questo sventolio di bandiere, fuochi d’artificio e gente per strada e tutto ciò che mi chiedevo era se si svolgesse ogni anno questa celebrazione perché le bandiere e i fuochi mi piacevano. Alla mia domanda Madre rispose “Se il Napoli vince pure l’anno prossimo, sì” e io tacqui ma non avevo mica capito bene cosa c’entrasse il Napoli con una festa di paese.

Ricordo il Muro di Berlino. Anche qui manco avevo compreso gli eventi e credevo che invece di buttarlo giù lo stessero costruendo.

Ricordo il mio primo giorno di scuola, in cui entrai in classe accompagnato da Madre che mi aveva istruito sull’importante prova cui ero chiamato: all’ingresso mi avrebbero detto “Come ti chiami?” e io avrei dovuto rispondere fornendo il mio nome e cognome. Insomma, come un gioco di spie, con frasi segrete e parole d’ordine. Ricordo mi si avvicinò questa signora occhialuta che mi ricordava un po’ Nonna Papera che si chinò e pronunciò la formula di rito, alla quale risposi evidentemente in modo corretto perché poi fece un segno su un foglio di carta. Pensai fosse una pensionata che faceva volontariato nella scuola svolgendo questi compiti di accoglienza – già da bimbetto avevo sviluppato il caustico cinismo che mi contraddistingue – ma poi scoprii che era la maestra di matematica ed era la più importante della triade di maestre che ci educava.

La maestra mi chiamava “chiapparié”: non ha nulla a che fare con le chiappe, tranquillizzatevi. I chiapparielli non sono altro che i capperi. Non so che cappero c’entrassi con i capperi io, forse sarà stato perché ero piccolino e scuro (poi con l’età mi son sbiancato, un po’ come Michael Jackson).

Dalla maestra ho ricevuto anche qualche scappellotto. Meritato, a dire il vero. Roba che oggi farebbe accorrere le telecamere del Tg5 nella “scuola degli orrori”, causerebbe il licenziamento della maestra e porterebbe le mamme a organizzare un flash mob al grido di “Nessuno tocchi il bambino”.

Dovrei raccontare questo a quelli del 1996? Manco sapevo della loro esistenza, pensavo ci fosse stato un blocco delle nascite negli anni ’90; dicono tutti che la popolazione invecchia ma io mica me ne sono reso conto di essere invecchiato.

Ho deciso, dall’anno prossimo cambio rotta, cambio stile, scopro l’anno bisestile.

E voi cosa raccontereste a quelli più giovani che si sono persi gli anni in cui non c’erano? O cosa vi fareste raccontare? O cosa mi raccontereste?

Venditori di assicurazioni

Periodicamente, il mio amico mi propone di partecipare, qualche volta, alle attività di volontariato che lo tengono impegnato presso una comunità missionaria. Garantisce che si lavora e basta, senza implicazioni mistiche o tentativi di coinvolgimento religioso (conosce bene le mie idee in proposito).

La cosa che non mi convince è che lui ha cominciato così, lavorando e basta, ora va a fare le riunioni in cui si parla di Gesù e partecipa anche ai ritiri spirituali; va detto che lui è sempre stato un fervente devoto, quindi era un percorso naturale. Ma ciò che mi tiene lontano da questi ambienti è proprio questo: le persone impegnate spiritualmente sono come dei venditori di polizze assicurative, quando vedono un potenziale cliente gli si fiondano addosso, cominciando a chiedergli perché non ha una polizza, se ha mai pensato di averne una, se ha pensato ai vantaggi, se ha pensato ai rischi di non averne una, ecc..

A me, sinceramente, piacerebbe impegnarmi in qualche attività di volontariato, anni fa, ad esempio,  scrissi al WWF perché avrei voluto partecipare a qualche loro attività: loro mi invitarono a contattare la sede regionale, la sede regionale mi disse di contattare l’oasi più vicina, l’oasi mi disse che dato che, dato che era estate, le loro attività erano ridotte e, quindi, se ne sarebbe parlato a settembre e mi invitarono a scrivere di nuovo. Poi, a settembre, cominciai la magistrale e non ci pensai più.

Ecco, io parteciperei pure alle attività proposte dal mio amico, in fondo si tratta di mettere cose (aiuti umanitari) nelle scatole, spostarle e spedirle, tutto qua, un onesto lavoro. Ma so già che, non sarà il 1° giorno, non sarà il 2°, ma di sicuro arriverà qualcuno a propormi una polizza. Magari sarà proprio il mio amico a volermi fare il contratto! Allora, no, grazie.

Mi viene in mente una citazione di un bel libro che lessi tempo fa, si chiama Autostop con Buddha – Will Ferguson, è il racconto di un viaggio dal Sud al Nord del Giappone, inseguendo la fioritura dei ciliegi. Ecco, nella citazione ci son le auto usate al posto delle polizze, per il resto il pensiero è quello:

I cristiani dichiarati mi mettono a disagio. Sono sempre di gran lunga troppo amichevoli e troppo sorridenti. È chiaro che ti usano per propagandare la loro fede, non vogliono essere davvero tuoi amici, vogliono solo convertirti. Ho sempre pensato che parlare con i propagandisti del cristianesimo sia come parlare con i venditori di auto usate. Magari sono cordiali e complimentosi, ma tutto ciò che vedono quando ti guardano è un contratto in più.