Non è che il cinefilo ami la Domopak perché produce buone pellicole

Non vado molto al cinema, inteso come multisala. Soprattutto da quando ho maturato la convinzione che molte cose in circolazione non valgano il denaro speso.


Fatta eccezione per i nuovi film di Star Wars.


Che, detto per inciso, sono una mossa per cavar denaro.


Preferisco le piccole sale e le proiezioni riservate a pochi appassionati.

Ho così dimenticato, fino a ieri, come sia trovarsi al cinema in una grande sala piena di ragazzini. Che siano tanti o pochi inoltre fa poca differenza: 3 ragazzini o 50 producono la medesima quantità di rumore e lo stesso livello di fastidio negli altri spettatori.

Mi sono reso conto che l’irritazione in questi frangenti è una cosa abbastanza comune e che quella dei ragazzini al cinema sia una vera e propria piaga sociale sottovalutata dai media e dalla politica. Anzi, i poteri forti ci raccontano una realtà distorta: parlano da anni di bassa natalità nel nostro Paese, allora com’è che dovunque mi giri io trovi ragazzini?

Ho pensato quindi a una lista di soluzioni per ovviare al problema del fastidio prodotti dai ragazzini al cinema.

1) Dedicarsi a generi alternativi che – inspiegabilmente – non incontrano il favore del pubblico dei giovanissimi e quindi azzerano il rischio di aver a che fare con loro. Ad esempio, andare a vedere solo produzioni di nicchia di registi uzbeki che con un piano sequenza di 3 ore raccontano la malinconia delle notti nel deserto del Kyzyl Kum mentre un passero giace stecchito sotto l’ombra che una roccia proietta alla luce lunare e il protagonista un umile coltivatore di capre e allevatore di cavoli si suicida per non assistere più al dolore della figlia con le adenoidi.

2) Creare nei cinema sale apposite per under 18 dove poterli confinare coi loro simili.

3) Istituire la “Tessera dello spettatore”: chi viene sorpreso a dar fastidio verrà squalificato e gli verrà proibito di andare al cinema per un determinato periodo di tempo.

4) Aggiungere sedativi alla bibite servite ai ragazzini al bar del cinema. Potenti sedativi.

5) Distribuire occhialini 3D che oscurano la visuale quando chi li indossa disturba.

6) Installare poltrone intelligenti che al primo segnale di intemperanza infilino un calzino sudato – di quelli di spugna che si impregnano bene e fanno da terreno di coltura di batteri – nella bocca del disturbatore.

Nella prossima occasione parlerò dei rimedi contro quelli che, siano giovani o adulti, tirano fuori il cellulare durante la proiezione. +++SPOILER: un cecchino appostato in sala che fredda il telefono appena si illumina! Quello che succede è incredibile!+++

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Non è che serva un regista per girare la testa

È da molto che non vado al cinema. In verità cose che mi interessino non ce ne sono molte: negli anni sono diventato più selettivo (e anche schizzinoso, a dir il vero). Pagare un biglietto per vedere dei mappazzoni non è che mi stimoli molto.

Tra gli ultimi film che ho visto al cinema c’è stato Ghost In The Shell, in Ungheria. Lì non ho resistito: era per l’ammirazione che ho verso l’opera originale, un capolavoro dell’animazione nipponica.

Il film non era un granché: visivamente molto accattivante, con parecchie strizzate d’occhio all’opera originale, perdeva però un po’ quel che era il sostrato filosofico che c’è nell’anime. Sono dell’idea che certe cose debbano rimanere confinate nella nicchia per nerdoni e non possano essere trasposte pena delle perdite rilevanti nella conversione per il grande pubblico.

Inoltre avevo notato una certa monotematicità delle inquadrature: ogni tre scene una ripresa di spalle sul culo di Scarlett Johansson. Non sono un ipocrita, ammetto che il fondoschiena di SJ abbia una sua forma (artistica) e sappia bucare lo schermo con prepotenza.

Un po’ deluso comunque dal panorama cinematografico attuale, ho deciso di buttar giù qualche idea per pellicole che possano portare una ventata di freschezza nel mondo hollywoodiano e non solo.

SCI-FI

Terminator 6 – La rivolta ottuagenaria

Dato che sembra impossibile far fuori Sarah Connor, le macchine scelgono un’altra strada per impedire a John Connor di dar vita alla resistenza. Si sostituiscono agli anziani con lo scopo di ostacolare JC e fargli perdere tempo bloccandolo sul pianerottolo, alla posta, al supermercato, in qualsiasi luogo, con discorsi soporiferi sui nipoti, sui tempi della Guerra, sulla prostata e l’incontinenza urinaria. Arnold Schwarzenegger, nei panni di un cyborg novantenne, riuscirà a bloccare le gerontomacchine con un inganno, invitandole a seguire un cantiere della Metro C di Roma, ignare del fatto che non sarà mai completato.


SCIENCE FANTASY

Ma chi vi si incula: a Star Wars Story

Altro spin-off di Star Wars, che narra storie parallele (oppure prequel) della saga originaria. In Ma chi vi si incula scopriremo in modo più approfondito personaggi marginalizzati nelle precedenti trilogie: come era da adolescente l’Ammiraglio Ackbar? Lo pigliavano per il culo per la sua pronuncia? Come hanno messo su una band gli alieni jazzisti della Cantina a Mos Eisley? Gli Ewok hanno le pulci? Questo e altro nel nuovo capitolo spin-off della Saga.

Un gruppo di Ewok impagliati per il divertimento di George Lucas


EROS

50 sfumature di arcobaleno

Martina è una studentessa fuori sede iscritta al DAMS fuori corso dal 2004. È una ragazza normale, ogni anno bisestile un esame, ogni semestre uno shampoo, ogni sabato sera che termina abbracciata alla tazza a vomitare il duodeno.
Un giorno dimentica di usare l’acchiappacolore Grey e l’intero suo bucato diventa un quadro di Pollock. Abbigliata come un clown scolorito, attirerà le attenzioni e le avance di un suo coetaneo, feticista dei capi sbiaditi. Solo che Martina è asessuale perché ha letto su GQ che è il nuovo must dell’estate 2017, quindi non se ne fa niente.


PAOLO SORRENTINO

Le conseguenze dell’odore

Toni Servillo è Giangi, un esteta edonista annusatore di intimo di belle donne star del cinema. Mentre un giorno passeggia tra le vie di Taormina – pausa con ripresa a 360 gradi del tramonto sul mare – declamando poesie di Archiloco, incontra Marianunzia, ammaestratrice di giraffe – pausa con piano sequenza sulla giraffa che va a brucare da un albero centenario – che sogna una carriera cinematografica.

Giangi ne è estasiato o forse è l’effetto della coca che lei spaccia per mantenersi. A questo punto pensa che il non plus ultra sarebbe poter annusare le mutande di una star prima che diventi star.

Una sera dopo una cena elegante – pausa per ripresa panoramica sulla cucina del ristorante con dissolvenza sulla frittura di calamari – lei si immerge in una fontana come Anita Ekberg in La dolce vita. Le scene diventano in bianco e nero in modo gratuito. Dopo essersi fatta il bagno, lei si sfila le mutande e le offre a Giangi, che, dopo una pausa di riflessione di un quarto d’ora, esclamerà

“Eh no, mò le hai lavate, non sanno più di un cazzo”.


ANIME

L’Attacco dei Gitanti

Un tranquillo borgo di origine medioevale dove il tempo pare essersi fermato, una vecchina taglia la droga ogni giorno come si faceva un tempo, un artigiano fabbrica bong di ceramica, un bar serve Amaro del Capo per colazione. La calma e la pace vengono improvvisamente turbate dall’arrivo di un’orda affamata: i Gitanti.

Centinaia di Gitanti trasportati da torpedoni prendono d’assalto il borgo, schiamazzano, scattano foto, scattano foto schiamazzando, fanno il pediluvio nelle fontane. Solo un giovane potrà porre rimedio, un abitante del borgo che si scopre essere stato anche lui un Gitante, quella volta che partecipò a un campo estivo in colonia marittima con gita organizzata alle rovine di una città, che prima non erano rovine ma si sa come sono i ragazzini.

Un Gitante tedesco che si è scordato di mettere la crema solare prova a portarsi via una pietra del muro di cinta come souvenir


FILM INDIPENDENTI

(un titolo a caso che non c’entra nulla col film)

Un adolescente che ha perso i propri genitori al poker.
Una ragazza affetta da una rara malattia genetica che la porta a credersi Vittorio Sgarbi ogni volta che osserva un quadro.
Due città diverse.

I due non si incontrano mai perché ovviamente non si conoscono e il film potrebbe finire qua. Invece va avanti per un’ora e mezza con inquadrature con filtro vintage Instagram mentre viaggiano in autobus con la testa appoggiata al finestrino lercio accompagnati dalla allegra colonna sonora scritta da Thom Yorke.

(un altro titolo a caso che non c’entra nulla ma fa molto indie)

Una quattordicenne che scrive poesie sui rotoli di carta igienica e che è muta da quando i genitori si sono separati – erano gemelli siamesi – vive con lo zio trentenne, musicista negli Afflato Anale, una garage-band che sogna di sfondare e dai garage passare ai parcheggi delle pompe di benzina.
Lo zio all’improvviso muore per overdose di Coccoina e al funerale la ragazzina a un certo punto sembra aprir bocca per dir qualcosa ma in quel momento parte These Days di Nico con dissolvenza finale sui titoli di coda e non si saprà mai se avrà parlato o no.
La pellicola non verrà mai distribuita perché nel mezzo c’è una scena senza senso in cui lei e lo zio fanno il bagno nella vasca insieme. Tutto ciò – compreso il fatto che non l’abbia visto nessuno se non al massimo piratato – lo renderà un capolavoro del cinema non mainstream.

Non è che serva un regista per girare l’angolo

La processione di zombie che tutte le mattine si spostano per andare al lavoro.
I senzatetto che dormono nei sottopassaggi, nelle stazioni o che si aggirano come spettri tra la folla distaccata.
Le chiazze di vomito vivido sull’asfalto.
Il cagnetto da portare a spasso la domenica, rigorosamente un Maltese bianco perché is the new Yorkshire.
Ubriachi diurni e ubriachi notturni che cantano o si abbracciano o cantano abbracciandosi.
Un tenore asiatico che una volta alla settimana intona Pavarotti a Nyugati.
Gruppi di ragazze possenti come Valchirie che nei locali cercano prede forse per sacrifici umani.
Gruppi di maschi-betabloccati che, spaventati dalle Valchirie, cercano ragazze isolate da agganciare.

Più osservo e più vedo deformazioni urbane grottesche.
Vagamente lynchiane.
Non so se sono miei incubi da dissociazione o sintomi da carenza di vitamine ma le sensazioni che mi dà questa città mi richiamano alla mente un set di un film inquietante e nonsense.

Uno di quelli da circolo culturale ristretto e impegnato (al Monte di Pietà per pagare l’affitto).

Ho un rapporto ondivago con il cinema.
Il giorno prima guardo l’ultimo film Marvel, il giorno dopo l’ultimo lavoro di un regista iraniano perseguitato dal governo che ha girato tutto in primo piano con una telecamera su un taxi.


Taxi di Jafar Panahi. Che consiglio di vedere.


Il cinema di intrattenimento è un servizio reso allo spettatore tramite un atto di acquisto.
Io compro un biglietto e in cambio mi forniscono un prodotto già pronto e confezionato per essere il più adatto alle mie esigenze. Potremmo definirlo un sogno pilotato e proiettato su schermo. Non a caso non è raro – anzi è considerata una delle magie del cinema – immedesimarsi negli attori sullo schermo.


Invece il motto del regista di documentari è: Non vendiamo sogni ma solidi real-time.


Che si tratti di un prodotto standardizzato, a prescindere dal genere, è intuibile in modo molto semplice: un film commerciale segue uno schema prestabilito nel proprio svolgimento. All’incirca 15-20 minuti dopo l’inizio c’è un colpo di scena che rompe la condizione preesistente. Il resto del film sarà un eterno inseguimento e un susseguirsi di eventi per tornare a quella condizione di equilibrio (non necessariamente la stessa, anzi nella maggior parte dei casi sarà un equilibrio a condizioni più vantaggiose); a 20 minuti dalla fine ci sarà un altro colpo di scena, risolutivo: a volte tale punto di rottura è volutamente un fake perché, quando si pensa che il film sia terminato, a 5 minuti dalla fine ci sarà un contro-colpo di scena definitivo.

Nei film impegnati o d’autore che dir si voglia, invece, tale schema non c’è. Delle volte è del tutto assente una struttura narrativa. Una simile opera si sposta dal piano dell’intrattenimento a quello filosofico/estetico. La visione può risultare più faticosa perché allo spettatore è richiesto un ruolo attivo. In quel momento non sto più pagando per vivere un sogno preconfenzionato ma per partecipare al film con un lavoro interpretativo.


Esistono anche film come quelli di Lynch (tipo Inland Empire) dove ci si può lambiccarsi quanto si vuole ma una vera interpretazione secondo me non c’è perché esiste soltanto nella mente di David Lynch.


Beninteso, la suddivisione non è sempre così netta tra le due fattispecie di cinema. Esistono registi che seguono una terza via cinematografica. Alcuni esempi tra questi possono essere Iñárritu, Anderson, Sorrentino, Malick.

Di Paolo Sorrentino penso che sia diventato un onanista cinematografico seriale.


Lo dico sottovoce perché è entrato a far parte di quella schiera di argomenti quali religione, movimentismo politico, abitudini alimentari, calcio, per le quali una voce contraria risveglia ancestrali e aggressivi istinti nell’interlocutore¹.


¹ Perché la gente è sempre così irascibile come se gli stessero defecando nel salotto?


Sorrentino è bravissimo nel dipingere dei quadri con la macchina da presa. Ma si pasce e si compiace di questo senso artistico vendendo secondo me un mappazzone ben confezionato.


Il Golfo di Napoli.
Un elefante indiano cieco.
Un attore ritiratosi a vita privata.
Una donna nuda stesa in mezzo a un prato con delle giunchiglie in fiore.

Cucite il tutto ed ecco un possibile nuovo film di Sorrentino.


Un altro che ho visto ammalato di Sorrentinite è Malick (The Tree of Life), anche se confesso di non aver visto altro dopo To the Wonder con Ben Afflitt.

Affleck felice/triste/preoccupato/curioso/indispettito


In realtà poi sarebbe il contario: è Sorrentino che registicamente è rimasto ammalickiato.


Iñárritu invece secondo me ci ha presi tutti per i fondelli.
Produce film commerciali vestiti da film d’autore o film d’autore vestiti da film commerciale. Non ho ancora deciso.


Anche se io non sono nessuno per decidere e parlo a titolo del tutto personale di catalogatore compulsivo.


Dopo un anno ho rivisto le mie impressioni su Birdman. All’epoca ero entusiasta, un’opera di sintesi cinematografica, raccordo tra film d’autore e d’intrattenimento. Un film sul cinema che parla di cinema, metateatro a celluloide dilagante.

E dopo però mi chiedo: un film girato in finto piano sequenza unico, è sintesi, è arte, è citazione o soltanto una presa per il sedere?


Un piano sequenza superlativo nel suo tratto artistico secondo me è ad esempio questo qui


Degli esempi di terza via che ho citato, Wes Anderson è secondo me il più particolare. I suoi film oscillano di continuo tra reale e surreale ed è proprio questa ambivalenza, come se fosse un luna park le cui giostre cambiano mentre ci sei sopra, a rendere il suo cinema tanto interessante.


E poi non posso non apprezzare uno che ha un gusto compulsivo per la simmetria


Tutto quello che ho detto sinora nasce dal fatto che vorrei vedere un film (sto andando in overdose da serie tv ultimamente e dopo aver finito House of Cards 4 è arrivato Daredevil stagione 2) ma non so su cosa rivolgermi.
Ho tentato tre volte di guardare Il gusto del sake di Yasujiro Ozu altamente consigliato da tanti intenditori e comprendimucche ma non ci riesco perché mi stanco. Forse alle 23 di sera non va bene, ma è l’unico momento che ho a disposizione. E neanche la domenica pomeriggio è indicato, dopo gli gnocchi di patate al forno con la bolognese.


Ma se il ragù l’ho preparato con macinato di manzo locale, è sempre bolognese o è una ungherese?


Non è che un vestito verosimile non sia aderente alla realtà

Sono venuto a conoscenza che questa settimana una giornalista del Tg2, Manuela Moreno, ha fatto molto parlare di sé per essersi presentata in onda con un vestito definito, di volta in volta, aderente, audace, sexy, super sexy. I commenti sugli a-social network da parte dell’utenza sempre attenta ai problemi mondiali si sono sprecati. La stampa, sempre attenta a un’utenza attenta ai problemi del mondo è stata attenta a sottolinearlo.

Sono andato quindi a cercare una testimonianza video:

Sono rimasto in effetti sconvolto: la conduttrice ha un seno!
Nessuno gliel’ha mai detto? Se ne va in giro così? Si è fatta vedere da un medico? Il Governo che fa, dorme o ruba i risparmi agli onesti evasori?

Proporrei un’interrogazione parlamentare su queste donne dotate di seno che se ne vanno in giro così, con abiti stretti. E ai bambini chi ci pensa?

Quando la mia furia censoria si è placata, mi sono poi reso conto di predicare bene e razzolare male.

Io ho nell’armadio un jeans nero, con degli strappi, molto attillato. Lo metto ai concerti, perché mi piace sentirmi giuovine in mezzo ai giuovini e perché poi le grida di entusiasmo vengono meglio se ci si strizza laggiù.

E proprio qui sorge il mio dubbio. Con quel jeans indosso, a un occhio attento, molto attento e con dieci decimi, può non sfuggire che io sia un essere umano di sesso maschile.

La gente potrebbe commentare.
Guarda quello lì, ha un pene. Non si vergogna? Se ne va in giro portandolo a spasso?

Non voglio che la gente mi commenti il pene. Ho già dei dubbi di mio.
Vero è che nessuna donna con cui ho avuto a che fare mi ha mai fatto dei commenti. Ma io ho sempre frequentato donne educate. E se non avessero fatto commenti sul mio pene soltanto per educazione?

Sto quindi pensando, per evitare futuri imbarazzi, di farmelo asportare.

E consiglierei la stessa cosa alla signora giornalista. Si faccia asportare le tette, magari si fa impiantare degli agganci per poterle togliere e rimettere. A casa indossi tutte le tette che vuole, anche 3 come l’aliena nella locanda di Atto di Forza, ma in tv si presenti senza perché il pubblico non vuole sapere che le donne hanno le tette, oppure vuole saperlo ma soltanto a richiesta.


In Atto di forza, al di là delle tette, la cosa che più mi turbò la prima volta che lo vidi fu la frase, arrogante e minacciosa, che dicono a Schwarzenegger: Hanno cancellato la tua identità e te ne hanno innestato un’altra.

L’ho sempre trovata inquietante. E se qualcuno facesse lo stesso su di me? E se l’avessero già fatto e la mia esistenza fosse una farsa?


Non è che in una gara tra film solo l’ultimo sia doppiato

Venerdì ho visto l’ultimo film con DiCaprio.
Non sono impazzito al punto di vedermelo doppiato in ungherese: il multisala vicino la stazione Nyugati ha una sala che trasmette pellicole in inglese.

Peccato che The Revenant, che credo batterà gli altri film nella corsa all’Oscar, sia per un buon 35% dei dialoghi recitato in lingua dei Nativi. I sottotitoli in ungherese non erano certo di aiuto per la comprensione. Sarei curioso di sapere cosa mai dicessero, purché non gli abbiano affibbiato le solite espressioni cliché da dispensatori di saggezza criptica.


Perché i Nativi Americani nei film devono sempre esprimere profonda e criptica saggezza ancestrale? Avevano una grande cultura intrisa di misticismo e filosofia, siamo d’accordo, ma ci sarà stato qualcuno che guardava il cielo ed esclamava “Speriamo che non piova che ho appena steso i panni ad asciugare” o doveva per forza dire qualcosa di saggio e profondo?


Aggiungiamo che il personaggio che durante il film parla di più non è quello di DiCaprio (che recita delle parti in nativo anche lui e per buona parte centrale del film non parla affatto per un problema alla gola), ma il suo antagonista, interpretato da Tom Hardy, che credo avesse l’accento texano. Alle mie orecchie quando apriva bocca giungeva un borbottio confuso e sibilante.


Mi sono informato e mi consola scoprire che anche gli anglofoni non capiscono Tom Hardy quando parla, soprattutto quando tenta di imitare accenti che non gli appartengono. Articolo del Guardian.


Però almeno è un film molto visivo, quindi ho potuto apprezzare la regia.

Sono andato a vederlo con CR, il fidanzato e una loro amica di cui ho dimenticato il nome prima ancora che me lo dicesse. Magari esiste una remota possibilità che lei un nome non lo avesse affatto, quindi sarei assolto dall’esser distratto o smemorato.


Purtroppo quando mi presento a una nuova persona l’atto di stringere la mano va in conflitto con il mio sistema audio e quindi il nome non lo ascolto.


Il fidanzato di CR è cordialissimo.
È arrivato, mi ha stretto la mano senza dire neanche ciao e guardarmi in faccia.

Nel momento in cui ha fatto la sua comparsa aveva già scritto in fronte il soprannome che gli avrei dato: L’Ingrugnito. Ma magari era ingrugnito proprio perché sapeva che gli avrei dato questo soprannome.

Ho anche compreso quali fossero quegli atteggiamenti un po’ insensibili che CR non sopporta in lui e di cui mi ha fatto una testa così in ufficio nel corso dell’ultimo mese. Ne ho avuto un esempio all’uscita dal cinema.

Premettiamo che il film è crudo, e uso questa parola non a caso perché crudo è proprio l’aggettivo dominante. Chi l’ha visto capirà. Chi non l’ha visto, sappia che non sarà il preferito dei vegani.

CR commentava appunto la durezza delle scene. L’Ingrugnito replicava, sempre gioviale e allegro come una vasectomia, sbuffando “Ma è solo un film, insomma”. Mentre CR stava proseguendo per aggiungere un’altra considerazione, L’Ingrugnito per tutta risposta si è girato dall’altra parte per mettersi a parlare con l’amica. CR è rimasta delusa e intristita, come la diapositiva qui sotto testimonia:

A volerla dire tutta il discorso che stava facendo mi lasciava un po’ perplesso. Visto che L’Ingrugnito non voleva stare ad ascoltarla, lei ha ritenuto opportuno condividere con me questo suo pensiero:
– Comunque io se dovessi sopravvivere in mezzo alle tormente di neve  e agli orsi nei boschi uccidendo animali a mani nude e mangiando carne cruda non so se riuscirei a farcela…”

Insomma, è un po’ Capitan Ovvio, un po’ Premio G.a.C..

Non è che dopo aver visto un film poi capita di pensare che “Certo che se dovessi attraversare tutta la Terra di Mezzo e le terre di Mordor sfuggendo agli orchetti per gettare un anello malefico in un vulcano, sopportando un hobbit petulante (per tacer dello stalker con lo sdoppiamento di personalità) al mio seguito che ogni due per tre deve citare a sproposito il suo Gaffiere e che secondo me di notte mi stuprerebbe volentieri, non so se ce la farei”.

Oppure: “Certo che se dovessi salire sul ring per affrontare un ammasso di steroidi sovietici tiranneggiato da Brigitte Nielsen che vuole spiezzarmi in due, io non so se sopravviverei al primo round”.

O ancora: “Certo che se fossi un uomo con la pistola e incontrassi un uomo col fucile oppure se fossi un uomo col fucile e incontrassi un uomo con la pistola oppure se fossi un uomo col fucile e incontrassi un altro uomo col fucile oppure se fossi un uomo con la pistola e incontrassi un altro uomo con la pistola, io credo sarei un uomo morto a meno di non essere Clint Eastwood ma non lo sono”.

Non so voi, ma non ho mai fatto simili considerazioni.
Anche perché quando mi immedesimo nei film mi vedo sempre vincente e di successo.

Al bilancio della serata aggiungo che ho appreso una nuova parola in ungherese.
A un certo punto sullo schermo è comparsa questa parola: mondogatta. Ho chiesto delucidazioni, mi hanno detto che è un verbo: (lui) diceva è il significato. La traduzione mi ha tolto un po’ di poesia, ma non posso comunque fare a meno di pensare a questa parola e ridere da solo.
Mondogatta.
Sembra un’esclamazione, tipo il Giuda ballerino! di Dylan Dog. Potrei infatti farne il mio intercalare.

Mondogatta!

Non è che sia meglio Han Solo che Maul accompagnati (SPOILER!)

SPOILER SPOILER SPOILER


Sì, sembra che ci siano spoiler sull’ultimo Star Wars, qui.


Anche se, essendo ormai uscito da due settimane, lo spoiler dovrebbe essere in prescrizione. O no?


QUESTO POST POTREBBE URTARE LA SENSIBILITÀ DEI FAN DELLA SAGA


Sono anche io un sagaiolo, però il mio spirito polemico vince sempre.


Ho visto il Risveglio della Forza e ho messo insieme alcuni pensieri sparsi che mi sono venuti in mente durante (e dopo) la visione del film.

Considerazioni che, metto le mani avanti, sono smentite da qualunque altro commento che ho letto in rete – finalmente posso disinstallare il bloccaspoiler da Chrome – da parte di appassionati entusiasti per i quali le opinioni divergenti sono confutabili così:

– Non hai capito niente
– Vai a vedere Checco Zalone, vai
– Che film hai visto??
– Ma stai zitto
– Quanto ti ha pagato Renzi, eh?!!!1!!11!!!!

Amenità a parte, comprendo il perché stia facendo record di incassi. Ho visto tanti occasionali al cinema. Potere della Disney.

Mark Hamill negli anni era diventato un barilotto, ch’io ricordi. Non devono essere riusciti a farlo dimagrire, perché, quando compare alla fine, è inquadrato da lontano coperto da un saio (di sicuro sotto c’era una controfigura!) e poi è mostrato in primo piano dal petto in su. Consiglio una panciera. Ah, già la indossava?

Protesta, bordello, si fa un po’ di casino bella raga

Kylo Ren è un adolescente brufoloso ed emo-tivo, che se poi s’arrabbia rompe tutto perché Cioè figa bordello raga cioè spacchiamo tutto.

In quanto adolescente brufoloso ed emo-tivo, Kylo deve rafforzare la propria scarsa autostima esprimendo voglia di figosità repressa con qualche orpello estetico. L’abbiamo fatto tutti. Io da adolescente andavo in giro con le catene sul braccio, figuriamoci se non lo capisco. Poi lui ha l’aggravante di un padre che in età da pensione fa ancora il pirata spaziale sbarazzino. Ecco che quindi si mette un ridicolo caschetto e va in giro con una lightsaber con la guardia fatta di laser. Figa, eh. Ma a che serve? Non ti tagli una mano quando la impugni?

Mi ha fatto rimpiangere il buon vecchio Darth Maul: lui era stato furbo. Tù is megl che uan: prese due spade.

© Leo Ortolani

Ho avuto la sensazione che senza Han Solo il film sarebbe stato più scadente. I nuovi personaggi non è che mi abbiano preso molto. O forse gli eventi sono corsi in modo così veloce che i protagonisti non stavano loro dietro. Invece di Han sai già che è Han Solo, sai che farà un paio di battute, dirà un paio di cose burbere, salverà la baracca con qualche trovata, insomma è come andare in quella trattoria dove alla fine sai che mangerai sempre la stessa cosa ma ti tratteranno bene e a poco prezzo.

E sarò onesto: Harrison Ford anche a 153 anni è un bell’uomo.
A parte la mascella che un po’ gli casca col labbro che gli pende a sinistra. Secondo me a ogni “ciak” c’era una truccatrice addetta ad asciugargli la bava che gli colava dalla bocca.

Secondo me l’hanno ucciso perché girare i prossimi film facendo frequenti pause-toilette (si sa la prostata causa problemi) avrebbe fatto slittare l’uscita dei film nel 2017 e nel 2019.

Scusa non mi distrarre, mi sto concentrando per spararmi le pose mentre cammino in modo figo in mezzo al deserto

Tra le cose che mi hanno lasciato perplesso è come sia possibile che Rey, che, a quanto ho capito, fino a poco prima credeva che quella dei Jedi fosse una favola, all’improvviso si metta a utilizzare la Forza. E senza aver mai toccato una lighsaber riesca a combattere alla pari – o a tratti in modo superiore – con uno che un addestramento l’ha ricevuto.


Sì, se vogliamo anche Luke diventò dal nulla abilissimo a parare colpi con la lightsaber a bordo del Millennium Falcon, bastarono solo un paio di consigli di Obi-Wan. Ma, appunto, almeno qualcuno diede consigli!


L’attrice che interpreta Rey (Daisy Ridley, che secondo me manco si chiama Daisy ma la Disney le ha imposto di cambiare nome*) è del 1992. Ancora non mi sono abituato all’idea che una nata negli anni ’90 sia maggiorenne. Per me sono tutte delle nipoti di Mubarak.


* Daisy è il nome americano di Paperina.


BB-8, il nuovo droide, è Wall-E.

Ha gli stessi atteggiamenti, fa le stesse cose pucciose.

Tanto è sempre roba Disney: se nel prossimo Star Wars vogliono metterci un clone di Capitan America, chi può dir loro nulla?


Abbiamo capito, inoltre, che è carino vedere in azione il droide rotolante. Magari una volta, due al massimo. Era necessario riservargli così tante inquadrature inutili che non fanno altro che mostrarlo mentre rotola? Ma tanto nell’epoca del food porn e dei gattini un droide che rotola ha quel mix di nerdoso e carino che tanto piace.

Esiste anche in vendita un modellino in scala che è uguale. Sapete quali sono le sue funzioni? Rotola. E poi? E poi basta: finalmente un modellino che è completamente uguale all’originale. Così come avviene nel film, rotola soltanto. 

Carino, vero? 170 euro su Amazon.

Con 25 euro dopo aver mangiato sino a scoppiare nella trattoria di Giggino il sozzone posso rotolare meglio.


In conclusione, questo film è un’operazione marketing per nostalgici. Difatti, le cose che non mi hanno turbato sono tutte idee riprese da VT (Vecchia Trilogia: si sa che le fonti sono VT e NT, Nuova Trilogia) e riproposte. E forse è il motivo per cui questo film non sia uscito una cagata come NT e si è cucito bene con VT.

Forse con la riproposizione si è però un po’ esagerato: è mai possibile che siamo alla terza Morte Nera (o quel che era nel nuovo film) e tutte e tre siano finite distrutte e che ci sia sempre un buco vulnerabile dall’esterno che è il punto debole dell’intero sistema? Non sarebbe il caso di cambiare ingegnere? Con tanti laureati che sono a spasso è una vergogna.

Da un punto di vista meramente tecnico, il film è uscito benissimo. Non ho avuto quella spiacevole sensazione di posticcio digitale, freddo e asettico come un laboratorio della Lines dove viene sintetizzato il lacti-fess.

Vorrei scrivere comunque andate a vederlo, ma non posso perché, caro lettore, se sei arrivato a leggere sin qui vuol dire che l’hai già visto, se invece non l’hai visto vuol dire che non sai leggere perché sopra c’era scritto spoiler, quindi vuol dire che non hai letto nemmeno l’invito ad andarlo a vedere. Se invece non te ne frega nulla e hai letto per pura curiosità, in ogni caso allora non andrai a vederlo. Grazie quindi per avermi fatto sentire inutile, sei proprio dispettoso come un Kylo Ren!


Se volete leggere qualcosa di meglio, consiglio Leo Ortolani, da cui ho preso la vignetta più sopra
https://leortola.wordpress.com/2015/12/25/star-wars-vii-mi-risveglio-a-forza/


 

Ho visto dei film impegnati. Al Monte di Pietà.

Ho visto questa sera Jurassic World. Tralascio una recensione, perché ce sono ormai a bizzeffe su internet e perché, inoltre, non sono mai molto bravo a parlare di cinema.  Anche se profondo impegno nel vederne di impegnati (non mi riferisco a JW, ovviamente), probabilmente di film non ne capisco nemmeno molto. Ma non lo do a vedere.


DIDASCALIA CON SPUNTI DI RETORICA
Il segreto è infilare durante la conversazione riguardante un film qualche commento generico e astratto e, come tale, adattabile a qualunque contesto. È importante parlare con aria seria e velatamente autorevole, in modo da impressionare l’interlocutore.
Esempi di commenti di questo tipo possono essere gli apprezzamenti sulla ‘fotografia’, che van sempre bene. Si può lodare un ‘piano sequenza’, dando l’idea di essere fini cultori della tecnica registica. Al negativo, si può dire che il film ‘è lento’, oppure ‘che delude le aspettative’ o, ancora, che ‘nella seconda parte perde ritmo’.
Uno dei commenti di cui vado fiero è stato ‘onanismo cinematografico’, riferito a un noto regista italiano contemporaneo. Una definizione molto rischiosa, considerando che il suddetto regista è divenuto nell’opinione pubblica intoccabile come il Profeta per i musulmani o la parmigiana della mamma per un figlio.


Durante il fim, dato che il tema portante è l’ingegneria genetica, non ho potuto fare a meno di pensare a quello scienziato che voleva creare “un pollosauro”: tecnicamente secondo la teoria si tratta di attivare dei geni atavici durante lo sviluppo embrionale del pollo per far sviluppare quelle caratteristiche (denti, coda, ecc) che con l’evoluzione sono state perse.

Il principio potrebbe valere per qualsiasi altra specie: durante lo sviluppo dell’embrione umano, ad esempio, spunta un accenno di coda, retaggio antico della nostra fase animale, che poi sparisce nelle settimane successive.

Ho pensato come sarebbe riattivare qualche gene e creare esseri umani con la coda.

Secondo me una coda faciliterebbe la comunicazione, come noi gatti ben sappiamo:

Quando non serve la si potrebbe portare arrotolata in vita, come i Saiyan:

Questa cosa di arrotolare la coda mi fa venire in mente una vecchia barzelletta zozza sugli alieni, che credo risalga almeno agli anni ’60, visto che la lessi da ragazzino su una mini enciclopedia di astronomia risalente a quell’epoca.
Allora, c’è un alieno che arriva sulla Terra in esplorazione. Atterra nei pressi di un distributore di benzina deserto e prova a stabilire un contatto con una pompa scambiandola per un terrestre. Dato che non riceve alcuna reazione, se ne torna deluso sul proprio pianeta. Rimproverato dal suo capo dopo aver fatto rapporto, accusato di essere un buono a nulla e incapace di stabilire un contatto, replica così: “Mandaci tua sorella da loro: non comunicheranno ma hanno un coso così lungo che se lo attorcigliano in vita e se lo appendono all’orecchio”.

È così brutta che provo pena per le sorelle degli alieni, vittime del sessismo terrestre.


DIDASCALIA CHIARIFICATRICE
Ci si potrebbe chiedere quale enciclopedia riporti barzellette zozze sugli alieni: ma posso dire che era la cosa più seria che lessi in quei volumetti. Altre pagine raccontavano di presunti episodi di abduction* o del pianeta scomparso dal nostro sistema solare, i cui resti sarebbero gli asteroidi in orbita tra Marte e Giove, residui di un pianeta esploso dopo una guerra nucleare che ne ha sterminato gli abitanti (ma alcuni sopravvissuti avrebbero raggiunto la Terra e contribuito all’evoluzione umana!).

* il rapimento da parte di alieni


La coda però potrebbe anche creare disagi: penso a quanti distratti se la chiuderebbero nelle porte automatiche. Oppure penso ai malintenzionati che potrebbero utilizzarla, dopo aver legato all’estremità una mazza ferrata, come arma di offesa come degli anchilosauri!

Visti i rischi, la morale del film è che quindi non si scherza con l’ingegneria genetica. Perché poi accade sempre un gran casino e deve arrivare un eroe con le spalle doppie che cammina a gambe larghe e ha sempre le mani sui fianchi perché forse i pantaloni gli cascano.

E l’eroe si prenderà la tizia figa, che è figa non perché esprime figosità (perché, volendo, un po’ di figosità la si rimedia facilmente) ma perché sa sempre cosa fare e perché è in grado di correre, saltare e guidare anche col tacco 12.

Reality, sciò!

Secondo me il mondo della televisione avrebbe bisogno di una rinfrescata. Fulminato da questa intuizione mentre scendevo dall’auto (o forse stavo prendevo la scossa toccando la portiera), ho deciso che da grande sarò un autore televisivo e ho quindi buttato giù (dal balcone) alcune idee che sarebbero redditizie perché tanto la gente vuole solo vedere altra gente che si rende ridicola dietro una telecamera. Pertanto, queste che seguono sono delle proposte per dei Reality, sciò! che le grandi e pure le piccole emittenti, dimostrando scarsa lungimiranza, hanno invece purtroppo scartato. Spero in un prossimo futuro di veder invece realizzati questi programmi.

Uomini e Gomme
Il trono di preferito dalle automobiliste è conteso da degli abili gommisti, cui si rivolgeranno delle casalinghe disperate e appiedate da forature improvvise. Tra i belli della prima stagione troviamo Ciro o’ malament e Masto (trad. padrone, capo) Michele, che all’età di 70anni fuma ancora il sigaro come quando aveva 10 anni.

La palpa
Un gruppo di concorrenti viaggerà tutti i giorni sugli autobus urbani nelle ore di punta. Tra di loro si nasconde un doppiogiochista: un maniaco che fingendosi normale passeggero sale invece sui mezzi per toccare sederi femminili di nascosto. Scopo del gioco è individuare la talpa, cioè il palpeggiatore, menarlo di botte ed esporlo seminudo al pubblico ludibrio e alle deiezioni dei piccioni in piazza.

Il Grande Fardello
Chiusi in una cava di marmo (la famosa cava del Grande Fardello), 10 concorrenti sposteranno dei lastroni di marmo unicamente con la forza delle proprie braccia, 10 ore al giorno sabato e domeniche comprese. I partecipanti potranno nominare altri concorrenti da eliminare e sarà il pubblico a decidere quali: chi riceve i voti negativi, dovrà portare anche le lastre di marmo dei concorrenti dai quali è stato nominato, finché non stramazza al suolo. Vince chi resta vivo.

Ah! Mici!
I più bei micioni e gattini d’Italia si sfidano in gare di miagolii, giochi col gomitolo e tanto altro ancora, sotto l’occhio vigile e attento di Maria de Filippi.
Purtroppo il talent sciò non è mai partito perché è impossibile far fare a un gatto qualcosa a comando.

I partecipanti della prima edizione di Ah! Mici! che appena dopo la presentazione del programma si sono acciambellati e hanno dormito una 50ina di ore.

Italia’s Goat Talent
Tre pastori fungono da giudici per esaminare le performance delle migliori caprette nostrane. La trasmissione non andrà mai in onda perché il pubblico in studio si lamenta della puzza. Dei pastori.

L’isola dei fallosi
Chi sono i vip più gettonati? I calciatori! Quindi perché non un reality su giocatori ormai sul viale del tramonto o dimenticati, ma diventati famosi per la loro capacità nel centrare le gambe avversarie invece del pallone? Sull’isola dei fallosi i più abili (?) macellai dei campi da gioco si cimenteranno in varie prove, sempre a tema calcistico. Vince chi prende meno cartellini dall’arbitro. Il gioco è stato bocciato perché giudicato di scarsa longevità: dopo un quarto d’ora sarebbero già tutti quanti espulsi.

L’olandese De Jong, uno dei possibili candidati all’Isola dei Fallosi

La pula e il secchione
Un gruppo di nerd deve riuscire a conquistare la simpatia dei poliziotti durante un G8, convincendoli a posare i manganelli per prendere in mano dei libri ed erudirsi. Dal canto loro, i secchioni dovranno evitare di peggiorare le loro già scarse condizioni fisiche sfuggendo a cariche, manganellate e pestaggi.

X Tractor
Ambientato nelle campagne della bassa-alta Val Pusterlenga di Vergate sul Membro, dei nullafacenti che si credono artisti verranno inseriti in un progetto di recupero intitolato “Braccia riportate all’agricoltura”. Il tutto si è arenato a causa di un incidente con Morgan, che, fatto di crack, si è voluto mettere alla guida di un trattore.

Televisioni. Te le visioni?

da L’arte del sogno (2006), di Michel Gondry

Mi sono reso conto che potrei anche vendere la tv senza risentire del cambiamento e della mancanza. Attualmente l’impiego maggiore che ne faccio, oltre a quello di considerarlo oggetto d’arredamento per decorare un angolo, è giocare, di tanto in tanto, con la Playstation. Tra parentesi non si è ancora affievolito il mio disappunto risalente a quando scoprii che Assassin’s Creed Unity sarebbe uscito solo per PC e PS4.

Non avverto alcuna esigenza di accendere la televisione. Le serie tv le guardo sul computer in inglese, per informarmi leggo giornali online e sono abbonato a Internazionale. Ricevevo a casa anche l’Economist, ma sono in periodo di taglio alle spese e quindi non ho rinnovato l’abbonamento. L’unico telegiornale che guardo è quello regionale, è utile per tenere il conto degli omicidi di camorra tra pregiudicati (in genere è il giornalista stesso a tenerlo per te, semplificando le cose) e seguire qualche aggiornamento di politica locale. I telegiornali nazionali, ognuno per motivi diversi, mi arrecano fastidio. Che sia per il modo in cui sono costruiti, per il modo in cui propongono le notizie, per il modo in cui non ne propongono altre, ho seria difficoltà a guardarli senza moti di stizza e prurito al cuoio capelluto.

Un tempo seguivo le trasmissioni di approfondimento politico, che pare sia però opportuno definire talk show. Ho smesso quando hanno cominciato a ricordarmi il Processo di Biscardi.

Ho fatto queste considerazioni l’altro ieri, quando ho acceso la televisione per seguire l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Mi sono accorto che qualche canale aveva impostato una vera e propria maratona non stop in diretta per l’evento. E mi sono chiesto che senso avesse tutto ciò. Sarebbe bastata una trasmissione di un paio d’ore durante le votazioni, per seguirle e discutere dei possibili esiti e scenari. Mi sfuggiva il senso di discutere un giorno intero delle stesse cose, intervallando i se i ma i però con l’intervista a qualche Minzolini (quanto era geniale il Tg1 quando era direttore! Rivoglio la corsa sui tacchi a spillo e gli scoop sulla scoperta del freddo in autunno!) di passaggio che va a prendersi un po’ di telecamera per curare un’insufficienza di esposizione.

Mi è sembrato il trionfo dell’autoreferenzialità, della tv che replica sé stessa. Il tutto scandito da molta pubblicità, in linea col target del programma, quindi con medicinali e dolori vari. Mi hanno riportato alla mente quel famoso spot che esordiva con: “Quando la diarrea ti sorprende…” così inquietante che mi ha sempre fatto pensare alla scena di un film tra il pulp e il thriller, quando il killer arriva a casa della vittima quando lui meno se l’aspetta. Una cosa alla Tarantino.

Tu sei seduto sul divano, stanco dopo una giornata di lavoro.
Sbottoni la camicia, tiri un sospiro.
Suona il campanello.
Apri la porta:
– Sono la diarrea. Ti ho sorpreso!
– Oh mio dio!
– Tu leggi la bibbia?
– Io?…S-sì…
– Allora ascolta questo passo che conosco a memoria. È perfetto per l’occasione. Ezechiele 25-17: il cammino dell’uomo costipato è minacciato da ogni parte dai dolori addominali e dagli attacchi di colite. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli di stomaco verso un bagno pubblico, perché egli è in verità il pastore di suo fratello  e il salvatore degli intestini in subbuglio. E l’imodium arriverà con grandissima efficacia su coloro che proveranno ad ammorbare l’aria con le loro flatulenze. E tu saprai che il mio nome lo pronuncerai in farmacia quando farò sentire la mia scarica su di te.

Ho deciso che non mi farò trovare in casa per non farmi sorprendere dalla televisione.

Sono Mr Gin, risolvo problemi

Senza titolo-1Da un bel post di 

1) da Pulp Fiction (1994)
Per dire una battuta simile occorre classe, eleganza e serietà, altrimenti non suonerebbe credibile. Tutte qualità di cui posso dire di sentirmi dotato.

2) da L’oro di Napoli (1954)
Conosco parecchie persone che meriterebbero un pernacchio. Ma di quelli fatti bene, come si creavano una volta. Insomma, ci vuole un’arte.

3) da Il favoloso mondo di Amélie (2001)
Oh, che volete. Il mio romanticismo è rimasto a livello adolescenziale e non si è smosso di una tacca da lì.

4) da Prendi i soldi e scappa (1969)
Un giorno voglio presentarmi a un colloquio di lavoro di cui non mi frega nulla e agire così:

5) da I compagni (1963)
Questa invece è stata detta spesso

6) da Taxi driver (1976)
Questa invece è un mio sogno segreto che rimarrà irrealizzato: conosco gente che si è presa una coltellata per un sopracciglio inarcato, figuriamoci mettersi a fare lo spavaldo:



Che poi ce ne sarebbe anche una versione siciliana (da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970)

7) da Il grande Lebowski (1998)
E questo sarebbe ciò che succederebbe nel caso cercassero di fregarmi


Ce ne sarebbero tanti altri ancora da citare, ci penserò con calma e magari riprenderò l’idea più in là. Provateci anche voi!

Sasha Grey irride la mia religione e nessuno se ne cura

Dalle mie parti si tiene ogni anno una rassegna cinematografica di film d’autore. Quella del 2015 sta per prendere il via, con alcuni intoppi organizzativi.

Un problema verificatosi di recente è stato il dover sostituire all’ultimo momento tre film: trattasi della trilogia Paradise (Love, Faith, Hope) di Ulrich Seidl. Il nome forse non vi dirà nulla. Neanche a me dice qualcosa. Il motivo per cui partecipo a questi eventi è appunto conoscere e imparare.

La proiezione della trilogia pare sia saltata perché è stato espressamente richiesto di rimuoverla, dietro minaccia di una denuncia per vilipendio alla religione. Non conosco altri dettagli.

Credo il nodo della questione fosse il secondo film, Faith (Premio della Giuria a Venezia nel 2012), in cui ci viene presentata la vita di Anna Maria, tecnico radiologo fervente devota di Cristo, tanto da avere la casa tappezzata di immagini sacre, di avere l’hobby di flagellarsi davanti al crocifisso e l’abitudine di andare in giro casa per casa con una Madonna sotto braccio tra persone che vivono nel peccato, per invitarle a redimersi.

Nel film a un certo punto la donna si masturba con un crocifisso. È tutta qui la pietra dello scandalo, visto che quando ho cercato informazioni sul film non ho trovato altro che riferimenti a tale scena. Repubblica addirittura all’epoca ha titolato “Sesso con un crocifisso”, “Il regista austriaco festivaliero con “Paradise Faith” consegna alla platea l’immagine di una ultracattolica devota che fa sesso con un crocefisso”. Sì, nel film c’è questa scena, ma scritta così sembra che si tratti di un film con Sasha Grey, non so se mi spiego.

L’intera opera, al di là della singola scena, è provocatoria. Ma non si tratta mai di una provocazione fine a sé stessa, quindi non si può, a mio avviso, prendere un estratto e decontestualizzarlo da tutto il resto.

Il film ho provato a cercarlo, sono riuscito a vederlo per intero su youtube. Link: Paradise, Faith. È in lingua originale e sono riuscito ad attivare i sottotitoli solo in inglese.

Mi soffermerò un secondo sull’opera in sé: dal punto di vista registico io la trovo artisticamente molto valida, ma sono osservazioni che solo da pochi anni mi trovo a fare. Non è da molto che mi trovo a non percepire un senso di staticità in un’inquadratura fissa, abituato al cinema di stampo hollywodiano con continui stacchi di camera e un dinamismo esasperato. È da poco che imparo ad apprezzare una scena per come è costruita, a considerare l’immagine per ciò che è e cioè come se fosse un quadro perché, spesso lo si dimentica, il cinema è una forma d’arte.

Scena della riunione del gruppo di preghiera: sono rivolti al crocifisso verso la parete, ma a tratti sembra che guardino lo spettatore. L’impatto è notevole

Io non sono un integralista, a me piace variare. Ad esempio mi ostino a guardare i film della Marvel ogni volta che ne esce uno, ma perché da appassionato non riesco a farne a meno. Ma poi mi interesso anche a un cinema che può essere considerato di nicchia, in quanto non parte del circuito dell’intrattenimento. In virtù del mio considerarmi comunque un profano, il mio giudizio su un’opera come questa può valere poco e niente. Per un altro, il film sarà una cagata, magari. E ci può stare. Ma che gli sia concesso di vederlo per giudicare.

Anche perché dicono che siamo tutti quanti Charlie. Anche se quando in giro provo a gridare “Charlie” nessuno poi si volta e mi sento alquanto solo e depresso.

Qualcuno può obiettare che masturbarsi con un crocifisso è offensivo per chi crede.

Benissimo.

Non lo guardare, allora.
Non è difficile.

Quando Sasha Grey gira una scena con un cetriolo, qualcuno chiede agli ortolani cosa ne pensano? No!
Perché dovrebbe essere diverso?
Perché un cetriolo non è dio o suo figlio.
E chi l’ha detto? Io credo nel Sacro Cetriolo e mi sento offeso dagli usi impropri di questo ortaggio.
Qualcuno si preoccupa dei miei sentimenti?
No!

Un cetriolo soltanto? Pfff

Se mi facessi saltare in aria gridando “Per il potere del Cetriolo!”, nei telegiornali cosa direbbero? Che è in atto una guerra di religione o che un folle si è ucciso, intervistando i miei vicini di casa che diranno “Sembrava un tipo strano, non salutava quasi mai” (dalla tv ho imparato che per essere delinquenti insospettabili è importante dire sempre buongiorno e buonasera: così non ti scopriranno mai), andando a ripescare i miei quaderni delle elementari dove disegnavo un carrarmato e un tizio baffuto specificando che fosse Saddà Mussei (non sapevo come si scrivesse) per dimostrare come fossi disturbato già a 6 anni (perché giustamente invece è del tutto normale che ti dicano che bombardare civili inermi è una guerra per la pace)?

Mi viene in mente una battuta di Bill Hicks:
– Ehi, amico, siamo cristiani. Non ci piace quello che hai detto.
– Allora perdonatemi.

Le cose assurde che insegna Hollywood

Questa che segue è una lista di cose che ollivuud mi ha insegnato sugli Stati Uniti.
Le infografiche che ho inserito qua e là le ho rubate provengono da una campagna per la promozione del New York International Latino Film Festival.

RELAZIONI e INTERAZIONI

  • Quando in sottofondo parte una musica col sassofono, vuol dire che si tromba. Al prossimo appuntamento mi presenterò con una registrazione sul cellulare di un sassofono da far partire al momento opportuno. Sia mai che funzioni.
  • Le donne sono sempre pronte per trombare e non verranno mai colte in quei 5 giorni del mese.
  • Ormai è risaputo che le lenzuola siano oblique o fatte a L: altezza seno per lei, altezza basso ventre per lui. L’unico dubbio che resta è se le vendano già così o se si tagliano su misura.
  • In genere dal letto si esce con le mutande addosso. Poi lui indosserà subito i pantaloni, mentre lei invece metterà una maglietta. Da ciò si deduce quindi che gli uomini avvertano il freddo solo dalla vita in giù, mentre le donne dalla vita in su.
  • Una donna incinta dovrà necessariamente partorire prima della fine del film e in qualunque luogo purché non in ospedale.
  • Come già scrissi in un’altra occasione, al telefono le persone sono scostumate e non salutano mai ma riagganciano subito.
    Esempio:
    Ci vediamo domani
    Ci sarò
    clic  
  • La regola del riaggancio rapido non vale sempre. Se la linea è caduta, la persona al telefono deve continuare a dire Pronto? Pronto? o a pronunciare il nome dell’interlocutore mentre in sottofondo si sente il classico tuu-tuu-tuu.
  • Se volete un po’ di movimento, ricordate che i bar sono i luoghi dove la gente va per picchiarsi.

SCIENZA

  • Gli Stati Uniti sono il posto più sfigato del pianeta. C’è un sempre un pericoloso terrorista, una incidente nucleare, un attacco alieno che li prende di mira. È consigliabile non programmare viaggi con largo anticipo ma seguire con attenzione il bollettino delle catastrofi in corso.
  • Lo scienziato che predice una catastrofe è destinato a non essere creduto ed essere allontanato in malo modo. Se uno scienziato vi avvicina per avvisarvi di un pericolo imminente, fate immediatamente calare la sua autostima con qualche dichiarazione sprezzante.
  • Scienziati, esperti di tecnologia e personaggi secondari in generale indossano gli occhiali. I protagonisti, mai. Se aspirate a un ruolo da protagonista e siete miopi, mettete le lenti a contatto oppure operatevi.
  • Contrariamente a quanto vi avrà detto qualche disinformato, nello spazio i suoni si propagano: i raggi laser fanno rumore, i motori delle astronavi fanno rumore, le esplosioni fanno rumore, tutto fa rumore.
  • Il pc si usa senza mouse. Qualsiasi operazione vada effettuata, dovrà essere eseguita battendo freneticamente sulla tastiera, a casaccio.
  • In America la legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prescrive che un qualsiasi luogo ad alta intensità tecnologica (una centrale nucleare, una base scientifica, un’astronave) abbia un pulsante per l’autodistruzione. Possibilmente prodotto dalla Beghelli.
  • Un pulsante per l’autodistruzione andrà attivato, altrimenti a cosa servirebbe?

GLI SCASSAMINCHIA

  • I federali son sempre dei gran scassaminchia. Tu sei un onesto poliziotto di un paesucolo dimenticato dall’igiene orale, un giorno ti capita un caso da risolvere e ti piombano addosso degli uomini con la mascella quadrata e con gli occhiali da sole (anche al buio) che ti ostacolano, ti dicono di non impicciarti, magari sono pure corrotti.
  • I poliziotti dei paesucoli dimenticati dall’igiene orale sono dei gran scassaminchia. Tu sei un federale alle prese con un caso irrisolvibile, vorresti un minimo di collaborazione e invece ti ritrovi davanti uno sceriffo pancione che ti ostacola, ti dice di non impicciarti, magari è pure corrotto.
  • Il capo è sempre un gran scassaminchia. Sia che tu sia un giornalista alle prese con un’inchiesta o un poliziotto con un caso delicato, il capo ti metterà i bastoni tra le ruote e ti vieterà di proseguire nel tuo lavoro.
  • I liceali e gli studenti del college che praticano attività sportiva sono sempre dei gran sbruffoni e scassaminchia.
  • Se non fosse chiaro, gli Stati Uniti sono pieni di scassaminchia.
  • Le ragazze fighe sono attratte dagli studenti sbruffoni e scassaminchia. Poi un giorno cadranno dal pero scoprendo che Oddio, sto con uno sbruffone scassaminchia! e usciranno insieme allo sfigato della scuola.

VEICOLI e INSEGUIMENTI

  • È molto pericoloso attraversare la strada o lasciare l’auto in sosta per lungo tempo: presto o tardi per le strade ci sarà un inseguimento.
  • Durante gli inseguimenti le automobili dovranno volare per aria ed esplodere. Le più indicate a essere danneggiate, oltre le auto degli incolpevoli cittadini, sono le auto della polizia. Sembra che gli sfasciacarrozze abbiano tanto lavoro da fare, contando il numero di volanti che ogni anno arrivano loro con notevole spesa per i contribuenti.
  • Per far volare un’auto basta che prenda in obliquo un’altra auto o un ostacolo. Don’t try this at home!
  • In particolare nei vecchi film, il conducente non ha bisogno di guardare la strada.
  • Negli Stati Uniti è facilissimo parcheggiare e non bisogna smadonnare per trovare un posto libero.
  • Gli inseguimenti a piedi devono terminare sul tetto di un edificio. La regola principale quando si scappa è quella di andare sempre verso l’alto e mai verso il basso.
  • Durante un inseguimento a piedi per strada, bisogna saltare sulle automobili in movimento scivolando sul cofano.

MALVAGITÁ

  • Quando c’è un caso da risolvere che riguarda un ladro o un assassino, la frase chiave è “abbiamo a che fare con un professionista”. Mai che qualcuno dicesse “abbiamo a che fare con una testa di minchia”.
  • Gli ordigni esplosivi hanno obbligatoriamente bisogno di un timer con l’orologio digitale programmato per dare il tempo necessario per trovarli e disinnescarli.
  • Se non si fa in tempo a disinnescare la bomba, bisogna scappare via esibendosi in un tuffo alla Tania Cagnotto, pena la squalifica da parte della giuria.
  • Un piano malvagio non è tale se non viene spiegato. L’attivazione del piano malvagio segue infatti lo stesso schema delle mosse speciali di combattimento negli anime giapponesi: devono essere annunciate affinché abbiano effetto.
  • Il complice dell’uomo malvagio morirà per mano dell’uomo malvagio stesso. Non candidatevi a fare i complici degli uomini malvagi.
  • L’uomo malvagio parla rivolto verso la telecamera e dando le spalle ai propri interlocutori.
  • L’uomo malvagio non muore mai al primo colpo, ma se ne starà nascosto da qualche parte per far credere di essere morto, per poi riapparire all’improvviso. La prossima volta che incontrate un uomo malvagio sparategli direttamente un colpo in testa.

BIONDE

(si ringraziano Eterit e zeusstamina)

  • La bionda deve morire. Questo è un assioma nel caso il film sia di genere horror.
  • Se non muore, la bionda deve essere stupida e compiere azioni stupide.
  • Se non è stupida, dovrà essere comunque una grande antipatica e compiere azioni antipatiche.
  • Parafrasando una citazione de Il cavaliere oscuro, ne discende quindi che: O muori da bionda o vivi abbastanza a lungo da diventare una stronza.

VARIE

  • In guerra o in situazioni pericolose a morire per primo è quello che ha grandi progetti per il futuro o che magari sta per sposarsi. Promemoria: essere scapoli e fancazzisti allunga la vita.
  • Per riprendersi da una sbronza, basta un caffè.
  •  Quando qualcuno muore, basta sfiorargli il viso con la mano per chiudergli gli occhi.

 

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