Non è che il portalettere faccia tutto a bella posta

Ogni tanto ricevo lettere dai lettori di questo blog, che stampo per poi bruciare nel camino (adoro l’odore di inchiostro nel fuoco). Solo che un camino non ce l’ho e quindi alla fine oggi ho deciso di pubblicarle.


Spett.le Dott. Gintoki,
Le scrivo dall’Organizzazione del I Congresso della Famiglia Trapezoidale, manifestazione per la difesa della famiglia costituita da due genitori paralleli che non si incontrano fisicamente mai. Riteniamo che questa sacra istituzione euclidea sia oggi minacciata da altre forme di geometria. Vorremmo pertanto avere il piacere della sua presenza riservandoLe un angolo dedicato in cui dispensare consigli ai nostri visitatori. In omaggio alla presente troverà il gadget che abbiamo preparato per tutti i partecipanti: un simpatico rombo di gomma.
Bernarda Umida – Ufficio Stampa del Congresso
Masturbo sul Brenta (TV)

Cara Bernarda, credo che non potrò essere dei vostri. Gli angoli che proponete mi sembrano ottusi e le palle che ci avete gonfiato con questa storia non sono euclidee perché sferiche. Grazie comunque dell’omaggio. Il rombo fatto gratinato al forno è una ricetta squisita.

Caro Gin,
ho appena finito di vedere la miniserie Rai del Nome della rosa di Eco. Mettendo da parte i giudizi tecnici, che lascio ad altri, ho trovato veramente deludente non l’aver dato spazio a una figura chiave della storia come Fra Cazzo da Velletri. Dimenticanza o volontaria censura politica?
Massimo Riserbo
Goldone Bucato (VI)

Ciao Massimo. Scandaloso, davvero. Per non parlare dell’assenza di riferimenti a Santa Fregna da Frosinone. Non so che dirti, a parte che il nome della rosa in eco è rosa…osa…sa…a.

Dear Lord Gintoki,
I’m a your lettore from the United Kingdom. I’m writing this letter because this faccenda of the Brexit is preoccupanting. Our Prime Minister, Theresa May, doesn’t know what fish to take. She will provare for the 4th volta to vote the deal. The deal that the Parliament said ‘no’ for 3 times. This is crazy!
Tyromp O’Cool
Spitting-on-your-ass (London UK)

Dear Mr. O’Cool,
this are dicks vostri. Next time think much before. If you are a Star Wars fan, I can say you: May the Fourth be with you.

Ciao Gin, io non ne capisco molto di economia ma alcune cose non ci vuole una laurea per capirle, tipo che quando mia madre mi mandava a fare la spesa mi dava i soldi in mano, contati; quando servivano più cose da comprare, me ne dava di più. Allora dico, per superare la crisi economica, perché non usciamo dall’Europa e non ci stampiamo più soldi quando ne abbiamo bisogno? Così ci compriamo quello che ci serve, quando ci serve? Mia madre non ha mai sbagliato a fare la spesa, non può avere torto.
Mani Goldo
Scorbuto sul Trasimeno (PG)

Caro Mani, i Carabinieri ti ringraziano perché era da tempo che cercavano quella nota falsaria di tua madre.

Caro Gin, dicono che sei intelligente e che conosci bene Roma. Me lo sai di’ che diavolo sta accadendo alla metropolitana? Tutte ‘ste stazioni chiuse?
Uro Genitale
Tor Cicollo (Roma)

Ciao Uro. Stanno realizzando un direttissimo capolinea-capolinea.

Caro Gin,
ma tu che ne pensi del sesso prima del matrimonio?
Valeriana Officinalis
Maremma Maiala (FI)

Che deve essere veloce sennò fai tardi al ricevimento e gli sposi si incazzano.

Gintoki, alcuni scienziati dicono che per risparmiare acqua dovremmo fare pipì nella doccia. Io ho iniziato a farlo, anche se è un po’ scomodo usare invece il water per lavarmi. Sto facendo bene? Altri consigli?
Cedrata Tassoni
Saluta Staminchia (MN)

Ciao Cedrata, se usi lo scopettino come spazzolino per i denti risparmi anche l’acqua del lavabo.

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Non è che serva un aereo per uscire dall’Europa

– Mamma, esco dall’Europa
– Non fare tardi! Stai attento! Ce le hai le chiavi? Hai preso il telefono?
(Le mamme)

– Anche io vorrei fare Brexit
– Non stasera che ho mal di testa.
(Impedimenti)

– Dovremmo prendere esempio dagli inglesi
– Mi sono accorta che avevi già smesso da tempo di lavarti lì sotto.
(Luococomunismi)

– Che ne pensa del dibattito attuale secondo il quale dovrebbe essere impedito di votare agli ignoranti?
– Sono ignorante in materia.
(Sincerità prima di tutto)

– I britannici non saranno più con noi
– E tutto questo che ho cucinato chi se lo mangia?
(Sprechi)

– È un bel problema quello del Regno Unito che abbandona l’Europa
– È un problema pure quello di tutte le teste di cazzo con cui ci lasciano.
(Punti di vista)

– Scozia: Senti, se ci unissimo anche senza referendum?
– UE: Non voglio che vieni dentro.
(Precauzioni)

– Spero in un altro referendum
– Facci una croce su.
(Ottimismi)

Non è che se sei partenopeo e sostieni il Papa puoi atteggiarti a guelfo di Napoli

2015-08-26 16.30.12

Mentre scattavo questa foto sono stato bonariamente preso in giro per essermi comportato da turista. Avrò visto questo panorama migliaia di volte – da diverse angolazioni – e chissà quanta gente avrà scattato la medesima foto.

Eppure c’è un meccanismo perverso in tutto ciò, la voglia di rubare un qualcosa che è di tutti ma vorresti far tuo.


DIDASCALIA GEOLOGICA
Ho constatato che, erroneamente, da parte di molti non Campani il Vesuvio viene associato a questa forma che ricorda un po’ un cappello da cowboy – che in realtà poi sarebbe un serpente che ha divorato un elefante come ci hanno insegnato ne Il Piccolo Principe:

È un’identificazione erronea, in quanto il Vesuvio vero e proprio è il conetto alto sulla destra, mentre l’altra punta è ciò che resta del Somma, un antico cono vulcanico al cui interno poi sorse il Vesuvio e il cui versante dal lato del mare è poi collassato.

Molti ignorano che il versante opposto, quello che dà sull’entroterra, è rimasto invece in piedi, cosicché ciò che noi entroterranei vediamo è questo:

Un frastagliato tronco di cono, in pratica.


Fin quando si tratta di rubare con una foto, va bene. Penso a quelli che invece si portavano via la sabbia dalle spiagge della Sardegna, o i sassi dalle montagne nei parchi naturali. O al turista tedesco di cui parlai che in una cisterna romana a Chiusi voleva staccare un pezzo di muro.

E ripensavo quindi oggi al post in cui diamanta poneva la differenza tra turisti e viaggiatori. Il turista alla fine vuol solo dire di esserci stato e vuol “rubare” una qualche testimonianza della propria presenza.

Il viaggiatore non è una presenza, non timbra un cartellino: il suo è un flusso, o forse più propriamente un’onda che viene e che va. E l’onda conosce tutte le coste su cui si infrange e collega con un filo invisibile tutti i posti che ha visto.


DIDASCALIA-FREDDURA
Ma un ornitologo timbra il cardellino?


Non so dove volessi arrivare con questo post se mai si possa dire che io cerchi di giungere a qualcosa, di sicuro però a dispetto del titolo non mi sono cimentato in dissertazioni su papi, imperatori o cesaropapismo, per quanto interessanti sarebbero state.


Per cesaropapismo si intende il fenomeno dell’unione di potere temporale e potere spirituale concentrati nella persona del sovrano. Un esempio odierno potrebbe essere rappresentato dal Regno Unito, dove la Regina è capo di stato e capo della Chiesa anglicana.


La trascurabile importanza del condividere

Ho appreso che fosse cominciato Sanremo aprendo la home di Facebook. Non è per fare finto snobismo che affermo che non lo sapessi. È ovvio che sono a conoscenza del fatto che ci sia in televisione questo momento aggregatore nazionalpopolare che è una via di mezzo tra il giorno della marmotta negli Stati Uniti e il discorso della Regina Elisabetta nel Regno Unito. Non ero a conoscenza dell’inizio effettivo e l’ho scoperto dagli aggiornamenti dei miei contatti su Fb, divisi, nell’ordine, in:
– commenti sul Festival di Sanremo
– commenti su quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti sprezzanti su quelli che dicono quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti di quelli che dicono di non guardare il Festival di Sanremo
– tette, culi, frasi retoriche e ridondanti sull’amore, link che vorrebbero essere spiritosi ma avevano già smesso di far ridere quando furono creati, rivelazioni a caso su complotti in corso del NWO e tanto altro da parte dei più irriducibili che ci tengono a seguire una linea editoriale costante.

Ormai quando piove corro a verificare su Facebook per esserne certo, perché la finestra potrebbe ingannarmi.  Io sto scherzando, ovviamente, ma ho come l’impressione che per alcune persone il vero risieda nel condiviso.

Coincidenza, ieri sera sono andato a vedere Birdman (O l’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Due parole: finalmente credo di aver visto un film che (probabilmente) vincerà l’Oscar e che mi piace. Accadde anche col Signore degli Anelli, ma lì è scontato, come avrebbe fatto a non piacere?!

Ci sono due cose che mi eccitano in senso artistico: il cinema quando parla di cinema (penso a tal proposito di essere uno dei pochi estimatori di Holy Motors) e il piano sequenza. Nel film ci sono entrambe le cose, anche se l’ultima è posticcia: nel senso, le scene sono in piano sequenza, fuse insieme per poi dare l’impressione che tutta la pellicola sia interamente un piano sequenza.

C’è un passaggio significativo – tra i tanti – in tutto il film, o meglio, in realtà più che un passaggio è una sottotrama che viene a galla nei momenti salienti: la notorietà e l’essere qualcuno. Riggan Thomson (Michael Keaton) è un uomo vecchio. Odia i blogger, Twitter, non ha una pagina Facebook, non compare su Youtube (come la figlia, con la quale è in pieno conflitto generazionale – cliché sul quale non mi soffermerei – gli urla contro): in poche parole non esiste (tra l’altro, “non esisto” è la battuta che dice il personaggio che R. T. interpreta a teatro nella rappresentazione basata su What we talk about when we talk about love di Raymond Carver). I suoi sforzi di costruirsi una identità artistica sono vani, basti pensare che il picco di fama che raggiunge lo deve a una passeggiata in mutande in Times Square, il cui video raggiunge centinaia di migliaia di visualizzazioni in rete. Non svelo il finale, ma il gesto sul palco, oltre a essere l’azione di un uomo preda dei propri deliri schizoidi, è anche la risposta definitiva al pubblico: se è ciò che bramate, ve lo darò.

Illuminante il commento dell’arcigna e severa critica teatrale di fronte allo sfogo del povero Riggan: “Voi non siete attori, siete celebrità”.

Sono uscito dal multisala (a proposito, vorrei esprimere tutto il mio odio per i multisala: supermercati dell’intrattenimento, dove sono costretto a condividere la fila con coloro che sgomitano per l’ultimo film di Siani, il quale non mi ha mai fatto ridere così come non mi fanno ridere gli odierni comici by Zelig, Colorado, Made in Sud e compagnia, contornato da una puzza di pop corn acido e dal rumore delle mascelle di quelli che li mangiano durante la proiezione) riflettendo sulla schiavitù numerica della condivisione e sul rapporto che hanno la fama e la notorietà coi contenuti, un rapporto che vede questi ultimi a mio avviso – ahimé – spesso soccombere.

Ho in passato pubblicizzato la mini serie Black Mirror: l’episodio che mi ha inquietato di più, perché è quello che percepisco come più icastico, è The Waldo Moment. Invito a vedere tutta la serie (sono sei episodi + uno special uscito due mesi fa) ma in particolare questo qui che, pur essendo qualitativamente inferiore agli altri, lascia riflettere sulle dinamiche che si creano tra opinione pubblica e la realtà che si replica e diffonde in rete.

 

I culi sono come le opinioni

L’altroieri, guardando la home del mio Facebook, ho visto condivisi vari link riguardanti alcune dichiarazioni rilasciate dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini. I miei contatti erano stupiti, irritati, scandalizzati dalle parole dell’Onorevole: Boldrini contro la famiglia, Boldrini contro le mamme, Boldrini: fare la mamma è offensivo e così via. Devo dire che, lette così, anche io ho pensato che questa qui dovesse aver perso il lume della ragione. Poi, sono andato a controllare cosa effettivamente avesse detto:

Gli stereotipi: chiaro che non sono principalmente un problema dell’informazione, perché anche la pubblicità non scherza. Ci sono certi spot – e io ho esperienze anche fuori dai confini nazionali – che, quando li vedo, penso sempre “Ma questo spot sarebbe messo in onda in un altro Paese? Nel Regno Unito, verrebbe messo in onda questo spot?” La domanda, e la risposta è sicuramente no. Non può essere concepito normale uno spot in cui i bambini e il papà sono tutti seduti e la mamma serve a tavola. Guardate, merita una riflessione, questo. E, ancor di più, gli spot in cui vediamo che il corpo della donna viene usato per pubblicizzare che cosa? Viaggi turistici, yogurt, automobili, computer. Ma in quale altro Paese questo verrebbe tollerato?

Perché oggi parlo di questo? Perché anche io, seppur in maniera ironica, mi sono soffermato sugli spot tv,  constatando l’uso strumentale che viene fatto della figura della donna. Andiamo sull’ultimo punto, quando parla del corpo femminile usato per promuovere i prodotti. È un’accusa così campata in aria? Mah, io mi chiedo: è proprio necessario un culo o un paio di tette per un cellulare? La risposta è: certamente, perché fa vendere. E allora sì, c’è qualcosa di sbagliato.

Non è fare moralismo, né tantomeno voler passare a mettere il niqab alle donne.
Il culo, ad esempio, è bello. Va visto, celebrato, osannato. Se esiste una scultura che si chiama addirittura Venere Callipigia (che vuol dire “belle natiche” in greco), con un’Afrodite nell’atto di alzarsi la veste e mostrare il lato B, ci sarà un motivo. A proposito, andatela a vedere al Museo Archeologico di Napoli, se potete. È una copia di epoca romana di una statua dell’Antica Grecia, dove di bellezza ne capivano.
Esisteva anche un rituale, l’ἀνάσυρμα, praticato durante le Tesmoforie (feste in onore di Demetra e Persefone), in cui le donne alzavano appunto le loro vesti mettendo in mostra le grazie.
Quindi, viva le chiappe! Purché siano solo strumento di bellezza. Se dobbiamo, invece, assistere alla mercificazione del corpo, così come avviene tutti i giorni davanti ai nostri occhi, da parte della tv, dei giornali, dell’industria e anche della politica, allora io la penso come la Boldrini.

Che poi questo avvenga solo in Italia e non all’estero, non ne ho idea. Forse l’Onorevole avrà peccato di presunzione, ma, in ogni caso, non trovo affatto scandaloso puntare il dito contro l’uso distorto dell’immagine della donna.

Tornando un attimo indietro col discorso, arriviamo alle mamme: premesso che la Boldrini poteva esprimersi meglio, il concetto di base è tutto racchiuso nell’incipit del discorso: stereotipo. In tv viene presentato un mondo posticcio, dove la donna è sempre un servizievole angelo del focolare, sorridente nello spignattare tra i fornelli, casalinga e stop, ingabbiata in un ruolo da cui non deve uscire. Basta un minimo di intelligenza per capire una semplice distinzione: non è offensivo fare la mamma (e sarebbe sì da folli affermare questo) o prendersi cura della casa, è offensivo che sia considerato solo quello il destino di una donna. È diverso.

Una tipica mamma, appena uscita dalla beauty farm, felice di servire ai quei gran rompiscatole dei suoi figli un pranzo a base di tenere cotolette di cartone espanso e wurstel di silicone esausto

Lo capiscono in pochi: prima di scrivere questo post, ho fatto una ricerca su internet sulle dichiarazioni del Presidente della Camera. Tra i commenti degli utenti, quello che va per la maggiore è il seguente: questa non scopa abbastanza.

Siamo sicuri che non ci sia una mentalità distorta in questa società?