Non è che fare l’assicurazione sia una gara perché c’è un premio

Le Universiadi di Napoli si sono concluse. Ieri si è tenuta la cerimonia di chiusura. Ho già nostalgia. Prendervi parte è stata un’esperienza bellissima e chissà se mi ricapiterà qualcosa di simile.

Perché le cose belle devono essere brevi e aver fine? Dovrebbe avvenire ciò per le cose orribili. Ad esempio, l’ultima stagione di Game of Thrones è stata un vero schifo, ma per fortuna è stata corta: così dovrebbe essere per tutto.

In ogni caso, in questo evento che ha distribuito tante medaglie, voglio anche io fare delle mie premiazioni e quindi ho qui pronta una lista di premi creati ad hoc per le Universiadi.

– Premio Rattuso d’oro
Ai commentatori RAI della Cerimonia di apertura, che alla vista di Erikah Seyama, atleta del Regno di Eswatini, sono stati folgorati dalla sua bellezza e per la successiva mezz’ora non hanno parlato d’altro.
Consegna il premio: Valentina Nappi

– Premio Arpagone
A chi ha fornito le divise per noi Volontari. I vari loghi e stemmi sulle magliette dovevano essere dei trasferelli o delle decalcomanie comprate nelle bustine in edicola, perché dopo il primo bagno in acqua della maglia – necessario, visto che il sintetico si impregna di odore di umanità – hanno cominciato a decomporsi.
Consegna il premio: Zio Paperone

– Premio Simpatia
A una accompagnatrice della squadra USA di pallanuoto, una italiana che durante la finale maschile Italia – Stati Uniti è venuta a chiederci di parlare con lo speaker per invitare il pubblico a non fischiare quando attaccava la squadra statunitense. Piccola parentesi: sui modi di tifare del pubblico sospendo il giudizio, quel che penso è che finché non si scade nell’offesa, nell’ingiuria e che a fine incontro si tributa il giusto riconoscimento a entrambe le squadre, per me va anche bene cercare di intimorire l’avversario quando attacca. Lasciamo perdere gli esempi del calcio, ma nel basket e nella pallanuoto è cosa normale. Quando le abbiamo detto che 1) dev’essere l’arbitro casomai a decidere se richiamare all’ordine per intemperanze, 2) non si trattava di offese e ingiurie, la tizia se ne è andata mandandoci a fare in culo.
Consegna il premio: Vittorio Sgarbi

– Premio Super Saiyan
All’allenatore della nazionale ungherese femminile di pallanuoto, che in finale, ahinoi, ha battuto l’Italia. Espulso per intemperanze e beccato dagli italiani del pubblico, ha reagito ai loro Scemo! Scemo! facendogli il Goku che si trasforma in Super Saiyan

urlando qualcosa in ungherese che non ho capito, ma credo di non andare lontano dalla verità se dico che sarà stato un Puppatemi la fava.
Consegna il premio: Junior

 

– Premio Meglio Vestito
Non c’è manco bisogno di dirlo:
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Mi consegna il premio che accetto con piacere: Tom Selleck aka Magnum IV.

Non è che serva un genetista per controllare gli incroci

Mi hanno chiesto se fosse vero che a Napoli la circolazione stradale fosse un po’ borderline.

Ho risposto con una battuta arcinota, cioè che da noi il semaforo rosso non è un divieto ma un consiglio.

Qualche giorno fa guardavo uno spettacolo di Trevor Noah – comico sudafricano e conduttore del Daily Show -, e l’ho visto utilizzare la medesima battuta. Parlando delle differenze tra Stati Uniti e Africa ha detto “I semafori africani sono più un consiglio che un obbligo. Non dicono Stop!. È più uno Stop?“.


Lo spettacolo da cui è tratto è Afraid of the Dark, disponibile su Netflix.


È stato divertente trovare questa corrispondenza. Mi incuriosiscono sempre certi schemi comuni tra posti e realtà lontane.

In Giappone ad esempio smontano i templi e li rimontano da capo per le operazioni di manutenzione. Tu sei lì il giorno prima che saluti come sempre la volpe sacra fuori al tempio e il giorno dopo è sparita e cerchi invano il grappolo d’uva.

Anche in Italia facciamo così. Siamo però più furbi: lasciamo che terremoti e incuria facciano il lavoro sporco di buttar giù le cose per poterle poi ricostruire meglio.

È probabile che questa cosa che ho scritto non faccia ridere. In verità non deve: è un dato di fatto. Magari un dato estremizzato, perché come diceva l’agente della forestale “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” e quindi una cosa negativa silenzia le altre positive che sono in circolazione.

Resta comunque la realtà.

La cosa dei semafori napoletani mi fa ridere perché non è la realtà.
Non ho mai visto qualcuno passare col rosso, perché saremo anche ladri truffatori bugiardi e sozzi e poco avvezzi alle regole ma non siamo delle pornostar.

Senza contare che attraversare col rosso può esporre a casi di morte e non tutti sono avvezzi ad assumere morte.

Quel che è vero invece è che il giallo invece di un invito a rallentare è un incitamento: Fai presto che sennò scatta il rosso!.

Dovrebbero far più battute sul giallo.

Sul tema di cose che fanno/non fanno/dovrebbero/non dovrebbero far ridere sento spesso molta confusione intorno la satira, anche in virtù di avvenimenti di stretta attualità.

Credo che per definir un qualcosa come satira si debba tener presente una regola fondamentale: deve essere contra potentes. La satira agisce dal basso verso l’alto, non viceversa. Altrimenti è bullismo, è soverchierìa. È quello che fanno decine di pagine facebook ai danni di categorie più deboli credendosi spiritosi.

L’altra connotazione della satira è che non deve necessariamente far ridere. Per farsi due risate spontanee basta l’uomo che entra in un caffè e fa Splash!. La satira dovrebbe invece far dire “Cavolo, è vero” prima che “Ah ah ah” (o “Oh oh oh” se siete Babbo Natale).

Purtroppo trovo che sia un discorso per pochi.

Se da una parte tutti ormai si sentono in diritto di offendersi e indignarsi – ho visto gente alterarsi per delle battute su Trump e Clinton. In Italia. Le persone si offendono, in Italia, per due politici (quindi potentes) d’oltreoceano – dall’altra lato tutti si sentono in diritto di offendere gli altri perché sennò si è accusati di esser tristi e buonisti.

A volte ho degli incubi riguardanti un futuro distopico, tra 20-30 anni, pensando a una generazione che studierà sui libri di Diego Fusaro, avrà fatto tornare in circolazione il tifo e il vaiolo, sceglierà il Presidente del Consiglio con un contest televisivo gestito da Favij e l’ologramma di Maria de Filippi e avrà come obbligo possedere la tessera di Sesso Droga e Pastorizia, pena il pubblico ludibrio.

Non è che se al liceo ti picchi con tutti sei marxista perché fai lotta di classe

La vita di un adolescente è dura e gli adulti non se ne rendono conto.
Anche io non me ne rendo conto, eppure non è passata un’eternità.
Ma forse io ero già vecchio al liceo.

Di una cosa sono convinto. Per poter vivere serenamente la propria adolescenza è necessario scegliersi qualcosa o qualcuno da odiare.


Il motivo a mio avviso è semplice. L’adolescente, in quanto in fase di formazione identitaria, abbisogna di un contorno che lo definisca. L’odio è un ottimo strumento di definizione, perché se io odio te mi sto qualificando come diverso da te, quindi mi sto dando una forma per differenza.


Odi i fascisti e fai il comunista.
Odi i comunisti e fai il fascista.
Odi i deboli e fai il bullo, bravo coglione.
Odi i coglioni e fai il superbo.
Odi i superbi e fai l’amico del popolo.
E torni quindi a fare il comunista ma di ispirazione messianica.

Un tempo credo fosse più semplice scegliersi chi odiare.
Ad esempio, eri contro l’imperialismo degli Stati Uniti. Niente Coca Cola ma solo Chinotto San Pellegrino nonostante chiunque ti vedesse con la lattina facesse una battuta sconcia sul nome della bevanda, un boicottaggio al McDonald’s – talmente boicottato che tutti lo chiamano McDonald e non McDonald’s – in favore di Spizzico e anche per quella giornata potevi ritenerti fiero di aver salvato il mondo.

Oggi siamo germanofobi, islamofobi, qualcuno poi resiste nel proprio oltranzismo contro gli Stati Uniti, unioneuropeofobi, insomma è una grande ammucchiata perché abbiamo troppi nemici tra cui scegliere.

Sarà per questo che molte persone mi sembrano persistere nell’assumere, nei confronti della cosa pubblica, dell’attualità, di tutti i fatti e i non foste del mondo, un atteggiamento adolescenziale.

Mi sembra di avere a che fare sempre e solo con soggetti che urlano contro qualcosa. “Urlano” inteso in senso allegorico.


Poi se c’è gente che urla sul serio, anche se ti trovi a 50 cm di distanza da loro.


L’urlo è adolescenziale.
A meno che non sia quello di Munch, però anche quello sembra il ritratto di un uomo che si scopre in un’angoscia adolescenziale.

Gli adulti sono posati e ragionati. Anche se molti adulti dove li posi non li ritrovi, ma questo è un altro discorso.

Quello che voglio dire, è che stando dietro a soggetti simili tengo a sviluppare un atteggiamento di insofferenza. L’insofferenza si tramuta in fastidio, il fastidio è il germe dell’odio.

Questi adulti-adolescenti tendono a farmi tornare adolescente a mia volta e la cosa mi destabilizza.

La trascurabile importanza del condividere

Ho appreso che fosse cominciato Sanremo aprendo la home di Facebook. Non è per fare finto snobismo che affermo che non lo sapessi. È ovvio che sono a conoscenza del fatto che ci sia in televisione questo momento aggregatore nazionalpopolare che è una via di mezzo tra il giorno della marmotta negli Stati Uniti e il discorso della Regina Elisabetta nel Regno Unito. Non ero a conoscenza dell’inizio effettivo e l’ho scoperto dagli aggiornamenti dei miei contatti su Fb, divisi, nell’ordine, in:
– commenti sul Festival di Sanremo
– commenti su quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti sprezzanti su quelli che dicono quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti di quelli che dicono di non guardare il Festival di Sanremo
– tette, culi, frasi retoriche e ridondanti sull’amore, link che vorrebbero essere spiritosi ma avevano già smesso di far ridere quando furono creati, rivelazioni a caso su complotti in corso del NWO e tanto altro da parte dei più irriducibili che ci tengono a seguire una linea editoriale costante.

Ormai quando piove corro a verificare su Facebook per esserne certo, perché la finestra potrebbe ingannarmi.  Io sto scherzando, ovviamente, ma ho come l’impressione che per alcune persone il vero risieda nel condiviso.

Coincidenza, ieri sera sono andato a vedere Birdman (O l’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Due parole: finalmente credo di aver visto un film che (probabilmente) vincerà l’Oscar e che mi piace. Accadde anche col Signore degli Anelli, ma lì è scontato, come avrebbe fatto a non piacere?!

Ci sono due cose che mi eccitano in senso artistico: il cinema quando parla di cinema (penso a tal proposito di essere uno dei pochi estimatori di Holy Motors) e il piano sequenza. Nel film ci sono entrambe le cose, anche se l’ultima è posticcia: nel senso, le scene sono in piano sequenza, fuse insieme per poi dare l’impressione che tutta la pellicola sia interamente un piano sequenza.

C’è un passaggio significativo – tra i tanti – in tutto il film, o meglio, in realtà più che un passaggio è una sottotrama che viene a galla nei momenti salienti: la notorietà e l’essere qualcuno. Riggan Thomson (Michael Keaton) è un uomo vecchio. Odia i blogger, Twitter, non ha una pagina Facebook, non compare su Youtube (come la figlia, con la quale è in pieno conflitto generazionale – cliché sul quale non mi soffermerei – gli urla contro): in poche parole non esiste (tra l’altro, “non esisto” è la battuta che dice il personaggio che R. T. interpreta a teatro nella rappresentazione basata su What we talk about when we talk about love di Raymond Carver). I suoi sforzi di costruirsi una identità artistica sono vani, basti pensare che il picco di fama che raggiunge lo deve a una passeggiata in mutande in Times Square, il cui video raggiunge centinaia di migliaia di visualizzazioni in rete. Non svelo il finale, ma il gesto sul palco, oltre a essere l’azione di un uomo preda dei propri deliri schizoidi, è anche la risposta definitiva al pubblico: se è ciò che bramate, ve lo darò.

Illuminante il commento dell’arcigna e severa critica teatrale di fronte allo sfogo del povero Riggan: “Voi non siete attori, siete celebrità”.

Sono uscito dal multisala (a proposito, vorrei esprimere tutto il mio odio per i multisala: supermercati dell’intrattenimento, dove sono costretto a condividere la fila con coloro che sgomitano per l’ultimo film di Siani, il quale non mi ha mai fatto ridere così come non mi fanno ridere gli odierni comici by Zelig, Colorado, Made in Sud e compagnia, contornato da una puzza di pop corn acido e dal rumore delle mascelle di quelli che li mangiano durante la proiezione) riflettendo sulla schiavitù numerica della condivisione e sul rapporto che hanno la fama e la notorietà coi contenuti, un rapporto che vede questi ultimi a mio avviso – ahimé – spesso soccombere.

Ho in passato pubblicizzato la mini serie Black Mirror: l’episodio che mi ha inquietato di più, perché è quello che percepisco come più icastico, è The Waldo Moment. Invito a vedere tutta la serie (sono sei episodi + uno special uscito due mesi fa) ma in particolare questo qui che, pur essendo qualitativamente inferiore agli altri, lascia riflettere sulle dinamiche che si creano tra opinione pubblica e la realtà che si replica e diffonde in rete.

 

Le cose assurde che insegna Hollywood

Questa che segue è una lista di cose che ollivuud mi ha insegnato sugli Stati Uniti.
Le infografiche che ho inserito qua e là le ho rubate provengono da una campagna per la promozione del New York International Latino Film Festival.

RELAZIONI e INTERAZIONI

  • Quando in sottofondo parte una musica col sassofono, vuol dire che si tromba. Al prossimo appuntamento mi presenterò con una registrazione sul cellulare di un sassofono da far partire al momento opportuno. Sia mai che funzioni.
  • Le donne sono sempre pronte per trombare e non verranno mai colte in quei 5 giorni del mese.
  • Ormai è risaputo che le lenzuola siano oblique o fatte a L: altezza seno per lei, altezza basso ventre per lui. L’unico dubbio che resta è se le vendano già così o se si tagliano su misura.
  • In genere dal letto si esce con le mutande addosso. Poi lui indosserà subito i pantaloni, mentre lei invece metterà una maglietta. Da ciò si deduce quindi che gli uomini avvertano il freddo solo dalla vita in giù, mentre le donne dalla vita in su.
  • Una donna incinta dovrà necessariamente partorire prima della fine del film e in qualunque luogo purché non in ospedale.
  • Come già scrissi in un’altra occasione, al telefono le persone sono scostumate e non salutano mai ma riagganciano subito.
    Esempio:
    Ci vediamo domani
    Ci sarò
    clic  
  • La regola del riaggancio rapido non vale sempre. Se la linea è caduta, la persona al telefono deve continuare a dire Pronto? Pronto? o a pronunciare il nome dell’interlocutore mentre in sottofondo si sente il classico tuu-tuu-tuu.
  • Se volete un po’ di movimento, ricordate che i bar sono i luoghi dove la gente va per picchiarsi.

SCIENZA

  • Gli Stati Uniti sono il posto più sfigato del pianeta. C’è un sempre un pericoloso terrorista, una incidente nucleare, un attacco alieno che li prende di mira. È consigliabile non programmare viaggi con largo anticipo ma seguire con attenzione il bollettino delle catastrofi in corso.
  • Lo scienziato che predice una catastrofe è destinato a non essere creduto ed essere allontanato in malo modo. Se uno scienziato vi avvicina per avvisarvi di un pericolo imminente, fate immediatamente calare la sua autostima con qualche dichiarazione sprezzante.
  • Scienziati, esperti di tecnologia e personaggi secondari in generale indossano gli occhiali. I protagonisti, mai. Se aspirate a un ruolo da protagonista e siete miopi, mettete le lenti a contatto oppure operatevi.
  • Contrariamente a quanto vi avrà detto qualche disinformato, nello spazio i suoni si propagano: i raggi laser fanno rumore, i motori delle astronavi fanno rumore, le esplosioni fanno rumore, tutto fa rumore.
  • Il pc si usa senza mouse. Qualsiasi operazione vada effettuata, dovrà essere eseguita battendo freneticamente sulla tastiera, a casaccio.
  • In America la legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prescrive che un qualsiasi luogo ad alta intensità tecnologica (una centrale nucleare, una base scientifica, un’astronave) abbia un pulsante per l’autodistruzione. Possibilmente prodotto dalla Beghelli.
  • Un pulsante per l’autodistruzione andrà attivato, altrimenti a cosa servirebbe?

GLI SCASSAMINCHIA

  • I federali son sempre dei gran scassaminchia. Tu sei un onesto poliziotto di un paesucolo dimenticato dall’igiene orale, un giorno ti capita un caso da risolvere e ti piombano addosso degli uomini con la mascella quadrata e con gli occhiali da sole (anche al buio) che ti ostacolano, ti dicono di non impicciarti, magari sono pure corrotti.
  • I poliziotti dei paesucoli dimenticati dall’igiene orale sono dei gran scassaminchia. Tu sei un federale alle prese con un caso irrisolvibile, vorresti un minimo di collaborazione e invece ti ritrovi davanti uno sceriffo pancione che ti ostacola, ti dice di non impicciarti, magari è pure corrotto.
  • Il capo è sempre un gran scassaminchia. Sia che tu sia un giornalista alle prese con un’inchiesta o un poliziotto con un caso delicato, il capo ti metterà i bastoni tra le ruote e ti vieterà di proseguire nel tuo lavoro.
  • I liceali e gli studenti del college che praticano attività sportiva sono sempre dei gran sbruffoni e scassaminchia.
  • Se non fosse chiaro, gli Stati Uniti sono pieni di scassaminchia.
  • Le ragazze fighe sono attratte dagli studenti sbruffoni e scassaminchia. Poi un giorno cadranno dal pero scoprendo che Oddio, sto con uno sbruffone scassaminchia! e usciranno insieme allo sfigato della scuola.

VEICOLI e INSEGUIMENTI

  • È molto pericoloso attraversare la strada o lasciare l’auto in sosta per lungo tempo: presto o tardi per le strade ci sarà un inseguimento.
  • Durante gli inseguimenti le automobili dovranno volare per aria ed esplodere. Le più indicate a essere danneggiate, oltre le auto degli incolpevoli cittadini, sono le auto della polizia. Sembra che gli sfasciacarrozze abbiano tanto lavoro da fare, contando il numero di volanti che ogni anno arrivano loro con notevole spesa per i contribuenti.
  • Per far volare un’auto basta che prenda in obliquo un’altra auto o un ostacolo. Don’t try this at home!
  • In particolare nei vecchi film, il conducente non ha bisogno di guardare la strada.
  • Negli Stati Uniti è facilissimo parcheggiare e non bisogna smadonnare per trovare un posto libero.
  • Gli inseguimenti a piedi devono terminare sul tetto di un edificio. La regola principale quando si scappa è quella di andare sempre verso l’alto e mai verso il basso.
  • Durante un inseguimento a piedi per strada, bisogna saltare sulle automobili in movimento scivolando sul cofano.

MALVAGITÁ

  • Quando c’è un caso da risolvere che riguarda un ladro o un assassino, la frase chiave è “abbiamo a che fare con un professionista”. Mai che qualcuno dicesse “abbiamo a che fare con una testa di minchia”.
  • Gli ordigni esplosivi hanno obbligatoriamente bisogno di un timer con l’orologio digitale programmato per dare il tempo necessario per trovarli e disinnescarli.
  • Se non si fa in tempo a disinnescare la bomba, bisogna scappare via esibendosi in un tuffo alla Tania Cagnotto, pena la squalifica da parte della giuria.
  • Un piano malvagio non è tale se non viene spiegato. L’attivazione del piano malvagio segue infatti lo stesso schema delle mosse speciali di combattimento negli anime giapponesi: devono essere annunciate affinché abbiano effetto.
  • Il complice dell’uomo malvagio morirà per mano dell’uomo malvagio stesso. Non candidatevi a fare i complici degli uomini malvagi.
  • L’uomo malvagio parla rivolto verso la telecamera e dando le spalle ai propri interlocutori.
  • L’uomo malvagio non muore mai al primo colpo, ma se ne starà nascosto da qualche parte per far credere di essere morto, per poi riapparire all’improvviso. La prossima volta che incontrate un uomo malvagio sparategli direttamente un colpo in testa.

BIONDE

(si ringraziano Eterit e zeusstamina)

  • La bionda deve morire. Questo è un assioma nel caso il film sia di genere horror.
  • Se non muore, la bionda deve essere stupida e compiere azioni stupide.
  • Se non è stupida, dovrà essere comunque una grande antipatica e compiere azioni antipatiche.
  • Parafrasando una citazione de Il cavaliere oscuro, ne discende quindi che: O muori da bionda o vivi abbastanza a lungo da diventare una stronza.

VARIE

  • In guerra o in situazioni pericolose a morire per primo è quello che ha grandi progetti per il futuro o che magari sta per sposarsi. Promemoria: essere scapoli e fancazzisti allunga la vita.
  • Per riprendersi da una sbronza, basta un caffè.
  •  Quando qualcuno muore, basta sfiorargli il viso con la mano per chiudergli gli occhi.

 

Si accettano contributi! 😀

Perché se la mucca fa muu il merlo non fa mee?

  • Perché una zanzara non può pungerti e portarti via quella goccia scarsa di sangue che le entra nel corpo senza rompere le scatole? Perché deve ronzare nell’orecchio e poi saltellare sulla pelle come un gabber impasticcato? Ci si potrebbe mettere d’accordo, io lascerei un cucchiaino di sangue la sera accanto al letto: prendetene e bevetene tutte, questo è il mio sangue e che vi vada di traverso. Lo so che non dovrei incentivare il racket ematico, ma sempre meglio che dare i soldi alla lobby dello zampirone.
  • Perché Paperino va in giro senza pantaloni e poi al mare indossa i bermuda, mette l’asciugamano in vita quando esce dalla doccia e se rimane nudo si copre lì davanti con le mani (senza motivo, aggiungerei, visto che il birillo delle anatre è nascosto dentro il corpo)?
  • Perché alcune donne, pur soffrendo in modo terribile i tacchi, continuano a indossare scarpe col tacco?
  • Perché le donne quando mettono il mascara aprono la bocca? L’occhio mica si apre di più, in questo modo? Post Scriptum: quando anni fa ho cominciato a mettere le lenti a contatto mi son reso conto che inconsciamente lo facevo anche io, quindi ritorna la domanda: perché?
  • Perché i maschi hanno i capezzoli? Per permettere di fare lo scherzo da scuola media o da palestra di pizzicarli a qualcuno e guardarlo contorcersi dal dolore?
  • Perché alcuni uomini soffrono di calvizie degli stinchi/polpacci? Perché nessuno parla di questo problema e in tv non ci sono spot con uomini che vanno al bar e si scusano con gli amici, tipo
    – “Ragazzi, scusate, ma ho un problema intimo…mi cadono i peli dagli stinchi..Ho paura di entrare in ascensore o stare vicino agli altri perché temo che se ne accorgano
    – “Ma dai! – esclama l’amico saccente, aprendo la valigetta e prendendo il prodotto – Ora le tue gambe possono sentirsi sicure e protette con il nuovo xxxx (nome del prodotto)!”
  • Perché i pantaloni coi bottoni hanno progressivamente ridotto a specie in via di estinzione i pantaloni con la cerniera? Troppi ricoveri al pronto soccorso causa peni intrappolati nella zip?
  • Perché nelle raffigurazioni artistiche Adamo (e anche Eva) ha l’ombelico? Non dovrebbe essere liscio tipo Kyle XY? E il cordone l’avrà tagliato un insetto forbicina, vista l’assenza di ostetriche?
  • Perché è così divertente far scoppiare la bubble wrap (la plastica da imballaggi con le bolle) mentre chi assiste alla scena sembra infastidito?
  • Perché a Superman bastano un paio di occhiali e nessuno lo riconosce quando è Clark Kent, così come a Don Diego de la Vega basta una mascherina e nessuno lo identifica con Zorro?
  • Perché il Giappone viene attaccato dai mostri, gli Stati Uniti vengono attaccati dagli alieni e a noi invece non ci fila nessuno, tanto che basta un prete in bicicletta a difenderci?
  • Perché nei film americani se sali per la prima volta su un elicottero o un aereo riesci a pilotarlo e farlo atterrare, così come negli anime giapponesi se ti metti alla guida di un robot che non hai mai visto prima riesci a combattere senza problemi?
  • Perché nei film e nei telefilm americani la gente riaggancia il telefono senza nemmeno salutare? Sono davvero così scostumati oltreoceano? Del tipo:
    L’appuntamento è per domani.
    Ci sarò.
    Clic.
    Oppure:
    John è morto.
    No!
    Clic.
  • Perché l’inglese non si pronuncia come si scrive, cosicché sarebbe anche più facile per chi dimentica di allungare le vocali capire la differenza tra shit e sheet, bitch e beach e così via?
  • Perché andare in palestra o a correre per tenersi in forma e poi la sera riempirsi sistematicamente di schifezze fritte nell’Agip Sint 2000?
  • Perché non concedersi, di tanto in tanto, di mangiare una schifezza per risollevarsi il morale e dover rompere i coglioni a chi lo fa?
  • Perché mai Ti chiamerò trottolino amoroso du du da da da?
  • Perché i Jalisse non sono più riusciti a replicare il successo di Sanremo 1997? C’è lo zampino della mafia della musica che ha ostacolato il loro talento artistico?

E quali sono i vostri grandi perché? Perché mai lo chiedo? ‘mbuto! Su Rieducational Channel!

Trovo molto interessante la mia parte intollerante #2

Questa settimana, non avendo idee per scrivere qualcosa di originale, riprendo un post di qualche settimana fa e lo integro con qualche altra cosa che trovo faticoso sopportare. Ovviamente, parliamo di amenità, sciocchezzuole, beninteso.

  • Non sopporto vedere unghie mangiucchiate e a maggior ragione non amo che si mangiucchino in mia presenza: sentire il “clac” dell’unghia sotto i denti mi fa rabbrividire. Ah, mi presento: io mangio la pelle intorno i pollici.
  • Non sopporto le prefazioni e le introduzioni dei libri, in modo particolare quelle troppo lunghe: mi sento obbligato a leggerle per rispetto di chi le ha scritte e poi non si sa mai contengano informazioni utili. Peccato che quest’ultima cosa sia vera in pochi casi.
  • Non sopporto chi non ti fa completare una frase tempestandoti di domande. Es.:
    Sai, ieri sera ho mangiato una pizza particolare…
    Dove sei andato?
    In quella pizzeria a Vergate sul Membro, cmq c’era questa pizza…
    Ah, quella pizzeria di fronte il benzinaio?
    Sì…comunque…
    Sei andato per la strada normale o la superstrada?
    La strada all’interno…non avevo fretta…dicevo…
    Era buona la pizza?
    Sì, ti stavo appunto dicendo che…
    Quanto si paga?
    (e poi va avanti va avanti va avanti…)
  • Non sopporto quelli che suonano il clacson quando scatta il verde al semaforo. Puoi anche riuscire a partire come Fernando Alonso e bruciare sul tempo tutti quelli dietro, ci sarà sempre chi sarà più veloce di te nel suonare il clacson per dirti di muoverti.
  • Non sopporto i genitori che fuori casa lasciano i figli allo stato brado, incapaci di fargli capire come comportarsi. Caro bambino che nel 2010 su un intercity Napoli – Pisa mi desti un calcio sul ginocchio – con tua madre che assisteva con calma zen – che sarebbe valso l’espulsione immediata e una squalifica per 2 giornate, sto aspettando che tu diventi maggiorenne per restituirtelo.
  • Non sopporto le canzoni che non ti piacciono ma che all’improvviso iniziano a suonarti in testa. Ieri mattina mi sono svegliato con Antonio Maggio che mi ripeteva mi piacerebbe sapere…e farmi male farmi male farmi male
  • Non sopporto i suggerimenti sballati di Spotify o Youtube per la musica. Hai ascoltato Nick Cave? Ehi, prova Anna Tatangelo!
  • Non sopporto quelli che quando ti parlano ti toccano. Ne esistono diverse categorie:
    il pugile, che ti dà colpetti come per logorarti;
    il doganiere, che ti tocca un po’ ovunque come per perquisirti;
    l’intimidatore, che ti stringe il braccio come se ti dovesse chiedere il pizzo;
    Zidane: questo in realtà non ti tocca ma avvicina la testa come se volesse darti una testata.
  • Non sopporto la domanda Sei solo tu? quando sei arrivato puntuale a un appuntamento e il primo dei ritardatari che arriva, vedendoti, domanda ciò.
    Risposta: no, c’è anche l’uomo invisibile qui con me. Scusalo, è un po’ timido.
  • Non sopporto la domanda Tanto che hai da fare? Qualche volta vorrei avere la prontezza di spirito e il fiato per dare una risposta stile Dottor Cox:
    Cosa ho da fare? Qualsiasi cosa che ritengo più interessante di ciò che mi chiedi, ad esempio vedere tutti i film di Bela Tarr in lingua originale cioè l’ungherese compreso Sátántangó che dura più di 7 ore, andare a un comizio di Scilipoti, iniziare a collezionare la lanetta che si forma nell’ombelico, girare le edicole per recuperare i numeri mancanti della raccolta a fascicoli delle targhe automobilistiche degli Stati Uniti, guardare i Festival di Sanremo dal 1955 a oggi, convincere un complottista che non esistono le scie chimiche, convincere un debunker che esistono le scie chimiche, far incontrare l’ex complottista e l’ex debunker e assistere alla conversazione…
    …e, ovviamente, i film con Hugh Jackman!

Come l’altra volta, se avete altre proposte, sfogatevi! 😀 (potete pure scrivere: non sopporto i blogger che fanno liste di cose che non sopportano…)