E anche Michelangelo disse “perché non parli?”

Ritorna l’appuntamento a periodicità settordiciquinale con i termini di ricerca più astrusi che conducono a questo blog ma purtroppo chi li ha digitati non voleva arrivare su questi lidi ma cercava cose che a noi comuni mortali sfuggono.

mercatone uno dove cazzo stai
Mercatone se ne è andato e non ritorna più…

riggan thomson esiste?
Sì e cammina in mutande per Times Square

barzellette assorbenti mette rossetto sangue ah foto
Non l’ho capita.

video quando al culo di donna manca solo la parola
Sarà un film muto sicuramente.

cosa penso quando un compagno in classe esplode per la rabbia
Non posso aiutarti perché in classe ero io quello che esplodeva.

wikihow palpare tette
Prova con i tutorial di Salvatore Aranzulla, ne avrà sicuramente scritto uno. Assicurati comunque di avere a disposizione:
– un paio di tette
– un paio di mani
– colla vinilica.

ricovero frigo panni stesi
In genere io li stendo ad asciugare, non credo tenerli in frigo sia la cosa migliore.

attualmente la beghelli quante azioni fa girare in borsa
Non lo so, ma hai comprato il salvalaborsa beghelli che rispetta la legge 626?

ambulante fruttivendolo originale
Diffidate dalle imitazioni. Acquistate solo da ambulanti con i marchi ® e ™.

rapporti tra donne e verdure yuoporn
Arrivano i vegan estremisti: accoppiarsi con un uomo è terribile! È carne!

donne che si infila limoni in figa
Hai frainteso il concetto di “limonare”.

figa italiana
E che sia solo da agricoltura biologica, mi raccomando.

tette di natale
E tu come le passerai le tue tette di Natale?

poesie per donne esaurite
Credimi, una donna esaurita non la tieni a bada con una poesia. Poi a tuo rischio e pericolo, eh.

youporn benedetta parodi
Prima o poi doveva accadere. È passata alle ricette afrodisiache.

video signore bresciane
video porno bresciani
youporn orzinuovi
Il sesso 2.0 lumbàrd.

non mi dire cazzate
Tranquillo, no, però per favore stai calmo.

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La trascurabile importanza del condividere

Ho appreso che fosse cominciato Sanremo aprendo la home di Facebook. Non è per fare finto snobismo che affermo che non lo sapessi. È ovvio che sono a conoscenza del fatto che ci sia in televisione questo momento aggregatore nazionalpopolare che è una via di mezzo tra il giorno della marmotta negli Stati Uniti e il discorso della Regina Elisabetta nel Regno Unito. Non ero a conoscenza dell’inizio effettivo e l’ho scoperto dagli aggiornamenti dei miei contatti su Fb, divisi, nell’ordine, in:
– commenti sul Festival di Sanremo
– commenti su quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti sprezzanti su quelli che dicono quanto faccia schifo il Festival di Sanremo
– commenti di quelli che dicono di non guardare il Festival di Sanremo
– tette, culi, frasi retoriche e ridondanti sull’amore, link che vorrebbero essere spiritosi ma avevano già smesso di far ridere quando furono creati, rivelazioni a caso su complotti in corso del NWO e tanto altro da parte dei più irriducibili che ci tengono a seguire una linea editoriale costante.

Ormai quando piove corro a verificare su Facebook per esserne certo, perché la finestra potrebbe ingannarmi.  Io sto scherzando, ovviamente, ma ho come l’impressione che per alcune persone il vero risieda nel condiviso.

Coincidenza, ieri sera sono andato a vedere Birdman (O l’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Due parole: finalmente credo di aver visto un film che (probabilmente) vincerà l’Oscar e che mi piace. Accadde anche col Signore degli Anelli, ma lì è scontato, come avrebbe fatto a non piacere?!

Ci sono due cose che mi eccitano in senso artistico: il cinema quando parla di cinema (penso a tal proposito di essere uno dei pochi estimatori di Holy Motors) e il piano sequenza. Nel film ci sono entrambe le cose, anche se l’ultima è posticcia: nel senso, le scene sono in piano sequenza, fuse insieme per poi dare l’impressione che tutta la pellicola sia interamente un piano sequenza.

C’è un passaggio significativo – tra i tanti – in tutto il film, o meglio, in realtà più che un passaggio è una sottotrama che viene a galla nei momenti salienti: la notorietà e l’essere qualcuno. Riggan Thomson (Michael Keaton) è un uomo vecchio. Odia i blogger, Twitter, non ha una pagina Facebook, non compare su Youtube (come la figlia, con la quale è in pieno conflitto generazionale – cliché sul quale non mi soffermerei – gli urla contro): in poche parole non esiste (tra l’altro, “non esisto” è la battuta che dice il personaggio che R. T. interpreta a teatro nella rappresentazione basata su What we talk about when we talk about love di Raymond Carver). I suoi sforzi di costruirsi una identità artistica sono vani, basti pensare che il picco di fama che raggiunge lo deve a una passeggiata in mutande in Times Square, il cui video raggiunge centinaia di migliaia di visualizzazioni in rete. Non svelo il finale, ma il gesto sul palco, oltre a essere l’azione di un uomo preda dei propri deliri schizoidi, è anche la risposta definitiva al pubblico: se è ciò che bramate, ve lo darò.

Illuminante il commento dell’arcigna e severa critica teatrale di fronte allo sfogo del povero Riggan: “Voi non siete attori, siete celebrità”.

Sono uscito dal multisala (a proposito, vorrei esprimere tutto il mio odio per i multisala: supermercati dell’intrattenimento, dove sono costretto a condividere la fila con coloro che sgomitano per l’ultimo film di Siani, il quale non mi ha mai fatto ridere così come non mi fanno ridere gli odierni comici by Zelig, Colorado, Made in Sud e compagnia, contornato da una puzza di pop corn acido e dal rumore delle mascelle di quelli che li mangiano durante la proiezione) riflettendo sulla schiavitù numerica della condivisione e sul rapporto che hanno la fama e la notorietà coi contenuti, un rapporto che vede questi ultimi a mio avviso – ahimé – spesso soccombere.

Ho in passato pubblicizzato la mini serie Black Mirror: l’episodio che mi ha inquietato di più, perché è quello che percepisco come più icastico, è The Waldo Moment. Invito a vedere tutta la serie (sono sei episodi + uno special uscito due mesi fa) ma in particolare questo qui che, pur essendo qualitativamente inferiore agli altri, lascia riflettere sulle dinamiche che si creano tra opinione pubblica e la realtà che si replica e diffonde in rete.