Non è che uno sceneggiatore si consulti con un sarto su come imbastire una trama

Il mio stomaco non vuole saperne di rimettersi in sesto. E neanche in settimo.

La chiave è: inibitori di pompa protonica.
Io conoscevo lo zaino protonico dei Ghostbusters. E sapevo che non andavano mai incrociati i flussi.

Inibitore di pompa protonica.
Sembra il nome di un’attrezzatura da fantascienza. Trama: i nostri eroi devono fermare un pericoloso criminale dotato anche di superpoteri. L’arma per batterlo è costruire un fucile speciale che lancia raggi che bloccano i poteri del cattivo. Però serve trovare un oggetto particolare, senza il quale il fucile non funziona: l’inibitore di pompa protonica…

Le sceneggiature, fateci caso, sono fatte di standard e di cliché. Lo schema tipico di un film, in genere, è il seguente:

– Viene presentata una situazione iniziale. Vediamo dei personaggi, uno scenario, eccetera
– Tra i 10 e i 20 minuti dall’inizio c’è un colpo di scena (es. il protagonista scopre di avere un figlio e deve improvvisamente prendersene cura; i buoni incontrano il cattivo per la prima volta; muore qualcuno di inutile; la protagonista mentre si rade il perineo si taglia un’emorroide*…)


* Accade nel film Wetlands


– A quel punto tutto il film non è altro che una rincorsa della trama verso una nuova situazione di equilibrio, come se esistesse una entropia universale da rispettare. Ci saranno lungo la strada tutti gli ostacoli del caso (la mappa era sbagliata; le azioni in borsa sono in caduta libera; manca l’inibitore di pompa protonica…)
– A 15-10 minuti dalla fine c’è un contro-colpo di scena risolutivo (riappare un personaggio che si credeva morto; un membro del gruppo si rivela un impostore/nemico; un oggetto apparso all’inizio del film e di cui non si capiva la funzione si scopre necessario…)
– Fine

Vale per tutti i film. Per lo meno quelli della grande distribuzione. Pur cambiando genere, attori, regia, sono fatti tutti con la medesima ricetta preconfezionata. È quello che il pubblico vuole vedere. Tutto ciò è rassicurante: ci piace il prodotto, perché sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo bisogno di sapere che tutto andrà secondo quello che sarebbe secondo noi l’ordine naturale delle cose.

Da quando mi sono reso conto che il cinema non fa altro che servire dei polpettoni triti e ritriti*, non riesco più a seguirlo come una volta.


Una di quelle grandi illuminazioni che ti colgono mentre ti togli il lattughino dai denti, del tipo “Ehi, ma nel logo del Carrefour c’è una C nascosta!”


D’altro canto, lungi da sembrare uno snobbone di quelli che “Sotto le 4 ore e a colori non è vero cinema”, dico che mi capita anche di annoiarmi con il cinema d’arte, che ha eppure il vantaggio e il merito di uscire dagli standard di scrittura descritti sopra.

Mi trovo così in un limbo in cui passo serate a chiedermi cosa minchia guardare e alla fine si fa troppo tardi e finisco per non guardare niente, perché non mi vanno i polpettoni triti e ritriti e non mi va neanche un cinghiale seduto sullo stomaco (rappresentato da un film estone in camera fissa con due dialoghi).

Le serie tv sono una buona via di fuga: un episodio dura meno di un film, tengono sempre alta la tensione narrativa (chi più chi meno). Ma anche su quelle negli ultimi tempi fatico a trovare qualcosa di valido.

E poi dicono che mi viene la gastrite!

Annunci

Non è che il solitario invidi il cambio della bici perché ha un sacco di rapporti

A volte provo un senso di colpa per il non aver mai coltivato relazioni con i parenti.

Non ho mai saputo da che parte iniziare. Non ho idea di come si costruisca un rapporto con loro.

Il fatto è che la famiglia te la ritrovi lì. Nessuno te li introduce. Nessuno te li fa scegliere.  Magari nulla ti dà qualcosa in comune. Niente ti spiega come devi rapportartici.

Con quel che non scelgo io ho difficoltà: quando seleziono una persona io so invece come comportarmi perché sono già tarato su di essa ancor prima di conoscerla.

Una volta una persona mi disse che le mie relazioni hanno valore perché io le persone me le scelgo; non so se sia vero o se fosse una presa per il mulo. Fatto sta però che il lato negativo di ciò è che si va a deprimere qualsiasi altro tipo di rapporto su cui non si è fatto investimento.

È proprio un comportamento del gatto.

La gente pensa che i gatti siano antipatici e anaffettivi. Il che è vero. Tranne che con la persona che loro hanno selezionato. Perché il gatto non te lo scegli tu: è lui che ti elegge a suo riferimento.


Riferimento paritario: il felino domestico non concepisce la logica padrone/animale.

 


Ci sono vari livelli di relazione col gatto: non è scontato che sia possibile scalarli. Uno stadio può rimanere lo stesso per sempre, per dire.

Lv I: Il gatto vi vede, soffia e poi scappa in un altro Stato – stadio “Mi fai schifo al gatto”;
Lv II: Il gatto vi vede, se rimanete a distanza non va via. Se gli lasciate il cibo, lui verrà a prenderlo ma solo quando vi sarete allontanati – stadio “Levati dal gatto”;
Lv III: Gli lasciate il cibo, lui si avvicina a mangiare in vostra presenza. Se però proverete a toccarlo scapperà – stadio “Non mi stare sul gatto”;
Lv IV: Il gatto si fa accarezzare, gioca con voi, vi si struscia addosso però manterrà sempre una certa indipendenza fissando dei paletti relazionali – stadio “Fatti comunque i gatti tuoi”;
Lv V: Senza che ve ne accorgiate il gatto ha preso possesso di casa vostra, del divano, vi si piazzerà sul computer quando dovete lavorare, vi farà noie sulle scatolette spingendovi a comprare quelle che più gradisce, etc. – stadio “E ora son gatti tuoi!”.

Ora che avete ben chiari i livelli, buon divertimento.

20181024_202716.jpg

Lettura consigliata

Non è che devi essere un rapinatore per fare colpo

È arrivato di nuovo quel periodo dell’anno. E io l’ho celebrato come al solito.

È uscito il nuovo film di Star Wars e sono andato a vederlo. Non mi dilungherò in recensioni, sarò anzi breve come Pipino detto il: questo film è merda. Anzi, è merda che caga merda. Merda seduta sul gabinetto che ne produce altra.

Pare che invece a tanta gente sia piaciuto tanto. Può voler dir tutto e niente il giudizio popolare, chiariamo. Rihanna ha venduto più dischi di Bob Dylan, figuriamoci.

Oppure la mia delusione sarà dovuta soltanto alla frustrazione nell’aspettarsi qualcosa che non si ripeterà mai più. Non ci sarà mai più un Impero che colpisce ancora. Il futuro non è altro che un tentativo di rileggere il passato. Il nostalgico cerca una realtà aderente a quella che ormai è solo una idea astratta.

Ho riflettuto sulle idee astratte in questi giorni in seguito a un episodio.

Due settimane fa durante una festa ho conosciuto una persona. Mio malgrado. A dirla tutta credo mi abbia teso un agguato. A inizio serata mi ha fatto:

– Ciao, tu sei?
– Gintoki. E tu saresti?
– Sono Clistera. Sono la sorella della festeggiata. Non mi hai vista ieri pomeriggio?
– No
– C’ero anche io
– Ah. No.

Sono simpatico come un sanpietrino.

Trascorsa un’ora o forse sessanta minuti in cui ho parlato a caso con persone a caso, Clistera, che avevo perso di vista, mi si è parata davanti, visibilmente alticcia:

– Senti però te la posso dire una cosa? Questa cosa della barba ha un po’ scocciato, insomma tutta questa moda e le camicie a quadri…cioè insomma dai…

Figurarsi se io possa aver voglia di conoscere qualcuno che esordisce in questo modo.

Figurarsi se io possa aver voglia di conoscere qualcuno in generale, in questo periodo. Mi trovo in una fase di pessimismo comico – non è un refuso, si tratta di una negatività tutta da ridere – in cui penso Ma tanto alla fine tutto ciò a che serve? Ah ah ah.

Clistera però mi ha trascinato in conversazione per svariate buone altre decine di minuti. Si rivelava una persona tutto sommato interessante e arguta. Poi ci siam salutati e pensavo di non rivederla più dato che ha residenza molto ben oltre la Linea Gotica.

Gli amici nei giorni successivi hanno cominciato a punzecchiarmi sostenendo che, in base a dei segnali che avevano colto, avevo fatto colpo. Io ero dubbioso. Non sono mai stato avvezzo a pensar a me stesso come uno che fa colpo. Mi ritengo certo mediamente nella media degli uomini medi come gradevolezza media, ma se mi dicono che faccio colpo rispondo con Chi, io? No forse ti sbagli, non ero io e poi si trattava solo di cene eleganti.

Ho comunque iniziato a riflettere su questa cosa e pensare che tutto sommato se fosse ricapitata mai l’occasione di interagire con costei avrei cercato di capirne un po’ di più.

Quando rifletto tendo sempre a configurarmi diversi scenari – con tanto di trama ed effetti speciali inclusi – in una scala di opzioni che va da Olocausto Nucleare a “Io sono Iron Man”.

Ieri sera ho rivisto Clistera. Scoprendo che da sobria è una persona non affatto così simpatica e piacevole – e a tratti anche noiosa – come da alticcia (e come nei miei scenari). E ha anche detto Io sono astemia. Bevo solo alle feste*.


* Pensavo fosse una presa in giro ma la sorella mi ha confermato che è astemia. A parte le feste, ovviamente.


È come dire Sono vegano, mangio carne solo alle grigliate. Sono juventino, tifo Napoli solo allo stadio. Non mi piace la figa, ci scopo perché c’è.


Quest’ultimo paragone forse è un po’ inesatto e inappropriato e me ne scuso se ho urtato la sensibilità di qualcuno. In realtà, contrariamente a ciò che si crede, agli uomini la figa non piace. Piace solo perché c’è, ma se non esistesse riuscirebbero a immaginarla? E la immaginerebbero a forma di figa come attualmente è? Io non credo. I giapponesi, che non sono stupidi, pixellano infatti le parti intime nei porno proprio per permettere allo spettatore di immaginare come meglio crede e proiettare su quei pixel la propria personale visione e liberarlo dalla schiavitù della figa.


Infatti il Giappone è il paese dove si fa meno sesso al mondo.


Il punto del mio disappunto è però un altro: in base a cosa questa persona potevo ritenere valesse la pena parlarci? Non la conoscevo affatto. L’immagine che ne avevo era una proiezione di una idea astratta che mi ero fatto nei giorni successivi il primo incontro.

Come mi succede con Star Wars. Al cinema io in realtà non vado a vedere Star Wars. Vado a cercare l’idea di quei tre episodi storici (IV, V e VI), che non rivedrò mai più e che a dirla tutta non erano neanche così perfetti.

Ne Il ritorno dello Jedi c’erano gli Ewok. Palle di pelo pulciose che ridicolizzano dei soldati imperiali. Non ci si rende conto appieno di quanto sia ridicola questa cosa perché si vede solo ciò che si vuol vedere.

Allora forse anche i miei ricordi del passato, di un’estate, di un inverno e di un’estate ancora fa con altre persone non sono altro che un vedere solo ciò che si vuol vedere.

Quindi ho deciso che non vedrò mai più Star Wars.

Tranne quando uscirà un nuovo film o quando in tv lo ritrasmetteranno o quando qualcuno mi inviterà a una maratona casalinga di film di Star Wars.

Non è che il cinefilo ami la Domopak perché produce buone pellicole

Non vado molto al cinema, inteso come multisala. Soprattutto da quando ho maturato la convinzione che molte cose in circolazione non valgano il denaro speso.


Fatta eccezione per i nuovi film di Star Wars.


Che, detto per inciso, sono una mossa per cavar denaro.


Preferisco le piccole sale e le proiezioni riservate a pochi appassionati.

Ho così dimenticato, fino a ieri, come sia trovarsi al cinema in una grande sala piena di ragazzini. Che siano tanti o pochi inoltre fa poca differenza: 3 ragazzini o 50 producono la medesima quantità di rumore e lo stesso livello di fastidio negli altri spettatori.

Mi sono reso conto che l’irritazione in questi frangenti è una cosa abbastanza comune e che quella dei ragazzini al cinema sia una vera e propria piaga sociale sottovalutata dai media e dalla politica. Anzi, i poteri forti ci raccontano una realtà distorta: parlano da anni di bassa natalità nel nostro Paese, allora com’è che dovunque mi giri io trovi ragazzini?

Ho pensato quindi a una lista di soluzioni per ovviare al problema del fastidio prodotti dai ragazzini al cinema.

1) Dedicarsi a generi alternativi che – inspiegabilmente – non incontrano il favore del pubblico dei giovanissimi e quindi azzerano il rischio di aver a che fare con loro. Ad esempio, andare a vedere solo produzioni di nicchia di registi uzbeki che con un piano sequenza di 3 ore raccontano la malinconia delle notti nel deserto del Kyzyl Kum mentre un passero giace stecchito sotto l’ombra che una roccia proietta alla luce lunare e il protagonista un umile coltivatore di capre e allevatore di cavoli si suicida per non assistere più al dolore della figlia con le adenoidi.

2) Creare nei cinema sale apposite per under 18 dove poterli confinare coi loro simili.

3) Istituire la “Tessera dello spettatore”: chi viene sorpreso a dar fastidio verrà squalificato e gli verrà proibito di andare al cinema per un determinato periodo di tempo.

4) Aggiungere sedativi alla bibite servite ai ragazzini al bar del cinema. Potenti sedativi.

5) Distribuire occhialini 3D che oscurano la visuale quando chi li indossa disturba.

6) Installare poltrone intelligenti che al primo segnale di intemperanza infilino un calzino sudato – di quelli di spugna che si impregnano bene e fanno da terreno di coltura di batteri – nella bocca del disturbatore.

Nella prossima occasione parlerò dei rimedi contro quelli che, siano giovani o adulti, tirano fuori il cellulare durante la proiezione. +++SPOILER: un cecchino appostato in sala che fredda il telefono appena si illumina! Quello che succede è incredibile!+++

Non è che serva un regista per girare la testa

È da molto che non vado al cinema. In verità cose che mi interessino non ce ne sono molte: negli anni sono diventato più selettivo (e anche schizzinoso, a dir il vero). Pagare un biglietto per vedere dei mappazzoni non è che mi stimoli molto.

Tra gli ultimi film che ho visto al cinema c’è stato Ghost In The Shell, in Ungheria. Lì non ho resistito: era per l’ammirazione che ho verso l’opera originale, un capolavoro dell’animazione nipponica.

Il film non era un granché: visivamente molto accattivante, con parecchie strizzate d’occhio all’opera originale, perdeva però un po’ quel che era il sostrato filosofico che c’è nell’anime. Sono dell’idea che certe cose debbano rimanere confinate nella nicchia per nerdoni e non possano essere trasposte pena delle perdite rilevanti nella conversione per il grande pubblico.

Inoltre avevo notato una certa monotematicità delle inquadrature: ogni tre scene una ripresa di spalle sul culo di Scarlett Johansson. Non sono un ipocrita, ammetto che il fondoschiena di SJ abbia una sua forma (artistica) e sappia bucare lo schermo con prepotenza.

Un po’ deluso comunque dal panorama cinematografico attuale, ho deciso di buttar giù qualche idea per pellicole che possano portare una ventata di freschezza nel mondo hollywoodiano e non solo.

SCI-FI

Terminator 6 – La rivolta ottuagenaria

Dato che sembra impossibile far fuori Sarah Connor, le macchine scelgono un’altra strada per impedire a John Connor di dar vita alla resistenza. Si sostituiscono agli anziani con lo scopo di ostacolare JC e fargli perdere tempo bloccandolo sul pianerottolo, alla posta, al supermercato, in qualsiasi luogo, con discorsi soporiferi sui nipoti, sui tempi della Guerra, sulla prostata e l’incontinenza urinaria. Arnold Schwarzenegger, nei panni di un cyborg novantenne, riuscirà a bloccare le gerontomacchine con un inganno, invitandole a seguire un cantiere della Metro C di Roma, ignare del fatto che non sarà mai completato.


SCIENCE FANTASY

Ma chi vi si incula: a Star Wars Story

Altro spin-off di Star Wars, che narra storie parallele (oppure prequel) della saga originaria. In Ma chi vi si incula scopriremo in modo più approfondito personaggi marginalizzati nelle precedenti trilogie: come era da adolescente l’Ammiraglio Ackbar? Lo pigliavano per il culo per la sua pronuncia? Come hanno messo su una band gli alieni jazzisti della Cantina a Mos Eisley? Gli Ewok hanno le pulci? Questo e altro nel nuovo capitolo spin-off della Saga.

Un gruppo di Ewok impagliati per il divertimento di George Lucas


EROS

50 sfumature di arcobaleno

Martina è una studentessa fuori sede iscritta al DAMS fuori corso dal 2004. È una ragazza normale, ogni anno bisestile un esame, ogni semestre uno shampoo, ogni sabato sera che termina abbracciata alla tazza a vomitare il duodeno.
Un giorno dimentica di usare l’acchiappacolore Grey e l’intero suo bucato diventa un quadro di Pollock. Abbigliata come un clown scolorito, attirerà le attenzioni e le avance di un suo coetaneo, feticista dei capi sbiaditi. Solo che Martina è asessuale perché ha letto su GQ che è il nuovo must dell’estate 2017, quindi non se ne fa niente.


PAOLO SORRENTINO

Le conseguenze dell’odore

Toni Servillo è Giangi, un esteta edonista annusatore di intimo di belle donne star del cinema. Mentre un giorno passeggia tra le vie di Taormina – pausa con ripresa a 360 gradi del tramonto sul mare – declamando poesie di Archiloco, incontra Marianunzia, ammaestratrice di giraffe – pausa con piano sequenza sulla giraffa che va a brucare da un albero centenario – che sogna una carriera cinematografica.

Giangi ne è estasiato o forse è l’effetto della coca che lei spaccia per mantenersi. A questo punto pensa che il non plus ultra sarebbe poter annusare le mutande di una star prima che diventi star.

Una sera dopo una cena elegante – pausa per ripresa panoramica sulla cucina del ristorante con dissolvenza sulla frittura di calamari – lei si immerge in una fontana come Anita Ekberg in La dolce vita. Le scene diventano in bianco e nero in modo gratuito. Dopo essersi fatta il bagno, lei si sfila le mutande e le offre a Giangi, che, dopo una pausa di riflessione di un quarto d’ora, esclamerà

“Eh no, mò le hai lavate, non sanno più di un cazzo”.


ANIME

L’Attacco dei Gitanti

Un tranquillo borgo di origine medioevale dove il tempo pare essersi fermato, una vecchina taglia la droga ogni giorno come si faceva un tempo, un artigiano fabbrica bong di ceramica, un bar serve Amaro del Capo per colazione. La calma e la pace vengono improvvisamente turbate dall’arrivo di un’orda affamata: i Gitanti.

Centinaia di Gitanti trasportati da torpedoni prendono d’assalto il borgo, schiamazzano, scattano foto, scattano foto schiamazzando, fanno il pediluvio nelle fontane. Solo un giovane potrà porre rimedio, un abitante del borgo che si scopre essere stato anche lui un Gitante, quella volta che partecipò a un campo estivo in colonia marittima con gita organizzata alle rovine di una città, che prima non erano rovine ma si sa come sono i ragazzini.

Un Gitante tedesco che si è scordato di mettere la crema solare prova a portarsi via una pietra del muro di cinta come souvenir


FILM INDIPENDENTI

(un titolo a caso che non c’entra nulla col film)

Un adolescente che ha perso i propri genitori al poker.
Una ragazza affetta da una rara malattia genetica che la porta a credersi Vittorio Sgarbi ogni volta che osserva un quadro.
Due città diverse.

I due non si incontrano mai perché ovviamente non si conoscono e il film potrebbe finire qua. Invece va avanti per un’ora e mezza con inquadrature con filtro vintage Instagram mentre viaggiano in autobus con la testa appoggiata al finestrino lercio accompagnati dalla allegra colonna sonora scritta da Thom Yorke.

(un altro titolo a caso che non c’entra nulla ma fa molto indie)

Una quattordicenne che scrive poesie sui rotoli di carta igienica e che è muta da quando i genitori si sono separati – erano gemelli siamesi – vive con lo zio trentenne, musicista negli Afflato Anale, una garage-band che sogna di sfondare e dai garage passare ai parcheggi delle pompe di benzina.
Lo zio all’improvviso muore per overdose di Coccoina e al funerale la ragazzina a un certo punto sembra aprir bocca per dir qualcosa ma in quel momento parte These Days di Nico con dissolvenza finale sui titoli di coda e non si saprà mai se avrà parlato o no.
La pellicola non verrà mai distribuita perché nel mezzo c’è una scena senza senso in cui lei e lo zio fanno il bagno nella vasca insieme. Tutto ciò – compreso il fatto che non l’abbia visto nessuno se non al massimo piratato – lo renderà un capolavoro del cinema non mainstream.

Non è che al taciturno alcolista piaccia il silenzio-assenzio

Mi trovavo seduto a tavola a cena con altre tre persone. Si chiacchierava. La discussione ha preso in breve tempo una piega abbastanza impegnativa, sul tema della delocalizzazione dei processi produttivi e la standardizzazione dei prodotti offerti ai consumatori. In pratica ciò che a inizio anni 2000 scoprimmo si chiamava globalizzazione e dovevamo combattere. Non è riuscita benissimo.

Uno dei presenti sosteneva che questo modello prima o poi imploderà, perché la gente vorrà riscoprire il contatto umano diretto – invece di un paio di click su Amazon – e l’originalità dei prodotti invece di avere la stessa camicia a quadri di altri migliaia di persone. L’altro sosteneva il contrario. I due son finiti ad avere uno scambio di opinioni piuttosto acceso.

Io dopo aver detto la mia, non ritenendo poi opportuno ripetere le stesse cose – ho avversione per i discorsi che diventano circolari e tornano indietro al punto di partenza – mi sono silenziato e messo a bere.

Ogni tanto emettevo un Gurumpftztzs per schiarirmi la voce ed esprimere un generalizzato dissenso.

La quarta persona presente voleva a tutti i costi intervenire, riuscendoci con scarsi risultati. Anzi, dopo aver ripreso uno dei contendenti invitandolo a non baccagliare in tal guisa causando l’esclusione degli altri presenti, si è sentita ribattere: “Non mi sembra che tu abbia offerto contributi significativi al discorso”.

Non è una cosa carina da dire, anche se, in effetti, le osservazioni che aveva fatto erano sembrate anche a me realmente banali e fuori contesto.

C’è una cosa da ammettere: non tutti sono in grado di offrire un contributo a una discussione, vuoi per mancanza di argomenti, vuoi per l’insipidezza delle considerazioni.

Esistono però secondo me alcuni “grimaldelli”, cioè interventi validi a prescindere da tempi e luoghi, utili per inserirsi in qualsiasi conversazione e trarsi d’impaccio quando si è poco ferrati in materia. Semplici scorciatoie di pensiero.

Ad esempio, se l’argomento è il cinema, analizzando un film, si può fare sempre un vago e saccente accenno alla fotografia. Che nessuno sa in realtà cosa sia la fotografia in un film, ma poco importa.


Una volta – giuro che purtroppo è vera – mi son sentito dire che credevano che ci fosse uno che di mestiere scattasse le foto al set.


Se parliamo di un film d’autore si può cogliere l’occasione per un apprezzamento al piano sequenza. Tanto se è un film impegnato ce ne è sempre uno, pure se buttato lì alla carlona magari per mostrare senza stacchi quando il protagonista si prepara la pajata come la faceva la nonna. Vuol dire che il regista è bravo a cogliere le emozioni.

Di un gruppo musicale era sempre meglio il primo disco, ma se il gruppo è sulla scena da tempo si può azzardare un Devo riascoltarlo meglio, è un lavoro più maturo.

In discussioni a tema politico, invocare la necessità di riforme in Italia è un evergreen. Anche qui non è bene chiaro di cosa stiamo parlando e cosa mai andrebbe riformato: ma se non c’è un oggetto concreto chi potrà allora mai controbattere che non esista qualcosa da riformare?

Sulla stessa scia, anche se qui si vira sul polemico, è utile incolpare i poteri forti. Un potere forte lo si trova sempre.

Quando assaporate del vino dite che è fruttato.


Non va fatto se a tavola c’è il Tavernello e nemmeno se c’è il vino dello zio Giovanni che lo fa così denso e carico che lo si può utilizzare per verniciare le inferriate. In ambedue i casi verreste messi alla berlina dai presenti.


Virando sulle relazioni, ci sta sempre bene un secco I rapporti tra uomini e donne sono cambiati, oppure Gli uomini e le donne non sono più quelli di una volta. Chi oserebbe opporsi a una tale verità? È dai tempi degli Australopithecus afarensis – quelli di Lucy per intenderci – che maschi e femmine cambiano!

Spero che questi piccoli suggerimenti o “tips” (anche buttare nel discorso qualche termine in inglese, senza abusarne, può attirare l’attenzione degli astanti) possano aiutare a essere dei perfetti ignoranti atti a ogni conversazione.

Non è che sei un DJ solo perché sai rallentare la cassa

Oggi, dopo il cinema, dove ho visto un film su cui sorvolerei (con un aereo spargi-napalm), mi ero fermato al supermercato per fare un “rabbocco” della dispensa.
La mia spesa consisteva in ben quattro mele, una scatola di cereali, un vasetto di marmellata e un cespo di lattuga.

Alla cassa davanti a me c’era una giovane coppia di una tacca sotto la trentina.
Lei metteva la spesa sul nastro, lui intanto le dispensava baci un po’ dovunque sul viso rallentandole i gesti. Quando lei ha terminato, con lentezza nauseante, di disporre i prodotti, lui l’ha abbracciata in modo teatrale.

Lo capivo. Anche io mi ero commosso vedendo che finalmente aveva finito.

Intanto attendevo che prendessero il divisorio che era a loro portata, poi alla fine ho deciso di usare il mio braccio estensibile – l’ho installato per prendere le cose sui ripiani alti, per aiutare vecchiette e fare il galante con le signorine però gli effetti spesso si invertono – e far da me.

Mentre la cassiera passava i prodotti, lei li metteva nella busta e lui le zampettava intorno come un passerotto, con un sorriso beato e continuando a intralciarla con baci e abbracci senza dare una mano.

Lei non aveva ancora finito di liberare il banco che la cassiera era già passata alla mia spesa.

Distratta dal suo cavaliere, la ragazza stava portandosi via la mia scatola di cereali: avevamo preso la stessa marca, soltanto che i miei erano alla frutta e i suoi allo yogurt.


Scoprire al risveglio di aver cereali diversi da quelli desiderati può anche far svoltare in peggio una giornata.


In quel momento ho deciso che lui, con la sua leggera e serafica espressione e la faccia simile a quella di una persona che visceralmente odio, fosse un idiota. Mi ha ricordato quel libro: L’insostenibile leggerezza dell’ebete.


Potrei sembrare un Ebenezer Scrooge di fronte all’amoreggiamento altrui, ma non è così: sono per l’amore pubblico libero, perfino osceno (purché in questo caso non davanti a minori e Giovanardi).

Basta non mi rallenti una fila.


Targhe magiare #1

Noto sempre molte cose interessanti o stravaganti o curiose in giro.

Ad esempio, avevo già fatto caso al fatto che le targhe ungheresi sembrano celare dei messaggi o degli acronimi. Qui infatti le targhe automobilistiche sono composte da 3 lettere di seguito+3 numeri.

Stamattina ho iniziato a raccogliere alcuni esempi.

Mamma che bona quest’auto:

fotor_145992725672572.jpg

Auto gay-friendly:

fotor_145992713523681.jpg

Sono ebreo:

fotor_14599271887681.jpg

Piove kung-fu:

fotor_145992707350326.jpg

Questa l’hanno utilizzata Neil Armstrong e Buzz Aldrin per atterrare sulla Luna:

fotor_145986721978491.jpg


Il Lunar Excursion Module o LEM è il mezzo che è stato utilizzato per permettere agli astronauti di raggiungere dalla navicella CSM (Command/Service Module) la superficie della Luna.
Che poi sappiamo sia tutto finto, l’ha girato Kubrick a Hollywood, ma forse non tutti sanno che la Nasa aveva pensato di affidare la regia del finto sbarco a un promettente giovane del cinema (un giovincello sarebbe stato più manipolabile per la cospirazione): il 18enne Carlo Vanzina. Fu poi scartato perché gli americani non rimasero molto convinti della scena in cui da un cratere lunare appariva una donna a poppe al vento che gridava “Tesoooro, sono qui!” e proprio in quel momento la moglie di Neil Armstrong si collegava con la navicella e l’astronauta allora esclamava “Oh mammamia! Me sento male! Io non c’entro gniente!”.
E così il povero Vanzina perse l’opportunità di farsi un nome negli States e se ne tornò in Italia con un aereo carico di vaccini che provocano le scie chimiche.


E poi ci sarebbe altro ancora:

fotor_145992700751469.jpg

Non è che serva un regista per girare l’angolo

La processione di zombie che tutte le mattine si spostano per andare al lavoro.
I senzatetto che dormono nei sottopassaggi, nelle stazioni o che si aggirano come spettri tra la folla distaccata.
Le chiazze di vomito vivido sull’asfalto.
Il cagnetto da portare a spasso la domenica, rigorosamente un Maltese bianco perché is the new Yorkshire.
Ubriachi diurni e ubriachi notturni che cantano o si abbracciano o cantano abbracciandosi.
Un tenore asiatico che una volta alla settimana intona Pavarotti a Nyugati.
Gruppi di ragazze possenti come Valchirie che nei locali cercano prede forse per sacrifici umani.
Gruppi di maschi-betabloccati che, spaventati dalle Valchirie, cercano ragazze isolate da agganciare.

Più osservo e più vedo deformazioni urbane grottesche.
Vagamente lynchiane.
Non so se sono miei incubi da dissociazione o sintomi da carenza di vitamine ma le sensazioni che mi dà questa città mi richiamano alla mente un set di un film inquietante e nonsense.

Uno di quelli da circolo culturale ristretto e impegnato (al Monte di Pietà per pagare l’affitto).

Ho un rapporto ondivago con il cinema.
Il giorno prima guardo l’ultimo film Marvel, il giorno dopo l’ultimo lavoro di un regista iraniano perseguitato dal governo che ha girato tutto in primo piano con una telecamera su un taxi.


Taxi di Jafar Panahi. Che consiglio di vedere.


Il cinema di intrattenimento è un servizio reso allo spettatore tramite un atto di acquisto.
Io compro un biglietto e in cambio mi forniscono un prodotto già pronto e confezionato per essere il più adatto alle mie esigenze. Potremmo definirlo un sogno pilotato e proiettato su schermo. Non a caso non è raro – anzi è considerata una delle magie del cinema – immedesimarsi negli attori sullo schermo.


Invece il motto del regista di documentari è: Non vendiamo sogni ma solidi real-time.


Che si tratti di un prodotto standardizzato, a prescindere dal genere, è intuibile in modo molto semplice: un film commerciale segue uno schema prestabilito nel proprio svolgimento. All’incirca 15-20 minuti dopo l’inizio c’è un colpo di scena che rompe la condizione preesistente. Il resto del film sarà un eterno inseguimento e un susseguirsi di eventi per tornare a quella condizione di equilibrio (non necessariamente la stessa, anzi nella maggior parte dei casi sarà un equilibrio a condizioni più vantaggiose); a 20 minuti dalla fine ci sarà un altro colpo di scena, risolutivo: a volte tale punto di rottura è volutamente un fake perché, quando si pensa che il film sia terminato, a 5 minuti dalla fine ci sarà un contro-colpo di scena definitivo.

Nei film impegnati o d’autore che dir si voglia, invece, tale schema non c’è. Delle volte è del tutto assente una struttura narrativa. Una simile opera si sposta dal piano dell’intrattenimento a quello filosofico/estetico. La visione può risultare più faticosa perché allo spettatore è richiesto un ruolo attivo. In quel momento non sto più pagando per vivere un sogno preconfenzionato ma per partecipare al film con un lavoro interpretativo.


Esistono anche film come quelli di Lynch (tipo Inland Empire) dove ci si può lambiccarsi quanto si vuole ma una vera interpretazione secondo me non c’è perché esiste soltanto nella mente di David Lynch.


Beninteso, la suddivisione non è sempre così netta tra le due fattispecie di cinema. Esistono registi che seguono una terza via cinematografica. Alcuni esempi tra questi possono essere Iñárritu, Anderson, Sorrentino, Malick.

Di Paolo Sorrentino penso che sia diventato un onanista cinematografico seriale.


Lo dico sottovoce perché è entrato a far parte di quella schiera di argomenti quali religione, movimentismo politico, abitudini alimentari, calcio, per le quali una voce contraria risveglia ancestrali e aggressivi istinti nell’interlocutore¹.


¹ Perché la gente è sempre così irascibile come se gli stessero defecando nel salotto?


Sorrentino è bravissimo nel dipingere dei quadri con la macchina da presa. Ma si pasce e si compiace di questo senso artistico vendendo secondo me un mappazzone ben confezionato.


Il Golfo di Napoli.
Un elefante indiano cieco.
Un attore ritiratosi a vita privata.
Una donna nuda stesa in mezzo a un prato con delle giunchiglie in fiore.

Cucite il tutto ed ecco un possibile nuovo film di Sorrentino.


Un altro che ho visto ammalato di Sorrentinite è Malick (The Tree of Life), anche se confesso di non aver visto altro dopo To the Wonder con Ben Afflitt.

Affleck felice/triste/preoccupato/curioso/indispettito


In realtà poi sarebbe il contario: è Sorrentino che registicamente è rimasto ammalickiato.


Iñárritu invece secondo me ci ha presi tutti per i fondelli.
Produce film commerciali vestiti da film d’autore o film d’autore vestiti da film commerciale. Non ho ancora deciso.


Anche se io non sono nessuno per decidere e parlo a titolo del tutto personale di catalogatore compulsivo.


Dopo un anno ho rivisto le mie impressioni su Birdman. All’epoca ero entusiasta, un’opera di sintesi cinematografica, raccordo tra film d’autore e d’intrattenimento. Un film sul cinema che parla di cinema, metateatro a celluloide dilagante.

E dopo però mi chiedo: un film girato in finto piano sequenza unico, è sintesi, è arte, è citazione o soltanto una presa per il sedere?


Un piano sequenza superlativo nel suo tratto artistico secondo me è ad esempio questo qui


Degli esempi di terza via che ho citato, Wes Anderson è secondo me il più particolare. I suoi film oscillano di continuo tra reale e surreale ed è proprio questa ambivalenza, come se fosse un luna park le cui giostre cambiano mentre ci sei sopra, a rendere il suo cinema tanto interessante.


E poi non posso non apprezzare uno che ha un gusto compulsivo per la simmetria


Tutto quello che ho detto sinora nasce dal fatto che vorrei vedere un film (sto andando in overdose da serie tv ultimamente e dopo aver finito House of Cards 4 è arrivato Daredevil stagione 2) ma non so su cosa rivolgermi.
Ho tentato tre volte di guardare Il gusto del sake di Yasujiro Ozu altamente consigliato da tanti intenditori e comprendimucche ma non ci riesco perché mi stanco. Forse alle 23 di sera non va bene, ma è l’unico momento che ho a disposizione. E neanche la domenica pomeriggio è indicato, dopo gli gnocchi di patate al forno con la bolognese.


Ma se il ragù l’ho preparato con macinato di manzo locale, è sempre bolognese o è una ungherese?


The Gintoki Show: un’intervista da dio

gintoki show_zeus

Il fulmine di Zeus nella sigla è interpretato da uno stuntman professionista, quindi don’t try this at home

Siamo giunti alla terza puntata – ebbene sì, qualcuno ha pagato per far proseguire questo show – del Gintoki Show. Potete rivedere le puntate precedenti qui e qui, ma guardatele dopo aver visto questa, perché sennò se andate subito poi rischiate di perdervi questa qui e non trovarla più.

Questa sera, dopo aver ospitato in precedenza un venerabile Faraone e una Venere del calcio, come potevamo far di meglio? Ma ospitando direttamente il Re degli Dei, è ovvio! Gente, ecco Zeus!

G: Per rompere il ghiaccio comincio così: innanzitutto ti ringrazio per aver concesso questa intervista. Immagino che essendo divinità tu sia molto oberato di impegni. Come riesci a conciliare con l’attività sul blog?
Z: Ti ringrazio a te per l’ospitalità e, vista la cortesia, uso un po’ del ghiaccio rotto per l’ambrosia. Hai ambrosia? Se no va bene anche una birra calda.
Per tornare alla tua domanda: ho la fortuna di essere un manager oculato. Truccando le pagliuzze ho sbolognato le rotture più grandi, acqua e inferi, a Poseidone e Ade. A me rimane solo il cielo e il tuono, non proprio un lavoro a tempo pieno.
Rendo breve ciò che è lungo: scrivo sul blog per noia.

G: Ho una Tuborg lasciata al sole, anche se credo tu non intenda ciò per birra calda…
Sono curioso: la noia incrementa la produttività scrittoria, quindi mi dici?…È molto leopardiano. E so quel che dico: di felini me ne intendo!
Z: Io intendevo una Ceres… ah ah ah *matte risate*. Questa mette KO tutto l’Olimpo ogni volta che la dico. Ridono se no li fulmino, ma tant’è.
La noia è uno stimolo potente, anche se non sembra. L’ispirazione è passeggera: che scrive vive del lampo di genio, sfruttando il momento buono fino allo stremo. E si finisce senza parole o idee.
Io no. Scrivo per noia e perciò con la costanza tipica dei Testimoni di Kingu, quelli che bussano al tempio alle 7 di mattina.

G: Questi Testimoni di Kingu mi ricordano qualcuno con la stessa abitudine.
Restando sulla scrittura (un gentile dono agli umani da parte di Prometeo, a proposito, l’hai perdonato per quella storia di averti fregato l’accendino?), ti sei concentrato spesso proprio sull’analisi del modo con cui il blogger vi si approccia. Sono spunti per una semplici riflessione o vogliono anche essere dei semi lanciati affinché germoglino in un qualche cambiamento in ciò che leggi?
Z: Guarda, so con certezza che,a Prometeo, il rimorso sta rodendo il fegato. Spero stia bene, veramente, certe situazioni ti mangiano vivo.
Sì, quando non sparo minchiate o anestetizzo il mondo con la mia musica, cerco di guardare il comportamento dei blogger. Sono una razza strana, interessante. Nuova, se vogliamo. Diversi dal popolo di facebook e, proprio grazie ad internet, possono ambire a più notorietà e influenza… che ne carbura l’ego.
Ecco il perché delle mie sono riflessioni, spesso scoordinate: vorrei è un cambiamento di rotta, un po’ di qualità&contenuti, e anche un pizzico di autoironia, in più.

G: Eppure, nonostante la diversità dal popolo di facebook, come hai fatto notare anche tu in un tuo post, sembra che il blogging a volte assuma connotati molto da social network. La stessa nuova impostazione grafica di WP sembra ricalcare tale dimensione 3.0. Per carità, io poi non me ne intendo, non sono un grafico (infatti in spiaggia non mi capita mai che una ragazza mi veda e si giri esclamando “Però, che grafico quello lì”). Mi piace però lo spirito che hai: sii il cambiamento che vuoi vedere nel blogging.
Z: Sto cercando di portare, nel mio piccolo, un cambiamento… e non vorrei essere scambiato per arrogante per il mio essere il Capo degli Dei. Sono ancora l’umile dio che ha sconfitto i Titani.
Le collaborazioni con il Faraone nei Grandi Antichi e con Cineclan sono la mia idea di nuovo blog/blogger: personale E comunitario. Le idee fluiscono.

G: Le iniziative “open source” sono molto interessanti: oltre a quella col faraone (qua il progetto Grandi Antichi) e quella con cineclan (qui l’inizio della serie), ne hai qualche altra in cantiere o che vorresti realizzare? Mi compiaccio comunque che la battaglia coi Titani non ti abbia dato alla testa. Ma c’è stata invece un’occasione in cui qualcosa invece ti ha dato alla testa (non vale l’alcool)? Quella volta magari che hai saputo che i Tool suonavano vicino e non ci hai capito più nulla dall’esaltazione, per dire?
Z: Al momento, oltre a questi progetti, sto portando avanti alcune iniziative personali (di cui mantengo il riserbo). Altre iniziative da realizzare? Ho già accennato una mia idea a qualcuno (no spoiler adesso), ma per il resto: chi ha idee è libero di contattarmi. Senza andare indietro fino a Ercole (il Chuck Norris dell’epoca), direi che il traguardo è il 13 giugno 2016 all’Arena di Verona: tour di addio dei Black Sabbath. Una cosa da far tremare le vene dei polsi.

G: Parlando di musica e concerti, il più bello cui hai assistito o quello che è stato proprio come un’esperienza mistica (anche se per la presenza di una divinità come te sono tutti mistici! )?
Z: Mi stai chiedendo di scegliere fra i miei figli con i concerti eheh. I concerti di Heaven & Hell e Ozzy Osbourne (o i Rotting Christ) sono stati grandiosi, intensi, li attendevo da anni.
Fra tutti i concerti dei Down che ho visto sceglierei quello del 2008: è stato liberatorio. Mi hanno stupito gli Anaal Nathrakh, un concerto così brutale e così cattivo da essere un calcio nei denti. Incredibile. Un grandissimo concerto, non metal, è stato quello di Bruce Springsteen: 3 ore di esaltazione e rock.

G: Mi rendo conto fosse una scelta molto difficile, ma ne sei uscito alla grande. A proposito proprio invece di calci nei denti e di Chuck Norris, visto che hai trattato a volte l’argomento, se dovessi fare una classifica di film “muscoli e sangue” (categoria che mi sono inventato ora), quale sarebbe la tua lista di preferenza?
Z: Diciamo che sull’Olimpo sono rinomato per dare un colpo alla botte ed uno alla ninfa ahaha. ‘Ste battute fanno tremare quei bifolchi perdenti dei Troiani.
“Lacrime e sangue”? Sarò scontato, ma un Terminator (il primo) mi da sempre gioia, come anche un film di guerra. Se voglio la poesia assoluta dell’ignoranza (detto con rispetto assoluto) i vecchi film anni ’80 di Bruce Willis o Kurt Russell o L’Armata delle Tenebre… o Machete… Troppi da elencare tutti.

G: Sapevo non mi avresti deluso, infatti mi hai piazzato lì un John McClane (il personaggio di Willis) taaac! Beninteso, dimenticherei l’ultimo Die Hard, se sei d’accordo.  A parte Machete, comunque, noto che non sono film recenti. Colgo l’occasione per farti allora questa domanda: ritieni che un certo tipo di cinema, così come anche per un certo tipo di musica, abbia perso qualcosa rispetto al passato? E, connessa a questa domanda butto lì quest’altra: sei  un rocker nostalgico, della serie “Era meglio un tempo” oppure rispetto al nuovo ti poni con interesse e curiosità?
Z: La delusione è un fattore fondamentale sul mio blog (Ysingrinus docet). L’ultimo Die Hard è scarso, perde il confronto con la poesia bolsa e dopata di Voltaren di The Expendables.
Il cinema sta producendo cose buone anche adesso (è innegabile), ma quell’ignoranza degli eighties (con le buone storie connesse) non è replicabile. Il troppo politically-correct sta distruggendo il cinema bruto e d’azione. Adesso, in un film, sentire “vaffanculo John” (detto al capo di Polizia) o altre volgarità assortite è impensabile in un film che non sia comico/demenziale di seconda fascia. Stessa cosa per la musica. Si è persa l’innocenza già negli anni 60/70… ma almeno negli anni passati c’era tanta qualità quanta merdazza fetida. Il rapporto, adesso, pende più per la seconda.
Sono sempre curioso delle nuove uscite, ma se voglio “andare sul sicuro” o l’album “vincente”, prendo un disco del passato.

G: E se dovessi mettere su una super band, chi sceglieresti come componenti tra i musicisti che stimi?…Altra domanda “scomoda”, qualche figlio subirà un torto!
Z: Mi stai chiedendo l’impossibile… fortunatamente sono un Dio.
Provo a fare una formazione standard:
– BATTERIA: Carter Beauford (Dave Matthews Band) / backup: Richard Christy (Death)
– BASSO: Geezer Butler (Black Sabbath) / backup: Steve DiGiorgio (Death To All / Testament / Sadus)
– CHITARRA: Tony Iommi (Black Sabbath) & Dimebag Darrell (ex-Pantera) / Ritchie Blackmore
– VOCE: Phil Anselmo (Down / ex-Pantera)

G: Mondogatta! Che supergruppo. Ancora una volta, impossible is nothing per te.
Ne verrebbe fuori un concerto da sogno…o da incubo per chi non apprezza il genere (blasfemi!) ehehe.
Com’è il tuo rapporto con gli incubi? Ricordo ne hai anche raccontato sul tuo blog…
Z: A parte il defunto Dimebag, sarebbe una lineup atomica. Secondo me molto più da incubo (blasfemissimi). Ma, a noi, l’incubo piace.
Non so se definire i miei sogni sei veri incubi o solo dei sogni inquietanti. C’è un particolare però: me li ricordo spesso e le trame, oh le trame!, sono incredibili. Devo ancora capire come ho fatto a sognare un gerarca nazista morto che veniva giù da una collina su una sedia a rotelle.
In ogni caso, gli incubi che do agli umani sono ben peggio! *ahahaha*

G: Sì ma gli umani in fondo se li meritano. Cioè prendi Poseidone, fu provocato da Ulisse e il minimo che potesse fare è farlo poi vagare 20 anni (che secondo il codice olimpico è la pena minima mi risulta) nel Mediterraneo.
Nei tuoi racconti trasferisci un po’ il contenuto di queste sequenze oniriche notturne? Oppure, quanto ci metti di “vissuto” nella tua fase creativa?
Z: Io avrei fatto venire gli incubi ad Enea… quel codardo è scappato facendo finire presto il mio epic-movie preferito. Speravo in più battaglie ma niente. E, comunque, Poseidone ha il senso dell’umorismo un po’ annacquato.
Nei racconti lunghi non ci metto molto dei sogni/incubi: il masterpiece Capra Diddio è al 90% opera creativa di Lord Baffon II… io mi limito ad aggiungere il 10% e lo scritto, mentre nei Grandi Antichi l’opera è un delirio condiviso fra il sottoscritto e Ysingrinus.
Dove metto qualcosa di “vissuto” – anche se talmente mascherato e distorto da non capirsi – è nei racconti brevi.

G: Enea era proprio un figlio della sua città!
E con questa direi proprio che siamo alle battute finali.
Comunque, vorrei che oltre a quanto già detto in questa intervista ci raccontassi chi è Zeus per chiudere il cerchio (o il quadrato, fai tu). E, visto che l’hanno affrontato anche i tuoi predecessori, tocca anche a te il giochino che vanta il peggior numero di imitazioni. Descriviti inserendo nel testo questi tre elementi: brodo di pollo, Babbo Natale, puritanesimo. Ci sarebbe anche un’altra cosa: ci vorrebbe un bel consiglio musicale non richiesto per i lettori, come la tua famosa rubrica. Il problema è che questa sarebbe una richiesta, quindi ne invaliderebbe il senso! Quindi facciamo che io te lo chiedo, poi dalla regia questa la tagliamo e tu allora dai il consiglio e io dico ma che bella idea!

Z: Enea era proprio un figlio della sua città. Anche se non riconosciuto, vista la tendenza della città ad aprire le porte ad un mirmidone qualunque.
Chi è Zeus? Zeus è IL dio dell’Olimpo, colui che regna e che, al contrario di Babbo Natale, non vi porterà doni o simpatia. Zeus guarda, ghigna (ma non ride) e si incattivisce di fronte alle cose più inutili. Quali? Rinunciare a grigliare il pollo e farne una gustosa mangiata per creare un brodo di pollo sciapo e inconsistente. La peggior bestemmia che si potrebbe immaginare in queste lande antiche; anche se, a dirla tutta, gli antichi greci non erano sostenitori del puritanesimo del New England, quindi la bestemmia non può essere annoverata come tale.
Visto che siamo alle battute finali, mi permetto di far scendere il già magro share che ho in questa intervista e, inoltre, di farti perdere adoranti lettori e seriosi follower: ecco perché un consiglio musicale ci sta sempre bene. Soprattutto se viene ascoltato da cima a fondo.
Voglio andare sul classico e non cercare qualcosa di estemporaneo, perciò ecco a voi… i ROTTING CHRIST – ZE NIGMAR (a quanto si dice è una parola aramaica e potrebbe significare “è finita”. La canzone fa riferimento ad una delle ultime parole di Cristo in croce).

Ma che bella idea…Ach! Mi ero scordato che eravamo in diretta! Ehm, grazie comunque! Signore e Signori, il grande Zeus!

The Gintoki Show: colpoditacco

gintoki show2

Le gambe sono di repertorio e non appartengono all’intervistata, mentre il gatto è una controfigura che uso per le scene pericolose come questa


Sottotitolo: non è che ti scomunichino se parteggi per il “Diavolo”.


Incredibile a dirsi, gli sponsor hanno pagato per una seconda puntata del talk show! E questa sera abbiamo come ospite popodinientemeno che colpoditacco!

G: Dacci una breve presentazione di te, inserendo, però, nella descrizione queste tre parole: fuorigioco, regista, tunnel. Ysingrinus mi perdonerà se con lui sono stato più cattivo!
C: Sono una donna che ama il calcio e sono entrata in questo tunnel grazie a mio padre, che fin da piccola mi portava allo stadio. Per questo ho deciso di aprire un blog dedicato al pallone, ma l’ho aperto soprattutto per far sapere al mondo che anche le donne sanno riconoscere un fuorigioco. Ma vi confesso che il calcio non è la mia unica passione: il cinema si piazza sullo stesso piano. Leonardo DiCaprio è il mio attore preferito e Martin Scorsese è un regista che adoro… è molto meglio di Pirlo 😀

G: Milanista, fan di DiCaprio…ha più probabilità lui di vincere l’Oscar o Mihalovic di finire la stagione?
C: Senza dubbio DiCaprio di vincere l’Oscar… quest’anno non ha rivali. Mihajlovic finirà la stagione ma non porterà a casa premi…

G: Parlando proprio di rivali, che tipo di tifosa sei? Avverti molto “l’ostilità” quando parli di calcio con amici e conoscenti che tifano altre squadre o ti fai scivolare la cosa addosso come un attaccante che scivola in area di rigore?
C: Dipende dai momenti e da chi ho davanti. Mi capita di innervosirmi se sento sciocchezze – e dico sciocchezze perché in fondo sono una lady – ma non è che mi metto a insultare o cose del genere… sono tranquilla di carattere e tendo a farmi scivolare le cose addosso…Sento e mi piace una sana competizione e gli sfottò ci stanno, è anche questo il bello del calcio. Mando e mi arrivano messaggi di prese in giro, è divertente!
Mi urto più quando, per pregiudizio, sento uomini che con arroganza sostengono che le donne, anche quelle che pensano di essere esperte, non capiranno mai il calcio.
Primo, se lo capiscono gli uomini per noi è una passeggiata (questo è sessismo al contrario ma ci sta);
Secondo, ho scritto di calcio per diverso tempo in un giornale e se me lo facevano fare qualcosa ne so;
Terzo, ieri sono uscita con un amico e abbiamo parlato di calcio come fossimo due maschi… ha voluto sapere la mia opinione sul Milan, sulle ultime partite e sul gioco… Sanza nessun pregiudizio. Questo mi capita con diversi amici uomini, ma in giro, nel web aleggia ancora il pregiudizio sessista… le donne non capiscono il fuorigioco, guardano solo i calciatori e tifano solo per la nazionale. Per me due di queste sono errate… chissà quali ?
Non so se sono andata fuori tema, mi sono fatta prendere dalla mano

G: Nel Gintoki Show non esiste tema! Comunque, è un quiz per me? Allora rispondo dicendo che ciò che è vero è che le donne un occhio ai calciatori lo buttano. È per questo che avete problemi col fuorigioco: non è che non lo capite, ma è che, con un occhio soltanto che tra l’altro guarda il calciatore, come fate poi ad accorgervi di un offside! A parte le stupidaggini, il sessismo è difficili da estirpare, ancor più in ambienti fallocentrici come possono essere quelli del calcio. C’è qualche sassolino che ti vuoi togliere? Quella volta che hai fatto rimangiare il pregiudizio a qualcuno o hai dato uno schiaffo morale (non valgono schiaffi fisici!)?
C: Vorrei specificare che non tutti i calciatori sono degni di nota e poi come i guardalinee insegnano si guarda solo il giocatore se è in linea e non la palla che parte. Per quella devi sentire il rumore…Comunque, scemate a parte, lo schiaffo morale l’ho dato al mio ex direttore quando ha visto che facevo le pagine di sport meglio di alcuni miei colleghi uomini, a un mio collega quando gli ho raccontato che intervistando Carlo Mazzone mi ha detto che ero brava…E lo do tutte le volte che vado a pranzo con alcuni miei amici, io unica donna, e parliamo di calcio… magari qui il calcio c’entra poco, mi chiamano per sono di compagnia…

G: No aspetta, non puoi cavartela così. Hai intervistato Sor Carletto? Dicci di più! Mi evochi una nostalgia che non hai idea, infatti sparo subito un’altra richiesta. Hai presente la pagina facebook “Serie A – Operazione Nostalgia“? Ecco, vorrei citassi dei nomi nostalgici che per un motivo o per l’altro ti ricordano qualcosa. Io butto lì un Condor Agostini, 1995 Napoli – Milan 1-0 😀
C:  Sì, l’ho intervistato circa 5 anni fa, ma ahimè solo per telefono. Mi rispose mentre era al mare con la moglie, è stato gentilissimo e disponibile, non come altri giocatori che se la tiravano alla grande… vedi un Materazzi che mi tratto pure male… va bè rischi del mestiere 😀
La tua citazione non è sicuramente fatta a caso… che gatto bricconcello.
Comunque potrei citare Alessandro Calori e il suo gol all’ultimo minuto in Perugia-Juve (io c’ero e la Juve perse lo scudetto), il rigore di Shevchenko contro la Juve nella finale di Champions del 2003, gol di Fabio Grosso nella semifinale mondiale (come non metterlo), Frey, su tutti, quando l’ho incontrato nel 2000. Milan-Juve 1994 la mia prima volta a San Siro; Perugia-Inter 2002 finito 4-1… e quando ricapita… Ecco queste sono le cose che mi son venute in mente senza pensarci troppo.

G: Sono dispettoso, del resto sono un gatto! Calori e la sua ciabattata ignorante nel pantano del Curi sono da antologia del nostalgismo, complimenti. …Materazzi invece come simpatia penso sia secondo solo a Ibrahimovic. Ti piacerebbe incontrare l’umile Zlatan o ti spaventa (a me sì ad esempio)?…Invece parlando di Nazionale, visto che l’hai citata, se tu fossi il Commissario Tecnico di WordPress e dovessi fare la formazione dei blogger, chi convocheresti. E in che ruoli? 😀
C: Il gol di Calori non lo dimenticherò mai… perché non ho mai preso tanta acqua in vita mia (finora) e ho visto il mare a Perugia… sono cose che restano per sempre! Ibra lo incontrerei volentieri, non mi spaventa, al massimo mi manda a quel paese e via… maglio da lui che da un cojone in mezzo al traffico, non che mi capiti di essere insultata alla guida… per essere una donna guido bene e so pure parcheggiare (altro luogo comune sfatato).
Se fossi il c.t. dei blogger, cosa che ho fatto nel calendario degli gnocchi se ricordi bene, ecco la mia formazione:
La Cippy in porta perché è affidabile.
Difesa: Il Pinza, Cix e Cineclan (sono d’esperienza)
Centrocampo: Te e Ivano mediani, La venere degli stracci e Alessialia sulle fasce a spingere.
Attacco a tre: Ysi, Minimalista e Carlo Galli (da sogno e fantasia).
Che dici, si vince?

G: Con quel trio delle meraviglie lì davanti si preannuncia estro e fantasia a volontà che manco il Barça!…Invece è un azzardo affidare a me il pallone: sono un gatto, finirei per nasconderlo sotto al divano o sotto al frigorifero per poi farlo ricomparire per caso quando me ne ricorderò.
Continuando a parlare di blogger, i calendari gnoccheschi hanno riscosso molto successo e in cantiere c’è un’altra iniziativa (Su la maschera!): quando hai esordito su WP  (tra l’altro il blog ha da poco compiuto due anni, auguri!) pensavi già di arrivare a forme di interazione coi lettori o è stato un progetto nato in corso d’opera?
C: Sì un trio meglio di messi-suarez-neymar… il bello è che loro tre non sanno nemmeno chi sono… che spreco di citazioni! No, tu a centrocampo ci stai bene, mi dai l’idea che sei affidabile e calmo, insomma adatto a impostare il gioco, a mettere ordine e a recuperare alacremente i palloni. Oh poi sono il c.t. metto chi voglio 😛
Il successo dei calendari è stato inaspettato (oddio parlo come quelli che diventano famosi. Ora dico anche che resterò me stessa e una ragazza semplice, anche se non lo sono). Comunque tornando ai calendari, non pensavo che ci fosse questa partecipazione… mi avete sorpresa.
Sono contenta di questa interazione con gli altri blogger perché è quello che volevo, diciamo che ci speravo, il mio obiettivo è creare un blog in stile “bar virtuale” dove si parla di calcio ma non solo.
Inoltre ho conosciuto virtualmente persone interessanti…

G: Ok Mister, non discuto! Farò il centromediano metodista!
Parlando di registi, invece, torniamo alla tua seconda passione, cioè il cinema, ma sempre unendola al mondo di Eupalla, come disse Gianni Brera (tra metodismo e Brera in questa domanda finiamo col capirci io, tu e qualcuno che passerà qui per caso): se dovessi girare un film utilizzando dei calciatori, chi sceglieresti? E che film verrebbe fuori? Ad esempio io Totti che ha una comicità innata lo metterei in una commedia…
C: Il fatto che tu conosca Brera mi illumina…Io farei un thriller con un tocco di Miami Vice con Ibra e Balotelli… sai che paura incontrarli insieme…

G: Stavo immaginando le battute clou del film: Cazo guardi e Non capisci niente.
Siamo arrivati all’ultima domanda e voglio che ora tu illumini me: l’abbiamo evitato sino a questo momento ma ora ti tocca fare un pronostico secco: chi è che vince il campionato…inglese (della Serie A non ci importa niente)? Sarà l’anno buono per Wenger o tifi per la favola degli azzurri del Leicester di Ranieri?
C: Nooooooooooo è finitoooo??? Ma la favola di Ranieri tutta la vita… sarebbe anche uno smacco alle mega squadre inglesi spendaccione… inoltre Ranieri, Claudio non Massimo, è un omino simpatico.

G: In realtà anche in questo caso ho mentito: ti chiedo di dire qualcosa per i tuoi lettori, la prima cosa che ti viene in mente. Un augurio, un aforisma, una gufata (sportiva)…Dai!
C: Auguro ai miei lettori (tifosi) di vedere prima di morire la loro squadra vincere una Champions League… perché tra romanisti, juventini, napoletani, laziali… non so se avranno mai questa fortuna… ahahah. Mentre ai lettori, non tifosi, auguro di avere una passione, per qualsiasi altra cosa, tanto grande e coinvolgente come lo è il calcio per un tifoso.

Era colpoditacco!
Un applauso!

Non è che in una gara tra film solo l’ultimo sia doppiato

Venerdì ho visto l’ultimo film con DiCaprio.
Non sono impazzito al punto di vedermelo doppiato in ungherese: il multisala vicino la stazione Nyugati ha una sala che trasmette pellicole in inglese.

Peccato che The Revenant, che credo batterà gli altri film nella corsa all’Oscar, sia per un buon 35% dei dialoghi recitato in lingua dei Nativi. I sottotitoli in ungherese non erano certo di aiuto per la comprensione. Sarei curioso di sapere cosa mai dicessero, purché non gli abbiano affibbiato le solite espressioni cliché da dispensatori di saggezza criptica.


Perché i Nativi Americani nei film devono sempre esprimere profonda e criptica saggezza ancestrale? Avevano una grande cultura intrisa di misticismo e filosofia, siamo d’accordo, ma ci sarà stato qualcuno che guardava il cielo ed esclamava “Speriamo che non piova che ho appena steso i panni ad asciugare” o doveva per forza dire qualcosa di saggio e profondo?


Aggiungiamo che il personaggio che durante il film parla di più non è quello di DiCaprio (che recita delle parti in nativo anche lui e per buona parte centrale del film non parla affatto per un problema alla gola), ma il suo antagonista, interpretato da Tom Hardy, che credo avesse l’accento texano. Alle mie orecchie quando apriva bocca giungeva un borbottio confuso e sibilante.


Mi sono informato e mi consola scoprire che anche gli anglofoni non capiscono Tom Hardy quando parla, soprattutto quando tenta di imitare accenti che non gli appartengono. Articolo del Guardian.


Però almeno è un film molto visivo, quindi ho potuto apprezzare la regia.

Sono andato a vederlo con CR, il fidanzato e una loro amica di cui ho dimenticato il nome prima ancora che me lo dicesse. Magari esiste una remota possibilità che lei un nome non lo avesse affatto, quindi sarei assolto dall’esser distratto o smemorato.


Purtroppo quando mi presento a una nuova persona l’atto di stringere la mano va in conflitto con il mio sistema audio e quindi il nome non lo ascolto.


Il fidanzato di CR è cordialissimo.
È arrivato, mi ha stretto la mano senza dire neanche ciao e guardarmi in faccia.

Nel momento in cui ha fatto la sua comparsa aveva già scritto in fronte il soprannome che gli avrei dato: L’Ingrugnito. Ma magari era ingrugnito proprio perché sapeva che gli avrei dato questo soprannome.

Ho anche compreso quali fossero quegli atteggiamenti un po’ insensibili che CR non sopporta in lui e di cui mi ha fatto una testa così in ufficio nel corso dell’ultimo mese. Ne ho avuto un esempio all’uscita dal cinema.

Premettiamo che il film è crudo, e uso questa parola non a caso perché crudo è proprio l’aggettivo dominante. Chi l’ha visto capirà. Chi non l’ha visto, sappia che non sarà il preferito dei vegani.

CR commentava appunto la durezza delle scene. L’Ingrugnito replicava, sempre gioviale e allegro come una vasectomia, sbuffando “Ma è solo un film, insomma”. Mentre CR stava proseguendo per aggiungere un’altra considerazione, L’Ingrugnito per tutta risposta si è girato dall’altra parte per mettersi a parlare con l’amica. CR è rimasta delusa e intristita, come la diapositiva qui sotto testimonia:

A volerla dire tutta il discorso che stava facendo mi lasciava un po’ perplesso. Visto che L’Ingrugnito non voleva stare ad ascoltarla, lei ha ritenuto opportuno condividere con me questo suo pensiero:
– Comunque io se dovessi sopravvivere in mezzo alle tormente di neve  e agli orsi nei boschi uccidendo animali a mani nude e mangiando carne cruda non so se riuscirei a farcela…”

Insomma, è un po’ Capitan Ovvio, un po’ Premio G.a.C..

Non è che dopo aver visto un film poi capita di pensare che “Certo che se dovessi attraversare tutta la Terra di Mezzo e le terre di Mordor sfuggendo agli orchetti per gettare un anello malefico in un vulcano, sopportando un hobbit petulante (per tacer dello stalker con lo sdoppiamento di personalità) al mio seguito che ogni due per tre deve citare a sproposito il suo Gaffiere e che secondo me di notte mi stuprerebbe volentieri, non so se ce la farei”.

Oppure: “Certo che se dovessi salire sul ring per affrontare un ammasso di steroidi sovietici tiranneggiato da Brigitte Nielsen che vuole spiezzarmi in due, io non so se sopravviverei al primo round”.

O ancora: “Certo che se fossi un uomo con la pistola e incontrassi un uomo col fucile oppure se fossi un uomo col fucile e incontrassi un uomo con la pistola oppure se fossi un uomo col fucile e incontrassi un altro uomo col fucile oppure se fossi un uomo con la pistola e incontrassi un altro uomo con la pistola, io credo sarei un uomo morto a meno di non essere Clint Eastwood ma non lo sono”.

Non so voi, ma non ho mai fatto simili considerazioni.
Anche perché quando mi immedesimo nei film mi vedo sempre vincente e di successo.

Al bilancio della serata aggiungo che ho appreso una nuova parola in ungherese.
A un certo punto sullo schermo è comparsa questa parola: mondogatta. Ho chiesto delucidazioni, mi hanno detto che è un verbo: (lui) diceva è il significato. La traduzione mi ha tolto un po’ di poesia, ma non posso comunque fare a meno di pensare a questa parola e ridere da solo.
Mondogatta.
Sembra un’esclamazione, tipo il Giuda ballerino! di Dylan Dog. Potrei infatti farne il mio intercalare.

Mondogatta!