Non è che i liguri in Ungheria chiedano la pasta a Pest

Sono stato a Budapest in settimana. Questa volta non per lavoro ma per un breve viaggio di piacere. Da quando l’avevo lasciata non vi ero ancora ritornato.

Non l’ho trovata molto cambiata, a parte un po’ di movimento per le strade: in questi giorni ci sono delle vive proteste per dei provvedimenti votati dal Parlamento. Il governo non risponde nel merito e sostiene che i manifestanti siano prezzolati e che dietro ci sia Soros (che a quanto ho capito secondo i complottisti è responsabile di un po’ di tutto, dal terrorismo internazionale alle doppie punte e la cellulite). Ho provato a chiedere a un manifestante a chi dovessi inviare i dati per essere pagato anche io per manifestare (un po’ di denaro in più fa sempre comodo) ma mi ha mandato a fa’ ‘n gulash.

Il gulash ovviamente l’ho mangiato ed è stata la cosa più salutare che ho mandato giù: come avevo raccontato all’epoca della mia permanenza in questo Paese, la cucina locale non è la più indicata per il salutismo. Le parole chiave sono grasso, maiale, cipolla, combinati in modi diversi ma col risultato sempre uguale: leggerezza e alito fresco tutto il dì.

Un’altra cosa che non è cambiata è che all’aeroporto c’è sempre e ancora l’imbarco poveracci: per le compagnie low cost, infatti, i gate sono posizionati esternamente alla struttura dell’aeroporto, in un capannone di lamiera (non riscaldato) raggiungibile con un percorso al freddo e al gelo. Per raggiungere l’aereo, poi, non c’è alcun autobus ad attendere i passeggeri ma un altro percorso al freddo e al gelo. E, per ricordarti che sei un poveraccio che sceglie le compagnie low cost con tutte le conseguenze del caso, ti fanno attendere al freddo e al gelo prima di salire sull’aereo.

Un’altra tradizione rispettata è che il mio zaino, come al solito, è stato messo da parte per un tampone rileva-esplosivo. È lo stesso zaino col quale da due anni vado in giro e che ha visto diversi aeroporti: sempre e solo nell’aeroporto di Budapest mi è stato, tutte le volte, controllato. Non so cosa abbia di sospetto solo per la sicurezza di quel posto.

Ho rivisto la mia CR, una sera a cena. Sono contento di averla trovata bene. Anche se con gli uomini continua ad avere contatti con gente strana: dopo aver chiuso con l’ingrugnito che si puntava un coltello alla gola per inscenare una sceneggiata degna di un melodramma, è stata con un tizio che prima di far sesso doveva guardarsi un porno. E dopo aver fatto sesso, doveva guardarsene un altro. Tra una pippa e l’altra, poi, gli scappava anche una pippata perché anche il naso vuole la propria parte.

Adesso, invece, lei è in contatto con uno che fa il fumettista e divide casa con la ex compagna, con la quale ha una figlia. Vivono da separati in casa, ma lui non può permettersi un’altra sistemazione e inoltre resta lì per la bambina. Per mantenersi disegna fumetti pornografici per una rivista: ogni tanto invia a CR qualche esempio di sua opera, domandando, poi: “ti imbarazza?”.

Praticamente è la versione nerd di quelli che mandano le foto del proprio cazzo credendo di far colpo.

Un’ultima considerazione: sono partito dall’Italia portandomi dietro una banconota da 1000 fiorini che mi era rimasta in tasca da quando me ne ero andato via. Sono tornato in Italia che nel portafogli avevo due banconote da 500 fiorini.

Più le cose cambiano, più restano le stesse.

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Non è che al re amante della birra piaccia solo la Corona

Ogni tanto mi vesto anche io da turista e faccio cose turistiche.
Ieri sono andato a visitare il Parlamento ungherese, cosa che in più di un anno complessivo da quando mi trovo qui non avevo ancora fatto. E, citando DFW, è una cosa divertente che non farò mai più.

Il biglietto d’ingresso costa più o meno 7 euro, per mezz’ora di tour in cui vi verranno spiegate le cose che non si possono visitare perché non accessibili al pubblico.

L’acquisto può essere effettuato online o direttamente alla cassa (in questo caso solo per il giorno stesso), selezionando la visita guidata nella lingua desiderata.

All’inizio ero tentato di acquistare il biglietto per il tour in inglese, perché io son cittadino del XXI secolo, la generazione Erasmus, abbiamo imparato la lingua con Super Mario e i porno online, non perdiamo mai occasione di far pratica di lingua perché siamo sempre un passo avanti.

In realtà volevo acquistare il biglietto per la visita in inglese perché detesto i turisti italiani.

Detesto i turisti in generale, chiariamo, ma almeno per quelli stranieri posso evitare di prestare attenzione alle baggianate che dicono, disattivando il filtro linguistico.

Il Parlamento all’interno è suggestivo e la visita fornisce al visitatore dettagli statistici utili per una partecipazione a un quiz a premi.

Alcune pillole:

  • È alto 96 metri come la Basilica di Santo Stefano in centro
  • Le due ali sono simmetriche
  • L’edificio è il terzo più grande del mondo dopo quello del Parlamento di Buenos Aires e quello di Bucarest
  • Il soffitto della scalinata è decorato da 40 kg di oro zecchino
  • Per la sua costruzione sono stati utilizzati quasi totalmente materiali ungheresi
  • La sala a cupola in cui sono custoditi i simboli d’Ungheria (corona, scettro, spada e globo crucigero) sotto una teca è l’unico posto dove non è permesso scattare fotografie

Attendevo con ansia quanto ci sarebbe voluto prima che qualcuno del gruppo venisse redarguito per aver tentato di scattare una foto. Dopo due secondi dall’ingresso nella cupola, una ragazza è stata colta in flagrante.

Un gruppetto di perdigiorno di non più di 25 anni invece ne ha scattata una di nascosto perché “Col cazzo che torno a casa senza, l’ho scattata a (non sono riuscito a capire dove) mo vuoi vedere che qua non ci riesco”. Ho provato a immaginare che il gesto di questo giovane non fosse per sfida ai divieti. Magari ha una triste storia alle spalle, un padre prepotente che lo malmena: “Non ti ho mandato a fare il turista in giro per tornare a casa senza uno straccio di foto!”. Purtroppo la mia immaginazione peggiora sempre più, quindi per me il giovane resta una semplice testa di cazzo.

La croce in cima alla corona dal 17° secolo è inclinata e non è mai stata rimessa a posto. Secondo la guida “Gli scienziati non sono d’accordo sul perché”. Non è chiaro il perché di cosa, il perché sia inclinata o il perché non sia stata rimessa a posto.

Comunque è inclinata perché è caduta a terra. Sappiatelo ma non ditelo alle guide.

L’Emiciclo che viene mostrato ai turisti non è più utilizzato, dato che l’Ungheria ha un sistema monocamerale dal 1944. È osservabile da un balconcino, punto in cui ho scattato questa pessima foto, aggravata dal fatto che lo smartofono con una risoluzione migliore l’avevo dimenticato a casa:

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È vuoto perché sono andati tutti a ka$aaaaaaaaaa1!1!!!!11!!

Alla fine della visita il gruppo ha fatto un applauso alla guida. Calatomi nell’atmosfera, ho applaudito anche io complimentandomi per l’ottimo atterraggio.

Un invito a vedere la Camera non implica per forza delle avances sessuali

Premessa: i concorsi pubblici sono ormai dei concorsi pubici: perché è col padredeibambini che spesso sembrano gestiti.


DIGRESSIONE CONCORSUALE
Mi danno sempre fastidio quelli che chiedono: “Perché non fai il concorso per aiuto-vice-spazzacamino al Ministero delle Infrabrutture?”. “Perché non lo fai tu?” è la mia domanda.
Ho massimo rispetto di chi si fa il sedere a tarallo sui libri in nome della volontà di intraprendere una professione e poi si consuma sino alle viscere in attesa delle graduatorie e poi si consuma ancora sino al midollo perché pur magari vincente deve attendere i tempi geologici del caso per avere il posto che gli spetta.
Mi disturba invece la logica di chi propone di fare il concorsista di mestiere e provare il provabile perché tanto prima o poi qualcosa la si imbrocca e si raggiunge l’agognato posto dietro la scrivania su cui incastrarsi come un omino dei Lego con i buchi nel sedere* sui mattoncini.

* Cicciobombo Cannoniere era quindi un omino dei Lego?


Oggi ho fatto compagnia a Gianni e Pinotto che venivano a Roma per assistere a un dibattito-confronto-nonhocapitobene.

Una conversazione su whatsupp due settimane fa mi aveva preannunciato la cosa:
– we Ginto
– oi
– il 7 luglio ho una conferenza a Roma al Parlamento riguardante il mio concorso. Mi hanno chiesto di portare gente, anche esterni. Volevo sapere se fossi a Roma in quel periodo e se non ti rompevi le palle di venire
– Per me va bene. Sono libero.
– ok, alle 14:30. Posso comunicare il tuo nome per l’accreditamento?
– Certo, fai pure.

Quando ho accettato ho pensato che non mi sarebbe costato nulla e che poi non ho mai visto la Camera dall’interno e sarebbe stata una buona occasione. Inoltre, seppur nulla dava adito di pensare che ci fosse annesso alla conferenza un ricco buffet, io ho accettato avendo in mente proprio la possibilità che ci venisse offerto un ricco buffet perché io immagino queste situazioni sempre con dei ricchi buffet.


La gola è uno dei 7 vizi capitali e il peccato vien sempre punito.


Obnubilato dai possibili vantaggi del caso, non ho pensato tre cose:
a) 7 luglio
b) ore 14.30
c) per entrare a Montecitorio c’è un codice di abbigliamento specifico: camicia e giacca. Senza quest’ultima non ti lasciano entrare.

Unite i punti a), b) e c) e la figura risultante sarà sudaticcia.


È chiaro, nella Camera non ci puoi entrare come se fosse la tua camera personale: del resto io in camera mia di questi periodi sto come Madre non mi vorrebbe aver fatto tanto ero brutto*, quindi probabilmente il mio non-abito sarebbe ancor meno accettato.

* Scherzo, ero bellissimo, perché tutti i bambini lo sono, si dice.


DIGRESSIONE NEI RICORDI
Ero bellissimo ma già impertinente. C’è un aneddoto sulla mia nascita che mia zia racconta sempre e che ha giurato che racconterà anche al mio matrimonio: è anche per questo che non so se mai mi sposerò. Lo racconto qui perché io non vi conosco e voi non mi conoscete e al mio poco probabile matrimonio è più che probabile che non ci sarete o se ci sarete è molto probabile che non ci riconosceremo perché avrò barba e baffi ancor più lunghi di adesso: quando accorsero in ospedale parenti e amici per ammirare il divin gattino neonato, mi scappò di far pipì in faccia a mia zia. Una voce fuori campo esclamò “Ha riconosciuto la zia!” e giù risate.
Col tempo l’aneddoto si è ingigantito, lo spruzzo divenne una fontana, oggi è Grisù con la manichetta che spegne le fiamme.


Quando ho messo il piede fuori casa ho iniziato all’istante a grondare come una grondaia: tenere la giacca sulla spalla o sul braccio ha inoltre l’effetto di rendere ancor più sudaticcia la parte dove è appoggiata.

Alle ore 13 Roma era una fornace. L’asfalto sotto i piedi scottava come un ferro da stiro: difatti l’aria era Rowenta.

L’appuntamento era nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia: hanno offerto caffè, dolcetti e acqua: ben lontani dal ricco buffet che immaginavo, ma li capisco, essendo caduti in disgrazia.

Quando ci siamo spostati a Montecitorio, la nostra meta non era la Camera ma una Cameretta al suo interno, in un ingresso laterale: che delusione! Il tutto per ascoltare Segretario di Partito Politico Caduto in Disgrazia  dir due parole annoiate e poi rientrare nella sede di Partito Politico Caduto in Disgrazia.

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La scritta è fuorviante: trattavasi di una cameretta!

Il bagno di P.P.C.D. era traboccante di campioncini di shampoo e docciaschiuma con le etichette degli hotel: forse fan razzie nei luoghi che li ospitano?

Deluso dalla mancanza di un ricco buffet e dalla possibilità di accedere a una vera Camera, ho ritenuto opportuno trafugare un campioncino.

Rubare da chi ha rubato non è reato, è equilibrio cosmico.


DIGRESSIONE CONCORSUALE 2
Come ho detto a Gianni (anche Pinotto era lì in veste di claque senza buffet), è buona cosa riuscire a portare avanti le proprie istanze e aver un appoggio da parte di chi può dare risonanza politica. Però tengano in conto che in un P.P.C.D., come in qualsiasi altro P.P. cerchino di farsi pubblicità e non altro.


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Invece della barba ho tagliato la parte alta del viso così non mi riconoscerò al mio matrimonio

Se esiste un codice penale ci sarà pure un diritto vaginale

Quando smetti di utilizzare Excel per i tuoi elenchi personali e lo usi per gli scopi per i quali è stato progettato, esclami “Ah! Quindi può fare anche questo! Come ho fatto a dimenticarmene!”.

Ho trascorso l’ultima settimana litigando con numeri e serie di dati per mettere insieme un indice sull’empowerment femminile nel mondo.

Ora questa sarebbe la scena in cui dovrebbe forse partire uno spiegone, ma considerando che mi annoierei prima io, per l’empowerment rimando a questo post che scrissi un paio di mesi fa parlando di disuguaglianza di genere, mentre per spiegare un indice la semplificherei in questo modo: ci sono nel mondo delle persone (che lavorano per l’ONU e il cui motto è ONU per tutti e tutti per ONU) che stabiliscono se un Paese è sviluppato o meno aggregando tasso d’istruzione, aspettativa di vita e reddito nazionale lordo pro capite: questo è un indice di sviluppo umano.

Allo stesso modo, aggregando altre variabili (ad esempio, numero di seggi in parlamento occupati da donne, percentuale di donne in posizioni manageriali ecc) si può creare un women’s empowerment index, in arte w.e.i. e infatti ho intitolato la slide in cui spiegavo il percorso di costruzione di tale indice “Walk this WEI”, ma la cosa non è stata notata da nessuno tranne una persona che si è anche risentita (più di me!) per il fatto che nessuno abbia apprezzato la cosa.

Un momento di impasse si è vissuto quando ho spiegato che avrei voluto inserire tra le variabili anche la possibilità offerta dalle singole legislazioni nazionali di poter procedere a un’interruzione di gravidanza, assegnando valori diversi a seconda di come e quando la pratica sia consentita. Il problema nasceva riguardo la difficoltà di tradurre in scala numerica una simile variabile.

Il docente non concordava sul considerare l’aborto come variabile rilevante ai fini di un calcolo simile. Ma la mia analisi non era sulle interruzioni di gravidanza e/o il loro numero ma sulle legislazioni in materia e sul fatto che in un Paese esista o meno una possibilità di scelta, entro una cornice legale, a prescindere poi da come la si pensi in materia.

Non ho insistito perché ero ancora deluso dal fatto che nessuno avesse commentato il mio “walk this w.e.i.”.

Infine, confesso che ho truccato i dati, perché in molti casi erano mancanti o riferiti ad anni diversi: considerando che un simile lavoro era fine soltanto allo svolgimento di sé stesso, è un peccato veniale. Anzi, la società odierna ci insegna che se non trucchi qualcosa non sei bravo.

A tal proposito il mio pensiero va ai miei concittadini che hanno ceduto il proprio voto per 50 euro. Vorrei misurare il loro empowerment (uomini o donne che siano) in maniera più diretta, senza l’ausilio di computer e software. Magari con un calibro su per lo sfintere, perché in certi casi al digitale è preferibile l’analogico.