Non è che per leggere la mano consulti l’indice

Ieri avevo un senso di oppressione alla gola.

Forse era il Lato Oscuro che tentava di soffocarmi.

È un periodo in cui sento che qualcosa mi stia sfuggendo.

Con questa vaga sensazione addosso, oggi per una folata di vento mi è sfuggita la porta e mi ha schiacciato l’indice. Porta miseria.

In allegato una diapositiva della mia reazione:

Poi ho avuto un capogiro e stavo per venire meno nell’ufficio della satrapa Achemenide che ora mi governa.

L’indice sinistro è il mio dito preferito. Lo uso per cliccare il mouse.

L’indice in generale è l’invenzione più utile dell’umanità dopo la gallina ovaiola. Può fare tante cose. Il dito, intendo. Punta, giudica, stuzzica e prematura anche.

Dicono che sia l’oggetto di osservazione preferito dagli imbecilli anche se a me star sempre a indicare la Luna pure non sembra una cosa tanto normale. Poi lei si offende e scompare.

Una volta mi raccontarono che per scoprire se una persona è avvenente si fa un “test del dito”. Io pensavo andasse tirato: in effetti se una persona si fa tirare il dito in pubblico ha tutta la mia stima. Invece con somma delusione si tratta di una semplice misurazione, poggiando l’indice di lungo sul naso. Non ho capito poi per quale congiunzione di fattori uno debba essere attraente con un dito in faccia. Forse lo è per qualche ditosessuale, non ho idea.

Ci sono poi quelli che, pur non avendo una specializzazione in proctologia, si sentono qualificati a essere un vero e proprio dito nell’ano. Sono bravi, va detto: ti accorgi dell’inserimento quando è già completo ed effettuato.

Ma meriterebbero di essere messi all’indice.

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Se esiste un codice penale ci sarà pure un diritto vaginale

Quando smetti di utilizzare Excel per i tuoi elenchi personali e lo usi per gli scopi per i quali è stato progettato, esclami “Ah! Quindi può fare anche questo! Come ho fatto a dimenticarmene!”.

Ho trascorso l’ultima settimana litigando con numeri e serie di dati per mettere insieme un indice sull’empowerment femminile nel mondo.

Ora questa sarebbe la scena in cui dovrebbe forse partire uno spiegone, ma considerando che mi annoierei prima io, per l’empowerment rimando a questo post che scrissi un paio di mesi fa parlando di disuguaglianza di genere, mentre per spiegare un indice la semplificherei in questo modo: ci sono nel mondo delle persone (che lavorano per l’ONU e il cui motto è ONU per tutti e tutti per ONU) che stabiliscono se un Paese è sviluppato o meno aggregando tasso d’istruzione, aspettativa di vita e reddito nazionale lordo pro capite: questo è un indice di sviluppo umano.

Allo stesso modo, aggregando altre variabili (ad esempio, numero di seggi in parlamento occupati da donne, percentuale di donne in posizioni manageriali ecc) si può creare un women’s empowerment index, in arte w.e.i. e infatti ho intitolato la slide in cui spiegavo il percorso di costruzione di tale indice “Walk this WEI”, ma la cosa non è stata notata da nessuno tranne una persona che si è anche risentita (più di me!) per il fatto che nessuno abbia apprezzato la cosa.

Un momento di impasse si è vissuto quando ho spiegato che avrei voluto inserire tra le variabili anche la possibilità offerta dalle singole legislazioni nazionali di poter procedere a un’interruzione di gravidanza, assegnando valori diversi a seconda di come e quando la pratica sia consentita. Il problema nasceva riguardo la difficoltà di tradurre in scala numerica una simile variabile.

Il docente non concordava sul considerare l’aborto come variabile rilevante ai fini di un calcolo simile. Ma la mia analisi non era sulle interruzioni di gravidanza e/o il loro numero ma sulle legislazioni in materia e sul fatto che in un Paese esista o meno una possibilità di scelta, entro una cornice legale, a prescindere poi da come la si pensi in materia.

Non ho insistito perché ero ancora deluso dal fatto che nessuno avesse commentato il mio “walk this w.e.i.”.

Infine, confesso che ho truccato i dati, perché in molti casi erano mancanti o riferiti ad anni diversi: considerando che un simile lavoro era fine soltanto allo svolgimento di sé stesso, è un peccato veniale. Anzi, la società odierna ci insegna che se non trucchi qualcosa non sei bravo.

A tal proposito il mio pensiero va ai miei concittadini che hanno ceduto il proprio voto per 50 euro. Vorrei misurare il loro empowerment (uomini o donne che siano) in maniera più diretta, senza l’ausilio di computer e software. Magari con un calibro su per lo sfintere, perché in certi casi al digitale è preferibile l’analogico.