Non è che al re amante della birra piaccia solo la Corona

Ogni tanto mi vesto anche io da turista e faccio cose turistiche.
Ieri sono andato a visitare il Parlamento ungherese, cosa che in più di un anno complessivo da quando mi trovo qui non avevo ancora fatto. E, citando DFW, è una cosa divertente che non farò mai più.

Il biglietto d’ingresso costa più o meno 7 euro, per mezz’ora di tour in cui vi verranno spiegate le cose che non si possono visitare perché non accessibili al pubblico.

L’acquisto può essere effettuato online o direttamente alla cassa (in questo caso solo per il giorno stesso), selezionando la visita guidata nella lingua desiderata.

All’inizio ero tentato di acquistare il biglietto per il tour in inglese, perché io son cittadino del XXI secolo, la generazione Erasmus, abbiamo imparato la lingua con Super Mario e i porno online, non perdiamo mai occasione di far pratica di lingua perché siamo sempre un passo avanti.

In realtà volevo acquistare il biglietto per la visita in inglese perché detesto i turisti italiani.

Detesto i turisti in generale, chiariamo, ma almeno per quelli stranieri posso evitare di prestare attenzione alle baggianate che dicono, disattivando il filtro linguistico.

Il Parlamento all’interno è suggestivo e la visita fornisce al visitatore dettagli statistici utili per una partecipazione a un quiz a premi.

Alcune pillole:

  • È alto 96 metri come la Basilica di Santo Stefano in centro
  • Le due ali sono simmetriche
  • L’edificio è il terzo più grande del mondo dopo quello del Parlamento di Buenos Aires e quello di Bucarest
  • Il soffitto della scalinata è decorato da 40 kg di oro zecchino
  • Per la sua costruzione sono stati utilizzati quasi totalmente materiali ungheresi
  • La sala a cupola in cui sono custoditi i simboli d’Ungheria (corona, scettro, spada e globo crucigero) sotto una teca è l’unico posto dove non è permesso scattare fotografie

Attendevo con ansia quanto ci sarebbe voluto prima che qualcuno del gruppo venisse redarguito per aver tentato di scattare una foto. Dopo due secondi dall’ingresso nella cupola, una ragazza è stata colta in flagrante.

Un gruppetto di perdigiorno di non più di 25 anni invece ne ha scattata una di nascosto perché “Col cazzo che torno a casa senza, l’ho scattata a (non sono riuscito a capire dove) mo vuoi vedere che qua non ci riesco”. Ho provato a immaginare che il gesto di questo giovane non fosse per sfida ai divieti. Magari ha una triste storia alle spalle, un padre prepotente che lo malmena: “Non ti ho mandato a fare il turista in giro per tornare a casa senza uno straccio di foto!”. Purtroppo la mia immaginazione peggiora sempre più, quindi per me il giovane resta una semplice testa di cazzo.

La croce in cima alla corona dal 17° secolo è inclinata e non è mai stata rimessa a posto. Secondo la guida “Gli scienziati non sono d’accordo sul perché”. Non è chiaro il perché di cosa, il perché sia inclinata o il perché non sia stata rimessa a posto.

Comunque è inclinata perché è caduta a terra. Sappiatelo ma non ditelo alle guide.

L’Emiciclo che viene mostrato ai turisti non è più utilizzato, dato che l’Ungheria ha un sistema monocamerale dal 1944. È osservabile da un balconcino, punto in cui ho scattato questa pessima foto, aggravata dal fatto che lo smartofono con una risoluzione migliore l’avevo dimenticato a casa:

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È vuoto perché sono andati tutti a ka$aaaaaaaaaa1!1!!!!11!!

Alla fine della visita il gruppo ha fatto un applauso alla guida. Calatomi nell’atmosfera, ho applaudito anche io complimentandomi per l’ottimo atterraggio.

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Non è che esser pignoli sulla barba voglia dire cercare il pelo nell’uomo

Ho forse male giudicato la CC.
Quando ci presentammo, mentre le spiegavo che lavoro io facessi credevo mi guardasse con l’aria da “Aspetta che mo me segno che nun me ne frega un cazzo”.

In realtà credo non comprendesse proprio di cosa stessi parlando.
Non per difficoltà linguistiche, per quanto in inglese io mi esprima come un libro strappato, ma per dei buchi conoscitivi che credo siano presenti in lei.

Zone buie in ambito storico-geografico-geopolitico.

Ne ho avuto la prova ieri, dopo alcuni sentori nei giorni precedenti, quando all’improvviso mi ha chiesto se io fossi mai stato in Polonia.


Mi ha spiegato dopo il motivo: le hanno proposto uno stage lì. Sulle prime pensavo fosse una domanda come convenevole. Quale è il tuo colore preferito? Ti piacciono i cani o i gatti? Sei mai stato in Polonia?


Io le ho risposto che mi piacerebbe andarci. Anche perché con i viaggi precedenti ho quasi esaurito tutta l’Europa occidentale.


Beninteso, non è che basti vedere una capitale per dire di aver visitato un Paese. Però, dato che non si viaggia all’estero spesso, non è che se un anno vado in Germania poi ci ritorno subito l’anno successivo.


E poi vorrei visitare Auschwitz, ho aggiunto.

Al che la sua reazione è stata assumere l’espressione della mucca che osserva passare il treno.

– You know…The concentration camp…
Scuote la testa
– …where the Jews were interned…
Scuote la testa e rifà l’espressione della mucca ecc ecc.

A parte questo, mi ci trovo bene. È una ragazza tranquilla e gentile. Non rompe, non lascia spazzatura in giro. Oggi mi ha chiesto addirittura il permesso per poter ascoltare musica senza le cuffie. Così ho avuto un assaggio di musica cinese, che mi ricordava quella neomelodica napoletana.

Certo, rutta dopo mangiato e tira tutto il giorno su col naso e si gratta le ascelle davanti a te come un orango, ma ognuno ha le proprie abitudini.

Forse comunque è anche troppo calma. Ho già raccontato che vive di aria, a parte qualche frugale merenda. Forse aspetta che qualche volta cucini per lei: mi ha detto più volte “Aò, so che gli uomini italiani sono bravi cuochi”. E ogni volta che accendo una pentola mi fa “Stai a cucinà? Fa’ vede’, me piace guardà la gente che spignatta a li fornelli”.

Dato che non raccolgo queste sottili allusioni, prova forse a prendermi con le buone. Mi fa spesso dei complimenti, se possiamo intenderli come tali.

Un giorno mi ha visto con gli occhiali e mi ha chiesto perché non li portassi sempre. Io ho risposto che preferisco le lenti a contatto, non mi piaccio con gli occhiali. E lei ha detto che invece sto bene, sembro uno scienziato o un professore.


Quindi non solo in Italia conoscono la formula per prenderti per il culo “Gli occhiali ti fanno sembrare più intelligente”.


Poi ieri, sentendomi commentare un capello bianco sulla mia testa che avevo notato, mi dice che è comparso perché penso troppo. Sono molto intelligente e le persone così imbiancano presto.

Non so se fosse una presa per il culo o una gufata.

Poi ha detto che con ‘sta barba ricordo un filosofo. Quello là…Mark?
Karl Marx? Sì, lui, mi dice. L’unica differenza è che fosse grigio mentre io sono scuro.

Infine, proprio parlando di colore di capelli e occhi, mi ha chiesto come fosse l’italiano tipico, esteticamente.

Io in questi casi cerco sempre di spiegare che non siamo tutti come Super Mario, anche se all’estero lo pensano.

Mammamia! Pasta, pizza, mozzarella! Cazzo vuoi, buongiorno!

Le ho spiegato che la nostra penisola nel corso dei secoli ha conosciuto diversi popoli, dai Vichinghi agli Arabi, quindi da noi puoi trovare una certa varietà fenotipica.


Si dirà così, varietà fenotipica? Non ne ho idea. Qualche genetista mi illumini.


Mentre parlavo annuiva ma ho rivisto in lei la mucca.


In fondo però è una visione della storia molto eurocentrica. Insomma, voi vi ricordate quando sono arrivati i Mongoli di Gengis Khan in Cina?


Ho proseguito, quindi, sottolineando che è errato pensare che siamo tutti scuri e barbuti e pelosi.

“Come te! Sembri proprio il tipico italiano!” ha esclamato.

Al che ho realizzato, con mia frustrazione, che non sono la persona ideale per fare questo tipo di discorso sulla varietà estetica italiana. Sono credibile come Pannella che parla di proibizionismo.

A proposito di villosità facciale: sto notando che qui non va per la maggiore. In più, sembra che questa città sia de-hipsterizzata. Fatico ad avvistarne esemplari dopo 3 settimane che sono qui.

L’unico che potrei definire hipster che ho incrociato sinora è un tale che ogni tanto prende il tram al mio stesso orario.

Sto pensando di segnalarlo al WWF locale affinché gli piazzi un braccialetto identificativo per tenerlo sotto controllo e preservarlo dai bracconieri di hipster.


Post-Postilla (postilla al post)
Dopo aver scritto questo post la CC mi ha detto che domani voleva che pranzassimo assieme e voleva preparare qualcosa di cinese per me.

Quindi tutto l’impianto del mio post viene a cadere, solo che avendolo già scritto non intendo cancellarlo: non sapete lo spreco di energie mentali per buttare giù tutto questo. Poi dicono che mi vengono i capelli bianchi!