Non è che il ragioniere sia famoso solo perché è uno che conta

Vicino la scuola elementare che frequentavo c’era una tabaccheria. Rammento a malapena il viso della tabaccaia. Ho un ricordo però vivido della massa di capelli che aveva in testa, simile a un nido di rondine.

Madre mi mandava lì a comprare la merendina prima di entrare a scuola.
Nulla più che un pacchetto di crackers. È probabile non fosse molto salutare come merenda ma all’epoca non si badava molto all’alimentazione scolastica.

Avevamo cose più serie cui pensare, tipo invasioni periodiche di zecche nell’istituto o i rubinetti dei bagni che vomitavano fango.


Che comunque era più pulito della pelle di noi alunni.


Madre mi metteva la Mille Lire in mano e mi attendeva fuori. Un utile esercizio per imparare il valore del danaro e come fare i conti.

Ero un po’ riottoso all’apprendimento visto che puntualmente la tabaccaia mi inseguiva fuori agitata, perché

– Avevo dimenticato di pagare
– Avevo dimenticato il resto
– Avevo dimenticato i crackers
– Avevo preso tutto. Compresa la Mille Lire che avevo in precedenza posato sul bancone.

Il problema della distrazione durante le interazioni mi è rimasto dentro anche una volta cresciuto. Forse ce l’ho da quando sono nato ed era impossibile da correggere.

Adesso non dimentico più di pagare nei negozi. Anche perché non essendo più un bambino credo che mi rincorrerebbero con una spingarda.

Però magari lascio indietro un grazie quando andrebbe dato.
Non mi prendo un complimento quando meriterei.
Fallisco uno scambio di opinioni.

Una volta ho pure lasciato un preservativo in una ragazza. La cosa si risolse in breve tempo dopo un esame speleologico.

Adesso lei lavora per la SISAL, estrae numeri – da dentro di sé – per il SuperEnalotto, mentre il condom recuperato ha un programma su DMAX: Com’è fatta.

Non è che il giurista vada dal medico per esser certo di avere una sana Costituzione

Tempo addietro, a un imprenditore aeronautico locale furono assegnati i lavori di riqualificazione di una rotonda. In cambio ottenne la possibilità di piazzarvi in mezzo un modello di cacciabombardiere storico uscito dalle sue fabbriche, come elemento pubblicitario.

Un gruppo di cittadini protestò, in quanto la nostra città ripudia la guerra. Anche se metà della popolazione credo ignori il termine “ripudiare” e l’altra metà è sempre in guerra con qualcuno.

Le rimostranze non sortirono effetti perché a nessuno gliene cale né tanto né poco.

Una protesta più mirata a mio avviso sarebbe stata quella di puntare il dito contro la bruttezza dell’aereo. Perché brutto è, ma proprio tanto.

Io inserirei nella Costituzione italiana un emendamento contro la bruttezza:

L’Italia ripudia la bruttezza come mezzo di espressione delle proprie attività manifatturiere ed edili.

Ai creativi che vogliano proporre ardite soluzioni architettoniche dalla dubbia valenza estetica si potrà rinfacciarne la bruttezza agitando un saldo principio costituzionale:

– Lei non capisce, questo è design
– No, questa è merda. Si levi dai coglioni, la Costituzione lo impone!

“Il sonno della ragione genera gli ecomostri” (M2 Building – Tokyo)

Nello stesso periodo della caccia al caccia, un altro collettivo cittadino si presentò al Palazzo della Regione per delle rimostranze di matrice sociale.

Il loro intento era presentare delle firme per chiedere non ricordo cosa. Forse il ritorno del gelato gusto Puffo o l’obbligo di salviettine umidificate nei bagni dei locali per esigenze onanistiche.


Prima di ridere per quest’ultima proposta vorrei raccontare il caso di un conoscente cui, per un ecodoppler penieno, fu iniettato un vasodilatatore in sede locale.

Terminata la visita, il membro non smaltì per qualche ora successiva gli effetti del farmaco e così il conoscente, come tentativo di cura al suo priapismo, pensò di risolvere la cosa in maniera autonoma nei bagni di un pub. Quale fu la sua sorpresa nel constatare poi l’assenza di materiale per nettarsi nei suddetti bagni. E quale fu ancora la sua sorpresa nel constatare che l’atto manuale non aveva sortito effetti conservando il membro una certa tumescenza! Ma questa è un’altra storia.


Ebbi l’ardire di chieder lumi a uno degli appassionati esponenti di tale richiesta. Mi sentii dire:

– Sappiamo che non è ammissibile e la rifiuteranno, ma noi lo facciamo per far vedere.
– Ah.

È un po’ come se tu chiedessi di uscire a una ragazza che sai non uscirebbe con te neanche fossi l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Le amiche ti hanno detto che quella ti vede come il fumo negli occhi. Anzi, quando ti vede vorrebbe buttarsi del fumo negli occhi per accecarsi. E pur ammettendo che le amiche siano soltanto maligne e false, ricorda che una volta la stavi incrociando per strada e lei si è buttata in un cassonetto dell’umido per non salutarti e questo vorrà dir qualcosa. Ma tu ti presenti lo stesso a chiederle di uscire. Per far vedere.

Io comunque senza nulla toglier all’appassionato esponente non vidi nulla ma sono miope quindi sono giustificato.

In ogni caso proporrei un secondo sub-emendamento alla Costituzione, quello contro le azioni inutili:

L’Italia ripudia l’inutilità come mezzo di spreco delle energie pubbliche.

Il problema è che coordinato all’altro emendamento, quello contro la bruttezza, rimarrebbe forse ben poco di non ripudiabile.

E allora forse dovrei emendarmi io.

Non è che ti serva un artigiano per avere un bagaglio “a mano”

Sono riuscito a impacchettare tutto per il mio ritorno in Italia. Un grazie lo devo anche a Hajdeby: ci abbiamo veramente dato dentro insieme.

All’inizio ho avuto qualche difficoltà: il mio tubo era troppo grosso e non riuscivo a farlo stare perfettamente in posizione. Il risucchio comunque è andato poi che un piacere.

Hajdeby è la linea di sacchetti per sottovuoto IKEA.

Ora ho un intero armadio diviso tra valigia, zaino e borsa portacomputer.

Chiudere la valigia mi ha dato qualche problema. Uno dei vecchi sacchetti che avevo ha ceduto all’aria e ho temuto esplodesse lanciando i miei vestiti per la casa. Mi sono visto al rallentatore danzante tra boxer e t-shirt volanti come fiocchi di neve.

Fortunatamente non è volato nulla, a parte qualche invocazione ad Anubi perché dovevo ricominciare da capo.

Chiudere la valigia è come una guerra di posizione. Ogni millimetro di cerniera guadagnato costa sudore e sangue (dalle dita) e fatica. E sai che non devi mollare mai la presa perché rischi di dover tornare indietro e perdere più del doppio del terreno che avevi guadagnato.

Oggi ho avuto altri segnali che fosse veramente ora di levare le tende da questa città.

1) Ho perso l’abbonamento dei mezzi.

2) A casa poi ha bussato il postino che cercava il mio padrone di casa. Ho provato a dare spiegazioni ma non riuscivamo a capirci. Poi mi ha fatto:
– Sister?
– Eh?
E se ne è andato agitando le braccia. Probabilmente mi ha detto tu’ sorella.

3) Questo pomeriggio ero a un bar di Jaszai – Maródi Cukrászda, se ci passate. Ha delle buone torte – e un tizio al tavolino di fronte per un’ora buona ha tenuto in mano un piede della propria ragazza. Un piede attaccato al corpo, s’intende.

Bevevano il proprio shakerato, giocavano a un gioco con dadi colorati, chiacchieravano. E nel frattempo lei teneva il piede sinistro sulla mano sinistra di lui.

All’inizio pensavo lei fosse vittima di un infortunio e non potesse poggiare il piede a terra. Ma quando si sono alzati e lei ha infilato le ballerine, camminava normalmente.

Questo episodio di podofilia mi ha fatto capire di aver ormai visto e vissuto abbastanza qui e che fosse ora di andarsene, soddisfatto per il pieno di esperienze fatte. Quindi sono tornato a casa a terminare la guerra di trincea con la valigia di cui accennavo sopra.

Fa sempre strano chiudere la vita in un bagaglio.

A parte che suona anche macabro dire di avere la vita in un bagaglio. Per sicurezza, sul mio ho fatto un paio di buchi per farla respirare.

Non è che pianti una persona affinché cresca un po’

Una volta ho mollato una ragazza.

Detta così può far pensare a un triste momento. Pianti, recriminazioni, litigi, voli di piatti ed editoriali di Gramellini.

No, io l’ho proprio mollata fisicamente. Alla fermata dell’autobus.

Ero preoccupato di aver già troppo abusato del suo tempo, speso per portarmi in giro dato che non ero del luogo. Avevo il timore che non potesse rimaner fuori ancora a lungo e si sentisse in imbarazzo a dirmelo per non piantarmi lì.

Quindi per non essere mollato, ho preferito mollarla prima io alla fermata dell’autobus. Si fa sempre così.

In realtà poi c’è un’altra scuola di pensiero che prevede che invece di mollarla alla fermata dell’autobus avrei dovuto costringere lei a mollarmi alla fermata dell’autobus, ma a me non piacciono queste vili schermaglie.

Così, camminando, giunti alla tanto citata fermata dell’autobus, la scena è stata questa:

Lei: Dove vorresti andare ora?
Io: Beh…tu prendi l’autobus qui per tornare, giusto?
Lei: Oh…beh sì
Io: Ok…Cioè nel senso se devi andare…
Lei: Ah…Ok…allora io vado…

Visto che poi non mi sembrava volesse trattenersi, non l’ho trattenuta.

Visto che avrà pensato che la stessi cacciando, non si è trattenuta.

Poi il giorno dopo ci siamo chiariti chiarendo che siamo entrambi due imbecilli. Forse io di più ma il mio era un eccesso di gentilezza. E la gentilezza non è imbecille: è tonta.

È come quando ci si trova di fronte una porta a due ante e si incrocia qualcun altro e allora gli si tiene un’anta per farlo passare e lui tiene quell’altra per farvi passare e nessuno passa, salvo poi decidere entrambi di passare nello stesso momento e rischiare una collisione.

Quindi la soluzione è: essere irremovibili. Una volta che avete deciso che il tizio deve passare, voi rimanete piantali lì finché non decide di schiodarsi da quella cavolo di porta. Perché quel tizio lì è maligno: lasciandovi passare vuol mettersi in posizione di vantaggio e rivelarsi più gentile di voi.

Allo stesso modo, se per un equivoco, perché avete la testa piena di onanisti dediti all’onanismo mentale, decidete di mollare qualcuno alla fermata dell’autobus, siate coerenti e irremovibili nel difendere la vostra posizione di individui gentili che mollano le persone alle fermate dell’autobus e non permettete di farvi mollare!

Non è che il pugile non si lavi solo perché ha gettato la spugna

Salve, sono Gintoki, forse vi ricorderete di me per post come Non è che il palestrato riverente si alleni facendo le genuflessioni.

Sono andato in palestra a chiedere informazioni.

Quando sono entrato ho notato che mancava il pavimento. Ho pensato stessero in ristrutturazione, eppure quando c’ero passato davanti giorni addietro la struttura sembrava operativa. Che avessero deciso di chiudere sapendo del mio arrivo?

Prego? Mi fa la ragazza alla Reception
Ehm…siete aperti vero? Dico alludendo al non-pavimento
Sì sì, non farci caso
Un po’ difficile non farci caso (ri-alludo)…Comunque, posso avere delle informazioni?
Certo! Tanto per cominciare, questa è una palestra!
Ah e vedo che vi allenate nella simpatia
Prego?
Sì, dicevo sembra un posto simpatico…riguardo gli accessi?

E mi sventola davanti un foglio, dicendo che quelle sono le tariffe più basse di tutta Budapest.

Quando mi ha invitato a fare una ricognizione della palestra, ho capito il motivo di prezzi così stracciati. Anzi, straccioni.

I macchinari risalgono più o meno all’epoca Sovietica. Qualcuno è fuori servizio. Le barre di ferro dei sostegni dei tapis roulant sono così arrugginite che anche il batterio del tetano ha paura di prendersi il tetano. Le panche hanno i bordi smangiucchiati.

Ho detto che sarei ripassato. Magari insieme a qualche ispettore dell’ufficio igiene.

C’è un’altra palestra a 7 minuti a piedi da casa.
Non vi sono manco entrato perché la porta d’ingresso aveva i vetri così sporchi che non erano più trasparenti. Un foglio di carta scritto a penna indicava gli orari. Un cartello OPEN di quelli con le lucine a led verdi-blu-rosse che vendono i bengalesi era mezzo fulminato e recava la scritta PEN.
Se tanto mi dà tanto l’interno non doveva esser tanto curato.

C’è ancora un’altra palestra nella stessa zona. Questa è invece una di quelle iper professionali, con accesso solo tramite badge e scansione ottica, parcheggio riservato con taglio delle gomme di avvertimento quando non ti impegni abbastanza nell’allenamento.

Hanno una sorta di club fedeltà cui ci si può iscrivere. La presentazione sul sito sembra quella di una setta religiosa. In corsivo degli estratti:

  • Unisciti a noi e sarai un membro della comunità Life1. Saremo molto felici di darti il benvenuto tra noi.
  • Il nostro team ti ispirerà e motiverà a raggiungere i tuoi obiettivi di fitness.
  • Potrai essere un membro di una comunità energica e orientata al movimento.
  • Gli allenamenti regolari e il nostro gioioso team ti daranno la giusta energia.
  • I nostri club sono totalmente climatizzati e ricchi di luce naturale. L’ambiente è amichevole e confortevole.

Le macchine sono di ultima generazione, con schermo e connessione internet, allenamenti super personalizzati, con personal trainer così personal che ti seguono anche a casa per controllare se in cucina tu stia calibrando bene proteine e carboidrati.

La retta costa così tanto che credo alla fine sia semplice seguire un regime alimentare ferreo: se ti iscrivi non ti restano soldi per mangiare.

Infine, sempre nei paraggi, c’è una palestra di arti pugilistiche. Ma non so se sono pronto a essere tiranneggiato da un ex pugile magiaro come trainer. Non so perché ma l’idea non mi suona simpatica.

Quindi facciamo che per ora faccio footing sul lungoDanubio dietro casa.

Non è che un avvocato prenda un antiemetico contro il rigetto del ricorso


Per l’argomento trattato, questo post potrebbe dare il voltastomaco.


Un giovane ungherese medio – o da dito medio – vive il proprio weekend in questo modo: alle 21 è già ubriaco. Alle 22 si aggira per le strade in versione morto vivente. Alle 23 comincia a vomitare. Alle 24 in genere ricomincia a bere.

Il vomito non è fonte di imbarazzo e chi è colto da malessere non cercherà un posto appartato per liberare il proprio stomaco. Vero è che quando parte il conato – e anche il cognato e tutto il parentado – c’è poco da fare, ma il giovane di qui si libera senza remore dove gli capita. Occorre prestare quindi massima attenzione a possibili e improvvisi bombardamenti liquidi.

Se sei di sesso maschile – ma a volte anche di sesso femminile va bene – capita che qualche ragazza ubriaca ti cada addosso. I giovani di qui si accoppiano infatti in questo modo, si cadono addosso a vicenda attendendo che, come in una reazione atomica, lo scontro abbia degli effetti.

Un attimo dopo averla allontanata da te e rimessa in piedi alla bell’e meglio, vedrai la fanciulla cadente rigettare anche l’anima o qualsiasi cosa serbi nel suo intimo (che di sicuro comunque non è Chilly).

Allora realizzi che ti aveva preso per un cesso.

Il Vocaboletano – #7 – Pariare

Uno dei difetti di molti corsi di lingua è quello di essere slegati dal linguaggio corrente. Capita venga insegnata una lingua che esiste sui libri ma che non è utile nella vita quotidiana.

Dato che questo Vocaboletano (compilato da me e crisalide77) è sì old school ma strizza anche l’occhio ai giovani e i giovani alla strizzata d’occhio pensano che ci stia e quindi lo invitano a bere qualcosa ed è sempre cosa buona bere gratis, oggi parleremo del termine pariare, appunto molto in voga tra i giovani.

Pariare vuol dire, in modo generico, divertirsi.

Ci sono almeno quattro diverse sfumature di significato:

  • se vi invitano ad andare a pariare o se vi dicono che in una determinata situazione si parea/c’è pariamiento, vuol dire per l’appunto che ci sarà da divertirsi;
  • se invece vi stanno pariando addosso vi stanno schernendo, si prendono gioco di voi;
  • chi vi sta pariando addosso potrebbe giustificarsi, vedendovi offesi, sostenendo che, in fondo, stava solo pariando: l’affermazione può sembrare tautologica o retorica, ma in questo caso il significato che vuole dare il vostro interlocutore è che stava semplicemente scherzando e non c’era niente di offensivo;
  • pariare con una persona può si voler dire divertirsi insieme a lei, ma può anche stare a indicare una relazione amorosa di poco conto, utilizzata come semplice fonte di intrattenimento.

Ricordo che una volta, ero adolescente, una ragazza volle sottopormi a un test per scoprire se fossi un tipo romantico. Mi chiese “Di solito ti metti con le ragazze con cui parei?”.

Conoscevo il termine pariare nelle prime tre accezioni che ho testé enunciato, ma lo ignoravo riferito alle relazioni sentimentali.

Questa letterata stilnovista era quindi culturalmente più avanti di me: inutile dire che dopo aver chiesto un paio di volte cosa cacchio intendesse lei reputò concluso il test, dicendomi che non ero romantico. Persi quindi forse l’occasione di pariare con costei. Potete immaginare qual rammarico.

Esercizio riassuntivo: tradurre in italiano la seguente espressione
Insieme alla persona con cui pariate, vi invitano in un posto dove si parea. In realtà scoprite che vi stanno pariando addosso, però voi non vi offendete perché in fondo stavano solo pariando.

Etimologia
L’origine del termine è controversa.

Innanzitutto c’è da dire che lo slang giovanile ha improvvidamente storpiato il significato originale della parola, il cui uso era attestato almeno già intorno al 16°/17° secolo. Pariare significava digerire. Il significato attuale si è consolidato soltanto negli ultimi trent’anni nella cultura popolare (o popolana, a volte becera e volgarotta), ricevendo molto slancio grazie ad alcuni sketch comici sulle tv locali durante gli anni ’90.

Non credo i giovani oggi ne conoscano le origini, così come non sono certo che qualcuno possa riuscire a svelare le ragioni di questo salto logico-semantico.

È possibile che l’atto del digerire venga collegato a una sensazione di benessere e leggerezza e, quindi, per estensione, a un rilassamento generale.

La stessa attitudine rilassata con cui chi parea affronta le cose: un po’ svagato, superficiale, il giuovine in cerca di pariamiento è leggero qual piuma al vento.

Dopo i vent’anni, l’uso di questo termine è perseguibile penalmente.


A meno che non abbiate digerito.