Non è che i liguri in Ungheria chiedano la pasta a Pest

Sono stato a Budapest in settimana. Questa volta non per lavoro ma per un breve viaggio di piacere. Da quando l’avevo lasciata non vi ero ancora ritornato.

Non l’ho trovata molto cambiata, a parte un po’ di movimento per le strade: in questi giorni ci sono delle vive proteste per dei provvedimenti votati dal Parlamento. Il governo non risponde nel merito e sostiene che i manifestanti siano prezzolati e che dietro ci sia Soros (che a quanto ho capito secondo i complottisti è responsabile di un po’ di tutto, dal terrorismo internazionale alle doppie punte e la cellulite). Ho provato a chiedere a un manifestante a chi dovessi inviare i dati per essere pagato anche io per manifestare (un po’ di denaro in più fa sempre comodo) ma mi ha mandato a fa’ ‘n gulash.

Il gulash ovviamente l’ho mangiato ed è stata la cosa più salutare che ho mandato giù: come avevo raccontato all’epoca della mia permanenza in questo Paese, la cucina locale non è la più indicata per il salutismo. Le parole chiave sono grasso, maiale, cipolla, combinati in modi diversi ma col risultato sempre uguale: leggerezza e alito fresco tutto il dì.

Un’altra cosa che non è cambiata è che all’aeroporto c’è sempre e ancora l’imbarco poveracci: per le compagnie low cost, infatti, i gate sono posizionati esternamente alla struttura dell’aeroporto, in un capannone di lamiera (non riscaldato) raggiungibile con un percorso al freddo e al gelo. Per raggiungere l’aereo, poi, non c’è alcun autobus ad attendere i passeggeri ma un altro percorso al freddo e al gelo. E, per ricordarti che sei un poveraccio che sceglie le compagnie low cost con tutte le conseguenze del caso, ti fanno attendere al freddo e al gelo prima di salire sull’aereo.

Un’altra tradizione rispettata è che il mio zaino, come al solito, è stato messo da parte per un tampone rileva-esplosivo. È lo stesso zaino col quale da due anni vado in giro e che ha visto diversi aeroporti: sempre e solo nell’aeroporto di Budapest mi è stato, tutte le volte, controllato. Non so cosa abbia di sospetto solo per la sicurezza di quel posto.

Ho rivisto la mia CR, una sera a cena. Sono contento di averla trovata bene. Anche se con gli uomini continua ad avere contatti con gente strana: dopo aver chiuso con l’ingrugnito che si puntava un coltello alla gola per inscenare una sceneggiata degna di un melodramma, è stata con un tizio che prima di far sesso doveva guardarsi un porno. E dopo aver fatto sesso, doveva guardarsene un altro. Tra una pippa e l’altra, poi, gli scappava anche una pippata perché anche il naso vuole la propria parte.

Adesso, invece, lei è in contatto con uno che fa il fumettista e divide casa con la ex compagna, con la quale ha una figlia. Vivono da separati in casa, ma lui non può permettersi un’altra sistemazione e inoltre resta lì per la bambina. Per mantenersi disegna fumetti pornografici per una rivista: ogni tanto invia a CR qualche esempio di sua opera, domandando, poi: “ti imbarazza?”.

Praticamente è la versione nerd di quelli che mandano le foto del proprio cazzo credendo di far colpo.

Un’ultima considerazione: sono partito dall’Italia portandomi dietro una banconota da 1000 fiorini che mi era rimasta in tasca da quando me ne ero andato via. Sono tornato in Italia che nel portafogli avevo due banconote da 500 fiorini.

Più le cose cambiano, più restano le stesse.

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Non è che il pizzaiolo nervoso abbia una diavola per capello

Stasera in piscina mentre ravanavo l’acqua cercando la famosa “presa” – che non trovo mai; lo scopo dell’atto natatorio sarebbe quella di “prendere” l’acqua ma a me sembra sempre di prendere ‘sta ceppa e una volta mi è successo anche di attaccarmi alla verga di un signore che mi ha attraversato la corsia – mi si è impigliato tra le dita un lungo capello.

Ho continuato a frullare le braccia seppur avvertivo il fastidio di una cosa tra le dita, col pensiero del contatto indesiderato con un altro essere umano, cosa paradossale perché in fondo tu lì stai condividendo la stessa acqua con altre persone e coi loro batteri e fluidi corporei.

Mi son chiesto a chi appartenesse: alla simpatica culona? Simpatica non so se lo sia, ma già il fatto che mi lasci passare avanti per paura di intralciarmi – unica – la rende personcina a modo. Culona è un appellativo affettuoso, anzi, complimenti per la sua steatopigìa che in vasca le consente un baricentro più spostato in avanti e una linea di galleggiamento migliore.

Purtroppo questa società così gender non è pronta per simili apprezzamenti sportivi, anzi, il gender fa credere alle donne che esser culone sia qualcosa da nascondere, evitare, guarire. E allora il governo precedente??????? #iostoconleculone


#sempredettoinmodoaffettuoso


#ancheparaculo

 


Forse il capello apparteneva alla scassapalle? È una tizia che sembra venga a farsi il bagnetto, ride, si ferma, intralcia, scherza col fidanzato che le fa il solletico sott’acqua.

Ci sono: forse erano della ragazzina insicura: al termine di ogni 25 metri dimentica sempre che serie di vasche bisogna fare e chiede conferma per sicurezza.

No, ho capito.
Era del tizio della grande verità, quello de “Il nuoto è uno sport completo”, che ha una massa di capelli che manco Antonio Razzi giovane.

Nello spogliatoio, dopo, mi ha fatto: “Quando sei proprio carico…hai bisogno di scaricarti”.

È un grande. Dev’essere allievo anche lui del Prof. Durbans, dell’Università di Scarborough. Il Prof. in questo frangente avrebbe replicato: “Quando ti senti scarico hai bisogno di ricaricarti”.


Ultimamente sono monotematico, non voglio far di questo spazio un blog acquatico – anche perché gatti e acqua non van d’accordo – ma è che ultimamente la mia allegria è in ferie a tempo indeterminato e ciò mi rende poco creativo.


Non è che il turista se non va in pensione incolpi la Fornero

Sto cercando casa in centro a Napoli. A differenza di altre grandi città, il centro qui è una zona economica a livello immobiliare. Il problema è che da 3-4 anni a questa parte, complice il boom turistico della città, il centro storico si sta trasformando in un conglomerato di B&b o di affitti Airbnb. Tra un po’ ci saranno più turisti che abitanti: è una vera invasione, il Governo cosa fa? Non possono fare i turisti a casa loro? Sapete che ce ne sono alcuni che soggiornano negli alberghi, tutti i comfort, wi-fi gratuito, per soli 35 euro al giorno?

Mentre mi impegno nella ricerca, dormo a casa dei miei. Ciò comporta che capitino inconvenienti che, pur essendo io gatto fatto e cresciuto, mi procurano ancora qualche imbarazzo.

Ho l’abitudine di coprire il tatuaggio di vaselina quando vado in piscina. Precauzione in realtà che mi hanno detto inutile, una volta guarito. In ogni caso, porto il tubetto con me sempre in borsa.

L’altro giorno però non lo trovavo. Poi a casa l’ho visto nel mobile dove ripongo il portafogli, i ciondoli, eccetera.

Dato che sono sicuro di non avercelo messo io, temo che mi sia caduto dal borsone – cosa probabile perché ogni volta che torno dalla piscina lo svuoto per arieggiarlo e non fargli assumere quel bell’odore di calzino sudato aromatizzato al cloro – e uno dei miei genitori l’abbia riposto nella mia zona effetti personali.

Io non voglio sapere cosa possa pensare un genitore di un figlio con un tubetto di vaselina. Un tubetto fuxia.

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Ricordate che i tubetti – di vaselina e no – si spremono dal fondo. Chi spreme dall’inizio va all’inferno.

Non è che se la scopri la verità poi prende freddo

Sono sempre attento agli interessi delle persone e cerco di tenermi al passo con l’attualità.

Oggigiorno la gente ha una gran voglia di informarsi ed essere informata e vuol sapere le verità nascoste dietro le verità nascoste.

Ad esempio è notizia di questi giorni che dei palestrati (erano tutti grossi fisici) volevano nascondere una bomba nucleare sotto un grande sasso. Che tonti! Una bomba nucleare sotto un grande sasso si rompe e può far bum!.

Per fortuna una squadra televisiva di difensori del popolo ha svelato la cosa che probabilmente ora salterà. Cioè, la bomba non salterà, ma la bomba sotto il grande sasso salta. È chiaro?

Dato che nel mio piccolo anche a me piace fare l’investigativo giornalista, vorrei condividere qui alcune verità nascoste che ci sono state veramente nascoste.

La truffa della calvizie

Ci hanno detto che un rimedio definitivo per fermare la caduta dei capelli non esiste ancora.
Ma sarà proprio vero?

Ogni giorno solo in Italia vengono spesi millemila di soldi contro la caduta dei capelli. Sì, avete capito bene. Soldi: quelli che si prendono in cambio di cose per comprare altre cose. Lozioni, integratori, pillole, trapianti, parrucchini, Antonio Conte. Un giro d’affari di tanto di soldi.

Voi che acquistate gli Antonio Conte siete sicuri di quello che acquistate?

Ma è proprio necessario tutto questo soldi?

E se vi dicessimo che un rimedio contro la caduta dei capelli esiste?

Non può essere!

Sì, avete capito bene. Esiste una cosa che arresta la caduta: il pavimento.

Sì, avete capito bene. Ripeto: il pavimento.

Il pavimento fu inventato da un team di ricercatori americani in provincia di California. Il loro nome in codice era Pavement. Fu una scoperta avvenuta quasi per caso, come tutte quelle che avvengono quando scopri cose per caso. Loro stavano cercando un sistema per ricavare buon sangue dal riso. E poi un giorno mentre si grattavano la testa scoprirono che i capelli che volavano via si fermavano sulle piastrelle.

Fu una scoperta sensazionale. Sì, avete capito bene.

Purtroppo la loro invenzione fu ostacolata dalla lobby delle crescine per capelli e il team, dopo aver tentato invano di sbarcare il lunario spacciando musica indie rock, si sciolse nel 1999. Il loro nome è stato cancellato dalla lista della scienza. Sì, avete capito bene. Addirittura adesso in inglese per distogliere l’attenzione della gente pavement non vuol dire pavimento ma marciapiede.

Una mistificazione in piena regola, potremmo dire se solo sapessimo che vuol dire mistificazione.

E il Governo che dice?

Città che si spostano

Nord Italia. Sì, avete capito bene: Nord Italia. C’è una città che si chiama Novi Ligure. Qualsiasi persona perbene penserebbe che sia in Liguria.

Ebbene, cosa direste se noi (cioè io, ma nella televisione dicono sempre noi) vi dicessimo che ci siamo recati in questa città su Google Maps e abbiamo scoperto che…

Novi Ligure è in Piemonte!

Avete capito bene. Novi Ligure è in Piemonte.

Le immagini non possono sbagliare. Novi Ligure è proprio in Piemonte.

Chi l’ha spostata? E perché? E quando?

E attenzione: potrebbero esserci altre città che i misteriosi alieni – o gnomi armati di ascia – potrebbero aver spostato. Massa Lombarda. Guardia Piemontese. Brindisi di Montagna. Sono solo alcuni esempi. Noi (cioè sempre io) andremo a verificare per voi e faremo luce. E se la luce già c’è, faremo buio. E se vi piace farlo in penombra, vi daremo anche quella.

Alla prossima puntata.

Non è che forse “figli di buona famiglia” vada inteso come “figli di buona donna”?

È notizia di ieri che sono state arrestate 5 bestie per aver violentato una ragazza.

I commenti al fatto di cronaca erano che fossero “Cinque ragazzi normali”.


Un po’ vaga e lacunosa come definizione. Andrebbe spiegato come invece violenta una donna un ragazzo anormale. I media avrebbero il dovere di informare riguardo ciò, cosicché si possa poi riconoscere un anormale a prima vista.


Il TG Regionale si è spinto oltre, definendoli “Insospettabili” e “Di famiglie bene”.

Mi interrogo sempre su cosa sia una famiglia bene. Ho chiesto a Madre:

– Madre, noi siamo una famiglia bene?
– Tuo padre bestemmia da quando apre gli occhi fino alla sera quando li chiude, secondo te?

Il Sindaco del Comune dove è avvenuto il fatto, intervistato, ha detto di essere scioccato, la loro “È una comunità bene”.

Qui le cose cominciano a complicarsi: non è ben chiaro come qualificare una comunità bene e se per caso esista una sorta di Denominazione di Origine Controllata per distinguerle dalle finte comunità bene Made in China.

Per fortuna il Primo Cittadino ha poi aggiunto che “[È una comunità] di gente che lavora”, che è invece una esauriente specificazione.

Sono passato quindi a farmi un piccolo esame di coscienza: non ero neanche preparato, quindi sono andato giusto a tentarlo.

È da tempo che io infatti vorrei commettere un reato.


Credo che ognuno nel proprio bagaglio di esperienze debba averne uno, per vantarsi con gli amici al pub o per usarlo come arma politica invocando una persecuzione giudiziaria.


Non sono orientato su cose turpi e/o aberranti e/o violente.
Penso più a un qualcosa di artistico, come una rapina in banca o in appartamento degna di Lupin o Diabolik.

Ma prima di fare questo passo, devo pormi una domanda: avrei i requisiti giusti per non essere poi etichettato come un criminale della peggior specie, bensì come “Un ragazzo normale”, “Un insospettabile”, “Uno come tanti che vuol bene alla mamma e sognava di fare l’astronauta il calciatore”?


Credo gli astronauti come popolarità siano un po’ in ribasso, basti guardare gli insulti su internet a Samantha Cristoforetti, il fatto che andare nello spazio costa soldi quando invece potremmo investirli in tangenti sulla Terra, o le questioni sul fatto che il Mondo sia piatto e il cielo una cupola chiusa.


1) Innanzitutto c’è il problema di ottenere il riconoscimento di “famiglia bene”. Dovrò informarmi se c’è un ente preposto a tale scopo.

2) C’è la questione del salutare i vicini tutti i giorni, che sembra sia importante. Io rispetto l’obbligo in parte: c’è una famiglia, che abita nel palazzo di fronte casa, con cui ci si ignora in modo freddo come tra blocchi geopolitici sotto Cortina di ferro. C’è poi la vicina nella casa di fianco, che semplicemente se ti vede fugge via.
Costoro potrebbero costituire un problema e danneggiare la mia immagine nel caso venissero intervistati dalle telecamere di Barbara D’Urso.

3) Il lavoro è il vero nodo spinoso. Nel mio curriculum ci sono dei buchi temporali tra le varie esperienze. Potrei dare la colpa alla congiuntura economica, al governo, alle scie chimiche, a tante cose: ma il messaggio che passerà all’opinione pubblica – e io l’opinione pubblica la osservo bene e so come ragiona – sarà che io non ero un gran lavoratore perché non lavoravo sempre.
Dovrei forse mentire sul cv, allungare qualche esperienza, aggiungerne un’altra qua e là.

4) È necessario assumere un’aria rispettabile ed eliminare qualsiasi oggetto personale che possa essere utilizzato per fornire interpretazioni sulla propria personalità a qualche opinionista: come ad esempio le mie fantastiche camicie che, come dimostra il seguente reperto fotografico, vengono anche copiate:


Io son quello di destra e la risposta è no, io e l’altro tizio non ci eravamo messi d’accordo.


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Mi sono quindi reso conto che è veramente difficile oggigiorno riuscire a passare per un criminale insospettabile. Quindi almeno per il momento il crimine dovrà fare a meno di me.

Tanto sembra che in giro ci siano tanti ragazzi perbene pronti a prendere il mio posto.

Non è che un vestito verosimile non sia aderente alla realtà

Sono venuto a conoscenza che questa settimana una giornalista del Tg2, Manuela Moreno, ha fatto molto parlare di sé per essersi presentata in onda con un vestito definito, di volta in volta, aderente, audace, sexy, super sexy. I commenti sugli a-social network da parte dell’utenza sempre attenta ai problemi mondiali si sono sprecati. La stampa, sempre attenta a un’utenza attenta ai problemi del mondo è stata attenta a sottolinearlo.

Sono andato quindi a cercare una testimonianza video:

Sono rimasto in effetti sconvolto: la conduttrice ha un seno!
Nessuno gliel’ha mai detto? Se ne va in giro così? Si è fatta vedere da un medico? Il Governo che fa, dorme o ruba i risparmi agli onesti evasori?

Proporrei un’interrogazione parlamentare su queste donne dotate di seno che se ne vanno in giro così, con abiti stretti. E ai bambini chi ci pensa?

Quando la mia furia censoria si è placata, mi sono poi reso conto di predicare bene e razzolare male.

Io ho nell’armadio un jeans nero, con degli strappi, molto attillato. Lo metto ai concerti, perché mi piace sentirmi giuovine in mezzo ai giuovini e perché poi le grida di entusiasmo vengono meglio se ci si strizza laggiù.

E proprio qui sorge il mio dubbio. Con quel jeans indosso, a un occhio attento, molto attento e con dieci decimi, può non sfuggire che io sia un essere umano di sesso maschile.

La gente potrebbe commentare.
Guarda quello lì, ha un pene. Non si vergogna? Se ne va in giro portandolo a spasso?

Non voglio che la gente mi commenti il pene. Ho già dei dubbi di mio.
Vero è che nessuna donna con cui ho avuto a che fare mi ha mai fatto dei commenti. Ma io ho sempre frequentato donne educate. E se non avessero fatto commenti sul mio pene soltanto per educazione?

Sto quindi pensando, per evitare futuri imbarazzi, di farmelo asportare.

E consiglierei la stessa cosa alla signora giornalista. Si faccia asportare le tette, magari si fa impiantare degli agganci per poterle togliere e rimettere. A casa indossi tutte le tette che vuole, anche 3 come l’aliena nella locanda di Atto di Forza, ma in tv si presenti senza perché il pubblico non vuole sapere che le donne hanno le tette, oppure vuole saperlo ma soltanto a richiesta.


In Atto di forza, al di là delle tette, la cosa che più mi turbò la prima volta che lo vidi fu la frase, arrogante e minacciosa, che dicono a Schwarzenegger: Hanno cancellato la tua identità e te ne hanno innestato un’altra.

L’ho sempre trovata inquietante. E se qualcuno facesse lo stesso su di me? E se l’avessero già fatto e la mia esistenza fosse una farsa?


Non è che serva Alan Turing per identificare un codice di condotta

Oggi la mia CR era assente dal lavoro, causa una brutta tonsillite.

Speravo di godermi la giornata, ma Aranka, detta da me Mekkanica, ha zampettato per un po’ avanti e indietro perché doveva impacchettare dei regali nella sala briefing. L’ufficio dove mi trovo è giusto in mezzo tra il suo e la suddetta sala, quindi era un tramestìo continuo.
Ha approfittato dell’assenza di CR per mostrare la sua natura malevola, disturbandomi alquanto.

No, non ha disturbato il mio lavoro: ha disturbato il mio piano di nullafacenza.

A proposito di disturbo, ieri sera (o forse l’altroieri: col fatto che pubblico i post dopo mezzanotte come un giornale non so più a quale tempo riferirmi) verso mezzanotte mentre mi preparavo la colazione per la mattina seguente* all’improvviso sguscia dall’uscio della propria camera la CC.


* Mi piace trovare tutto già bello e apparecchiato e il mattino dopo dover solo versare il latte – alla soia al cacao, info per diamanta – e spalmare la marmellata.


Era in sottoveste.


Tranquilli, non è l’inizio di un resoconto erotico. Quindi potete mettere a nanna gli adulti.


Una sottoveste bianco perla, serica, che terminava di poco sotto l’inguine, con due bretelline invisibili sulle spalle e dei ricamini floreali all’altezza del petto.

“Ah! L’hai guardata bene, eh?” ha detto il mio pubblico immaginario, tra risatine e gomitate d’intesa.


Il mio pubblico immaginario in questo frangente era costituito da Joey Tribbiani di Friends, Barney Stinson di HIMYM e Howard Wolowitz di TBBT, che si sono materializzati appena hanno sentito di una donna in déshabillé

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In realtà l’avrò osservata per un secondo e basta. Poi ho distolto lo sguardo cercando qualcosa da contemplare e non ho trovato di meglio che rimirare la caldaia. Una gran bella caldaia, a essere onesto. Però non ricordo come sia fatta pur avendola fissata 5 minuti. È colpa di Einstein: nel momento in cui inventò la relatività il tempo prese a non scorrere più allo stesso modo. Una volta Trenitalia ritardava puntuale.


Se pensate che un secondo sia poco per cogliere tanti dettagli, sbagliate. Tornando alla relatività, pensate a quante centinaia di migliaia di chilometri fa la luce in un secondo. I nostri occhi in un simile lasso di tempo vengono quindi bombardati da miriadi di informazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo.


Comunque, era uscita dalla stanza per chiedermi, se non fosse di disturbo, se non mi disturbassi a svegliarla l’indomani perché la sua sveglia era fuori uso. Sempre che non mi avesse disturbato interrompendomi in quel momento.

Certo che era un disturbo.
Donne che appaiono in sottoveste a mezzanotte è una cosa veramente fastidiosa. Il governo dovrebbe fare qualcosa!

A scanso di equivoci, non ho comunque pensieri impuri sulla CC in sottoveste.

Ho una regola che mi sono dato e che quando non ho seguito ne sono sempre stato punito: mai fare il provolone con donne facenti parte di una cerchia o un luogo che frequento abitualmente: scuola/università/lavoro/centri di recupero per indossatori di abbigliamento discutibile e così via. Figuriamoci con una persona con cui divido casa.

Credo molto nell’avere un codice di condotta.
Penso che ognuno dovrebbe avere una regola da scolpire sulla roccia: mai criticare a voce alta qualcosa perché arriverà sempre qualcuno che avrà da ridire sentendosi offeso, pure se tu stavi parlando dei suonatori di didgeridoo della Tasmania; mai aglio e cipolla prima di colloqui/appuntamenti; mai dire “Te l’avevo detto” a chi è innervosito perché qualcosa è andato male; mai cibo/acqua dopo mezzanotte (vale per i Gremlins).

Dovrebbero avercelo anche i disturbatori di professione un codice.
Perché esistono individui che realmente mettono a rischio l’integrità strutturale del sacco scrotale.

La cosa buffa è che chi non disturba si preoccupa sempre di non farlo e chiede conferma (l’ultimo esempio che mi ha dato spunto per riflettere è appunto la richiesta di CC), chi realmente disturba, non se ne cura per niente.

La cosa meno buffa è che mi sento spesso chiedere se qualcosa mi sia di disturbo o meno, sempre da parte delle persone innocue: a volte mi sento un po’ abbattuto perché ho come il timore di dare l’impressione di essere perennemente scazzato o pronto a mordere.

Ed è ironico che, ammesso e non concesso che io sia così, io non lo sia evidentemente abbastanza per tenere a bada i veri disturbatori.
Cioè quelli che ti impediscono di indugiare nell’ozio!

Non è che troppi dolci a dicembre causino il di-abete natalizio

Trovarsi in un Paese di cui ignori totalmente la lingua e dove ti capita di sentire al massimo una volta al giorno una parola che riconosci è come avere un firewall perennemente acceso che blocca l’ascolto delle chiacchiere da strada. Pensateci: niente commenti sul governo, sul calcio, su X Factor…Certo, dopo un po’ il rischio è quello di un estraniamento, cominciando a dissociare i suoni uditi dalle parole articolate.

Praticamente un viaggio al mattino in tram alla fine alle mie orecchie diventa così

Altro lato negativo è che al lavoro possono magari prenderti per il culo senza che te ne accorga.

Sto scherzando. Sembrano tutte brave persone.

Il capo lo vedrei bene come prossimo Doctor Who.
44 anni, smilzo e spilungone, camicie a righine e ciuffo. Con un papillon sarebbe perfetto accanto a un Tardis.

La mia responsabile invece è di padre napoletano e madre ungherese. Gentile e disponibile, caratterialmente ed esteticamente credo abbia preso il meglio di entrambi i popoli, assicuro.

Quel che mi turba dello stare qui è ancora la confidenza col cibo. No, non voglio sembrare il classico italiano che all’estero vuole la pasta e la mozzarella, io sono aperto al nuovo.


Anche perché quella che ho visto definita mozzarella aveva le sembianze del tofu. A questo punto, compro direttamente il tofu!


Debbo prima controllare che sembianze abbia il tofu.


Al supermercato, nella zona dei prodotti da forno, passo sempre davanti agli scomparti di dolci e salati. Che andrebbero presi con le pinze ma che la gente ama invece rivoltare con le proprie mani, come avevo già raccontato riguardo il pane.

Un giorno, avendo colto che il banco stava per essere rifornito di lì a breve, mi ci sono appostato vicino per intercettare un dolcetto prima che venisse toccato da altre mani. Non avendo tra l’altro idea precisa su cosa fosse, perché i dolci da forno sono tutti dei fagotti o fagottini o rondelle farciti non si sa bene con cosa. Quindi ho deciso di prenderne uno a caso.

Tanto un po’ di pasta con lo zucchero è un po’ di pasta con lo zucchero ovunque, penso.


Non è sempre vero che sia così ovunque.
I dolcetti mediorientali ad esempio hanno le dimensioni di un pacchetto di fazzoletti e il peso specifico di un televisore a tubo catodico. Tale peso è tutto costituito da zucchero e io non so come ciò sia possibile: probabilmente è avvolto su sé stesso in maniera pentadimensionale. I dolci mediorientali sfidano la fisica quantistica, quindi.


Prendo un fagottino oblungo.
Do un morso.
All’interno il ripieno è una pasta cremosa bianca dalle sembianze della philadelpha e dal vago sapore di vaniglia-agrumi e qualcos’altro di non specificato.

A tratti quindi sembra di mangiare un panino al formaggio, a tratti una merendina del discount.

Diciamo che per gli esperimenti alimentari ci sarà da studiare ancora.

Le vie del “s’ignora” sono infinite

Riflettevo (io rifletto sempre, il più delle volte, purtroppo, male come uno specchio consunto dal tempo) sul vivere nell’ignoranza e sugli effetti che questa ha nel normale svolgimento della vita di un individuo.

Beninteso, col termine “ignoranza” non mi riferisco semplicemente o banalmente a una mancanza di cultura scolastica.

Intendo anche una ignoranza relativa, rispetto all’attualità, alle norme sociali, alle attività pratiche.

Io, per esempio, ignoro come fare il bucato nella lavatrice. Quindi lavo tutto a mano e non mi pongo il problema. Tanto son solo le cose mie, quindi non mi ci vuol molto. Dovessi un giorno lavare i panni anche di altri, forse sorgerebbero difficoltà.

Se fossero indumenti femminili, li rivenderei ai feticisti su internet e risolverei il problema.

Mi sorprende – ma non più di tanto – quanto sia infatti fiorente il mercato online della vendita e dell’acquisto di intimo femminile usato; usato da chi, poi bisognerebbe appurare. Magari il povero pervertito crede di aver acquistato mutande di Josephine mentre invece erano di Giuseppino. Però lui non lo sa, quindi è felice e contento perché ignora.

Happosai non usava internet

Amenità a parte, accanto ai drogati di iperinformazione (“vai a vedere quel video su youtube, prima che lo tolgano! Informati! Condividi!”) esistono coloro che vivono al di sotto della soglia di cultura d’attualità. Conosco molte persone che ignorano cosa sia o da dove provenga l’ISIS e non sono interessate a saperlo, per dire. È vitale saperlo? In fondo bene o male qualcun altro penserà per loro.

Non è un’esagerazione parlare di delega al prossimo di temi di ampia portata. In alcune democrazie esiste un disinteresse fisiologico verso le attività di governo (quelle che non riguardano direttamente il cittadino, come interventi sulle tasse, sanità, istruzione e via dicendo): il cittadino ha fiducia nel lavoro dell’amministrazione.

Forse la parola giusta è proprio fiducia. L’ignoranza si basa su una fiducia (o una fede) sul fatto che vada tutto bene nel modo in cui sta andando.

In certi casi è un’ignoranza autoindotta: nel senso che si finge di non sapere, un po’ come quando in un luogo affollato o rumoroso inconsciamente tendiamo a isolare suoni e rumori che non ci interessano, allo stesso modo il cervello esclude alcune cose che non vogliamo vedere.

Penso alle dinamiche relazionali, a quante volte le persone si pongono nella condizione di non vedere alcune cose dell’andamento della coppia, confidando nel fatto che tutto stia procedendo bene. Un po’ come credere di aver comprato le mutande della donna dei propri sogni.

Ma quanto può reggere una simile ignoranza?

A scanso di equivoci, questo non è un post personale, quindi non ho comprato mutande online, non sto vivendo nell’ignoranza relazionale (…spero…) e dell’ISIS mi ritengo informato!…Però la storia che non so fare la lavatrice è vera.

Personaggi e cose che non sapevo dove collocare #1

Quelli che seguono sono alcuni dei materiali di risulta delle mie liste di categorie che sono rimasti privi di una collocazione specifica e che ho quindi raccolto in questo post.

La pasionaria
Impegnata politicamente e anche al Monte di Pietà, professa come culto religioso l’indigenza. Per tale motivo si arrabatta facendo la cameriera in un pub, unico mestiere serale moralmente accettabile che può svolgere, perché di norma dorme fino alle 6 del pomeriggio. Si nutre di nicotina e sangria ottenuta dalla fermentazione dei propri ex fidanzati. Il suo vocabolario è limitato a poche espressioni chiave, quali
Cioè
Ma perché
Insomma
Capisci?
In che senso, scusa?

Dall’aria perennemente stanca e sbattuta, copre le occhiaie con strati geologici di eyeliner che le donano un aspetto vagamente da affresco egizio.

Il benzinaio
Il benzinaio è un essere che vive soltanto all’interno di un distributore. Nessuno ha mai visto infatti un benzinaio al di fuori del turno di lavoro.
Non ha grandi capacità comunicative, in genere si esprime a grugniti e mugugni. Un grugnito vuol dire Buongiorno, un mugugno vuol dire Arrivederci. Due grugniti e un mugugno vuol dire “Più avanti”, perché nessuno si ferma mai nell’esatto punto che vuole il benzinaio.
Il suo nemico è il self service, che ne sta causando la marginalizzazione in favore della figura del gestore, ossia quello che se ne sta seduto su una sedia di plastica bianca monoblocco degli anni ’80 tutto il giorno.

Sezione vecchietti
Il vecchietto da bar
È un complemento d’arredo: chi avvia un’attività da barista riceve in usufrutto almeno un vecchietto da sistemare all’esterno. Il principale compito dei vecchietti da bar è scrutare con aria torva i forestieri o chiunque si trovi a passare lì davanti per la prima volta. Quando è ora di chiudere, vengono riposti in uno sgabuzzino.
A volte capita che un vecchietto muoia nell’esercizio delle proprie funzioni e che passino mesi prima che ce ne si renda conto.

Il vecchietto da poste
Arriva inveendo contro il governo, con in mano le bollette e con l’altra i soldi. Deve ricordarsi in che mano ha messo le une e in che mano gli altri, perché l’ultima volta ha causato una coda chilometrica con tamponamenti a catena per aver dimenticato dove tenesse il denaro. Ha inveito contro il governo per questo.
Va via con la sensazione di essere stato truffato, inveendo contro il governo.

Il vecchietto da barbiere
Quello che la moglie sbatte fuori casa mandandolo a fare un giro per toglierselo un po’ dai piedi e respirare. Occupa per ore il salone del barbiere, magari per farsi giusto spuntare un baffo o tagliare i peli del naso, che si farà restituire perché se li appiccicherà la sera per farseli togliere il giorno dopo. Il resto del tempo nel salone lo occupa monopolizzando le conversazioni tra clienti ed entrando in competizione con altri vecchietti da barbiere. Un salone ne può infatti ospitare più di uno, ma un occhio attento coglierà subito chi è il leader: in genere è quello che introduce il discorso  con locuzioni del tipo “Avete sentito cosa è successo” o “Avete visto cosa hanno combinato”, adattabili a qualunque argomento, dal calcio alla politica alla cronaca nera. Mentre parla si girerà ogni tanto verso di voi, cercando il vostro assenso a suon di “È giusto?”, “Non è così?”. Dopo quattro-cinque volte cederete e vi ritroverete coinvolti nel discorso vostro malgrado.

Sezione turismo
Il turista straniero
Il turista straniero è riconoscibile dalla divisa regolamentare da turista che è costretto a indossare, pena l’allontanamento alla frontiera. Consta di polo o magliette bianche, cappello di paglia, pantaloni color senape scaduta e sandali.
La pelle del turista straniero è bianco obitorio all’arrivo in Italia, ma il primo contatto col sole nostrano gli donerà un invidiabile colorito rosso eczema da ortica.
Si aggira con la Reflex a tracolla e il marsupio pieno di banconote da 100, il tutto bene in vista, perché bisogna anche pur dare lavoro agli scippatori.
Il turista straniero cammina con la bocca costantemente aperta, per due motivi:
– gli enormi incisivi che dragano l’asfalto impediscono la corretta chiusura della mandibola;
– la respirazione avviene tramite la bocca: il naso, in particolare nei francesi, è una mera barriera architettonica.

Il turista italiano all’estero
Il turista italiano è riconoscibile dagli occhiali da sole, che indossa anche in Paesi dove il sole è evento più eccezionale del passaggio della cometa di Halley.
Se si tratta di un maschio tornerà sicuramente raccontando di funamboliche avventure con puledre di un metro e ottanta (solo di gambe), alle quali basta dire di essere italiano per vedere accendersi nei loro occhi il fuoco della passione. Sembra che nei Paesi esteri, infatti, girino branchi selvaggi di donne che quando avvertono l’odore di un italiano tendono a circondarlo e a spolparlo vivo.
L’italiano all’estero è colui che viene improvvisamente colto da un senso di patriottismo, che esprimerà andandosene in giro con una maglietta della Nazionale comprata al mercato dai cinesi. Tuttavia, tornato in patria comincerà a decantare di quanto all’estero funzioni tutto meglio e come per strada non si trovi una carta per terra. Il tutto mentre sputa la cicca sul marciapiede, gettando il fumo in faccia a una donna incinta.

I locali tipici
I locali tipici sono quelle attività che, soprattutto nelle città d’arte, vanno salvaguardate dall’avanzata di kebabbari e ristoranti cinesi, in nome della difesa dell’identità nostrana dei centri storici, ben rappresentata invece da Zara, l’Occitane e un Foot Locker che fanno angolo a una piazza del ‘300.
Un locale tipico è quella salumeria con la porta di legno ricavato da una bara che vende salame di capra della Gran Bernarda e prosciutto stagionale della Val Porcia, specie uniche che vengono ancora uccise come 1000 anni fa: un paio di bastonate e qualche bestemmia in vernacolo.
Il locale tipico, sia che ci si trovi ad Aosta che a Lampedusa, espone in vetrina il tipico limoncello e la pasta tricolore, che pare sia tipicamente italiana, infatti non manca mai sulle tavole a quadretti rossi del BelPaese.
Esiste poi il ristorante tipico: anch’esso, da Nord a Sud e dai monti alla spiaggia propone le immancabili tagliatelle con i funghi porcini, che possono oscillare di prezzo dai 6 ai 15 euro, a seconda della distanza percorsa dal camion frigo carico di funghi dell’Est Europa. Quella del ristorante tipico è un’istituzione antica, pare che anche Cesare, prima di varcare il Rubicone, si fosse fermato in un’osteria tipica nei pressi di Forlimpopoli, uscendone però non molto soddisfatto per la qualità del cibo e per il conto. Pare che lì abbia esclamato la frase “Tu, cuoco, Brute fili mi!” invitando il proprio protetto da quel momento in poi a far da mangiare a tutti. Bruto, come si sa, non la prese molto bene e covò un discreto rancore.

Buona fine e buon principio

Francamente, non riesco a capacitarmi della fine dell’era berlusconiana; eppure il trionfalismo di questi giorni sembra dare per scontato che Silvio Berlusconi abbia chiuso col governo di questo Paese.

Io sono tra gli scettici; anzi, m’immaginavo che nel suo videomessaggio sarebbe comparso così


Io dico che non finisce qua: ha i mezzi per potersi ripresentare alle elezioni, per l’ennesima volta, come il salvatore della Patria, l’unto del Signore che ci aprirà le porte del regno di Silvio. Gli italiani hanno la memoria corta, sono propensi ai “giri di valzer” e soffrono di nostalgia immaginaria (questo a causa della memoria corta): ai loro ricordi se ne sovrappongono altri totalmente fittizi ma che richiamano alla mente un’età dell’oro perduta, per la serie “quando c’era Silvio…”. Tra qualche mese son sicuro che cominceranno ad apparire i primi nostalgici, tenete d’occhio i luoghi affollati (bar, mezzi pubblici ecc…) è l’habitat dove vive e si riproduce il nostalgico immaginario.

É questione di Fede

Osservando le persone che mostrano il loro sostegno a Berlusconi sono sempre sorpreso dall’aggressività verbale che dimostrano, tra l’altro che fuoriesce da persone insospettabili come anziani e casalinghe.  Sembrano pulsioni represse che trovano sfogo nella difesa dell’unico punto di appiglio che dia senso alla propria vita (religione? Ci tornerò più avanti). Ieri sera a Ballarò, nel servizio sulla manifestazione pro Silvio fuori la Procura, una signora che manifestava diceva che avrebbe volentieri cavato gli occhi alla Boccassini. Fortuna che parliamo del partito dell’amore.

Come diceva Bukowski, i migliori ad odiare sono quelli che predicano amore

 

Lo stesso atteggiamento aggressivo è riscontrabile nelle persone che seguono la religione. Nelle riflessioni che seguono mi concentrerò sui cristiani perché son quelli più facilmente osservabili. In genere, le reazioni che può avere un credente dinanzi ad una persona che afferma di non credere sono queste:

– diffidenza, prendere le distanze, sensazione di aver udito qualcosa di strano: è la reazione che avrebbe  una persona nel sentire un’altra confessare di  amare leccare i pavimenti, tanto per dire.

– scandalo, sensazione di fastidio e/o disgusto: come se gli si fosse appena detto di amare in modo viscerale le ragazzine in età prepuberale.

– rabbia, odio: in questo caso si verrà investiti da feroci invettive, si va da un generico “Hai il male dentro” ad un “É per colpa di quelli come te che c’è il male nel mondo” (il tedesco che accusa l’ebreo della disastrosa situazione della Germania; non voglio fare degli atei delle vittime come gli ebrei, ma il meccanismo alla base è il medesimo: trovare un nemico esterno su cui concentrare le pulsioni violente, perché frustrati dalle cose negative che si hanno intorno. Ovviamente non si cercheranno cause interne ma si focalizzerà l’attenzione verso un estraneo, un diverso). Poi ci sono quelli che la buttano sul senso di colpa: “Gesù è morto per salvare anche quelli come te”, sperando in una redenzione improvvisa, colti dal rimorso. Ancora, ci sono quelli che domandano “Allora che ci stai a fare sulla Terra”, probabilmente desiderando implicitamente una tua immediata sparizione dalla faccia del pianeta.

Probabilmente non avrebbero le stesse reazioni se l’interlocutore si professasse un credente, seppur seguace di un culto astruso o di un dio bisclacco;

-Lo sai? Sono un devoto della grande salamandra cosmica.

– Ah, ok.

Ma invece il non credente è un estraneo, un alieno, uno che si pone al di fuori di una cerchia di eletti.

Per dirla come Allen, sono clubs, sono elitari, tutti quanti. Alimentano il concetto di diverso, così si sa chiaramente chi bisogna odiare

Ecco, tralasciando un attimo il discorso religioso, l’atteggiamento di alcune persone verso Silvio Berlusconi è lo stesso. Berlusconi è amore, se non ami Berlusconi sei il male; Berlusconi potrebbe godersi i suoi soldi invece sta al governo per il bene dell’Italia e deve sopportare sacrifici e persecuzioni (il paragone col Cristo sulla croce per il bene degli esseri umani ci sta tutto).

Di fronte a certi atteggiamenti fideistici non ha senso alcun tentativo di dialogo o di far aprire gli occhi: l’assioma di partenza di coloro che ripongono la loro fede in Berlusconi è “Noi non cambieremo le nostre convinzioni, qualunque cosa Berlusconi faccia”; ed è assolutamente così: ora che probabilmente è più difficile far passare il Presidente del Consiglio come un santo immacolato, scatta l’atteggiamento comprensivo e assolutorio nei suoi confronti.

 

Il peccatore va compreso ed aiutato. Ovviamente questo vale se il peccatore è Berlusconi; se ad esempio parliamo di Vendola (è omosessuale, vive nel peccato, non ce lo scordiamo!) non vale il discorso della comprensione, lì scatta invece la condanna. Ecco, l’altra caratteristica della persona di fede è  quella di ignorare di tanto in tanto le regole della coerenza e della logica.

Probabilmente comunque Berlusconi ed i suoi seguaci vivono nell’epoca sbagliata: perchè un Silvio Berlusconi in passato sarebbe potuto essere Papa e riunire in sé tutto, il potere politico e il potere spirituale, controllo sulla persona fisica e controllo sulle coscienze. Oggi diventare Papa è molto più difficile, ci sono più regole da rispettare, bisogna avere una certa condotta morale eccetera, ma nel Quattrocento, tanto per dire, era tutto più facile con le conoscenze giuste e Berlusconi sarebbe stato un Papa perfetto, un Rodrigo Borgia fatto e finito.

E la propensione alla sudditanza, all’amore verso il plutocrate che dimostrano certe fasce della popolazione è perfettamente compatibile con il popolino timorato di dio che viveva nel Medioevo, tormentato dalle frustrazioni della vita ma beato per l’adorazione verso il potente di turno.