Non è che ti serva il navigatore per cercare la tua strada

Si avvicina la data del matrimonio del mio amico e io penso soltanto a due cose: il vestito e la busta. Che sommate mi danno SPESA. Anzi, GROSSA SPESA. Lo so che sembra un discorso gretto, ma ultimamente sono molto sensibile al tema della povertà. La mia. Attendo il momento per svoltare, come dicevano i giovani. Non lo attendo mani in mano, direi anzi che mi sto dando ben da fare. Ho solo l’ansia che una volta svoltato io possa trovare:

  • la via bloccata
  • una strada senza uscita
  • una brutta strada
  • un posto di blocco (nel caso decida per svoltare verso attività illecite)

Al matrimonio non sarà presente un altro mio amico. L’amico che si sposa mi ha detto che non ha pensato a invitarlo perché non è che poi negli anni ci sia stato chissà quale rapporto. Avevo quasi pensato di chiedergli di invitarlo, poi mi son detto che il matrimonio è il suo e non ho mica diritto a dire chi deve invitare e forse sarebbe stato anche poco rispettoso. Il non-invitato però si aspetta di esserci e temo il momento in cui dovrò essere io a dire che è un non-invitato. E più passa il tempo da quando ho saputo che fosse un non-invitato e più mi sento in colpa senza neanche aver capito per cosa in concreto.

Ho già parlato della mia attenzione verso la povertà. Purtroppo sono sempre stato molto distratto e incline a perderla, l’attenzione. Così se ho un surplus di denaro in tasca mi trovo a spenderlo. Ma vuoi mettere avere degli occhialini da nuoto specchiati? O un balsamo da barba al profumo di foresta canadese? Che io neanche ci sono mai stato e per quanto ne so quello che ho nel barattolo potrebbe essere profumo di Vergate sul Membro al tramonto.

Mi occupo anche della povertà in generale, quella seria di cui dovremmo preoccuparci tutti. Una insegnante mi ha fatto i complimenti «…per quello che fate. Meno male ci siete voi che li aiutate, così non vengono qua in Italia». Cara maestra, non è proprio così il concetto, sarebbe un po’ più lungo ed elaborato.

Missing the Point

In piscina, stasera, mentre sfoggiavo i miei nuovi occhialini specchiati che mi facevano sembrare un moscone, sono stato agganciato da IL FISSATO. È uno che si cronometra anche il tempo della minzione, stressa il figlio perché si muova a insaponarsi e racconta agli altri – cui non gliene può fregar di meno – dei km di corsa che fa a settimana. Io avevo appena messo il piede sulla scaletta per uscire dalla vasca, boccheggiando. Neanche il tempo di emergere dall’acqua che lui mi fa

– Senti, per andare più veloce che devo fare?

Io lo guardo perché penso mi voglia prendere per i fondelli. Non è che io sia proprio un sirenetto. La butto sull’ironia

– E lo chiedi a me?!
– Sì sì ti vedo veloce

Sconvolto dalla responsabilità che mi sta dando, provo ad azzardare una risposta tecnica. È una questione di scorrevolezza, è quel che vorrei dirgli.

– È una questione di SCIOGLIEVOLEZZA.

È ciò che ho detto. Sarà stata la carenza di ossigeno nel cervello o la cronica mia goffaggine sociale.

Adesso me lo immagino in un negozio Lindt alla ricerca della mitica scioglievolezza del Lindor.

Se è porno tolgo:

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Non è che un prete di moda sia un prete-à-porter

Ho un amico che ad Aprile 2019 si sposa e in questi giorni è affaccendato nei preparativi. È un po’ sotto stress perché dice che il tempo è poco e le cose da fare tante.

Poco tempo? Mancano ben 4 mesi! Cosa ci vorrà mai a preparare delle nozze?

Io non ho mai organizzato un matrimonio né prevedo di farlo ma, proprio per quelli come me che, non essendovisi mai cimentati, non saprebbero da dove iniziare, ho deciso di scrivere un piccolo prontuario di preparativi che vi permetteranno di evitare perdite di tempo per il vostro matrimonio.

1) Serve innanzitutto qualcuno che vi sposi. Non mi riferisco al trovare una persona insana di mente che decida di passare tutta la vita con voialtri scassaminchia: diamolo per scontato perché dare suggerimenti in merito è troppo faticoso. Mi riferisco al reperire un officiante, qualcuno che vi dichiari marito&moglie o moglie&moglie o marito&marito o fedez&ferragni. Il Comune non è disponibile? Il prete è occupato fino al 2030 a meno che non gli allunghiate sottobanco “un’offerta per i poveri” (offerta che lui recapiterà con la sua nuova Mustang)? Sappiate che la legge prevede che le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche […] a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale. Tradotto: trovate uno che abbia tempo libero e vi offici. Volendo, potete travestirlo da Sindaco, da prete, da Papa o da Cavaliere Jedi se volete dargli un tocco più ufficiale.

2) Uno degli assilli maggiori è quello del ristorante dove tenere il pranzo. Trovare il posto giusto, scegliere il menù, verificare la disponibilità…uno stress inaudito. Soluzione: il matrimonio destrutturato. Si mandano 10 invitati in un posto, 6 in un altro e così via fino a esaurimento lista invitati. Chi ha intolleranze o diversi gusti alimentari può scegliersi il ristorante che preferisce. Se qualcuno ha impegni quel giorno, può anche andare a pranzare in un’altra data potendo comunque dire di aver partecipato al matrimonio!

3) I vestiti. Una scocciatura e per gli sposi e per chi partecipa. Trova l’abito giusto, provalo, dai le indicazioni per farlo sistemare perché non è a misura, scopri qualche giorno prima che non ti va bene perché hai messo peso o ne hai perso…Che tragedie. Basta con la dittatura delle sartorie. Soluzione: un bel matrimonio nudista.

4) Le bomboniere, ovvero i raccoglipolvere da mensola, se va bene. Se va male, finiranno in qualche scomparto della credenza insieme ad altri orrori. Diciamo la verità: non piacciono a nessuno, tranne agli sposi che le ordinano. E a volte manco a loro. Soluzione: se le vogliono, le scelgano gli invitati. Aprite una linea di credito con un determinato budget presso un negozio specializzato, così chi vuole ne andrà a ritirare una personale.

5) Il fotografo. Uno che si crede un misto tra Alberto Korda e Steve McCurry e vi chiederà cifre esose per un discutibile servizio fotografico. Soluzione: lanciate un hashtag Instagram (del tipo #matrimoniocippolippo&ermengarda) chiedendo a ogni invitato di scattare almeno una foto dell’evento con quella dicitura.

Visto come è facile? Con i miei suggerimenti potrete organizzare le vostre nozze da qui a domani!

Non è che serva un compositore per una sigla sindacale

Ho un cuscino all’aloe.

Ho un cuscino all’aloe e non lo sapevo. Me ne serviva soltanto uno che mi facesse dormire più comodo.

Ho sempre pensato che a forza di infilare aloe e ginseng ovunque come panacee di qualsiasi problema, della gastrite all’alluce valgo, alla fine ce li saremmo ritrovati anche nel letto. Ecco fatto.

Viviamo in tempi orribili. Ero a Milano e ho visto una paninoteca che serviva sandwich all’avocado e mango. Va contro ogni logica mettere frutta in panino. Ma io sono un conservatore.

Eppure quando parlo con i nostalgici dei tempi andati (che per inciso, questi bei tempi andati non sono altro che gli anni ’80-’90) penso alla fine che oggi tutto sommato non ce la passiamo mica tanto male.

Se siete tra quelli che pensano invece che questi anni per la cultura la musica il disegno tecnico siano il peggio e che tutto fosse meglio una volta, penso che ve la stiate vivendo male.


Detto da uno che i concerti che di recente ha visto sono di gruppi nati negli anni ’90 o ’80.


È ora di finirla con questo nostalgismo drammatico alimentato da vecchie sigle dei cartoni animati e mandato giù con il succo di frutta Mangiaebevi; la maggior parte delle cose che si rimpiangono erano come una cascata di prosciutto su un buffet al matrimonio del cugino Sampirisio: volgarmente kitsch e da vergognarsi di esserci.

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L’altra sera parlavo con degli amici e ricordavamo i tempi in cui avevamo un Walkman. Un altro orrore di quegli anni: la stanghetta di ferro delle cuffie ti faceva un male cane, senza contare i capelli che vi si impigliavano dentro e che ti strappava via ogni volta che la rimuovevi. Quell’affare inoltre pesava un accidente ed era scomodissimo da portare in giro: in tasca non entrava, se lo appendevi alla cintura o ti faceva cascare i pantaloni o cascava lui perché il fermaglio era una merda. Ah poi quando riavvolgevi il nastro con la BIC…Eh, che gran divertimento!

Parlando di penne, un altro incubo erano quelle a inchiostro cancellabile con la gommina presente sul tappo. Peccato che cancellassi prima tu il tutto con la mano: la cosa strana era che l’inchiostro veniva via dalla carta ma non dalla pelle, così trascorrevi l’anno scolastico di una bella tonalità blu Puffo perenne sul taglio della mano.

Gli Uniposca. Li odiavo perché non ne ho mai avuto uno, visto che costavano un botto di soldi e per quello che dovevi farci – gli scarabocchi sul banco – per i miei genitori bastava un anonimo pennarello comprato in saldo in stock da 50 all’hard discount.

Una volta, ero alle medie, la ragazzina che mi piaceva mi chiese un pennarello:
– Ma è Uniposca?
– È un pennarello…

Mi guardò perplessa. Deve avermi giudicato un pària.

I cartoni animati sono stati la più grande fonte di rincoglionimento di massa dai tempi dell’invenzione del celibato ecclesiastico. La violenza emotiva della mia generazione passò attraverso:

– Tragedie familiari (Candy Candy)
– Tragedie storiche (Lady Oscar)
– Incubi post atomici (Ken il Guerriero)
– Violenza così de botto senza senso (L’uomo Tigre)

Perché gli anime, in Giappone, sono divisi per il target di riferimento: bambini, adolescenti, adulti, maschi, femmine. Le nostre reti invece buttavano tutto insieme nel pastone pomeridiano/preserale, salvo rimaneggiare le opere con doppiaggi improponibili e censure inopportune per render il tutto fruibile agli under 14.

Non parliamo della tortura musicale delle sigle di Cristina D’Avena: testi scritti da chi il cartone ovviamente non l’aveva mai visto e con una base degna della peggio eurodance italiana riarrangiata in chiave bottiglia di minerale sfiatata perché va bene i traumi emotivi ma che almeno gli spettatori non comincino a impasticcarsi prima del liceo.

FINE PRIMA PARTE

(Il che non vuol dire che ce ne sarà per forza una seconda)

Non è che Mrs. Doubtfire potesse essere Presidente del Consiglio solo perché governante

Ci sono che pensi a te non capitino mai. Le vedi accadere ad altri e fai spallucce come se fosse una cosa che mai potrebbe riguardarti.

Avrò un’auto intestata a me.

Quella che utilizzo compirà 20 anni a breve e, pur avendone un uso quasi esclusivo, per ragioni intuibili non è tecnicamente mia.

Quindi dovendola rottamare ora farò io il grande passo. È assurdo, è accaduto tutto così in fretta. Non sarò troppo giovane? Non sarà affrettato? Oggi mi compro l’auto, domani che accadrà, prenoto il ristorante per il matrimonio e un loculo per il cimitero?


Non necessariamente in quest’ordine: sono iscritto a un movimento per il reinserimento degli zombie in società e crediamo abbiano diritto al matrimonio come l’ha avuto Fedez che si sposa dopo essersi beccato un’influencer.


Ho vagliato un po’ di opzioni tra l’usato sicuro. Che io ho sempre pensato che l’usato sicuro fosse come una maglietta con l’alone sotto le ascelle: la vedi e pensi Beh, è usata di sicuro! Non c’è dubbio.

Ho chiesto di vedere un “usato atto di fede”, nel senso che devi compiere uno sforzo contro la ragione per credere che l’auto abbia già avuto un proprietario, per quanto invece sembri nuova. Ma le mie capacità finanziarie non mi consentono tali slanci mistici. E questa è una scusa che va bene anche coi Testimoni di Geova.

A un certo punto il tizio della concessionaria ha detto che voleva farmi vedere una Tata. Stavo per dire che non avevo figli poi son stato zitto pensando magari fosse una tizia coi capelli cotonati e in minigonna.

Ho scoperto che invece ignoravo, causa la mia ignoranza, che esistesse una marca di auto di nome Tata. Non è molto diffusa in Italia, anche perché si sono ritirati dal nostro mercato. Credo per la vergogna.

Il modello sarebbe questo qui sotto (non è la stessa, è una foto presa da internet): magari non sembra così brutta ma a me quando l’ho vista dal vivo ha causato l’impotenza. Credo che utilizzerò la sua immagine come anticoncezionale.

La carrozzeria credo fosse fatta di pelle di Micro Machines (ora sapete perché negli anni 2000 sono scomparse dal novero dei giocattoli: le hanno utilizzate per farci auto vere). Secondo me oltre i 100 km/h volava via.

Negli interni echeggiava ancora l’urlo di Leonida: infatti erano spartani.

Poi era a metano, quindi il portabagagli era inutilizzabile perché occupato dalla bombola.

Infine le riparazioni: essendo un’auto praticamente sconosciuta – anche all’ingegnere che l’ha progettata, che la disconosciuta e si è ritirato a vita privata per scrivere romanzi come Dio è amore ma io volevo solo sesso – il concessionario mi ha detto che se si rendesse necessario qualche intervento meccanico dovrei cercare su internet i pezzi di ricambio.

Immagino a scrivere su Google cose tipo “Minigonne per Tata”, “Tata bella carrozzeria”, “Catene per Tata” e, infine, “Tata pompa”.

Mi sa che quella Tata rimarrà ospite del concessionario per un bel po’.

L’apostata del cuore 29/06/2017

Ah, quanti problemi sentimentali ci sono in giro!

Vediamo questa settimana chi ha bisogno di un consulto! E, per arricchire ancor più questa rubrica, ho deciso di pubblicare alcuni aforismi che spero siano di ispirazione ai lettori.

 «Un cuore infranto è soltanto un cuore a pezzi»
Guglielmo Scuotilancia

«L’amore è cieco ma io una visita di accertamento dell’INPS gliela farei»
Guido Madridista

«L’amore è come la Luna: se lo raggiungi qualcuno romperà i coglioni dicendo che ti sei inventato tutto con la complicità di Kubrick»
Proverbio arabo


Caro Gintoki,
mai avrei pensato di trovarmi in questa situazione. Ma, si sa, nella vita mai dire mai.
Ho 48 anni, vent’anni di matrimonio alle spalle. Io e mio marito siamo una classica coppia “bene”, lui notaio, io presidente di una Charity foundation che si batte per il diritto delle donne nell’Africa subsahariana all’accesso all’epilazione laser.
Da circa un anno ho una relazione con uno degli stagisti che lavorano per me sperando che faccia curriculum. Lui ha la metà dei miei anni, a stento arriva alla fine del mese vendendo il proprio sangue, non ha nemmeno un conto in banca.
Mi ha stravolto e ora sono sul punto di lasciare tutto per lui. Ma come vivremmo?
Trita Maroni, Poggio il Pene (SI)

Cara Trita,
non mi è chiaro se a fare curriculum sia lavorare con la tua fondazione o avere una relazione con te.
Per venire alla tua domanda: vivrete di visibilità, la stessa con cui paghi i tuoi stagisti. Ha il vantaggio di non necessitare di un conto per essere accumulata.

Caro Gintoki,
ho conosciuto tempo fa un ragazzo. Ci siamo frequentati per tre mesi, all’inizio sembrava andasse tutto bene e lui sembrava molto preso. Mi diceva di avere intenzioni serie, poi di punto in bianco si è tirato indietro per il suo passato dicendo: “Io ci ho provato a innamorarmi di te”. Dice che non funziona. Si è rotto qualcosa all’improvviso. È la classica persona che ha paura di impegnarsi? Devo insistere o lasciar perdere?
Lina Sdita, Gradisca da Bere (UD)

Cara Lina,
se si è rotto si è rotto. Se hai ancora lo scontrino puoi avvalerti della garanzia.

Ciao Gin,
sto vedendo un uomo che, cito testualmente, afferma di avere “I suoi periodi”. Quando ci vediamo va tutto bene, è felice, fa tanti progetti. Poi magari mi dice Ti chiamo domani e sparisce. Se provo a cercarlo io o non mi risponde o mi dice che “ha il suo periodo” e “devo rispettare le sue fasi”.
Scema io che lo aspetto?
Elsa Della Spada, Rimembrate sta Minchia (VA)

Cara Elsa,
è comprensibile il malumore quando ci si sente “evitati”. È importante però comprendere le necessità altrui. Può darsi che si senta a disagio a uscire con te in quei giorni di periodo: lo dice anche la pubblicità che ci possono essere puzze e perdite improvvise. 

Caro Gintoki,
ho 30 anni, single. Da poco sono andata a vivere da sola, in un appartamento in un bel palazzo nuovo. Sembrava tutto perfetto. Poi ho scoperto che tutti gli altri cinque condomini sono in realtà cinque zitelle inacidite che non hanno mai avuto un marito. Hanno, a vederle, dai 50 ai 70 anni, e sono tutte delle vecchiacce dimesse e ingrigite. E ho scoperto, da persone della zona – figurati se le zitellacce acide mi avrebbero mai detto qualcosa – che il precedente inquilino di quella casa era una signora (un’altra zitella) morta sola e scoperta dopo una settimana dal decesso! Mi è preso un colpo. Sento che ogni muro in questa casa respira di tristezza e singletudine. La notte sento rumori e penso sia il fantasma della zitella morta. Ho preso l’abitudine di lasciare accese le luci nella stanza dov’è stata ritrovata, chiudere le porte nel mezzo, fare un giro di perlustrazione prima di andare a letto per essere sicura che la disgraziata non torni. Ma non basta. Sento la maledizione della casa delle zitelle inacidite su di me. Ho paura di diventare come loro. Non pensare che sia pazza, dico sul serio.
Perla Miseria, Lavello Intasato (PZ)

Cara Perla,
fossi in te non mi preoccuperei. Da come scrivi sembri già abbastanza inacidita di tuo, non corri il rischio di diventarlo.
Per quanto riguarda il fantasma, non posso aiutarti. Non mi intendo di spiriti. Al massimo di spiritosaggini.

Gin, sono a pezzi.
Io e il mio lui vivevamo un rapporto a distanza. Lui non poteva spostarsi – ha un impiego fisso statale – e quindi io ho cambiato regione, casa, lavoro e, per forza di cose, cambiato amicizie e stili di vita. Tutto per lui. Ora dice che non se la sente di questo rapporto, che la pressione è troppa, che non mi ha mai chiesto niente e ho fatto tutto io.
Che devo fare? Sono in lacrime.
Clamidia Mughetto, Pozzo di Scienza (PA)

Cara Clamidia,
non devi abbatterti e cedere alla tentazione di lasciare le cose a metà. Ti resta ancora un ultimo cambiamento da fare: cambiare ragazzo.

Ciao Gin,
ho 23 anni e da due mesi frequento un ragazzo di 30, bello, simpatico, intelligente. Un tipo in gamba. Mi piace molto, l’unico problema riguarda le nostre passioni. Io sono un ragazzo più da megadiscoteca e party, lui invece vuole sempre trascinarmi in locali che sembrano sottoscala riconvertiti che olezzano perennemente di sotto-scroto sudato ad ascoltare gruppi musicali sconosciuti che hanno più lettere nel nome che fans. Cosa devo fare? La nostra visione del week end non combacia per niente.
Brunello di Montalcino,  Prato Fiorito – ex Campo Minato (PO)

Caro Brunello,
lo scroto sudato è un fenomeno diffuso, soprattutto di questi periodi, ma che non viene realmente percepito come un problema sociale. Sai perché? Perché quando più uomini frequentano abitualmente gli stessi posti i loro sacchi scrotali si sincronizzano e iniziano ad emanare lo stesso olezzo. Credi che i luoghi che frequenti tu non puzzino di scroto? Si tratta però di un afrore diverso. Per questo quello dei locali del tuo compagno ti disturba, così come lui sarebbe disturbato dalle tue discoteche. Non credo si possa fare molto a meno che uno dei due non decida di cambiare stabilmente luogo di aggregazione e risincronizzare il proprio scroto.

L’apostata del cuore 22/06/2017

Nuova settimana, nuove turbe sentimentali. Ma no panic! Gintoki cura tutto o al massimo dà la colpa ai poteri forti.

Ancora dei distrattoni mandano le loro richieste di aiuto su altri siti e mi tocca andare a recuperarle, ma l’indirizzo ufficiale è solo questo: lapostatadelcuore@outlook.it! Per favore Signor Enlarge Your Penis, la smetta di scrivermi! Le risponderò appena possibile.


Spett.le Gintoki,
prendo questo appuntamento con Lei perché oggi sento diverse lame nel cuore. Sento questo sconsigliabile clang clang che accompagnandomi ovunque mi distrae e istupidisce come devono sentirsi quei gatti d’appartamento con un campanellino al collo (ha presente?). Non ho una vera e propria questione d’amore da sottoporle. O meglio, la questione sono io. Sentimentalmente non posso lamentami, ma ovunque mi volti a guardare accumulo altra ferraglia in petto. Lei ha qualche rimedio per fregarsene di tutto e magari essere un po’ egoisti e non attirare persone str…(ci siamo capiti)?
Puccio Biscotto, Cascina di Bagascia (FI)

Caro Puccio,
è indubbiamente un uomo dal fascino magnetico. Le consiglio di stare lontano dalle bussole e dagli hard disk. Smetta di lavarsi le ascelle e non attirerà più persone.

Caro Gintoki, da un paio di anni convivo con una ragazza che amo molto, ma non ho ancora fatto con lei un ufficiale “ingresso in società” come coppia lesbica. Ora mia sorella si sposa, e per non urtare la sensibilità dei miei parenti non ha invitato la mia compagna. Io non voglio guastare il matrimonio a nessuno, ma nemmeno far sentire la mia compagna come se fosse una clandestina.
Chiara Iperidrosi, Altolà Sudore (MO)

Cara Chiara,
le cerimonie dei matrimoni altrui sono una gran rottura di palle. Anche la propria, in alcuni casi. Se sei proprio certa di voler sottoporre la tua compagna a tale tortura, fa’ circolare prima del matrimonio mirate maldicenze sul parentado (tipo quella storia di zio Franco e il cavatappi o la strana abitudine della cugina Ermengarda coi suoi formichieri da passeggio) dimodoché avranno tutti altro cui pensare.

Tovarish Gin, sono un militante di un partito di sinistra radicata (da quando ci hanno piantato tutti) ispirato dal pensiero guida del compagno combattente masochista Tafazzi. Mi son sempre reputato “fedele alla linea” fino al giorno in cui non ho saputo resistere alle tentazioni e al fascino di una esponente della destra col braccio alzato. A letto è stato un crescendo di fuochi d’artificio – in cui senza falsa modestia lei è rimasta stregata dal mio “manganello” – e io mi trovo ad ammettere che me ne sono perdutamente innamorato. Lei questo lo sa e ora pretende da me varie “prove” che trovo francamente degradanti per le mie idee. Ora chiede che al momento del culmine del piacere gridi «Eja Eja Alalà!». Vuole anche che io la porti in pellegrinaggio a Predappio e sinceramente non so che accoglienza aspettarmi…Non trovi assurda questa storia? Che dovrei fare?
Desiderio di Gnocca, Porto Fregna (ME)

Caro Desiderio,
perché assurda? L’alchimia di una coppia si basa sullo scambio e la condivisione. Tu hai condiviso il tuo manganello con la tua fiamma (tricolore), lei e i suoi amici condivideranno con te il loro. Auguri e figli Razzi.

Caro Gintoki,
l’altra sera cercavo sul PC un po’ di possibili mete per le vacanze. Ho aperto per puro caso la cronologia e…l’amara scoperta: una lista di siti pornografici. L’altra persona che vive con me è mio marito. Sono rimasta decisamente scossa, amareggiata e delusa. Non riesco più a guardarlo con gli stessi occhi di prima e non so se sia il caso di affrontare con lui l’argomento o tacere e far finta di nulla.
Vera Minchiona – Vattela a Piàndere (Roma)

Vera, sono sconvolto anche io. Tuo marito non cancella la cronologia?!

Ore 19, ritorno a casa, routine quotidiana, traffico, le vecchie scale condominiali col solito puzzo di umanità. Incrocio una ragazza. Sui 25, carina, ha un che di grazioso. La guardo negli occhi e lei per un attimo ricambia lo sguardo. Dopo averla superata, mentre continuavo a salire sono stato colto da una sensazione di mancanza di respiro. Ho iniziato a sudare freddo e avvertivo un peso opprimente al petto.
È questo quello che chiamano “colpo di fulmine”?
Forte Stringilo, Poveraccio Veronese (VR)

Caro Forte,
credo fosse un mezzo infarto. Io mi rivolgerei subito al popolo del web per un sondaggio sul come curarmi.

Gintoki, aiutami a capirci qualcosa perché io ci sbatto la testa. A Londra vado a un party e mi presentano uno stilista. La sera dopo lo rincontro a un altro party cui mi ero imbucata (sapevo che lui ci sarebbe stato): facciamo amicizia, parliamo, beviamo, ci confidiamo, mi dice che è gay, fumiamo una sigaretta, ci baciamo, ci tocchiamo e finiamo a letto. Afferma una vaghissima attrazione per le donne, ma è gay, ha un compagno con cui convive e che ama. Al mio ritorno non riesco a togliermelo dalla testa. Sono distratta al lavoro, la sera il crossfit e gli allenamenti non scacciano i pensieri. Lo cerco su facebook, trovo il numero del suo atelier su internet. Telefono per dirgli almeno Ciao, ma mi risponde un segretario che mi fa sapere che non c’è e starà via parecchi giorni. Mi faccio dare con mille suppliche il suo numero di cellulare, fingo una questione di vita o di morte, non resisto, lo cerco. Mi risponde la voce di un maschio adolescente. Mi presento, chiedo di poter parlare con lui. Il ragazzo mi fa: “no, papà è uscito con mamma, ha dimenticato il telefonino a casa…”. Non capisco. Si è finto gay solo per aver modo di liberarsi di me?!
Mina Vagante, Botte di Grappa (VI)

Cara Mina,
chiunque fingerebbe qualsiasi cosa di fronte a una stalker rompicoglioni. Io comunque non salterei a conclusioni. 
Magari è realmente gay e tu hai esagerato con gli steroidi in palestra.

Ciao Gin,
vado in vacanza ad ottobre scorso in un villaggio. Lui era il capo, lì. Bel tipo, molto in gamba e sveglissimo. Ci siamo guardati, ma la mia serietà mi ha impedito di avvicinarmi a lui. Lui per professionalità non l’ha fatto. Il giorno della partenza ci siamo solo salutati, ma ho visto il suo sguardo e ho capito. Tornata a casa gli ho scritto su Messenger. Lui ha capito subito chi ero e, da ottobre a oggi ogni giorno messaggi, foto, video, amore, tesoro mio
Io già a gennaio ero persa, lui non lo so. Sta di fatto che ogni giorno io gli scrivevo e lui ogni giorno rispondeva. Sempre. Con termini pesanti, almeno per me: “amore mio..ti vorrei baciare..vieni qui
Non abbiamo avuto possibilità di vederci, avevamo organizzato per i primi di aprile, ma è dovuto ripartire per l’altra parte del mondo. Lui era triste ma mi ha detto che non poteva rifiutare. I messaggi quasi quotidiani non si sono interrotti in realtà fino a ieri: gli ho detto che lo aspetterò fino a settembre, ma non lo so.
Oramai è partito da due mesi e ultimamente sono solo io a scrivergli. Lui mi risponde sbrigativamente, pero’ di sua iniziativa non fa nulla. Vorrei mi dicesse “appena torno in Italia ci vediamo” ma non lo dice. E se io gli dico qualcosa di concreto, lui non risponde. Mi sembra d’impazzire.
Diotima Ledica, Gewurztraminer (BZ)

Cara Diotima,
anche a me è bastato uno sguardo alla tua lettera per capire tutto. Ma la mia serietà e professionalità mi impediscono di darti della mentecatta: quindi fallo tu allo specchio.

Non è che se cade il testimone gli sposi vengano squalificati

L’anno nuovo cambia tutto per non modificare niente.
In inverno continua a fare freddo, i poteri forti continuano a fortificarsi e l’olio di palma a mietere vittime.

Tra le cose che restano uguali, ci sono gli involontari (spero) doppi sensi che CR ogni tanto mi butta lí.

Premessa: sta preparando il matrimonio con il suo Giggino.
Nozze che dovevano essere sobrie e low cost da tenersi in una cantina agrituristica vicina a un lago in campagna.

I due hanno poi realizzato che tutti i parenti del Giggino nazionale non vogliono affatto perdersi un matrimonio in Ungheria e che quindi si presenteranno tutti insieme (trattasi di almeno 70 persone dalla sua parte) a Budapest e gli andrà pagato alloggio e trasferimenti tra hotel, chiesa e ristorante.

La cantina si è fatta stretta per 100 persone e più.
Ora è diventata una villa settecentesca.

Un altro nodo da sciogliere è quello del prete, perché è necessario che si dica messa in italiano. In realtà non sarebbe obbligatorio, ma pare che gli invitati vogliano capire cosa dica il prete. Al che la mia sorpresa: davvero c’è chi ascolta ciò che dice, oltre a “In piedi” e “Seduti”?

Hanno rintracciato un prete a Budapest che celebra in italiano e che dovrebbe quindi officiare nella chiesa della località di campagna. Sembra però che non si possa operare un simile trasferimento, seppur temporaneo. O non è permesso o, se ho capito bene, pare che il prete locale si opponga.

Ignoravo che sussistesse una giurisdizione per le messe o che i preti fossero così territoriali. Probabilmente c’è anche una lotta per il possesso delle chiese, un prete che esce dalla propria per un momento potrebbe ritrovarsi al ritorno la chiesa occupata da un altro prete che, come un Paguro Bernardo, gira in cerca di locali sacri da abitare.


Da qui l’espressione “scherzo da prete”, per indicare un atto sleale, disonesto e truffaldino.


Infine c’è il problema delle bomboniere.
Una delle cose più inutili partorite dal genere umano, a meno che non vogliamo constatarne l’utilità come reggipolvere.

Non mi si dica che “è un ricordo”, perché ho visto con le orecchie di questa faccia persone che, mentre le spolveravano, si chiedevano di chi diavolo fossero quegli orrori.

Mio cugino per il suo matrimonio diede come bomboniera una dama di ceramica dalle figure astratte alta una trentina di centimetri. Praticamente era un Oscar, solo che alla cerimonia di consegna nessuno sembrava contento di riceverla.

E che dire di mio zio, che, dopo essersi sposato in Romania, rientrò in Italia con un oggetto di puro artigianato locale: un orologio da tavolo – meccanismo di alta ingegneria cinese che due volte al giorno segna l’ora esatta – incastrato in un pezzo di corteccia?

Per la propria cerimonia, CR avrebbe desiderato anche lei della porcher…porcellana, soltanto che considerando il costo per 150 invitati (il numero cresce ogni volta che li contano) forse sarebbe più conveniente un viaggio su Marte.

Allora le ho buttato lì, tra il serio e il faceto, una idea un po’ freak che avevo sentito qualche tempo fa: regalare agli invitati dei vasetti decorati, con all’interno delle cialde con dei semi da piantare nei vasetti. Un’idea originale e senza olio di palma.

Le ho linkato anche un sito internet di esempio, il primo che mi è capitato davanti su Google, e poi sono tornato al lavoro perché mi stavo annoiando.

Passano dieci minuti:

– Mi piace il pisello odoroso!
– Eh?
– Sì, lo vorrei, devo dirlo a Giggino che lo voglio
– Eh dovrebbe pensarci lui…
– È pure indicato per delicati piaceri, il pisello odoroso!
– Immagino…

Sul sito che le avevo linkato c’era infatti l’elenco dei semi di piante e fiori disponibili per le bomboniere. Lei aveva adocchiato questo:

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Insomma, dopo aver desiderato il cannellone, dopo che il tarallo l’ha fatta godere, ora dice che ha bisogno di un pisello odoroso per delicati piaceri.

Non è che una frase umoristica nasca perdente perché è una battuta

Da Bruxelles, A. attendeva dei documenti.
Piccola premessa, ci scambiamo quotidianamente mail con documenti allegati e non esiste altro metodo per farlo, visto che ci troviamo a 1300 km di distanza.

Le scrivo oggi:

Cara A.,

ti aggiorno sulla situazione: 

  • ho richiesto le Dichiarazioni di disponibilità al BDSM, firmate
  • ho 2 figurine dei calciatori su 3 al momento
  • 2 bufale CONDIVIDI! su 3
  • ho invece già tutte e 3 le metodologie su come si cucina la braciola

Appena ho tutto ti faccio una spedizione cumulativa, così risparmiamo sul corriere Amazon!

😛

Ciao

La sua risposta:

Ciao! Grazie! Ma perché un corriere?

Riconosco di avere un umorismo che lascia a desiderare, infatti desidererei tanto migliorare, però quando non mi comprendono mi spengo.

Come quella volta che una tizia mi disse

– Ah, poi abbiamo un matrimonio il 24 dicembre…
– Ah, un giorno comodo!
– Ma no, è scomodo, perché è il 24 dicembre
– Ah, giusto…

Che poi avrei voluto conoscere che tipo di persona si sposa il 24 dicembre. Secondo me vuol proprio del male agli altri esseri umani.

No, questa non era una battuta, lo penso sul serio.

Non è che se lanciano un prodotto sul mercato tu debba scansarti

Sono stato al Nagycsarnok, il Grande Mercato Coperto di Budapest, per comprare della paccottiglia dei souvenir per il parentame. Tutta produzione cinese, com’è ovvio. Del resto il vero artigianato locale delle volte è confinato in botteghe che ospitano brutture inusitate e dai costi inauditi, come un po’ succede in tutto il mondo con tutti i vari esempi di artigianato locale, oggetti che poi vengono strappati dal luogo di origine per finire a svolgere la funzione di raccoglipolvere in case altrui.


Ricordo la bomboniera del matrimonio di mio zio, un orrendo orologio grossolanamente intagliato in una corteccia d’albero, direttamente dalla Romania, da dove era originaria la moglie.


Avevo il dilemma etico sul contribuire o meno al parassitario mercato della paccottiglia cinese con i miei acquisti. Ho poi pensato che, da qualche parte in uno scantinato, un caporeparto cinese stava battendo con un bastone di bambù le schiene degli operai in quanto avevano venduto meno prodotti in quest’annata. Non volendomi accollare tale rimorso, ho deciso di supportare l’economia cinese per il bene delle schiene dei suoi operai.


Avrò sempre modo di salvare l’Occidente per altre vie, magari con qualche barricata o una manifestazione anti gender o una campagna contro l’olio di palma, che oggi se non caghi il cazzo inutilmente non adotti una causa stai veramente sprecando la tua vita.


Ho chiesto al proprietario di uno dei chioschetti del mercato, mentre rigiravo tra le dita un oggettino, se accettasse carta di credito. Lui ha risposto:

– Eh ma costa 900 fiorini (circa 3 euro), non mi sembra il caso di usare la carta…
– No ma io ne volevo prendere 2 insieme a quell’altra cosa lì…
– Sì ma sai cos’è qui la connessione è lenta, aspetti 5 minuti per pagare 10 euro…

E poi si è fiondato addosso a due clienti cinesi lasciandomi lì.

Trovo anche io ridicoli quelli che vogliono pagare con la carta un pacchetto di gomme, ma la neghittosità e l’indolenza con cui il tale mi si è rivolto mi ha fatto passare la voglia di qualsiasi acquisto. Mi dispiace per le schiene dei cinesi, ma non per i profitti di costui.

A proposito di profitti, l’altro giorno si è svolta questa conversazione in ufficio:

– Gintokiiii…com’è che con sto progetto abbiamo un margine così basso?
– Eh, il consulente costava caro, d’altro canto è grazie a lui che siamo andati avanti nella selezione, quindi ho pensato che basso margine fosse meglio di zero margine…E poi, suvvia, è pur sempre per un progetto di cooperazione internazionale!
– Sì, va bene, ma noi non siamo un ente no profit
– È mia intenzione farvici diventare. Come diceva Gandhi? Sii il cambiamento che vuoi vedere nella tua azienda
– Bene. Allora potresti cominciare a lavorare gratis, che dici?
– E mica sono Gandhi, io?

Non è che il pazzo d’amore finisca per forza al matrimonio

Ce ne è un altro che si sposa.

In genere di figli e gravidanze di conoscenti o vecchie conoscenze se ne viene a conoscenza (perché il conoscente resti sempre conosciuto) soltanto a fatto compiuto.

Spesso capita che parlando con qualcuno questo poi ti dica
– Oh, sai chi si è sposato?

Che è quel che penso/spero sempre credendo che vogliano fare la battuta, ma non è mai così.

Nel caso recente, c’è la fidanzata di lui che posta ogni giorno un conto alla rovescia, quindi impossibile non fare a meno di saperlo.


La cosa la trovo un po’ inquietante.
Seriamente, per chi è coinvolto dev’essere bellissimo contare i giorni mancanti a un evento atteso. Un po’ come quando io aspettavo l’uscita di Star Wars ep. VII (prima di restarne deluso), che credo come sensazioni sia la stessa cosa, di sicuro è così. Però a guardare dall’esterno sembra il preannuncio dell’Apocalisse.


Tra l’altro lui faceva parte della compagnia o io ero parte della compagnia, insomma ci si faceva compagnia a vicenda. Però non ci si frequenta da tempo, non so quanto perché per me il tempo è immutabile e granitico. Poteva essere due anni fa che mangiavamo una pizza insieme. Magari era invece 20 anni fa e la pizza faceva pure pena.

Insomma, io e il Polacco – da me definito così per il suo aspetto anche se con la barba lunga sembra più un pastore protestante irlandese – quindi non siamo stati invitati. Il che per certi versi è un sollievo, dato che considerato l’ambiente (un classico matrimonio napoletano) saremmo fuori luogo come un tweet di Gasparri.

Il dato è un altro.
La gente si sposa. Fa figli.

Cosa succede a tutti? Non si parlava di calo dei matrimoni, crollo delle nascite? Chi le fa le rilevazioni, il Comandante Schettino? Vi passo la mia lista di amici di facebok per sovvertire le statistiche.

Non solo si sposano e figliano ma stanno lì a condividere la cosa col mondo.

Io lo so il motivo: si sentono migliori di te.
Secondo me la gente non si sposa per amore, ma per ostentazione.

Io non ho nulla contro i matrimoni eterosessuali, sia chiaro (anzi ho degli amici sposati).
È il perché gridarlo al mondo che non capisco. Vuoi sposarti, va bene. Fallo. Io non giudico le scelte private altrui anche se non le condivido.
Però fallo a casa tua. Non dirlo al mondo, non sposarti in luogo pubblico e non condividere ogni giorno questa cosa su facebook. Per caso io mi sveglio una mattina e scendo a gridare per strada “Gente! Non sono sposato! Dai fatemi i regali, celebriamo il mio non-matrimonio!”?


Il Cappellaio Matto festeggiava, giustamente direi, il non compleanno. Però il Cappellaio era Matto.


E non contenti, vogliamo pure far sposare gli omosessuali. Dai, aggiungiamo altre persone che tramano per far sentire inadeguati noi scapoli impenitenti. A noi chi ci tutela?


Anche se direi che tanto col nostro Parlamento siamo in una botte di ferro! Non avverrà mai.


Sto pensando di organizzare un NFD, un non-family day per dare voce a tutti noi messi a rischio dal matrimonio etero/omo che sia.

Quindi io non so se mai mi sposerò.

A parte che servirebbe prima qualcuna che acconsentisse.

E poi ci vuole una donna che mi smuova, mi dia una mossa.

Infatti, a quella giusta io chiederei: Vuoi spostarmi?.


Tutto il post è nato per giustificare questa pessima battuta.


Non è che ti basta ago e filo per attaccare bottone con una donna

Sottotitolo: I dolori del giovane W..

Mi capita spesso di intrattenermi a parlare col giovane W..
O meglio, non è che con W. ci si fermi: è lui che comincia a parlare appena entri nel suo raggio d’azione.

I suoi racconti partono spesso con “I met a girl”* e fin qui potrebbe sembrare normale.


* Pur parlando bene italiano preferisce chiacchierare in inglese che parla molto meglio, col suo accento di Brooklyn – pur essendo palestinese e non avendo mai visto l’America – e la gestualità tipica dei Soprano.


Tuttavia, dato che è molto religioso e considerato che l’Islam vieta qualsiasi tipo di contatto sessuale fuori dal matrimonio, le sue storie finiscono sempre in malo modo: le donne a un certo punto si stancano delle fase ‘bacini-bacetti’ e quando lui dice di non andare oltre è costretto a rompere la relazione.


A questo punto della storia alla maggioranza dei maschi che ascolta in genere partono improperi e bestemmie varie.


La domanda a questo punto sorge spontanea: se è ferrea la convinzione di seguire una via ascetica, perché continuare a fare conoscenze, scambiare messaggi, uscire con le donne?

La sua risposta è che avverte il bisogno del contatto (non sessuale) con una ragazza: parlare, abbracciarsi eccetera.


A questo punto della storia invece la maggioranza delle donne che la ascolta in genere esclama “Ooh che tenero”.


Una volta mi ha raccontato che una sera è andato in un disco-bar per trovare qualcuna con cui chiacchierare.

Non mi sembra proprio il luogo ideale, tant’è che aveva fermato una tizia che poi a un certo punto gli si è buttata addosso.

Ieri sera ho visto, passandoci davanti, il suddetto disco-bar: è praticamente un ritrovo di giovani turiste americane o inglesi e mi ha dato l’idea che in effetti il rimorchio lì sia molto facile e che uno sguardo non sia ricambiato con l’occhiata infastidita “Cazo guardi?” (Ibrahimovic dixit).


Mi capita spesso di ricevere un’occhiata simile, e nella maggior parte dei casi non per uno sguardo interessato: il fatto è che io mi incanto a guardare la gente. Osservo come si muovono, come parlano, cerco di capire cosa facciano nella vita e che persone siano. È uno dei modi per passare il tempo nelle sale d’attesa o sui mezzi pubblici.


Anche se i tacchi a squillo ingannano, l’età delle frequentatrici del posto credo possa renderle eleggibili come nipoti di Mubarak (ammesso che Mubarak abbia nipoti bionde e con la mascella ipertrofica).

W. comunque è un ragazzo sveglio e intelligente e, oggettivamente, anche ben piazzato fisicamente: 1.85, spalle ampie, tipico torso a triangolo rovesciato.


Anche io volevo essere un triangolo: purtroppo son venuto fuori scaleno e a volte un po’ ottuso.


Ma sono convinto che la facilità di approccio di W. sia connessa anche alla sua non-pericolosità. Come cantava il pittore Cimabue, Le donne lo sanno: percepiscono le intenzioni di qualcuno e il fatto che lui si avvicini con l’interesse soltanto di parlare ispira più fiducia e induce all’apertura.

La seconda domanda che sorge spontanea a questo punto è: possibile che non abbia mai vacillato? A tal proposito mi disse che una volta gli venne la tentazione, ma in quel momento qualcosa non ha funzionato. Lui l’ha interpretato come un segno che stesse facendo qualcosa di sbagliato.


C’è chi lo chiama Dio, chi lo chiama peperonata sullo stomaco, io la chiamo ansia da prestazione; insomma alla fine la natura è bastarda come ben sapeva Giacomo Leopardi.


Stavo comunque pensando che nella zona dove abito a Roma è pieno di suore, anche giovani: un giorno di questi lo porterò con me così potrà farsi tutte le chiacchierate femminili che vuole senza timore di dover cadere in tentazione.
Si spera.

Anche l’ovvio vuole la sua parte

Sono tornato a Roma mi-costi-un-Capitale e, per non perdere le mie vecchie abitudini, ho ovviamente dimenticato delle cose a casa.

In particolare, tra l’altro, due oggetti importanti: accappatoio e pettine. E dire che quest’ultimo neanche lo uso per i capelli, visto che quando sono corti stanno fermi da soli e quando cominciano a crescere basta infilarci la mano come a voler sistemare un ciuffo inesistente.

Io il pettine lo uso per la barba e i baffi.
La gente ride quando ascolta questa cosa, quella stessa gente che mi fa i complimenti per la barba curata: forse credono che una barba si curi da sola? Magari di notte mentre dormo se ne va a passeggio come le scope di Fantasia e va a darsi una sistemata davanti lo specchio?


Quanto è bella la sequenza della danza delle scope? E dire che da bambino un po’ mi terrorizzava, un po’ per le scope che si animavano con braccia e pseudo-gambe (ma senza occhi né bocca!) e un po’ per la musica che era un crescendo di inquietudine.


E dire che sino a questa mattina ho continuato a mettere in valigia sino all’ultimo momento cose che ricordavo di aver dimenticato. E mentre infilavo dentro anche il mio fido borsello mi sono ricordato troppo tardi che avevo dimenticato di togliere dall’interno i confetti che mi aveva dato M.. È stata a un matrimonio, i confetti non le piacciono e quindi quando ci siamo visti lunedì me li ha rifilati. Dato che non piacevano neanche a me, li ho dimenticati nel borsello. Non è stato bello quando nel prenderlo sono rotolati giù sul pavimento, col gatto che giocava a fare il calciatore e con la zampa a cucchiaio (al grido di “mo te faccio er cucchiaio”) li infilava sotto il letto.

Il mio ritorno è stato contrassegnato, nel regionale da Termini a Stazione-prossima-a-Casa-Romana, da uno spettacolo teatrale. Nel vagone precedente il mio quattro passeggeri (o persone che sembravano tali prima di rivelarsi attori – probabilmente squattrinati – che cercano di farsi conoscere), hanno cominciato a dar vita a una rappresentazione tra i sedili, sotto lo sguardo curioso, un po’ perplesso, a tratti distaccato e accompagnato da qualche ventata di alitosi, degli altri passeggeri.

Quando mi sono alzato per scendere ho assistito all’atto finale e mi ha colpito ciò che ha detto uno degli attori: “il viaggio è il viaggiatore”. Gli altri tre hanno iniziato a ripetere la stessa cosa come un mantra: “il viaggio è il viaggiatore”. Forse mettevano in scena Pessoa o forse l’hanno soltanto citato, non lo so.

Mi sono interrogato su cosa potesse significare e sono giunto alla conclusione che è una di quelle cose ovvie cui non pensi mai, ma che quando realizzi pensi “certo, è così!”. È un po’ come quando in un giallo avete avuto il colpevole sotto gli occhi sin dall’inizio ma non avete mai puntato il dito contro di lui: quando viene rivelato, voi esclamate: “Ma certo, era lui!”.

In fondo, il viaggio siamo noi stessi. Non è detto che due persone che si spostano da un punto A a un punto B vivano le stesse esperienze, provino le stesse sensazioni, ricevano allo stesso modo gli input dall’esterno. Da persone diverse, viaggi diversi.

Inebriato da questa mia scoperta e sentendomi ispirato, ho provato a ri-scoprire altre cose ovvie. Come ad esempio scoprire il detto mai fidarsi delle apparenze: entrato in casa e non vedendo in giro la coinquilina cinese, né notando nel frigo la sua solita provvista di bibite gassate di ogni sapore, colore, colorante ed emulsionante, ho sperato che avesse levato le tende.

Pia illusione: dormiva. Alle ore 13 si è alzata dal letto e ha iniziato a fare i suoi vocalizzi lirici.


Riassunto delle puntate precedenti per chi non c’era e se lo fosse perso e per chi c’era ma non gliene fregava niente e anche se lo riscrivo non so se gliene fregherà: a Casa Romana c’è una cinese, astro nascente della lirica, che è qui per specializzarsi come soprano.


Vorrei concludere questo post con una nota di colore. Ho appreso soltanto oggi che qualche giorno fa il Papa si fosse recato da un ottico per cambiare gli occhiali, destando curiosità e stupore nei cittadini.


Non capisco le reazioni: un Papa non usa occhiali? E se li usa, dovrebbe mica fabbricarseli da solo?!


Ho provato anche io grande curiosità e stupore nel rendermi conto che l’ottico era lo stesso cui mi ero recato io per far sistemare i miei occhiali, quello simpatico e sovrabbondante di lettere ‘a’.

Ora, non so se nel negozio Sua Santità abbia incontrato lo stesso tizio con cui ho avuto a che fare io, ma ho provato a immaginare la scena:

PF: Mi scusi fratelo…sono aquì porqué coi miei occiali non vedo bene…
O: ‘a Francé: ma chi t’aaaa dato ‘ste lenti? Pure ‘na talpa ce vede mejo, mò t’aaaa dò io ‘na lente seria.
PF: Grassie…

Sì, più o meno sarà andata così.


ERRATA CORRIGE
Purtroppo non è lo stesso. Il mio era all’inizio di via del Corso (partendo da Piazza del Popolo), il Papa è andato in quello nella parallela, a via del Babuino.

E so anche il motivo: PF deve aver letto il mio post e deciso che quello dove sono stato non gli piaceva.