Non è che sulla griglia il pilota si senta sui carboni ardenti

Devo parlare oggi di un fatto increscioso avvenuto qualche giorno addietro. Non ne ho fatto menzione prima per non generare il panico: si sa come vanno queste cose, la gente è influenzabile. Difatti oggi il lavoro più richiesto è l’influencer.

C’è stato un attacco di stupidera indiscriminato con episodi verificatisi nell’arco di poche ore, che ha visto coinvolti prima me da solo e poi dei miei amici. Vorrei capire se si è trattato di un fenomeno localizzato o se l’Italia intera è stata colpita da una qualche sindrome o peggio un attentato.

Episodio 1:
Protagonisti:
Io, l’autoradio, Jack
La radio in autostrada gratta e spernacchia.

– Mettiamo un po’ di musica dal telefono
– Io non ho dischi scaricati in memoria
– Metto io qualcosa da YouTube.

Attivo il denteblù sul telefono e guardo poi perplesso l’autoradio: dove si attiverà la connessione? Come si fa a sincronizzare col telefono? Non vedo alcuna funzione, sembra un modello obsoleto…

Forse si connette tramite USB? Ma non vedo l’ingresso.

La mia amica tira fuori un cavetto che si chiama Jack di nome e lo infila nell’ingresso dell’autoradio. Mi porge l’altro capo per inserirlo nella presa cuffie del telefono. Io guardo lei e poi guardo il cavo come se avessi visto l’uovo di Colombo.


Che poi questa cosa che al Tenente piacessero le uova non l’avevo mai saputa.


Episodio 2:
Protagonisti: Io, Amico1, una bella pompa

Scendo per far carburante al self service. Faccio il giro dell’auto, apro lo sportellino, svito il tappo e lo poggio sul tetto.

Arriva Amico1, inserisce la pompa nel serbatoio. Poi mette i soldi nella macchinetta. Inserisce 60 €. Peccato che il serbatoio ne contenga per 48: che genialata.

Termine il rifornimento, ripone la pompa, io rientro placido e tranquillo nell’auto, rientra anche lui, ripartiamo.

Il giorno dopo, la proprietaria dell’auto – perché in tutto questo la macchina non era nostra! – mi scrive per dirci che abbiamo perso il tappo del serbatoio.

Ah. Giusto. Era rimasto sul tetto e né io né l’altro tapino ci abbiam pensato.

Episodio 3:
Protagonisti: Io, Amico1, Conoscente1, Conoscente2, acciaio sovietico

Si inaugura la stagione del carbone e dell’acciaio con una bella grigliata. Conoscente1 ha personalmente saldato – probabilmente con dei rottami recuperati da una discarica – una potente macchina da brace.

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Conoscente1, nella foto sopra intento a purificare col fuoco, prima di andare alla stazione a prendere un’amica ha raccomandato a me, ad Amico1 e Conoscente2, di attizzare la brace con la bombola.

Noi, pensando di dover spruzzare del kerosene, del propano o chissà quale altro combustibile residuo di tempi andati conservato nella rimessa che si intravede nella foto, prendiamo la bombola rossa – sempre in foto – e cominciamo a spruzzare.

Cosa strana, la brace non sembra ravvivarsi. Allora insistiamo. Nulla. Dopo aver infradiciato tutta la carbonella desistiamo.

Torna Conoscente1:

– C1: Fatto?
– C2: Ma che caz ci sta nella bombola? Questa roba non serve a niente! Guarda qua, si è tutto spento!
– C1: Per forza: quello è l’antizanzare che spruzzo nel giardino!
– C2: Scusa, tu hai detto prendete la bombola, pensavamo ci fosse del combustibile
– C1: Sì, e io ora vi facevo versare il petrolio sulla carbonella: così saltavamo in aria! Io volevo che ravvivaste soltanto con un po’ di fuoco!
– C2: Ma tu tieni la bombola con l’antizanzare qua vicino…
– C1: E dove dovrei metterla, in casa per irrorarci il divano?

E poi va verso la rimessa e prende la bombola azzurra (sempre in foto) provvista di pratico lanciafiamme.

Da allora altri attacchi di stupidera non si sono verificati, quindi sembra essersi trattato di pochi casi isolati. Sono comunque preoccupato: e se fosse stato l’ISIS? Gli alieni? Luca Giurato?

Voi avete avuto notizia di casi simili?

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Non è che un elettricista possa risolvere problemi alla spina dorsale

A volte immagino la mia spina dorsale come un albero di Natale rinsecchito, cui sono appesi gli organi a mo’ di palle. Non riesco a visualizzare le viscere come un unico conglomerato di massa carnosa e sanguinolenta, ma soltanto come entità separate collegate da una qualche semplice autostrada neurale/circolatoria fra loro.

Da adolescente fui visitato da un internista per la mia colonna vertebrale. Considerando che era allegro come un becchino, forse era più probabile fosse un interista (si era nella seconda metà degli anni ’90…)*. Mi squadrò con la sufficienza di Joe Bastianich quando guarda il piatto di un concorrente di Masterchef.


* Per chi non segue il calcio: negli anni ’90 l’Inter era nota per essere una squadra sfigata.


Emotivamente parlando, forse non ce l’ho una spina dorsale. O quantomeno, sarà spezzata in vari punti. Qualche palla di Natale barra organo vitale sarà cascato. Il fegato l’ho perso da tempo o forse non l’ho mai avuto. Lo stomaco sarà ulceroso, a forza di digerire amaro.

Dovrei rimettermi in sesto e forse anche in settimo con qualche esercizio che operi su mente e corpo. Ad esempio lo yoga antigravità. Questa sera ho appreso da una conoscente – una classica trentenne faccio cose vedo gente come ormai ne siamo in tanti in giro solo che a sentir parlare loro sembra che stiano lavorando a una cura per il cancro – che intende specializzarsi in questa disciplina di cui ignoravo l’esistenza. Quando l’ho sentita, ho pensato che fosse una cosa spettacolare: immaginavo gente che cammina sui soffitti come Spiderman.

Poi me l’ha spiegato e non l’ho trovato più così figo perché non soddisfava molto le mie aspettative supereroistiche.

Perché nessuno apre una scuola per supereroi? Volete mettere l’effetto che fa dire “Io insegno in una scuola per supereroi?”. Altro che faccio cose vedo gente.

Non so che problema abbiano le donne di oggi, ma mi sembrano tutte delle esaurite. O forse sono io a vedere in giro solo donne esaurite.

Poi scopro che il coinquilino della mia amica – l’artista “espansivo”, quello a cui per diletto ho spostato gli oggetti in camera perché a uno che si autodefinisce artista espansivo viene spontaneo fare degli scherzi da college – ogni week end rimorchia qualcuna da portarsi a casa. Parliamo di uno che vive da solo ma non sa lavare i piatti e a cui la madre prepara il pranzo e lava la stanza.

Certo, potremmo dire che per rimorchiare una sera non sono qualità necessarie: mica bisogna sposarselo. In fondo, un tizio potrebbe anche essere quello che scoprirà la cura per il cancro ma poi rivelarsi nel privato un completo imbecille.

Ma io penso esistano delle competenze che influenzano anche altri ambiti della vita: uno che avrà imparato da poco a utilizzare la carta igienica da solo, che abilità seduttive può avere mai?

Sono sempre più basito.

La gigantesca scritta IKEA

Per andare dove devo andare, per dove devo andare?
Le strade sono due, o l’autostrada o la provinciale, dove, strano a dirsi, si risparmia tempo, oltre che il pedaggio.

Quando arrivo al bivio dove l’autostrada si biforca verso due direzioni diverse – nord/sud -, vedo svettare la gigantesca scritta IKEA. Di sera l’effetto è ancor più suggestivo, da lontano vedi approssimarsi questo bagliore giallo che ti indica la via: la cosa ha un che di mistico. Venite a me, venerate la divinità nordica. Organizzo le vostre vite, sono presente nella vostre case e di tanto in tanto vi faccio anche tirare qualche bestemmia per una vite fuori posto.

Ma sì, quasi quasi mi converto anche io e mi dedico a ristrutturare la mia anima, perché in fondo la casa è come un corpo e la mobilia che c’è dentro sono gli organi e, se qualcuno ci vive dentro, c’è un’anima.

E magari faccio spazio gettando ciò che non serve lungo la provinciale – quella che mi fa risparmiare il pedaggio – che passa poco lontano di lì.

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(notare la mia splendida camicia a quadretti)

Prima di postare le foto ho pensato: che immagine poi do ai lettori che abitano a Vergate sul Membro? Penseranno che qua viviamo nei rifiuti e siamo dei selvaggi incivili?
Poi ho pensato ancora: non so gli altri ma qua io vivo nella pulizia, il problema – caro lettore di Vergate – è che c’è anche chi vuole stare pulito sotto casa propria e preferisce allora nascondere lo sporco altrove, perché non è mica tutta colpa della camorra, io non credo infatti che sia sempre il Boss del Clan di Staminchia (Scissionista del Clan Stocazzo) a prendere il cesso – che non ho immortalato per buongusto – di casa propria e andarlo a gettare per strada. E il problema è che finché non ce l’hai sotto il naso va tutto bene, infatti nessuno si incula se questa strada è in queste condizioni, tanto non ci abita nessuno, ci son solo campi coltivati a tabacco e piante da frutta. Chissà dove andranno a finire mai questi prodotti, quindi perché preoccuparsi?!

Occhio non vede, cuore non duole.

È lo stesso ragionamento di chi vuol riaprire le case chiuse perché “almeno non si vedono certe cose per strada”. “Certe cose” (pensavo fossero esseri umani, non “cose”. Grullo io) io le vedo quando ritorno a casa la sera: un vialone dritto dove lateralmente scorrono via davanti ai miei occhi le operatrici del sesso. Vari clienti si fermano a chiedere il tariffario, scegliendo la donna che più incontra i loro gusti.

Per quanto mi riguarda io penso che del proprio corpo una persona possa fare quel che gli pare, purché gli sia data libertà di scelta e sia messo in condizioni di sicurezza, la propria e quella del prossimo. Vale in qualsiasi campo, dal sesso allo sport, dagli hobby al lavoro e così via.  Ma che devo sentir dire che bisogna togliere “certe cose” dalle strade solo perché così siamo tutti contenti che non le vediamo, mi fa girare la mobilia.

(le foto comunque non le ho prese per “bellezza” ma per girarle alla Polizia Locale. Come se non sapessero bene anche loro cosa accade)