Dalla politica cool alla politica del fun cool

A ogni giro di elezioni aumenta il numero di coloro che, per dirla con un’orribile locuzione giornalistica, sono membri del partito dell’astensionismo*.
Se si chiede il perché di un numero così elevato di persone che non si recano a votare, la risposta più comune è che è diventato molto difficile esercitare il diritto di voto e scegliere qualcuno che vada a proprio genio, perché ormai sono tutti quanti dei ladri che pensano soltanto i propri interessi.

Questa è la giustificazione diffusa e accettata dall’opinione pubblica.

Balle.

Credete che -enta o -anta anni fa i politici fossero più onesti?

Interrogato sull’argomento onestà della classe politica**, l’Uomo Della Strada risponderà che “Anche una volta rubavano, ma soltanto il necessario e poi ce ne era per tutti, ora invece quel poco che c’è vogliono prenderselo tutto”.***

Tralasciando cosa vorrebbe significare “il necessario” e quale sarebbe “la necessità” di un dirigente politico, l’enunciato lascia perplessi per la implicita giustificazione dell’arte dell’appropriazione indebita da Prima Repubblica. È come incontrare un rapinatore e dirgli “Senti, se vuoi svaligiare quella banca almeno non prendere tutto ma lascia cadere qualche banconota per gli altri”****.

A questo punto in colui che vi scrive dopo aver parlato con l’UDS sorge allora una domanda: i governati hanno forse i governanti che meritano?

Al di là di simili considerazioni, a mio avviso la crescita dell’astensionismo va ricercata in una diminuzione di personaggi cool: coloro che possono essere definiti tali, pur riuscendo a far del proprio meglio, non sono in grado di far breccia nell’intero elettorato.

Ad esempio, un personaggio con un armadio pieno di felpe che anche negli anni ’80 sarebbero state pulciose e che si fa fotografare nudo può apparir ridicolo, invece è cool.

In fondo basta sforzarsi di guardare le cose da un’altra prospettiva. Vivete in una zona che fino a qualche tempo fa poteva dirsi ricca ma che è stata investita dalla crisi, negozi che chiudono, imprese che falliscono. Pensate che la pressione fiscale sia troppo alta e il commercialista non è vostro buon amico. Tornate a casa e al telegiornale vi dicono che in una scuola di Vergate sul Membro non si farà il presepe per non offendere i bambini di altri credo religiosi. Voi in chiesa non ci andate dal giorno delle nozze, avete saltato anche il battesimo del primogenito perché c’era un derby in tv, però questa cosa vi rode e gettate un occhio dal balcone dove di fronte la vostra villetta ci sono un kebabbaro e un ristorante indiano e voi non sopportate più l’odore di curry e cipolle. Sempre il telegiornale vi riporta la notizia di una rapina in villa nelle vostre zone.
Se qualcuno vi parla di ruspe voi esclamerete, rivolto alla vostra compagna: “Ecco cosa ci vuole!”. Non avete voglia di ascoltare qualcuno che vi parli di Keynes o di Kelsen e di teorie sulla democrazia*****.

Può sembrare un discorso enfatizzato al massimo, ma ritengo che l’elettore non voglia paternalismi e sentirsi trattato con condiscendenza o anche ascoltare discorsi che non facciano altro che farlo sentire un idiota: preferisce qualcuno che gli parli come se gli stesse di fronte al tavolino del bar, che si rivolga a lui come se lo stesse considerando davvero una persona e che lo faccia sentire importante e possibile artefice di un cambiamento.

Nella città di chi vi scrive è stato riconfermato sindaco un signore over 70 che, per festeggiare la rielezione, ha pensato bene di far sfilare per strada una gigantografia con il fotomontaggio del suo volto sul corpo di Rocky Balboa. Ai comizi parla in dialetto alle persone delle zone più popolari e offre panem et circenses tutto l’anno. È un personaggio cool, e lo è ancor di più da quando qualche anno fa è stato assolto con formula piena da accuse di legami con la camorra, retaggi di storie di fine anni ’80 che andavano di moda. Fermo restando che un uomo assolto è innocente e onde evitare di cadere nel travaglismo, non racconterò di quando il noto capo del locale clan camorristico si aggirava per le sale del Municipio, sedendosi alla scrivania del Sindaco per colloqui privati. E non dirò che se è vero che avere un amico “difficile” non rende anche te un poco di buono, è anche vero che dovresti fare in modo di non riceverlo sul posto di lavoro. Perché questo non ti rende cool.

NOTA
Sull’astensionismo si sprecano le analisi politiche e di certo non si può esaurire il discorso in poche righe. Ciò che va valutato è che esiste in tutte le democrazie una quota di astensione fisiologica che aumenta all’invecchiare della popolazione; accanto a questo esiste un astensionismo dovuto alla crisi delle ideologie e dei partiti di massa, un fenomeno partito negli anni ’80 e che credo oggigiorno si sia ridimensionato e di molto. Esiste infine l’astensionismo di sfiducia verso i partiti e la politica ma non va sottovalutata anche l’astensione che definirei relativa: le persone non si recano a votare ma non vuol dire che si disinteressino di politica. Preferiscono invece altre forme di partecipazione che consentono (o lasciano credere di consentire) un legame più diretto coi processi decisionali. Da questo punto di vista, il voto diventa allora un momento irrilevante nella vita politica dell’individuo.

* A proposito di locuzioni giornalistiche, attendo con ansia il ritorno del “popolo dei vacanzieri”.
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 Il più delle volte non c’è bisogno di interrogarlo, perché l’UDS è propenso a condividere spontaneamente le proprie opinioni con il primo che passa.
*** Ne esistono differenti versioni di tale linea di pensiero, ma tutte convergono sul punto cardine: cioè che anche una volta si rubava ma si stava meglio. Chiunque, prima o poi, avrà sentito qualcun altro esprimersi in tal guisa.
**** Ho sempre avuto un debole per le similitudini estremizzate. In effetti forse sono un apostolo dello straw men argument.
***** Ammesso e non concesso che si trovi qualcuno che parli così.

La gigantesca scritta IKEA

Per andare dove devo andare, per dove devo andare?
Le strade sono due, o l’autostrada o la provinciale, dove, strano a dirsi, si risparmia tempo, oltre che il pedaggio.

Quando arrivo al bivio dove l’autostrada si biforca verso due direzioni diverse – nord/sud -, vedo svettare la gigantesca scritta IKEA. Di sera l’effetto è ancor più suggestivo, da lontano vedi approssimarsi questo bagliore giallo che ti indica la via: la cosa ha un che di mistico. Venite a me, venerate la divinità nordica. Organizzo le vostre vite, sono presente nella vostre case e di tanto in tanto vi faccio anche tirare qualche bestemmia per una vite fuori posto.

Ma sì, quasi quasi mi converto anche io e mi dedico a ristrutturare la mia anima, perché in fondo la casa è come un corpo e la mobilia che c’è dentro sono gli organi e, se qualcuno ci vive dentro, c’è un’anima.

E magari faccio spazio gettando ciò che non serve lungo la provinciale – quella che mi fa risparmiare il pedaggio – che passa poco lontano di lì.

2014-07-05 10.19.39
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(notare la mia splendida camicia a quadretti)

Prima di postare le foto ho pensato: che immagine poi do ai lettori che abitano a Vergate sul Membro? Penseranno che qua viviamo nei rifiuti e siamo dei selvaggi incivili?
Poi ho pensato ancora: non so gli altri ma qua io vivo nella pulizia, il problema – caro lettore di Vergate – è che c’è anche chi vuole stare pulito sotto casa propria e preferisce allora nascondere lo sporco altrove, perché non è mica tutta colpa della camorra, io non credo infatti che sia sempre il Boss del Clan di Staminchia (Scissionista del Clan Stocazzo) a prendere il cesso – che non ho immortalato per buongusto – di casa propria e andarlo a gettare per strada. E il problema è che finché non ce l’hai sotto il naso va tutto bene, infatti nessuno si incula se questa strada è in queste condizioni, tanto non ci abita nessuno, ci son solo campi coltivati a tabacco e piante da frutta. Chissà dove andranno a finire mai questi prodotti, quindi perché preoccuparsi?!

Occhio non vede, cuore non duole.

È lo stesso ragionamento di chi vuol riaprire le case chiuse perché “almeno non si vedono certe cose per strada”. “Certe cose” (pensavo fossero esseri umani, non “cose”. Grullo io) io le vedo quando ritorno a casa la sera: un vialone dritto dove lateralmente scorrono via davanti ai miei occhi le operatrici del sesso. Vari clienti si fermano a chiedere il tariffario, scegliendo la donna che più incontra i loro gusti.

Per quanto mi riguarda io penso che del proprio corpo una persona possa fare quel che gli pare, purché gli sia data libertà di scelta e sia messo in condizioni di sicurezza, la propria e quella del prossimo. Vale in qualsiasi campo, dal sesso allo sport, dagli hobby al lavoro e così via.  Ma che devo sentir dire che bisogna togliere “certe cose” dalle strade solo perché così siamo tutti contenti che non le vediamo, mi fa girare la mobilia.

(le foto comunque non le ho prese per “bellezza” ma per girarle alla Polizia Locale. Come se non sapessero bene anche loro cosa accade)