Non è che il giurista vada dal medico per esser certo di avere una sana Costituzione

Tempo addietro, a un imprenditore aeronautico locale furono assegnati i lavori di riqualificazione di una rotonda. In cambio ottenne la possibilità di piazzarvi in mezzo un modello di cacciabombardiere storico uscito dalle sue fabbriche, come elemento pubblicitario.

Un gruppo di cittadini protestò, in quanto la nostra città ripudia la guerra. Anche se metà della popolazione credo ignori il termine “ripudiare” e l’altra metà è sempre in guerra con qualcuno.

Le rimostranze non sortirono effetti perché a nessuno gliene cale né tanto né poco.

Una protesta più mirata a mio avviso sarebbe stata quella di puntare il dito contro la bruttezza dell’aereo. Perché brutto è, ma proprio tanto.

Io inserirei nella Costituzione italiana un emendamento contro la bruttezza:

L’Italia ripudia la bruttezza come mezzo di espressione delle proprie attività manifatturiere ed edili.

Ai creativi che vogliano proporre ardite soluzioni architettoniche dalla dubbia valenza estetica si potrà rinfacciarne la bruttezza agitando un saldo principio costituzionale:

– Lei non capisce, questo è design
– No, questa è merda. Si levi dai coglioni, la Costituzione lo impone!

“Il sonno della ragione genera gli ecomostri” (M2 Building – Tokyo)

Nello stesso periodo della caccia al caccia, un altro collettivo cittadino si presentò al Palazzo della Regione per delle rimostranze di matrice sociale.

Il loro intento era presentare delle firme per chiedere non ricordo cosa. Forse il ritorno del gelato gusto Puffo o l’obbligo di salviettine umidificate nei bagni dei locali per esigenze onanistiche.


Prima di ridere per quest’ultima proposta vorrei raccontare il caso di un conoscente cui, per un ecodoppler penieno, fu iniettato un vasodilatatore in sede locale.

Terminata la visita, il membro non smaltì per qualche ora successiva gli effetti del farmaco e così il conoscente, come tentativo di cura al suo priapismo, pensò di risolvere la cosa in maniera autonoma nei bagni di un pub. Quale fu la sua sorpresa nel constatare poi l’assenza di materiale per nettarsi nei suddetti bagni. E quale fu ancora la sua sorpresa nel constatare che l’atto manuale non aveva sortito effetti conservando il membro una certa tumescenza! Ma questa è un’altra storia.


Ebbi l’ardire di chieder lumi a uno degli appassionati esponenti di tale richiesta. Mi sentii dire:

– Sappiamo che non è ammissibile e la rifiuteranno, ma noi lo facciamo per far vedere.
– Ah.

È un po’ come se tu chiedessi di uscire a una ragazza che sai non uscirebbe con te neanche fossi l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Le amiche ti hanno detto che quella ti vede come il fumo negli occhi. Anzi, quando ti vede vorrebbe buttarsi del fumo negli occhi per accecarsi. E pur ammettendo che le amiche siano soltanto maligne e false, ricorda che una volta la stavi incrociando per strada e lei si è buttata in un cassonetto dell’umido per non salutarti e questo vorrà dir qualcosa. Ma tu ti presenti lo stesso a chiederle di uscire. Per far vedere.

Io comunque senza nulla toglier all’appassionato esponente non vidi nulla ma sono miope quindi sono giustificato.

In ogni caso proporrei un secondo sub-emendamento alla Costituzione, quello contro le azioni inutili:

L’Italia ripudia l’inutilità come mezzo di spreco delle energie pubbliche.

Il problema è che coordinato all’altro emendamento, quello contro la bruttezza, rimarrebbe forse ben poco di non ripudiabile.

E allora forse dovrei emendarmi io.

Non è che il motto dell’autista sia “Che Dio tassista”

Leggendo il bel post di Zeus in cui racconta della sua trasferta in terra siciliana, mi è rimasto impresso quanto lui sia rimasto colpito dall’uso non convenzionale del clacson che si fa al Sud.

In effetti mi stupisco io di quanto gli altri si stupiscano. Poi realizzo che, in effetti, dal Centro in su fino al Circolo Polare Artico, non sanno.

Il clacson, nel Meridione, non è un semplice segnalatore acustico. È uno strumento polifunzionale. Non so se siamo stati noi a introdurre questa feature nelle nostre automobili o sono state le case automobilistiche a pensare a questa innovazione solo per noi, magari come test prima di estenderla a tutti.

1) È un mezzo di comunicazione.
Con il clacson si può salutare un conoscente, un amico in strada.

Si può anche comunicare con un altro automobilista:

– Bee beep!
– Beep bee!
– Blet-blet (un terzo che si intromette)

Attenzione, non mi riferisco alla clacsonata rabbiosa in risposta a una manovra scorretta: quello che ho citato è un vero e proprio scambio di battute amichevole. Ho visto fare lunghe conversazioni a colpi di linguaggio morse-clacsonico.

2) Serve a mettere in moto i veicoli
Fermi al semaforo, un colpo di clacson prima che scatti il verde farà avviare il veicolo che vi precede. Il clacson infatti, tramite un sistema “remote control” – che non è né infrarossi né bluetooth ma una tecnologia segreta – che si attiva solo ai semafori con le auto ferme, è in grado di collegarsi al motore dell’auto davanti e stimolarne la ripartenza.

3) Permette di superare gli incroci in sicurezza
Al Sud non è necessario rallentare agli incroci. Questo permette di tagliare i tempi morti delle frenate.
Avvicinandosi a un incrocio, l’automobilista potrà superarlo mantenendo la propria velocità semplicemente dando due colpi di clacson.

4) Funge da campanello
Un colpo di clacson sotto casa della persona con la quale si ha appuntamento la farà accorrere al balcone o alla finestra, evitando di scendere dall’auto. Molto pratico quando non si trova parcheggio e/o quando il citofono non funziona.

5) Strumento di corteggiamento
Il giuovine gaudente motorizzato, tramite segnalazione acustica può richiamare l’attenzione di una fanciulla per la quale prova interesse e farle pervenire, in codice sonoro – i dolci e romantici versi di poesia che ella gli ispira.
Questa funzionalità è purtroppo utilizzata a sproposito e in malo modo, rovinandone il romanticismo.

Dopo aver illustrato le funzionalità del clacson del Meridione, debbo però fare una doverosa precisazione: fino a che tale innovazione non verrà estesa a tutte le automobili in circolazione, non è prudente tentare di utilizzarla al di fuori del Sud Italia. 

Blet-blet.

Non è che tu possa giudicare un catalogo di lenzuola dalla copertina

I libri di Coelho sono citazionistici: se ne può espungere un pezzo a caso e si otterrà sempre un aforisma valido per ogni occasione. Del resto la tematica è più o meno sempre la stessa: l’impossibile è solo possibile con un altro nome, quando si chiude una porta si apre un portone, l’infelice è solo un felice che non sa come essere felice e via dicendo.

Un libro del summenzionato, dato in pasto a generazioni di giovani donne che vivono con un romanzo a lustro e che lo eleggono a Bibbia personale, è causa di tedio e ambascia per l’umanità un po’ come le citazioni a cazzo di Alda Merini.

Ma tutto ciò io un tempo lo ignoravo. Era molti anni fa, il poo popopo po poo era solo una canzone appena uscita dei White Stripes.

Conobbi una ragazza che mi intrigò. Saranno stati i suoi magnifici occhi marroni pensosi. O forse la sua terza piena. Di silicone.


Non è una illazione. A 18 anni le fu regalato un impianto mammellare nuovo.


Le piaceva Coelho. Io me ne interessai, perché mi piace sempre allargare i miei orizzonti prendendo in considerazione cose che non avevo considerato sino a quel momento.


Dimenticando che se non le considero di proposito forse è perché ce ne sarà un motivo.


E anche per avere un argomento di conversazione.
Le altre opzioni tra i suoi interessi erano la religione wicca e i videogiochi di ruolo online.

Ho sempre avuto un rapporto molto pragmatico con qualsiasi religione, insomma, ognuno crede di essere il migliore, ma cosa fate per essere i migliori?-mi domando. Almeno offritemi qualcosa per convincermi, se mi volete come cliente. Quindi evito sempre l’argomento.

Dei giochi di ruolo online invece mi annoia eliminare 100 volte lo stesso mostro imbecille che si fa uccidere 100 volte senza imparare, per aumentare di livello e…ottenere una beneamata ceppa.

Così mi buttai su Coelho. Una lettura prima di andare a letto bastò per un ebook de L’Alchimista e la sua scrittura elementare (di quinta, direi) era molto scorrevole.

Sfortunatamente, la ragazza non la rividi più.
Il Coelho poi mi fu però utile con un’altra ragazza che conobbi dopo, stesso genere maestri di vitacitazioni a cazzo.

Promisi comunque a me stesso che non mi sarei più interessato a letture che non mi interessavano.

Sfortunatamente (ancora), ci ricascai.
Questa volta toccò a un altro scrittore che o si ama o si odia. Che sa tanto di frase fatta, in realtà ci sono anche scrittori che tu li vedi e sei un po’ così così però alla fine va bene, come quando non c’è nulla di pronto e potendo scegliere tu ordineresti una pizza, ma ti fai andare bene le melenzane grigliate trovate in frigo.

Baricco io invece non riesco a sopportarlo. Non so se è perché trovo il suo modo di scrivere onanistico o perché in realtà non odio lui ma il suo pubblico, fatto dei programmi di Fabio Fazio, dei film di Sorrentino, magari anche un Ligabue e anzi alle volte sono comunista ma non mi sono sempre interessato (cit.).

In ogni caso lo lessi perché piaceva a una mia ex. E avrei dovuto capire che quella era la punta dell’iceberg, fatta di tutte le cose che ho testé citato.

Un paio di anni fa, invece, avvenne un episodio divertente.

Era il 24 dicembre e mi fiondai in libreria per un regalo last minute. Tra libri, dvd, cd, matite colorate di legno, legnetti colorati di matita e colori matitati legnosi, insomma tutte quelle cazzate rubasoldi che vendono nelle librerie, scelsi un libro di Baricco per andare sul sicuro (il solito discorso Leggo un libro all’anno e solo Baricco).

Incrociai un conoscente, trafelato, nervoso e bestemmiante perché stava mettendo insieme anche lui dei regali last minute.

– Regali, eh?
Dissi, sfoderando il mio Capitan Ovvio d’occasione.

Il conoscente rispose scuotendo la testa in segno di sconforto. E con una bestemmia.

– Io ho dovuto comprare un libro di Baricco.
Aggiunsi.

Lui allora mi fissò negli occhi, mi mise una mano sulla spalla e disse:
– Hai avuto un Natale peggiore del mio.

Non è che il pittore sia scarso a poker perché ha sempre e solo quadri

Ieri una persona che è presente tra i miei contatti Facebook ha scritto:
Tizia sta guardando dei quadri al Noto museo d’arte di Nota città dove girano serie tv e catastrofi varie.

“Guardando dei quadri”.

Ho continuato a tornarci sopra col pensiero di tanto in tanto, chiedendomi cosa ci fosse che per me non andasse in quell’enunciato.

Da un punto di vista logico è ineccepibile: in un museo d’arte cosa si fa, se non guardare dei quadri?


Io ci vado anche perché sono silenziosi. Quando non ci sono visite guidate.


Perché infatti non si potrebbe dire che in un museo guardi dei quadri? Chi non è presente non lo sa che tu guardi i quadri. Eppure una persona non esclama mai “Oh figa, andiamo a guardare dei quadri in un museo”, allo stesso modo in cui dice “Andiamo a mangiare una pizza”.

Non sto paragonando i quadri a una pizza, per quanto qualche opera mi annoi e io la ritenga una pizza, ma non lo dico perché non ne capisco di arte.


L’arte per me si suddivide infatti in “bella arte” e “arte che per mie limitate conoscenze non comprendo”, in questo modo non urto la sensibilità di nessuno se dico che qualcosa non suscita il mio entusiasmo.


Quindi l’enunciato della mia conoscente è corretto, seppur poco utilizzato dalla gente comune.

È come dire: guardo dei libri in una biblioteca. Guardo delle case diroccate a Pompei. Guardo una torre di ferro a Parigi. Guardo una enorme basilica a Roma. E potrei andare avanti per ore ma stasera ho da fare delle cose.

Allora in un mondo che si rinchiude sempre più nel particolarismo e alza barriere ed esce dall’Europa  e sbaglia i calci di rigore in maniera originale, io dico ben venga un barlume di generalismo a riportarci in una dimensione più distaccata.

Guardate dei quadri, gente! Guardate dei quadri dipinti, dei quadri elettrici, dei quadri svedesi. E delle camicie a quadri, ovviamente.

Della gente che guarda dei quadri. E a me piace guardare della gente che guarda dei quadri.

Non è che il monarca criticone dia opinioni perché è un re-censore

Un’amica mi ha chiesto il favore di lasciarle una recensione su Tripadvisor per il B&B che gestisce per conto di un amico.

Non essendoci mai stato nella suddetta struttura, se non per cordiali  e conviviali visite di cortesia, mi era quindi richiesto di inventare.

Dopo aver lottato con la mia morale sulla circostanza di contribuire ad alimentare il mercato di false recensioni online e aver convenuto che in fondo è una cosa che fanno anche gli altri quindi tanto vale farlo per chi conosci e sai che fa le cose per bene, classica giustificazione sempre in voga – tutti colpevoli, nessun colpevole -, ho messo a punto una bozza di recensione che vorrei sottoporre alla vostra attenzione.

Ho soggiornato per caso in questa struttura e ne sono rimasto piacevolmente colpito.

Alla reception sono gentili e disponibili: anche se non sono ammessi animali, al mio arrivo mi hanno consentito di tenere in camera il mio gatto a nove code.

Avrei preferito una stanza col bagno in camera, ma non era disponibile, così ho avuto la stanza col bagno in Comune. Ma ho trovato un po’ scomodo andare ogni volta al Municipio per le mie necessità.

Il lavandino perdeva. Poi ho fatto il tifo per lui e si è ripreso.

L’aria non è condizionata da nessuno.

Il wifi è libero e abbastanza veloce per vedere i film porno. Peccato durante il soggiorno io abbia trovato soltanto film dove i registi avevano inserito delle discutibili scene di “buffering” nel video.

Il letto è abbastanza comodo, anche se quando mi ci son sdraiato ha perso una vite. Non sapevo come rimetterla a posto e così ho passato la notte sveglio a interrogarmi sul senso della vite.

Per la colazione non ho assaggiato la cucina: mi sembrava un po’ dura da sgranocchiare.

Il parcheggio non è custodito, cosa che mi son trovato a constatare quando ho preso l’auto per andarmene.
Fortuna che ero arrivato a piedi.

Non è che un elettricista possa risolvere problemi alla spina dorsale

A volte immagino la mia spina dorsale come un albero di Natale rinsecchito, cui sono appesi gli organi a mo’ di palle. Non riesco a visualizzare le viscere come un unico conglomerato di massa carnosa e sanguinolenta, ma soltanto come entità separate collegate da una qualche semplice autostrada neurale/circolatoria fra loro.

Da adolescente fui visitato da un internista per la mia colonna vertebrale. Considerando che era allegro come un becchino, forse era più probabile fosse un interista (si era nella seconda metà degli anni ’90…)*. Mi squadrò con la sufficienza di Joe Bastianich quando guarda il piatto di un concorrente di Masterchef.


* Per chi non segue il calcio: negli anni ’90 l’Inter era nota per essere una squadra sfigata.


Emotivamente parlando, forse non ce l’ho una spina dorsale. O quantomeno, sarà spezzata in vari punti. Qualche palla di Natale barra organo vitale sarà cascato. Il fegato l’ho perso da tempo o forse non l’ho mai avuto. Lo stomaco sarà ulceroso, a forza di digerire amaro.

Dovrei rimettermi in sesto e forse anche in settimo con qualche esercizio che operi su mente e corpo. Ad esempio lo yoga antigravità. Questa sera ho appreso da una conoscente – una classica trentenne faccio cose vedo gente come ormai ne siamo in tanti in giro solo che a sentir parlare loro sembra che stiano lavorando a una cura per il cancro – che intende specializzarsi in questa disciplina di cui ignoravo l’esistenza. Quando l’ho sentita, ho pensato che fosse una cosa spettacolare: immaginavo gente che cammina sui soffitti come Spiderman.

Poi me l’ha spiegato e non l’ho trovato più così figo perché non soddisfava molto le mie aspettative supereroistiche.

Perché nessuno apre una scuola per supereroi? Volete mettere l’effetto che fa dire “Io insegno in una scuola per supereroi?”. Altro che faccio cose vedo gente.

Non so che problema abbiano le donne di oggi, ma mi sembrano tutte delle esaurite. O forse sono io a vedere in giro solo donne esaurite.

Poi scopro che il coinquilino della mia amica – l’artista “espansivo”, quello a cui per diletto ho spostato gli oggetti in camera perché a uno che si autodefinisce artista espansivo viene spontaneo fare degli scherzi da college – ogni week end rimorchia qualcuna da portarsi a casa. Parliamo di uno che vive da solo ma non sa lavare i piatti e a cui la madre prepara il pranzo e lava la stanza.

Certo, potremmo dire che per rimorchiare una sera non sono qualità necessarie: mica bisogna sposarselo. In fondo, un tizio potrebbe anche essere quello che scoprirà la cura per il cancro ma poi rivelarsi nel privato un completo imbecille.

Ma io penso esistano delle competenze che influenzano anche altri ambiti della vita: uno che avrà imparato da poco a utilizzare la carta igienica da solo, che abilità seduttive può avere mai?

Sono sempre più basito.

Certi atteggiamenti non sono proprio canini

Una storia di ordinaria follia.

Un conoscente (che definiremo Conoscente), l’altro giorno recandosi al lavoro in una ridente città – che chiameremo Ridente Città – ha trovato un barboncino che vagava in strada. Senza segni evidenti di malesseri o maltrattamenti e con il collare al collo (in fondo un collare in che altro posto dovrebbe stare?), ma senza medaglietta.

Di sera, uscito dall’ufficio, ha saputo che il cane era stato preso in custodia da un anziano signore, che aveva anche provato a chiedere in giro se fosse di qualcuno senza ricevere alcun riscontro positivo.

Conoscente, una volta parlato con Anziano Signore, decide di portare il cagnolino a casa. Lo fa controllare dal veterinario che gli pratica anche un’iniezione preventiva non so per quale infezione.

Il giorno dopo Conoscente si reca all’Asl per identificare il microchip e tramite esso risalire al/la proprietario/a. Rintracciato il numero di telefono, chiama e risponde una donna che conferma di essere la proprietaria del cane e che sostiene che l’animale fosse scappato. Piccolo particolare: la non tanto ridente città – che chiameremo NTR Città – dove abita la donna è a 28 km da dove il cane è stato ritrovato.


Un cane di nome Forrest Gump, non c’è che dire.


La donna poi aggiunge: “Sai che ti dico, a me mi ha scocciato ‘sto cane, tienitelo”. <Clic>.

Conoscente prova a richiamarla ma lei si inalbera e riattacca.

Conoscente, ormai avendo preso a cuore e anche un po’ nel pancreas la questione barboncino, da buon cittadino si dirige dai Carabinieri, cui spiega la situazione. I CC chiedono a Conoscente di  chiamare nuovamente la donna, col telefono in viva voce. La signora conferma di non volere più il cane e inizia a urlare improperi. Al che interviene il carabiniere che spiega alla signora che rischia grossi guai per abbandono dell’animale. La donna riattacca e spegne il telefono.
Il carabiniere consiglia a Conoscente di rivolgersi ai Vigili per la denuncia di ritrovamento (non è mi è chiaro il perché questo passaggio di consegne).

Il giorno dopo, i Vigili fanno un tentativo telefonando alla signora e spiegando che in quel preciso istante stavano per procedere a un verbale da 10mila euro. La signora allora si scusa per lo spiacevole malinteso, affermando che quella che aveva risposto al telefono sino a quel momento fosse sua figlia, nota in famiglia per avere un carattere fumantino e un po’ borderline.


Piccola pausa lettura per esclamare Ahhh, certo.
Fatto? Andiamo avanti
.


Dice che è sua intenzione risolvere al più presto la cosa e farà avere sue notizie per concordare il recupero del cane.

Trascorrono due giorni, nei quali il barboncino – diventato tra l’altro un po’ aggressivo – resta a casa di Conoscente. Poi i Vigili ricevono una telefonata dalla signora per l’appuntamento per il ritiro. I Vigili avvisano Conoscente, che carica il cane in auto e si reca al comando.

A prendere il barboncino si sono presentati 3 gentiluomini (poi qualificatisi come il padre e due fratelli della proprietaria del cane) che dall’aspetto e dal modo di parlare si capiva che dovevano essere iscritti a qualche club letterario ospitato nella Curva A dello Stadio San Paolo, praticanti di sport come lo sputo del nocciolo di oliva e il lancio del mozzicone di sigaretta. Insomma, persone che hanno le qualità intellettuali per confutare la Critica della ragion pura di Kant, perché tanto la ragione se la prendono sempre loro e se è pura sanno come tagliarla e smerciarla.

I tre letterati prendono in consegna il cane – non senza difficoltà perché l’animale alla loro vista diventa feroce come un Vittorio Sgarbi che ha visto una capra – rassicurando che da loro starebbe stato bene, perché “hanno un intero campo dove ci sono altri cani”.


Un camposanto?


E con questo termina la storia.
Conoscente avrebbe volentieri tenuto il cane ma non poteva certo farlo.