La gigantesca scritta IKEA

Per andare dove devo andare, per dove devo andare?
Le strade sono due, o l’autostrada o la provinciale, dove, strano a dirsi, si risparmia tempo, oltre che il pedaggio.

Quando arrivo al bivio dove l’autostrada si biforca verso due direzioni diverse – nord/sud -, vedo svettare la gigantesca scritta IKEA. Di sera l’effetto è ancor più suggestivo, da lontano vedi approssimarsi questo bagliore giallo che ti indica la via: la cosa ha un che di mistico. Venite a me, venerate la divinità nordica. Organizzo le vostre vite, sono presente nella vostre case e di tanto in tanto vi faccio anche tirare qualche bestemmia per una vite fuori posto.

Ma sì, quasi quasi mi converto anche io e mi dedico a ristrutturare la mia anima, perché in fondo la casa è come un corpo e la mobilia che c’è dentro sono gli organi e, se qualcuno ci vive dentro, c’è un’anima.

E magari faccio spazio gettando ciò che non serve lungo la provinciale – quella che mi fa risparmiare il pedaggio – che passa poco lontano di lì.

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(notare la mia splendida camicia a quadretti)

Prima di postare le foto ho pensato: che immagine poi do ai lettori che abitano a Vergate sul Membro? Penseranno che qua viviamo nei rifiuti e siamo dei selvaggi incivili?
Poi ho pensato ancora: non so gli altri ma qua io vivo nella pulizia, il problema – caro lettore di Vergate – è che c’è anche chi vuole stare pulito sotto casa propria e preferisce allora nascondere lo sporco altrove, perché non è mica tutta colpa della camorra, io non credo infatti che sia sempre il Boss del Clan di Staminchia (Scissionista del Clan Stocazzo) a prendere il cesso – che non ho immortalato per buongusto – di casa propria e andarlo a gettare per strada. E il problema è che finché non ce l’hai sotto il naso va tutto bene, infatti nessuno si incula se questa strada è in queste condizioni, tanto non ci abita nessuno, ci son solo campi coltivati a tabacco e piante da frutta. Chissà dove andranno a finire mai questi prodotti, quindi perché preoccuparsi?!

Occhio non vede, cuore non duole.

È lo stesso ragionamento di chi vuol riaprire le case chiuse perché “almeno non si vedono certe cose per strada”. “Certe cose” (pensavo fossero esseri umani, non “cose”. Grullo io) io le vedo quando ritorno a casa la sera: un vialone dritto dove lateralmente scorrono via davanti ai miei occhi le operatrici del sesso. Vari clienti si fermano a chiedere il tariffario, scegliendo la donna che più incontra i loro gusti.

Per quanto mi riguarda io penso che del proprio corpo una persona possa fare quel che gli pare, purché gli sia data libertà di scelta e sia messo in condizioni di sicurezza, la propria e quella del prossimo. Vale in qualsiasi campo, dal sesso allo sport, dagli hobby al lavoro e così via.  Ma che devo sentir dire che bisogna togliere “certe cose” dalle strade solo perché così siamo tutti contenti che non le vediamo, mi fa girare la mobilia.

(le foto comunque non le ho prese per “bellezza” ma per girarle alla Polizia Locale. Come se non sapessero bene anche loro cosa accade)

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26 Pensieri su &Idquo;La gigantesca scritta IKEA

  1. Vorrei postarti la cacca di cane che viene piantata lungo i marciapiedi sotto casa mia. Per la questione prostitute spero che riparano le case per far pagare le tasse anche alle donne che VOGLIONO vendere il proprio corpo, a differenza delle donne sfruttate che andrebbero tutelate adeguatamente.

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    • Sì, siam d’accordo su questo. Io sono contrario all’idea che le case debbano servire semplicemente per “nascondere” e poi che importa cosa avvenga e come venga gestita, appunto per la serie “certe cose” non bisogna vederle per strada

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  2. Certe cose vanno tolte davvero. L’immondizia. Le prostitute sono altra cosa: persone appunto. Che poi quelle che le vogliono “togliere” si sono mai chieste perché stanno lì? Evidentemente rispondono al mercato della richiesta. E se togliessimo i clienti che non si chiedono se la loro “merce” è libera o schiava?

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    • La clientela potresti eliminarla solo con una legge ad hov. Che io sappia, è reato l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione. Andare con una prostituta non rientra in questa fattispecie, quantunque sia una schiava. È il solito sistema che vive di ipocrisie o di zone grigie

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  3. ammiro la tua indignazione, Gin.
    vorrei credere in un cambiamento radicale ma so che poi mi farei male.
    io penso che Napoli negli ultimi tempi sia solo diventato il capro espiatorio: in realtà è così ovunque.

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  4. “Pronto, vigili. Sì, abbiamo ricevuto le vostre cartoline, ma le abbiamo considerate piuttosto bruttine. Non potreste scegliere altri paesaggi la prossima volta, tipo un mare, un fiume o una donnina nuda, piuttosto che una montagna…di rifiuti?
    Come dite? Non sono cartoline?
    Ah, sono foto identificative che mostrano l’inciviltà e servono a segnalare soprusi ambientali? Ok, non si preoccupi, manderemo subito una volante.
    Grazie a lei, arrivederci.”
    (Altro collega) “Ma chi era?”
    “Mah, che ne so. Diceva cose poco chiare. Ora però tocca a me a giocare. Dunque, tu sei uscito di settebello…”

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    • Sì sì, l’idea mi è venuta da lì…sia per l’immagine della gigantesca scritta (che non ho immortalato perché in autostrada è un po’ complicato e poco sicuro esibirsi in scatti fotografici :D) che per lo scenario decadente

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  5. Non credere che altrove, per esempio in provincia di Milano, la spazzatura sia solo nei cassonetti…le ciclabili lungo i Navigli fanno schifo, e ho colleghi che danno la colpa a meridionali e stranieri, ma ricordo i milanesi doc che venivano in montagna, quando ero bambina, e lasciavano un immondezzaio…
    Quanto alle prostitute, ce n’è una che lavora appena fuori dall’azienda dove lavoro, e molte altre nei dintorni. Un chiosco di panini, di quelli allestiti coi furgoni, si è specializzato nel servire i loro clienti; un mio collega te le sa dire tutte; molti Passando ne commentano l’aspetto…e nessuno si interessa d’altro.

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Si accettano miagolii

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