Non è che il barista che si arrangia sia uno che tira a Campari

Uno dei motivi per me di rammarico per il fatto di non comprendere l’ungherese è il perdermi tutto il florilegio di particolarità ed eccentricità che sicuramente la capitale magiara offre.

È per questo che ogni volta che torno in Terra Natìa (o Terra Stantìa) per me arriva una ventata di aria fresca, potendo godere di un vasto campionario di astrusità.

La giornata di venerdì è iniziata dal barbiere, dove un simpatico cliente appena entrato, nel vedermi, mi ha additato come “Signore dell’ISIS”, alludendo al mio aspetto barbuto. Di tutt’altro avviso è stato il mio vicino di casa, uno che se ti vede si volta dall’altro lato ma che quando ti incontra dal barbiere saluta e scambia con te formali chiacchiere di circostanza. Il vicino mi ha elogiato per la “Bella barba da monaco”. Non so se fosse un complimento o meno e non ho voluto approfondire.

Più tardi, mentre attendevo la metropolitana, tra la gente si è presentato un venditore di calzini.
A Napoli esiste un mercato di vendita per strada di indumenti per piedi, i cui venditori sono quasi tutti ex frequentatori di patrie galere o tossicodipendenti.


Mi sono sempre chiesto per qual motivo proporre proprio calzini e perché mai tutti costoro si siano specializzati in tale indumento.


Uno di questi una volta mi fermò e io non capii se fosse per chiedere soldi o intervistarmi. Esordì infatti dicendo

– Ciao, io sono di Scampia. Che cosa ne pensi di noi ragazzi

E sul “ragazzi” io inarcai un sopracciglio,


Quello sinistro, perché purtroppo non riesco a inarcare quello destro, se non contemporaneamente al sinistro. Credo sia una predisposizione genetica, come saper arrotolare la lingua¹.


¹ Cosa che invece so fare.


perché il “ragazzo” aveva minimo 40 anni.

– Che cosa ne pensi di noi ragazzi di Scampia – disse – che stiamo cercando di vivere in modo onesto mantenere una famiglia, dei figli, nonostante un mondo difficile, il lavoro non si trova ed è veramente difficile. Non è che ci vorresti aiutare?

Avete tutta la mia solidarietà e il mio supporto morale.
È quello che avrei voluto dirgli, ma non credo avesse senso dell’umorismo. Quindi mi limitai a un “Non posso, mi spiace”.

La logorrea è un problema di tutti quelli che a Napoli chiedono denaro. Come se il luogo comune sull’arrangiarsi costringesse tutti a cercare di essere creativi per rimediare qualcosa.

Come quel tossicodipendente che una volta mi agganciò iniziando un discorso filosoficamente confuso che era più o meno così:

– Ciao, tu si vede che sei uno che sa campare, perché uno che sa campare lo sa quello che è giusto fare e sa come funziona il mondo di oggi perché se sai campare

E nel frattempo dovetti tirarlo via dalla strada prima che venisse steso, perché lui, il tizio che riconosce la gente che sa campare, non sa come si campa quando si attraversa.

Dicevo del venditore di calzini di venerdì.
Aveva fermato una signora alla mia destra. Lei gli aveva detto no, lui quindi è andato da altre persone alla mia sinistra. Ignorando me. Non sono stato degnato di uno sguardo né ha tentato di avvicinarsi.

Mi sono sentito offeso e avrei quasi voluto richiamare la sua attenzione per mostrare il mio disappunto.

Più tardi ancora, mentre attendevo le classiche due ore per mangiare una pizza


Non è un’esagerazione. Dopo le 13, mettete in conto due ore della vostra vita da spendere in fila, quindi presentatevi già spuntinati per quietare lo stomaco.


ho sentito una voce alle mie spalle:

– Scusa, ma poi cresce?

Mi sono voltato.
Un tizio ben oltre la quarantina, con un cappello a cilindro, una giacca color argento metallizzato che alla luce del sole rifletteva come una palla da discoteca anni ’80 e una chitarra in spalla, era dinanzi a me.

– Eh?
– La barba, poi cresce come la tua?

Diceva questo indicando il suo mento, dove cresceva una barbetta incolta a ciuffi sparsi come le zolle di gramigna in un campo da calcio di periferia.

– Beh, sì, va curata.
Ho risposto per non disilluderlo.
– E non va tagliata, giusto?
– No, all’inizio no…
– E poi bisogna lavarla?
– Sì…
Se non vuoi puzzare come una capra, volevo aggiungere.
– E poi cresce, si rinfoltisce?
– Sì, se le dai tempo…
– Ti ringrazio! Grazie mille!

E poi è volato via.

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Gomorra mia, sei uno schianto. Ma i carabinieri si appostano dietro le curve delle donne

Ho rotto la macchina.
Mentre attraversavo le terre di Gomorra (non quelle di Scampia, altre), ho fatto un testacoda su una superstrada e poi bum. Io sto bene, la macchina un po’ meno. Queste terre si distinguono in base alla puzza. Sul serio. Lungo l’Asse Mediano puoi capire il punto in cui ti trovi in base al diverso tipo di fetore che viene fuori dai campi e dai Regi Lagni (che non sono i piagnistei di un monarca, ma canali).

Però ha retto bene. Per fortuna che ho la mia Fiesta.

Però ha retto bene. Per fortuna che ho la mia Fiesta.

Mi piange il cuore. Il mio primo pensiero non è stato lo spavento, né ora mi sento scioccato da quanto successo. La mia paura è per l’auto, che non si possa rimettere in sesto perché non ne varrà la spesa.

Ho dei ricordi.

Ci ho fatto l’amore sui suoi sedili.

E dire che giusto qualche ora prima pensavo di comprare un mini aspirapolvere da auto per pulirla. Poverina, si era fatta un po’ sporchina e volevo darle una pulita.

Non se lo meritava, non dopo 16 anni di onorato servizio.

Poi son successe due cose curiose.
Mi hanno prestato soccorso 3 muratori, mi hanno aiutato a spostarla e segnalato l’incidente alle auto che accorrevano. Dopo alcune domande di rito (stai bene, hai chi chiamare ecc), uno mi fa:
– Sei un carabiniere?
– Eh?
– Sei un carabiniere?
– No.
– Ah, ok. Comunque hai chi chiamare, sì?

Ancora non ho capito il perché della domanda. E vi assicuro non ho la faccia da carabiniere. Insomma, avete mai visto un carabiniere con la barba da Wolverine (sì perché porto la barba così, senza baffo)?

L’altra cosa curiosa, ma non tanto, è che il carro attrezzi accorso, amico di mio zio (che era in zona ed era stato contattato) e che quindi ci ha fatto un prezzo di favore (senza fattura, sennò il favore non lo faceva…e io ho accettato perché in questo momento 100 euro in più o in meno fanno la differenza…lo so, non si fa), aveva fretta di abbandonare il luogo dell’incidente. Sapete perché? Beh, perché i carro attrezzi sono territoriali, dove succede qualcosa è di competenza di chi segue quella zona.

Ignoravo che fossero come leoni con i propri territori di caccia.

Comunque è un bene che io guidi sempre con la cintura. Primo perché sono prudente e secondo perché ho paura di prendere multe. Non ne ho mai preso una in vita mia e di questo sono orgoglioso. Intendo multe al volante, perché poi ho due multe per aver viaggiato col biglietto non obliterato in treno e in tram, ma ero minorenne e quindi ora è tutto in prescrizione.

L’altroieri ho pensato invece mi avrebbero beccato senza cintura. Al semaforo, per prendere il portafogli e dare due monete a un ragazzo senegalese, ho tolto la cintura e non l’ho rimessa, “tanto sono 500 metri fino al lavoro”. E poi son sbucati i caramba appostati. Io non li ho guardati in faccia perché anni fa ho capito che se li guardi ti fermano. Uno dei due però mi ha guardato, anche quando l’ho superato.

Con le persone a volte dimentico di usare le cinture di sicurezza emozionali. In verità mi tedia proprio mettermi alla guida nei territori inesplorati dell’animo, perché non mi fido delle capacità altrui, è una cosa proprio tra me e il resto dell’umanità. Il buffo è che non è che io abbia avuto poi chissà quali incidenti relazionali. Oddio, cos’hai fatto? Un frontale vis-à-vis con colpo di frusta sul cuore e versamenti emotivi? No, mai. Son già rotto di mio. È buffo, ancora, che io nonostante questo mio atteggiamento di chiusura continui ad avere persone intorno a me e persone che mi avvicinano e vogliono fare la mia conoscenza.

Comunque i carabinieri si appostano anche dietro le curve di una donna, per beccarti mentre procedi a fari spenti e senza cintura. Li ho visti i caramba dietro i tuoi fianchi, ho finto di ignorarli ma loro mi hanno preso la targa e, un mese dopo, m’è arrivata la contravvenzione.

Per chiudere questo post, ho pensato una cosa. Due post fa raccontavo delle mie abitudini canore, in particolare proprio al volante. harahel13 e liberadidire79 hanno detto “vogliamo sentirti cantare!”, del tutto ignare di quale sarebbe stato il risultato. Non mi sarei mai sognato di farlo, ovviamente, per tre motivi:
1) Non so cantare
2) Sul serio, non so proprio cantare
3) Non so cantare, veramente.

Poi mi son detto: ma in fondo è il mio blog, il mio blog di cazzeggio e qui dentro faccio ciò che voglio perché noi gatti così agiamo, senza pudore. È tuo quel divano? Sbagliato. Ora è mio! E ho bisogno di esorcizzare l’accaduto e magari non potrò più cantare in quella macchina. Quindi questo sono io in auto che cazzeggio cantando i Corvi. Senza base e con sottofondo di pioggia battente, registrato l’altroieri fermo nel traffico.

 Ascolta a tuo rischio e pericolo.

Dopo questa penso anche di poter chiudere il blog.