Non è che ti serva un tribunale per giudicare le apparenze

Una dottoressa doveva presentarsi a casa, per mio nonno, in un orario non ben precisato durante la mattinata. Doveva piazzargli sul torace un apparecchietto per un ECG dinamico, o Holter cardiaco.

Ore 13
Eeeergh! (il citofono)


Il citofono di casa suona come un falco cui stanno strappando le penne.


Mi affaccio. C’è una donna con la coda di cavallo alta.


La precisazione sulla coda non è rilevante ai fini della narrazione, ma mi è saltata all’occhio e mi ha fatto riflettere. C’è una distinzione tra la coda di cavallo moscia e bassa e quella alta ma non ne ho colto ancora tutte le connotazioni.


Ha una maglia bianca con lo scollo ombelicale e un paio di shorts di cotone a fiorellini. Ai piedi ha un paio di sandali con la zeppa di dieci centimetri.

– C’è Nonno Gintoki?
– Scusi, non ci serve nulla
– Ma…Io sono la dottoressa, per la misurazione
– Ah ehm oh eh sì certo scusi mi avevano detto eh sì eh di là altro cancello eh mi scusi

E poi ho continuato a balbettare tra me e me per l’imbarazzo della brutta figura.


Adesso mi piacerebbe introdurre una parte in cui la dottoressa ha reagito dicendo Oh ma non imbarazzarti così, può succedere…Oh ma ti vedo tutto rosso…Ti senti bene? Vuoi che visiti anche te? e via in un climax dall’indubbio fascino erotico, purtroppo non è andata così.


Non sono purtroppo immune dal giudicare dalla prima impressione. E mi vergogno di ciò.

Mi successe una cosa simile anni e anni fa, in un negozio. All’interno c’erano due donne: una spingeva un passeggino ed era in abbigliamento piuttosto informale, l’altra, seduta, in abiti più smart casual qualunque cosa voglia dire questa definizione.

Mi rivolsi alla donna seduta chiedendo il prodotto che cercavo.
Lei mi indicò l’altra donna, sottolineando che fosse la proprietaria. La donna smart casual poi riprese il passeggino, salutò e andò via.

Non avevo colto quindi che si fossero scambiate di posto per delle prove di spinta col passeggino.


È una cosa che ha senso. Prima di avere un figlio credo chiederò a qualcuno di farmi esercitare, così nel caso commettessi errori almeno li farei con figli altrui e non con il mio.


E un’altra volta, sempre in un negozio, mi capitò un altro equivoco.

Entro in una cartoleria. Dietro al bancone ci sono tre persone: un ragazzo, seduto, sulle cui ginocchia si dondola una ragazza. Un altro ragazzo, in piedi e con un braccio poggiato sul bancone, che parla coi due. I primi due hanno l’aria piuttosto spensierata, il terzo sembra serioso e autorevole.

Dopo un’occhiata veloce a tutti e tre, chiedo al tizio in piedi. Il quale mi indica di rivolgermi al tizio che dondola la ragazza.

Questi tre esempi mostrano quanto io sia uno che si fa influenzare dalle apparenze senza riflettere.

Non mi consola che gli equivoci accadano a chiunque, anzi mi deprime: il pensiero di essere stato vittima di false impressioni a mia volta mi getta nello sconforto. E io so che è successo ma non posso farci nulla.

O forse almeno potrei almeno gettare dal guardaroba maglie come questa che indubbiamente mi qualificano come un serio professionista, cosa che io non sono e quindi vorrei evitare:

24 Pensieri su &Idquo;Non è che ti serva un tribunale per giudicare le apparenze

  1. credo succeda perché guardiamo con la mente e non con gli occhi…
    fino ai 25 anni ho avuto genitori preoccupati quando passavo a prendere i figli… credevano avessi falsificato la patente per sembrare più grande!

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  2. A me in ospedale anche quando ho camice e cartellino mi chiedono se possono parlare con il medico responsabile, quando dico sono io le reazioni sono delle più disparate😄
    Comunque la coda alta implica un certo impegno, quella bassa no. Ma non è detto che chi ha la coda alta sia più autoritaria di chi la porta bassa. A me le code alte piacciono ma nn sono capace quindi faccio un tuppo alto senza tanto impegno.😛

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  3. Ciao! C’è una questione interessante che apri: cosa è la falsa impressione, come si forma nella mente? mmmm il Teeteto di Platone prova a rispondere a qualcosa di simile, ci si chiede cosa sia la falsa opinione e si analizza la possibilità che conoscenza sia percezione… Mi è venuto subito a mente, e anche gli equivoci che nel dialogo emergono. Infatti se conoscenza è percezione se io vedo dei caratteri scritti che non conosco, vedendoli conosco la lingua in questione, o la vedo solo? E se uno mi coprisse un occhio con una mano e mi chiedesse se conosco ciò che vedo? Dovrei dire che conosco e non conosco insieme, percependo con un occhio solo hehehe… Forse potrebbe aiutarti a rifletterci su la lettura 😊

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  4. A me invece, due anni fa, durante la celebrazione di Laurea di mia nipote, mi era capitato di scambiare il Magnifico Rettore della Harvard per un deviante (sfido chiunque – di noi italiani – a vedere passare in mezzo all’aula un tizio super tatuato e pensare che abbia un incarico di tal importanza) 😁😱. Quando mi dissero del ruolo che vestiva mi sono sentita una mosca 😱😁.
    Eppure mi hanno sempre ripetuto che le apparenze ingannano!

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    • Credo ingannino anche gli schemi o le icone che abbiamo in testa, siamo abituati ad associare all’idea del professore la figura di un tipo barbuto e distinto quindi l’equivoco sorge spontaneo. In realtà magari è una cosa del tutto italiana, negli USA i docenti a volte sembrano dei tossici. E forse lo sono.

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Si accettano miagolii

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