Non è che ti possa bastare un’ascia per accettare il dolore

Come mi vedo

Martedì ho il colloquio con la Serbellons Mazzant Comesfromthesea. È una roba grossa, anche se poi tecnicamente lì dentro sarei rilevante quanto Jar Jar Binks nella seconda (in ordine di produzione)/prima (in ordine cronologico) trilogia di Star Wars.


Se non avete capito il mio esempio da una parte è un bene perché vi posso assicurare che l’idea che uno come George Lucas abbia pensato a un personaggio così ridicolo è difficile da accettare, dall’altra è un male perché vuol dire che non siete cultori di Star Wars e ciò mi spinge a guardarvi con sospetto.


Da sempre (probabilmente già da quando ero nell’utero materno, al pensiero di dover nascere), quando devo affrontare un evento importante (esami/colloqui/appuntamenti) tendo ad attraversare 5 fasi come quelle del dolore, applicate però all’ansia anticipatoria.

1. Sfiducia. La Sindrome di Charlie Brown.

2. Preoccupazione. Questa è la fase ossessivo-compulsiva, in cui la mente prova a pensare-pianificare tutte le cose da sapere/fare per prepararsi all’evento.

3. Ottimismo. A un certo punto, in maniera del tutto improvvisa e immotivata, come se fosse una scarica di endorfine arriva un picco di ottimismo.

4. Terrore. Quando si scarica l’ottimismo, arriva la voglia di fuga. Sarebbe bello se qui ci fosse un errore di vocale, ma purtroppo l’unico bisogno che avverto in questa fase è quello di fuggire e sottrarmi alla prova.

5. Menefreghismo. In un arco di tempo che può variare dalle 24 ore sino al minuto precedente l’evento ansiogeno, subentra il menefreghismo totale. Mi ucciderà questa cosa? No? E allora chi se ne frega.


Realizzare che le cose che facciamo non ci uccideranno né metteranno a repentaglio la nostra incolumità è un grande passo. È probabile che mi uccida un’auto mentre attraverso la strada per andare alla sede del colloquio, ma non certo il colloquio in sé: eppure la mente umana ha uno strano modo per scegliere le proprie priorità e preoccupazioni e sembra che la mia vita invece dipenda da ciò che avverrà mentre sarà seduto su una sedia a farmi valutare da una sconosciuta.


Il tizio (perché il mondo ruota tutto intorno a tizi e tizie) che fa da consulente che è riuscito a trovarmi questa opportunità, non è stato molto utile riguardo i dettagli. Non ha saputo dirmi a) chi fosse la tizia che mi fa il colloquio (una cosa risolvibile per lui con una telefonata o con un minuto su Google, come ho fatto io); b) a quale settore/dipartimento facesse capo; c) che figura nello specifico stesse cercando.

Lui, inoltre, le ha scritto in italiano; io le ho scritto in inglese visto il suo nome e cognome e considerato che è di oltre-oltreoceano (bisogna scavalcare due oceani per raggiungere casa sua, insomma): quando l’ho detto al tizio, lui ha fatto “Ah bravo, hai fatto bene, infatti volevo dirtelo”.
E perché non me l’hai detto? Pare che stai a fare un altro mestiere.

E quindi ho capito che se mai riuscirò a vincere le mie 5 fasi dell’ansia, da grande voglio essere un tizio. Uno che fa qualcosa ma che non si sa che cosa faccia.

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41 Pensieri su &Idquo;Non è che ti possa bastare un’ascia per accettare il dolore

  1. Personalmente la fase del menefreghismo non mi inizia più di 4-5 ore prima dell’evento ansiogeno e fino a quel momento oscillo di contino tra le altre diverse fasi in ordine sparso!:P
    Faccio ridere se dico che una delle mie fonti maggiori di preoccupazione e cosa dovrei mettermi per un colloquio?? XD

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  2. Come Jar Jar nel terzo capitolo che praticamente non si vede ed è quindi meno odioso o come nel primo che è piú utile, un coprotagonista, ed è odiosissimo?
    Le tue fasi dovrebbero far riflettere: all’ottimismo segue il terrore. Lezione importante!
    Diventa un Tizio, fallo!

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  3. Le mie fasi sono: ottimismo, sfiducia, menefreghismo, preoccupazione, terrore, sfiducia, terrore.

    Mentre subito dopo il colloquio è: ottimismo, preoccupazione, sfiducia quando vedo che non mi richiamano.

    Tra l’altro stento ancora a crederci che l’ultimo colloquio sia andato bene!
    Comunque in bocca al lupo! Vedrai che andrai benissimo!! 😉

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  4. Io le fasi le attraverso in maniera invertita: prima arriva l’ottimismo, poi la preoccupazione ed il menefreghismo subentra subito dopo, fino al momento di mettere la sveglia per il giorno importante, quando vengo invasa dal terrore di non essermi preparata/preoccupata abbastanza.
    Fortunatamente però l’ultimo colloquio è andato bene, in bocca al lupo per il tuo!

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  5. Ammetto e pure pubblicamente di non essere una cultrice di Guerre Stellari… e quando devo fare qualcosa d’importate, con l’ansia che mi mangia e la nausea, penso e mi ripeto: “E’ morto mai qualcuno per questo…?”

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  6. non essendo un cultore della psicologia applicata (e neanche di quella teorica), non avevo mai visto rappresentato così scientificamente e schematicamente il mio stato d’animo prima di un esame. Ciò che sarebbe interessante valutare è quanto tempo duri ciascuna fase. Io ho il vago ricordo che nei miei esami universitari il menefreghismo la facesse da padrone…

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    • Le fasi direi che hanno una durata variabile, dipende da variabili incrociate: distanza temporale dall’evento ansiogeno, importanza di esso. Su periodi lunghi le fasi possono assumere un andamento ciclico e ripresentarsi più di una volta, comunque

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      • Quando ero all’università, mi fregava la definizione di semestre. Mi dicevo: tranquillo, ci sono 6 mesi di tempo! peccato che i corsi durassero a mala pena 3 mesi e gli ultimi due presentassero 3 appelli a cui normalmente si poteva partecipare solo a 2 (per ogni corso, intendo). Insomma, come al solito sbagliavo i calcoli e ogni semestre l’angoscia prendeva il sopravvento. L’angoscia derivava dal fatto che non passando tutti gli esami nella sessione corretta, mi toccava studiare d’estate e fare il botto a settembre.

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        • Il semestre infatti è una definizione ingannevole e probabilmente creata proprio a tal scopo. Tra parentesi, mi rivedo moltissimo nella tua situazione, compresa la quantità di appelli perché c’era chi poneva il veto, in caso di bocciatura, alla partecipazione all’appello immediatamente successivo (c’erano prof cui invece non importava affatto), senza contare i furboni che, pur avendo 2 mesi completi per piazzare gli appelli, li distanziavano a soli 15 giorni (che era il minimo sotto il quale non si poteva scendere) gli uni dagli altri (tipo 7 gennaio, 22 gennaio, 6 febbraio, riducendoli praticamente a un arco di un solo mese.

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Si accettano miagolii

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