Non potresti lasciar perdere, qualche volta?

Lo so, il titolo non contiene alcuna freddura o gioco di parole, ma è una esplicita invocazione.

Per chi? Ma per Madre, ovviamente.

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Madre ha un dono: la contestazione subdola. Quella che non è una critica aperta – della serie “Per me stai sbagliando” – ma un sottile invito alla riflessione. Sulla base di una critica.

Ad esempio, Madre ha offerto degli interessanti spunti riguardo il mio trasferimento ungherese.


Forse sto diventando monotematico nei post, ma questo è il mio argomento personale al momento. Non ho gatti qui né donne di cui parlare! Forse domani mi riduco a discutere del Natale. A modo mio, ovviamente.


Sul lavoro:
– Ma quindi questa società è ungherese?
– Italo-ungherese. Infatti hanno una sede anche a Firenze.
– E non potevi farti mandare là?
– …
(Madre che forse pensa io sia un imprenditore tipo Bruce Wayne o Tony Stark e quindi non sono gli altri che scelgono dove io lavori, sono io che decido dove, come, se e quando lavorare)

Sul viaggio:
– E con chi parti?
– W!zz Air.
– E non potevi prendere un’altra compagnia?
– …
(Madre che l’unica compagnia aerea che conosce è l’Ah! L’Italia)

Sulla casa:
– Quindi questa casa che hai trovato è da condividere?
– Sì, te l’ho detto. Ha due stanze, l’altra la vuole una ragazza.
– E non potevi cercare una casa solo per te?
– …
(Madre che pensa che qualsiasi altra persona in casa che non condivida il tuo codice genetico porti malattie sconosciute)

Tra parentesi, ho dato un’occhiata a due case “solo per me”. La prima era quella della simpatica coppia, il marcatore di territorio e la bambolina amanti dei gatti. Un bugigattolo con qualche problema di umidità, anche.

La seconda l’ho vista ieri mattina, attualmente occupata sino ai primi di dicembre.

Quando la proprietaria ha aperto la porta, mi si è parata davanti una cagnetta, dietro alla quale, sicuramente appena svegliatasi, è comparsa poi una tedesca rossiccia.


In realtà non le ho chiesto da dove provenisse, ma dal viso sembrava tedesca. Poi magari poteva anche essere di Casalpusterlengo e fingere di essere di altrove.


Era incredibile lo stato di disordine e sporcizia in cui aveva ridotto il tutto. Stamattina la proprietaria, evidentemente avendo colto sul mio volto – che rima! – qualche mia perplessità, mi ha scritto dicendo “Hey, ho chiesto alla ragazza di sistemare l’appartamento, se magari vuoi dargli una seconda chance per un’occhiata”.

La cosa più divertente è stata quando lei – la proprietaria, sempre – ha aperto il ripostiglio-guardaroba per mostrarmi quanto fosse spazioso e dietro la porta sono apparse una decina di bottiglie di vodka vuote e 4-5 bottiglie di un altro liquore che non ho avuto il tempo di identificare. Beh spazioso per lo stoccaggio dei vuoti da riciclare lo è!

Facciamo che non ci voglio vivere in una casa che ha visto degli erasmus.
Almeno quella che ho trovato con l’asiatica è stata appena rimessa a nuovo e sugli erasmus è vergine.

La casa, l’asiatica non so.

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Non è che ti serva la ceretta per non avere peli sulla lingua

Non amo fare la valigie perché dimentico sempre qualcosa. È inutile fare liste: nella lista dimentico sempre qualcosa, quindi avrei bisogno di liste per le liste di liste di cose da mettere in valigia.

Ho dimenticato i guanti.
Madornale errore in una città che ti accoglie con temperature intorno lo 0.

Ho rimediato oggi da H&M. Tra l’altro, nel reparto uomo adulto (e sottolineo adulto) avevano una specie di tutone-pigiama che replicava la divisa di Darth Vader.

Il cibo è stato un problema.
Sono arrivato ieri sera; la padrona del minuscolo studio che ho affittato su Airbnb – per avere una base d’appoggio per cercare casa – tra le cose che mi ha illustrato presenti nell’appartamento mi ha detto che nella credenza c’era un pacco di pasta.

Cosicché nel minimarket vicino, che stava anche per chiudere, non mi sono attardato nell’acquistare molte cose: avrei cenato con un po’ di pasta al sugo per quella sera.

Avrei dovuto controllare prima la credenza: la pasta era un pacco di tortelloni tedeschi alla mortadella (o presunta tale: sulla confezione c’era scritto che l’1,4% su 250 gr di tortelloni era mortadella!), conservati non in frigo.

Li ho indirizzati verso la pattumiera e la mia cena è stata quindi a base di fette biscottate, nutella e banane.

Osservando le abitudini altrui all’estero mi rendo conto che noi italiani siamo strani. Facciamo cose che nessuno fa. Lasciamo perdere le riflessioni sul bidet, che ormai hanno fatto il loro tempo.

Parliamo del pane.
In altri Paesi europei ho notato che lo tengono sfuso all’aria e la gente lo tasta, lo tocca, lo rigira tra le mani e poi magari lo rimette a posto. Solo in Italia abbiamo l’abitudine di imbustarlo o di avere un omino dietro a un bancone che serve il pane con le mani rigorosamente guantate.
Abbiamo delle fissazioni igieniche strane noi italiani.

Credo che non mangerò pane per i prossimi 6 mesi. Quantomeno il mio fisico si manterrà bello asciutto.

La ricerca della casa va così e così. Ho contattato decine di persone che avevano pubblicato annunci in questi giorni, soltanto la metà di questi ha risposto e con la metà di questi sono riuscito a vedere una stanza, mentre altri hanno dato buca all’improvviso.

Forse comunque una stanza l’ho trovata.
Io e la ragazza che vorrebbe affittare l’altra (in totale sono due) ci siamo incrociati quando ho visitato l’appartamento. Mi ha guardato con preoccupazione. Lunedì la proprietaria ha organizzato un incontro per conoscerci meglio.
Forse a inquietare è la barba. Qui non mi sembra che la villosità facciale vada per la maggiore.

In compenso le donne qui non si fanno la ceretta alle braccia. O almeno commesse e cassiere non lo fanno: sono le uniche che girano a maniche corte, visto che stanno tutto il giorno in un negozio. Probabilmente, visto il freddo, è utile. Se tantra mi dà tantra – come disse l’induista – non oso pensare alle gambe.
Ma forse va bene così: la depilazione è una convenzione sociale.

Ho visto poi un piccolo monolocale: la proprietaria, inizialmente, mi aveva detto che preferivano (il plurale verrà spiegato più avanti) affittarlo a una ragazza. Poi, dopo aver visto foto di gatti sul mio profilo fb, ha accettato di mostrarmelo.


Poi dicono invece che pubblicare foto di gatti sia una perdita di tempo o una malattia!


Mi ha dato appuntamento per oggi precisando che ci sarebbe stato anche il marito, O., che sa l’inglese molto meglio.

Quando lei mi apre la porta e io entro, fa il suo immediato ingresso O., il quale prima che io possa dire “ciao” si presenta dicendo: “Ciao! Sono il marito”.
Ma va’. Pensavo fossi l’idraulico.

Durante la visita parla sempre lui, lei si limita a dire qualcosa in inglese o in magiaro e lui la corregge o traduce.

Nel congedarci mi ha chiesto cosa io avessi studiato. Lui poi mi dice che fa l’ingegnere, io rispondo “Ah, interessante”, lui dice “Eh sì, ma solo per me. Con lei (la moglie) non posso parlare di ingegneria”. E poi aggiunge “Fortunatamente abbiamo tante altre cose in comune!” e la abbraccia vigorosamente col braccio sinistro trascinandola verso di sè.

Al che ho compreso il perché preferiscono affittarlo a ragazze. O perché mi si sia parato davanti qualificandosi come il marito.

Mi incuriosiscono sempre gli uomini che hanno questa esigenza viscerale di marcare il territorio.


Beninteso, a tutti è capitato di farlo, chi più chi meno, anche inconsciamente o velatamente.


Anche se non capisco a volte il motivo: io cerco casa, non una sveltina come contropartita in luogo dell’affitto. Anche perché comincio a invecchiare: magari potrei non garantire più pagamenti puntuali!


Tra qualche anno spero che lei si sveglierà una mattina che non ne potrà più e partirà in giro per il mondo con un intagliatore di candele rastafariano.


E questo è il resoconto di 24 ore in terra magiara.

Vorrei chiudere questo post con una conversazione avvenuta tra me e Nonna Materna ieri prima della mia partenza:

– Te le vuoi portare le noci?
– Nonna che debbo fare con le noci?!
– Te le metti in valigia. O’ spazio o’ tien?
– Ià che faccio, mi porto le noci appresso?!
– Te le mangi dopo mangiato. O Gesù (rivolta a Madre) chist non si mangia due noci dopo pranzo?

Avrei potuto risparmiare un intero post e riportare soltanto questo memorabile dialogo.

Non è che serva il passaporto per andare a quel paese

L’idea di trasferirmi a Roma non mi attraeva molto.
Stamattina, invece, partendo avevo gli occhi un po’ lucidi. Forse era una bruschetta in un occhio (cit).

Quello che giudico un difetto di una città così, cioè il caos, è forse la mia dimensione. Io, Lord Gintoki il composto, che ordino i libri per affinità cromatica, ho bisogno di disordine.


In realtà l’ordine sarebbe autore-editore, ma poi cerco di creare una continuità cromatica tra editori diversi. I classici Feltrinelli (quelli metà bianchi e metà neri) stanno bene vicino agli Oscar Mondadori tutti neri. I classici Mondadori rossi con i Feltrinelli bianchi e rossi. E così via.


Sono stato a Utrecht nei giorni scorsi.
Tutto bello.
Le strade pulite.
La gente in bicicletta.
Casette di mattoni rossi a due piani col praticello davanti, un finestrone enorme decorato da tendine, piante e fiori e gatti sul davanzale.

Bellissimo.

Dopo due giorni avevo gli attacchi di panico.

Mi turba l’ordine, o, quantomeno, l’apparenza di ordine. Non rispecchia ciò che sento realmente.

Alla fine sono napoletano, non certo un nordico.

Ci sono comunque delle differenze tra Napoli e Roma. Tanto per cominciare, a Roma mi sembrano perennemente incazzati. È chiaro che si tratta di generalizzazioni, però un dato costante che ho notato nei romani è quello di avere costantemente le scatole girate.

Inoltre, un vattelapijà non te lo nega nessuno.

Laddove qui a Napoli credo sussista ancora una distinzione tra “classi sociali”, in termini di registri linguistici e codici comunicativi, a Roma sono molto egualitari. Ti manda a quel paese l’ex galeotto che fa il centurione al Vittoriano nello stesso modo in cui lo farebbe la contessa dei Parioli.

Giovedì io e i miei sodali eravamo in taxi diretti a Ciampino (grazie Terravision per averci lasciato a terra). Una signora dall’aria distinta – prova che, come dicono in Africa, l’apparenza in Ghana – si sbraccia nella direzione del veicolo. Il tassista con la mano fa il gesto come a dire “no, non sono disponibile”. La signora, per tutta risposta, esclama: “Aò, ma chittesencula, ce sta quello dietro, vaffanculo”.

Fantastico.

Mi mancheranno queste cose.

Mi mancherà il baretto sotto casa dove prendevo un buon caffè.

La pizza al taglio a Monti, a via Leonina.

Chiariamo, la PIZZA con la P, la I, le due Z e la A maiuscole è Napoli, non accetto alcuna discussione.

Ma un trancio al taglio di quella croccantina – anzi, scrocchiarella – era un’ottima merenda.
E poi dietro il bancone c’era una tizia che mi ricordava un po’ una pin-up e io a volte accompagnavo gli altri a prendere la pizza giusto per vedere se lei ci fosse.

E poi il Pincio, dove andavo a leggere un libro tra primavera e estate.

San Lorenzo di sera.

I vicoli di Trastevere, dove mi addentravo senza badare a dove andassi a finire. Tanto alla fine senza farci caso tornavo o da dove ero partito o comunque in un posto dove potevo direttamente tornare a casa. Secondo me lì i vicoli sono finti, delle scenografie montate su una base rotante, perché non  è possibile una cosa simile. Un pomeriggio volevo passeggiare senza alcuna meta – lo faccio sempre quando devo riflettere su cose importanti o prendere decisioni – imboccando le strade a caso. Alla fine, com’è come non è mi sono ritrovato sulla strada per tornare senza accorgermene.

C’è sempre un ordine, nel caos. O un caos nell’ordine.

Riportando tutto a casa.

Sono le ore 00:15. Domattina lascio Roma definitivamente.

Questo è lo stato della mia preparazione.

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Per tacere (o non mostrare) di ciò che è ancora rimasto negli armadi.

Il disordine è nato in maniera assolutamente casuale. Tentavo di operare una selezione tra i capi: già, ma con che criterio?

Capi da valigia grande vs capi da valigia piccola?
Capi da lavare vs capi che alla prova odorifera possono andare bene per stare con quelli puliti?
Capi che non si stropicciano vs capi che si stropicciano?

Da lì è nato il tutto e allora ho deciso di farmi un tè nella mia tazza coi gatti (la prima cosa che ho acquistato mettendo piede qui) e brindare.

Al disordine, parola chiave di questo giorno.

In un altro post racconterò perché questa parola oggi mi risuona in testa.

Intanto vi prego di ammirare i miei splendidi boxer a righe.

Non è che in Ungheria tu possa dire Pest e corna di qualcuno

Coltivavo ancora una speranza che dalla Federazione Autisti Operai potessero farmi sapere qualcosa nelle settimane a venire (puntata precedente). Ma lo stare così parcheggiato come un panchinaro mi gettava un po’ nello sconforto.

Percepivo di nuovo quella sensazione di spegnimento che accuso in alcuni periodi della mia vita e che necessita di un riavvio a spinta. O a calci.

L’anno scorso, in un periodo simile, venni a sapere che una ragazza che conoscevo si era uccisa. Avvenne il giorno della sua laurea o presunta tale: in realtà aveva mentito sugli esami ad amici e parenti fino a quel giorno.

Non la vedevo dalle scuole elementari, ma la cosa mi sconvolse gettandomi in una profonda inquietudine. Continuavo a chiedermi, nei giorni successivi, cosa pensasse, come si sentisse in una vita che probabilmente le era sfuggita di mano.

Qualche giorno dopo andai dalla mia ex (ora ex al quadrato) a dirle che pensavo ancora a lei. Pur sapendo che non ne avrei ricavato niente. Ma ero terrorizzato dall’idea di morire da un momento all’altro senza togliermi un peso.


Non so perché pensassi di morire da un momento all’altro ma lo pensavo.


Settimane dopo, mandai il cv a una ong che cercava qualcuno per un lavoro in Albania. Non era così campato in aria, anzi sarebbe stata la cosa più attinente alla mia laurea che avrei fatto sino a quel momento.

Ovviamente non mi presero, perché ero senza esperienza.

Quando raccontai questa cosa a due ex colleghi di università, loro si scambiarono un’occhiata sorniona e sarcastica come se avessi detto che da quel giorno avrei cominciato a girare in gonna e autoreggenti.

Mi resi conto che gli ignoranti cominciavo a non tollerarli più. Ma non ignoranti nel senso di persone senza cultura o conoscenze: ognuno di noi è ferrato su alcune cose e su altre no, quindi l’ignoranza è sempre relativa. Per la serie “Lei è ignorante nel senso che ignora e lei è imbecille nel senso che imbelle”.

Poi non ho più riprovato questa strada sino a quest’anno: nel frattempo ho fatto un lavoro che mi teneva impegnato 45 ore a settimana sino alle 22 di sera per poche centinaia di euro e che mi ha procurato una gastrite, un incidente stradale e l’avvicinamento all’ignoranza forse assoluta.


Se qualcuno mi scrive “via Leonardo d’Avinci” io comincio a dubitare seriamente del sistema scolastico.


Venendo al sodo o all’occhio di bue, dalla Federazione Autisti Operai non ho ancora saputo nulla e a questo punto credo mai lo saprò: oggi ho sostenuto un colloquio per andare a Budapest. Mi vogliono lì dal 1° dicembre.

Quando venerdì mi hanno detto di quest’opportunità, le prime cose che ho pensato sono state:

  1. Oddio lì non c’è l’euro.
  2. Oddio hanno una lingua non indoeuropea.
  3. Oddio come farò a vedere il nuovo Star Wars al cinema?

Ora sto lentamente cominciando a fregarmene. Della partenza improvvisa, delle difficoltà, di tutto.


Anche se la cosa di Star Wars è difficile da digerire.


Perché sono stanco. Forse lo spiegherò in un altro post.

Mi dispiace lasciare Roma. Mi ha fornito tanti spunti interessanti.

Quest’oggi l’ultimo: mi siedo nell’autobus. Di fronte a me si siede un tale che sembrava Edward Nygma 10 anni più vecchio. Anche gli atteggiamenti ansiogeni sembravano quelli del personaggio.

Mi fa, a un certo punto:
– Scusi, sa…se questo autobus ferma in qualche posto…
– Come?
– Se si ferma in un qualche posto…un deposito…cioè un posto…
– Al capolinea?
– Sì! Al capolinea.
– Certo, arriva sino a xyz.
– Ok, grazie.
– Però non è un deposito di autobus, cioè è uno spiazzale e basta, eh.
– Sì sì, sta comunque fermo 2-3 minuti e poi riparte, vero?
– Sì, certo.
– Grazie.

Giuro sulle mie 7 vite che è tutto vero. E per questo vi prego.
Vi scongiuro.
Spiegatemi il significato di questa conversazione.

Forse ho incontrato davvero l’Enigmista?
Un Enigmista dall’accento barese, tra l’altro.


Poi dopo mi ha detto altre cose, che cerca casa a Roma ma è difficile. Cerca lavoro a Roma, ma è difficile. Io mi son limitato a commentare “Sì, è difficile”.


 

Non è che un elettricista possa risolvere problemi alla spina dorsale

A volte immagino la mia spina dorsale come un albero di Natale rinsecchito, cui sono appesi gli organi a mo’ di palle. Non riesco a visualizzare le viscere come un unico conglomerato di massa carnosa e sanguinolenta, ma soltanto come entità separate collegate da una qualche semplice autostrada neurale/circolatoria fra loro.

Da adolescente fui visitato da un internista per la mia colonna vertebrale. Considerando che era allegro come un becchino, forse era più probabile fosse un interista (si era nella seconda metà degli anni ’90…)*. Mi squadrò con la sufficienza di Joe Bastianich quando guarda il piatto di un concorrente di Masterchef.


* Per chi non segue il calcio: negli anni ’90 l’Inter era nota per essere una squadra sfigata.


Emotivamente parlando, forse non ce l’ho una spina dorsale. O quantomeno, sarà spezzata in vari punti. Qualche palla di Natale barra organo vitale sarà cascato. Il fegato l’ho perso da tempo o forse non l’ho mai avuto. Lo stomaco sarà ulceroso, a forza di digerire amaro.

Dovrei rimettermi in sesto e forse anche in settimo con qualche esercizio che operi su mente e corpo. Ad esempio lo yoga antigravità. Questa sera ho appreso da una conoscente – una classica trentenne faccio cose vedo gente come ormai ne siamo in tanti in giro solo che a sentir parlare loro sembra che stiano lavorando a una cura per il cancro – che intende specializzarsi in questa disciplina di cui ignoravo l’esistenza. Quando l’ho sentita, ho pensato che fosse una cosa spettacolare: immaginavo gente che cammina sui soffitti come Spiderman.

Poi me l’ha spiegato e non l’ho trovato più così figo perché non soddisfava molto le mie aspettative supereroistiche.

Perché nessuno apre una scuola per supereroi? Volete mettere l’effetto che fa dire “Io insegno in una scuola per supereroi?”. Altro che faccio cose vedo gente.

Non so che problema abbiano le donne di oggi, ma mi sembrano tutte delle esaurite. O forse sono io a vedere in giro solo donne esaurite.

Poi scopro che il coinquilino della mia amica – l’artista “espansivo”, quello a cui per diletto ho spostato gli oggetti in camera perché a uno che si autodefinisce artista espansivo viene spontaneo fare degli scherzi da college – ogni week end rimorchia qualcuna da portarsi a casa. Parliamo di uno che vive da solo ma non sa lavare i piatti e a cui la madre prepara il pranzo e lava la stanza.

Certo, potremmo dire che per rimorchiare una sera non sono qualità necessarie: mica bisogna sposarselo. In fondo, un tizio potrebbe anche essere quello che scoprirà la cura per il cancro ma poi rivelarsi nel privato un completo imbecille.

Ma io penso esistano delle competenze che influenzano anche altri ambiti della vita: uno che avrà imparato da poco a utilizzare la carta igienica da solo, che abilità seduttive può avere mai?

Sono sempre più basito.

Non puoi scrivere come un Prévert se sei soltanto un pervert

Didascalie che non hanno trovato una collocazione in post passati perché non sono state approvate dalla riunione di redazione tra me, me stesso e io. Alcune erano troppo lunghe per essere note ma troppo brevi per generare un post.


Questa nota non fa parte dell’elenco e serve solo a precisare che per salvaguardare gli occhi del lettore ho pensato di non rimpicciolire il testo delle restanti note.


ABILITÀ
Con l’arrivo della frutta autunnale posso riprendere i miei esercizi di chirurgia. Con il ritorno delle clementine ricomincia la mia lotta con la peluria bianca intorno agli spicchi. Li ripulisco con un lavoro certosino.

Sono ancor più pratico con forchetta e coltello nel mangiare l’uva.
Come si fa? È semplice: la forchetta tiene fermo il chicco, il coltello in mezzo ai rebbi lo divide a metà e, poi, ne asporta i semini uno a uno, avendo cura di lasciare intatta la polpa.

A volte penso che tutta questa manualità sia stata sprecata. Avrei dovuto fare il chirurgo.

Anzi, vista la mia abilità e precisione nel ripulire le ossa di pollo, sempre con forchetta e coltello, forse avrei dovuto fare autopsie.


ATTORI ITALIANI
Gli attori italiani hanno due modalità di recitazione: il sussurrato e l’urlato.


CONSERVAZIONE DEI CIBI
Quando il formaggio grattugiato assume in frigo il medesimo afrore di un calzino di spugna sudato, forse è il caso di gettarlo.


DONNE
Da conversazioni raccolte in giro, l’uomo ideale delle donne è dolce e sensibile ma duro e deciso, romantico e poetico ma carnalmente passionale, un po’ stronzo ma non stronzo, divertente ma serio, colto e sportivo, misterioso ma aperto, fisicato ma in realtà non conta, e tante altre cose che non è detto debbano escludersi a Vicenza: Tony Stark infatti le racchiude tutte.


EDUCAZIONE
Fino a una certa età, i genitori educano i figli.
Dopo, dovrebbe avvenire il contrario.


FILOSOFIA
Agli amori platonici c’è chi preferisce quelli socratici: che si concludono col veleno.


MOVIMENTI GASTRICI
Le farfalle nello stomaco stanno bene solo con panna e prosciutto.


OBLIO
Mi capita spesso di oscurare persone su fb perché non ne posso più di trovare i loro post nella home. Ci sono:
– donne sull’orlo del suicidio che condividono tutto il giorno link sulla vita che è un mazzolino di speranze nell’angoscia della notte (© Elio e le storie tese);
– donne che erano sull’orlo del suicidio ma che hanno appena accalappiato un fesso ragazzo e condividono link sull’amore che è un apostolo rosa in mezzo a un gruppo di mujaheddin dell’IS;
– CONDIVIDI!!!! DIFFONDI!!! INCREDIBILE!!!!;
– vegani/animalisti oltranzisti: ho un problema con quelli che sembrano perennemente incazzati con gli altri;
– madonnari/padreppiisti: idem come sopra, ma per il motivo contrario. Ho un problema con quelli che sembrano amare tutti e che ogni giorno postano una foto di Maria che gioca a #escile aprendosi le vesti e mostrando però un cuore enorme. Anche perché li conosco benissimo e so che non amano affatto tutti: come diceva Bukowski, i migliori a odiare sono quelli che predicano amore;
– quelli che al confronto Goebbels sembrerebbe un moderato. Anche se loro precisano che “non hanno nulla contro…”.

A volte mi chiedo invece in quante home restanti io compaia ancora.


SCRITTORI
Philip Roth ha più libri pubblicati che anni sul groppone.
Tanto il Nobel non lo vincerà comunque mai.


SCRITTORI/2
Per comporre un libro di Murakami occorrono:
– qualcuno che sparisce
– un ragazzino
– un adulto
– due donne
– sesso tra le due donne
– qualcosa di fantastico/sovrannaturale/illogico all’improvviso
– qualcuno che muore
fine.


TITOLI
Il titolo di questo post era una nota. Questa nota non era niente perché è stata creata adesso per spiegare il titolo, che era in realtà una nota.


Non è che serva l’Aulin per i dolori del giovane Werther

Avverto una certa stanchezza nello scrivere sul blog.
Più che altro non so cosa scrivere. Non ho ben chiaro di cosa io possa parlare, ammesso che ci sia qualcosa di cui io sia in grado di parlare.

Non è un mistero che io sia abbastanza chiuso e, pur raccontando a volte cose personali – che, tra l’altro, sono una parte molto piccola di tutte le mie cose personali -, non ne trasmetto alcuna componente emotiva.

Ma io non so affatto come si parli delle proprie emozioni.
Non mi è mai stato chiaro come si comunichino e a scuola nessuno me lo ha insegnato.

I temi in classe dal contenuto emotivo venivano da me costantemente evasi. Ho già citato quella volta in cui, in risposta alla traccia Racconta di come è stato chiedere l’aiuto di qualcuno io ho risposto Non ho mai chiesto l’aiuto di nessuno e se l’ho chiesto non me lo ricordo.

Per non parlare di quando la traccia chiedeva di raccontare del rapporto con il proprio padre e io ho narrato di quando mi ha riparato la mia console Atari 2600. Avendo cura, però, di sottolineare che fu fatto con tanto amore.

Come si parla di emozioni?

Prendiamo una ragazza. Una che vi interessa. Se siete donne, fingete di essere amiche di Saffo.

Cosa dovrei dire al riguardo? Come è bello riuscire a captare almeno di sfuggita il profumo dei suoi capelli? Non stiamo parlando dei capelli appena lavati, perché quello è il profumo dello shampoo: è un po’ ridicolo instaurare una corrispondenza di amorosi sensi col Pantene.

Io parlo dei capelli uno-due giorni dopo lo shampoo, che non sono sporchi né sanno di Federica Pellegrini a una sfilata: ovviamente non si tratta di una ragazza che ha appena fatto la maratona di New York, sennò i capelli al massimo ricorderanno l’olio di semi di girasole.

Ecco, chiamatemi feticista, ma il capello uno-due giorni dopo ha un odore particolare. Quello mi piace molto.

E la bocca?
Senza rossetto, perché quello è una maschera. Il labbro non deve essere coperto: voglio coglierne i movimenti al naturale. Prima sottile, poi gonfio, poi teso, poi stretto, poi largo.

Sì, certo: noi maschi siamo più interessati alle grandi labbra, meglio dire le cose come stanno e non essere ipocriti.
Ma i movimenti della bocca non ci sfuggono, comunque.

Il seno è un caso a parte. Ci sono diverse scuole di pensiero che non ho mai frequentato perché sono autodidatta. Negli ultimi anni mi sono soffermato ad analizzare la forma del reggiseno, perché rivela molte cose sulla persona che lo indossa. C’è quello che spinge, quello che costringe, quello che riempie, quello che dà una forma.
Amo la donna che ha bisogno di una forma. Cerca una identità, forse insicura di quella che è in possesso e io, che ho il complesso musicale del supereroe, vorrei tanto infondere sicurezza.

Mi accorgo di essere già sceso in basso.
In tutti i sensi. Purtroppo le distrazioni capitano, anche quando si è intenti a contemplare il viso.

Finisco sempre per dimenticare quanti muscoli facciali abbiamo. Cerco di ricordarmene ogni volta che osservo le espressioni sul volto di una ragazza, anche quelle involontarie. Mi son sentito dire che “faccio paura”, per la mia perspicacia nel cogliere gli stati d’animo.
No no, non voglio millantare doti che non ho. Non ho perspicacia. Ti guardo e colgo le cose perché ti voglio, forse non è ben chiaro.

Fino a qui stiamo parlando di dettagli estetici e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Non ho parlato del culo, ad esempio.
Il culo non è mai da sottovalutare: è come un’opinione, ognuno ha la propria. E, come disse Voltaire, morirei affinché ognuno abbia il proprio culo.

Purtroppo io solo di dettagli estetici posso parlare. Non sono in grado di essere profondo.

Come si fa a descrivere la gelosia quando lei parla, ride, scherza, tocca qualcun altro e nel frattempo voi state pensando Ehi, parla, ridi, scherza, tocca me! e la cosa vi rode come un criceto?

Come si racconta la sofferenza che si prova quando vi dice Ieri sono uscita con Piercarolambo, e voi rimanete zitti, mica potete rispondere Ma che membro virile ci vai a fare con un Piercarolambo?. Magari si offende pure di fronte al vostro taciturnismo, perché si aspettava diceste Ah, sono contento che hai un Piercarolambo, mica si trovano tutti i giorni.

Come descrivere quella sensazione nel petto che si verifica quando ci si sente dire qualcosa che colpisce?
Forse, per dare l’idea, potremmo paragonarla all’effetto che si prova quando si ingerisce del peperoncino. Ma di quello piccante per davvero, non le schifezze da supermercato.

Io, per esempio, sono sensibile a certe cose.

A me una che mi dice che scrive poesie mi fa l’effetto del peperoncino nell’esofago e zone limitrofe. È un cliché? Certo. Il peperoncino è come le poesie: ormai è mainstream. Provate il wasabi, e poi mi direte. Quello vi prende in testa, non nel petto.

Io una volta mi son sentito dire che le donne le prendo di testa.
E certo. Mi chiamano Zidane.

Non è tanto bello. Insomma, non sono mica John Dorian*: ho pure un corpo. Non vorrei sembrare volgare, infatti non è mia intenzione esserlo, ma ci sono tante altre parti con cui prendere una donna.


* Mi riferisco al “Dottor Testa Volante”.


Insomma, come si parla di emozioni?

Fortuna che non ho più temi in classe da scrivere e nessuno me lo chiederà.

Non è che la tua NVIDIA sia la mia GeForce

A volte la gente mi chiede perché io sogni a occhi aperti.
Che domanda.
Perché a occhi chiusi rischierei di andare a sbattere o inciampare.

Stavo riflettendo su ciò mentre passeggiavo, quando una farfalla bianca mi ha attraversato la strada davanti la faccia rischiando di finirmi in bocca, riportandomi alla realtà. Era una cavolata, un lepidottero tipico per la sua balordaggine.

È strano vedere in giro farfalle a novembre. Questo clima fa venire voglia di andare in vacanza. Fortuna che tra una decina di giorni vado a Utrecht, anche se credo sarà difficile trovare un clima adatto a girare come oggi in polo. Sarebbe più logico girare in golf, se non fosse cattivo periodo per la Volkswagen.

Ho perso le foto delle ultime vacanze. Pensavo di averle trasferite sul pc mesi fa, così ho formattato il cellulare tranquillamente.


Speravo di recuperarne un po’ le prestazioni visto che gli Android, forse sognando troppe pecore elettriche, tendono a impigrirsi col tempo.


Mi sono accorto dopo che non ne avevo mai fatto un backup. Ho notato la tendenza in me a sistemare le foto con sempre più maggior pigrizia, sino a non ordinarle affatto più. Una volta mi piaceva smanettarci su Photoshop, ora neanche questo. In quest’epoca in cui tutti scattano ma sono sempre più sedentari e magheggiano coi filtri ma non per fumare, sembra che applicarsi sulla fotografia sia un atteggiarsi a fotografo professionista. E mi dà fastidio essere giudicato un atteggiante.

È come se, giusto per divertimento, volessi cimentarmi in una rabona e qualcuno mi indicasse dicendo: guarda quello, ma chi si crede di essere, Cristiano Ronaldo?


Per i non addetti ai palloni: per rabona si intende colpire la palla incrociando il piede che la colpisce dietro al piede d’appoggio. Cioè, se siete destri, spostate il destro dietro il sinistro – che fa da perno – colpendo il pallone.

Se siete CR7 il gioco vi riesce. Se siete come me, vi autosgambettate.

CR7 che si sgambetta da solo.


 O forse sono io che esaspero l’effetto riflettore.


Per non addetti alle luci: per effetto riflettore si intende il sentirsi continuamente osservati e giudicati per le proprie azioni da parte delle persone estranee.


Com’è come non è, ho contattato la mia ex per chiederle se volesse gentilmente passarmi un po’ di foto perché mi dispiaceva averle perse. In particolare quelle del campo di concentramento di Mauthausen.

Sono due settimane che attendo, perché lei non sa zippare i file.

Ho sempre difficoltà a interagire con persone che non sanno usare le cose basilari di un PC, perché poi ciò genera l’equivoco che io sia invece un grande esperto. Una volta infatti io e lei litigammo perché non ricordo cosa volesse e io dissi di no perché non volevo correre il rischio di fare guai sul suo notebook nuovo.

È sempre difficile inoltre rapportarsi con l’ex.
Lo sa anche Superman, che con l’ex Luthor ha avuto il suo daffare.


Lex Luthor, nota nemesi di Superman.


Dicevo, di fronte a chi ha competenze nulle io sembro Bill Gates. Come dire: in un paese di ciechi chi ha un occhio fa il sindaco.

Purtroppo non sono degno di fare il sindaco, al massimo ho le competenze di un usciere.
E questo per ciò che concerne i software. Non parliamo delle competenze hardware: HP, NVIDIA, Intel: sono solo nomi di cosi che cosano cose all’interno di un coso.

Vado in ansia se qualcuno mi chiede di mettere le mani sul suo pc: fin quando si tratta delle mie macchine, ci smanetto quanto mi pare, perché dei danni ne rispondo a me stesso e, in ogni caso, basta chiedere a Google che ha sempre una soluzione per tutto.

A volte ho l’impressione che per molti Google sia utile solo per cercare i porno, ignorando la quantità di cose che può trovare.

Ad esempio, domani ho una presentazione in PowerPoint.
Le mie diapositive sono sempre graficamente molto curate, vi allego anche dei brevi video introduttivi.


L’ultimo con in sottofondo la sigla di Fringe ebbe successo. Per domani ho utilizzato la sigla di Dr. House, anche se mi trovo pentito di non aver preso quella di Breaking Bad.


Non ci vuole un diploma in computer grafica. Bastano:
– Windows movie maker
– Keepvideo per scaricare video/audio da YouTube
– Cutter Video Online per tagliare i video
– Mp3 Cut Online per tagliare i file audio
– Google Immagini per scaricare foto e icone

Quando spiego questi semplici ingredienti, mi chiedono sempre: “Ma queste cose come le trovi?”.

La prossima volta dirò sul serio “Google non serve solo per i porno”.


A dispetto della premessa del mio post, comunque, anche a occhi aperti vado a sbattere.

La mia casa natìa in due giorni mi ha picchiato 3 volte, accanendosi contro la mia testa: l’ultimo incontro tra la porta di ferro e la mia fronte debbo dire ha lasciato il segno. Con un’altra capocciata magari mi viene la cicatrice di Harry Potter.

WARNING: IMMAGINE IMPRESSIONABILE! NON LA FISSATE O SI SPAVENTA!

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Non è che il calzolaio ti ha truffato perché ti ha fatto le scarpe

Giovedì.
Ore 22 e quel tanto che basta.
Mentre sto rientrando, noto alla fermata dell’autobus vicino casa un paio di scarpe abbandonate.

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Chi li avrà lasciate lì? E perché?

Qualcuna (erano scarpe femminili) che voleva disfarsene? E perché mai lasciarle alla fermata dell’autobus? Forse era un gesto caritatevole, invece di gettarle in un cassonetto le avrà lasciate in un posto di passaggio per permettere a qualcuna che ne avesse bisogno di usufruirne?

E perché mai erano disposte con la destra e la sinistra invertite? Era un messaggio politico? Il fitto si immisterisce.

L’espressione immisterita di Raffaele Fitto.

Com’è come non è, questa mattina, ore 9 e un pizzico di, non c’erano più. Chi le avrà prese? Quali ragioni lo avranno spinto a farlo?

E se fossero state due scarpe dotate di vita propria che se ne stavano andando in giro e ieri sera stavano aspettando l’autobus? Le autorità pubbliche sanno che ci sono scarpe che vanno in giro senza piedi? L’amministrazione comunale cosa fa, dorme o cerca scontrini?

E i bambini? Cosa impareranno, che due scarpe sono liberi di spostarsi? Ma sì, autorizziamo pure che si spostino, magari che possono anche adottare due calzini. Poi lo raccontano a casa e gli adulti si impressionano.

Sono turbato oltre misura. In Spagna direbbero che sono más turbado.


Mi chiedo se sia ancora in voga l’espressione “fare le scarpe a qualcuno” o se sia diventata desueta. La lingua italiana ha un patrimonio così vario di espressioni metaforiche che sarebbe un peccato non tutelarlo. Non vorrei poi che alla fine rimanessimo con un pugno di mosche.


Non è che se sei nella fase R.E.M. tu non possa ascoltare altri gruppi musicali

Noi come persone siamo la somma delle nostre esperienze.

Ogni tanto, però, qualche sottrazione non farebbe male. Lasciamo perdere le divisioni perché ho sempre qualche problema col resto: ciò che resta dopo un’esperienza non corrisponde mai al risultato atteso.

Atteniamoci all’eliminare qualche tassello, rimuovere qualche vecchia traccia sul nastro della memoria.

Oppure anche cancellare sequenze oniriche notturne che durante il giorno si ripropongono come il sapore dei peperoni.

Durante questa settimana per tre notti di fila ho fatto tre sogni particolari, dal contenuto indiano: con-turbante.

Notte 1: ero con la ex, che per descriverla meglio caratterialmente invito a immaginarla come Monica di Friends.


Qualcuno potrebbe dire: “Ah, Monica! Era simpatica!”.
No, Monica non era simpatica. Era petulante, pignola e competitiva. Una donna odiosa.
Io ero simpaticamente affezionato a Phoebe, perché era fricchettona e svampita.


Nel sogno, stavamo litigando.
Ciò è perfettamente aderente a quella che è stata la realtà durante i mesi passati insieme: immaginate di svegliarvi ogni mattina e volervi fare il segno della croce per prepararvi alla prossima possibile tragedia che potrebbe verificarsi durante la giornata, ma essendo passato troppo tempo dall’ultima volta che vi siete fatti il segno della croce non riuscite a far di meglio che grattarvi il sedere sperando che sia un gesto apotropaico.


Conscio dei miei problemi religiosi forse come donna dovrei cercarmi una Miss-credente.


A un certo punto il litigio si placa: lei mi salta addosso, io le metto le mani dove capita e cominciamo a fare quello che facciamo un po’ tutti e che lasciamo regolamentare a uomini che fanno voto di non farlo perché troppo occupati a comprare attici.

Nel compiere tali atti, nella mia mente – la mente del sogno: ma se il sogno è un prodotto della mente, la mente nel sogno è un prodotto del sogno o della mente che sogna la mente? – pensavo che il tutto fosse profondamente sbagliato: ci stavamo giusto insultando poco prima! Eppure siamo andati avanti senza smettere.

Il rammentare tale sogno mi ha profondamente turbato durante la giornata.

Notte 2: Sogno di tornare a casa e trovare nella stanza da letto dei miei genitori la badante dei miei nonni, quella che è fissata col mio sgnakku e mi tende gli agguati.


Non è una metafora oscena: è appassionata di astrologia e in ucraino “segno” si dice “znak” o qualcosa di simile.


L’unica differenza è che aveva le sembianze di Sharon Stone. Non quella attuale, diciamo versione Basic Instinct.
Com’è come non è si finisce a fare le cose già accennate in precedenza.

Il sogno non mi ha turbato ma mi ha lasciato un interrogativo: perché Sharon Stone?

Notte 3: Sto passeggiando con la ex al quadrato (ex ex). E sto pensando (sempre nella mente del sogno) che sia proprio una fortunata combinazione averla incontrata. “Peccato che sia impegnata”, penso.

Poi ho un’illuminazione: lei crede di essere impegnata, in realtà è single ma non lo sa. Per rispetto, però, non glielo farò notare e aspetterò che lo capisca da sola.

Nel frattempo, camminando camminando arriviamo in un supermercato: perché non entrare? È un magnifico posto dove passare il tempo!

A un certo punto tra uno scaffale di sottoli e sottaciuti (perché non nominati) lei dice qualcosa che suona profondamente acido: io ne rimango scosso, chiedendomi quand’è che fosse diventata così sprezzante. Mi allontano, offeso. Poi ci rifletto su e mi dico che una volta tanto non devo rovinare tutto, smettendola di essere permaloso.

Questo sogno mi ha turbato perché non so cosa sia successo dopo.

E anche questo post mi turba perché non so come concluderlo.

Voi non vi sentite mai turbati dai sogni, ammesso che li ricordiate al mattino e non li dimentichiate perché spesso appena suona la sveglia saltate giù dal letto come soldati e ciò equivale a un azzeramento della memoria da quel momento in poi?

Non è che un rugbista possa girovagare senza meta

È il mio ultimo mese di permanenza a Roma.
Per adesso.

Un po’ mi mancherà questa casa che tanti spunti per aneddoti interessanti mi ha fornito. Ultimamente però non ho altre curiosità da raccontare. A parte che la cinese ha passato lo scorso week end a Firenze con un “amico”: il fatto che abbia rimorchiato e sia partita per un w/e mi ha sconvolto.

Poi ho capito che si trattava di un altro cinese che va alla scuola di italiano con lei e la cosa mi è sembrata più normale, così come il fatto che in questi mesi il suo italiano sia addirittura peggiorato: se parla solo con connazionali, non fatico a crederlo.

Coinquilino invece in vista della mia partenza mi ha chiesto aiuto nel reperire un altro inquilino, chiedendo se io potessi sondare nel mio ambiente, perché vorrebbe in casa un altro che si occupa di cooperazione.

Una richiesta un po’ strana: è come se uno dicesse “Voglio affittare casa solo a un assicuratore”, oppure “A uno che progetta impianti termoidraulici” e così via.


Gli ho detto che gli avrei fatto sapere, la classica formula evasiva che uso quando in realtà non farò sapere un bel niente.


Perplesso, comunque, sono uscito per una passeggiata. Poco più in là di casa, degli operai stavano ritinteggiando la segnaletica stradale della fermata dell’autobus. La vernice si asciuga in pochi minuti: uno degli operai, per constatare la cosa, con la suola calpestava le strisce. Ho desiderato in quel momento di farlo anche io: l’operaio mi ha rivolto un’occhiataccia come se mi avesse letto nel pensiero e questa cosa mi ha preoccupato perché a volte ho proprio l’impressione che le persone mi leggano nella mente.

Ho girovagato senza meta.

A un certo punto non so perché sono entrato in un outlet non visibile dalla strada, cui si accede scendendo delle scale. Ero convinto di poter fare qualche affare, perché gli affari migliori li ho sempre fatti quando non avevo intenzione di comprare qualcosa.


O forse è una giustificazione per gli acquisti inutili.


Era una boutique per donne. O forse l’abbigliamento maschile era nascosto in un ripostiglio.


Comincia a infastidirmi questa cosa che nei negozi di abbigliamento i vestiti da donna siano all’ingresso e quelli da uomo o in fondo la sala o al piano superiore o, infine, a quello inferiore.


mara-carfagnaUn commesso che somigliava a Domenico Dolce mi ha guardato scrutandomi come fanno i poliziotti all’aeroporto. Una commessa che somigliava a Mara Carfagna – con il medesimo tipo di cranio che sembra si stia rimpicciolendo causando quella inestetica impressione che gli occhi stiano per uscire dalle orbite mentre forse è solo l’abuso di cocaina a renderli così – non mi ha nemmeno guardato.
Sono andato via.

Deciso a dare una seconda possibilità al mio istinto, sono salito su un autobus a caso. Ho assistito con vivo compatimento al tentativo di un paio di turisti tedeschi di obliterare il biglietto, fino a che non mi sono deciso a dirgli che la macchinetta credo fosse andata in tilt.

Sono sceso a Piazza del Popolo e poco più avanti ho trovato un negozio equo-solidale in cui mi sono infilato, per uscirne con paté al peperoncino e un infuso balsamico che non so quando utilizzerò perché le cose balsamiche mi nauseano. Faccio uno sforzo sovraumano per riuscire a sopportare una Halls, quando capita, nonostante la prenda a causa del naso otturato e la gola in fiamme.

Il proprietario equo-solidale mi ha trattenuto mezz’ora a parlare. Nel negozio c’era in diffusione La isla bonita di Madonna. Lui fa: “Qui dentro siamo rimasti agli anni ’80…”. “Vedo”, dico io, ridendo.

Da qui poi è iniziata una conversazione senza né capo né coda che è partita da un’apologia degli anni ’80, culminata con la visione dello spot del primo Macintosh del 1984 che il proprietario ci ha tenuto a farmi vedere su YouTube (lo spot, non il Macintosh), passando poi per lo spot Superga del 1997 con la musica dei Prodigy, attraversando riflessioni sull’arte come forma di comunicazione figlia del proprio tempo, per finire col proprietario che vuole aprire un outlet dove il vero proprietario – secondo lui – deve sentirsi il consumatore. Nel senso che il cliente entra nel negozio e deve sentirsi a proprio agio, si collega con lo smartphone alla rete del negozio e mette in diffusione la musica che vuole; se poi fa pubblicità al negozio sui social network, ottiene il 20% di sconto.


Ha detto anche altre cose sul suo progetto ma non mi dilungo.


Sono andato via contento di una cordiale chiacchierata ma chiedendomi, ancora una volta, perché io, dall’aspetto così taciturno e perennemente sulle mie, ispiri conversazioni agli sconosciuti.