Non è che nel basket non puoi migliorare molto soltanto perché non puoi fare passi avanti*


* La “violazione di passi” (o più comunemente soltanto “passi”) è tra le violazioni più comuni nel basket: è il movimento di uno o di entrambi i piedi mentre il pallone è trattenuto tra le mani.


Osservando la mia scarpiera (se ne avessi una, perché in realtà le mie scarpe sono sparse tra Casa Romana e Terra Stantìa) si potrebbe dire che io sia un grande sportivo. Ho due paia di scarpe da corsa, un paio di scarpe da calcetto e un paio di scarpe da basket.

In verità sono uno sportivo tarocco, a partire dalle calzature: un paio di quelle da corsa e quelle da basket le ho prese in saldo, le restanti sono cinesate delle cinesate: perché già normalmente le scarpe sono prodotte in Asia, queste qui sono una versione asiatica di quelle fatte in Asia, in pratica un subappalto di mediocrità.

Inoltre con lo sport ho soltanto dei rapporti occasionali, che capitano quando desideri sport ma non hai voglia di impegnarti in una relazione seria con lui.

Constatato ciò, mi sono iscritto due settimane fa a un corso serale da arbitro di pallacanestro, tenuto da un arbitro che sembra un personaggio di Corrado Guzzanti, sia come aspetto fisico che come modo di parlare e fare commenti. Forse è realmente Guzzanti che prova un suo personaggio prima di proporlo in televisione o teatro.

Dopo due lezioni ho capito una prima cosa: l’arbitraggio è un misto tra una danza e un’arte marziale. I movimenti sono decisi e netti come quelli di Steven Seagal che sgomina una banda, ma eleganti e raffinati come Roberto Bolle.


Poi nel caso a fine partita ti volessero menare sarebbe meglio essere più pratico di aikido che di Lago dei cigni.


Alza-abbassa-corri
Fischia-alza-abbassa
Corri-arretra-avanza

E così via. Se sbagli una sequenza è la fine.

E poi c’è la questione del fischio, che deve essere forte, sicuro, incisivo, tagliente. Ah regà, na lama! Na lama!  – Ha urlato al corso Corrado Guzzanti. In poche parole, deve essere un fischio maschio senza raschio.

La domanda che uno potrebbe porsi è perché mai la decisione di fare l’arbitro.

In verità mi trovo in un periodo di cambiamenti, di riflessioni (e di flessioni per mantenere una forma fisica accettabile) e pensieri e quindi niente di meglio di fare un qualcosa che tenga occupati, permetta di fare un po’ di movimento e dia anche modo di lavorare sulla personalità. In pratica è un po’ come fare un corso di yoga però col vantaggio che è gratuito.12042672_10207821329836079_8000376957344191433_n

La superficie di cannucce di bambù sottostante è la tovaglietta che uso per mangiare, gentilmente concessa da Coinquilino in usufrutto.


Mi sono accorto che è il terzo post di fila il cui titolo è introdotto da “Non”. È casuale, ma ora ho deciso di proseguire per questa strada e pubblicare solo post con il “Non”. Spero di riuscirci il più a lungo possibile e non essere vittima dell’ansia da prestazione. Un po’ come quando da bambino impari ad andare in bicicletta da solo: ti riesce finché non ti rendi conto che Ehi! Sto andando in bicicletta da solo! E quindi cadi.


L’esempio della bicicletta è di vita vissuta ma potrebbe non essere esemplificativo abbastanza perché non so come sia stata per gli altri la prima volta sulla bicicletta. Magari è successo soltanto a me, da buon sportivo tarocco.


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31 Pensieri su &Idquo;Non è che nel basket non puoi migliorare molto soltanto perché non puoi fare passi avanti*

  1. In effetti, a volte per migliorare è meglio stare fermi… o persino tornare indietro. Un tizio che si muove con la decisione di Steven Seagal e l’eleganza di Roberto Bolle e in più sembra un Corrado Guzzanti in incognito… beh… sembra un personaggio molto, molto interessante.
    A sproposito: adoro il modo in cui racconti questi frammenti di quotidiano.
    Alexandra

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  2. Ho fatto l’arbitro di basket, una vita fa. Perche’ a un certo punto ti devi arrendere al fatto che sei troppo schiapp^W basso per continuare a giocare.
    Ieri sera ero a vedere una amichevole pre-campionato e ho pensato alla prima partita che m’han fatto arbitrare a me e al mio amico. Inizio’ malissimo, con uno degli allenatori che a un certo punto si avvicino’ a noi e ci disse: “Scusate, quando la palla va fuori, potete per favore fischiare? Cosi’ al tavolo fermano il cronometro”.
    Poi siamo migliorati, e tutto sommato l’esperienza e’ stata piacevole, oltre a permettermi di pagare birra e sigarette quando ero al liceo. Si, perche’ quando arbitri -qualsiasi partita tu arbitri- ti “pagano”. Una miseria, pero’ cicche e pinte ci rientrano.
    In bocca al lupo, e fischia sereno 🙂

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  3. E’ una grandissima idea! Io sono figlia di un arbitro di calcio e avrei la curiosità – ma non la voglia – di capire alla perfezione le regole del basket…quindi questa tua nuova attività riassume parte della mia vita… ahahah 😀

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    • Immagino ti abbiano tormentato con cose tipo “ehi, ma tua padre è un tipo rigoroso?”, oppure “ehi ma gli dici Pa’ fammi un fischio se ti serve qualcosa?”. Pensa invece per gran parte della mia vita mi veniva voglia di fare cose ma senza curiosità. Cioè nel senso la curiosità è quella cosa che ti spinge ad apprendere, se non c’è quella non puoi andare avanti. Io invece volevo fare tutto e subito, quindi non avevo la curiosità di imparare. Quindi non imparavo niente.

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      • No, l’unica cosa è che non mi portava mai a vedere le sue partite… ci sono stata solo una volta è mi ha ordinato di stare in silenzio. Avrei potuto rischiare la vita… ahaha
        Prima o poi dovrò soddisfare la mia curiosità e comprarmi un libro tipo quello della tua foto.

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        • Non si compra, a me l’hanno dato gratuitamente al corso ma credo se uno ne fa richiesta glielo possano fornire. Oppure online sul sito della federazione c’è il pdf completo, non sono poi tantissime pagine, credo quello del calcio sia più lungo

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  4. Il mio fischio preferito, visto dall’ottica del giocatore, è quello dello sfondamento in attacco. A prescindere dalla facile ironia sessual-sportiva riguardo il nome, mi fa impazzire la teatralità del gesto dell’arbitro. Poesia in movimento.

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  5. “Cazzo, Gin, sei un genio!”
    È il primo pensiero che ho fatto leggendo.
    No ok, il secondo. Il primo non lo posso dire. Però bello. Bello da morire il basket, bello da morire andare alle partite locali con gli arbitri come te che mi chiedo sempre come facciano a correre da una parte all’altra. Mi hanno detto che per arbitrare in due il corso è diverso invece.
    Prima o poi verrò a vederti arbitrare.

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Si accettano miagolii

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