Non puoi giocarti in borsa la tua buona azione quotidiana

Ogni volta che do indicazioni a un turista straniero sento di aver fatto una buona azione. Perché ho riconosciuto negli occhi del visitatore lo sgomento per l’inusitato (per lui) caos urbano delle nostre grandi città – vale per i turisti nordici, chi vive sul nostro stesso parallelo o al di sotto sembra a proprio agio – unito al senso di smarrimento dovuto alla perdita di orientamento.

A questo aggiungo la confusione che le indicazioni date dagli autoctoni a volte generano, anche se non ne comprendo bene il motivo. Insomma, se mi dicono “devi annà de qua” io lo capisco, non mi è chiaro perché risulti difficile per un turista: de qua è destra, de la è sinistra (credo). Semplice, no?

Una buona azione è anche una buona parola spesa al momento giusto. Questa sera ho rivolto un commento positivo a una persona e questa mi ha ringraziato dicendo: fa sempre piacere ricevere opinioni positive sul proprio conto.

Al di là del premio G.a.C. per l’ovvietà della risposta, è indubbio che noi esseri umani abbiamo un’autostima che funziona anche grazie ai giudizi esterni.

Eppure ho l’impressione di vivere in un mondo aggressivo, direi homo homini lupus se avessi degli Hobbes nel tempo libero. È una questione Spinoza. Siamo sempre pronti a dare addosso al prossimo, al remoto e, soprattutto, all’imperfetto perché non tolleriamo i difetti altrui.

In periodi di malessere sociale-politico-economico, inoltre, cresce il disagio dell’individuo. Tale disagio si esplicita in attacchi rivolti all’esterno.

Non voglio partire con un pippone, cito soltanto una cosa che mi ha fatto sorridere per la sua assurdità. Al Comune, da Padre, la settimana scorsa si è presentato un tizio chiedendo di firmare “contro la legge del gender”. In 5 parole ci sono credo almeno tre errori: 1) non si firma contro una legge, si raccolgono firme affinché si tenga il referendum abrogativo; 2) non esiste alcuna “legge del gender”; 3) non esiste alcuna ideologia gender contro la quale si deve combattere. Ma che gender c’è in giro?

Al di là del singolo esempio, una persona che si prende il disturbo, senza informarsi, senza conoscere, di attaccare qualcuno o qualcosa, per me ha un ingiustificato comportamento aggressivo.


Ripenso alla madre del mio alunno prodigio che senza ascoltare i desideri o le volontà del figlio lo derideva perché voleva studiare lingue.


Se non siete d’accordo con me non vi dirò nulla, anzi vi accoglierò con cordialità a braccia aperte. Ho passato anni della mia adolescenza in vacanza in Umbria, quindi mi sento anch’io un po’ gender de Fuligno, pacifico e amabile cuscì.

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33 Pensieri su &Idquo;Non puoi giocarti in borsa la tua buona azione quotidiana

  1. Ma ste vacanze in Umbria non le fai più? No perché incontrare il mio micio preferito non mi dispiacerebbe….
    Comunque mi hai fatto ripensare alla bellissima indicazione data a un signore tedesco che cercava il mercato coperto di Perugia: “On this way….on wright….on the arch!” (come caspio si scrive arch non lo so). Perché il mio inglese è bellissimo e poco poco imbarazzante!
    Però il tedesco mi ha ringraziato e ha trovato la strada al primo colpo (lo osservavo da lontano)!

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    • Non c’entra nulla ma mi hai fatto ricordare quando un mio amico all’estero a un bistrot chiamò il cameriere dicendo “the count, please”. Credo sia inutile dire cosa volesse chiedere 😀

      In Umbria non ci vengo dal 2009 e confesso mi manca. Il fatto è che è sempre rimasta legata a vacanza con Padre e Madre, tant’è che loro continuano ad andarci. Però ci debbo tornare, è una regione bellissima e mi piace la gente che c’è, c’hanno la simpatia dei toscani secondo me ma la discrezione di un popolo settentrionale.

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  2. Io ancora mi perdo pure se devo andare da casa alla scuola dei figli. 🙂
    Ho sempre pensato che chi dà addosso al prossimo (e al remoto, e ancor più all’imperfetto) è necessariamente qualcuno che sta (molto) male con se stesso e non l’ammetterebbe mai. Quella è la sensazione, almeno…

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  3. Io, per non saper leggere né scrivere (cosa che non so fare, ecco perché la pratica mi riesce sempre molto bene), li mando tutti in stazione o avanti.
    O, come diciamo noi, “immer-gerade-aus” (letto veloce e tutto vicino)

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  4. Bella Foligno, un pò spoglia rispetto a Perugia… C’ha n’accademia…
    Mo che mi ci fai pensare quando arrivai a Perugia per un concorso andai da un tassì per farmi accompagnare a Foligno.
    Gli chiesi di sbrigarsi che dovevo essere puntuale…
    All’andata mi accompagnò in mezz’ora. Al ritorno ci mise cinque minuti…

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Si accettano miagolii

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