Non è che al contadino tu possa chiedere di donare il seme

Questo post tratta argomenti che potrebbero urtare la sensibilità. Si chiede quindi di spostare la sensibilità dove non ingombra.


Ignaro di tutto, oggi sono tornato a casa e ho scoperto che tutta Italia (più o meno) sta discutendo (più o meno) della discutibile (altrimenti non ne discuterebbe, no?!) campagna del Ministero della Salute a incentivo della fertilità, con tanto di supporto al “Fertility Day”.

Avrei preferito continuare a ignorare, ma poi mi sono chiesto quanti “Day” ci siano ormai in circolazione, al punto che vorrei proclamare un Mayday per chiedere aiuto.


Mayday è l’espressione con la quale su un aereo o su una imbarcazione si chiede assistenza via radio. È molto nota per il suo utilizzo nei film come richiesta inutile, perché tanto non risponde mai nessuno e alla fine ci deve pensare sempre un tizio che passava di lì per caso che molto spesso trattasi di Chuck Norris o Steven Seagal o qualcuno appartenente alla stessa scuola.


In secondo luogo, come si svolge un Fertility Day? Ci saranno gazebo di raccolta donazioni? Sessioni di inseminazione di gruppo? Dimostrazioni dal vivo? Bisogna renderlo noto a chi è interessato a partecipare.

Mi rendo conto sia facile mettersi a fare battute scontate e squallide.
In realtà, il mio vuol essere un incentivo per il Ministero. Dinanzi alle proteste, perché forse il messaggio che si voleva lanciare è arrivato un po’ distorto grazie a slogan che lasciano alquanto perplessi, potrebbe esser facile la tentazione di far marcia indietro o correggere il tiro.

Niente di più sbagliato. È una ammissione di colpa.
Solo gli stupidi non ammettono di aver sbagliato.
Per questo il Ministero deve andare avanti per la propria strada. Una volta che l’hai fatta fuori dal vaso, continua! Magari riesci a convincere la gente di averla sempre fatta nel modo sbagliato e che si deve farla fuori dal vaso!

E quindi avrei pensato a nuovi slogan più aggressivi per proseguire nella campagna di marketing pro fertilità.

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Testimonial Lino Banfi: chi meglio dell’autoinsignito del titolo di Nonno d’Italia può rappresentare l’idea di famiglia?

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Poi vi par bello mandare in giro una donna coi capelli così?

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Una simpatica idea per Carnevale!

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Basta con la storia che “Lo Scisma è mio e me lo gestisco io”!


Vorrei comunque sapere a quale team di stagisti laureandi in Scienze della Comunicazione hanno affidato una simile campagna.


Non ho nulla contro gli stagisti di Scienze della Comunicazione, anzi ho degli amici stagisti di Scienze della Comunicazione e sono brave persone, soltanto che hanno fatto scelte di vita discutibili.


 

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Non è che nel basket non puoi migliorare molto soltanto perché non puoi fare passi avanti*


* La “violazione di passi” (o più comunemente soltanto “passi”) è tra le violazioni più comuni nel basket: è il movimento di uno o di entrambi i piedi mentre il pallone è trattenuto tra le mani.


Osservando la mia scarpiera (se ne avessi una, perché in realtà le mie scarpe sono sparse tra Casa Romana e Terra Stantìa) si potrebbe dire che io sia un grande sportivo. Ho due paia di scarpe da corsa, un paio di scarpe da calcetto e un paio di scarpe da basket.

In verità sono uno sportivo tarocco, a partire dalle calzature: un paio di quelle da corsa e quelle da basket le ho prese in saldo, le restanti sono cinesate delle cinesate: perché già normalmente le scarpe sono prodotte in Asia, queste qui sono una versione asiatica di quelle fatte in Asia, in pratica un subappalto di mediocrità.

Inoltre con lo sport ho soltanto dei rapporti occasionali, che capitano quando desideri sport ma non hai voglia di impegnarti in una relazione seria con lui.

Constatato ciò, mi sono iscritto due settimane fa a un corso serale da arbitro di pallacanestro, tenuto da un arbitro che sembra un personaggio di Corrado Guzzanti, sia come aspetto fisico che come modo di parlare e fare commenti. Forse è realmente Guzzanti che prova un suo personaggio prima di proporlo in televisione o teatro.

Dopo due lezioni ho capito una prima cosa: l’arbitraggio è un misto tra una danza e un’arte marziale. I movimenti sono decisi e netti come quelli di Steven Seagal che sgomina una banda, ma eleganti e raffinati come Roberto Bolle.


Poi nel caso a fine partita ti volessero menare sarebbe meglio essere più pratico di aikido che di Lago dei cigni.


Alza-abbassa-corri
Fischia-alza-abbassa
Corri-arretra-avanza

E così via. Se sbagli una sequenza è la fine.

E poi c’è la questione del fischio, che deve essere forte, sicuro, incisivo, tagliente. Ah regà, na lama! Na lama!  – Ha urlato al corso Corrado Guzzanti. In poche parole, deve essere un fischio maschio senza raschio.

La domanda che uno potrebbe porsi è perché mai la decisione di fare l’arbitro.

In verità mi trovo in un periodo di cambiamenti, di riflessioni (e di flessioni per mantenere una forma fisica accettabile) e pensieri e quindi niente di meglio di fare un qualcosa che tenga occupati, permetta di fare un po’ di movimento e dia anche modo di lavorare sulla personalità. In pratica è un po’ come fare un corso di yoga però col vantaggio che è gratuito.12042672_10207821329836079_8000376957344191433_n

La superficie di cannucce di bambù sottostante è la tovaglietta che uso per mangiare, gentilmente concessa da Coinquilino in usufrutto.


Mi sono accorto che è il terzo post di fila il cui titolo è introdotto da “Non”. È casuale, ma ora ho deciso di proseguire per questa strada e pubblicare solo post con il “Non”. Spero di riuscirci il più a lungo possibile e non essere vittima dell’ansia da prestazione. Un po’ come quando da bambino impari ad andare in bicicletta da solo: ti riesce finché non ti rendi conto che Ehi! Sto andando in bicicletta da solo! E quindi cadi.


L’esempio della bicicletta è di vita vissuta ma potrebbe non essere esemplificativo abbastanza perché non so come sia stata per gli altri la prima volta sulla bicicletta. Magari è successo soltanto a me, da buon sportivo tarocco.