L’apostata del cuore 22/06/2017

Nuova settimana, nuove turbe sentimentali. Ma no panic! Gintoki cura tutto o al massimo dà la colpa ai poteri forti.

Ancora dei distrattoni mandano le loro richieste di aiuto su altri siti e mi tocca andare a recuperarle, ma l’indirizzo ufficiale è solo questo: lapostatadelcuore@outlook.it! Per favore Signor Enlarge Your Penis, la smetta di scrivermi! Le risponderò appena possibile.


Spett.le Gintoki,
prendo questo appuntamento con Lei perché oggi sento diverse lame nel cuore. Sento questo sconsigliabile clang clang che accompagnandomi ovunque mi distrae e istupidisce come devono sentirsi quei gatti d’appartamento con un campanellino al collo (ha presente?). Non ho una vera e propria questione d’amore da sottoporle. O meglio, la questione sono io. Sentimentalmente non posso lamentami, ma ovunque mi volti a guardare accumulo altra ferraglia in petto. Lei ha qualche rimedio per fregarsene di tutto e magari essere un po’ egoisti e non attirare persone str…(ci siamo capiti)?
Puccio Biscotto, Cascina di Bagascia (FI)

Caro Puccio,
è indubbiamente un uomo dal fascino magnetico. Le consiglio di stare lontano dalle bussole e dagli hard disk. Smetta di lavarsi le ascelle e non attirerà più persone.

Caro Gintoki, da un paio di anni convivo con una ragazza che amo molto, ma non ho ancora fatto con lei un ufficiale “ingresso in società” come coppia lesbica. Ora mia sorella si sposa, e per non urtare la sensibilità dei miei parenti non ha invitato la mia compagna. Io non voglio guastare il matrimonio a nessuno, ma nemmeno far sentire la mia compagna come se fosse una clandestina.
Chiara Iperidrosi, Altolà Sudore (MO)

Cara Chiara,
le cerimonie dei matrimoni altrui sono una gran rottura di palle. Anche la propria, in alcuni casi. Se sei proprio certa di voler sottoporre la tua compagna a tale tortura, fa’ circolare prima del matrimonio mirate maldicenze sul parentado (tipo quella storia di zio Franco e il cavatappi o la strana abitudine della cugina Ermengarda coi suoi formichieri da passeggio) dimodoché avranno tutti altro cui pensare.

Tovarish Gin, sono un militante di un partito di sinistra radicata (da quando ci hanno piantato tutti) ispirato dal pensiero guida del compagno combattente masochista Tafazzi. Mi son sempre reputato “fedele alla linea” fino al giorno in cui non ho saputo resistere alle tentazioni e al fascino di una esponente della destra col braccio alzato. A letto è stato un crescendo di fuochi d’artificio – in cui senza falsa modestia lei è rimasta stregata dal mio “manganello” – e io mi trovo ad ammettere che me ne sono perdutamente innamorato. Lei questo lo sa e ora pretende da me varie “prove” che trovo francamente degradanti per le mie idee. Ora chiede che al momento del culmine del piacere gridi «Eja Eja Alalà!». Vuole anche che io la porti in pellegrinaggio a Predappio e sinceramente non so che accoglienza aspettarmi…Non trovi assurda questa storia? Che dovrei fare?
Desiderio di Gnocca, Porto Fregna (ME)

Caro Desiderio,
perché assurda? L’alchimia di una coppia si basa sullo scambio e la condivisione. Tu hai condiviso il tuo manganello con la tua fiamma (tricolore), lei e i suoi amici condivideranno con te il loro. Auguri e figli Razzi.

Caro Gintoki,
l’altra sera cercavo sul PC un po’ di possibili mete per le vacanze. Ho aperto per puro caso la cronologia e…l’amara scoperta: una lista di siti pornografici. L’altra persona che vive con me è mio marito. Sono rimasta decisamente scossa, amareggiata e delusa. Non riesco più a guardarlo con gli stessi occhi di prima e non so se sia il caso di affrontare con lui l’argomento o tacere e far finta di nulla.
Vera Minchiona – Vattela a Piàndere (Roma)

Vera, sono sconvolto anche io. Tuo marito non cancella la cronologia?!

Ore 19, ritorno a casa, routine quotidiana, traffico, le vecchie scale condominiali col solito puzzo di umanità. Incrocio una ragazza. Sui 25, carina, ha un che di grazioso. La guardo negli occhi e lei per un attimo ricambia lo sguardo. Dopo averla superata, mentre continuavo a salire sono stato colto da una sensazione di mancanza di respiro. Ho iniziato a sudare freddo e avvertivo un peso opprimente al petto.
È questo quello che chiamano “colpo di fulmine”?
Forte Stringilo, Poveraccio Veronese (VR)

Caro Forte,
credo fosse un mezzo infarto. Io mi rivolgerei subito al popolo del web per un sondaggio sul come curarmi.

Gintoki, aiutami a capirci qualcosa perché io ci sbatto la testa. A Londra vado a un party e mi presentano uno stilista. La sera dopo lo rincontro a un altro party cui mi ero imbucata (sapevo che lui ci sarebbe stato): facciamo amicizia, parliamo, beviamo, ci confidiamo, mi dice che è gay, fumiamo una sigaretta, ci baciamo, ci tocchiamo e finiamo a letto. Afferma una vaghissima attrazione per le donne, ma è gay, ha un compagno con cui convive e che ama. Al mio ritorno non riesco a togliermelo dalla testa. Sono distratta al lavoro, la sera il crossfit e gli allenamenti non scacciano i pensieri. Lo cerco su facebook, trovo il numero del suo atelier su internet. Telefono per dirgli almeno Ciao, ma mi risponde un segretario che mi fa sapere che non c’è e starà via parecchi giorni. Mi faccio dare con mille suppliche il suo numero di cellulare, fingo una questione di vita o di morte, non resisto, lo cerco. Mi risponde la voce di un maschio adolescente. Mi presento, chiedo di poter parlare con lui. Il ragazzo mi fa: “no, papà è uscito con mamma, ha dimenticato il telefonino a casa…”. Non capisco. Si è finto gay solo per aver modo di liberarsi di me?!
Mina Vagante, Botte di Grappa (VI)

Cara Mina,
chiunque fingerebbe qualsiasi cosa di fronte a una stalker rompicoglioni. Io comunque non salterei a conclusioni. 
Magari è realmente gay e tu hai esagerato con gli steroidi in palestra.

Ciao Gin,
vado in vacanza ad ottobre scorso in un villaggio. Lui era il capo, lì. Bel tipo, molto in gamba e sveglissimo. Ci siamo guardati, ma la mia serietà mi ha impedito di avvicinarmi a lui. Lui per professionalità non l’ha fatto. Il giorno della partenza ci siamo solo salutati, ma ho visto il suo sguardo e ho capito. Tornata a casa gli ho scritto su Messenger. Lui ha capito subito chi ero e, da ottobre a oggi ogni giorno messaggi, foto, video, amore, tesoro mio
Io già a gennaio ero persa, lui non lo so. Sta di fatto che ogni giorno io gli scrivevo e lui ogni giorno rispondeva. Sempre. Con termini pesanti, almeno per me: “amore mio..ti vorrei baciare..vieni qui
Non abbiamo avuto possibilità di vederci, avevamo organizzato per i primi di aprile, ma è dovuto ripartire per l’altra parte del mondo. Lui era triste ma mi ha detto che non poteva rifiutare. I messaggi quasi quotidiani non si sono interrotti in realtà fino a ieri: gli ho detto che lo aspetterò fino a settembre, ma non lo so.
Oramai è partito da due mesi e ultimamente sono solo io a scrivergli. Lui mi risponde sbrigativamente, pero’ di sua iniziativa non fa nulla. Vorrei mi dicesse “appena torno in Italia ci vediamo” ma non lo dice. E se io gli dico qualcosa di concreto, lui non risponde. Mi sembra d’impazzire.
Diotima Ledica, Gewurztraminer (BZ)

Cara Diotima,
anche a me è bastato uno sguardo alla tua lettera per capire tutto. Ma la mia serietà e professionalità mi impediscono di darti della mentecatta: quindi fallo tu allo specchio.

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Non è che Babbo Natale sia un maniaco se ti mostra il pacco

In questi giorni nell’industriosa Pannonia è in corso il festival del kürtőskalács, detto anche dolce a camino, detto anche torta a camino, detto anche dolce arrotolato su uno spiedo, detto anche dolce fallico.

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Non so se mi spiedo

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Ode al kürtőskalács

In tema di richiami fallici, combinazione ha voluto che, al ritorno, mentre ero in metro in piedi, mi è sembrato che una signora seduta davanti a me mi stesse guardando. Lì.

Avevo dei pantaloni stretti che facevano un po’ di bozzo da quelle parti. Non mi vanto di dotazioni elefantiache: la camicia e la canottiera della salute gonfiano. Il resto poi è mancia.

È stata un’impressione fugace ma ho davvero sospettato che avesse guardato il pacco. Sono sceso dal vagone imbarazzato e con un senso di intimità violata. Mi sono sentito in colpa per il mio esibizionismo e per aver indossato dei simili jeans.

Una volta a casa, mentre sbattevo un uovo constatando che, nonostante la mia ambidestria, non mi riesce di sbatterlo con la sinistra ma solo con la destra – anni di allenamento adolescenziale indirizzati allo scuotimento, probabilmente – ho ripensato all’accaduto con un senso di irritazione.

Dovrei sentirmi in colpa per il fatto di avere un pacco?
Il fatto di avere un pacco autorizzava la signora a guardarmelo?
Non siamo in un’epoca in cui un uomo può vestire come gli pare?
La signora era forse una “morta di pacco” e non sa far altro che andare in giro a sbavare?

E quindi ho deciso che noi uomini dobbiamo sentirci fieri della nostra pacchità nonostante gli sguardi imbarazzanti altrui.

Non è ghe se non ho nulla da dire poi mi bloggo/Non è che il pescatore non abbia dei polpi da maestro

Leggo più blog di quanti io ne commenti o lasci un mi piace. Ognuno parla di sé in un modo: chi si racconta molto, chi poco, chi per niente, chi crede di non dire nulla e dice molto.

Io considero il blog come un diario e, quindi, racconto di me. Sono il tipo che può costruire un intero post sul fatto che è entrato in un Caffè. Ma non dirò che sono entrato in un Caffè, ma che sono entrato in un Caffè e ho fatto Splash!.

Perché questo è  il modo in cui io vedo la realtà: cioè io realmente quando entro in un Caffè penso Ehi, ho fatto Splash!.


A scanso di equivoci, so anche essere normale. Non penso cose deliranti tutto il giorno. Va bene che la stramberia oggi è cool, ma a tutto c’è un limite.


Anche se forse è passata di moda. Oggi è figo dire di avere l’ansia. Da ansioso chiedo: cosa ha di bello l’ansia? Perché forse non l’ho mai guardata con occhi giusti.


Non racconto proprio tutto tutto. Ad esempio, non scrivo di quante volte mi metto le dita nel naso al giorno.


E Dita von Teese le metterà le dita nel naso? Quindi sarebbe dita al quadrato (le dita di Dita)?


Non per pudore (non avrei problemi a dirvelo se me lo ricordassi), ma perché rientra in quelle cose di poco interesse perché facciamo tutti ma che fingiamo di ignorare. Un po’ come voi donne fingete di ignorare le cose ignobili che fanno i vostri uomini.


Sapete a che mi riferisco. Tipo che stanno sempre a grattarsi tra le gambe. Che io ho una mia teoria: non è per scarsa igiene (spero) o per indumenti scomodi (la grattata non va confusa con la sistematina, dovuta al fatto che le cose spesso non stanno ferme e, un po’ come un politico trasformista, possono passare da destra a sinistra al centro con facilità). È semplicemente come per gli animali che si strusciano sulle cose per spandere il proprio odore. Secondo me grattarsi lì sotto serve a liberare degli ormoni nell’aria. Tant’è che dopo l’uomo si annusa la mano, con vivo compiacimento.


A prescindere da quel che racconto, non vi sto comunque dicendo nulla.
È come mostrare una fotografia che mi ritrae a cavalluccio su un dondolo. Non è che la fotografia dopo non sarà più mia una volta che qualcuno l’ha vista oppure che qualcuno possa ricavare un’idea di me aderente alla realtà soltanto per quella foto. Lo stesso dicasi per il condividere un’idea, un pensiero, un ricordo o un’esperienza.

Lasciare tracce di sè è come distribuire delle molliche agli uccelli. Potrà il piccione ricostruire la forma del pane dalla singola briciola che ha ingerito? Tanto di becco se ci riesce, portatemelo questo volatile che poi mi ci scatto un selfie perchè oggi se non mi scatto non esisto.

Tutto questo preambolo (la conclusione sarà molto più breve, garantisco) è per dire che se questo vale per un blog, varrà anche per la vita reale. Le persone possono realmente conoscersi l’una con l’altra?

Ogni giorno interagiamo in contesti diversi e con persone diverse.
Il mio me stesso al lavoro, il mio me stesso a casa, il mio me stesso col partner, il mio me stesso in fila alla posta. Tutti questi noi stessi che lasciamo in giro come peli di gatto siamo noi stessi?

Vorrei conoscere il vostro pensiero.


Minchia, come ti è venuto questo pippone?
Semplicemente parlando di tentacle porn giapponese con la CR.
Dopo mi son chiesto che cosa poi potesse pensare lei: che sono uno dedito alla visione di tentacle porn? Avrò fatto una faccia sufficientemente disgustata mentre lei cercava esempi su Google immagini per dissuaderla dal pensare una cosa simile?
E poi ho pensato: me ne importa realmente qualcosa dell’immagine che possa formarsi in lei di me?


Siamo finiti a parlare di ciò discutendo di come i giapponesi siano repressi sessualmente ma, in contrasto, grandi pervertiti e dove l’industria del porno è sviluppatissima.
Un esempio è avere sviluppato tutto un filone pornografico sul porno coi tentacoli, partendo come fonte ispiratrice dalla famosa stampa di Hokusai Dream of the Fisherman’s wife.

Lei si è mostrata molto interessata e ha subito voluto cercare su internet esempi.


Siamo finiti a parlare di sessualità giapponese parlando di convenzioni sociali e morale pubblica, facendo considerazioni su come all’estero ti guardino male per determinate azioni, tipo non stare dal lato giusto della scala mobile ecc.


Non è che il calzolaio ti ha truffato perché ti ha fatto le scarpe

Giovedì.
Ore 22 e quel tanto che basta.
Mentre sto rientrando, noto alla fermata dell’autobus vicino casa un paio di scarpe abbandonate.

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Chi li avrà lasciate lì? E perché?

Qualcuna (erano scarpe femminili) che voleva disfarsene? E perché mai lasciarle alla fermata dell’autobus? Forse era un gesto caritatevole, invece di gettarle in un cassonetto le avrà lasciate in un posto di passaggio per permettere a qualcuna che ne avesse bisogno di usufruirne?

E perché mai erano disposte con la destra e la sinistra invertite? Era un messaggio politico? Il fitto si immisterisce.

L’espressione immisterita di Raffaele Fitto.

Com’è come non è, questa mattina, ore 9 e un pizzico di, non c’erano più. Chi le avrà prese? Quali ragioni lo avranno spinto a farlo?

E se fossero state due scarpe dotate di vita propria che se ne stavano andando in giro e ieri sera stavano aspettando l’autobus? Le autorità pubbliche sanno che ci sono scarpe che vanno in giro senza piedi? L’amministrazione comunale cosa fa, dorme o cerca scontrini?

E i bambini? Cosa impareranno, che due scarpe sono liberi di spostarsi? Ma sì, autorizziamo pure che si spostino, magari che possono anche adottare due calzini. Poi lo raccontano a casa e gli adulti si impressionano.

Sono turbato oltre misura. In Spagna direbbero che sono más turbado.


Mi chiedo se sia ancora in voga l’espressione “fare le scarpe a qualcuno” o se sia diventata desueta. La lingua italiana ha un patrimonio così vario di espressioni metaforiche che sarebbe un peccato non tutelarlo. Non vorrei poi che alla fine rimanessimo con un pugno di mosche.


Non puoi giocarti in borsa la tua buona azione quotidiana

Ogni volta che do indicazioni a un turista straniero sento di aver fatto una buona azione. Perché ho riconosciuto negli occhi del visitatore lo sgomento per l’inusitato (per lui) caos urbano delle nostre grandi città – vale per i turisti nordici, chi vive sul nostro stesso parallelo o al di sotto sembra a proprio agio – unito al senso di smarrimento dovuto alla perdita di orientamento.

A questo aggiungo la confusione che le indicazioni date dagli autoctoni a volte generano, anche se non ne comprendo bene il motivo. Insomma, se mi dicono “devi annà de qua” io lo capisco, non mi è chiaro perché risulti difficile per un turista: de qua è destra, de la è sinistra (credo). Semplice, no?

Una buona azione è anche una buona parola spesa al momento giusto. Questa sera ho rivolto un commento positivo a una persona e questa mi ha ringraziato dicendo: fa sempre piacere ricevere opinioni positive sul proprio conto.

Al di là del premio G.a.C. per l’ovvietà della risposta, è indubbio che noi esseri umani abbiamo un’autostima che funziona anche grazie ai giudizi esterni.

Eppure ho l’impressione di vivere in un mondo aggressivo, direi homo homini lupus se avessi degli Hobbes nel tempo libero. È una questione Spinoza. Siamo sempre pronti a dare addosso al prossimo, al remoto e, soprattutto, all’imperfetto perché non tolleriamo i difetti altrui.

In periodi di malessere sociale-politico-economico, inoltre, cresce il disagio dell’individuo. Tale disagio si esplicita in attacchi rivolti all’esterno.

Non voglio partire con un pippone, cito soltanto una cosa che mi ha fatto sorridere per la sua assurdità. Al Comune, da Padre, la settimana scorsa si è presentato un tizio chiedendo di firmare “contro la legge del gender”. In 5 parole ci sono credo almeno tre errori: 1) non si firma contro una legge, si raccolgono firme affinché si tenga il referendum abrogativo; 2) non esiste alcuna “legge del gender”; 3) non esiste alcuna ideologia gender contro la quale si deve combattere. Ma che gender c’è in giro?

Al di là del singolo esempio, una persona che si prende il disturbo, senza informarsi, senza conoscere, di attaccare qualcuno o qualcosa, per me ha un ingiustificato comportamento aggressivo.


Ripenso alla madre del mio alunno prodigio che senza ascoltare i desideri o le volontà del figlio lo derideva perché voleva studiare lingue.


Se non siete d’accordo con me non vi dirò nulla, anzi vi accoglierò con cordialità a braccia aperte. Ho passato anni della mia adolescenza in vacanza in Umbria, quindi mi sento anch’io un po’ gender de Fuligno, pacifico e amabile cuscì.

Anche se fai il parrucchiere non è detto tu ci sappia fare con la frizione

Salve, sono Gintoki.
Forse vi ricorderete di me per post come “Il tifo è una brutta malattia“, oppure “Studio culturale sul popolo delle trentenni“, o ancora “Animali da concerto“.

Oggi prenderemo in esame una specie diffusa in qualunque parte del globo: l’automobilista.

Esistono diversi generi di automobilista, ognuna con caratteristiche diverse.

Il cappellaio matto – Tutti ne incontrano uno, prima o poi. Il motivo per cui un individuo senta il bisogno di tenere il cappello in testa anche all’interno del veicolo, è ignoto. Pare che alcune persone ingiuste e tendenziose dicano che un simile guidatore sia un imbranato: ebbene, è sbagliato. Non sono ingiuste e tendenziose. L’uomo col cappello è una fonte di perdite di tempo incommensurabili. Con la sua 127 color verde carroarmato dell’Unione Sovietica viaggia veloce quanto un piccione che accelera il passo. Come il tonno, è insuperabile: guida a centrostrada rendendo impossibile il sorpasso. Dopo aver svoltato, dimentica immancabilmente la freccia inserita. Attenzione alla combo: uomo col cappello + donna col cappello di fianco: ne sono stati avvistati esemplari sulle strade.

Il finto distratto – Quello che da lontano vede una colonna di auto e, con molta nonchalance, le sorpassa tutte fingendo di dover andare a sinistra/destra. Poi, con l’aria di chi casca dal pero, mette la freccia per rientrare avanti perché, oh cielo, si è accorto di essersi sbagliato.

Il segugio – Il segugio è colui che quando ha un’altra auto davanti sente l’irrefrenabile bisogno di stargli addosso, come a volergli annusare il sedere. È ancora ignoto il motivo di tale comportamento: è possibile che il guidatore-cane riconosca le altre vetture non a vista ma dal tubo di scappamento. L’ipotesi non è ancora confermata.

Vittorio Sgarbi – Guidare lo rende leggermente nervoso, tanto da costringerlo a proferire improperi e contumelie verso gli altri automobilisti a ogni minimo fastidio. Quando qualcuno sente ciò che dice e ferma l’auto minacciando di scendere, lui sgomma via più veloce di Speedy Gonzales.

Il maldestro (e anche malsinistro) – Gli dicono di girare a destra e lui svolta a sinistra, accende i fari e partono i tergicristalli, mette la retro e l’auto parte in quarta. Chiede comprensione perché non guida molto: ha la patente soltanto da 20 anni.

Il suonatore Jones – Quello che il resto del mondo chiama rottura di palle, lui la definisce sinfonia, diceva Lao Tse. Il suonatore è evidente che ami la musica proveniente dal proprio clacson (altrimenti non lo userebbe così spesso) e, da musicista professionale quale è, si tiene in allenamento pigiando il pulsante più volte al giorno per non perdere il ritmo. Per avvistare un suonatore Jones in azione, basterà appostarsi a un semaforo. Ce ne sarà sicuramente uno annidato nel branco. Tu che lo suoni, che cosa ascolti di migliore?

Il pellerossa – Colui che ha sotterrato ascia di guerra e, soprattutto, frecce: ne ignora l’utilizzo quale strumento direzionale. È l’uomo della svolta improvvisa non segnalata.

Un modesto impianto audio

Il tamarro – Era una notte buia e silenziosa…fino a quando con una sgommata non è sbucato dalla curva accompagnato dal suono della techno music. Il tamarro viaggia su Golf, Mito e, ultimamente, sulla nuova 500, decorate con spoiler, alette e luci a led sotto il paraurti. Ha fatto asportare il finestrino perché tanto non gli serve: qualunque sia la stagione, viaggia col braccio fuori e la musica che si diffonde all’esterno dall’impianto audio rubato in una discoteca di Riccione. Il tamarro guida con gli occhiali da sole anche di notte, perché tanto la strada non la guarda. Cieco e anche oramai sordo, si orienta come un pipistrello utilizzando le onde sonore di M2O come radar.

Il genio delle lampade – Colui che appena compra l’auto ne smonta le lampade per montare i riflettori di uno stadio di serie A. Particolarmente apprezzati sono i fari allo xeno, che causano attacchi di xenofobia negli automobilisti che lo incontrano. Incrociarlo può causare cecità momentanea, ma averlo riflesso nello specchietto retrovisore è un’esperienza psichedelica: alcuni giurano di aver visto la Madonna, dopo averla a lungo invocata.

Speed – 20 anni usciva il film con Keanu Reeves e Sandra Bullock, ambientato su un autobus che non poteva rallentare pena lo scoppio di una bomba. Nessuno sa che è tratto da una storia vera: ogni giorno viaggiano sulle nostre autostrade automobili che non possono rallentare: il tipo Speed comincia a lampeggiare già dal proprio garage per segnalare di dover avere pista libera. Alcuni lampeggiano anche a casa con l’interruttore della luce del soggiorno. Se avesse un cannone montato sul paraurti anteriore lo userebbe per far saltare in aria gli altri. Se a 200 metri di distanza vede un’auto davanti intenta a sorpassare, lui non rallenta ma con i fari invia un messaggio morse: sparisci.

Microcosmo – Forse intenzionato a ricreare la scoperta della Penicillina di Fleming o dimostrare la teoria del brodo primordiale, l’automobilista microcosmo fa della propria auto un ambiente atto a ospitare nuove forme di vita. Pezzi di cibo sparsi sui sedili anteriori, bottiglie di plastica ammaccate e deformate dal sole, terreno, residui di verdure della spesa e, ovviamente, scontrini in quantità industriale, perché la carta chimica è la scintilla necessaria a mettere in modo i processi fermentativi.

Il multitasking – Con una mano regge la sigaretta, con l’altra parla al cellulare, se è una donna poi bada al figlio di fianco sul sedile passeggero, se è un uomo carezza il cane (sempre sul sedile di fianco). Google li sta studiando per mettere a punto l’auto senza conducente, per capire come sia possibile procedere senza tenere il volante.

“Cogito, ergo Suv” – I possessori di Suv sono la categoria più odiata delle altre. Le malelingue dicono che sia solo invidia per il mezzo. Potrebbe anche darsi, ma utilizzare un’auto delle dimensioni di un Monster Truck per andare al bar a prendere un caffè forse è un tantino esagerato. La donna col Suv invece guida per un nobile scopo: andar a prendere il proprio pargolo a scuola, gareggiando con altre mamme col Suv per riuscire a posizionarsi il più possibile vicino all’entrata, perché il piccolo non deve camminare troppo.

Teoria della relatività – Per i relativisti al volante il tempo scorre in modo diverso a seconda che un osservatore si trovi all’interno del veicolo o all’interno degli altri veicoli. Il relativista guida col braccio fuori, l’aria spensierata e l’andatura da bradipo addormentato perché non ha alcuna fretta, al contrario di quelli che gli stan dietro. Un esemplare tipico è quello che si incontra la domenica mattina, è colui che esce per comprare un paio di pasticcini per il pranzo domenicale e che impiega tre ore per farlo, perché attende si faccia ora di mettersi a tavola (non sia mai che debba contribuire ad apparecchiare).

Se avete segnalazioni di altri animali automobilisti sono ben accette.

Discutere del sesso degli angeli e chiedersi se sia prematrimoniale

Amore e Psiche, Antonio Canova

Ho notato che ovunque tu ti muova, in qualsiasi ambiente, condizione climatica, latitudine, troverai sempre qualcuno disposto a cooptarti. E avviene maggiormente nel caso tu sia un uomo libero.

La Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che Tutti gli esseri umani nascono liberi (ONU, 10 dicembre 1948).

Bugia.

Nasci in una famiglia che in qualche modo ti indirizzerà – in buona fede perché non credo una famiglia voglia il male di un figlio (beninteso parliamo di famiglie sane) – o ti fornirà un bagaglio di conoscenze, opinioni, credenze.

È solo in seguito, a mio avviso, che l’individuo si affranca e potrà inseguire la libertà.

Bene, nel momento in cui ti poni come sfera libera che vaga in un modo di tante palline di un colore o di un altro che girano su sé stesse (e quanto girano queste palline!), prima o poi si incontra qualcuno che vorrà portarti nel proprio gruppo di sfere.

Nella vita mi hanno invitato:
– ad andare in una chiesa (più volte)
– a frequentare un gruppo parrocchiale
– a frequentare un circolo politico
– a frequentare la sede di un movimento
– a frequentare un’associazione di cucina etico-bio-vegan-slow-déjeuner sur l’herbe

E tutte le volte mi chiedo perché proprio io e perché si comportino con me come degli assicuratori che vengono a sapere che tu non hai una polizza sulla vita, guardandoti come Wile Coyote guarda Beep Beep.

L’ultima cosa mi è successa ieri, al master: a fine lezione, dopo che il medico di MSF, divagando, ci aveva parlato dell’importanza dell’attività fisica per la salute e la prevenzione di alcune patologie, W. parlando con me mi ha invitato ad andare con lui in palestra. Convintissimo, mi ha detto che può studiarmi un programma d’allenamento su misura.

Va bene che ho il fisico da lanciatore di coriandoli (categoria pesi medi/welter se taglio la barba. Purtroppo il Comitato Olimpico Internazionale non ci ammette ai Giochi), ma non capisco perché avesse tanta voglia di cooptare proprio me.

È simpatico W.
Viene dalla Palestina e mi piace fermarmi a parlare con lui a fine lezione (tranne quando vuol iscrivermi alla palestra). Mi racconta delle differenze culturali esistenti tra i nostri diversi Paesi, come ad esempio la concezione che hanno da lui riguardo le relazioni sentimentali e il sesso. Premesso che in Palestina sono laici, c’è comunque una morale religiosa abbastanza presente. Mi racconta che alle donne lì non interessa stare con tanti uomini, cercano l’uomo della loro vita e uno solo quindi basta loro. E per il sesso c’è il matrimonio.

Che sia condivisibile o meno, è una cultura. E non credo si possa giudicarla stando immersi in un’altra realtà. Chiedersi se alle donne (ma anche agli uomini) interessi realmente una sola persona nella vita per libera scelta personale* o invece per influenza culturale sull’individuo dalla sua nascita sino alla maggiore età, è una discussione oziosa a mio avviso. Come parlare del sesso degli angeli, di cui non si sa niente e infatti sono anni che su youporn cerco “sesso tra angeli” ma non trovo mai nulla di attinente.
*Quando parlo di scelta libera non mi riferisco banalmente alla sola assenza di costrizioni fisiche, ma anche a un pensiero per l’appunto non influenzato da morali, opinioni, credenze esterne. Ma del resto, chi non è influenzato dall’ambiente in cui vive, da ciò che ascolta, legge, impara? Esiste la scelta realmente libera? Se adottiamo un approccio da empiristi radicali, possiamo affermare che tutto il nostro pensiero venga plasmato dall’esperienza sensibile.

Del resto credo che un po’ tutti vorrebbero la persona della loro vita, poi c’è chi la trova e chi ne trova sempre di sbagliate.
Come si fa a sapere quindi quando una persona è quella giusta? Altra domanda inutile.

A proposito di sessi e differenze di impostazioni mentali, vorrei concludere parlando di un fenomeno che sto riscontrando e che mi sembra peculiare tra le donne: il non saper distinguere la destra e la sinistra. Questa mattina ho avuto l’ultima prova, dopo essermi imbattuto in diversi casi simili. Sono tornato giù a Napoli tramite Blablacar (che da quando lo sto utilizzando rappresenta la svolta definitiva) e la conducente, una ragazza simpatica ma un po’ svampita (difatti era una nanerottola, ciò rafforza la tesi che enunciavo qui secondo la quale le nane siano tutte svampite!), aveva difficoltà con la destra e la sinistra e non solo come direzioni: mi ha detto che confonde anche le scarpe quando va a comprarle e deve provarle!

La mia domanda è: il confondere destra e sinistra è una condizione comune tra le donne? Se sì, perché?

Prossimamente su Rieducational Channel.

Come cantava la cicala, “L’importante è frinire”

Gli ultimi pensieri che mi circolano nella mente la sera, prima di addormentarmi, sono anche i primi che si ripropongono al mattino, come l’aglio nel pranzo pomeridiano che viene a fare un saluto alle tonsille verso l’ora dell’aperitivo.

Al mattino quel pensiero serale non circola più fluido e libero, ma è addensato e viscoso, come se fosse fermentato per trasformarsi in qualcos’altro. Vorrei prendere questi distillati di pensiero e imbottigliarli ed etichettarli. Guarda qui, questo Erotico del 2006 che riflessi che ha alla luce. E questo Malinconico del 2013? Ottima annata.

Stamattina al risveglio mi sono rovesciato addosso una Vergogna di Spirito che avevo lasciato a macerare dalla sera precedente. Fermo in stazione centrale guardavo le persone che mi passavano accanto chiedendomi se notassero la mia puzza di vergogna. Arrivavano da destra, sinistra, da dietro e da davanti, incrociandosi e poi allontanandosi. Indifferenti.

In fondo, al mondo non interessa di te a meno che tu non faccia qualcosa che abbia rilevanza. Per esempio se in stazione mi fosse accaduto qualcosa, ciò avrebbe attirato l’attenzione del pubblico intorno, almeno fino a che la loro curiosità non fosse stata appagata e le loro occupazioni non fossero tornate preponderanti nei loro pensieri.

Immaginavo un titolo sul giornale: “Uomo si sbullona alla stazione”.

Voi nati negli Eighties ve li ricordate gli Sbullonati?

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Io avevo quello rosso e quello blu.

Ecco, pensavo a un tastino in petto da pigiare per sbullonarsi.

Poi tanto dopo ti riattacchi e ti rimetti insieme, ma intanto hai distolto l’attenzione dalle macchie di vergogna.