Non è che il ferramenta s’interroghi sulla vite degli altri

C’è una poesia di Borges contenuta ne L’oro delle tigri – che conosco solo nella versione spagnola, non riesco a trovarla in italiano (online, s’intende, in cartaceo credo l’abbia pubblicato Adeplhi) – che inizia più o meno così:

Dove sarà la mia vita
quella che sarebbe potuta essere
e non è stata

Il tema dei propri diversi sé stessi e di cosa sarebbero potuti essere mi ha sempre affascinato e dato da pensare. E mi chiedo spesso dove saranno e cosa staranno facendo questi altri me stesso che ho lasciato indietro e da qualche parte stanno vivendo altre vite.

D’altro canto io stesso sento che in me hanno vissuto diverse vite e mi chiedo se sia sempre io o, nel momento in cui un’esperienza ha cessato di essere e ne è iniziata un’altra, io sia diventato un altro. E quindi io sono io solo qui, in questo preciso istante, mentre ciò che mi lascio dietro è una sequenza di cloni che non coincidono più con me e che prendono altre strade.

Ci ripensavo in questi giorni. Accantonate le Feste, questo 2020 si apre, come sapevo e messo in preventivo da tempo, con me che devo cercare – in vista dei termini di scadenza di entrambi – un nuovo lavoro e una nuova casa.

Un’altra vita, un altro ambiente, un altro soffitto sconosciuto da familiarizzare. Un nuovo me stesso, un me stesso nuovo.

Quando ci penso a tutti questi cambiamenti sinora affrontati a volte mi smarrisco. Non è che io possa vantare chissà quante e varie esperienze o chissà quale vita da globetrotter, chiariamo; sta di fatto che a volte mi fermo e mi sembra di aver fatto tanto e niente allo stesso tempo, di conoscere e di non conoscere, di essere qualcosa ed essere zero. Vorrei fermarmi e assumere una forma definita.

Poi c’era Bruce Lee che diceva non prendere un’unica forma, sii l’acqua, che in una teiera diventa teiera, in una bottiglia diventa bottiglia, in una tazza diventa tazza.

Sì. Ma se poi la tazza è quella del water?

4 Pensieri su &Idquo;Non è che il ferramenta s’interroghi sulla vite degli altri

  1. Anch’io mi sono chiesta spesso la stessa cosa, ovvero se sarei stata una persona diversa in condizioni diverse. Da principio la risposta era sì: con genitori diversi, per esempio, avrei scelto liberamente il corso della mia vita, mi dicevo. Dopo qualche tempo però ho cominciato a pensare che non sarebbe stato così, che io sono fatta in un certo modo, che quello che molti chiamano destino ti porta di qua o di là a piacer suo, di conseguenza ho concluso che sarei allo stesso punto anche avendo vissuto situazioni diverse. Il problema è che non potremo mai sapere qual è la verità, si fanno speculazioni e si traggono le conclusioni che ci confortano, coscientemente o no. Un po’ come il senno di poi, che già da tempo ho deciso essere uno dei più grossi inganni.

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  2. io sono entrata in numerosi contenitori e ogni volta, mi sono cagata sotto (per continuare con la metafora del water). in bocca al lupo (che comunque è sempre una cosa un po’ disgustosa).

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