Non è che il comandante non soffra il freddo perché ha i gradi giusti

La vita è bella perché ci sono sempre prime volte.

Oggi è stata la prima volta che ho preso un volo con uno scalo non brevissimo: 7 ore trascorse in quel di Fiumiciattolo.

Mi piacciono gli aeroporti.
Sembrano formicai.
È tutto un continuo movimento, sia in superficie che dietro le quinte dove si opera per mantenere in moto costante e uniforme la macchina dell’aviazione civile.

7 ore trascorse dentro me lo han fatto però piacere un po’ meno.


Ovvio, c’è di peggio, tipo rimanere bloccati in aeroporto per una tormenta, la nebbia, le cavallette, una ex fidanzata, oppure attendere per uno scalo di 15 ore. Se e quando mi capiterà, scriverò un resoconto peggiore, infatti.


A questo va aggiunta una sveglia alle 5 del mattino e l’essere andati a letto alle 3 perché la sera precedente ho incontrato più persone di quante ne incontro in genere in un anno intero. Ma non posso atteggiarmi a PR, comunque, la mia misantropia mi rende più adatto a un PRR onomatopeico.

In ogni caso, sono partito da Napoli carico di buone intenzioni deciso a scrivere una lista delle cose da fare per trascorrere il tempo in aeroporto.

Purtroppo, dopo un’ora avevo già esaurito tutto: leggere, controllare le notizie su internet, guardare una serie tv.

I negozi sono per la maggior parte inutili e costosi. A parte per un’occhiata alla vetrina di Intimissimi immaginando a quale ex fiamma starebbe meglio un determinato completo, non solleticano il mio interesse.

A un certo punto ho avvertito i sintomi della carenza di sonno. I rumori di fondo hanno preso a darmi fastidio e rendermi insofferente. Ho iniziato a girovagare in modalità dissociamento sociale: cappuccio calato in testa, sguardo spento ma pronto a replicare torvo alle occhiate altrui.

No, il tale che ho incrociato non gli somigliava, a ripensarci.

Poi sono partite le allucinazioni: mi è sembrato di vedere un tale somigliante a Pharrell Williams, che neanche so bene che faccia abbia ma so che è caratterizzato dagli occhi da orientale e quindi quando ho incrociato un afroamericano con gli occhi sottili mi è venuto in mente. E in testa ho cominciato a sentire Pharrell Williams (quello vero) che mi urlava nelle orecchie “Freedom! Freedom!” sempre più stridulo e angosciante.

Stanco, mi sono quindi abbandonato e assopito su un sedile di ferro, con la testa reclinata all’indietro poggiata sul bordo. Mi sono svegliato con l’intero corpo che formicolava perché probabilmente avevo interrotto il midollo spinale dietro al collo.

Nel giro di una singola mezz’ora un aeroporto cambia: le facce che erano presenti intorno a me prima che mi addormentassi erano state sostituite da altre.

Mi piace immaginare chi siano, cosa facciano, da dove provengano.

Mi fanno sorridere le giovani coppie under 30.
Sembrano appena lavati col Perlana da capo a piedi. Sono morbidi e luminosi e anche smaglianti come in uno spot Mentadent.

Più in là poi vedo in una famigliola quello che potrebbe essere il futuro di qualcuna di queste coppie: il padre che trascina il figlio sbuffando, la madre che ne ha un altro in braccio e rimprovera il marito per la sua incapacità.

Una di queste famiglie mi ha colpito. La moglie ha imprecato contro il marito, troppo lento e impacciato nel farsi largo tra la folla verso il gate, dicendogli: “E muoviti, Cristo-foro Colombo, dai!”.

Avrei voluto fermarla e chiederle se usa altre espressioni, quali potrebbero essere Madonna Veronica Ciccone!, oppure Diomede, figlio di Ares!.

Oppure sono soltanto mie fantasie e il marito si chiama invece Cristoforo Colombo.

~

Negli ultimi mesi ho preso diversi aerei e ho constatato una diminuzione dell’abitudine dell’applauso all’atterraggio (su qualche aereo c’era anche al decollo); sono giunto alla conclusione che l’applauso è collegato alla presenza o meno di gruppi – anche coppie, purché si trovino per coincidenza con altre coppie con la medesima forma mentis – e comitive che affrontano il viaggio con lo spirito da gita di Pasquetta.

La teoria è stata confermata sul volo Roma – Budapest da una nutrita comitiva di frusinati, tutti parenti, che sembrava si stessero recando a una sagra di paese.

Com’è come non è, è scattato l’applauso all’atterraggio, che, a volerla dire tutta, non lo meritava neanche perché è stato dolce come un calcio nel didietro.


DIDASCALIA POLEMICA
Davanti all’applauso in aereo c’è solo, come livello di fastidio, l’applauso a un funerale.


DIDASCALIA FORTEMENTE POLEMICA
In terza posizione, ma in rapida ascesa e non dubito che possa lottare per il primato, il “mi piace” social indiscriminato. Mettiamo che io abbia condiviso un articolo su una tragedia dimenticata anche da Equitalia (ed Equitalia non perdona e non dimentica, mai). Tu, mio “amico”, metti un “mi piace”. Esattamente cos’è che ti piace, inverecondo pistolero del tasto sinistro (o destro, se, come me, siete ambidestri e usate il mouse come un mancino): la tragedia? Perché è ciò che si evince, così come l’applauso alle esequie sembra un congratularsi per la morte. Se non vuoi incorrere nell’equivoco, favella, hai il dono della scrittura, che è più recente ed evoluta dell’indice indipendente.


Applausi a parte, Budapest mi ha accolto gelidamente.
Ho conosciuto i famosi 6 gradi di separazione: sono quelli appunto che oggi pomeriggio mancavano per arrivare allo zero.


Stupido gioco di parole sulla teoria dei sei gradi di separazione. Quella vera, afferma che ogni persona è collegata a un’altra tramite una catena con al massimo 5 persone in mezzo a far da tramite. Esempio: io, questa è vera, sono in contatto con un operaio Fiat (1). L’operaio, avendo avuto anche ruoli sindacali di rilievo all’interno della fabbrica, sarà in contatto, invento, con un qualche manager dello stabilimento (2), che sarà in contatto con un altro super manager (3) che è in contatto con Marchionne (4), che è in contatto con Maurizio Arrivabene direttore Scuderia Ferrari (5), che è in contatto con Sebastian Vettel (6). Sono quindi in contatto col pilota quattro volte campione del mondo tramite 5 persone.


Volendo potrei pure dire, con un numero di passaggi inferiore, che sono in contatto con Marchionne. Ma non è che mi importi molto avere contatti con lui!


E il comandante faceva pure il simpatico, non so se volontariamente o meno: il clima è ottimo – ha detto -, la temperatura è di sei gradi sotto lo zero!


Un -6 non è niente, ci sono città italiane con la medesima temperatura, ma io sono un gatto del Sud, non un gatto delle nevi.


54 Pensieri su &Idquo;Non è che il comandante non soffra il freddo perché ha i gradi giusti

  1. Sugli applausi sono completamente d’accordo.
    Quel Cristoforo Colombo resta un mistero… Forse si chiama davvero così e la moglie quando è davvero arrabbiata di brutto lo chiama per nome e cognome… Boh, qualunque ipotesi è assurda!😮

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  2. No, 7 ore in aeroporto effettivamente non sono il massimo. Ma è notevole che ti sia scattata l’insofferenza durante l’attesa e non, a priori, appena arrivato (di default, insomma).
    Ed è miracoloso che la vista del similPharrell non ti abbia fatto risuonare “because I’m happyyyyy” all’infinito nella scatola cranica.

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    • Volevo partire ottimista. Se parti scoglionato lo sarai, cioè tipo profezia che si autoavvera.
      Ma il positivismo non funziona, ti scoglioni lo stesso.
      Non so se fosse stato meglio o peggio con happy. Freedom però è più stridulo e fastidioso

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  3. … Ma anche le seconde, le terze… In alcuni casi non sono male…
    Io dovrei essere abituata al sottozero… Invece no!… E la volta dei -28 ho amato l’arrivo dei -10!!!
    Povero CristofoColombo… Chiamato a rapporto per insulti al cielo!

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  4. “Madonna Veronica Ciccone” da oggi sarà ufficialmente la mia nuova imprecazione preferita!
    Per gli amici sarà un MVC, che OH, può essere utilizzato anche come un “Ma Vaa Cagare”…coincidenza? IO NON CREDO.

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  5. Anche io adoravo gli aeroporti prima di trascorrerci una notte: avevo il volo di mattina davvero presto e così avevo deciso di recarmi in aeroporto con l’ultimo autobus della sera perché ai tempi ero giovine e impavida e pensai che non aveva senso pagare una notte in più in hotel per dormire solo una manciata di ore. Sicuramente ho risparmiato, ma non so se lo rifarei.

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  6. Mi presenti Vettel?
    Io in realtà devo un po’smentire la frequenza degli applausi sui voli. Mi è capitato francamente due-tre volte, ma forse dipende dalle tratte. Sui viaggi intercontinentali, credo di non aver mai assistito all’applauso. Forse i viaggiatori pensano che, essendo così lungo il viaggio, non ci sia il comandante ma solo il pilota automatico…

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