Non è che un vestito nuovo ti ingrassi, a meno che tu non te lo mangi

Per concludere l’anno, niente di meglio che una rassegna delle parole chiave che qualcuno ha utilizzato su internet e per qualche arcano motivo lo hanno condotto a questo blog!

mondi paralleli che corrono senza guardarsi in faccia
Se ci si volta poi ci si distrae e si perde velocità, lo sanno tutti.

non sono asociale è che le persone sono così belle foto
Sì è vero, anche io evito contatti umani e mi limito a guardare le fotografie perché in foto sembrano tutte belle persone.

a cosa serve la tavoletta del water
A far incazzare le donne e a fornire dal 1950 materiale per sketch comici che non fanno ridere, in cui il sedicente comico a un certo punto, parlando di uomini e donne, tirerà fuori la storia della tavoletta.

come si diventa ciechi
Passando troppo tempo sui siti con le donnine nude.

come si chiamano i calzini con le righe
Calzini con le righe.
Lo so che è difficile da pronunciare, prova a esercitarti davanti allo specchio. A me non riesce di dire “righe”, infatti. Ogni volta che voglio una camicia a righe e chiedo a una commessa, mi esce sempre “quadri” perché la pronuncia è simile.

cosa significa se hai il buco del culo più vicino alle vagonate?
Sei una carogna di sicuro perché hai le vagonate troppo, troppo vicine, al buco del culo.


Faber, perdonami.


culu ca cammisa vidisti
Nenti sacciu, nenti vidi e nenti vogghiu sapiri.

cosa chiederesti a charles bukowski?
“Azzeccare i cavalli vincenti”.

foto ragazze che coi jeans si vede la vulva grossa
È proprio una rottura accompagnare una ragazza a fare shopping, diciamocelo.
“Come mi sta la gonna?”
“Pensi che questo vestito mi ingrassi?”
“Tesò, ma questo jeans secondo te mi fa la vulva grossa?”.
E poi uno non sa mai cosa sia giusto rispondere. Anche dire “Ma noo, la tua vulva sembra persino dimagrita!” sembra non funzioni più.

orsi baffoni e beffati
Io vorrei sapere che gente c’è in giro che si permette di farsi beffe degli orsi baffoni. Ma non avete altro da fare? Prendetevela con le caprette barbute!

shock anafilattico tatuaggio
È da tempo che vorrei farmi un tatuaggio e stavo proprio pensando di farmi disegnare un bellissimo shock anafilattico su una spalla.

rotto piatto in negozio
E adesso lo paghi e i cocci sono tuoi.

apparsi siti non visitati nella cronologia perche?
Lascia stare, non funziona come scusa. Ho provato anche a raccontare che deve esserci una scimmia malefica nell’armadio che di nascosto visita siti porno sul mio computer, ma nulla.

youtubeporn zio geek
Ah, quel vecchio sozzone di zio geek!

topolino fuori contesto
Tipo a Paperopoli?

assassin creed da anziano
Ashiashin -coff coff sput- cveeed (scusate, è la dentiera che balla).

le persone dicono che sono esaurito ma secondo me ce l’hanno con me
Nessuno ce l’ha con te, davvero. Dai, parliamone con calma, siediti qui. Adesso arrivano le medicine che ti fanno stare bene, ok?

attualmente la beghelli quante azioni fa girare in borsa
626.

canzone da discoteca che fa uh tutututu papi tutu
Forse è questa qui. A un certo punto mi sembra proprio di sentire tutututu papi tutu.

ministro boschi una giornata
Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
intatta con le stesse mutandine rosa
non più bandiera di un vivissimo tormento
ma solo l’ornamento di una bella sposa
Ma che colore ha
una giornata con Maria Elena Boschi

Sezione a luci rosse

figa si lava nel bidet
Anche nel lavandino, nella fontane pubbliche, nelle pozzanghere, nei torrenti…

come tenere pene slip wikihow
Mah, se non ti serve io ti direi pure di lasciarlo a casa quando esci. È un ingombro inutile.

foto donne con verdure nella figa
ragazze si infilano verdure nel culo

Sentite, credo che il veganesimo stia diventando un po’ troppo estremo.

45enni senza mutande
Eh sì. È una bella piaga quella dei 45enni senza mutande. Ma è una piaga pure quella dei 20enni coi jeans sotto al culo e le mutande a vista.

donne con foca rasata
È l’ultima moda tra le donne inuit in Groenlandia, catturare una foca e rasarla. E, se capiti da quelle parti, sappi che usanza locale vuole che se una donna ti mostra la propria foca, è un buon segno perché vorrà dire che forse forse ci sta.
Se invece tira fuori un tricheco, beh, son fatti tuoi.

la più bassa donna porno
Una volta ne ho vista una così bassa, ma così bassa che quando si eccitava rischiava di affogare.

Non è che sia meglio Han Solo che Maul accompagnati (SPOILER!)

SPOILER SPOILER SPOILER


Sì, sembra che ci siano spoiler sull’ultimo Star Wars, qui.


Anche se, essendo ormai uscito da due settimane, lo spoiler dovrebbe essere in prescrizione. O no?


QUESTO POST POTREBBE URTARE LA SENSIBILITÀ DEI FAN DELLA SAGA


Sono anche io un sagaiolo, però il mio spirito polemico vince sempre.


Ho visto il Risveglio della Forza e ho messo insieme alcuni pensieri sparsi che mi sono venuti in mente durante (e dopo) la visione del film.

Considerazioni che, metto le mani avanti, sono smentite da qualunque altro commento che ho letto in rete – finalmente posso disinstallare il bloccaspoiler da Chrome – da parte di appassionati entusiasti per i quali le opinioni divergenti sono confutabili così:

– Non hai capito niente
– Vai a vedere Checco Zalone, vai
– Che film hai visto??
– Ma stai zitto
– Quanto ti ha pagato Renzi, eh?!!!1!!11!!!!

Amenità a parte, comprendo il perché stia facendo record di incassi. Ho visto tanti occasionali al cinema. Potere della Disney.

Mark Hamill negli anni era diventato un barilotto, ch’io ricordi. Non devono essere riusciti a farlo dimagrire, perché, quando compare alla fine, è inquadrato da lontano coperto da un saio (di sicuro sotto c’era una controfigura!) e poi è mostrato in primo piano dal petto in su. Consiglio una panciera. Ah, già la indossava?

Protesta, bordello, si fa un po’ di casino bella raga

Kylo Ren è un adolescente brufoloso ed emo-tivo, che se poi s’arrabbia rompe tutto perché Cioè figa bordello raga cioè spacchiamo tutto.

In quanto adolescente brufoloso ed emo-tivo, Kylo deve rafforzare la propria scarsa autostima esprimendo voglia di figosità repressa con qualche orpello estetico. L’abbiamo fatto tutti. Io da adolescente andavo in giro con le catene sul braccio, figuriamoci se non lo capisco. Poi lui ha l’aggravante di un padre che in età da pensione fa ancora il pirata spaziale sbarazzino. Ecco che quindi si mette un ridicolo caschetto e va in giro con una lightsaber con la guardia fatta di laser. Figa, eh. Ma a che serve? Non ti tagli una mano quando la impugni?

Mi ha fatto rimpiangere il buon vecchio Darth Maul: lui era stato furbo. Tù is megl che uan: prese due spade.

© Leo Ortolani

Ho avuto la sensazione che senza Han Solo il film sarebbe stato più scadente. I nuovi personaggi non è che mi abbiano preso molto. O forse gli eventi sono corsi in modo così veloce che i protagonisti non stavano loro dietro. Invece di Han sai già che è Han Solo, sai che farà un paio di battute, dirà un paio di cose burbere, salverà la baracca con qualche trovata, insomma è come andare in quella trattoria dove alla fine sai che mangerai sempre la stessa cosa ma ti tratteranno bene e a poco prezzo.

E sarò onesto: Harrison Ford anche a 153 anni è un bell’uomo.
A parte la mascella che un po’ gli casca col labbro che gli pende a sinistra. Secondo me a ogni “ciak” c’era una truccatrice addetta ad asciugargli la bava che gli colava dalla bocca.

Secondo me l’hanno ucciso perché girare i prossimi film facendo frequenti pause-toilette (si sa la prostata causa problemi) avrebbe fatto slittare l’uscita dei film nel 2017 e nel 2019.

Scusa non mi distrarre, mi sto concentrando per spararmi le pose mentre cammino in modo figo in mezzo al deserto

Tra le cose che mi hanno lasciato perplesso è come sia possibile che Rey, che, a quanto ho capito, fino a poco prima credeva che quella dei Jedi fosse una favola, all’improvviso si metta a utilizzare la Forza. E senza aver mai toccato una lighsaber riesca a combattere alla pari – o a tratti in modo superiore – con uno che un addestramento l’ha ricevuto.


Sì, se vogliamo anche Luke diventò dal nulla abilissimo a parare colpi con la lightsaber a bordo del Millennium Falcon, bastarono solo un paio di consigli di Obi-Wan. Ma, appunto, almeno qualcuno diede consigli!


L’attrice che interpreta Rey (Daisy Ridley, che secondo me manco si chiama Daisy ma la Disney le ha imposto di cambiare nome*) è del 1992. Ancora non mi sono abituato all’idea che una nata negli anni ’90 sia maggiorenne. Per me sono tutte delle nipoti di Mubarak.


* Daisy è il nome americano di Paperina.


BB-8, il nuovo droide, è Wall-E.

Ha gli stessi atteggiamenti, fa le stesse cose pucciose.

Tanto è sempre roba Disney: se nel prossimo Star Wars vogliono metterci un clone di Capitan America, chi può dir loro nulla?


Abbiamo capito, inoltre, che è carino vedere in azione il droide rotolante. Magari una volta, due al massimo. Era necessario riservargli così tante inquadrature inutili che non fanno altro che mostrarlo mentre rotola? Ma tanto nell’epoca del food porn e dei gattini un droide che rotola ha quel mix di nerdoso e carino che tanto piace.

Esiste anche in vendita un modellino in scala che è uguale. Sapete quali sono le sue funzioni? Rotola. E poi? E poi basta: finalmente un modellino che è completamente uguale all’originale. Così come avviene nel film, rotola soltanto. 

Carino, vero? 170 euro su Amazon.

Con 25 euro dopo aver mangiato sino a scoppiare nella trattoria di Giggino il sozzone posso rotolare meglio.


In conclusione, questo film è un’operazione marketing per nostalgici. Difatti, le cose che non mi hanno turbato sono tutte idee riprese da VT (Vecchia Trilogia: si sa che le fonti sono VT e NT, Nuova Trilogia) e riproposte. E forse è il motivo per cui questo film non sia uscito una cagata come NT e si è cucito bene con VT.

Forse con la riproposizione si è però un po’ esagerato: è mai possibile che siamo alla terza Morte Nera (o quel che era nel nuovo film) e tutte e tre siano finite distrutte e che ci sia sempre un buco vulnerabile dall’esterno che è il punto debole dell’intero sistema? Non sarebbe il caso di cambiare ingegnere? Con tanti laureati che sono a spasso è una vergogna.

Da un punto di vista meramente tecnico, il film è uscito benissimo. Non ho avuto quella spiacevole sensazione di posticcio digitale, freddo e asettico come un laboratorio della Lines dove viene sintetizzato il lacti-fess.

Vorrei scrivere comunque andate a vederlo, ma non posso perché, caro lettore, se sei arrivato a leggere sin qui vuol dire che l’hai già visto, se invece non l’hai visto vuol dire che non sai leggere perché sopra c’era scritto spoiler, quindi vuol dire che non hai letto nemmeno l’invito ad andarlo a vedere. Se invece non te ne frega nulla e hai letto per pura curiosità, in ogni caso allora non andrai a vederlo. Grazie quindi per avermi fatto sentire inutile, sei proprio dispettoso come un Kylo Ren!


Se volete leggere qualcosa di meglio, consiglio Leo Ortolani, da cui ho preso la vignetta più sopra
https://leortola.wordpress.com/2015/12/25/star-wars-vii-mi-risveglio-a-forza/


 

Non è che alle persone esaurite tu debba dar la carica #2

Ci eravamo lasciati ieri in attesa del podio delle persone strambe/esaurite del 2015.

3 – Beautiful Mind
Chi c’è al terzo gradino del podio? Ma la tizia cui ho fatto da consulente per la tesi, ovviamente! Mi dispiace che forse non gradirà il posizionamento, essendo una che è invece abituata a primeggiare.

Lei ha capito tutto della vita.
La tesi della triennale gliel’ha scritta il papi, così come il discorso per la seduta della magistrale. La mia consulenza è stata pagata dal suo fidanzato. Il materiale per la tesi l’ha raccolto sua madre. Compreso un documento diplomatico riservato che avrebbe dovuto leggere solo lei ma che ha pensato bene di girare anche a me.


Sono nato onesto, purtroppo. Avrei dovuto presentarmi dalla madre e chiedere qualcosa in cambio per il mio silenzio. Niente cose torbide, soltanto un posto in un ministero, 1200 euro al mese, umile e tranquillo.


Ma ciò che ha fatto breccia nel mio cuore è la sua mente.

Come dimenticare quando mi disse che aveva cancellato tutte le mail che ci eravamo scambiati, per paura che qualcuno ci intercettasse.


Io me la immagino la SWAT che irrompe a casa mia per consulenza illecita di tesi.


O come quando mi chiamò dicendomi che avevamo un problema.


“Abbiamo un problema”? Perché mai dovrebbe essere un problema anche mio? O hai forse la sindrome della Regina di Cuori di Alice: NOI abbiamo un problema! NOI vogliamo che lo risolviate!.


E io pensai: che problema può mai esserci? Al docente relatore non piace il testo?
– No no, lui non l’ha manco guardata.
– E allora cosa?
– È a mio padre che non piace.
– Ah.


Nella mia testa partì questa musichetta:


E poi quando mi rivelò i suoi timori di non farcela per il 110 e lode. Poveraccia, partiva soltanto da 109 ed era iscritta a una Università dove basta la retta…via per assicurarsi un felice epilogo.

Più che altro è stato un 110 e frode.

2 – La CCB
La Coinquilina Cinese (di Budapest), di cui ho parlato molto in queste settimane.
Una che dopo cena fa esercizi ginnici: saltella, fa stretching e poi marcia a tempo come un soldato. Siamo d’accordo che stravaccarsi sul divano a digerire come un pitone non sia salutare, ma voi immaginate di entrare nella stanza e trovarvi davanti una che invece fa le marcette.

È sempre un piacere farsi ruttare in faccia mentre le state parlando, inoltre.
Il non plus ultra fu quella volta che si fece un pediluvio in cucina, condito da rutti. Si giustificò dicendo che in bagno non c’era la sedia.


Volevo farle notare che la sedia è trasportabile, non è inchiodata al pavimento. Ma non ritenni il caso di metterla in imbarazzo.


Il top della grazia lo raggiunge al mattino, quando la sveglio. Dall’altra parte a giudicare dalla voce direi che mi risponde Chewbecca.

1 – End de uinner isssss…
Al primo posto non ci può essere che lei, l’unica, l’immarcescibile, l’ineguagliabile, l’incommensurabile PdCR (Padrona di Casa Romana)!

Maestra della conversazione ampollosa e retorica, che appartiene a quella categoria di persone che non si annoia ma si tedia, che non odia il rumore ma è turbata dal trambusto, che non esclama Eccheccazzo! ma Oh cielo!.

Ebbi l’onore e il piacere una volta di essere accolto all’ingresso di casa sua (penso che io non avessi il pedrigree necessario per entrare nella poco umile dimora). Quel giorno, un giardiniere lavorava alacremente col tosaerba nella villa di fianco. Quando smise, lei esclamò: “Oh, finalmente (poggiandosi una mano alla testa in modo teatrale): sa, qui siamo abituati a svegliarci al canto degli uccellini e allora il minimo disturbo uno dice oddio ma che succede qui”.


E di nuovo partì la musichetta:


La caratteristica che più mi ha colpito di PdCR è la sua propensione alla corsa.

Un giorno venne a casa per parlarmi del contratto d’affitto. Chiacchierammo, ci salutammo in modo affabile e poi lei voltò le spalle e fuggì correndo nel corridoio. Io rimasi basito. Pensai di aver fatto qualche gesto inopportuno.

Venne a casa in altre due occasioni e il copione si ripeté: conversazione tranquilla, saluti cordiali e poi lei che si gira di scatto e se ne va correndo.

Da quel punto in poi nella mia immaginazione è diventata una che, con la lunga chioma argentata al vento, si fa delle lunghe sgroppate sui tacchi dentro casa.

Appuntamento al 2016 per nuove e ancor più strambe creature!

Non è che alle persone esaurite tu debba dar la carica #1

Il modo migliore per concludere l’anno è passare in rassegna l’elenco di persone strane che ho avuto modo di incontrare o con cui ho avuto a che fare nel corso del 2015.

Mi sono reso conto che in giro c’è molta gente esaurita. E, se Tantum mi dà Tantum – come disse la ragazza con un’infezione intima – chissà io chi debbo aspettarmi nel 2016!

10 – Lilla
Lilla non l’ho ancora introdotta, ma è una che lavora dove sto io a Budapest.


Si chiama appunto Lilla, non è un mio soprannome.


Se non ne ho scritto sinora un motivo c’è: non parla. Mai.
Ha il viso di ghiaccio. Non muove un muscolo facciale, forse non respira neanche. Una volta l’ho vista mangiare, quindi credo non sia un robot. È una giovane donna (penso non superi i 25) che ha l’aspetto e il fisico di una modella e veste sempre molto elegante e raffinata.
Non saprei che altro dire, perché in ufficio è praticamente presenza invisibile.
Però ha un’ottima resistenza alcolica. Alla cena di Natale l’ho vista buttar giù 6 bicchieri di rosso e due di palinka (la grappa locale) senza perdere un grammo di aplomb. Complimenti.


E quando dico bicchieri di grappa, intendo proprio bicchieri interi: non i cicchettini.


9 – L’ingegnera
22 dicembre, ore 21. Faccio scalo a Roma. Volo per Napoli.
Di fianco sull’aereo ho una donna che, dopo avermi chiesto l’ora e aver commentato con stupore che il mezzo avesse ben 200 posti (e a prova di ciò mi ha anche mostrato una pagina della rivista di bordo in cui erano elencate le specifiche tecniche dei velivoli della flotta: timore magari che non le credessi?!), attacca a fare conversazione.
Una persona interessante, che, come mi ha raccontato, girava il mondo per supervisionare impianti petroliferi.
Mentre le parlavo dei miei viaggi cominciò però a inquietarmi, perché mi fissava con gli occhi sbarrati e spalancati e una strana espressione di meraviglia. Tanto che non riuscivo a guardarla in faccia e non capivo il perché. Tornato a casa, ho avuto un’illuminazione. La sua espressione, che il Dio dei gatti mi fulmini se mento, era identica a questa:

Una ragazza sorpresa dallo scoprire che un aereo abbia ben 200 posti

8 – Il poeta Fiorentino
Ottobre.
Alla stazione Termini mi viene incontro un tizio sulla sessantina, tutto gioviale e sorridente. Trascinando un carrellino di quelli che le sciure utilizzano per fare la spesa al mercato, con un ampio sorriso mi si pianta davanti e fa:
– Permette? Sono un poeta fiorentino!

Io rispondo I’m sorry, I don’t speak italian.

7 – L’Affarista Fiorentino
Giugno.
Metto in vendita un lettore mp3 su Subito.it. Mi scrive un tizio dicendosi interessato chiedendomi il prezzo senza spedizione (non era prevista alcuna spedizione, comunque!). Poi mi chiama.
– Tu sei a Roma, giusto? (chiedo)
– No, sono a Firenze
– Scusami, come fai col ritiro? Perché mi hai poi chiesto il prezzo senza spedizione
– No tranquillo poi vedo di organizzarmi
(che vuol dire?)
– In che sei laureato? (prosegue)
– Scienze Politiche (ma che ti frega?)
– E com’è questa politi’a? Un gran ‘asino, eh?
– Penso che in Italia sia difficile governare e far politica perché ci sono molte linee di frattura e particolarismi
– E ‘he ne pensi del mio ‘oncittadino, eh?
– Il superamento dei particolarismi rende difficile la pratica di governo, quindi a prescindere dal personaggio l’Italia è un Paese difficile


Una cosa che ho imparato è che la gente non ti ascolta, quindi basta fingere di dire qualcosa con tono saccente e autorevole, come già ho ampiamente dimostrato in passato e come ho intenzione di continuare a fare in futuro.


– Eh ma sai quale è la verità? La gente s’è rotta i ‘oglioni, scusa la parola, ma perché vedi in tempi di crisi non poi mi’a fa’ chiacchiere, prendi pure la ‘osa degli immigrati, se non c’ho soldi mi dici te ‘ome si fa a mantenerli? Qua non c’è lavoro per gli italiani, ma fi’urati te per gli immigrati
– Purtroppo sono processi lunghi che necessitano di valutazioni che al momento il dibattito politico anche a livello europeo sembra non concedere
– Eh se parliamo dell’Europa ti mando giù la batteria del cellulare. Va bene, ‘scolta ti fo’ sapere domani o al più tardi tra due giorni, va bene?
– Va bene
– Allora a presto, tante ‘are ‘ose e buon tutto
– Grazie, anche a te.

Una delle invenzioni più utili dopo il deodorante.

6 – Lo Studente
Per qualche tempo ho dato ripetizioni a un ragazzo del liceo. Uno che temo che da adulto si darà all’alcolismo. Oppure sposerà una donna che lo tiranneggerà.
Sua madre, infatti, lo tratta come un perfetto incapace.
Ricordo dopo la prima lezione, quando ci accordammo per la seconda:
– Quindi lei quando è libero?
– Io fino a domenica son qui.
– Allora potremmo fare venerdì. Oppure sabato, che dici, T. (rivolta al ragazzo)?
– … (il ragazzo fissa il vuoto)
– Allora va benissimo, facciamo venerdì. Ma lei è libero anche di mattina?
– Venerdì sì.
– Allora potremmo fare venerdì mattina che è festa a scuola. Va bene, vero, T.?
– …(il ragazzo fissa di nuovo il vuoto ma non si sa se è lo stesso di prima o ha trovato un altro vuoto da contemplare)
– Va bene, allora venerdì alle 10:30. Poi ci penso io a svegliarlo e farlo stare in piedi.

Il povero T. all’università vuole studiare lingue, ma in famiglia non sono convinti.
Interpellato sull’argomento, io risposi che con le lingue si può lavorare in vari ambiti, certo è importante sapersi vendere. Madre Sua disse:
– Eh, appunto…(facendo davanti a lui con la mano un gesto come a dire “purtroppo lui è quel che è”).

Se copia il compito e si fa sgamare, la madre lo rimprovera due volte: per aver copiato e perché è così fesso da essersi fatto scoprire.

5 – Il Seduttore
Ottobre, Roma.
A via dei Fori richiama la mia attenzione un ragazzo ben vestito, con i capelli da Goku e oro che spuntava un po’ dovunque, chiedendomi aiuto per una foto con i Mercati di Traiano sullo sfondo. Ce ne sono volute una decina, perché o erano troppo scure o troppo luminose o passava qualcuno.

Durante i tentativi scambia qualche parola con me e mi racconta di lui. Poi fa:
– Ieri sono stato con un’asiatica, da urlo, amico. Però io voglio divertirmi e fare esperienze: oggi voglio proprio cosare un coso. Sai dove posso andare stasera per cosare un coso?
– Non ho idea perché non sono mai andato in cerca di cosi da cosare
– Dovresti provare
– No amico (ridendo), preferisco le donne
– Certo, anche io. Ma poi ho scoperto che provando cambia tutto. Un uomo sa meglio di una donna cosa piace a un altro uomo (abbassa gli occhi verso la mia cintura)
– Sarà anche così, ma…
– Non vorresti provare? (mi interrompe)…Sai, io ho proprio tanta voglia di cosare un coso (abbassa di nuovo gli occhi)
– Mi dispiace, senti ho l’autobus che mi parte.

“Ha un ritardo ma non è in gravidanza, cos’è? Un autobus di Roma”

4 – L’Enigmista
Lo citai in questo post.
Novembre.
Sull’autobus sale un tale che sembra Edward Nygma 10 anni più vecchio. Ha anche gli stessi occhiali. Si siede davanti a me. Ha degli atteggiamenti ansiogeni: si tiene le mani nervosamente, guarda fuori con aria preoccupata.
A un certo punto, con accento barese, mi chiede:
– Scusi, sa…se questo autobus ferma in qualche posto…
– Come?
– Se si ferma in un qualche posto…un deposito…cioè un posto…
– Al capolinea?
– Sì! Al capolinea!
– Certo, arriva sino alla Stazione San Pietro
– Ok, grazie.
– Però non è un deposito di autobus – preciso – cioè è uno spiazzale e basta, eh
– Sì sì, sta comunque fermo 2-3 minuti e poi dopo riparte, vero?
– Sì, certo
– Grazie (appare tranquillizzato).
– Sa, io sono a Roma a cercare lavoro e casa (aggiunge)
– Ah (non te l’ho chiesto. E li cerchi ai capolinea?)
– Ma non è facile, sa
– Eh, lo so.

Appuntamento tra 24 ore per il fantastico podio!

Non è che la gallina si faccia portare i bagagli dal tacchino

In quest’epoca di food-pornography sono contento di essere tra quelli che preferiscono ancora praticare, piuttosto che guardare o compiacersi nell’immortalare.

Assumendomi tutti i rischi del caso, perché riempirsi come un tacchino non è attività salutare. Eppure in questi giorni le cose vanno così, tocca adattarsi.

Dovevo capirlo sin dal mio ritorno che queste feste sarebbero state armate di cattive intenzioni.

Arrivo il 22 sera e mia zia mi propone una pizza: Sono mesi che non ne mangi una! esclama.
In realtà sarebbe un mese, ma nella testa dei parenti subentrano meccanismi di relatività temporale.

Il giorno dopo: pasta al forno di Madre.
La sera: un’altra pizza.

Tralasciamo 24, 25 e 26 pranzo per rispetto delle menti più impressionabili: veniamo a ieri sera. A cena faccio fuori dei tortellini avanzati, perché lo stomaco è come una trincea: nulla deve avanzare oltre!
Esco.
Chiama un amico: ha preparato una genovese che è ansioso di far gustare. Gli si dice di no? Giammai.

Forse era meglio il food-porno.

In questi giorni è un’attività che si è intensificata, dando vita anche a battaglie tra generi. Carnivori vs Non carnivori. Come se domani su YouPorn comparisse un duro confronto Anal vs Non Anal. Me li immagino i commenti delle due fazioni: È contronatura! Chi se ne frega, io lo faccio lo stesso, alla faccia di voi Non Anal! L’OMS dice che è dannoso se fatto tutti i giorni con un cavallo! e così via.

Così, da una parte c’è chi posta foto di un bue muschiato gettato direttamente in pentola con le verdure (perché due verdurine ci stan bene per mangiare sano, che non si dica che non si è attenti alla salute) alla faccia di chi non sa cosa si perde, dall’altra chi posta foto di un bel tacchino vegano ripieno, alla faccia di chi si avvelena con cose morte.


Perché non possono morire entrambi, alla faccia loro?


Che poi io vorrei che i vegani/vegetariani mi spiegassero perché mai chiamino i loro cibi con nomi carnivori.

A volte ho fatto acquisti in negozi vegani e sono sempre rimasto colpito dai nomi dei prodotti, infatti.
Mi dovrebbero dire il perché dell’esistenza del salame vegano, del prosciutto vegano, della bistecca alla fiorentina vegana. Chiamateli sguazz, blablidi, grugrugrul, inventate dei nomi a caso, insomma. Ma non si può sentire “carne alla pizzaiola vegana”. Giuro, ho visto un preparato in busta per fare la carne alla pizzaiola. Vegana.

È come se il brodo di pollo lo chiamassi “brodo vegetale carnivoro”, il formaggio di capra “tofu carnivoro”, gli hamburger “seitan di carne”.


Parentesi cibi vegetariani
Sono uno che comunque cerca di limitare il consumo di carne. Così, come dicevo, mi è capitato di acquistare prodotti alternativi nei negozi specializzati o nei supermercati, dove, sarà per “moda”, almeno nelle grandi città non è difficile reperirli.

A Budapest è un altro discorso.
Credo che lì i vegetariani vengano espulsi dal Paese.

Gli unici prodotti vegetariani li ho visti in un dm (negozio di una catena tedesca) e consistevano in un paio di confezioni di hamburger, di wurstel e dei tortellini di tofu che credo non acquisti mai nessuno. Quando ho preso gli hamburger, la cassiera ha fatto una faccia schifata e poi mi ha guardato con sufficienza secondo me pensando “E tu ti definiresti un uomo?…Il mio fidanzato uccide maiali a mani nude e li trasforma in prosciutti”.


 

Non è che il sommozzatore consapevole sia il subconscio

L’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze non poteva trascorrere senza le consulenze sentimentali offerte a CR.

Ieri è arrivata in ufficio con l’aria infastidita e triste di chi si è recato all’ultimo momento a comprare un regalo di Natale e quel che cercava è andato esaurito e il commesso ha detto “Posso farglielo arrivare, ma se ne parla dopo il 1° gennaio”.

Con vigliaccheria, pur avendo colto il suo stato d’animo, non le ho chiesto cosa avesse per timore che mi coinvolgesse in una conversazione che sfociasse in una richiesta di consigli. Quindi ho immerso la testa nello schermo del computer.

Lei ha resistito un’ora.
Poi, mentre io ero intento a scuoiare un mandarino, mi ha colto di sorpresa dicendo
– Tu credi che il nostro inconscio conosca le risposte giuste anche se noi non ce ne rendiamo conto?

Il cervello è una macchina prodigiosa.
Il mio in una frazione di secondo è andato a ripescare negli archivi qualcosa da utilizzare per risponderle:

Una citazione di Fabio Volo.


Ebbene sì. Una quindicina d’anni fa ho letto un libro di Fabio Volo.
Mi è servito.
Per dirottarmi su altre letture.


Uno spezzone di un film di Hugh Grant degli anni ’90.
Una battuta di Woody Allen. Idea scartata perché non credo avrebbe apprezzato il sarcasmo.
Il testo di una canzone a caso.

Poi mi sono ricordato di aver visto Inside Out della Pixar.

E quindi le ho detto:
“Credo che il nostro inconscio registri tutto ciò che ci accade, anche se non ce ne rendiamo conto. Ed è in grado di prendere decisioni in maniera più distaccata rispetto a noi che siamo distratti dall’esperienza concreta. Qualsiasi turbamento che viene a galla, è indice di qualcosa di più profondo che già è stato interiorizzato ed è maturato dentro di noi. Quindi, per tornare alla tua domanda, le risposte le abbiamo, basta solo porci le domande giuste”.

Applausi a scena aperta da un pubblico immaginario. Una spia di Fabio Volo appesa alla finestra ha suggerito allo scrittore (o al suo ghostwriter, probabilmente) di inserirla nel suo prossimo libro.

Non so bene dove io volessi arrivare e se io abbia detto qualcosa di giusto, ma l’importante in ogni caso è dirlo con tono leggermente saccente e autorevole, prendendo delle fittizie pause prima di rispondere, come se si stesse soppesando bene le parole (che con la pausa fittizia acquistano appunto un peso specifico maggiore, perché sembrano ben ponderate), ma in realtà magari stai pensando: “Ma senza la goal line technology, il pallone calciato da Marek Hamsik su calcio di rigore sarebbe stato visto entrare dall’arbitro di porta?”.


Per i non addetti ai calcioni: lasciate perdere, non ci pensate.


Per tagliare corto, visto che CR mi parlava di tutte le problematiche di questo periodo, le ho poi detto che tutto si riduce a una semplice domanda. “Sono felice?”. Se la risposta è affermativa, le incomprensioni, gli intoppi, i turbamenti del quotidiano passano via. Se la risposta è negativa o tentennante, allora c’è da farsi un esame.

Non ha risposto.

Potrei sembrare un po’ cinico in questo resoconto, ma le persone oscillanti mi destabilizzano e infastidiscono. Il copione di CR segue quello di una soap opera. Un giorno arriva in ufficio con l’espressione più triste di un Piero Fassino*, e si lagna perché ha litigato con il ragazzo, perché magari le ha detto che è ciotta (rotondina), o perché lui si aspetta sempre che sia l’altra persona a cucinare o a fare i piatti e via dicendo o perché lui dice che la persona giusta non esiste e quindi ci si deve accontentare, il giorno dopo dormono assieme e lei arriva in ufficio allegra e pimpante e la vita è meravigliosa.


Beh se non rendesse allegri e pimpanti l’umanità si sarebbe già estinta, forse.


Insomma, deciditi. Ne va della mia sanità mentale, non della tua. Anche perché non so per quanto tempo ancora io possa fingere di essere persona in grado di dare pareri saccenti e autorevoli. E sul mio cv questo non c’era scritto e non era previsto che io lavorassi per questa mansione di consulente.

E c’è un di più, inoltre.
Per ciò che riguarda sentimenti, vita, razionalità e scelte, io predico bene, ma Ruzzle male.

Quindi, non chiedetemi consigli.
Al massimo, opere di bene ma non in orario pasti.


*Oh Oh Oh…buon?…Natale a tutti!


Non è che con lo Svelto sian piatti chiari e amicizia lunga

Oggi pomeriggio CR dopo la pausa pranzo è tornata portandomi una brioche ripiena.

L’interno era composto di marmellata alla fragola e quella crema bianca sconosciuta in cui mi sono già imbattuto una volta.


Ho scoperto che, scaldando la brioche nel microonde, la strana crema assume un aspetto vagamente migliore e dalla consistenza della Philadelphia passa a quella besciamella. Inoltre, la marmellata di fragole ne ha mitigato il sapore (che per me resta ancora indefinibile). Ah, quanto c’ha mitigato: botte da orbi!


Quando ho preso in mano il dolcetto ho avuto un flashback.

Mi succede, a volte. Toccando, mangiando, annusando, ascoltando qualcosa, mi viene in mente, vivido, un ricordo del passato, magari anche non direttamente inerente al qualcosa in questione.

Università.
L’avevo accompagnata a registrare un esame.
Nell’attesa dell’arrivo del docente, al bar all’interno della facoltà lei comprò un cornetto.
Tornammo in aula.
Restammo in piedi, non ricordo bene il perché. Lei col suo cornetto in mano, io che forse seguivo una mosca che volava a mezz’aria, preda dei miei ordinari deficit di attenzione.
“Ne vuoi un pezzo?” mi fece.
Ricordo che mi voltai e vidi che lo zucchero a velo le aveva imbiancato i jeans neri.
Non se ne era accorta.

Ne vuoi un pezzo?.
Ho risentito la sua voce che mi rimbalzava tra l’osso frontale e quello temporale (difatti aveva l’eco di un tuono) del cranio.
Mi fa male in petto e non capisco il perché.
Provo malessere per episodi normali accadutimi.
Lo zucchero al velo sui jeans mi fa male in petto come un osso di pollo di traverso e non capisco il perché. Eppure lo zucchero vien via con una spazzolata, non è una tragedia!

Non ricordo più quanto tempo è passato.

Sono tornato a casa carico di negatività.

CC mi ha accolto sorridente come al solito. Mi chiede come sia stata la mia giornata, sempre accogliente come una hostess di un volo intercontinentale.

Ti prego.
Smettila.

Oggi sentivo di trovarla irritante.

Vorrei infatti che la smettesse di ripetere che sono un ragazzo gentile, soltanto perché le lascio sempre fare la doccia per prima.
Vorrei che la smettesse di dire che sono un ragazzo ben educato, soltanto perché lavo i piatti subito dopo mangiato.
Vorrei che la smettesse di parlare di una cosa (me) che non conosce affatto.

Non è che perché io lavi i piatti allora debba essere una bella persona.


È come dire che Hitler aveva un animo gentile perché amava la pittura.


Per un piatto che pulisco ci sono tante altre cose che non amo.
Lavare i pavimenti è una di queste. È noioso.
Uso sempre troppa acqua e creo allagamenti. Oppure, finisco per rinchiudermi in un angolo senza accorgermene e debbo aspettare che il tutto sia asciutto.

In linea generale, non amo le persone che mi danno del gentile o del tranquillo.

Il mese scorso sono uscito con la Tutor, alla fine.
Il giorno prima di lasciare definitivamente aaa Capitale.


Sempre in linea con il codice di condotta che mi vieta di approcciare donne con cui condivido ambienti a meno che la condivisione non sia terminata.


Fu una piacevole serata.
Pensai di aver trovato una bella amica, o almeno avrei potuto. Poi io sono partito, mentre lei a gennaio andrà in Uganda per un anno per un progetto con una ong, quindi chissà quando ci rincontreremo.

Come si è intuito, lei mi intrigava anche. E credo lo sapesse. Come diceva Cimabue, le donne lo sanno.
Ma nel corso della serata notai una certa chiusura fisica da parte sua.


Mi sto specializzando in comunicazione non verbale, quantomeno quella che riguarda i segnali negativi. Per quelli positivi ancora non ho passato l’esame di abilitazione. Devo ancora dare “Analisi della semiotica antropologica del devosventolartelainfaccia? II”


A un certo punto mi colpì una sua osservazione.
Io le stavo raccontando proprio ciò di cui sto scrivendo ora e, mentre stavo dicendo che “…La gente mi crede tranquillo…” lei mi interruppe, socchiudendo gli occhi come a mettere a fuoco un dettaglio:
– Tu non sei affatto tranquillo. Sei controllato, è diverso.

Il quel momento da parte mia il contatore geiger dell’eros registrò un picco improvviso e fugace. L’arguzia esercita su di me un fascino perverso.

Succede che si accorgano della mia natura.
Non è una bella cosa che ti mettano a nudo, ma finisco alla fine con l’esserne compiaciuto. È una sorta di piacere feticistico, che risiede nella “vergogna” di essere scoperti ma nel godimento che ciò avvenga.

Le dissi che odiavo questo mio sdoppiamento, tra apparenza di serenità e tumulti interni che a volte vengon fuori.
Replicò che, secondo lei, io devo soltanto riprendere il contatto con me stesso. E che, quando questo avverrà, potrò finalmente apprezzare e conciliare i diversi aspetti del mio carattere.

Non so quando questo possa avvenire.
E quanti problemi potrei io ancora causare agli altri.

Soprattutto quanti ne ho causati a chi mi offrì un cornetto.

Non è che un arbitro che veda falli dappertutto sia freudiano

Anche questa domenica ho compiuto la mia passeggiata a Buda.

Quando ho espresso la mia preferenza per quella parte della città e i suoi paesaggi un po’ brulli, la CR mi ha fatto: “Ah, ti ho capito, sei un tipo cui piacciono le cose malinconiche”.

Come accennavo la settimana scorsa, non capisco perché le persone parlino della malinconia o di cose a essa connesse come se si stessero riferendo a un’intolleranza al lattosio o qualche altra sindrome cronica.

Viviamo in un’epoca che si auto-diagnostica malattie e decontestualizza azioni.

Deciso quindi a ricrearmi una nuova immagine, nel mio giro sono andato in cerca di cose più leggere da riportare.

Sul tram ho notato (in realtà li avevo visti il primo giorno) gli adesivi con le avvertenze per i passeggeri.


Mi incuriosiscono sempre tali indicazioni. Ogni Paese ha le proprie.
Inutile dire che trovo quelle del Giappone le migliori in assoluto e qui sotto c’è un esempio.

“I bambini con ridicole pochette che caricano a testa bassa i vagoni faranno spaventare le porte”


Ciò che mi ha colpito qui è la predilezione per gli omini della Bialetti.

1) Gli omini Bialetti devono mettere giù le proprie supposte giganti. 2) Le bambole gonfiabili devono prestare attenzione ai borseggiatori.

2015-12-20 14.15.29

Gli omini Bialetti – sempre loro – si esibiranno per i passeggeri in numeri da saltimbanco facendo roteare oggetti stando in equilibrio su una sola gamba.

A Buda la mia attenzione è invece caduta su una fontana fallica.

edited_1450007201700

Siamo d’accordo che malizia sia negli occhi di chi guarda (o sotto le ascelle di chi se lo spruzza), ma a me sembra proprio una cippetta.

Al che ho riflettuto sul fatto che la nostra civiltà sia dominata da simboli fallici.
Torri, campanili, obelischi, grattacieli e altro ancora.

2015-12-20 14.13.11

Ovviamente, anche quest’oggi c’era la nebbia, nebbieggiante come suo nebbioso solito.

E analizzando le foto che a volte scatto ho trovato anche in me stesso questo fallocentrismo. Difatti, ho scoperto che c’è sempre un lampione – altro oggetto che simbolicamente si erge verso l’alto – che si infila di straforo nell’inquadratura e di cui realizzo la presenza soltanto in un secondo momento.

2015-12-20 12.53.11

Un percorso vittima di atti di brullismo.

2015-12-20 14.11.44

Eccolo lì l’infingardo che spunta dal muro.

2015-12-20 17.28.27

La foto non è storta. Stavo imitando un omino Bialetti mentre la scattavo.

E andando a ripescare altre foto da altri posti che ho visto in giro, qualche lampione c’è sempre.
È un oggetto di arredo urbano comune, certo.

Ma è il fatto che siano sempre lì, al margine dell’inquadratura, che mi dà da pensare.
Sono preoccupato da questi lampioni sparsi che sembrano reclamare un loro posto in primo piano.

Mi par quasi di sentirli urlare, tutti insieme, da tutti i posti che ho visto: lampioni del mondo! Lampioni del mondo! Lampioni del mondo!

Non è che per fuggire dai pranzi natalizi tu debba fare un pasto col diavolo

Martedì sera un aereo mi riporterà in Terra Stantìa, dove trascorrerò le festività natalizie.

A casa si stanno già preparando le grandi manovre per il ritorno del Royal Kitten. Troverò una tavola imbandita con bistecche alte tre dita e mozzarella di bufala. Alle 23 di sera.
Credo che il 22 lascerò l’ufficio da Piero Fassino e tornerò il 4 gennaio come Giuliano Ferrara.

Ricordo il giorno in cui sono arrivato qui in Ungheria.
Tremavo.

C’era 1 grado quando sono sceso dall’aereo. E il nevischio.
Ero partito con 15.
Altro che escursione termica: è stato un viaggio termico di sola andata con pernottamento all’addiaccio.
Dall’aereo al terminal di arrivo infatti c’era un qualche centinaio di metri da percorrere completamente all’aperto. Al freddo e al gelo. Niente scalette, tunnel riscaldati, niente navette.

E pensare che alla partenza, da Capodichino, fuori al gate c’era un autobus ad aspettare i passeggeri. Nonostante l’aereo fosse a 20 metri dalla porta: in pratica il mezzo ha fatto un giro su sé stesso.

Siamo gente diversa, noi di Napoli.

Tu che la lasci, che posto trovi, di migliore? (Foto di Città metropolitana di Napoli – un blog di Stefano M. Capocelli)

Qui invece sono rudi e duri come solo la gente dell’Est può essere.
Per esempio ho avvistato qualche ragazza in giro con la gonna e senza calze.
I 30 denari li ha considerati buoni per Giuda, non per i collant.

Poco fa ho usato la prima persona plurale (noi di Napoli), ma in realtà io vivo fuori. Sono a 15 minuti d’auto (che possono diventare 60 in certe ore del giorno: un altro scherzo di Albert Einstein) dal lungomare.

La mia cittadina potrebbe un posto qualunque dell’entroterra italiano.
Umido, piovoso e qualche volta anche nebbioso.

Tornerò trovandovi, appena installato (lo faranno il 20: forse è in mio onore), un cacciambombardiere a decorazione di una rotonda. Un omaggio di un imprenditore aeronautico per la vocazione industriale della città.

Tra un bacio sotto il vischio e un bambinello nel presepe, un bel caccia fa proprio tanto spirito natalizio.

Sono contento di tornare.
Famiglia, gatti, qualche amico.
La birra nel solito posto.

Anche se debbo dire che nel corso di quest’anno ho più volte provato una sensazione particolare. Ogni volta che tornavo a casa, dopo uno-due giorni avevo voglia di ripartire. Sento che non ci sia più nulla per me. Avverto una decadenza d’amorosi sensi nei confronti dell’ambiente in cui sono cresciuto.

E pensare che tremavo, al mio arrivo in Ungheria.
Non solo per il freddo. Era terrore.

Sovente, quando mi lancio in qualche iniziativa, mi assalgono pensieri chimelofafareisti. Come se da quell’esperienza potessi non uscirne vivo.

Un appuntamento.
Un colloquio.
Una città nuova.
Un soffitto sconosciuto.

Esempi di attività per me terrorizzanti.

Eppure, sono ben altre le esperienze probanti e rischiose.
Come i/le pranzi/cene natalizi/ie.

Non è che da ubriaco puoi sentirti onnipotente solo perché sei ebbro di-vino

Questa sera si è tenuta la cena di Natale tra colleghi.

Ho sempre un problema con queste occasioni.

Lo scorso anno evitai quella tra colleghi dell’ex ex lavoro (cioè due lavori fa): in primo luogo, ero così depresso dal lavoro corrente di quel periodo (cioè l’ex lavoro) da sentirmi allegro come un abete dopo l’Epifania.

In secondo luogo, era più una rimpatriata tra ammogliati/fidanzati, dove sarei stato l’unico single, a meno di non raccattare una accompagnatrice in pochi giorni. Ahimè, quella che diventerà l’ex rancorosa l’avrei incontrata solo una decina di giorni dopo.

Declinai l’invito.

L’anno precedente, però, quando ancora lavoravo per ex ex lavoro, ci andai.
Non fu un granché.

In primo luogo, era una cena buffet.
L’idea è anche simpatica, ma se fornisci pietanze che vanno tagliate, spiegami come si fa a consumarle in piedi.
La soluzione che adottai fu quella fantozziana: ingoio intero.
Non vi dico i virtuosismi con le salsicce.

In secondo luogo, quella sera fu una delle occasioni in cui tentai di violare il mio codice di condotta che mi impedisce di fare avances a donne facenti parte di luoghi abitualmente da me frequentati.
Era da giorni che mi ero interessato a una collega e decisi che quella sera sarebbe stata l’occasione giusta.

Nel momento in cui partì la musica, ebbro di vino, mi appropinquai al centro della sala baldanzoso e anche un po’ Baldan Bembo. Le presi la mano per invitarla a danzare e lì per lì mi lanciai in un baciamano.
Vidi lo sconcerto nei suoi occhi simile all’espressione che assunse Luke quando Darth Vader gli disse I am your father. Poi non so che accadde ma si volatilizzò e non la vidi più per due ore, cioè fino a quando non fu il momento di andare via.

Immagine

Ironia della sorte, ero stato io ad andarla a prendere e io che dovevo riaccompagnarla.

Ancora non so perché mi venne fuori un approccio che era già fuori moda nel ‘700: ricordo che prima di uscire di casa avevo guardato il mio cappotto e pensai “Toh, sembro uscito da un romanzo russo”. Forse l’alcool aveva ripescato quel pensiero e lo aveva riformulato a modo suo.

A parte queste sciocchezze, comunque, il motivo per cui non amo questo tipo di cene è il fatto che non mi trovo a mio agio con persone che conosco poco o non conosco affatto.

Non riesco a fare il simpatico, ad animare il pubblico o a essere partecipativo: semplicemente, taccio. Ma non per vergogna o altro: il silenzio e l’ascolto mi sembrano naturali.

Ciò che mi mette in difficoltà è invece il fatto che gli altri si possano interrogare sui miei silenzi e fare congetture.

Da un po’ di tempo a questa parte ho però smesso di preoccuparmene: se sono gli altri a porsi il problema, perché dovrei caricarmene poi io?

A maggior ragione non me ne sono preoccupato questa sera: visto che parlavano quasi tutto il tempo in ungherese, io avevo ben diritto di tacere!


Sono ingiusto. Ogni tanto qualcuno traduceva in inglese o mi coinvolgeva. Poi a fine cena sono partiti a parlare di figli e cazzate su fb (mi hanno spiegato dopo oppure ho afferrato qualche parola) e lì mi sono sforzato di pensare a cose che mi tenessero sveglio per non cascare con la testa sul bicchierino della Pàlinka, la grappa ungherese.


E poi ero troppo preoccupato dal guardarmi le spalle da Aranka Mekkanica, la quale però non ha usato nessun tiro mancino nei miei confronti, forse perché non avrebbe potuto davanti agli occhi altrui. Loro non conoscono, evidentemente, la sua natura malvagia e io ahimé non so come rivelarla.

Ma io so.
Oggi in ufficio me ne ha fatta un’altra.

Stavo andando nella cucina (un ripostiglio con un frigo, un microonde e una macchinetta per l’espresso), apro la porta e me la trovo davanti che mi fa “Buuuh!”. Chissà da quanto tempo era appostata lì dietro aspettando il mio arrivo.

A proposito di cucina, questa sera mentre stavo per uscire e recarmi alla cena, la CC mi ha bloccato dicendo “Oh, fermate che te scatto ‘na foto”.
E perché mai, chiedo io.
“Ma come, così te ricordi de sta cena, namo su non me fa perde tempo che già me girano i cojoni, secondo me sto in preciclo”.

Certo, il ricordo è mio ma il perché tu la scatti col tuo smartphone mi sfugge.

Ho sempre un problema con le foto: non so come pormi, non so sorridere, non so fare nulla.
Allora adotto la posa Oscar Wilde, perché un punto d’appoggio è la cosa più rassicurante che esista.

dinner

E a quel punto debbo ancora stupirmi degli approcci d’antan?

Non è che in Polonia uno si debba sentire invadente, specialmente nei corridoi


Questo titolo di sicuro da CC non verrebbe compreso, viste le sue lacune in materia di Seconda Guerra Mondiale


Speravo, dopo i primi resoconti, di poter mettere su una sit-com sotto forma di blog sulla mia esperienza Budappestata con la CC, ma questa sera mi ha detto che a gennaio se ne andrà.

Sono giorni che si lamenta che è insoddisfatta del proprio stage e oggi mi ha detto che l’hanno selezionata per un altro internship in Polonia.

Confesso che mi sono sentito un po’ dispiaciuto, per tre ordini di motivi.

Il primo è che mi ci stavo affezionando, come persona. Sarà perché sembra un po’ stramba pure lei.

Non ho ancora raccontato, infatti, che dopo aver cenato lei si alza e passeggia e poi saltella e poi marcia come un soldato nel corridoio (giuro non invento: alza la gamba come uno dell’Armata Rossa), per digerire.

Poi quando ascolta musica con le cuffie, tiene il tempo dandosi pugni sulle ginocchia. Capisco seguire la melodia dandosi pacche sulle gambe, ma prendersi a pugni mi sembra un po’ eccessivo.

Riesce a lavarsi i denti andando in giro per casa senza far cadere neanche una goccia di dentifricio, che non fuoriesce nemmeno un po’ fuori dalla bocca.
Questa in realtà non è una stramberia ma un’abilità che hanno alcune persone, di cui sono invidioso. Quando io mi lavo i denti sembra un film porno gay, invece.


Lo so è una o-scena (scena oscena) ma non riuscivo a pensare ad altro paragone.


Ieri sera invece l’ho trovata che si faceva un pediluvio in cucina.
E intanto ruttava.

Forse è un bene che se ne vada.
Al confronto sembro io la coinquilinA.

Il secondo motivo per cui mi sento contrariato, è che ho sempre difficoltà con i cambiamenti. Cambiamenti in me o nell’ambiente che mi circonda.

Come i gatti: provate a spostare la ciotola dell’acqua al micio di casa. Si metterà a fissare il posto in cui era prima e, se potesse parlare, secondo me farebbe come Dustin Hoffman in Rain Man: voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola.

Il terzo motivo, è che ora mi chiedo chi prenderà il posto di CC. E se arrivasse una tedesca che non si lava e nasconde bottiglie di vodka nel ripostiglio?


Come quella che abitava in un appartamento che sono andato a vedere prima di prendere questo.


Non è per la vodka, ma sul fatto che non ci si lavi. Almeno a casa deve esserci un buon odore. A quel punto la butterei fuori e mi terrei gli alcolici.


Sono molto preoccupato riguardo quest’ultimo punto.

Questa sera, forse per addolcirmi la notizia, ha insistito perché provassi una zuppa brodaglia tisana non so bene cosa fosse preparata da lei.

È una zuppa con un fungo dalla consistenza gelatinosa e trasparente come una medusa, delle giuggiole cinesi e delle bacche di goji. E una pastiglia al miele sciolta poi insieme.

Confesso di averla trovata stucchevole, infatti la mia faccia mentre la mangiavo-bevevo credo tradisse la sensazione. Però lei, sadica, insisteva dicendo “Ne vuoi ancora? Prendine ancora! Aiutami a finirla, ne ho fatta troppa!”.

Quest’oggi non ho avuto proprio fortuna con le donne, comunque.

Al lavoro sono andati tutti via per le 16:30 e siamo rimasti soli io e Aranka Mekkanica. A quel punto lei mi fa: “Ehi drugo, non ti fa male il Gulliver a lavorare? Quando stacchi e vai a casa a fare spatchka?”.

Io in realtà già mi crogiolavo nella nullafacenza facendo trascorrere il tempo in attesa delle 17:30. Avevo inviato mail tutto il giorno dopo aver cercato dei maledetti consulenti con le specifiche richieste e non avevo voglia di mandarne altre, quindi, a meno che non fosse arrivata qualche risposta urgente, non avrei più fatto nulla.

Non potendo dirlo apertamente, rispondo che forse debbo controllare qualche altra mail, ma, volendo, possiamo andarcene via anche subito. Speravo che raccogliesse il mio invito.

Lei, capito il mio gioco, mi incastra.
“Ok fratellino, facciamo che leviamo le tende alle 5”.

Dannazione. A quel punto ho dovuto fingere di lavorare sul serio per mezz’ora.

Ma non è finita lì.

Aranka Mekkanica mi ha chiesto dove abitassi e, constatato che praticamente facciamo la stessa strada, mi ha chiesto di aiutarla a portare i pacchi che ieri ha incartato.

Mi prende in giro, mi impedisce di oziare e poi mi fa fare anche il facchino: ditemi voi se vi sembra buona e tranquilla. E poi su Instagram fa invece le foto ai fiorellini di campo!


Parentesi seria: i pacchi li abbiamo portati a un centro di raccolta che si occupa poi di spedirli ai bambini orfani (o almeno dicono: io spero sia così). È usanza della compagnia ogni anno partecipare a tale raccolta.


A questo fine di giornata difetta quindi solo un tocco del gran Ludovico Van.

Non è che serva Alan Turing per identificare un codice di condotta

Oggi la mia CR era assente dal lavoro, causa una brutta tonsillite.

Speravo di godermi la giornata, ma Aranka, detta da me Mekkanica, ha zampettato per un po’ avanti e indietro perché doveva impacchettare dei regali nella sala briefing. L’ufficio dove mi trovo è giusto in mezzo tra il suo e la suddetta sala, quindi era un tramestìo continuo.
Ha approfittato dell’assenza di CR per mostrare la sua natura malevola, disturbandomi alquanto.

No, non ha disturbato il mio lavoro: ha disturbato il mio piano di nullafacenza.

A proposito di disturbo, ieri sera (o forse l’altroieri: col fatto che pubblico i post dopo mezzanotte come un giornale non so più a quale tempo riferirmi) verso mezzanotte mentre mi preparavo la colazione per la mattina seguente* all’improvviso sguscia dall’uscio della propria camera la CC.


* Mi piace trovare tutto già bello e apparecchiato e il mattino dopo dover solo versare il latte – alla soia al cacao, info per diamanta – e spalmare la marmellata.


Era in sottoveste.


Tranquilli, non è l’inizio di un resoconto erotico. Quindi potete mettere a nanna gli adulti.


Una sottoveste bianco perla, serica, che terminava di poco sotto l’inguine, con due bretelline invisibili sulle spalle e dei ricamini floreali all’altezza del petto.

“Ah! L’hai guardata bene, eh?” ha detto il mio pubblico immaginario, tra risatine e gomitate d’intesa.


Il mio pubblico immaginario in questo frangente era costituito da Joey Tribbiani di Friends, Barney Stinson di HIMYM e Howard Wolowitz di TBBT, che si sono materializzati appena hanno sentito di una donna in déshabillé

Senza titolo-1


In realtà l’avrò osservata per un secondo e basta. Poi ho distolto lo sguardo cercando qualcosa da contemplare e non ho trovato di meglio che rimirare la caldaia. Una gran bella caldaia, a essere onesto. Però non ricordo come sia fatta pur avendola fissata 5 minuti. È colpa di Einstein: nel momento in cui inventò la relatività il tempo prese a non scorrere più allo stesso modo. Una volta Trenitalia ritardava puntuale.


Se pensate che un secondo sia poco per cogliere tanti dettagli, sbagliate. Tornando alla relatività, pensate a quante centinaia di migliaia di chilometri fa la luce in un secondo. I nostri occhi in un simile lasso di tempo vengono quindi bombardati da miriadi di informazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo.


Comunque, era uscita dalla stanza per chiedermi, se non fosse di disturbo, se non mi disturbassi a svegliarla l’indomani perché la sua sveglia era fuori uso. Sempre che non mi avesse disturbato interrompendomi in quel momento.

Certo che era un disturbo.
Donne che appaiono in sottoveste a mezzanotte è una cosa veramente fastidiosa. Il governo dovrebbe fare qualcosa!

A scanso di equivoci, non ho comunque pensieri impuri sulla CC in sottoveste.

Ho una regola che mi sono dato e che quando non ho seguito ne sono sempre stato punito: mai fare il provolone con donne facenti parte di una cerchia o un luogo che frequento abitualmente: scuola/università/lavoro/centri di recupero per indossatori di abbigliamento discutibile e così via. Figuriamoci con una persona con cui divido casa.

Credo molto nell’avere un codice di condotta.
Penso che ognuno dovrebbe avere una regola da scolpire sulla roccia: mai criticare a voce alta qualcosa perché arriverà sempre qualcuno che avrà da ridire sentendosi offeso, pure se tu stavi parlando dei suonatori di didgeridoo della Tasmania; mai aglio e cipolla prima di colloqui/appuntamenti; mai dire “Te l’avevo detto” a chi è innervosito perché qualcosa è andato male; mai cibo/acqua dopo mezzanotte (vale per i Gremlins).

Dovrebbero avercelo anche i disturbatori di professione un codice.
Perché esistono individui che realmente mettono a rischio l’integrità strutturale del sacco scrotale.

La cosa buffa è che chi non disturba si preoccupa sempre di non farlo e chiede conferma (l’ultimo esempio che mi ha dato spunto per riflettere è appunto la richiesta di CC), chi realmente disturba, non se ne cura per niente.

La cosa meno buffa è che mi sento spesso chiedere se qualcosa mi sia di disturbo o meno, sempre da parte delle persone innocue: a volte mi sento un po’ abbattuto perché ho come il timore di dare l’impressione di essere perennemente scazzato o pronto a mordere.

Ed è ironico che, ammesso e non concesso che io sia così, io non lo sia evidentemente abbastanza per tenere a bada i veri disturbatori.
Cioè quelli che ti impediscono di indugiare nell’ozio!