Non è che la morfina sia senza speranze perché è spacciata

Si dice che, visto da vicino, nessuno è normale.

È per questo che mi tengo a distanza dalle persone.

Esistono due categorie di individui strani. Quelli come me che cercano di conservare una parvenza di rispettabilità per stare in società e quelli che non se ne curano per niente.

Venerdì sera ho incontrato una persona della seconda categoria e vi ho quasi concluso un affare. Un gattino in cambio di un paio di fiale di morfina.

Costei, un’amica di un amico di amici, aveva la memoria del cellulare piena di foto dei suoi gatti. Io ho una teoria su chi ha foto monotematiche: bisogna stargli alla larga perché potrebbe essere pericoloso.

Anche io ho foto dei miei gatti e su facebook ogni tanto ne pubblico qualcuna: una sola per soggetto. Non mi interessa fotografare il gatto mentre sbadiglia, il gatto mentre beve, il gatto mentre è stato vestito – controvoglia – da sirenetto, il gatto mentre si lecca il pene.


Gli animali domestici per costoro sono un surrogato del neonato-trofeo. Capire se un neonato sia un neonato-trofeo, è semplice: se la mamma ci terrà a mostrare anche foto che dovrebbero essere private, come il primo vasino, il neonato è un neonato-trofeo.


Esauriti i racconti felini, tra cui l’emozionante e strappalacrime racconto della prima volta nella lettiera per un trovatello (vedasi sopra: il neonato-trofeo), ci ha raccontato della sua attività di anestesista. E di come sarebbe facile trafugar fiale di morfina dal policlinico, se solo volesse. Ma non lo fa perché la morfina È roba da vecchi. Serve ad abbattersi: che gusto c’è a farlo?.

Non lo so, pensavo, ma avrei avuto gusto a vedere lei abbattuta.

È possibile fosse una mitomane, ma ho preferito non contraddirla: non era priva di una certa arguzia, come quando sosteneva di notare, tra i graffiti con cui era decorata la camicia che indossavo, il profilo di un gatto.

– Non c’è
– Mi sembrava di averlo visto
– Se ci credi veramente allora c’è
– Questa cosa si dice ai malati di mente, lo sai?

Non la si poteva beffare, astuta come un cervo!

Dove l’avesse visto un gatto, non so. Poi lo strano sono io!

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