Non è che se l’aria ristagna usi il collutorio per aver un buon alito di vento

Beati quelli che si aspettano, perché non saranno mai in ritardo (Gintoki 2, 1).

Una volta aspettai un’ora sotto casa. Dopo lo squillo per segnalare il mio arrivo, attesi il fisiologico lasso di tempo di preparazione femminile. Quando giudicai che fosse eccessivo, feci un altro paio di squilli.


Non esiste un parametro per decidere se l’attesa sia eccessiva. Diciamo che va valutato sempre a occhio, a seconda della persona e del tipo di uscita.


Poi passai a telefonare, ma non rispondeva. Alla fine chiamai sul fisso e rispose. E lì realizzai che non ci eravamo affatto dati appuntamento.

Fu però carina a scendere lo stesso, anche in tempi brevi.

Io se fossi stato una donna sarei stata una di quelle che impiega 2 ore per prepararsi. Sono puntiglioso sul mio aspetto e debbo curare i dettagli. Se un pelo della barba non mi piace perché non rispetta la simmetria architettonica pilifera debbo tagliarlo. Non esiste che me ne vada via dandogliela vinta.

Quando ho poco tempo ho imparato a ottimizzare. Una volta mi sono lavato i denti mentre urinavo.


Era una cosa lunga. Effetti del tè verde.


Essere un ambidestro torna utile di tanto in tanto.

Ci sono cose che invece non puoi controllare. Ad esempio, quando si ha fretta le lenti a contatto non andranno mai bene e renderanno l’occhio simile a quello di Sauron. A Mordor a causa dell’embargo non c’era disponibilità di gocce oftalmiche.

Potrei sembrare vanitoso, in realtà curo un semplice stile barbonal.

Sono, comunque, maniacale. Come cantavano gli Elio, Quando c’ho la ragazza faccio la conchetta per sentirmi il fiato. Con la differenza che lo faccio anche se devo solo andare a comprare il giornale. Gli edicolanti vanno rispettati.

A volte mi chiedo quanta gente si faccia la conchetta.

Me lo sono chiesto oggi, quando è arrivato il Capo dei Capi. Ha scambiato velocemente due parole con me, prima della pausa pranzo.

Aveva il classico alito da uomo d’affari attempato. Digiuno, un caffè veloce, ore di discorsi e il risultato è che in bocca si forma un misto di afrori: poltrona degli anni ottanta in tessuto, mai lavato, su cui la gente ha fumato, mangiato, ha poggiato la testa coi capelli unti di sebo, e bagno pubblico dove per entrare bisogna dare 50 centesimi alla signora delle pulizie, che, sì, lo pulisce, ma resta quello sgradevole odore di tubo di scarico in eternit in sottofondo.

La mia reazione mi avrà reso un po’ strano ai suoi occhi: gli parlavo come fossi una torre pendente, i piedi più vicini a lui rispetto al busto e alla testa.

Comunque è stato gentile, ha portato in ufficio una grossa confezione di cioccolatini assortiti belgi, belgici, belghi…ha portato una grossa confezione di cioccolatini assortiti dal Belgio.

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