50 anni per abbattere un ecomostro. Per Godzilla ci volle meno e senza equo processo

Il 30 novembre è stato demolito lo scheletro di quello che avrebbe dovuto essere un mega-albergo lungo la Costiera Sorrentina, da 50 anni piazzato lì.

Mi ha sempre fatto sorridere la parola ecomostro.

Un po’ come ecomafia. Mi immagino una banda di gangster con l’auto elettrica, i pannelli solari e le ville coibentate con il sughero.

Ecco, con la parola ecomostro immagino un kaiju che si scioglie in acqua e si disperde non inquinando l’ambiente. Da oggi Gojira è senza tensioattivi!

Poi ho pensato, ma lui è sbucato fuori dall’acqua, quindi non possiamo farlo idrosolubile. Come lo smaltiamo, allora, un lucertolone grande quanto un Giuliano Ferrara?

Una demolizione controllata. Ecco la risposta. Gli piazziamo un po’ di cariche intorno le zampe, le colleghiamo a dei fili che conducono a un detonatore a stantuffo (rigorosamente della ACME, perché fa i prodotti migliori) e il gioco è fatto.

Mi hanno sempre affascinato le demolizioni controllate. Vedere in un tempo brevissimo crollare costruzioni che hanno impiegato mesi o anni per essere completate. È l’idea stessa di distruzione e di crollo a incuriosirmi. Certo, poi si alza un po’ di polvere e bisogna ripulire il tutto, ma qualcuno ci penserà.

A proposito, e degli scarti del lucertolone che ne facciamo? Potremmo buttarli giù lungo il water, ma poi chi diavolo sa cosa ci sia nelle fogne. Il kaiju già è emerso una volta dalle acque radioattive, e se poi si incontra con gli scarti di un ristorante thailandese, cosa ne esce fuori?

Niente, pare che degli ecomostri non ci si possa liberare. Tu pensi di aver finito e poi ne spunterà fuori un altro. Magari è proprio annidato nelle condotte del tuo bagno.

La soluzione? Secondo me bisogna cementificare tutto. Una volta completata la cementificazione dei suoli, eh belli miei, vi voglio vedere da dove spuntate! Su su, andate a giocare con le talpe, care lucertole. Qui su ce la spasseremo in santa pace tra grattacieli vuoti e scheletri di grandi opere (per grandi tasche) incompiute.

Da Milano a Palermo viaggio fotografico a caccia di ecomostri

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