Dalla cuCina con odore

Terzo appuntamento con gli aggiornamenti sulla mia vita romana e ora in salsa cinese.


DIDASCALIA RIASSUNTIVA
A fine giugno sono arrivate a casa due cinesi, una maestra di canto e la giovane allieva soprano che è venuta qui a Roma per proseguire gli studi di lirica.


Questa settimana Maestra è partita (per non so dove), quindi a casa è rimasta solo Astro Nascente. Da quando c’è lei l’aria in questa casa è cambiata: letteralmente. Infatti quando rincaso la sera vengo accolto da odori speziati, pungenti e persistenti tipici della cucina cinese.


DIDASCALIA GASTRONOMICA
Per convenzione parlo di “cucina cinese” per quanto in realtà non voglia dir nulla una simile definizione: per un Paese così vasto e popoloso non ha senso infatti parlare di un’unica cucina. È come riferirsi alla “cucina italiana”, ma quale? Quella degli ‘sfinci’ di Palermo o quella della ‘bagna càuda’ di Torino? Non c’è concordanza culinaria neanche tra corregionali: ad Avellino ignorano dei piatti che mangiamo a Napoli e viceversa.
Avrei voluto informarmi su quale fosse la provenienza specifica di Astro Nascente, ma quando le ho chiesto Where are you from?* mi ha risposto Grazie! e non ho insistito per non metterla in imbarazzo. Ma forse avrei dovuto perché quando si stanno imparando nuove lingue è necessario che qualcuno ti corregga o ti ripeta le cose.

* è stata lei a dirmi che parlava inglese meglio dell’italiano

Gli sfinci di san Giuseppe


Sono stato invitato due volte da Astro Nascente a condividere con lei la cena, ma per la fretta ho sempre rifiutato: spero però ci sarà un’altra occasione, perché la cucina cinese (si veda didascalia sopra) mi piace. Per quanto poi la sua presenza resti attaccata alle pareti a lungo.

Coinquilino oggi mi ha chiesto secondo me cosa si potrebbe usare per assorbire gli odori. Non ne ho alcuna idea e non so cosa si possa usare in una cucina, a parte tenere aperte le finestre.

Perciò, cari lettori, sondaggio: cosa usate per assorbire gli odori della cucina quando ci andate pesante col cavolo bollito e il baccalà?

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50 anni per abbattere un ecomostro. Per Godzilla ci volle meno e senza equo processo

Il 30 novembre è stato demolito lo scheletro di quello che avrebbe dovuto essere un mega-albergo lungo la Costiera Sorrentina, da 50 anni piazzato lì.

Mi ha sempre fatto sorridere la parola ecomostro.

Un po’ come ecomafia. Mi immagino una banda di gangster con l’auto elettrica, i pannelli solari e le ville coibentate con il sughero.

Ecco, con la parola ecomostro immagino un kaiju che si scioglie in acqua e si disperde non inquinando l’ambiente. Da oggi Gojira è senza tensioattivi!

Poi ho pensato, ma lui è sbucato fuori dall’acqua, quindi non possiamo farlo idrosolubile. Come lo smaltiamo, allora, un lucertolone grande quanto un Giuliano Ferrara?

Una demolizione controllata. Ecco la risposta. Gli piazziamo un po’ di cariche intorno le zampe, le colleghiamo a dei fili che conducono a un detonatore a stantuffo (rigorosamente della ACME, perché fa i prodotti migliori) e il gioco è fatto.

Mi hanno sempre affascinato le demolizioni controllate. Vedere in un tempo brevissimo crollare costruzioni che hanno impiegato mesi o anni per essere completate. È l’idea stessa di distruzione e di crollo a incuriosirmi. Certo, poi si alza un po’ di polvere e bisogna ripulire il tutto, ma qualcuno ci penserà.

A proposito, e degli scarti del lucertolone che ne facciamo? Potremmo buttarli giù lungo il water, ma poi chi diavolo sa cosa ci sia nelle fogne. Il kaiju già è emerso una volta dalle acque radioattive, e se poi si incontra con gli scarti di un ristorante thailandese, cosa ne esce fuori?

Niente, pare che degli ecomostri non ci si possa liberare. Tu pensi di aver finito e poi ne spunterà fuori un altro. Magari è proprio annidato nelle condotte del tuo bagno.

La soluzione? Secondo me bisogna cementificare tutto. Una volta completata la cementificazione dei suoli, eh belli miei, vi voglio vedere da dove spuntate! Su su, andate a giocare con le talpe, care lucertole. Qui su ce la spasseremo in santa pace tra grattacieli vuoti e scheletri di grandi opere (per grandi tasche) incompiute.

Da Milano a Palermo viaggio fotografico a caccia di ecomostri