Non è che puoi macinare un passeggino perché è un Chicco

Un bar-ristorante. L’unico nel raggio di un paio di chilometri. Un ritrovo per turisti (la scritta sandwiches non lascia dubbi: chi mai in Italia mangerebbe sandwiches?), ma fuori mano rispetto al centro, tal fuori mano da non potersi permettere di far pagare un caffè quanto un bicchiere di Moët & Chandon, come se stesse nella piazza principale, ma di tenerlo sul prezzo normale di mercato.

Chiedo un caffè. In vetro.

L’omino al bancone mi guarda smarrito. Si gira intorno. Forse cerca le telecamere perché avrà pensato a uno scherzo. Poi fugge in cucina, per tornare con un bicchiere di quelli per il liquore della nonna. Lo mette sotto la macchinetta, inclinato perché non vi entra tutto. Sembra stia spillando una birra. Mmmh, espresso alla spina!

Il bicchiere è stretto e lungo. Il cucchiaino non entra e non riesco a girare il caffè. Lo butto giù d’un fiato e poi cerco di aspirare lo zucchero sul fondo con un risucchio poco gradevole a udirsi.

Ho capito dopo cosa fosse successo. Dovevo essere il primo italiano che entrava lì dentro dal 1999, probabilmente. Quale mai turista chiederebbe un caffè in vetro? Quale mai turista, anzi, chiederebbe di pomeriggio un caffè e non un cappuccino, magari accompagnato da un sandwiches!

 

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Si accettano miagolii

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