Non è che ti serva una sella per il cavallo dei pantaloni

Iniziando a uscire di nuovo di casa per qualche occasione di cazzeggio dopo le zone rosse, a pois e a losanghe, si è palesato un aspetto che non avevo considerato: sarà un anno e più che non compro un capo di abbigliamento.

E anche adesso che mi trovo a essere in giro più spesso non ho alcuna intenzione di entrare in un centro commerciale. Già avevo problemi a relazionarmici prima della pandemia, figuriamoci ora.


Essenzialmente quello che provo girando in un centro commerciale, anche in assenza di virus, è che vedo la gente intorno a me e vorrei avere dei respingenti come nel flipper per farla schizzare via. In particolare quelli che coi carrelli avanzano senza guardare.


Avrei bisogno di pantaloni nuovi. Pare che infatti servano, secondo la lobby del non si può andare in giro nudi. Ne parlavo in un precedente post.

Ho trovato la soluzione. Ho iniziato a rubare quelli della mia compagna. Ho un problema con i jeans stretti da uomo, che a me piacciono molto: mi fanno male al pacco.

I suoi invece sono più morbidi ed elastici. Lei dice che è perché non sono jeans veri ma dei leggings. Io dico che che hanno l’apparenza di un jeans, il taglio di un jeans, sono quindi dei jeans.

Ho rischiato un occhio nero per tenere il punto, ma non ho mollato la mia posizione.

La realtà è che lei non considera che pur se sono nati leggings magari vogliono essere jeans.

Voglio fare un ragionamento più ampio.

Ci sono nella società correnti radicali e/o conservatrici (e anche un po’ stronze, se mi è consentito) che ritengono che le persone trans sono e restano del sesso di nascita: quindi una persona trans m to f rimarrà maschio, una persona trans f to m rimarrà femmina. Con un chi se ne frega di cosa senta e cosa provi quella persona, perché, ovviamente, bisogna sempre arrogarsi il diritto di voler imporre alle persone cosa debbano essere e cosa debbano fare col proprio corpo.

La stessa cosa accade con i pantaloni protagonisti della mia storia: sono leggings e si sentono leggings? Oppure si sentono jeans? Perché non lasciamo quindi loro essere ciò che vogliono essere?

Io quindi dico sin da ora che mi sento jeander. Un jeans gender.

Non è che se chiedi chiarimenti a un inglese lui ti risponde “FAQ you”

Ci risiamo. Sono rispuntate le zone rosse. Si sono estese, hanno ripreso il controllo dei nostri territori.

E, ancora, una volta, c’è grande confusione – e c’è grossa crisi – su modi, tempi e regole delle prescrizioni dei decreti.

Ma io sono qui per sgombrare il campo da dubbi. O crearne di altri. Ecco quindi delle pratiche FAQ su cosa si può o non si può fare in zona rossa.

Le scuole sono aperte?
Solo fino alle prima media. Al compimento dei 12 anni si va a lavorare, ché già ci sono in giro troppe braccia rubate all’agricoltura.

Ci si può spostare per andare in chiesa/luogo di culto?
Certo, ma sull’autocertificazione vanno indicati un recapito e un contatto della propria divinità per le adeguate verifiche della veridicità della propria fede.

Posso usare l’automobile con un’altra persona?
Sì ma portatevi dei giornali per tappezzare i vetri.

Posso usare la bicicletta?
Sì, per andare al lavoro. Per fare attività fisica, invece, solo nei pressi dell’abitazione. Quindi se vai al lavoro in bici ricorda di non far assolutamente vedere che stai facendo attività fisica e/o sudando. Magari spostati solo in discesa.

Posso uscire a comprare solo alimenti o anche beni diversi?
Puoi comprare altre cose ma poi dovrai comunque mangiarle.

Posso uscire col mio animale da compagnia?
Non lo so, prova a chiederlo a lui se gli va di uscire con te.

Sono consentite le assemblee di condominio?
Sì ma bisogna picchiarsi mantenendo il metro di distanza.

Posso incontrare persone a casa mia?
Se vivete almeno in due avrete modo di incontrarvi più volte e in diversi punti della casa.

Le fiere sono vietate?
Esatto. Se siete nel mezzo del cammin di nostra vita ne potete però incontrare tre.