Non è che ti servano chiodi e martello per fissare le persone

Ho un giro di conoscenze tra persone alquanto originali, con le quali vengono fuori conversazioni interessanti.

In una di queste, un tale ieri mi ha detto che fissa le zanzare.

Pensavo di ricordar male perché mi sembrava ci fosse un film ma era su uno che fissava le capre. Il tale mi ha detto non c’entra nulla.

Sostiene che se una zanzara ti ronza intorno, per evitare di farsi pungere basta tenere lo sguardo fisso su di essa. Così facendo, la zanzara resta a distanza e non si avvicina.

Ho ovviamente fatto del sarcasmo sulla cosa, ma sono stato messo a tacere da una dimostrazione pratica.

C’era una zanzara attorno al tale e lui ha preso a fissarla. Immobile, con solo le palle degli occhi che roteavano a seguir l’insetto. Com’è, come non è, la zanzara è rimasta lì a volteggiare a mezz’aria senza avvicinarsi.

«Ma non faresti prima ad ucciderla?», ho chiesto.
«È che mi dà fastidio farlo»
«E quindi come fai se ne hai una in camera? Resti tutta la notte a fissarla?»
«Le accompagno alla porta».

Proprio così: continuando a fissarla, mette una mano di fianco e una al di sotto entrambe a circa 10-15 cm dal dittero pungente e la spinge verso l’uscio.

Di quest’ultima cosa non ho avuto dimostrazione pratica perché, durante questa spiegazione, la zanzara è sfuggita allo sguardo ipnotizzatore e ne ha approfittato per dileguarsi.

Ho fatto anche io una prova, stanotte. Ero a letto e c’era una zanzara che volteggiava sopra di me.

L’ho fissata.

Con uno schiaffo al muro.

Ero senza occhiali e temevo quindi di non metterla bene a fuoco con lo sguardo e ho optato per un’altra soluzione. Rapida.

Dimmi chi sei e ti dirò se la tua è un’opinione pubblica, pubica o pudica

Mi punge vaghezza (o forse non è vaghezza ma una zanzara) di vedere che ne pensano. Un esperimento antropologico. Poso il bicchiere.

“Comunque mi sarebbe piaciuto partire per il vicino Est Europa con una Ong”.

Lui mi osserva e il viso si contrae in una malcelata risata come se avessi detto “mi son comprato un naso da pagliaccio e andrò in giro indossandolo”. Socchiude gli occhi guardando il mio vicino di posto, cercando complicità nel riso trattenuto per educazione.

Concludo allora il discorso in modo frettoloso restando molto sul vago, fino a far morire le ultime parole in un sorso di birra. I bicchieri pieni sono il miglior antidoto all’imbarazzo e un ottimo metodo di evasione.

I feedback degli individui sono filtrati dalle loro esperienze. Ogni essere umano ha il proprio bagaglio di trascorsi che influenza le relative opinioni.

Il che pone un interrogativo: un parere quanto potrà essere oggettivo?

Poniamo che voglia cambiare lavoro, perché non mi soddisfa. Anzi, voglia cambiare vita. Compio allora un sondaggio su un campione molto ristretto:

A) 27 anni, disoccupato ancora in cerca di primo impiego a 3 anni dalla laurea che forse adesso ha un’opportunità. Per 400 euro al mese.
B) 31 anni, disoccupata dopo aver lasciato impiego da baby sitter con lavoretto part-time in corso per conto di un amico (ovviamente in nero).
C) 23 anni, universitaria con alle spalle erasmus/viaggi studio all’estero/stage all’estero in corso.
D) 29 anni, lavoratore in nero non soddisfatto e che non vede prospettive di crescita nell’ambiente lavorativo che frequenta.

I pareri ottenuti sono i seguenti (in ordine sparso):

1) Vai, cambia, se non ti soddisfa. Hai un’età in cui puoi permetterti ancora di scegliere, fa’ quel che ti piace.
2) Parliamoci chiaro, se dessero 1200 euro al mese sarebbe diverso (Premio G.A.C.!).
3) Però di questi tempi un lavoro è pur sempre un lavoro, se non hai di meglio…
4) Io avrei abbandonato già da tempo.

Il gioco è abbinare le risposte alle persone che le hanno rilasciate.