Non è che il postino prenda tutto alla lettera

Mentre ero seduto ad attendere il treno, la signora di fianco a me si è avvicinata con una lettera in mano dicendomi:

– Mi scusi, mi può aiutare che non capisco tutto?…Non so leggere bene italiano e lei visto che è uomo può aiutarmi…

La signora avrà chiaramente imparato l’italiano ascoltandolo ma non leggendolo; un po’ il problema contrario che abbiamo noi italiani con l’inglese, che lo studiamo sui libri ma non lo parliamo.

L’ho aiutata volentieri. Dopo ho però riflettuto sulle sue parole.

Che vuol dire “visto che è uomo”? Perché sottolineare che io lo fossi? Pensa che io non sappia di esserlo? La signora mi stava forse facendo del mansplaining?


Cioè quando si spiega a un uomo che è un uomo.


In quanto uomo, poi, avrei avuto l’obbligo di aiutarla? Cos’è questa imposizione?

Al contrario, proprio perché uomo sono in possesso di ottime capacità logico-spaziali ma carente in abilità comunicative e linguistiche. Ed è un fatto risaputo. La signora mi stava prendendo in giro? Voleva forse umiliarmi insinuando il mio essere inferiore in quanto uomo?

O forse voleva sovvertire l’ordine delle cose mettendomi a interpretare testi? Stava facendo del gender facile? A quando un uomo che chiede informazioni stradali?

O forse, infine, la signora stava cercando di estorcere il mio aiuto tramite la via dell’adulazione della mascolinità? Non sa che io prima che un uomo sono una persona e dovrebbe trattarmi come tale e non far leva su attribuzioni di virilità?

Adesso so che tutti rideranno o prenderanno la cosa con leggerezza o si arrabbieranno perché con tutto quel che succede nel campo delle discriminazioni sessuali questo racconto suona ridicolo se non irrispettoso.

Ebbene, io chiamo tutte le persone ferite nell’orgoglio come me a uno scatto del summenzionato: quante volte vi hanno fatto aprire barattoli di sottaceti solo perché siete maschi? A me neanche piacciono i sottaceti!


Solo che non ho mai confessato questa idiosincrasia e per questo per me sono dei…sottaciuti.


Quante volte vi hanno detto “comportati da uomo” o, da ragazzini, “adesso sei un ometto”? Non è ora di smetterla con queste imposizioni di ruoli?

È il momento di Basta!

Come vedono gli uomini chi fa aprire loro controvoglia vasetti di sottaceti

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Non è che il medico si lavi con l’Anitra WC perché è un prodotto per la pulizia dei sanitari

Trovo assurdo che ci sia bisogno di affiggere un simile cartello, ma è evidente che educazione&modi appropriati non appartengono a tutte le persone.

Capitò anche una volta a Madre, nel rivolgersi a una farmacista: “Signorina, scusi…”. Io la ripresi con un colpo di gomito: “Madre, per favore…”. E Madre non è affatto una persona ottusa, nel senso di persona che ottende. Eppure è evidente che anche lei risente di una certa cultura dominante maschilista che vuole che a un uomo in camice ci si rivolga con deferenza, a una donna in camice con confidenza.

Premetto che trovo ridicoli i titoli e gli appellativi. Io stesso, quando al lavoro mi dissero che dovevo presentarmi come “dottore” – non in quanto medico ovviamente ma in qualità di laureato – mi sentivo un po’ ridicolo. Ma sarà questione di autostima e di sindrome dell’impostore.


La sindrome dell’impostore colpisce le persone che non sentono un traguardo e un successo come propri, giustificandoli solo come frutto del caso e/o di circostanze fortunate. Essi vivono nella condizione di sentire di non meritare una posizione e temono di essere prima o poi scoperti.


Laddove però esistono contesti formali trovo molto irrispettoso che ci si rivolga a un uomo in un modo e a una donna in un altro.

Fatta tale premessa, al foglio che ho pubblicato all’inizio di questo articolo vorrei fare un’aggiunta sotto il dottoresse: “Ma davvero?”.

Perché l’ambulatorio veterinario che frequento e dove è presente quel cartello sembra gestito come una bancarella del mercato. La titolare fa sia il medico che (male) l’assessore all’ambiente e ha l’aria perenne di chi ha ricevuto una botta in testa e perso la memoria.

Un paio di mesi fa avevo la gatta ricoverata per un ciclo di terapie. Andai a vederla per controllare come stesse e la titolare disse a un tirocinante:

– Questa è la gatta col tumore allo stomaco
– Eh?

Dissi sbiancando

– Ah no no scusa mi sono confusa col cane di quell’altro.

Ah. Ah. A soreta.

Nell’ambulatorio si alternano non so quante dottoresse. Perché ne incontro sempre una diversa. Ho rinunciato a imparare i loro nomi.

Il problema sorge quando devi tornare più volte e a ognuna devi raccontare la storia daccapo perché non si parlano tra di loro. Anche perché quando si parlano ognuna ha la propria versione:

(dottoressa 1) Si deve operare, bisogna aprire
(dottoressa 2) Non si deve operare, basta un prelievo con l’ago
(dottoressa 3) È guarita
(dottoressa 4) Scusa, tu sei?
(va avanti con altre dottoresse)

Avevo la gatta -una quasi ventenne- che pisciava sangue come una statua della Vergine e la soluzione offertami da una dottoressa era darle un integratore e comprare un diffusore di feromoni perché “Sarà colpa dello stress”.

Le diedi solo l’integratore perché 25 euro per uno spruzzatore erano troppo. Tornai dopo una settimana:

– Ma tu lo spruzzatore non l’hai messo, vero?
– No
– Eh…bravo. Hai visto?

Alla fine quindi lo comprai visto che mi si indicava come corresponsabile della patologia per la mia negligenza sparagnina e inoltre tra i due il medico è lei.


I gatti possono soffrire di stress, è vero, e la cistite può esser causata da questo fattore.


Ovviamente non servì a nulla, così dopo un’altra settimana le facemmo un’ecografia e scoprimmo una palla di sangue che occupava 2/3 della vescica e cominciammo quindi delle terapie col cortisone. Avremmo potuto iniziarla facendo un controllo sin da subito ma non si può certo rinunciare a un po’ di feromoni sintetici. Che per la cronaca non sono serviti a niente, a parte che io adesso ho voglia di fare pipì sui muri.

C’è poi una dottoressa che ha un carattere scorbutico. Per esempio, una volta, sempre dovendo fare il consueto riassunto delle puntate precedenti:

– Settimana scorsa ho parlato con la dottoressa…ehm…non ricordo…
– Boadicea? Clitemnestra? Pentesilea?*
– È una giovane
– Più giovane di me? (si indica, con gli occhi sbarrati)
– No no…cioè di me, dico
– Ah ok, no perché già stavo…(e non completa la frase)


* Nomi di fantasia così a caso.


Stavi cosa? Sì, vuoi sapere la verità, lei sembra una liceale e tu sua madre. Ora posso avere il mio responso?

No, qua non ci sono signorine ma teste di clitoride.

Non è che gli architetti siano compagni di…squadra

Neanche il tempo di tornare che oggi sono ripartito per una veloce trasferta di lavoro – un paio d’ore di permanenza – in quel di Roma.

Sono salito di corsa in metro e, ricordandomi che la linea B si biforca, ho chiesto conferma del tragitto a un passeggero a bordo di fronte le porte.

– Scusi va a Tiburtina?
– Io?
– …Il treno va a Tiburtina?
– Sì non so boh sì sì va…

Mi ha detto con tono un po’ scocciato.

Ho capito di averlo offeso perché probabilmente lui credeva mi stessi informando sulla sua vita e mi interessasse sapere se fosse diretto a Tiburtina. Rendersi conto che a me importava solo del treno deve averlo proprio deluso. Oggigiorno la gente pensa più ai treni che alle persone.

Eppure non sono un mostro e, anzi, mi interesso a tante tematiche pubbliche.

Ad esempio, è notizia del giorno che pare l’Italia abbia problemi con gli svedesi. O gli italiani abbiano problemi con la Svezia. E una volta tanto non è colpa delle istruzioni dell’IKEA.

Io adesso non voglio mettermi a parlare di calcio, anche perché non ne capisco e non interessa il lettore. Vorrei solo condividere una riflessione sul perché un calciatore possa soffrire di mancato rendimento agonistico.

A mio avviso è un problema di eiaculazioni.

È noto che la vita di molti calciatori li porti ad avere con facilità tante eiaculazioni. Ma tali eiaculazioni sono dirette verso, sopra e dentro delle donne, in genere.

Questo schematismo, questa monotematicità dell’atto eaiculatorio va a detrimento del potenziale dell’atleta.

A mio avviso quindi il calciatore dovrebbe eiaculare, con frequenza, verso, sopra e all’interno dei propri compagni di squadra e di spogliatoio. In tal modo rafforzerebbe il legame con loro, creerebbe più spirito di gruppo e accrescerebbe la forza del collettivo.

A chi crede che io stia dicendo baggianate consiglio di andarsi un po’ a studiare il coito sacro praticato nell’Antica Grecia all’interno dei templi e l’arte della trasmissione della forza virile attraverso il seme. Platone, non un Professor Strabuzov a caso quindi, all’interno del Simposio (dialogo di Fedro) parla della forza e dell’ardimento che avrebbe un esercito composto da uomini tra di loro amanti.

Due guerrieri intenti a rilassarsi con un gioco da tavolo dopo aver condiviso i rispettivi semi. Notare gli occhi spalancati e le pupille dilatate, l’essere vigili e attivi e propensi alla combattività (le lance pronte in mano): effetti tipici indotti dall’assunzione di seme.


Su altri usi del seme maschile in tempi antichi vorrei citare un contributo del Prof. Singrino.


Pertanto, se qualcuno vi volesse ammorbare con discorsi calcistici e speculazioni campate in aria, voi ponete fine alla conversazione sfoggiando, con sicumera e un pizzico di saccenza, le vostre conoscenze agonistico-antropologiche, affermando, senza tema di smentita, che “I calciatori devono andare a prenderselo nel sedere“.

PRECISAZIONI
Qualcuno potrebbe domandare come la mia teoria possa essere declinata per le calciatrici: la domanda denota assoluta ignoranza ed è con fastidio che vado a fare una precisazione in materia.

Il discorso che ho fatto sopra riguarda l’uomo, essere purtroppo caratterizzato da debolezze e cali di autostima che necessitano di continue correzioni e iniezioni di fiducia.

La donna è invece essere dotato di grande forza e potenza, tant’è che non ha il problema di far rifornimento di energia: il seme maschile per la donna non è infatti di alcuna utilità o beneficio.

Al contrario, la donna ha invece il bisogno di scaricare il grande quantitativo di energia che lei possiede. È per questo che tramite il meccanismo del ciclo mestruale esegue periodicamente uno svuotamento di tali flussi energetici, onde disinnescare gli effetti distruttivi che avrebbe invece un accumulo di potenza femminea.

Sperando di aver chiarito i dubbi dei più ignoranti, considero chiuso l’argomento.

L’apostata del cuore – 17/08/2017 (+ Consulti medici!)

Dopo alcune noie (si veda qui e poi qui la mia risposta), torna la rubrica più amata dagli italiani! O quella era la cucina? E chi ama una cucina? Un cuoco?

Amenità a parte, vi lascio con un aforisma estivo: 

«Il saggio è conscio che l’estate è nemica della preghiera e della meditazione, perché sa che poi gli puzza l’asceta» (proverbio buddhista)


Caro Gintoki,
Penso che si possano amare più persone contemporaneamente. Perché non siamo socialmente liberi di sostenerlo?
Ho trent’anni e sto [ufficialmente] insieme da una vita ad un uomo che mi dà delle cose e sto [segretamente] insieme ad un altro che me ne dà delle altre (quelle che il primo non mi dà e viceversa). Una cosa è certa: è sempre amore, sotto forme diverse. Se qualcuno mi ponesse davanti ad una scelta sarei in crisi. Eppure questa vita è fatta, per entrambe le parti, da pienezze e da vuoti. E i vuoti, le mancanze… sono forti. E le pienezze di uno non compensano i vuoti dell’altro.
Sento che è un’inevitabile condanna. Secondo te posso riuscire a sopravvivere così?
Labia Minora, Bocca Secca (FR)

Cara Labia,
la soluzione è semplice. Trova un terzo uomo col quale stare non ufficialmente ma non segretamente che riempia i vuoti del secondo e faccia il pieno col primo. E se poi non dovesse bastare, trovane un quarto che colmi i vuoti del terzo e sia compensato dal secondo o forse era il contrario. Insomma, vedi tu. Suggerisco un foglio Excel per registrare in partita doppia tutti i movimenti.

Caro Dottor Gintoki, vorrei un parere circa la mia esperienza. Ho sempre ottenuto che lui tornasse da me lasciando che mi lasciasse senza cercarlo, lasciandolo libero di andare. Fin’ora ha funzionato (dieci mesi di frequentazione con interruzioni di durata max 1/3 giorni) ed è tornato puntualmente da me. Ma l’ultima volta dopo 5 giorni non ho resistito e l’ho chiamato.
Risultato: dopo soli 3 giorni di riavvicinamento mi ha di nuovo mollato. Ora non so cosa aspettarmi. So che non andrò da nessuna parte con questa persona perché è totalmente instabile ma non sono pronta a rinunciare definitivamente a lui. Secondo lei che dovrei fare?
Segale Cornuta, Inciviltà Castellana (VT)

Cara, innanzitutto non mi chiami Dottore che poi qualcuno mi accusa di fregiarmi di titoli che non ho. Quindi da oggi preferisco farmi definire Esperto di relazioni umane o semplicemente Esperto.
Venendo al suo caso, consiglio l’acquisto di un collare gps. E già che c’è, anche un microchip all’orecchio in caso di smarrimento.

Gin, sono disperata. Ho conosciuto un ragazzo fantastico, per me è il compagno perfetto, stiamo bene insieme, ma…lui non piace alla mia famiglia perché porta i risvoltini. Non l’avevo detto ai miei genitori e quando l’ho portato a casa la prima volta mia madre a momenti sveniva. Mio padre ci è mancato poco che prendesse il fucile. Hanno detto che non lo rivogliono in casa e che devo smetterle di frequentarlo. Io li ho accusati di essere dei razzisti, loro si difendono dicendo che in casa loro hanno libertà di decidere chi far entrare e chi no. Per giunta ho anche perso il mio lavoro come leccatrice junior a progetto di francobolli per una posta privata perché hanno visto su facebook le mie foto con il ragazzo dove si vedevano chiaramente i risvoltini di lui. Hanno detto non possono tenere a lavorare una che sta con uno così, ne va dell’immagine aziendale.
Cosa devo fare? Possibile che le persone siano così ottuse da non andare oltre il risvolto dei pantaloni?
Pedissequa Mente, Buttapietra Nascondilamano (VR)

Cara Pedissequa, premetto che non ho nulla contro i risvoltini, anzi, ho degli amici coi risvoltini e sono persone proprio come noi. Basta che poi non diano fastidio o non ascoltino in pubblico i Thegiornalisti che poi chi lo spiega ai bambini?
Comunque, è vero che gli altri hanno libertà di decidere. Così come tu hai libertà di mandarli a fare in culo.

Buonasera Gintoki, recentemente mi sono imbattuto nel mito dell’androgino di cui Platone parla nel Simposio, in cui egli afferma che ciascuno di noi è una mezza mela alla ricerca ardua e difficile dell’altra metà che possa creare la mela perfetta. Secondo lei, una cosa del genere esiste?
Palissandro Bianco, Camerino Occupato (MC)

Non lo so, non faccio il fruttivendolo.

Salve scrivo perchè in questo ultimo periodo sn confusa ora vi spiego meglio sn una ragazza di 23anni sto insieme ad un ragazzo da 7anni in questo ultimo periodo sento molto il bisogno di avere un bambino mentre il mio ragazzo dice che è presto lui ha altri progetti nn pensa ancora ad un matrimonio o ad un figlio o forse e la paura di affrontare la cosa le premetto che lui ha 30anni e questo un pò mi preoccupa vorrei tanto sapere perche nn vuole un figlio forse perche nn mi ama abbastanza ma su questo potrei dire di no perchè io so di essere la sua vita io nn voglio un figlio perche ho paura di perderlo ma perchè voglio stare con lui sempre nn sa come ci rimango male quando mi dice che nn vuole figli per il momento ora sl lei mi puo aiutare dandomi una risposta al piu presto le premetto che anche lui vorrebbe stare con me al più presto anche per lui e un pensiero fisso che vorrebbe realizzare al più presto ma forse perche nn ci sono soldi a disposizione in questo periodo aspetto una risposta mille grazie
Asina Ragliante, Metallica in Concerto (RC)

Suggerisco di procedere per gradi. Prima di pensare a un figlio avete provato ad avere della punteggiatura?

Da 2 anni sto con un ragazzo. Ho notato, che quando dormo lui “si diverte” con me, senza il mio eventuale consenso. Ne abbiamo parlato e secondo lui, non c’è niente di grave, perché io sono la sua ragazza. Lavoro su turni vari, e spesso prendo sonniferi per dormire. Ma i sonniferi giustificano far sesso con me mentre dormo? Aiuto!
Bella Addormentata, Cippa di Stocazzo (AQ)

Cara Bella, prova a fargli l’amore nel sedere con una melanzana mentre dorme e poi chiedigli cosa ne pensa.


La prostata del cuore – La rubrica che BigPharma non vuole farti leggere!

Da quando sono bambino mi scrocchia la mandibola. Non lo so spiegare molto bene come rumore, so solo che è fastidiosissimo, diciamo tanti click piccoli! Mi sento spesso a disagio molto quando mangio e parlo. Tutti i medici che mi hanno visto dicono non ci si può far nulla. Cosa posso fare? Ho un suono continuo nella bocca e nella testa!
Delfino Curioso, Santa Maria al Bagno con Stipsi (LE)

Fallo campionare da Skrillex e magari diventi milionario.

Buongiorno, sono mamma di un bimbo di 18 mesi e scrivo perché mi preoccupano alcune cose. Vorrei solo un consiglio: se i miei timori hanno un fondamento e se sia quindi il caso di rivolgermi ad un buon neuropsichiatra. Ha camminato a 13 mesi e da un punto di vista motorio mi sembra tutto ok. Non fa ciao con la manina se qualcuno lo saluta e se poi questo insiste lo ignora. Batte le manine se qualcuno dice ” bravo!” o ” batti le manine”. Gli piace il gioco del bubu settete e ride ma dopo un quarto d’ora di gioco poi smette di ridere e si volta di lato.  I giochi però li usa correttamente. Sa esattamente cosa deve pigiare per sentire una determinata filastrocca o canzoncina. Se però interveniamo io o il padre per pigiare con lui, incrocia le braccine e non fa niente.  Se lo chiamo si gira ma non sempre. Provo a chiamarlo tante volte al giorno fin dal mattino e noto che nel primo pomeriggio già comincia a non darmi più segnali di avermi sentita. Sono sicura che senta benissimo perché se sente anche da lontano la musichina di un gioco corre a prenderlo. Non mangia ancora da solo ma a volte se gli porgo un biscotto lo rifiuta e se insisto lo prende e lo butta via. Quindi ci sono degli atteggiamenti un po’ contrastanti che non mi fanno avere ben chiara la situazione.
Vacca Boia, Apericena (FG)

Cara Vacca, il bambino mi sembra sano e sveglio. Prova è il fatto che ha già sviluppato la capacità di comprendere le rotture di cazzo e come comportarsi di conseguenza.

Salve sono un uomo di 43 anni e dopo 2 minuti di penetrazione ho già voglia di eiaculare vorrei sapere se ho bisogno di fare degli esami. Grazie Mille.
Corto Frenulo, Pioggia nel Pineto (LU)

Ben 2 minuti? A quanto ancora vuol arrivare? Comunque, la soluzione è semplice: faccia fare il grosso del lavoro a un altro e poi intervenga lei per concludere.

L’apostata del cuore – 20/07/2017

Dopo una pausa, rieccoci con nuove richieste di soccorso sentimentale! SoS Gintoki è qui 24 h su 24, a parte ore pasti, sonno, altre attività.

Vi lascio con questo aforisma  di Hermann Hesse Ohesse

“Amore viene prima del cervello, sul vocabolario. Ma non in quello inglese, dove è il contrario”.


Caro Gintoki,
hai presente Guido Catalano? C’è una sua frase che dice “Se tu fossi il sole, cazzo che freddo.” Ecco io sto così. Ho lasciato un uomo così, che c’era e non c’era e adesso sono persa, non so che giorno viene dopo.
Vulva Irritata, Sessa Pessi (SA)

Cara Vulva,
non ho presente la persona che citi. Fa il meteorologo? Mi ricorda una citazione di un poeta anonimo: “Se tu fossi il sole potresti giustificare con l’esposizione ai raggi l’herpes che mi hai causato”. Per il tuo problema ti consiglio di comprarti un calendario.

Caro Gin,
ho 44 anni, da 3 anni sto con una donna che vive a Parigi. Entrambi benestanti non abbiamo fatto fatica a vederci e a goderci la relazione, poi lei ha mollato tutto ed è venuta a Milano. Dopo tre mesi, lei in crisi personale piena è tornata a Parigi. Ora siamo di nuovo su e giù da aerei e dentro e fuori hotel. Se le dico che mi trasferisco nicchia, se le dico vieni tu piange. Però dice che non può fare a meno di me. A volte penso che non possa fare a meno soltanto della mia salsiccia. Dovrei chiudere? Il limbo non mi piace.
Fungo Atomico, Starnuto sul Naviglio (MI)

Caro Fungo,
incontratevi a metà strada. Dicono che a Digione facciano un’ottima mostarda. Può essere un buon condimento per la tua saucisse.

Caro Gintoki,
esco con un uomo da qualche mese, niente di serio fino ad ora, ma per me le cose stanno cambiando e vorrei dirgli:” o dentro o fuori”.
Ho però fatto l’errore, a inizio relazione, di dirgli: “Sentiti libero di vedere altre persone”…Ora sono preoccupata. Aiutami, questo mi piace…
Serba Rancore, Colite in Bagno (LE)

Cara Serba,
non comprendo la questione che poni. Lui ti ha capita e sta quindi facendo dentro e fuori con altre donne.

Caro Gintoki, le scrivo perché ho bisogno di parlare di quello che mi sta succedendo. Ho 42 anni, un lavoro e un marito. Poiché mi è difficile dire quello che mi sta capitando, soprattutto argomentarlo, lo dico e basta: mi sono innamorata di un’amica. E tutto da quel momento mi sta precipitando addosso. Mio marito ha letto alcuni messaggini che ci siamo scambiate e ha capito. Io ho negato, ma lui mi ha minacciato: «Lo dico a tutti». Io ho negato anche se sono certa di essermi innamorata, perché quando penso a lei mi batte il cuore e quando stiamo insieme e mi sfiora il cuore batte come mai prima. Ma è possibile scoprirsi lesbiche alla mia età? È come se la vita mi avesse messo davanti a una porta chiedendomi di scegliere. Aprirla significa rinnegare tutto il mio passato, mettere un’ipoteca sulla serenità futura, distruggere un matrimonio. Non aprirla però significa condannarmi all’infelicità, alla menzogna, alla negazione di me stessa. Io so che mio marito sarebbe capace di sputtanarmi con tutti i nostri amici. «Moglie indegna», mi ha detto l’altro giorno quando ancora ha tirato fuori la storia dei messaggini. Pretende che io smetta di vedere la mia amica e che vada da uno psicologo. Non so che fare.
Pippa Forte, Bagno di Sangue (LU)

Cara Pippa, io comincerei col dire a tutti che tuo marito è un imbecille.

Caro Gintoki,
mi sento brutta ogni volta che mi piace un uomo, a ogni primo appuntamento. Se poi quello che mi piace è oggettivamente bello, capita poco ma capita, mi sento inadatta in tutto e per tutto. Vengo rimproverata per quella che da tutti è considerata solo una sciocca insicurezza.
Come ne esco? Perché mi piace uno e, purtroppo, è anche bello.
Trovata Percaso, Vado Ligure Torno Piemontese (SV)

Cara Trovata,
conosco delle persone affidabili e discrete che per un compenso ragionevole possono sfregiare il tuo uomo e imbruttirtelo quanto basta. Fammi sapere.

Due anni fa, avevo 42 anni, un amico mi costrinse ad andare con lui al circolo a provare una lezione di paddle e da quel momento vivo nel tormento, estraneo a me stesso e a tutte le persone che mi hanno circondato fino a quel momento. E’ bastato guardarlo per capire che era una parte di me, un colpo di fulmine, chiamalo come vuoi. Qualcosa che fino a quel momento non avevo mai provato e che comunque avrei pensato di provare. Con mia moglie era stata una storia diversa, cresciuta sui banchi di scuola, la mia confidente, la mia sensuale compagna di letto, la mamma dei miei meravigliosi bambini. Tutto perfetto, fino a quella maledetta lezione di paddle, al giorno dopo quando siamo andati a bere un aperitivo, e a quello dopo ancora quando…. Sono un bugiardo, un vigliacco, un debole che non ha la forza di scegliere e di dire la verità. Lui minaccia di lasciarmi se non mi decido a stare con lui, mia moglie soffre perché mi vede distante e anche sgarbato. Non riesco a guardare in faccia i miei bambini e penso che se la vicenda diventasse nota loro ne soffrirebbero.
Salvo Ripensamenti, Francamente Meninfischio (PE)

Caro Salvo,
in effetti ammettere di giocare a paddle e trovarlo anche piacevole può far provare molta vergogna. Non potevi darti al calcetto?

L’apostata del cuore 29/06/2017

Ah, quanti problemi sentimentali ci sono in giro!

Vediamo questa settimana chi ha bisogno di un consulto! E, per arricchire ancor più questa rubrica, ho deciso di pubblicare alcuni aforismi che spero siano di ispirazione ai lettori.

 «Un cuore infranto è soltanto un cuore a pezzi»
Guglielmo Scuotilancia

«L’amore è cieco ma io una visita di accertamento dell’INPS gliela farei»
Guido Madridista

«L’amore è come la Luna: se lo raggiungi qualcuno romperà i coglioni dicendo che ti sei inventato tutto con la complicità di Kubrick»
Proverbio arabo


Caro Gintoki,
mai avrei pensato di trovarmi in questa situazione. Ma, si sa, nella vita mai dire mai.
Ho 48 anni, vent’anni di matrimonio alle spalle. Io e mio marito siamo una classica coppia “bene”, lui notaio, io presidente di una Charity foundation che si batte per il diritto delle donne nell’Africa subsahariana all’accesso all’epilazione laser.
Da circa un anno ho una relazione con uno degli stagisti che lavorano per me sperando che faccia curriculum. Lui ha la metà dei miei anni, a stento arriva alla fine del mese vendendo il proprio sangue, non ha nemmeno un conto in banca.
Mi ha stravolto e ora sono sul punto di lasciare tutto per lui. Ma come vivremmo?
Trita Maroni, Poggio il Pene (SI)

Cara Trita,
non mi è chiaro se a fare curriculum sia lavorare con la tua fondazione o avere una relazione con te.
Per venire alla tua domanda: vivrete di visibilità, la stessa con cui paghi i tuoi stagisti. Ha il vantaggio di non necessitare di un conto per essere accumulata.

Caro Gintoki,
ho conosciuto tempo fa un ragazzo. Ci siamo frequentati per tre mesi, all’inizio sembrava andasse tutto bene e lui sembrava molto preso. Mi diceva di avere intenzioni serie, poi di punto in bianco si è tirato indietro per il suo passato dicendo: “Io ci ho provato a innamorarmi di te”. Dice che non funziona. Si è rotto qualcosa all’improvviso. È la classica persona che ha paura di impegnarsi? Devo insistere o lasciar perdere?
Lina Sdita, Gradisca da Bere (UD)

Cara Lina,
se si è rotto si è rotto. Se hai ancora lo scontrino puoi avvalerti della garanzia.

Ciao Gin,
sto vedendo un uomo che, cito testualmente, afferma di avere “I suoi periodi”. Quando ci vediamo va tutto bene, è felice, fa tanti progetti. Poi magari mi dice Ti chiamo domani e sparisce. Se provo a cercarlo io o non mi risponde o mi dice che “ha il suo periodo” e “devo rispettare le sue fasi”.
Scema io che lo aspetto?
Elsa Della Spada, Rimembrate sta Minchia (VA)

Cara Elsa,
è comprensibile il malumore quando ci si sente “evitati”. È importante però comprendere le necessità altrui. Può darsi che si senta a disagio a uscire con te in quei giorni di periodo: lo dice anche la pubblicità che ci possono essere puzze e perdite improvvise. 

Caro Gintoki,
ho 30 anni, single. Da poco sono andata a vivere da sola, in un appartamento in un bel palazzo nuovo. Sembrava tutto perfetto. Poi ho scoperto che tutti gli altri cinque condomini sono in realtà cinque zitelle inacidite che non hanno mai avuto un marito. Hanno, a vederle, dai 50 ai 70 anni, e sono tutte delle vecchiacce dimesse e ingrigite. E ho scoperto, da persone della zona – figurati se le zitellacce acide mi avrebbero mai detto qualcosa – che il precedente inquilino di quella casa era una signora (un’altra zitella) morta sola e scoperta dopo una settimana dal decesso! Mi è preso un colpo. Sento che ogni muro in questa casa respira di tristezza e singletudine. La notte sento rumori e penso sia il fantasma della zitella morta. Ho preso l’abitudine di lasciare accese le luci nella stanza dov’è stata ritrovata, chiudere le porte nel mezzo, fare un giro di perlustrazione prima di andare a letto per essere sicura che la disgraziata non torni. Ma non basta. Sento la maledizione della casa delle zitelle inacidite su di me. Ho paura di diventare come loro. Non pensare che sia pazza, dico sul serio.
Perla Miseria, Lavello Intasato (PZ)

Cara Perla,
fossi in te non mi preoccuperei. Da come scrivi sembri già abbastanza inacidita di tuo, non corri il rischio di diventarlo.
Per quanto riguarda il fantasma, non posso aiutarti. Non mi intendo di spiriti. Al massimo di spiritosaggini.

Gin, sono a pezzi.
Io e il mio lui vivevamo un rapporto a distanza. Lui non poteva spostarsi – ha un impiego fisso statale – e quindi io ho cambiato regione, casa, lavoro e, per forza di cose, cambiato amicizie e stili di vita. Tutto per lui. Ora dice che non se la sente di questo rapporto, che la pressione è troppa, che non mi ha mai chiesto niente e ho fatto tutto io.
Che devo fare? Sono in lacrime.
Clamidia Mughetto, Pozzo di Scienza (PA)

Cara Clamidia,
non devi abbatterti e cedere alla tentazione di lasciare le cose a metà. Ti resta ancora un ultimo cambiamento da fare: cambiare ragazzo.

Ciao Gin,
ho 23 anni e da due mesi frequento un ragazzo di 30, bello, simpatico, intelligente. Un tipo in gamba. Mi piace molto, l’unico problema riguarda le nostre passioni. Io sono un ragazzo più da megadiscoteca e party, lui invece vuole sempre trascinarmi in locali che sembrano sottoscala riconvertiti che olezzano perennemente di sotto-scroto sudato ad ascoltare gruppi musicali sconosciuti che hanno più lettere nel nome che fans. Cosa devo fare? La nostra visione del week end non combacia per niente.
Brunello di Montalcino,  Prato Fiorito – ex Campo Minato (PO)

Caro Brunello,
lo scroto sudato è un fenomeno diffuso, soprattutto di questi periodi, ma che non viene realmente percepito come un problema sociale. Sai perché? Perché quando più uomini frequentano abitualmente gli stessi posti i loro sacchi scrotali si sincronizzano e iniziano ad emanare lo stesso olezzo. Credi che i luoghi che frequenti tu non puzzino di scroto? Si tratta però di un afrore diverso. Per questo quello dei locali del tuo compagno ti disturba, così come lui sarebbe disturbato dalle tue discoteche. Non credo si possa fare molto a meno che uno dei due non decida di cambiare stabilmente luogo di aggregazione e risincronizzare il proprio scroto.

Non è che devi aprire un postribolo per farti la clientela

Da più di un mese ha aperto un bar vicino casa mia. È sempre vuoto in modo desolante.

Magari non ci va nessuno perché il caffè è orribile (il che, considerati gli standard dell’Estero, estende l’orribile a una nuova dimensione) o perché i camerieri sono antipatici (il che, considerati gli standard ungheresi, estende l’antipatia a una nuova dimensione).

O forse è perché, non vedendo nessuno all’interno, la gente si scoraggia e questo crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

È dura riuscire a farsi un nome e una clientela.

Va anche detto che il bar sembra anonimo e privo di stile e, si sa, lo stile è tutto. È il primo impatto quello che conta.

Ho deciso quindi di iniziare a dare consigli di stile. Non ai bar, perché non me ne intendo.

Però riguardo il fashion credo di poter dire la mia. Se non altro perché oggi è il must. E il must inoltre è dire must. Il must del must è fingere di essere impegnati in attività importanti e qualificate, come appunto scrivere di moda su internet facendo credere che sia attività importante e qualificata.

Oggi quindi vado a presentare il mio ultimo – perché nel negozio in cui vado di solito non mi faranno più entrare per vilipendio alla decenza – acquisto.

È un capo d’abbigliamento must have, qualunque cosa voglia dire. Anzi, è più di un capo, è il boss della lobby dell’abbigliamento:

La camicia è moderna e vintage allo stesso tempo, perché la moda 2017 vuole l’uomo che sa essere moderno tornando all’antico. Quindi sì al vintage, no alla Terra rotonda, sì al morbillo.

È il capo (anzi il boss) ideale per chi ama la natura, in particolare gli animali che, si sa, sono meglio delle persone che alla fine sono tutte false, a parte l’uomo 2017 che è l’unico vero e infatti questa camicia è vera per vere persone. Se provate a metterla su una falsa persona – ad esempio un cartonato o un manichino – vedrete non gli cascherà benissimo. È per questo motivo che nel negozio non era esposta su nessuna sagoma ma giaceva in un angolo buio: le persone false non possono averla.

Sta bene con tutto, come provano alcuni esempi qui sotto.


Per una uscita informale, ad esempio prendere una birra (oppure prendersi il bicchiere perché piaceva):


Per una elegante cena vegana:


Per un vernissage di arte moderna:


La versatilità e adattabilità della camicia è incomparabile, seconda solo a un parlamentare che cambia più schieramenti.

Se siete uomini del 2017 non potete non averla nel vostro armadio e vedrete che la vostra donna/il vostro uomo riconoscerà in voi un vero uomo 2017.

Il Vocaboletano – #13 – Zèza

Come altre parole in napoletano, zèza trae origine dal mondo del Teatro e affonda le sue radici nella commedia dell’arte tra Cinquecento e il Seicento.

Zèza non è altra che il diminutivo di Lucrezia, capricciosa e caricaturale moglie di Pulcinella, ingannato da lei con moine e smorfie e comportamenti maliziosi.

È un vocabolo che si presenta invariato nella versione maschile e femminile, cambiando solo l’articolo che lo accompagna: o zéza e à zèza.

Il significato non è però il medesimo in senso stretto.

Nella sua versione femminile la zèza ripropone i caratteri del personaggio di Lucrezia. È ‘na zèza infatti, colei che cerca di farsi notare a tutti i costi, si perde in ciance, smorfie, moine, a volte in ammiccamenti gratuiti e leziosi. È la classica persona che magari si finge dolce e un po’ svampita per attirar simpatia e sembrar carina.

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Diverso è il caso in cui si tratti di un uomo: pur facendo sempre riferimento a una persona poco seria, si sta però etichettando un uomo che fa il cascamorto con modi smielati e un po’ falsi. Come stile ricorda un po’ il fareniello di cui abbiamo già parlato.

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Ma diversamente da altri termini di cui si è un po’ persa la memoria delle origini storiche, di Zeza ancora oggi sopravvive l’originale versione.

Dalla commedia, nel Seicento, la Zèza si diffuse per piazze e strade come scenetta di Carnevale musicata. La storia, cantata in vernacolo, è quella di Vincenzella (detta anche Tolla), figlia di Pulcinella e Zeza, che vorrebbe sposare Don Nicola. Il matrimonio è osteggiato da Pulcinella, mentre Zeza vorrebbe che la figlia si “godesse la vita” e, essendo dedita sempre a prendersi gioco del marito, fa incontrare di nascosto i due amanti. Pulcinella li sorprende e ne scoppia una lite in cui è però lui stesso ad avere la peggio e dover capitolare, acconsentendo alle nozze.

La canzone nel corso dell’Ottocento venne sempre più boicottata dalle forze dell’ordine per i contenuti troppo osceni e licenziosi ma è sopravvissuta nell’entroterra, dove ancora oggi viene messa in scena con a volte varianti nei nomi dei personaggi e nei dialoghi. Un vero pezzo di teatro popolare che rivive a ogni Carnevale in particolare in Irpinia, dove famose sono la Zeza di Mercogliano, quella di Solofra, quella di Bellizzi, quella di Montoro e mi sia perdonato se dimentico qualche località.

Anche per oggi è tutto e…non fate i zezi. A meno che non sia Carnevale.

Il Vocaboletano – #9 – La capera

Come ogni mercoledì, torna l’appuntamento col vocaboletano!


Come recitava un popolare stornello, Sarà capitato anche a voi…: in questo caso, di avere a che fare con una capera.

Una figura talmente nota che Verga le dedicò un romanzo: il famoso Storia di una capera.

Io, ad esempio, ne ho un esemplare in ufficio. Si chiama Mitja, detto Minchia da quando una volta, sentendo appunto esclamare “minchia!”, si voltò pensando di essere invocato. Non c’è affare che non lo riguardi, non c’è cosa in cui non si senta autorizzato a mettere il becco.

Se arriva un pacco, lui zampetta verso di voi per scrutare cosa abbiate acquistato, se state pranzando lui entra nel cucinino a guardarvi nel piatto. Se qualcosa su di voi è sfuggito all’attenzione degli altri, lui glielo riferirà.

A questo punto dovrebbe essere chiaro cosa sia una capera. È l’impiccione inveterato, che non si interessa dei propri affari ma di quelli degli altri. È a conoscenza di tutti i pettegolezzi e spiffera peggio di una finestra rotta.

E dire che per le strade di Napoli quello della capera, un tempo, era un apprezzato mestiere. Trattavasi infatti della parrucchiera a domicilio (da capa, lat. volg. per testa, quindi la capera è colei che lavora con la testa), che, degna interprete della nobile arte di arrangiarsi, conosceva tutti i trucchi e gli strumenti a poco prezzo atti a valorizzare le capigliature delle clienti.

Pur non avendo una moderna piastra per capelli, ad esempio, di quelle per chi non si accontenta, riusciva a lisciare i capelli con mollette d’osso scaldate.

Come accade anche oggi, la parrucchiera è anche persona con cui scambiar qualche parola e concedere confidenze. Inoltre il viaggiar di casa in casa permetteva alla capera di mettere occhi e orecchie dappertutto.

È così che la nostra pettinatrice era in pratica la depositaria di tutti gli i gossip, gli inciuci, i pettegolezzi cittadini. Le capere, da semplici acconciatrici, divennero ben presto persone di compagnia cui le clienti volentieri affidavano, oltre alla propria testa, anche le proprie confidenze intime. Le parrucchiere più brave e ricercate erano quelle che, oltre ad avere conoscenze in fatto di acconciature, erano in grado di sapersi adattare a contesti diversi e alle conversazioni più disparate.

Alcune di essere erano così autorevoli da essere consultate per fornire consigli medici o d’amore. O anche entrambe le cose, visto che il mal d’amore veniva spesso curato con vere e proprie pozioni medicinali casalinghe.


Anche se i “farmaci” non venivano assunti dalla “malata d’amore”, ma dal malcapitato oggetto delle attenzioni. A sua insaputa.


L’unico difetto – ammesso che si voglia considerar tale, visto che molte clienti apprezzavano ascoltare i segreti altrui – era che la parrucchiera non sapeva tener per sé le confidenze e i segreti di cui veniva a conoscenza.

Ed per questa caratteristica che, oggi, chi fa la capera, uomo o donna che sia, è chi si comporta da grande impiccione e pettegolo.

Non è che l’economista sia un maniaco perché gli piace il trucco de “la mano invisibile”

I più attenti avranno notato che ieri fosse 8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Si dice che certe tematiche andrebbero celebrate tutto l’anno e non solo in un giorno. Un po’ come dovrebbe essere sempre il giorno dell’amore o quello della salvaguardia dei diritti dei lavoratori o Natale per essere sempre buoni e così via.

È sicuramente un nobile proposito. Io vorrei però mettere in guardia da questi intenti (positivi, sulla carta) a causa delle loro possibili conseguenze nefaste.

Estendere le celebrazioni di queste giornate a tutti i 365 giorni dell’anno avrebbe all’inizio l’effetto di stimolare i consumi. Basti pensare a quanti regali in più si farebbero. L’aumento dei consumi porterebbe a una crescita dell’economia e all’innesco di un circolo virtuoso, perché le imprese assumerebbero di più, aumenterebbe l’occupazione che farebbe aumentare il reddito che stimolerebbe i consumi e così via.

Purtroppo questo è vero soltanto nel breve periodo. Nel lungo periodo, senza entrare troppo nel dettaglio di dissertazioni d’economia politica, il sistema entrerebbe in fase di stagnazione o peggio di recessione.

Il grafico sopra rappresenta il pene di un uomo costretto a comprare sempre regali. Da un certo punto in poi si scogliona e si abbatte.

Inoltre, non tutti potrebbero permettersi di fare acquisti di continuo.

Si potrebbe ovviare con dei gesti gentili. Basta il pensiero, si dice. Ma a lungo andare non ci si accontenterebbe di bei pensieri e questo creerebbe soltanto del malumore nelle persone, oltre ad aumentare l’insoddisfazione generale nella società a causa delle aspettative disilluse.

Senza contare che essere sempre buoni, bravi, gentili, affettuosi, premurosi, rispettosi, comporterebbe uno sforzo mentale ed emotivo non indifferente.

Chi potrebbe mai reggere tale pressione? Se già durante le giornate in cui si ricordano i grandi temi (Olocausto, diritti dei lavoratori, donne, eccetera) c’è chi non riesce a trattenersi dal polemizzare, figuriamoci cosa accadrebbe se tali giornate fossero estese a tutto l’anno.

Lo dico io: ci sarebbe un aumento esponenziale e indiscriminato di esplosioni di rabbia, dovuti alla lunga repressione dei propri sentimenti negativi (perché ci si deve dimostrare sempre buoni, gentili, eccetera). È vero che anche oggi ci sono casi di violenza, ma corriamo il rischio che possano diventare molti di più.

Pertanto, tornando a ieri: sì alla Giornata delle donne, ma che sia appunto una e una sola giornata in cui si compie lo sforzo di emendarsi.

Riguardo il resto dell’anno, lasciamo invece le persone libere di esprimere i propri sentimenti negativi, di continuare a discriminare e odiare, perbacco!

Non è che se non ti piacciono i libri per contrappasso verrai messo all’indice

Un amico mi ha chiesto di accompagnarlo a fare un giro a tempo perso in libreria.
In realtà trattavasi di un atto strategico in vista dell’avvicinarsi del suo genetliaco.

Il meccanismo è sempre uguale. Il soggetto, aggirandosi tra gli scaffali, indica con finta e malcelata noncuranza un’opera su cui è caduta la sua attenzione:

– Oh, c’è il libro di William Cock Eatpussy, scrittore blogmoderno che è vissuto 50 anni senza pronunciare la lettera effe come polemica contro il sistema, suicidatosi poi con un colpo di Marzullo nel 2010

E il giorno del compleanno:

– Questo è per te, tanti auguri!
– Oh…cos’è?…Oh, il libro di William Cock Eatpussy, scrittore blogmoderno che è vissuto 50 anni senza pronunciare la lettera effe come polemica contro il sistema, suicidatosi poi con un colpo di Marzullo nel 2010! Come facevate a saperlo?!

A un uomo è complicato fare un regalo. Ben venga chi legge perché con un libro si va in genere sul sicuro.
Qualcuno non sarà d’accordo, affermando che sia più complicato scegliere un regalo per una donna: è falso. In quel caso si consegnano i soldi a un’altra donna che se ne occuperà. Più semplice di così.


Il discorso non vale quando si tratta di compagne/fidanzate/mogli anche se comunque so di uomini che fanno comprare il regalo all’amica.


Purtroppo quest’anno non c’erano libri così interessanti o forse io ero troppo distratto a desiderare cose per me.

Ad esempio in libreria avevo visto qualche giorno addietro Alla ricerca del tempo perduto di Proust, con ben il 15% di sconto. Sono solito farmi trarre in inganno dalle percentuali di sconto – trappole per acquisti – su un libro, immaginando chissà quale grande risparmio quando in realtà lo sconto è sempre minimo. Su un libro di 55 € un 15% però è già qualcosa.


Esistono anche edizioni più economiche, come quelle dei Mammut, che trovo però esteticamente orribili con la loro copertina da libro per bambini stile “Impariamo a crescere”.


Ma guardalo! Vuol far vedere che è impegnato e legge Proust!

In realtà no, infatti non l’ho mai letto e c’è stato un tempo, tanto addietro negli anni, in cui credevo che Proust fosse la corretta pronuncia di Prost, il pilota.


Il quale, in fondo, quando si fermava ai box doveva poi andare alla ricerca del tempo perduto durante la sosta.


Nessuno mi regalerà mai Proust.
Non perché non conosca 9-10 persone che possano spartirsi la quota. È che non darei mai una festa di compleanno e vi inviterei 9-10 persone, per quanto io invece abbia partecipato ai loro rispettivi compleanni. Ma, parafrasando una nota frase di Rita Levi Montalcini, non vorrei mai a un compleanno persone che con così tanta leggerezza accettano di invitare uno come me al loro.

Ho visto anche sconti sui volumi di Zerocalcare, lettura che scrocco nelle librerie delle stazioni in attesa della partenza del treno. Dato che mi seccherebbe cominciare un libro per poi abbandonarlo dopo poche pagine, l’intrattenimento mordi e fuggi ideale è rappresentato dai fumetti. Si sta purtroppo avvicinando il momento in cui non avrò più cose da leggere – mi son già reso conto di aver riletto vecchie cose – quindi o devo cambiare autore o devo sperare che Zerocalcare incrementi la propria produzione.

Purtroppo non lo ammiro così tanto da spingermi ad acquistare un suo volume, per quanto Kobane Calling sia un reportage molto bello e io ho fatto fioretto, spada e sciabola di acquistarlo per sdebitarmi moralmente dei minuti di intrattenimento a scrocco che mi ha offerto.

Ciò che mi blocca è che ZC è il profeta del limone ammuffito in frigo, l’esegeta della fila alla Posta.
L’apologia del quotidiano in cui tutti si riconoscono, con l’amico strambo, il tale che si sposa all’improvviso, le relazioni ansiogene e le famiglie particolari. E i limoni che vanno a male.

È ciò che ti fa esclamare “Ehi! È così anche per me!”. È una cosa bella.
A volte, però, mi fa tristezza.
Perché realizzo che viviamo nell’epoca dei limoni ammuffiti. Dobbiamo sapere che esistono anche nelle case altrui per sentirci meno soli.

Io non so se sia sempre stato così o se una volta fosse diverso, anche perché una volta io non c’ero.
Immagino che aver lasciato che un limone andasse a male e averlo raccontato in giro sarebbe stato oggetto di scherno. Oppure sarebbero volati rimproveri per averlo sprecato. Ci sono tanti bambini in Africa che hanno sofferto a causa dei miei sprechi alimentari infantili, infatti.


Almeno così mi han sempre fatto credere.


Eppur oggi, pensandoci, anche io scrivo qui alla ricerca non del tempo perduto ma di altri limoni ammuffiti.

Non è che il pescatore vada dall’odontoiatra a far controllare i dentici

Non guardo molto la televisione, anche perché è sempre uguale.
Forse dovrei accenderla, qualche volta.

L’altro giorno però ho visto in tv una cosa che mi ha sorpreso: la pubblicità di un dentifricio per soli uomini.

Dopo un iniziale stupore, un sopracciglio inarcato e una grattata a una chiappa, ho realizzato che fosse una grande idea.
Ho capito finalmente perché al mattino si incontrano uomini con l’alito che falcia teste: si vergognavano a utilizzare un dentifricio normale, loro erano maschi e necessitavano di un prodotto adatto alle loro esigenze.

La confezione, pardon, volevo dire il packaging, ha un design moderno e accattivante: nera con inserti blu elettrico. È elegante e soprattutto maschile: si può portare finalmente il dentifricio con sé, al lavoro, in palestra, ovunque, sfoderandolo con orgoglio.
Era ora di basta! con quelle confezioni bianche e verdino, bianche e rosato, bianco e azzurrino sbiadito che devono aver causato degli imbarazzi all’orgoglio di noi maschi.

Io sentivo che al mattino ci fosse qualcosa che non andasse. Davo la colpa al lunedì mattina, all’afrore di plastica bruciata che aleggia nell’aria dalle mie parti, al litro di birra la sera precedente, alla congiuntura economica, all’Europa, agli spoiler sulle serie tv.
Invece era il dentifricio sbagliato.

Immagino ora invece ci sia qualcuno che tira fuori in pubblico il proprio dentifricio da uomo: sicuramente alla vista del prodotto lo farà qualcun altro e ci si potrà scambiare un cenno d’intesa, una pacca sulle spalle, un cinque, una fraterna toccata di pene.

Ho letto un po’ di ironia in rete: che gusto avrà? Whiskey? Falegnameria canadese? Pube di Scarlett Johansson?


Che poi sono sempre restìo a idealizzare così, solo perché magari è Scarlett Johansson o chi per lei. Magari invece nel suo intimo non c’è Chilly, chi lo sa.


Immagino invece avrà il gusto da dentifricio normale: sono lontani, purtroppo, i tempi in cui era in vendita questo:

Questo era l’unico, vero, originale dentifricio da uomo: per il maschio che voleva sentirsi sempre fresco e alla moda come una bettola del Tennessee con delle ballerine in burlesque. Hi-hah!


Gli esperti di marketing plauderanno invece a questa scelta di genderizzazione del prodotto, perché in questo modo l’azienda si differenzia innanzitutto dalla concorrenti creando una novità e, in secondo luogo, sembra che oggi paghi differenziare i prodotti per sesso.

Io penso sempre che il marketing sia quella cosa che ti vuol convincere di aver bisogno di qualcosa anche se non ne hai bisogno.