Così parlò Gintoki

Un mio amico di recente è stato bocciato credo per la decima volta all’ultimo esame. È un anno che gli sta dietro. Non si appiglia a scuse del tipo “È tutta colpa dei professori”, anche se, stando a quanto mi racconta, docente e assistenti sono dei bei tipetti.

Questi discorsi mi hanno ricordato i tempi universitari e i professori incontrati da me. Ce ne erano di esemplari interessanti.

La gerarca SS – Già dal nome era un programma, doppio cognome di cui il secondo tedesco, tipo Hohenzollern. Insegnava diritto internazionale, ma secondo me insegnava l’arte dell’insulto di Schopenhauer. La lezione era fatta di mezz’ora di spiegazione e mezz’ora di abbassamento dell’autostima degli studenti. L’esame prevedeva un discorso preliminare da parte sua in cui invitava ad abbandonare l’aula perché secondo lei l’esame si doveva preparare un paio di volte prima di presentarsi. Il colloquio era di tre quarti d’ora, minimo, di cui mezz’ora in cui parlava lei e faceva dell’autostima del malcapitato un sacchetto da punching ball. Volte minime in cui andava tentato prima di superarlo: tre. A meno che il proprio turno non capitasse durante la sua pausa pranzo alle 11:30, in cui l’assistente cominciava magicamente a dare esami in 10 minuti. A me è successo al primo colpo. Ho temuto che per riequilibrare quella botta di culo come minimo m’avrebbe investito una mietitrebbia uscito dalla facoltà.

Kevin Costner – Tra l’altro professore della mia tesi alla magistrale, un uomo dallo spropositato culto dell’aspetto fisico. La sua lezione: lui che, con la camicia con i primi bottoni sbottonati, parla in piedi, mettendosi in posa. Non scherzo. Si appoggiava alla cattedra con la mano, poi vi si appoggiava all’indietro, poi una volta addirittura mise il piede su una sedia e parlava in posa come un cacciatore che aveva appena sconfitto una belva feroce, pronto per essere immortalato. E aveva il tic di Sgarbi di sistemarsi il ciuffo fluente ogni trenta secondi.

Il Santo – Il professore più amato dagli studenti, docente di storia delle relazioni internazionali. Per chiedergli la tesi c’era più fila che alla posta, per poterne prendere di più lui a volte non so con che magheggi occultava le tesi che aveva in corso. Le sue lezioni erano uno show teatrale. A volte portava le caramelle o i biscotti e se qualcuno rispondeva bene a una domanda gliene dava una. Una volta invece accadde questo: prof. che fa una domanda all’aula, tra l’altro una semplice; uno risponde ma in modo completamente sbagliato. Il professore va verso la borsa, ne estrae un cartellino giallo e lo mostra allo studente che aveva risposto: “Ammonito! Alla prossima scatta la squalifica!”. L’assistente del professore, che in realtà era un professore associato, era un vecchietto che sembrava stesse lì perché non aveva altro da fare. Tipo gli anziani che guardano gli scavi. Se gli davi a parlare, era finita: cominciava a raccontarti di tutto. Uscivi dallo studio e lui ti seguiva continuando a parlare. Una volta continuò a parlarmi lungo le scale raccontandomi della Grande Guerra. Il tutto perché gli avevo solo fatto una domanda riguardante tutt’altra cosa.

La mummia – Doveva già essere vecchio quando c’era la Montessori. Non si capiva quanti anni avesse, ma di sicuro molti. Pensavo fosse prossimo alla pensione, il primo anno. Dopo 5 anni di università, quale mia sorpresa nel trovarlo ancora al suo posto. Anno 2014, vado a un seminario di politica e amministrazione. Tra gli invitati, c’era lui! In qualità di docente (ancora operativo)!

Il lettore – Professore di diritto pubblico, durante la lezione si poteva portare il segno sul libro perché per due ore non faceva altro che leggere i propri appunti copiati pari pari (perché non leggere direttamente dal libro?!). Se la Noia fosse stata personificata, lui l’avrebbe fatta scappare per quanto era noioso.

Il vaticanista – Esperto dei piccoli Stati, in particolare della Città del Vaticano. Teneva infatti lezioni su questi argomenti nell’ambito del corso di Diritto Costituzionale Americano e Comparato (cosa c’entrassero in tutto ciò i piccoli Stati, è un mistero! Non abbiamo mai comparato nulla!). Non si capiva ciò che dicesse, pur stando in prima fila (eravamo 10 persone), perché lui si ostinava a non voler usare il microfono. Dopo ripetuti solleciti, cominciò a usarlo. Lo teneva ad altezza stomaco. Dopo altri ripetuti inviti, lo alzava ad altezza bocca dello stomaco. Quando finalmente lo mise a portata di voce, non si capiva niente lo stesso perché lui parlava così:
“È nell’anno mijuejuentoshin’anta che l’arcivdva Jojjj Secondo decide di… (continua con ronzii e borbotti a caso)”

Il Boss – Il preside della facoltà. Un uomo che una volta, alludendo alla propria prominente rotondità addominale, disse: “Non è pancia, è il potere”. La sua squadra era ben assortita: c’era il suo delfino, un uomo che stava plasmando a propria immagine e somiglianza tranne che per la forma fisica, per fortuna. C’era un ricercatore, un uomo con l’aria da secchione cui credo venissero affidati i compiti ad alto contenuto intellettivo più ingrati. Conosceva i testi d’esame a memoria, virgole comprese. Capitare infatti all’esame col delfino, voleva dire ragionare e ricevere domande complesse e articolate. Capitare con lo sgobbone, voleva dire doversi ricordare una nota a piè di pagina 346 contenente una citazione. E poi c’era il terzo, l’uomo di fatica, un individuo che sembrava un incrocio tra Paolo di Canio (qui sotto nella diapositiva) e un bonobo. Nessuno ha mai capito bene a cosa servisse e che ruolo svolgesse. Durante lezioni ed esami sedeva accanto al Boss, ascoltava e annuiva e basta, forse perché non gli era concessa la parola. Una sola volta osò aprire bocca: il Boss stava spiegando una cosa, lui intervenne con un esempio e il Boss, accompagnando le parole con un cenno della mano per bloccarlo, lo spense dicendo “Sì sì ma questo non c’entra”. Credo non abbia più parlato da allora. Quando il Boss dopo il secondo mandato non è stato più eletto preside, ha dovuto rinunciare alla squadra. Il delfino ha avuto una cattedra, lo sgobbone continua a sgobbare per il delfino, mentre il povero servo è sparito dalla circolazione.

E poi ce ne sarebbero altri ancora, magari ne parlerò in una seconda parte.

Comunque io avrei preferito incontrare il Professor Bellavista

Oh, io sono pieno di dubbi, preferisco fare il bagno e per me vince sempre il presepe. Ah, e sono meridionale, ovviamente.

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E cercherò la mia strada su Google Map

Attuale Lavoro in termini di mansioni si potrebbe dire un piccolo passo in avanti rispetto a Vecchio Lavoro. In termini di ore però lavoro di più, con una retribuzione molto molto molto molto inferiore. There’s something wrong, here.
Eh, te piacess! Vaije truvann a votta chiena e a mugliera ‘mbriaca!

Silence, please.
Di questi tempi, con una disoccupazione tra gli under 30 a livelli da post apocalisse, è solo una fortuna mettere le terga su una sedia, ne son conscio.
E per me conta in modo marginale quanto paghino. È solo che sento che in nome di una piccola sicurezza io non segua una mia strada.

E quale sarebbe la tua strada?
Non lo so.
Tutti hanno una strada, una statale, un vicolo, un sentiero.
Puttanate. Non è che nasciamo con un cammino già tracciato.

Certo, se sei come Elettra (nome di fantasia) che il papà c’ha la fabbrichetta che è un porto sicuro, diciamo non dico la strada ma le indicazioni tracciate già ci sono. Quest’anno Elettra si è laureata, 9 anni per una triennale. E non in medicina o ingegneria. Apro una parentesi, mi preme rimarcare una cosa che ho sempre detto a tutti i miei colleghi universitari: il tempo impiegato per completare l’università non vale una beneamata cippetta. Non è una gara né una corsa contro il tempo. E chi impiega 3 anni non è migliore o più intelligente di chi ne impiega di più. Senza contare che ci possono essere attività, occupazioni o problemi che possono dilatare la tempistica indipendentemente dalla volontà dell’individuo.

Però, se magari dai un esame all’anno perché il resto del tempo cazzeggi, perché le tue giornate cominciano sempre dopo mezzogiorno, forse qualche responsabilità allora ce l’hai.

Ricordo quando la conobbi nel lontano 2005 e conversammo con cordialità. Mi fece una testa così parlando di RPG online e occulto. Crede alla magia nera (non c’è nulla di male: io credo alla sfiga nera, che secondo me è pure più potente) e una volta mi ha detto che uno che conosce ha visto fare a un altro tipo un incantesimo per togliere energie a un tizio che, subito dopo, è crollato a terra privo di forze.

Avrei voluto ribattere che mi ha detto mio cugino che sa un colpo segreto che dopo tre giorni muori, ma lei non apprezza molto l’umorismo. Anzi, non lo comprende: prende qualsiasi frase alla lettera.

L’anno scorso, dopo un lungo periodo che l’avevo persa di vista, mi capitava di incontrarla spesso mentre attendevo il treno. In una di quelle occasioni avevo notato che il suo abbigliamento a volte non coincideva col clima: troppo scoperta in caso di vento e pioggia, troppo coperta in caso di sole. Al che lei mi spiegò che era colpa del fidanzato. Chiesi lumi.
In pratica, quando lei si sveglia trova sul cellulare un messaggio del ragazzo che la informa del meteo della giornata. Quando sbagliava outfit era perché il ragazzo non l’aveva avvisata che durante la giornata il tempo sarebbe cambiato.

Non ritenni di fare altre domande né di tornare sull’argomento.

Elettra non è proprio una perdigiorno, comunque. Ogni tanto dava una mano in ufficio nell’azienda di proprietà del padre. In quell’azienda, come ho detto prima, ci lavorerà, il patto col genitore era che lei avrebbe dovuto prima prendersi una laurea, però. Una laurea a caso, a quanto ho capito.

Quando ho saputo questa cosa io ho pensato che al suo posto ci avrei messo 15 anni per terminare l’università. E mi sarei laureato tipo in Scienze e Culture delle Alpi.

Il padre le vuol molto bene. A 18 anni le ha regalato un seno nuovo. Apro una seconda parentesi: non trovo nulla di sbagliato in questo tipo di chirurgia (purché senza eccessi, ovviamente). Se una persona vive un proprio personale disagio, non trovo nulla di scandaloso nel farlo. Io personalmente sotto i ferri vorrei sempre andarci solo da morto per un’autopsia, ma chi non ha timori può andarci per un naso, per il seno o per che altro. Perché ne ho parlato, allora? Per un episodio che trovai buffo: quando la conobbi all’università girava voce che la sua esplosiva terza fosse finta. Tutte malelingue e invidie, pensavo. Poi invece scoprii che era lei stessa a diffondere la voce.

Me ne sono sempre chiesto il motivo. Io mi immagino nel presentarsi in un ambiente nuovo:
– Piacere, Gintoki. Mi occupo di…Ah, e ho fatto (invento) una prepuzioplastica.
– Ah…interessante…

Ora basta parlare, anzi, sparlare degli sconosciuti. Si parlava di strade. Un paio di mesi fa volevo andare in un posto dove le strade sono un optional (non è una battuta, ho guardato dal satellite). Volevo partire per andare a fare il Cooperante 12 mesi in un villaggio albanese. Non era neanche richiesta esperienza in campo internazionale, quindi provai a candidarmi con la ONG interessata. Purtroppo non sono stato ricontattato, ma la capata (trad. = intestardirsi con una cosa) ogni tanto mi risale. Ecco, forse sogno una strada del genere. Costruire strade per altri. Con tanti saluti ad Attuale Lavoro (che tanto poi saluterà lui me) e allo stipendio che non mi basta per farmi un paio di boccette nuove.

Torno su Google Map, vah.

E tu, sai farlo in modo discreto?

AVVERTENZA: post dal contenuto ureico.
Sottotitolo: la demenzialità delle cose che leggo su internet non ha confini.
Sto pensando di fare una rubrica a periodicità casuale sulle cose più astruse, demenziali, esilaranti, imbarazzanti (e altri vari aggettivi simili in ordine alfabetico) lette in rete.

Facciamo un passo indietro. Esistono siti che fungono da archivio di articoli sul “Come fare per”, ad esempio Sapere.it, Ewrite.us e via dicendo; in realtà, lo scopo del sito non è fornire guide agli utenti ma accumulare visite, perché da lì proviene il guadagno. A volte questo accade a discapito della qualità dei contenuti, dovendo rispettare delle regole di ottimizzazione (come l’inserimento obbligatorio di determinate keywords) per comparire nei risultati delle ricerche. 3 anni fa scrivevo per un sito del genere che offriva guide e recensioni. Mi occupavo di tecnologia, ma per guadagnare qualche spicciolo in più (si veniva pagati ad articolo + il numero di visite) capitava di dover scrivere articoli assurdi del tipo “Come acquistare palloncini colorati” o “Dove acquistare un pc 486 (in un museo, forse)”. Ma chi diavolo deve ricorrere a cercare su internet una cosa simile?

Quando pensavo appunto di averle viste tutte, sono capitato su wikiHow (che, a quanto ho capito, non è manco un paid2write e non paga per gli articoli: quindi certe cose vengono scritte volontariamente e gratuitamente!). E navigando navigando tra le varie guide, ho trovato questo articolo e mi son detto Fermo! Deve finire nel mio museo virtuale degli orrori!:

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Non linko l’articolo perché non voglio incrementare le visite al sito, però giuro che è la roba più esilarante che io abbia mai letto. E con tanto di disegnini esplicativi su come mingersi nelle mutande o nei jeans e andarsene in giro inzuppati, perché sarebbe così più discreto (???). Ma perché, mi chiedo, perché?
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Ci sono alcune perle encomiabili:

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Sentito? E staccatevi un po’ da Facebook, dal cellulare o da chissà quale altra perdita di tempo! Chiudetevi in bagno a fare esercizio, è divertente! E poi, volete mettere la sensazione di freschezza: la pelle sarà più bella e più idratata. E se avete qualche blocco psicologico nel farlo all’aperto, ecco alcuni consigli:

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Forza! Uscite nel cuore della notte e innaffiate il vostro cancello di casa. Quando sarete pronte, potrete anche organizzare dei pee-party:
– Ciao cara, che si fa stasera?
– Io stavo organizzando una uscita per una bella pisciata di gruppo, tu ci sei?
– Oh, non vedo l’ora! Mi sono allenata tutta la settimana di notte sullo zerbino del vicino!

Ma dove ho compreso la genialità perversa di chi ha scritto una cosa simile, è stato alla fine dell’articolo:

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Non scherziamo su queste cose. Conosco gente che è entrata nel tunnel e non esce più. Se un giorno dovessi avere una figlia, sarò categorico: figliola, drogati pure, ma non iniziare a pisciare di nascosto.

Mi son sentito quasi invidioso e ho cercato una guida per gli uomini. Non c’è, però ho trovato questo

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Giustamente, uno arriva a quasi 30 anni e ha ancora dei dubbi su come funzioni (per non parlare del “quando”!). Ho riso, poi mi è tornata in mente l’immagine dei bagni della mia Università che mi hanno fatto compagnia per 6 anni e ho pensato: oddio, forse c’è veramente qualcuno che non sa come si faccia in modo corretto. Volete sapere com’era entrare in quei bagni a metà mattinata? Vi faccio ascoltare una registrazione: ciaff! ciaff! ciaff!.
E non sto esagerando. Ma c’è tanta gente con problemi all’impianto idraulico o siamo proprio noi maschi a essere zozzi?

Perla finale:

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Caspita, che idea! E io che ho sempre scavato una fossetta nel terreno oppure innaffiato piante e porte!…Beh, sono un gatto, in fondo.

In ogni caso, non ho parole.

E ora, visto che va di moda in fondo agli articoli: dopo questo aver letto questo post ti senti
>=( Arrabbiato
=D Felice
=X Schifato
=( Triste
8′) Scusa, devo andare a mingere in pubblico

Perfetti sconosciuti

A volte mi chiedo che fine abbiano fatto persone assolutamente sconosciute ma che vedevo spesso nei posti che frequentavo, o persone con le quali ho condiviso un tragitto, una chiacchierata e via dicendo.

Che fine avrà fatto il mio Dr. House che incrociavo sempre quando al mattino andavo all’università. Era un vecchietto che avevo soprannominato così perché calzava sneakers e deambulava un po’ malfermo. È stata una costante presenza lungo il tragitto in quegli anni. Un po’ come, nello stesso periodo, quel gruppetto di autisti degli autobus che mi portavano in un’altra provincia. L’ultima corsa serale significava spesso una chiacchierata con loro, visto che ero l’unico passeggero, e anche un caffè offerto in una sosta a metà strada.

Da adolescente, invece, si sostava spesso davanti alla solita pizzeria. Al bancone che dava sull’esterno dove ci si serviva di panini e pizzette, per un periodo c’è stata una ragazza che ti salutava sempre con brio e allegria, il tutto condito da un sorriso smagliante. E quando si girava per rientrare, notavi che aveva un bel culo (siamo onesti e diciamo le cose come stanno!).

Parlando sempre di ragazze, chissà che fine avrà fatto una tizia che mi attaccò bottone un sabato pomeriggio sulla circumvesuviana. O meglio, le rivolsi io la parola perché notai che pensava a voce alta. Sbirciava le etichette dei miei acquisti (una action figure di Final Fantasy, da buon nerd) e commentava tra sé e sé. Doveva essere mezza matta, ma di quella mattitudine positiva. In 8 anni di treno non l’ho mai più incrociata.

Il treno è il luogo deputato a conoscenze estemporanee. Come quando chiacchierai con quella ragazza in un intercity che presi su a Reggio. Lei studiava a Roma ma aveva la madre a Ferrara ed era andata a trovarla. Se ricordo bene, studiava matematica e il suo sogno era l’astronomia. Credo.

In quell’occasione, nello stesso vagone c’era una coppia di simpatici anziani. Lei di giù, Aversa per la precisione, lui di Modena. All’inizio non avevo realizzato che lei fosse di origine meridionale, visto che, dopo tanti anni vissuti su, aveva l’accento emiliano. Solo che man mano che il treno si avvicinava alla Campania il suo accento mutava. Arrivati ad Aversa parlava ormai in napoletano stretto.

Sempre parlando di persone anziane, ne ricordo uno che conobbi quando lavoravo al Comune. Venne da me a farsi compilare il modulo del Censimento e mi raccontò la sua storia. Per tanti anni portiere d’albergo in un palazzo di Napoli, aveva lasciato il posto al figlio e si era ritirato, venendo a vivere nella mia città in un piccolo appartamento, insieme alla moglie, molto malata. Una persona così distinta, posata nei modi e buona che quasi mi commuoveva.

Ecco, accanto alle persone che uno ricorda perché ci si è condivise esperienze (scuola, lavoro ecc), o con le quali abbiamo intrecciato rapporti (sentimentali o d’amicizia) o che sono state nostre nemiche (in fondo anche un nemico si ricorda), in un immaginario scaffale io sistemo anche questi perfetti sconosciuti che, però, non so perché mi rimangono impressi, come tante istantanee. E mi viene da chiedermi che fine abbiano fatto o che stiano facendo.

Ansianità di servizio

Fatico sempre più a sopportare ansiosi e preoccupati di professione. Untori di paranoia che sembra non riescano a stare fermi senza infettare gli altri.

E se poi il treno ritarda di due ore?
E se poi piove?
E se poi finiscono i biglietti del concerto?
E se poi c’è sciopero?

E se poi, cosa? Troveremo il modo di ovviare o ce ne faremo una ragione. Ma placati, per cortesia.

Quando frequentavo l’università man mano che ci si avvicinava all’esame ricordo aumentavano anche le domande.

E se poi ti chiede proprio quella cosa che non ricordi?
E se poi gli parli di quell’argomento e lui fa altre domande?
E se poi quel giorno sta nervoso?
E se poi gli porti la tesina e a lui non piace?

La soluzione
Io rispondevo sempre con una scrollata di spalle e uno spensierato “sti cazzi”. Lo spensierato “sti cazzi” si differenzia dallo “sti cazzi” vero e proprio perché meno aggressivo. L’interlocutore si potrebbe offendere davanti a una risposta volgare. Mentre lo spensierato “sti cazzi” è più leggero e, inoltre, lascia l’ansiopata di turno interdetto, perché spiazzato dal trovarsi di fronte una persona che se ne frega.

Fortuna che i colloqui di lavoro sono cose personali e private di cui nessuno viene a sapere, altrimenti la tortura si ripeterebbe.

In ogni caso non ne posso più. Ogni conversazione così sono per me scatti di ansianità che maturo. Voglio la pensione.

I candidati perduti

Mercoledì son passato per la mia ex fuckoltà (che ora è un dipartimento). Decisione infausta. Avevo dimenticato che era tempo di tornata elettorale.

Entro e vengo agganciato da qualcuno che mi chiede se ho già votato. Poco dopo, una giovane matricola avvenente ed elegante, che ignora di essere stata selezionata da qualche smaliziato come semplice oggetto da esposizione (ne ho viste tante, così), prova a mettermi in mano un volantino elettorale. Il mio sguardo da “ritira quella mano o te la magno come Elijah Wood in Sin City” la intimidisce.

Tante facce nuove. Di tanti che conoscevo, nessuno più è rimasto.
No. Aspetta. Quello lì lo conosco. Uno c’è, quindi. Si è laureato ma continua a lavorare per la politica universitaria. È la sua quinta tornata elettorale, non si sarà stancato. Va be’, uno ci può stare.

Un attimo. Anche quell’altro lì lo conosco. Non ha mai lasciato la facoltà, anche lui alla quinta volta. Va be’, due ci possono stare.

Poi diventano 3. Quattro. Finché, non appare lui. Il decano dei politicanti universitari. Per lui sarà la settima volta.

Gente che vive una volta ogni due anni solo per questo. Per i restanti 728 giorni non li vedi più. Mai a seguire un corso, a dare un esame, neanche a prendere un caffè al bar. Travestono la loro occupazione come un compito messianico, un grande sacrificio frutto del loro incommensurabile senso di responsabilità. Io ricordo solo gli scambi di favori con il corpo docente, graduatorie erasmus farlocche, viaggi e scambi-studio e così via.

Non voglio propagandare l’immagine della politica che è sporca a qualsiasi livello, persino quello più basso e dei suoi esponenti corruttibili (e corrotti). È una concezione falsa e sbagliata. Però questi individui non mi aiutano.

Però, forse, non è neanche colpa loro.
infatti lì per lì ho immaginato che sarebbero i soggetti ideali per una storia horror-fantasy. I candidati perduti. Fantasmi che si aggirano tra le mura delle università, impossibilitati ad abbandonarle a causa di una maledizione. Una volta ogni due anni è consentito loro di riprendere una forma e un corpo, per potersi sfidarsi in una sanguinosa contesa.

Esco dalla fuckoltà. Io che posso.

E comunque, al diavolo i francesi

Era a Parigi. Anno 2011.
Non ricordo in che zona fosse il locale. Arriviamo lì per una celebrazione tra amiche russe e c’è anche questo francese frutto di un incrocio tra Chris Martin e un impiegato dell’ufficio anagrafe. Con tanto di pancetta prominente e calvizie incipiente. Pensavo fosse un loro amico, invece era uno sconosciuto accomodatosi al tavolo per tentare una campagna di Russia. Povero illuso. Chiedere a Napoleone e a Hitler.

Il francese mi rivolge la parola. Gli dico, con le uniche parole di francese che conoscevo, che non parlo la sua lingua. Sembra ci rimanga male. A fine serata mi saluterà con disprezzo.
Bevo un litro e mezzo di Guinness e mangio anelli di cipolla, prima che la compagnia si trasferisca altrove. Potrei imitare Grisù[1] incendiandomi l’alito.

Andiamo nel Marais.
Due lesbiche si baciano appoggiate a una saracinesca. Sono più virili di me. Una c’ha i bicipiti più grandi della mia coscia.
Dobbiamo pisciare. Entriamo in un altro locale. C’è coda al bagno. Un tizio davanti a me mi fa un cenno come per dire “Sì. Devi aspettare”. Bel ragazzo.
Non mi rendo conto che è un locale gay fino a che non passa una giovane cameriera. Sono l’unico a voltarmi a guardarle il culo.
Un uomo pelato esce dal bagno e bacia il tizio davanti a me. Potevi trovare di meglio, amico mio.

Un paio di anni prima avevo avuto altri occasionali contatti con gli abitanti d’Oltralpe. Era in Umbria. Ricordi, Cassandra? Ti portai da lì un portachiavi di legno di ulivo per fartene dono al nostro primo, vero, appuntamento in quella pizzeria del Vomero[2]. Chissà se ce l’hai ancora. Ricordo ancora quando mi toccasti il gomito perché volevi prendermi sottobraccio ma poi, per timidezza, ti ritraesti, camuffando il gesto in un incitamento al suon di un “su, cosa mi racconti?”
Pardon. Sto divagando.
A casa di amici arrivano in visita dei loro amici dalla Francia. Un’allegra famigliola. Il capofamiglia mi rivolge la parola chiedendomi chissà cosa con una frase lunghissima. Hanno tutti questa pretesa che il mondo li capisca quando parlano. Ascolta, amico mio, non siete inglesi. Fatevene una ragione.
Questo è ciò che avrei voluto dirgli.

Il terzo contatto, in mezzo ai due, è stato all’Università. Ho fatto due esami di francese senza sapere nulla di tale lingua. L’unica cosa che ho imparato a dire è Le Ministere des Affaire Étrangères. Ah, e anche  Les Chevaliers du Zodiaque, ma solo perché avevo la versione francese di un videogioco per PS2.
Ah, no, un momento: so anche dire Je voudrais un verre de Sauvignon.

Per questo sul curriculum ho scritto: Francese – conoscenza sufficiente.

[1] Anche se degli anni ’70, ricordo che anche quand’ero piccolo tra fine ’80 e inizio ’90 in tv andavano in onda gli episodi di questo piccolo draghetto

[2] No, ma seriamente. Chi diavolo regala portachiavi di legno d’ulivo a un appuntamento??

Esistere, resistere…desistere, forse

Spesso ci si fa del male solo per sentirsi vivi. Oggigiorno è sempre più facile essere limitati a esistere e nient’altro. Io esisto sulla mia carta d’identità, sul mio passaporto, sulla mia patente, sul mio codice fiscale, sulla mia tessera del WWF; esisto all’anagrafe del mio Comune, negli archivi della mia ex Università, nella banca dati dell’INPS, nella ASL locale.

Numeri e lettere, sequenze ordinate che mi identificano. Questo e nient’altro per rappresentare un essere umano, puro essere.

Esistere.

A Tokyo una sera in un ristorante di Ueno vidi un ragazzo e una ragazza seduti a un tavolo, uno di fronte all’altro. Per tutta la serata si tennero occupati con i rispetti smartphone, scambiando qualche parola tra di loro di rado. È questo esistere o vivere? E se la vita si fosse trasferita all’interno del mondo digitale, chi può dirlo con certezza? Forse quei due giovani sopperivano alle deficienze della loro esistenza trovando una via alternativa per la vita, perché è la nostra naturale inclinazione. Come la pianta che cresce verso la luce. Una luce artificiale di una lampada, perché il Sole non lo guardiamo più.

Resistere.

A volte cerchiamo vie errate, perché la fallibilità è parte della nostra natura. E ho come l’impressione che i margini di errore siano aumentati perché le opzioni offerte si sono moltiplicate. È come l’overdose di informazioni, abbiamo accesso completo alle fonti che vogliamo ma nel complesso stiamo diventando sempre più ignoranti. Non c’è più l’analisi, la verifica, la contestualizzazione. L’informazione è un lampo che colpisce e svanisce in un attimo.

Le persone si arrendono a tutto questo? Desistono?
Esistere e non esistere, vivere e non vivere. Quali sono i confini?

CV: Curriculum Verità

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L’altro giorno ho letto un post di Ale22andro che consiglio di leggere: Se il curriculum dicesse la verità. Al che ho pensato di produrre anche io un curriculum il più brutalmente onesto possibile. Questo è ciò che ne è venuto fuori.

Curriculum Vitae

Nome: Gintoki
Specie: Gatto domestico (Felis Silvestris Catus)
Nato a: Napoli Quando:  l’età sufficiente per ricordare il 2° scudetto del Napoli ma non il 1°
Telefono: lasciami il tuo e se sei una donna e ti richiamo
Automunito: quando non serve ai miei
Patente: B in zona retrocessione
Disponibile a trasferte: no perché sono contro la Tessera del Tifoso
Disponibile al trasferimento: sì ma solo a parametro zero

Istruzione e Formazione
Università degli Studi di Napoli Federico II (sono recidivo e poi era comoda)
Laurea magistrale in: Scemenze Politiche II – Il ritorno
Tesi in: Politiche Strategiche di Economia Europea applicate al Tasso di Cambio Lira/Euro che poi i Commercianti ci hanno Marciato sopra Fissando i Prezzi 1000 lire = 1 euro
Titolo: Potrei recitarvi le formazioni di Ungheria – Germania finale dei Mondiali del ’54 e manco ve ne accorgereste
Voto: 110 con calcio nel deretano accademico

Università degli Studi di Napoli Federico II
Laurea Triennale in: Scemenze Politiche, Indirizzo Studi In…utili
Tesi in: Storia delle Relazioni Complicate tra Uomo e Donna da quando è stato inventato il Cavallo
Titolo: Ma davvero vi interessa ‘sta roba che se l’è dimenticata pure quello che ha scritto il libro dal quale ho attinto?

Liceo Classico intitolato a uno scrittore misconosciuto
Diploma di Immaturità

Esperienze professionali
2012-2013
Azienda: Dammi i soldi & Ti rovino Inc. …ulata
Ruolo: Junior Usurer and Extortionist
Potrei dire di aver messo in luce ottime doti di team working e problem solving, se ne avessi capito bene il significato. Sono sempre stato il primo ad arrivare sul luogo di lavoro e l’ultimo ad andarmene, perché purtroppo essendo soggetto agli orari dei treni questi ultimi partivano sempre o troppo presto o troppo tardi.

2011-2012
Azienda: Un uomo con i piedi nel forno acceso e la testa nel congelatore statisticamente ha una temperatura media S.p.A.
Ruolo: Addetto a farsi i cazzi altrui
Tra i miei compiti rientrava quello di inserire i dati mancanti usando la fantasia, attività in cui mi sono distinto per proattività, proditorietà e protervia.
Ho ricevuto attestati di stima per la mia discrezione e riservatezza.Quindi con quelle voci che ho messo in giro sparlando delle persone che ho incontrato, non c’entro.

2004-2010
Giornalista. La mia attività si svolgeva prendendo notizie da internet e riscrivendole cambiando le parole per renderle originali. E quando non le trovavo anche qui bastava usare la fantasia.

Lingue
Napoletano: madrelingua. Buona conoscenza delle radici etimologiche di termini offensivi quali ad esempio Chiattillo, Vajassa, Zandraglia
Italiano: buono. So dire parole come otorinolaringoiatra senza incespicare
Inglese: oh son stato a Londra per ben due settimane
Spagnolo: oh son stato a Barcellona per ben due settimane
Francese: conosco i nomi dei vini e come ordinarne un bicchiere
Tedesco: conosco i nomi delle birre
Giapponese: sufficiente per provarci con una giapponese ma non abbastanza per non andare in bianco

Conoscenze informatiche
So usare Word. Excel lo utilizzo per la squadra del Fantacalcio.
Una volta avevo imparato a usare Access, poi l’ho dimenticato.
Ottima conoscenza di software tecnico-gestionali quali Emule, µTorrent e JDownloader per scaricare utilizzando contemporaneamente ed2k, torrent e link diretti.
Utilizzo la Posta Elettronica, il più delle volte per cancellare lo spam o newsletter inutili.

Competenze relazionali e comunicative
In possesso di grandi doti nelle relazioni pubbliche, mi si nota di più quando non ci sono.
Sono in grado di parlare di cose che non conosco ma per un periodo di tempo limitato.
Ottima capacità di fingere interesse anche quando ascolto discorsi di cui non mi frega una mazza.

Competenze organizzative e gestionali
Una volta mi sono occupato di raccogliere i soldi per un regalo di laurea. Ci siamo ridotti all’ultimo giorno ma alla fine il tizio ha avuto il regalo. Per il resto preferisco sempre delegare l’organizzazione di feste, regali, serate ecc. ad altri: ottime doti di team leading nella supervisione di compiti ingrati da sbolognare a terzi.

Hobby e Interessi extraprofessionali
Mi sono dedicato all’onanismo, disciplina nella quale ho ottenuto soddisfacenti risultati.
Pratico la corsa, in particolare quella per raggiungere il treno.
Ho giocato per anni a calcetto a livello amatoriale, cimentandomi nel tempo in vari ruoli. Attaccante. Difensore. Portiere. Spettatore.
Appassionato di letteratura, cinema, musica a 180° perché mi interesso di tutto senza pregiudizi ma solo a metà.

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali purché non mi mandiate le offerte di abbonamenti Sky

Principi di fisica dell’Universo femminile

Isolamento chimico – Recenti studi hanno messo in evidenza la capacità della donna di non restare a lungo isolata senza stabilire legami chimici con individui del sesso opposto. Tale comportamento potrebbe apparire scontato, data la naturale tendenza della molecola D di attrarre la molecola U: in realtà, la natura elettrostatica femminile è a condizione variabile e, quindi, in grado di attrarre e respingere corpi a piacimento e in qualsiasi momento.
Sembra che la donna, mantenendosi isolata a lungo, tema di entrare in uno stadio di decadimento e, quindi, si attivi per ovviare a ciò.
In un uomo tale processo è più ben marcato: una particella M priva di un legame, infatti, decadrà trasformandosi in un “Busone di Higgs”, come verrà simpaticamente etichettato dai suoi compari.

Lo spazio/tempo – Dalla premessa chimica iniziale ne discende che, oggigiorno, riuscire a stabilire un legame con una donna significa intercettare il suo moto nello spazio in quell’arco di tempo in cui non è impegnata e non ha già cominciato a vedere un altro.
Secondo gli scienziati, però, questo non è sufficiente: detto T tale arco di tempo, al suo interno consideriamo T1-1 il tempo durante il quale la donna penserà ancora al suo ex; chiamiamo T1+1 il tempo in cui invece sta già pensando al suo prossimo obiettivo. Esisterà una e una sola breve finestra temporale T1 compresa tra T1-1 e T1+1 in cui questa donna sarà realmente intercettabile. Le difficoltà nell’incrociare una donna in questa finestra derivano dal principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale non siamo in grado di determinare stato e moto del pensiero femminile contemporaneamente.
Ricercatori dell’Università della Pene-sylvania hanno messo in luce le scarse probabilità che possa essere tu l’elemento M all’interno di T1+1 e che in base a una Legge di Murphy il tuo momento capiterà sempre troppo presto o troppo tardi.

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La teoria quantistica – Alcuni studiosi contestano la teoria della finestra spazio-temporale, proponendo un approccio basato sulla meccanica quantistica proprio in virtù dell’indeterminatezza sopra descritta. In base a ciò, la donna a prescindere sarebbe contemporaneamente libera/impegnata/turbata/interessata/etc e non siamo in grado di stabilirne all’esterno uno stato senza intervenire con un’osservazione diretta, con la conseguenza di modificare il sistema (paradosso del gatto di Schrödinger).

Detto in termini semplici, nel momento in cui ti ci avvicini una donna libera per te diverrà impegnata.

Volti e colori

Sono trascorse le 9 di mattina ma il vagone è pieno. Nella decenza, come dovrebbe essere un normale treno delle linee locali a scarsa velocità, senza gente costretta a esibirsi in contorsionismi estremi per restare in piedi, evitando compressioni toraciche cause borse e zaini inopportuni e molestie sessuali del maniaco di turno che prova a verificare che lì sotto le valvole pneumatiche funzionino ancora poggiandosi agli altri.

Sono passate le 9, dicevamo, eppure De André avrebbe detto che tante facce non hanno un bel colore. Corsi, esami, lavoro, le probabili necessità che spingono le persone a salire su questo pezzo di latta: mi sento colpevole di essere in viaggio per motivi che potrebbero apparire futili, quali chiedere un’informazione in un Centro e vedere un amico. Certo, vedere un amico non è futile, ma in mezzo a persone che si spostano per dovere sembra stonare.

Nessuno parla.
A parte una donna nervosa, al telefono, che considera importante condividere a voce alta con gli altri passeggeri i propri affari.

Un uomo di mezza età di fronte a me combatte col sonno. La testa cade giù, come colpita da un pugno invisibile. Si rialza, lui non cede.

Una ragazza mostra tutto il suo desiderio inesaudito di rimanere sotto le coperte. È visibilmente raffreddata. Guarda fuori, pensa.
Un’altra, più avanti, sembra non aver dormito. Due mezzelune scure sotto occhi tristi rendono trasparente il suo animo. China la testa, si tocca più volte il piercing al trago.
La ragazza di fianco sembra impaziente, tediata dal viaggio. Starà pensando al perché non avrà preso la macchina.

L’uomo di mezza età ha perso. Il sonno ha vinto. Lo osservo: le mani sono tozze e gonfie, la pelle è più scura rispetto al corpo. Forse è un meccanico, chissà. Non lavora nell’edilizia, sicuramente, perché chi opera in questo campo esce di casa con i pantaloni da lavoro, sporchi di calce e cemento.

Nessuno parla.
Il Governo, il calcio, un calcio al Governo: in genere le conversazioni tipiche da viaggio. Oggi nulla.

E tu, ricordi quando prendesti il treno per raggiungermi? Com’era il colore dei volti altrui?

Lavori alla pizzaiola (ricetta originale)

Le cose all’italiana.
Sembra, ormai, un luogo comune. Sì, perché a noi, rispetto ad altri Paesi occidentali, non manca nulla. Abbiamo le stesse cose. Ma le facciamo a modo nostro.
Sarà una forma di rivalsa.
Così, come all’estero torturano la nostra cucina, facendoci trovare gli spaghetti boloñesa (Spagna), la margherita con l’uovo (Francia), la lasagna col ketchup e il formaggino (Inghilterra), noi reinventiamo a modo nostro i servizi e la burocrazia.

Accade, allora, che un’iniziativa interessante come quella di Italia Lavoro, presenti molto punti oscuri. Brevemente, di cosa si tratta: offrire ai NEET (Not in Education, Employment or Training) tra i 24 e i 35 anni, laureati in discipline prive di uno sbocco diretto al mondo del lavoro (quindi no ingegneria o medicina, ad esempio) la possibilità di partecipare a dei tirocini formativi di inserimento lavorativo. Il tutto, una volta tanto, non a proprie spese ma con un rimborso: 500 € nella propria Regione, 1300 per i tirocini in mobilità. Ci si guadagna poco o niente, ma almeno non ci si perde nulla, per fare esperienza. Ci si candida sul portale Cliclavoro.gov.

Cosa accade, una volta condito con salsa italiana:

  • Le adesioni dovevano aprire il 23 settembre. Il sito è in manutenzione e vengono aperte il 25. Ufficialmente. Perché poi il sito finisce down e per due giorni è impossibile aderire o pubblicare il cv. “Non si aspettavano tanti accessi”. Sigh. Intanto, qualcuno riesce a candidarsi lo stesso, magari bruciando in tempistica qualcun altro.

    “Non c’è nessuna graduatoria, non è una corsa contro il tempo”. Sigh. Il bando è aperto sino al 31 dicembre, ma, mi domando, tra un paio di mesi troverò lo stesso numero di offerte di quest’ultima settimana?
  • Il tirocinio non dovrebbe essere fine a se stesso, ma permettere al laureato di acquisire un’esperienza spendibile nel mercato del lavoro. O, anche, farsi conoscere e formare dall’azienda che potrebbe anche proporgli un contratto, al termine del tirocinio. Allora dovrebbero spiegarmi perché compaiano offerte come queste
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    Massimo rispetto per la professione, ma mò c’è il tirocinio pure per fare ò guaglione dò bar?
    Breve descrizione del guaglione del bar. Non so se al Nord esista tale figura: attenzione, non parlo di quello che fa il caffè o serve ai tavoli, no, il guaglione del bar è un di più. Il guaglione del bar lo riconosci dal capello rasato, l’orecchino e, magari, un tatuaggio; fa le consegne in bici, con una mano che porta il vassoio, l’altra che va per conto suo, contromano a zig zag tra le auto, senza versare né una goccia di caffè né una goccia di sangue schiantandosi contro un suv. In effetti, può considerarsi un tirocinio per lavorare con il Circo Orfei.
  • I tirocini, bando alla mano, riguardano laureati in ambito Geo-biologico, Letterario, Psicologico, Giuridico, Linguistico, Agrario e Politico-sociale. Poi trovi offerte come queste
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  • Le aziende o i candidati, a volte, si contattano privatamente, scavalcando le candidature sul portale. Io stesso sono stato oggi contattato da un’agenzia per il lavoro, che mi ha chiesto se ero interessato a far girare il mio cv tra aziende che offrivano tirocini con rimborsi. Quando ho nominato Italia Lavoro, l’addetta dell’agenzia s’è quasi stupita che io l’avessi anticipata.
  • I tirocini sono rivolti a persone disoccupate e che non frequentano percorsi formativi. Io oggi ho sostenuto un colloquio e c’era un candidato che sta facendo il praticantato per un’altra cosa.
  • Come detto, i tirocini “in loco” sono rimborsati con 500 euro, quelli in mobilità con 1300. Ma “in loco” non vale solo per la propria Regione di residenza, ma per tutte quelle che fanno parte del progetto (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Quindi un tirocinio a Bari per uno di Crotone, varrà sempre 500 €.
  • Questo non l’ho verificato di persona, ma l’ho riscontrato leggendo i feedback sulla pagina fb di assistenza: la mail cui inviare i documenti necessari per attivare il tirocinio, dà problemi.
    Aggiornamento 03/10 (sigh)
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Condire a piacimento e servire ben caldo.

ps: è il mio 400esimo post su questo blog!