Non è che l’anziano lento sia un vecchio adagio

Pomeriggio.
Sono in un negozio per animali per comprare dello scatolame per gatti che costa quanto una fetta di chianina.

Mentre la proprietaria imbusta il tutto, mi fa

– Tutti quanti con questa barba, ma che dovete fare non capisco
– È bella la barba, se curata
Dico, e nel frattempo getto un’occhiata a una cliente entrata dopo di me, intenta a esaminare una confezione di croccantini come se stesse leggendo la trama di un libro di Pinchon. Una ragazza molto giovane. Per un attimo ho il pensiero di aggiungere “E poi la barba piace alle donne”, cercando conferma e complicità nella giovane, poi qualcosa nella testa mi dice che nonostante il caldo sia meglio evitare di far calare il gelo.
– Aé, ma che dovete fare, sembrate tanti vecchi. Pure mio figlio, 26 anni, con ‘sta barba, glielo dico sempre, tagliala, e lui dice che si scoccia. Sembri un vecchio, gli ho detto. Tu quanti anni hai?
– 31
– Va be’, mio figlio però è più giovane
– Eh infatti, giustamente io invece già son vecchio, quindi posso pure tenerla…
Dico mentre prendo la busta e me ne vado.

Signora, ma se ne vada a quel Paese lei e suo figlio.

Sera.
Sono a un concerto nel giardino di una elegante villa. Suona un pianista di cui non riesco a fissare il nome pur avendolo letto una decina di volte.


Lubomyr Melnyk.


L’artista ama molto parlare e prima di ogni pezzo fa una lunga introduzione. In inglese, ma molto comprensibile.

A un certo punto si avvicina al palco un omino. Un tipo occhialuto e bassino e con la pancia a marsupio.


La pancia a marsupio è quella conformazione tipica che si sviluppa negli uomini. In pratica, stringendo i pantaloni fin sotto l’ombelico, la pancia in eccesso strasborda oltre la cintura creando questo sacchetto che grava in avanti a mo’ di marsupio.


L’omino marsupiale interrompe l’artista mentre sta presentando un pezzo, proponendosi come traduttore.

Inizia traducendo parola per parola, molto bene. Poi inizia a saltare delle frasi.
Il culmine lo raggiunge quando l’artista si produce in un’ampia metafora sulla bellezza nel mondo e il male, arrivando a citare poi l’ultimo episodio di Twin Peaks nella stanza dalle tende rosse con il nano. Il discorso viene mal riproposto dall’omino marsupiale.


Metafora di cui purtroppo ho perso il filo e che non saprei riproporre a parole mie, quindi credetemi sulla parola sul fatto che fosse un discorso interessante.


Sul finale al suddetto omino poi suona il cellulare. “Mia moglie, scusate”, esclama. Raffazzona in qualche modo il resto della traduzione e poi si allontana. Penso fosse per raggiungere la moglie che lo aspettava col battipanni.

Sono rimasto nel dubbio se fosse un intermezzo comico o ci fosse un qualcosa di lynchiano anche lì.

Sulla via del ritorno a casa ho tentato di collegare i due episodi della giornata, giungendo a delle riflessioni.

La barba in ogni caso non mi invecchia, perché mi danno sempre meno anni rispetto a quando non la avevo.
Inoltre, non potrò essere ufficialmente vecchio finché non avrò un marsupio di pancia da sfoggiare.


Il pezzo introdotto dal discorso su Twin Peaks è questo:


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