Non è che ti serva la colla per attaccare il telefono

Sono trascorse 48 ore, 48 come un film di Eddie Murphy o come due stagioni di ’24’.

Prima o poi dovrò prendere il telefono in mano.
Non è mio costume salutare, attaccare e sparire anche perché io in costume non è un bel vedere.

È solo che non voglio turbare lo stato mentale di sollievo in cui mi sento in questo momento.

In una serie tv che ho visto di recente,


Il mio ‘recente’ va letto in modo relativo. Mi sono reso conto che gli anni ’00 mi sembrano tutti vicinissimi. Per me il 2011 sembra l’anno scorso, per dire. Quindi se qualcuno vi dice “sembra ieri che…” aspettate prima di bollarla come una frase fatta: magari per lui è realmente ieri.


una serie tv abbastanza insulsa chiusa dopo una sola stagione incentrata su uno psichiatra e spudoratamente ispirata a Dr. House, il protagonista a un certo punto dice questa frase: “Tu giudichi l’amore in base a quanto stai bene durante o a quanto stai male dopo?”.

Ecco, io vorrei introdurre un terzo fattore: quanto stai bene dopo.

Ho percepito un senso di liberazione in queste 48 ore, dedicandomi alle attività che più mi garbavano:

Che è quello che uno si immagina quando si riscopre libero, ma in realtà ciò che uno come me fa è questo:

curarsi con i libri2

Quindi dovrò decidere di telefonare.

Però prima finisco il libro.

Le orecchie del gatto sono come un rebus: necessitano di una giusta soluzione

Non me ne voglia la cara ladykhorakhane, però ci sono alcune cose dei veterinari che io fatico a comprendere.

Inizio col precisare che trovo le mie veterinarie molto simpatiche, cordiali e gentili.


L’utilizzo del possessivo potrebbe generare equivoci: non sono veterinarie di mia proprietà né tantomeno io sono in cura presso di loro – anche se alcuni dicono dovrei.


46ee20ae8f28ac04004d9493861d021aSono però anche molto didascaliche perché ci tengono a spiegare sempre tutto. Come quella volta che una di loro mi ricordò la semplicità di un intervento di sterilizzazione di un gatto, in quanto i maschi hanno i genitali all’esterno e quindi l’operazione non è invasiva.

A volte mi ricordano le allucinanti conversazioni tra i detective di CSI, che amano sempre spiegare tra di loro le ovvietà. Probabilmente amano il suono delle proprie voci:

– La corda che hanno utilizzato per uccidere il Sig. Fottemberg sembra sia stata tagliata…potrei esaminarla al microscopio.
– Perché ogni lama genera un taglio diverso.
– E confrontando il segno del taglio sulla corda con le lame presenti in cucina…
– …potremmo scoprire che è stata tagliata in casa…
– …dove c’era soltanto la Sig.ra Fottemberg…
– Il che vorrebbe dire che potrebbe aver ucciso lei il marito soffocandolo con la corda del caciocavallo!


È chiaro che un simile espediente narrativo sia a beneficio dello spettatore, che altrimenti farebbe fatica a seguire. Ciò non toglie che io lo trovi irritante.


L’altra caratteristica è che fanno sembrare sempre qualsiasi intervento curativo o di medicazione molto facile. A parole. Del tipo “mettete la pillola dentro un boccone di cibo così la ingoia”.

Generazioni di gatti e non ce ne è stato uno e dico uno che non abbia ripulito chirurgicamente tutto il cibo intorno la pillola senza ingoiarla.

“Oppure gli aprite la bocca premendo ai lati del muso e gliela buttate giù in gola”.

Caratteristica dei gatti è quella di avere l’esofago di un prestidigitatore: tu infili la pillola giù in gola e lui la fa magicamente riapparire sul pavimento. Quando si è reso conto che il padrone è così ostinato da non desistere, il gatto è abile nel fingere di aver ingoiato per poi risputare la pillola mezz’ora dopo.

Ieri ho portato la gatta in visita perché si gratta di frequente e con violenza le orecchie, pur avendole somministrato l’anti-acari. Dottoressa Giganta mi ha dato una soluzione auricolare e illustrato l’operazione di pulizia che dovrò ripetere per 7 giorni.


Dottoressa Giganta è una veterinaria che lavora nell’ambulatorio dove vado di solito. Non è una trampoliera, direi che è alta sul metro e 85, ma essendo io 10 cm inferiore tendo a enfatizzare la cosa. Lei non ha ancora capito che porto i gatti in visita solo per vederla e osservarla fare flap flap con le ciglia, lunghissime anch’esse.


La pulizia – secondo lei – consta di 3 fasi:
1) girare il padiglione auricolare del gatto e versare la soluzione per la pulizia;
2) chiudere il padiglione e massaggiare sentendo un caratteristico ‘ciak-ciak’;
3) lasciare che il gatto si scrolli prima di procedere con un batuffolo d’ovatta a rimuovere il cerume.

E poi ripetere l’operazione per l’altro orecchio.

La pulizia – secondo me – consta invece di innumerevoli fasi:
1) afferrare il gatto che non appena ti ha visto prendere il flacone di soluzione è scappato, e dire che poco prima si lasciava grattare, prendere in braccio, giocava a morra cinese (perde sempre perché tira fuori carta) placidamente;
2) ricordarsi di qualche incontro di wrestling visto in tv e bloccare il gatto a terra con una presa di sottomissione;
3) infilare il beccuccio della bottiglietta di soluzione nell’orecchio del gatto e premere;

La divinità egizia spesso invocata

4) sbattere la bottiglietta per terra invocando divinità zoomorfe egizie perché dal beccuccio proprio in quel momento non esce niente;
5) ripetere il punto 3);
6) domare il gatto che si imbizzarrisce come un cavallo che non vuol essere sellato inarcando la schiena, mentre scuotendosi vi sparge la soluzione in faccia;
7) inseguirlo, perché buttandovi la soluzione in faccia ne ha slealmente approfittato per scappare come fanno tutti i cattivi in un duello a mani nude;
8) tagliargli la strada, saltargli addosso e poi bloccarlo a terra come hai visto fare tante volte a Chuck Norris in Walker Texas Ranger;
9) prendere l’ovatta precedentemente messa da parte e utilizzarla per tamponare le ferite che l’animale vi avrà inferto;
10) se è avanzata dell’ovatta, pulire l’orecchio al gatto;
11) scegliere se ripetere la stessa procedura per l’altro orecchio e togliersi il pensiero subito oppure rifiatare e rimandare a un secondo momento.

Ovviamente, quando alla visita di controllo Dr.ssa Giganta chiederà “Tutto a posto con la pulizia?”, io con la bocca a culo di gallina mi esprimerò in un chiaro e sincero “Siiii, nessun problema.”

Se vuoi superare la delusione, almeno metti la freccia

Salve, sono Gintoki, e forse vi ricorderete di me per la mia iniziativa imprenditoriale sull’apertura di una scuola deludente, dove poter apprendere la sublime arte della delusione.

La vita è fatta di delusioni, non di priorità, come erroneamente e fraudolentemente diceva lo spot del Magnum Algida. E a proposito di televisione, ho deciso di raccogliere degli esempi di delusioni audiovisive che saranno oggetto di studio nella mia scuola.

Rimasi malissimo quando scoprii che Giovanni Mucciaccia non era l’autore dei disegnini o dei lavoretti che mostrava in tv: che delusione! Lui col suo faccione sorridente e perennemente giovane anche a 40 anni, sicuramente frutto di iniezioni di botox, collagene o altre cose somministrategli dalla Disney dietro minaccia di fargli perdere il posto di lavoro alla prima ruga, lui col suo taglio di capelli a spiovente che sicuramente gli permetteva di fare a meno dell’ombrello in caso di pioggia, era un truffatore! Un imbonitore, presentava lavori che non gli appartenevano, illudendo giovani telespettatori che anche con un taglio di capelli orribile si potesse esser creativi.

Credo una delusione simile sia comparabile ai sequel di Matrix, che rappresentano quanto di più inutile cinematograficamente parlando io abbia visto.


Sottolineo il “che io abbia visto”, quindi è ovviamente possibile e plausibile che ci sia di più inutile e deludente in giro, ma che io non ho visto per fortuna o purtroppo.


E quando pensavi che i film fossero già abbastanza inutili di per sé, all’interno poi c’era l’inutile recitazione di Monica Bellucci, espressiva come una statua del Madame Tussaud. Qual deludente sorpresa!

Qual musicale delusione quando circolò l’ipotesi che una delle mie canzoni preferite potesse esser frutto di un plagio: mi riferisco a Enter Sandman dei Metallica

Non sono molto convinto della similarità ma il dubbio si è impossessato di me, anche se potrebbe il tutto essere frutto di un’impressione che a 10 anni circa da quando la notizia cominciò a circolare non si è ancora dissolta: ma non ho orecchio musicale per poter esprimere un parere autorevole. Ho un buon indice musicale, però,  e suono il citofono con arte e maestria come pochi.

L’ultima delusione è freschissima: la sigla italiana della nuova serie di Lupin III è cantata da Moreno.


A partire dal 29 agosto Mediaset trasmetterà in anteprima mondiale la quarta serie di Lupin III, ambientata in Italia. Dalla fine della terza serie a oggi nel frattempo era comunque uscito molto materiale, tra film, oav e spin-off: c’era molta attesa però per un vero e proprio ritorno in una serie a episodi.


Non so chi sia Moreno, o meglio so dell’esistenza di un tal Moreno, ma non me ne sono mai interessato come non mi sono mai interessato ai tapiri del Borneo pur sapendo che esistono dei tapiri del Borneo: certo un fan dei tapiri del Borneo potrebbe accusarmi di parlare di un animale senza conoscere, ma io rispetto i tapiri del Borneo, quantomeno non producono obbrobri come la sigla che propongo qui sotto:

Dalla politica cool alla politica del fun cool

A ogni giro di elezioni aumenta il numero di coloro che, per dirla con un’orribile locuzione giornalistica, sono membri del partito dell’astensionismo*.
Se si chiede il perché di un numero così elevato di persone che non si recano a votare, la risposta più comune è che è diventato molto difficile esercitare il diritto di voto e scegliere qualcuno che vada a proprio genio, perché ormai sono tutti quanti dei ladri che pensano soltanto i propri interessi.

Questa è la giustificazione diffusa e accettata dall’opinione pubblica.

Balle.

Credete che -enta o -anta anni fa i politici fossero più onesti?

Interrogato sull’argomento onestà della classe politica**, l’Uomo Della Strada risponderà che “Anche una volta rubavano, ma soltanto il necessario e poi ce ne era per tutti, ora invece quel poco che c’è vogliono prenderselo tutto”.***

Tralasciando cosa vorrebbe significare “il necessario” e quale sarebbe “la necessità” di un dirigente politico, l’enunciato lascia perplessi per la implicita giustificazione dell’arte dell’appropriazione indebita da Prima Repubblica. È come incontrare un rapinatore e dirgli “Senti, se vuoi svaligiare quella banca almeno non prendere tutto ma lascia cadere qualche banconota per gli altri”****.

A questo punto in colui che vi scrive dopo aver parlato con l’UDS sorge allora una domanda: i governati hanno forse i governanti che meritano?

Al di là di simili considerazioni, a mio avviso la crescita dell’astensionismo va ricercata in una diminuzione di personaggi cool: coloro che possono essere definiti tali, pur riuscendo a far del proprio meglio, non sono in grado di far breccia nell’intero elettorato.

Ad esempio, un personaggio con un armadio pieno di felpe che anche negli anni ’80 sarebbero state pulciose e che si fa fotografare nudo può apparir ridicolo, invece è cool.

In fondo basta sforzarsi di guardare le cose da un’altra prospettiva. Vivete in una zona che fino a qualche tempo fa poteva dirsi ricca ma che è stata investita dalla crisi, negozi che chiudono, imprese che falliscono. Pensate che la pressione fiscale sia troppo alta e il commercialista non è vostro buon amico. Tornate a casa e al telegiornale vi dicono che in una scuola di Vergate sul Membro non si farà il presepe per non offendere i bambini di altri credo religiosi. Voi in chiesa non ci andate dal giorno delle nozze, avete saltato anche il battesimo del primogenito perché c’era un derby in tv, però questa cosa vi rode e gettate un occhio dal balcone dove di fronte la vostra villetta ci sono un kebabbaro e un ristorante indiano e voi non sopportate più l’odore di curry e cipolle. Sempre il telegiornale vi riporta la notizia di una rapina in villa nelle vostre zone.
Se qualcuno vi parla di ruspe voi esclamerete, rivolto alla vostra compagna: “Ecco cosa ci vuole!”. Non avete voglia di ascoltare qualcuno che vi parli di Keynes o di Kelsen e di teorie sulla democrazia*****.

Può sembrare un discorso enfatizzato al massimo, ma ritengo che l’elettore non voglia paternalismi e sentirsi trattato con condiscendenza o anche ascoltare discorsi che non facciano altro che farlo sentire un idiota: preferisce qualcuno che gli parli come se gli stesse di fronte al tavolino del bar, che si rivolga a lui come se lo stesse considerando davvero una persona e che lo faccia sentire importante e possibile artefice di un cambiamento.

Nella città di chi vi scrive è stato riconfermato sindaco un signore over 70 che, per festeggiare la rielezione, ha pensato bene di far sfilare per strada una gigantografia con il fotomontaggio del suo volto sul corpo di Rocky Balboa. Ai comizi parla in dialetto alle persone delle zone più popolari e offre panem et circenses tutto l’anno. È un personaggio cool, e lo è ancor di più da quando qualche anno fa è stato assolto con formula piena da accuse di legami con la camorra, retaggi di storie di fine anni ’80 che andavano di moda. Fermo restando che un uomo assolto è innocente e onde evitare di cadere nel travaglismo, non racconterò di quando il noto capo del locale clan camorristico si aggirava per le sale del Municipio, sedendosi alla scrivania del Sindaco per colloqui privati. E non dirò che se è vero che avere un amico “difficile” non rende anche te un poco di buono, è anche vero che dovresti fare in modo di non riceverlo sul posto di lavoro. Perché questo non ti rende cool.

NOTA
Sull’astensionismo si sprecano le analisi politiche e di certo non si può esaurire il discorso in poche righe. Ciò che va valutato è che esiste in tutte le democrazie una quota di astensione fisiologica che aumenta all’invecchiare della popolazione; accanto a questo esiste un astensionismo dovuto alla crisi delle ideologie e dei partiti di massa, un fenomeno partito negli anni ’80 e che credo oggigiorno si sia ridimensionato e di molto. Esiste infine l’astensionismo di sfiducia verso i partiti e la politica ma non va sottovalutata anche l’astensione che definirei relativa: le persone non si recano a votare ma non vuol dire che si disinteressino di politica. Preferiscono invece altre forme di partecipazione che consentono (o lasciano credere di consentire) un legame più diretto coi processi decisionali. Da questo punto di vista, il voto diventa allora un momento irrilevante nella vita politica dell’individuo.

* A proposito di locuzioni giornalistiche, attendo con ansia il ritorno del “popolo dei vacanzieri”.
**
 Il più delle volte non c’è bisogno di interrogarlo, perché l’UDS è propenso a condividere spontaneamente le proprie opinioni con il primo che passa.
*** Ne esistono differenti versioni di tale linea di pensiero, ma tutte convergono sul punto cardine: cioè che anche una volta si rubava ma si stava meglio. Chiunque, prima o poi, avrà sentito qualcun altro esprimersi in tal guisa.
**** Ho sempre avuto un debole per le similitudini estremizzate. In effetti forse sono un apostolo dello straw men argument.
***** Ammesso e non concesso che si trovi qualcuno che parli così.

In Africa mi salverei in calcio d’Angola

Ovvero di come fui raggirato da svedesi e giapponesi e rapito da un angolano.

L’altro giorno ho ritrovato il mio tesserino di quando lavorai per il World Urban Forum VI* nel 2012.
*È una conferenza itinerante sullo sviluppo urbano sostenibile (3 anni fa fu a Napoli) organizzata da un’agenzia dell’ONU (UN-Habitat).

Furono 10 giorni (l’evento + i preparativi) molto interessanti.

Innanzitutto capimmo ben presto che noi volontari dell’ufficio stampa non servivamo a molto: scrivere comunicati si rivelò non essere compito nostro (il WUF aveva già un proprio canale ufficiale), la rassegna stampa era del tutto inutile perché non la guardava nessuno, l’assistenza ai giornalisti accreditati era un evento abbastanza raro (nessun giornale o canale tv inviò stabilmente i propri inviati, al massimo si recavano lì, scrivevano il ‘pezzo’ e andavano via). Cercammo comunque di renderci utili per non usurpare il gettone giornaliero che ci veniva corrisposto.

Un giorno ad esempio feci lo steward che accompagnava giornalisti e personalità, chiamate a partecipare ai dibattiti, per i 20 metri che separavano il cancello dei controlli dalla sala accrediti. Perché non si sa mai cosa può succedere in un tragitto così lungo e pericoloso: sequestri, attentati, arrivo delle ruspe di Salvini (che all’epoca si allenava con le macchinine, forse) e così via.

La nostra sede ufficiale era la sala stampa, vuota di giornalisti per i motivi già descritti, il che la rendeva semplicemente una sala wi-fi free. Noi volontari che stazionavamo lì venivamo scambiati per tecnici informatici. In realtà esisteva uno staff di volontari informatici, la cui sede era purtroppo 200 metri più avanti, in un altro padiglione. Una volta, dopo essere andato avanti e indietro per cercare di prenderne uno in prestito, fui rapito da uno spazientito inviato dell’Angola che mi prese sotto braccio e, indicando una sedia, mi fece capire “mettiti qui e risolvi questa cosa”.
Il problema in questione era che il suo notebook non si connetteva a internet pur inserendo correttamente la password. Mi salvai artigliando il mio responsabile e piazzandolo subdolamente al posto mio per salvarmi in corner.
Io ho un problema coi computer, ma non con tutti. Solo quelli degli altri. Ai miei apparecchi riesco a far fare tutto ciò che voglio, a costo di smadonnamenti e ricerche di tutorial online. Per il semplice motivo che se sbaglio qualcosa sono io il padrone dello strumento. L’ansia di causare un danno a una proprietà altrui mi porta a dire sempre “non ho idea di come si faccia. Hai provato a (soluzione banale, del tipo premi F5)…Ah già fatto? Allora non so”.

La zona più bella era il padiglione con gli stand degli Stati. Da quello dell’Angola ricevetti come gadget una maglietta, un cappellino e una penna. E pensare che non risolsi neanche il problema wi-fi del loro inviato.

Lo stand della Palestina distribuiva sciarpe con la bandiera palestinese e lasciava assaggiare pane con origano e olio di quella terra. La sciarpa fu da me indossata alla cerimonia di chiusura del WUF. Quando ebbi di fronte il capoccione di UN-Habitat che presiedeva l’evento e che strinse la mano a tutti noi volontari, notai in lui un’espressione di malcelato imbarazzo quando mi osservò.
Come quella volta nel 2003 che alla festa di 18 anni di una compagna di classe io e un mio amico ci presentammo conciati come due barboni: io felpa, pantaloni hip hop e catene, lui in piena fase Drugo Lebowski, mentre la festeggiata era abbigliata come alla comunione. Ma lei al telefono aveva detto “venite a prendere una fetta di torta, una cosa tranquilla”. Ho capito anni dopo che prendere una fetta di torta non vuol dire semplicemente presentarsi e prendere una fetta di torta.

Presso lo stand del Giappone era possibile far scrivere il proprio nome in katakana. Un’attività simpatica ma pressoché inutile, in quanto non esistendo in Giappone un corrispettivo dei nomi occidentali, la traduzione è una mera trascrizione fonetica. Essendo il giapponese una lingua sillabica, un nome come, ad esempio, Alessandro, diverrebbe Alesusanduro.
Io mi recai tre volte lì e da tre persone diverse ottenni 3 scritte diverse che variavano in base a come loro capivano l’accento sulla parola.

Lo stand della Svezia un giorno offrì un buffet. Ma non di prodotti tipici svedesi, ma di cose italiane. Peccato fosse tutto congelato: la pasta al forno era un blocco di ghiaccio, le mozzarelline erano dei ghiaccioli da sciogliere in bocca. Persino le olive erano surgelate. Ancora mi chiedo se fosse un richiamo al clima scandinavo o un errore culinario. O magari una burla.

Un gadget che ci autoregalammo fu una pennetta usb 32gb col logo dell’Onu, che non era riservata a noi ma ai partecipanti dell’evento. Dato che erano arrivate in sovrannumero, ritenemmo opportuno considerarle di nostra iniziativa un ricordino della manifestazione per noi volontari.

La mia la ebbi per poco, però. La cedetti a una anziana signora francese che batteva sulla tastiera soltanto con i pollici, avendole l’artrite compromesso le dita. Venne nella sala stampa per aggiornare il suo blog e inviare un ‘pezzo’ a non so chi. Doveva poi salvare l’articolo su pennetta, ma la sua smise di funzionare e quindi le diedi il mio gadget preso clandestinamente.

A un ricordino è meglio un ricordo.

Televisioni. Te le visioni?

da L’arte del sogno (2006), di Michel Gondry

Mi sono reso conto che potrei anche vendere la tv senza risentire del cambiamento e della mancanza. Attualmente l’impiego maggiore che ne faccio, oltre a quello di considerarlo oggetto d’arredamento per decorare un angolo, è giocare, di tanto in tanto, con la Playstation. Tra parentesi non si è ancora affievolito il mio disappunto risalente a quando scoprii che Assassin’s Creed Unity sarebbe uscito solo per PC e PS4.

Non avverto alcuna esigenza di accendere la televisione. Le serie tv le guardo sul computer in inglese, per informarmi leggo giornali online e sono abbonato a Internazionale. Ricevevo a casa anche l’Economist, ma sono in periodo di taglio alle spese e quindi non ho rinnovato l’abbonamento. L’unico telegiornale che guardo è quello regionale, è utile per tenere il conto degli omicidi di camorra tra pregiudicati (in genere è il giornalista stesso a tenerlo per te, semplificando le cose) e seguire qualche aggiornamento di politica locale. I telegiornali nazionali, ognuno per motivi diversi, mi arrecano fastidio. Che sia per il modo in cui sono costruiti, per il modo in cui propongono le notizie, per il modo in cui non ne propongono altre, ho seria difficoltà a guardarli senza moti di stizza e prurito al cuoio capelluto.

Un tempo seguivo le trasmissioni di approfondimento politico, che pare sia però opportuno definire talk show. Ho smesso quando hanno cominciato a ricordarmi il Processo di Biscardi.

Ho fatto queste considerazioni l’altro ieri, quando ho acceso la televisione per seguire l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Mi sono accorto che qualche canale aveva impostato una vera e propria maratona non stop in diretta per l’evento. E mi sono chiesto che senso avesse tutto ciò. Sarebbe bastata una trasmissione di un paio d’ore durante le votazioni, per seguirle e discutere dei possibili esiti e scenari. Mi sfuggiva il senso di discutere un giorno intero delle stesse cose, intervallando i se i ma i però con l’intervista a qualche Minzolini (quanto era geniale il Tg1 quando era direttore! Rivoglio la corsa sui tacchi a spillo e gli scoop sulla scoperta del freddo in autunno!) di passaggio che va a prendersi un po’ di telecamera per curare un’insufficienza di esposizione.

Mi è sembrato il trionfo dell’autoreferenzialità, della tv che replica sé stessa. Il tutto scandito da molta pubblicità, in linea col target del programma, quindi con medicinali e dolori vari. Mi hanno riportato alla mente quel famoso spot che esordiva con: “Quando la diarrea ti sorprende…” così inquietante che mi ha sempre fatto pensare alla scena di un film tra il pulp e il thriller, quando il killer arriva a casa della vittima quando lui meno se l’aspetta. Una cosa alla Tarantino.

Tu sei seduto sul divano, stanco dopo una giornata di lavoro.
Sbottoni la camicia, tiri un sospiro.
Suona il campanello.
Apri la porta:
– Sono la diarrea. Ti ho sorpreso!
– Oh mio dio!
– Tu leggi la bibbia?
– Io?…S-sì…
– Allora ascolta questo passo che conosco a memoria. È perfetto per l’occasione. Ezechiele 25-17: il cammino dell’uomo costipato è minacciato da ogni parte dai dolori addominali e dagli attacchi di colite. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli di stomaco verso un bagno pubblico, perché egli è in verità il pastore di suo fratello  e il salvatore degli intestini in subbuglio. E l’imodium arriverà con grandissima efficacia su coloro che proveranno ad ammorbare l’aria con le loro flatulenze. E tu saprai che il mio nome lo pronuncerai in farmacia quando farò sentire la mia scarica su di te.

Ho deciso che non mi farò trovare in casa per non farmi sorprendere dalla televisione.

Sasha Grey irride la mia religione e nessuno se ne cura

Dalle mie parti si tiene ogni anno una rassegna cinematografica di film d’autore. Quella del 2015 sta per prendere il via, con alcuni intoppi organizzativi.

Un problema verificatosi di recente è stato il dover sostituire all’ultimo momento tre film: trattasi della trilogia Paradise (Love, Faith, Hope) di Ulrich Seidl. Il nome forse non vi dirà nulla. Neanche a me dice qualcosa. Il motivo per cui partecipo a questi eventi è appunto conoscere e imparare.

La proiezione della trilogia pare sia saltata perché è stato espressamente richiesto di rimuoverla, dietro minaccia di una denuncia per vilipendio alla religione. Non conosco altri dettagli.

Credo il nodo della questione fosse il secondo film, Faith (Premio della Giuria a Venezia nel 2012), in cui ci viene presentata la vita di Anna Maria, tecnico radiologo fervente devota di Cristo, tanto da avere la casa tappezzata di immagini sacre, di avere l’hobby di flagellarsi davanti al crocifisso e l’abitudine di andare in giro casa per casa con una Madonna sotto braccio tra persone che vivono nel peccato, per invitarle a redimersi.

Nel film a un certo punto la donna si masturba con un crocifisso. È tutta qui la pietra dello scandalo, visto che quando ho cercato informazioni sul film non ho trovato altro che riferimenti a tale scena. Repubblica addirittura all’epoca ha titolato “Sesso con un crocifisso”, “Il regista austriaco festivaliero con “Paradise Faith” consegna alla platea l’immagine di una ultracattolica devota che fa sesso con un crocefisso”. Sì, nel film c’è questa scena, ma scritta così sembra che si tratti di un film con Sasha Grey, non so se mi spiego.

L’intera opera, al di là della singola scena, è provocatoria. Ma non si tratta mai di una provocazione fine a sé stessa, quindi non si può, a mio avviso, prendere un estratto e decontestualizzarlo da tutto il resto.

Il film ho provato a cercarlo, sono riuscito a vederlo per intero su youtube. Link: Paradise, Faith. È in lingua originale e sono riuscito ad attivare i sottotitoli solo in inglese.

Mi soffermerò un secondo sull’opera in sé: dal punto di vista registico io la trovo artisticamente molto valida, ma sono osservazioni che solo da pochi anni mi trovo a fare. Non è da molto che mi trovo a non percepire un senso di staticità in un’inquadratura fissa, abituato al cinema di stampo hollywodiano con continui stacchi di camera e un dinamismo esasperato. È da poco che imparo ad apprezzare una scena per come è costruita, a considerare l’immagine per ciò che è e cioè come se fosse un quadro perché, spesso lo si dimentica, il cinema è una forma d’arte.

Scena della riunione del gruppo di preghiera: sono rivolti al crocifisso verso la parete, ma a tratti sembra che guardino lo spettatore. L’impatto è notevole

Io non sono un integralista, a me piace variare. Ad esempio mi ostino a guardare i film della Marvel ogni volta che ne esce uno, ma perché da appassionato non riesco a farne a meno. Ma poi mi interesso anche a un cinema che può essere considerato di nicchia, in quanto non parte del circuito dell’intrattenimento. In virtù del mio considerarmi comunque un profano, il mio giudizio su un’opera come questa può valere poco e niente. Per un altro, il film sarà una cagata, magari. E ci può stare. Ma che gli sia concesso di vederlo per giudicare.

Anche perché dicono che siamo tutti quanti Charlie. Anche se quando in giro provo a gridare “Charlie” nessuno poi si volta e mi sento alquanto solo e depresso.

Qualcuno può obiettare che masturbarsi con un crocifisso è offensivo per chi crede.

Benissimo.

Non lo guardare, allora.
Non è difficile.

Quando Sasha Grey gira una scena con un cetriolo, qualcuno chiede agli ortolani cosa ne pensano? No!
Perché dovrebbe essere diverso?
Perché un cetriolo non è dio o suo figlio.
E chi l’ha detto? Io credo nel Sacro Cetriolo e mi sento offeso dagli usi impropri di questo ortaggio.
Qualcuno si preoccupa dei miei sentimenti?
No!

Un cetriolo soltanto? Pfff

Se mi facessi saltare in aria gridando “Per il potere del Cetriolo!”, nei telegiornali cosa direbbero? Che è in atto una guerra di religione o che un folle si è ucciso, intervistando i miei vicini di casa che diranno “Sembrava un tipo strano, non salutava quasi mai” (dalla tv ho imparato che per essere delinquenti insospettabili è importante dire sempre buongiorno e buonasera: così non ti scopriranno mai), andando a ripescare i miei quaderni delle elementari dove disegnavo un carrarmato e un tizio baffuto specificando che fosse Saddà Mussei (non sapevo come si scrivesse) per dimostrare come fossi disturbato già a 6 anni (perché giustamente invece è del tutto normale che ti dicano che bombardare civili inermi è una guerra per la pace)?

Mi viene in mente una battuta di Bill Hicks:
– Ehi, amico, siamo cristiani. Non ci piace quello che hai detto.
– Allora perdonatemi.

Buona la prima…?

La prima volta che ho fatto qualche tiro di canna non ho aspirato perché non sapevo come si facesse.

La prima volta che ho sentito parlare di droga fu quando Maradona fu trovato positivo all’antidoping. E non capii bene il senso delle parole di mia madre: “Gli hanno trovato la cocaina addosso” e io pensavo che proprio fisicamente c’avesse della roba sparsa sul corpo.

La prima volta che mi sono eccitato consapevole di ciò fu sfogliando un catalogo Postalmarket. E, vorrei dire, quanto erano lascive le pagine dell’intimo? Pizzi e trasparenze ovunque, altro che le mini robe elasticizzate di oggi che son buone per tirar di fionda.

La prima volta che ho avuto una fionda è stata anche l’ultima, perché non ne ho fatto un uso accorto.

La prima volta che sono andato in farmacia a comprare dei preservativi sono entrato con l’atteggiamento di un tossicodipendente che va a cercare il metadone. Avvicinandomi al bancone chiesi alla giovane farmacista, indicando l’espositore, quali fossero i più sottili (perché il primo pensiero era che “qualcuno” si tediasse e si ritirasse sdegnato sulle proprie posizioni). Lei rispose:
“Non ne ho idea, non ne ho mai indossato uno”
“Sì, ma…ehm…pensavo che come farmacista conoscesse i prodotti…va be’ prendo questi” dissi io, a disagio come una giornalista quando non parte il servizio e finge di usare un telefono giocattolo.
Sono uscito augurandomi che il suo partner li trovasse tutti bucati. A pensarci su dopo capii che era proprio una domanda del cazzo (o “sul” suddetto…), ma, mi chiesi: se fossi andato a chiedere un consiglio su una marca di supposte, mi avrebbe risposto “Ah non lo so, mica mi infilo cose su per il…”?

La prima volta che ho giocato a calcio sono tornato a casa con le gambe che sembravano di marmo. E neanche di Carrara.

La prima volta che ho fatto scuola guida sono riuscito a mettere la retro al posto della prima tutte le volte che fermavo l’auto. Era una Mini Cooper e la R è appunto in alto a sinistra.

La prima volta che ho ricevuto del denaro per un lavoro da me fatto, fu da mia zia per averle venduto dei miei disegni. La cosa mi convinse di avere delle spiccate capacità artistiche. Cosa che non ho mai avuto.

La prima volta che ho sentito parlare del Big Bang ho pensato: “Se c’è stata un esplosione che ha scagliato roba nell’Universo per 14 miliardi di anni, poi dovrà esserci qualcos’altro: la roba tornerà indietro come un sasso lanciato in aria? Si fermerà?”. Nessuno ci crede, ma io da bambino ho teorizzato quindi il Big Crunch e la Morte Fredda dell’Universo (fa niente che non ci voleva tanto ad arrivarci e che l’avesse pensato già qualcuno prima di me, dettagli).

La prima volta che dubitai dell’esistenza di un dio fu quando pregai perché la mia console Atari 2600 che si era rotta tornasse a funzionare e così non accadde.

La prima volta che sono andato al cinema fu per vedere il film di Mr Bean.

La prima volta che vidi Berlusconi in tv pensai: “Toh, che viso sorridente e tranquillo. Dev’essere proprio una brava persona”

La prima volta che sono potuto andare su internet in totale libertà non sono andato a cercare pornografia ma musica gratis.

La prima volta che ho cercato pornografia su internet ho riempito il pc di virus.

La prima volta che ho scritto su questo blog ho pensato avrei smesso dopo poco, pentito. E in realtà me ne pentii e me ne pento ogni volta che pubblico qualcosa, fortunatamente ho più egocentrismo che rimorso.

La prima volta che ho comprato un cd è stata per quello delle Spice Girls. Credo a convincere un bambino 11enne fu il video (mostrato dal Tg2) con l’attaccapanni della Sporty Spice in primo piano. E mò ve lo ribeccate perché al trash non c’è mai fine.

Frau Merkel causa l’orticaria

Onde evitare equivoci, questo non è un post a tema politico. È solo che qualcuno è arrivato su questo blog scrivendo su un motore di ricerca una cosa simile:

shock anafilattico germania
Ora, io capisco che qualcuno in questo periodo storico possa avere invidie, rancori e idiosincrasie verso ciò che viene dalla Germania, ma addirittura farsi venire uno shock anafilattico mi sembra esagerato.

Ma andiamo a vedere altre ricerche astruse che hanno condotto a questo blog:

frasi per gente invidiosa
“La tua invidia è la mia forza!” Se poi il vostro interlocutore è un tecnico informatico, ditegli “La tua NVIDIA è la mia GEFORCE!”

film con capelli lunghi donne
Uh, semplicissimo. Quanti film con donne dai capelli lunghi ci saranno?! Oppure esiste un film dedicato alle lunghe chiome? Tipo “Una donna chiamata coda di cavallo”?

siamo figli del consumismo
Mi sembra normale! Siam qui perché i nostri genitori hanno “consumato”, no?!

milano statua culo
Chiedo a qualche lettore meneghino: c’è una statua rappresentante un culo a Milano? Scommetto che è di Cattelan.

scultura schiena
Vai a Milano, pare siano specializzati in parti del corpo.

desidero il lato b
Basta girare la cassetta e infilare una bic nel buco per riavvolgere il nastro

miei piedi scattate sulla spiggia
Tralasciando l’ortografia, questo qui ha perso i piedi in spiaggia e li cerca su Google?

palingenetica obliterazione dizionario di filosofia
Ehm, cosa?

fica di donna
Meglio specificare, c’è gente che si confonde con la fica di uomo.

il giuramento degli orazi su fb
Veramente sarebbe un quadro e no, David non aveva un profilo Facebook quando lo dipinse.

video porno di cinesi che vomitano
Mi raccomando, che siano cinesi. Volete degli ungheresi che vomitano? Bleeee! Only made in China!

ragazzi avete mai visto una ragazza in costume che escono peli dalla figa
Sì li ho visti uscire però poi per mezzanotte dovevano rientrare a casa sennò i genitori si preoccupavano.

sesso visto dall’interno della vaggina
È come quelli che “Sì, il calcio in tv…però dentro lo stadio è tutta un’altra cosa”

cose strane nella figa
Eh capita, non si sa mai cosa ci si può trovare lì dentro. Una volta degli archeologi vi hanno rinvenuto le legioni di Quintilio Varo che si credevano disperse nella selva di Teutoburgo. Io invece vi ho trovato degli spettatori che volevano seguire l’incontro dall’interno. Me ne sono accorto perché a un certo punto sentivo dei fischi.

selfie bocelli
Questa è cattiva. Siete pessime persone e non dico altro.

Il tifo è una brutta malattia

È ricominciato il campionato di calcio, purtroppo o per fortuna (ai poster attaccati al muro l’ardua sentenza!) e son tornate ad aggirarsi tra di noi, se mai si fossero nascoste, le specie animali vittime del tifo che vado di seguito a elencare.

Il Carbonaro – Come l’appartenente a una setta, pratica il tifo di nascosto quando la propria squadra affronta periodi bui. Se glielo si chiede, mostrerà scarso interesse o addirittura negherà la propria fede calcistica. Quando invece la squadra a cui tiene salirà agli onori della ribalta, romperà i maglioni a tutti in maniera irruente esibendosi in spudorate esultanze e manifestazioni di gioia.

Mastella – Degno del miglior trasformismo politico cambia casacca con una regolarità disarmante. Per lui non c’è gusto a stare con chi perde, quindi si allena con costanza nella specialità olimpica del salto sul carro del vincitore. Ogni volta, ovviamente, dirà che in realtà sotto sotto ha sempre tifato per quei colori.

Tutto il calcio minuto per minuto – Lunedì: risultati del fantacalcio. Durante la settimana, coppe europee e messa a punto delle puntate da fare da Eurobet. Venerdì, formazione del fantacalcio. Week-end: campionato, of course. Nel tempo libero si dedica a lavoro e famiglia. Quando si ricorda di averli.

“È rigore!”

Dr Jekyll & Mr Hyde – L’uomo che durante la settimana ha l’aspetto placido e tranquillo di un impiegato del catasto sotto cloroformio ma che quando gioca la propria squadra si trasforma in Hulk. Urla, si agita, grida indicibili improperi, le vene del collo gli si gonfiano come palloncini sul punto di esplodere. La Meliconi ha creato apposta per lui dei gusci per il telecomando che resistono anche al lancio contro il muro. Nella trance agonistica potrebbe divorare il televisore dalla rabbia. Terminate le ostilità, poi va in chiesa a confessarsi per le bestemmie che si è lasciato sfuggire.

Il finto disinteressato – Il finto disinteressato sembra non seguire lo sport. Sembra, per l’appunto. Le sue orecchie riescono a intercettare meglio dell’NSA: se qualcuno intorno a lui sta discutendo di calcio, lui orienta il proprio udito per captare ogni singola parola. Si avvicina fischiettando e con nonchalance introduce l’interessata domanda “Ma com’è finita la partita…?”. Altro suo superpotere è l’occhio da camaleonte: quando si trova in un luogo dove una tv trasmette la partita, riesce a seguire l’incontro con la sua vista in grado di ruotare a 360° senza farsi scoprire da nessuno.

Il pluripentito – Quello che afferma di essere stanco del calcio, perché non è uno sport, non ha valori, vi gira troppo denaro intorno e poi non è concepibile che per una partita di calcio si scateni una guerra. La domenica successiva sarà di nuovo a seguire gli incontri, salvo poi pentirsene un’altra volta e così via per il resto dell’anno.

Pessimismo cosmico – Lo scontento perenne di come vanno le cose per la propria squadra: guarda la campagna acquisti estiva e dà già per certa la retrocessione, si lamenta di continuo della dirigenza e auspica la vendita della società a un ricco magnate (o magnaccia) russo o a un petroliere arabo: evento molto probabile, il mondo è infatti pieno di sceicchi che sognano di acquistare la A.S.D. (Associazione Sportivi Disperati) Vergate sul Membro Football Club. Ogni domenica chiede la testa dell’allenatore e l’allontanamento di una decina di calciatori per scarso impegno.

Il Lord – Quello che segue solo calcio inglese, sogna di intonare cori ubriaco in un pub di Liverpool, ama il gioco maschio e le entrate a gamba tesa al limite della scomunica. Nel 99% dei casi uno stadio inglese l’ha visto solo in foto.

Quello che la fa fuori dal vaso – A luglio è convinto che il prossimo sarà l’anno buono, che non ce ne sarà per nessuno; va in giro a dire agli altri di prepararsi a nascondersi perché “quest’anno vi facciamo neri”. Ad agosto comincerà ad avere qualche perplessità ma continuerà a esternare ottimismo e a esibirsi in spacconate. A settembre sarà già depresso e comincerà a dire “quest’anno  è così ma vedrete il prossimo…”.

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“Aaah!  Dobbiamo segnare dall’altro lato!”

La fidanzata del tifoso – Buuh, i soliti luoghi comuni! Anche le donne seguono il calcio! Ci sono donne più competenti degli uomini!
Calma.
È vero, ma è anche un dato di fatto (e test clinici lo dimostrano) che si annidi sempre da qualche parte una fidanzata del tifoso. Quella che, pur di stargli vicino, si interessa – o finge interesse – delle passioni calcistiche del partner, tanto da fargli compagnia durante la visione della partita. In genere l’interesse della fidanzata dura i primi dieci secondi dopo il calcio d’inizio: il tempo di chiedere Da che parte dobbiamo segnare?, poi la sua attenzione calerà. Se ci sono altre donne (altre povere fidanzate), chiacchiererà con loro.  Se non ci sono altre occupazioni, ogni tanto proverà a mostrare il proprio impegno nell’interessarsi ponendo domande come Perché è fuorigioco? o Perché passa la palla invece di andare a segnare? oppure esibendosi in incitamenti inutili verso i giocatori quando magari il pallone è fuori o il gioco è fermo.
La fidanzata esordiente che fa il proprio ingresso ufficiale nell’ambiente sportivo per la prima volta la si riconosce da una domanda dal vago sapore esistenziale, cioè: Noi chi siamo?, magari posta a metà secondo tempo, quando si accorgerà di aver tifato per tutta la partita per la squadra opposta.

La moglie del tifoso – Se gli resiste abbastanza a lungo vicino, la fidanzata del tifoso diverrà una moglie del tifoso. Dalla prima si distingue perché, avendo ormai conquistato il proprio uomo, non deve più fingere interesse per le cose che fa. Anzi, ritrovandosi in casa una tal specie di fastidioso ominide, vivrà gli appuntamenti calcistici come un momento di libertà e di respiro: due ore (e anche più, se va allo stadio) senza il coniuge tra i piedi in casa. Momenti di difficoltà si vivranno purtroppo invece durante le partite serali in settimana, quando lei vorrebbe vedere come va a finire la puntata di Un posto al sole e lui si è già sintonizzato sul prepartita con le immagini trasmesse direttamente dagli spogliatoi dei calciatori che si infilano i calzini ai piedi e le dita nel naso.

L’esteta – Quella che tifa una squadra perché c’è un calciatore figo che le piace. Quando l’oggetto del desiderio cambierà squadra lei cambierà fede calcistica: in ciò è molto simile al Mastella, tranne per il fatto che non è che le interessi proprio vincere. Vorrebbe solo trombare.

Generazione ribelle – Quello che se il padre è milanista, lui è interista, se è romanista lui è laziale e così via. Il figlio bastian contrario che fa sì che stare a casa di domenica sia un’attività amena e tranquilla come trovarsi al confine di una zona di guerra.

Ritratti in sala d’attesa


Attendo di riprendere fiato prima di suonare il campanello. Vado a correre, gioco a calcetto, ma le scale mi mozzano sempre il fiato. Sarà perché le aggredisco in modo frenetico battendo pesante i piedi su ogni gradino. Se le scale suonassero, produrrei sicuramente EBM.

Mi apre Giovane Uomo, giacca blu e pantaloni sabbia. Ha una vistosa cravatta color salmone. Ringrazio la cortesia, saluto la segretaria che è stata anticipata nell’aprirmi la porta e mi accomodo. Giovane Uomo prende posto accanto a Giovane Donna, che dalla mia posizione non vedo bene perché un passeggino blu e grigio la cela alla mia vista. All’interno, dorme tenera e beata una bambina, con i piedini a ore 10 e 10.

Giovane Donna si rivolge al marito:
– Amore, mamma ha detto che se non ci decidiamo a prendere un nuovo passeggino, lo prende lei e ce lo fa trovare.
– Mamma potrebbe farsi i fatti propri – esclama spazientito Giovane Uomo.

Vado in bagno (grazie a wikiHow ho capito come si usa!) perché mi sembra di introdurmi nella privacy dei discorsi altrui. Quando ne esco, lui è in piedi e la consorte, osservandolo, gli fa:
– Ma guardati! Sistemati la cintura, hai saltato quasi tutti i passanti! È modo, questo? Vai in bagno ad aggiustarti!
Lui alza gli occhi e, con le mani rivolte in alto, impreca senza audio. Poi va in bagno.

Il tavolino di vetro di fronte a me è occupato da vari depliant: un centro estetico promette bellezza e benessere; un viso rassicurante come quello di un assicuratore mi invita a controllare l’udito. Sono indeciso se iniettarmi del botox o scoprire se i NOFX a 17 anni a tutto volume nelle orecchie mi avranno portato dei danni. Mentre sono immerso in tali elevati pensieri, Giovane Donna ridacchia. Mi guardo intorno e non ne comprendo il motivo. Ritorna Giovane Uomo. Spero per lui si sia sistemato come si deve. Guardo ancora una volta la sua cravatta e mi viene voglia di sashimi.

– Papà – esclama lei, indicando la tv. Nel rivolgersi a lui utilizza in modo interscambiabile papà e amore – ti sei perso una battuta troppo forte!

Ah, ecco. In effetti, avevo notato la tv accesa su RAI1 che trasmetteva una fiction con una suora. Se non son carabinieri e poliziotti son preti e suore, capisco. Chissà quale era la grande battuta, ero troppo lontano e il volume era basso e non ho sentito. Oppure sarà colpa dei NOFX.

– Amore, ma stasera non puoi passare da Pellone* a prendere un paio di pizze da portare a casa? Io sono stanca.
Lui dice che non può, non ce la fa, ma non mi applico nell’ascoltare.
– Papà, senti, ma dopo che faccio, me ne devo stare ad aspettare a casa da mamma fino a stasera?
– Non so, mò che usciamo da qua vediamo.
– Amore, sai che pensavo? – lei cambia discorso – Dovrebbero prendere dei cannibali e chiuderli in una gabbia e poi prendere tutti questi…sessuofobi…sessuologi – lui su sessuologi ride -…sessuomani e buttarceli dentro.
– E poi che fanno, non ho capito: se ne stanno tutti insieme?
– Poi si mangiano uno con l’altro, come quando li buttavano dai coccodrilli.

Rifletto su quanto ho udito, quando il campanello suona. Apro la porta ed entra una nuova Giovane Coppia, che va a sedersi di fronte alla precedente. Con loro fa la sua comparsa il silenzio: Giovane Coppia Due deve averli inibiti e Giovane Coppia Uno non parla più. Comprendo. La mia rassicurante camicia a quadretti e il fatto che fossi seduto di lato non influiva invece sui discorsi di GD. Rientra in scena la segretaria, che invita GC1 ad accomodarsi nello studio. In quel preciso istante, la bimba si sveglia e inizia a piangere. GU si slancia verso di lei, ma la moglie gli intima di fermarsi:

– No, papà, lasciala stare!

Accompagna le parole con una spallata, allargando anche il braccio. Per me questo è fallo da rigore, c’era l’intenzione e il braccio staccato dal corpo. Lui non accenna a protestare e si fa da parte. È possibile che stiano educando la piccola a non farsi prendere in braccio al primo pianto: butto lì nella mia mente questo pensiero, per quanto di pedagogia infantile io ne capisca quanto Pitbull di sobrietà ed eleganza. Ma, dopo aver visto che non accenna a smettere, lei la prende in braccio, prima di accomodarsi nello studio del medico. Lui, mesto, spinge il passeggino e la segue.

* nota pizzeria di Napoli

Nuovissimo dizionario di luoghi comuni, frasi fatte e retorica (K-Z)

Parte I: A-J

K

Kurt Cobain = icona di una generazione.

L

Laurea = pezzo di carta che ormai non serve a niente, meglio un diploma.
Libro = 1) ormai chiunque ne scrive uno; 2) non giudicarlo dalla copertina.
Londra = 1) costa tutto troppo caro; 2) ci si reca per fare il cameriere.

M

Magro = un individuo dal metabolismo accelerato.
Maltempo = divide in due la Penisola.
Mamma
= 1) gli italiani vi sono troppo attaccati; 2) cucina meglio della fidanzata.
Marxismo = è stato applicato male.
Marzo = un mese conosciuto per la sua follia.
Metal = 1) musica di estrema destra; 2) rumore.
Milanesi = popolo che pensa solo al lavoro e ai soldi.
Moderati = quelli che prevalgono sempre.

N

Napoletani = 1) calorosi; 2) generosi; 3) sanno arrangiarsi; 4) imbroglioni.
Natale = quest’anno sarà all’insegna del risparmio.
Nero (colore) = va bene su tutto.
Nervosa = una donna evidentemente con le mestruazioni. Se non le ha, vuol dire allora che non fa sesso (v. Acida).

O

Odissea = esperienza faticosa che tutti vivono almeno una volta, meglio se Vera e propria (vedi): Una vera e propria O..
Offesa = una cosa che nessuno mai vuole arrecare: introdurre un discorso offensivo premettendo che è senza o..
Ora legale = fa perdere un’ora di sonno.

P

Pane = bisognerebbe mangiare senza.
Panettiere = nessuno vuole più farlo, eppure è un lavoro pagato migliaia di euro al mese.
Politica = magna magna (v. Politici).
Politici = individui tutti uguali. Rammentare che anche una volta rubavano ma almeno c’era possibilità per tutti di campare, ora rubano solo per loro stessi.
Popolo della rete = entità dai contorni vaghi e indefiniti che di mestiere “insorge” o “si mobilita” o, ancora, “si scatena”.
Postmodernismo = corrente culturale ignota ai più ma che bisogna dire di apprezzare o ispirarvisi. Dichiarare di leggere D. F. Wallace e Don DeLillo.

R

Rabbia = partner storica di Sgomento, col quale si accompagna sempre.
Raccolta differenziata = una cosa inutile tanto mischiano di nuovo tutto insieme.
Rasatura = 1) radersi a zero fa ricrescere i capelli più forti; 2) depilarsi col rasoio fa ricrescere i peli più duri e numerosi.
Responsabilità = sempre da assumere.
Riforme = in Italia ce ne sarebbe bisogno.

S

San Valentino = festa commerciale dei produttori di regali e cioccolata. Ricordare che si dovrebbe festeggiare S. V. tutto l’anno e non ridursi a un giorno.
Sanremo (festival) = 1) non rappresenta la canzone italiana; 2) si spendono troppi soldi per organizzarlo. Dire che non lo si guarda, con sobrio sussiego.
Scandinavia = terre dell’estremo Nord Europa piene di belle donne, dove il welfare funziona, dove si viene pagati anche se non si lavora e dove i giovani si suicidano.
Schiaffo = una volta quando si tornava a casa dicendo di aver preso uno schiaffo dall’insegnante, se ne riceveva un altro da un genitore.
Serie (tv) = 1) hanno superato il cinema; 2) sono i nuovi romanzi.
Sesso = 1) uomini e donne ci pensano in modo diverso; 2) uomini e donne ci pensano allo stesso modo ma le donne non lo danno a vedere; 3) ce ne è troppo sui media.
Sgomento = vedi Rabbia.
Simpatico/a = uomo o donna non attraente.
Solidarietà = in caso di calamità naturali (v. Emergenza), è una gara.
Strumentalizzazioni = bisogna evitarle.
Svizzera = Paese dove non si trova una carta per terra in strada.

T

Televisione = nessuno la guarda, c’è solo spazzatura. Far notare che le poche cose interessanti vengono trasmesse a orari improbabili.
Tradimento = l’uomo tradisce per sesso, la donna per amore.
Tragedia = una cosa che si sfiora.

U

Umidità = è quella che crea quella cosa chiamata caldo percepito.
Uomini = 1) non ce ne sono più di veri; 2) sono tutti uguali.

V

Vacanza = 1) una cosa che provoca lo stress da rientro; 2) non durano mai abbastanza; 3) lamentarsi di aver trovato troppi italiani.
Valori
= oggetti scomparsi accostabili a qualunque discorso: I giovani non hanno più valori, La politica non ha più valori, Lo sport non ha più valori. Dolersene.
Venduto = cantante o gruppo che cambia o innova il proprio genere musicale.
Vero e proprio = rafforzativo pleonastico adattabile a qualsiasi uso: Un v. e p. arsenale, Un v. e p. incubo, Un v. e p. giro di tangenti.
Vino = bevanda dal sapore fruttato.
Visibilità = forma di retribuzione molto in voga.
Voltaire = un tizio noto per essere morto per le opinioni altrui.

W

Whisky = bevanda torbata. Affermare di ritrovare sentori di legno affumicato cercando con lo sguardo qualcuno che annuisca.

 Si accettano suggerimenti per altre voci 😀